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        <title>NuoviLibri.It</title>
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        <description>Il servizio di informazione libraria che ti aggiorna sui nuovi libri di editori indipendenti usciti in libreria.</description>
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            <title>Le Marche e l&apos;Unità d&apos;Italia</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/978-88-903875-7-9.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/978-88-903875-7-9.html','popup','width=429,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/978-88-903875-7-9-thumb-200x279.jpg" width="200" height="279" alt="978-88-903875-7-9.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autori</strong>: Valentina Baiocco, Silvia Bolotti, Federica Brunella, Augusto Ciuffetti, Claudia Colletta, Lucio Febo, Luca Frontini, Giovanna Giubbini, Carlotta Latini, Irene Manzi, Eleonora Marsili, Cesare Mario Natale, Nicoletta Olivieri, Eugenio Paoloni, Gilberto Piccinini, Andrea Pongetti, Lidia Pupilli, Emanuela Sansoni, Marco Severini, Matteo Soldini, Riccardo Paolo Uguccioni 

<strong>Curatore</strong>: Marco Severini

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.saggistica.info/libri/index.html" target="_blank">Codex</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 09/2010

<strong>Edizione corrente</strong>: 11/2010

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788890387579 

<strong>Pagine</strong>: 401

<strong>Illustrazioni</strong>: 24

<strong>Rilegatura</strong>: Cartonato, filo refe

<strong>Dimensioni</strong>: 17x24 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 30,00 Euro

<strong>Prezzo <a href="http://www.bookrepublic.it/book/9788890545801-le-marche-e-lunita-ditalia/" target="_blank">versione digitale</a> ePub</strong>: 9,90 Euro

<strong>Argomento</strong>: Storia e saggistica

<p><strong>Acquistalo subito su <a href="http://www.ibs.it/code/9788890387579//marche-unita-italia.html?shop=3898" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a></strong></p>

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<strong>Descrizione</strong>
Alla vigilia del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, questo volume completa un progetto di ricerca, promosso dal Comitato Provinciale di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, e rico-struisce sul piano politico, civile e socio-economico la trama degli avvenimenti che, tra il settembre 1860 e il marzo 1861, portarono le Marche dal regime pontificio all'interno dello Stato unitario italiano.

Dalla conquista piemontese all'amministrazione Valerio, dal plebiscito del 4-5 novembre 1860 alle prime libere elezioni dei rappresentanti locali e nazionali, il volume, frutto della sinergia e della collaborazione tra ventuno studiosi afferenti a tutti gli atenei e ai principali istituti di ricerca storica marchigiani, indaga peculiarità e protagonisti, problemi e vicende di una svolta storica, percepita come epocale dagli stessi testimoni del tempo.


<strong>Indice</strong>
Introduzione

QUESTIONI

<em>Marco Severini</em>
150 anni dall'Unità

<em>Gilberto Piccinini</em>
Ancona capoluogo, le Marche una regione

<em>Irene Manzi</em>
L'amministrazione Valerio	

<em>Nicoletta Olivieri</em>
I protagonisti dell'annessione	

<em>Eugenio Paoloni</em>
La battaglia di Castelfidardo tra storia, memoria e attualità	

<em>Augusto Ciuffetti</em>
La dimensione economica e sociale	

PERIFERIE

<em>Claudia Colletta</em>
Il Pesarese	

<em>Andrea Pongetti</em>
L'Anconetano	

<em>Marco Severini</em>
Il Maceratese	

<em>Cesare Mario Natale</em>
Il Fermano	

<em>Matteo Soldini</em>
L'Ascolano	

PROTAGONISTI E COMPRIMARI

<em>Lidia Pupilli</em>
Vincenzo Buffarini: affari e politica fra Secondo Impero e Regno d'Italia	

<em>Valentina Baiocco</em>
Un notabile in Parlamento: Bellino Briganti Bellini	

<em>Emanuela Sansoni</em>
Il carteggio di Giacomo Ricci nel biennio unitario	

<em>Eleonora Marsili</em>
Le carriere dei notabili	

<em>Luca Frontini</em>
Garibaldini, mazziniani e democratici intorno all'Unità	

<em>Riccardo Paolo Uguccioni</em>
Domenico Guerrini primo sindaco della Pesaro italiana	

PECULIARITÀ

<em>Giovanna Giubbini</em>
Il Fondo Valerio nell'Archivio di Stato di Ancona	

<em>Marco Severini</em>
Senigallia, sede del primo governo marchigiano	

<em>Lucio Febo</em>
Jesi tra vocazione industriale e network nobiliare	

<em>Federica Brunella</em>
La media Vallesina al voto	

<em>Silvia Bolotti</em>
Ambizioni autonomistiche, problemi sociali ed elezioni a Fabriano	

<em>Carlotta Latini</em>
Processo penale e delitto politico tra Marche pontificie e Stato unitario	

Summary	

Tabula gratulatoria	

Cronologia	

Profilo degli autori	

Indice dei nomi	


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Valentina Baiocco</em> si è laureata in Lettere moderne presso l'Università di Macerata con una tesi sulla letteratura italiana della migrazione. 

È membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la storia del Risorgimento Italiano. 

Lavora per conto dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche al progetto «Archivio storico digitale. La memoria della Resistenza». 

È redattrice di «Storia e problemi contemporanei». 


<em>Silvia Bolotti</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Laureatasi all'Università di Macerata, si è interessata delle vicende politiche e sociali della periferia marchigiana nel primo Novecento. 

È autrice, per i nostri tipi, della monografia <a href="http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/02/macerata-nella-prima-guerra-mondiale.html">Macerata nella prima guerra mondiale</a> (Codex, 2010).


<em>Federica Brunella</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Si è laureata all'Università di Macerata in Storia delle Marche in età moderna e contemporanea studiando l'attività parlamentare di Adele Bei. 


<em>Augusto Ciuffetti</em> è ricercatore di Storia economica presso la Facoltà di Economia "Giorgio Fuà" dell'Università Politecnica delle Marche e collabora con l'Istituto per la Cultura e la Storia d'Impresa "Franco Momigliano" di Terni. 

È direttore di «Patrimonio industriale», rivista dell'Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale, nonché membro del comitato direttivo di «Ricerche storiche» e del consiglio scientifico di «Proposte e ricerche». 

Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano i volumi 

<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/ascesa-apogeo-famiglia-borghese-sereni/libro/9788863790061" target="_blank">Ascesa ed apogeo di una famiglia borghese: i Sereni nei secoli XVIII-XX</a>, coautore <em>R. Covino</em> (Crace, 2009);

<a href="http://www.crace.it/aipai_q2_ind.htm" target="_blank">Energia e macchine. L'uso delle acque nell'Appennino centrale in età moderna e contemporanea</a>, curato insieme a <em>F. Bettoni</em> (Crace, 2010).


<em>Claudia Colletta</em> si è laureata in Lettere moderne, con lode, presso l'Università di Bologna e, nel 2009, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Scienze Storiche presso la Scuola Internazionale di Studi Storici dell'Università di San Marino. 

Ha partecipato a diversi convegni e progetti di ricerca, interessandosi di storia delle religioni nell'Europa del Seicento e dell'Ottocento e di storia dell'ebraismo in ancien régime, con particolare interesse per lo studio delle comunità ebraiche stanziate nelle Marche. 

Ha pubblicato una monografia, dal titolo "La comunità tollerata. Aspetti di vita materiale del ghetto di Pesaro dal 1631 al 1860" (2006) e ne ha in corso una seconda, sviluppo della propria tesi di dottorato intitolata "Vivere 'senza ghetto'. Gli ebrei nella Marca e nello Stato Pontificio tra Sei e Settecento". 


<em>Lucio Febo</em> si è laureato in Scienze politiche all'Università di Camerino, con una tesi sul movimento anarchico nella Vallesina in età giolittiana. 

Ha collaborato alla compilazione di schede biografiche di anarchici marchigiani e romagnoli per le Università di Milano, Teramo, Messina e Padova, nonché di sindacalisti marchigiani, raccolte rispettivamente nel "Dizionario biografico degli anarchici italiani" (2003-2004) e nel "Dizionario biografico del movimento sindacale nelle Marche, 1900-1970" (2006). 

Ha pubblicato la biografia del patriota <em>Lorenzo Bucci</em>: "Il 'capitano bello' di Montecarotto. Vita di un nobile garibaldino, eroe della Repubblica Romana del 1849" (2010); frutto di uno studio iniziato con la laurea triennale in Storia contemporanea conseguita all'Università di Macerata nel 2009. 


<em>Luca Frontini</em> è nato nel 1979 in provincia di Ancona. 

Nel 2006 si è laureato in Storia e memoria delle culture europee presso l'Università di Macerata. 

Nello stesso ateneo, durante l'anno accademico 2008-2009, ha conseguito la Laurea Specialistica/Magistrale in Ricerca storica e risorse della memoria con una tesi di Storia delle Marche in età contemporanea. 

Dal 2010 fa parte del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano.


<em>Giovanna Giubbini</em> è direttrice dell'Archivio di Stato di Ancona e della dipendente Sezione di Fabriano. 

Nella sua attività istituzionale e di studio si è occupata della organizzazione e gestione di archivi prodotti da uffici statali, da enti pubblici e da privati. 

Ha collaborato con le istituzioni locali in Umbria e nelle Marche per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale. 

È autrice di articoli e saggi nelle materie di competenza. Insegna Archivistica come professore a contratto presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Perugia.


<em>Carlotta Latini</em> insegna Storia del diritto italiano e Storia del diritto penale presso l'Università di Camerino. 

Più volte borsista presso il "Max Planck Institut für Europäische Rechtsgeschichte", dottoressa di ricerca in Storia del diritto italiano presso l'Università di Siena (2000), ha studiato le immunità ed i privilegi ecclesiastici nel corso dell'antico regime, le riforme giuridiche ed istituzionali attuate nell'Europa della Grande guerra: attualmente si occupa dei rapporti tra diritto penale comune e diritto penale militare tra Otto e Novecento. 

Ha pubblicato ricerche in Italia e in Europa, tra cui "Die Gesetzgebung in Kriegszeiten. Ein Beitrag zur Doktrin der Ermaechtigung in Europa" (2007), <em>Il governo legislatore. Espansione dei poteri dell'esecutivo e uso della delega legislativa in tempo di guerra</em>, in <a href="http://www.ibs.it/code/9788883342448/-benigno-f/governo-dell-emergenza-poteri-straordinari.html?shop=3898" target="_blank">Il governo dell'emergenza. Poteri straordinari e di guerra in Europa tra XVI e XX secolo</a> (Viella, 2007) e "Parlement et gouvernement sont une seule et même chose. Prorogation des sessions parlementaires et recours aux commissions de contrôle en Italie (1914-1918)" (2008). 

Ha pubblicato la monografia <a href="http://www.ibs.it/code/9788800740258/latini-carlotta/cittadini-e-nemici-giustizia.html?shop=3898" target="_blank">Cittadini e nemici. Giustizia militare e giustizia penale in Italia tra Otto e Novecento</a> (Mondadori Education, 2010).


<em>Irene Manzi</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Autrice di diverse ricerche relative alla storia politica e costituzionale dell'età contemporanea, ha realizzato il volume <a href="http://www.ibs.it/code/9788873260264/manzi-irene/costituzione-della-repubblica.html?shop=3898" target="_blank">La Costituzione della Repubblica Romana del 1849</a> (Affinità Elettive, 2003). 

Ha partecipato a numerosi volumi collettanei di storia contemporanea e collabora con alcune riviste storiche. 


<em>Eleonora Marsili</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Dopo aver frequentato il corso di Laurea Magistrale in Letteratura e Filologia dal Medioevo all'età contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Macerata, si è laureata con una tesi specialistica in Storia delle Marche in età contemporanea. 

Sta completando una ricerca su <em>Maria Pucci</em>, deputata al Parlamento nella prima legislatura repubblicana.


<em>Cesare Mario Natale</em>, laureato in Scienze Politiche e in Storia, è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Ha iniziato recentemente a svolgere attività di ricerca, occupandosi di storia politica contemporanea e pubblicando, con altri, l'opera <a href="http://www.ibs.it/code/9788873261186/leoni-luca/romolo-murri-opera.html?shop=3898" target="_blank">Romolo Murri. L'opera di un pensatore fermano. Religione, filosofia, scienza e storia al servizio della politica</a> (Affinità Elettive, 2009). 

Sta completando il dottorato di ricerca presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Macerata con uno studio sulla politica mediterranea dell'Italia nel periodo del centrosinistra organico.


<em>Nicoletta Olivieri</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Si è laureata in Lettere classiche all'Università di Macerata ed attualmente insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori. 

Laureanda in Storia delle Marche in età moderna e contemporanea, è responsabile dell'Archivio storico "Onofri" di San Ginesio. 

Autrice di articoli culturali, è consulente editoriale per l'adattamento dei testi di doppiaggio di prodotti multimediali.


<em>Eugenio Paoloni</em> è presidente della Fondazione "Duca Roberto Ferretti" di Castelferretto: già presidente della sezione di Castelfidardo di Italia Nostra e promotore nel 1981 dell'istituzione del locale Museo del Risorgimento.


<em>Gilberto Piccinini</em> insegna Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Urbino "Carlo Bo" dove tiene anche la cattedra di Storia del Risorgimento. 

Presiede, dal 1997, la Deputazione di Storia patria per le Marche e, dal 1995, il Comitato provinciale di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano. 

Tra i suoi recenti lavori: 

<em>Processi di trasformazione della società e della cultura italiana del primo novecento</em>, in "Giovanni Crocioni, le Marche e la cultura del primo novecento" (2008); 

la cura del volume "Le Marche e la Grande Guerra (1915-1918)" (2008)

e la partecipazione come autore a <a href="http://www.ibs.it/code/9788876634482/severini-marco/giovanni-conti-politico.html?shop=3898" target="_blank">Giovanni Conti politico, costituente, storico</a> (Il Lavoro Editoriale, 2010).


<em>Andrea Pongetti</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Laureatosi in Storia presso l'Università di Bologna (2006), giornalista pubblicista, ha pubblicato per i nostri tipi la monografia <a href="http://www.saggistica.info/libri/archivio/2009/06/societa-e-colera-nellitalia-del-xix-secolo.html">Società e colera nell'Italia del XIX secolo. L'epidemia di Ancona del 1865-67</a> (Codex, 2009) e collaborato ad alcune opere collettanee, tra cui "Le Marche e la Grande Guerra" (2008).


<em>Lidia Pupilli</em> sta svolgendo il Dottorato di ricerca «F. Chabod» in Storia contemporanea presso l'Università "Luiss-Guido Carli" di Roma. 

Vicepresidente del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, è membro della redazione di «Storia e problemi contemporanei». 

Si è occupata, in particolare, dei carteggi di politici, intellettuali e clan familiari, della stampa periodica ottocentesca, di elezioni nell'Italia del Novecento e di biografia politica, con profili realizzati per il Dizionario biografico degli italiani e per altre opere collettanee. 

Tra i suoi lavori <a href="http://www.ibs.it/code/9788873260578/pupilli-lidia/sogno-spezzato-lina.html?shop=3898" target="_blank">Il sogno spezzato. Lina Tanziani e il suo tempo</a> (Affinità Elettive, 2005) e le curatele delle opere <a href="http://www.ibs.it/code/9788873260738/severini-marco/viaggio-italia-diario.html?shop=3898" target="_blank">Viaggio in Italia. Diario itinerante di un giovane aristocratico (1856)</a> (Affinità Elettive, 2006), insieme a <em>M. Severini</em>, "Le Marche in età giolittiana" (2007) e <a href="http://www.ibs.it/code/9788876634482/severini-marco/giovanni-conti-politico.html?shop=3898" target="_blank">Giovanni Conti politico, costituente, storico</a> (Il Lavoro Editoriale, 2010).


<em>Emanuela Sansoni</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Laureatasi all'Università di Macerata, ha compiuto studi presso la Friedrich Universität di Jena. 

Si è occupata di vicende politiche e sociali dell'età risorgimentale, con particolare attenzione al contesto marchigiano. 

È autrice, per i nostri tipi, della monografia <a href="http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/01/la-legislazione-del-186667-sulle-corporazioni-religiose.html">La Legislazione del 1866-67 sulle Corporazioni Religiose. Il caso di Pausula</a> (Codex, 2009).

 
<em>Marco Severini</em> insegna Storia del Risorgimento e altre discipline storiche dell'età contemporanea presso l'Università di Macerata. 

Dirige per i nostri tipi la collana "Storia Italiana". 

È segretario del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. Ha studiato, in particolare, la Repubblica Romana del 1849, la lotta politico-elettorale nell'Italia del primo Novecento, la storia politica delle Marche tra Otto e Novecento, la biografia e la storiografia politica del XX secolo: inoltre, ha realizzato numerosi profili per il Dizionario biografico degli italiani e per altre opere collettanee. 

Tra le sue recenti monografie: 

<a href="http://www.ibs.it/code/9788831793230/severini-marco/nenni-sovversivo-esperienza.html?shop=3898" target="_blank">Nenni il sovversivo</a> (<a href="http://www.marsilioeditori.it" target="_blank">Marsilio</a>, 2007), <a href="http://www.ibs.it/code/9788873261070/severini-marco/girolamo-simoncelli-storia.html?shop=3898" target="_blank">Girolamo Simoncelli</a> (Affinità Elettive, 2008), <a href="http://www.nuovilibri.it/archivio/2009/02/le-storie-degli-altri.html">Le storie degli altri</a> (Codex, 2008), e la cura del volume  <a href="http://www.ibs.it/code/9788876634451/severini-marco-angeloni-luana/alberto-zavatti-l-uomo-la.html?shop=3898" target="_blank">Alberto Zavatti. L'uomo, la città, il tempo</a> (<a href="http://www.illavoroeditoriale.com" target="_blank">Il Lavoro Editoriale</a>, 2009).

È curatore e autore di cinque progetti di ricerca relativi al 150° anniversario dell'Unità d'Italia.


<em>Matteo Soldini</em> è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano. 

Laureatosi presso l'Università di Macerata, si è occupato dell'internamento civile fascista nelle Marche, pubblicando un saggio dal titolo <em>L'internamento civile in provincia di Macerata</em> («Storia e problemi contemporanei», 54, 2010, pp. 165-184).


<em>Riccardo Paolo Uguccioni</em>, giornalista pubblicista, vicepresidente della Deputazione di storia patria per le Marche, membro dell'Accademia Raffaello di Urbino, nel 1990 ha fondato con alcuni amici la "Società pesarese di studi storici". 

Già docente a contratto di Storia moderna presso la facoltà di Scienze politiche dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", è presidente della fondazione "Ente Olivieri" di Pesaro. 

Ha studiato aspetti di storia politica, sociale ed economica dell'Ottocento napoleonico e pontificio, occupandosi fra l'altro di brigantaggio, viabilità, scuole, censura, ferrovie, comunità ebraiche e leva militare e approfondendo, di recente, il tema della carboneria. 


<strong>Estratto</strong>
<em>150 anni dall'Unità </em>

L'Unità d'Italia compie 150 anni di vita.

Il 17 marzo 1861 è, infatti, la data di nascita dello Stato nazionale italiano. 

In quel giorno venne promulgata la legge che conferiva a <em>Vittorio Emanuele II di Savoia</em>, re di Sardegna, e ai suoi successori il titolo di re d'Italia. 

La legge era stata approvata dal primo Parlamento italiano, riunitosi per la prima volta a Torino il 18 febbraio precedente, nel corso di due sedute: il 26 gennaio era passata al Senato, con 129 voti favorevoli e 2 contrari, mentre il 14 marzo era stata approvata dalla Camera per acclamazione.

Il processo di unificazione italiano si sarebbe compiuto nel 1866 con la liberazione del Veneto e nel 1870 con l'occupazione di Roma, anche se gli italiani di Trento e Trieste avrebbero a lungo rivendicato la liberazione dal dominio austriaco.

L'Unità d'Italia nacque per effetto della linea politica attuata da un Piemonte liberale rivelatosi forte, dinamico e fortunato fino al punto da poter assorbire territori e popolazioni decisamente più ampi rispetto al suo nucleo originario.

Questa soluzione apparve tra 1860 e 1861 improcrastinabile. 

Anche nelle province marchigiane, in cui élites e popolazioni erano rimaste a lungo fedeli al regime papalino, i patrioti caldeggiarono in quell'autunno-inverno del 1860 l'unificazione al Piemonte liberale come unica soluzione possibile: una soluzione che, con l'aiuto determinante di notabili e proprietari terrieri, venne ratificata in alcune località dal 100% dei votanti. 

Ovviamente, compiuta l'Italia, restarono nell'agenda dei governanti molteplici questioni da affrontare.

Le scelte che la classe dirigente italiana, rimasta improvvisamente orfana del suo leader <em>Cavour </em>(morto il 6 giugno di quell'anno), adottò nel 1861 sarebbero risultate determinanti per i decenni successivi, decenni di profonda trasformazione e modernizzazione per una penisola che fino a quell'anno fatidico era rimasta suddivisa in diversi Stati dinastici.

Nel 1861 trovò conclusione un processo di unificazione avvenuto in tempi straordinariamente rapidi e con modalità impreviste dai suoi stessi artefici. 

Questa Unità fu il risultato della combinazione tra un'iniziativa dall'alto, quella monarchico-sabauda, e un'iniziativa dal basso, le insurrezioni nell'Italia centrale e la spedizione garibaldina nel Mezzogiorno, a danno delle vecchie dinastie peninsulari. 

La prima si impose sulla seconda, anche per il lealismo di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Garibaldi" target="_blank" class="snap_shots">Garibaldi</a></em> che vide nella costruzione di uno Stato unitario con <em>Vittorio Emanuele II</em> la priorità assoluta da seguire: e che la forma del nuovo Stato dovesse essere unitaria e centralizzata dipese anche dall'impossibilità di una soluzione federale, non essendo presente sulla scena italiana alcun'altra autorità territoriale e politica con lo stesso grado di legittimità della monarchia sabauda. 

Nell'incontro tra la componente moderata e dinastica e quella democratica, la prima risultò vincente, ma non in maniera così esclusiva da impedire che la nascita dello Stato italiano fosse segnata dalle rivoluzioni democratiche di un decennio prima. 

Non casualmente la sanzione dell'unione di diversi territori in un unico organismo statuale giunse appunto dai plebisciti che, pur poco rappresentativi dell'orientamento delle popolazioni interessate, costituirono un omaggio al principio di sovranità popolare, uno di quei principi che nel 1849 aveva rappresentato l'unica, concreta alternativa alla creazione di uno Stato monarchico in un'Europa piena di monarchie. 

Per le Marche, liberate militarmente dalle forze piemontesi nel settembre 1860, l'anniversario di questi grandi eventi inizia con il 2010 e termina nel 2011: nell'anno in corso ricorre il 150° anniversario della liberazione dal regime pontificio e dell'annessione al Regno sabaudo, mentre nel 2011 cade l'elezione del primo Parlamento italiano e la proclamazione del Regno d'Italia.

Se uno Stato italiano non era mai esistito prima del 1861, un'idea di Italia, in quanto comunità linguistica, culturale, religiosa e in parte economica, esisteva almeno fin dall'epoca dei comuni. 

Tale idea aveva conosciuto un nuovo impulso durante la dominazione napoleonica, allorché si erano affacciati nuovi orientamenti unitari e indipendentisti: ma né i moti del 1820-21 né quelli del 1831 e nemmeno le rivoluzioni del 1848-49, che avevano visto proclamare repubbliche a Roma e Venezia e regimi democratici nelle principali città italiane, erano riusciti a scalfire l'egemonia dell'impero austriaco sulla penisola, garantita dall'equilibrio politico europeo stabilito nel 1815 con il Congresso di Vienna.

Un problema nazionale italiano era però emerso e di esso si erano occupati scrittori, politici e intellettuali, prefigurando soluzioni di natura moderata, federalista, repubblicana e democratica. In particolare il genovese <em>Giuseppe Mazzini</em> aveva delineato un articolato progetto politico che era incentrato su tre obiettivi sostanziali (indipendenza, unità, repubblica) e sulla convinzione che l'unico mezzo per conseguirli fosse costituito dall'insurrezione popolare.

Ma la sconfitta delle esperienze rivoluzionarie italiane attuatesi poco prima della metà dell'Ottocento aveva riportato sui rispettivi troni le vecchie case regnanti, ripristinato l'egemonia austriaca, bloccato la via delle riforme e frenato drasticamente lo sviluppo economico della penisola.

A questa generale situazione si sottrasse il solo Piemonte che, durante il regno di <em>Vittorio Emanuele II</em> e sotto la guida politica di <em>Cavour</em>, divenne negli anni cinquanta dell'Ottocento uno Stato liberale e moderno, mentre proseguiva instancabile l'attività mazziniana che, peraltro, andava incontro ad ulteriori fallimenti.

Convintosi della necessità di appoggiarsi alla Francia imperiale per cacciare gli austriaci dalla penisola, <em>Cavour </em>strinse con <em>Napoleone III</em> a Plombières, nel 1858, un'alleanza militare in vista del conflitto contro l'impero degli Asburgo.

Nel corso dei tredici mesi compresi tra l'inizio della seconda guerra d'indipendenza e la partenza dei Mille, la questione italiana conobbe prima un'accelerazione improvvisa e poi un esito straordinario e imprevisto.

In particolare, nel 1860, la cessione di Nizza e Savoia alla Francia segnò la fine del vecchio Stato sabaudo e aprì la strada alla formazione dello Stato nazionale italiano. 

La contrastata applicazione delle clausole degli accordi di Plombières consentì al Piemonte di eliminare gli ostacoli diplomatici all'annessione di altre regioni italiane: nel marzo due plebisciti sancirono la fusione della Toscana e dell'Emilia-Romagna con il Regno sabaudo.

Ma fu la ripresa dell'iniziativa da parte dei democratici e, soprattutto, la Spedizione dei Mille a mutare la posta in gioco. 

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="2logo_big.jpg" src="http://www.saggistica.info/libri/immagini/2logo_big.jpg" width="200" height="177" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></span>Partito nella notte tra il 5 e il 6 maggio da Quarto e sbarcato l'11 seguente a Marsala, in Sicilia, <em>Garibaldi </em>e le sue camicie rosse sconfissero ripetutamente le truppe borboniche, occuparono la Sicilia e marciarono su Napoli dove entrarono il 7 settembre 1860.

Dopo aver constatato che non c'era speranza di attuare un moto moderato a Napoli e per evitare che <em>Garibaldi </em>- che aveva chiesto a <em>Vittorio Emanuele II</em> il suo licenziamento - marciasse su Roma, <em>Cavour </em>decise di far intervenire l'esercito piemontese nelle Marche e nell'Umbria, ottenendo l'assenso di <em>Napoleone III</em>, maggiormente preoccupato di scalzare l'Austria dalla penisola che di difendere quella parte dello Stato pontificio che dal 1849 era protetto dalle truppe transalpine.

Incoraggiando l'impresa cavouriana, <em>Napoleone III</em> era consapevole che avrebbe favorito la formazione dello Stato italiano unitario che fino a quel momento aveva cercato di evitare: ma l'imperatore capiva che per bloccare la spinta unitaria nella penisola avrebbe dovuto fare nel 1860 quello che non aveva voluto fare nel 1859, cioè allearsi con l'Austria e le altre forze reazionarie europee per schiacciare militarmente il movimento nazionale italiano. 

Questo contrastava sia con la politica estera espansionistica seguita dalla Francia a partire dalla guerra di Crimea sia con la generale situazione politica del continente, profondamente diversa dal 1848, e dunque restia sia ad una nuova ondata rivoluzionaria sia ad una coalizione legittimista e reazionaria.

Dopo una protesta formale fatta dal governo di Parigi a quello di Torino, la via delle Marche era ufficialmente aperta all'esercito piemontese, forte di circa 33.000 uomini, a cui si opponevano circa 12.000 pontifici, in maggioranza volontari o mercenari.

In realtà, già nell'autunno del 1859 <em>Garibaldi</em>, comandante dei volontari romagnoli, aveva lanciato proclami ai marchigiani e li aveva esortati a prendere le armi, ma ragioni di politica internazionale avevano bloccato l'impresa e il generale era stato richiamato all'ordine da <em>Vittorio Emanuele II</em>.

Ma sul finire dell'estate 1860 la situazione politica si presentava decisamente differente: l'iniziativa era rimasta nelle mani di <em>Garibaldi </em>e dei democratici e per evitare che il generale attaccasse Roma, mossa che avrebbe provocato l'intervento francese e rimesso in discussione l'intera politica moderata del Regno sabaudo, al governo di Torino non restava altra scelta di prevenire l'iniziativa garibaldina con un intervento militare.

Pertanto, l'11 settembre <em>Cavour </em>chiese alla Santa Sede, con lettera datata il 7, l'immediato scioglimento dei reparti militari stranieri: alla risposta negativa della Curia romana - che, tramite il segretario di Stato, cardinale <em>Giacomo Antonelli</em>, esercitava un'influenza determinante su <em>Pio IX</em> -, l'esercito sardo avviò le operazioni militari. 

In realtà, fin dallo stesso 11 settembre i generali <em>Manfredo Fanti</em>, comandante in capo e ministro della Guerra, ed <em>Enrico Cialdini</em> avevano varcato la frontiera pontificia.

La campagna militare delle Marche e dell'Umbria durò complessivamente 18 giorni e si trovò di fronte un nemico debole, disperso e lasciato solo da Roma.

La conquista piemontese fu preparata da una insurrezione nel Pesarese - che l'8 settembre portò alla resa della guarnigione pontificia di Pergola da parte di 400 volontari comandati da <em>Giuseppe Fulvi</em> e alle successive liberazioni di Fossombrone e Urbino - e venne sostenuta da bande volontarie provenienti dalla Toscana e dalla Romagna e organizzate dalle autorità governative. 

Nella prima settimana di ostilità, mentre il V Corpo d'armata piemontese guidato da <em>Fanti </em>(che aveva lasciato l'interim della Guerra a <em>Cavour</em>) occupava senza difficoltà quasi tutta l'Umbria, il IV Corpo d'armata, comandato da <em>Cialdini</em>, si impadroniva della provincia di Pesaro e di buona parte di quella di Ancona, spingendosi fino a Castelfidardo.

Nel frattempo, il generale pontificio <em>Lamoriciére</em>, che da Foligno aveva raggiunto Macerata, cercava di dirigersi su Ancona. 

Il 18 settembre avvenne la battaglia decisiva a Castelfidardo  tra le truppe di <em>Cialdini </em>e quelle del <em>Lamoriciére</em>: scontro militare di modeste proporzioni, Castelfidardo ebbe una grande importanza sul piano politico poiché risollevò il prestigio della monarchia e dell'esercito sabaudo e aprì la strada alla conquista dell'Italia centrale e all'annessione del Mezzogiorno liberato da <em>Garibaldi</em>. 

Infatti, nonostante la sproporzione tra le forze in campo, si trattò di un'impresa militare condotta unicamente dai Savoia che, a differenza di quanto accaduto nel 1859-60 e di ciò che sarebbe avvenuto nel 1866, guadagnarono parti della penisola senza alcun sostegno esterno. 

La vittoria piemontese di Castelfidardo pesò notevolmente sull'intero processo di piemontesizzazione delle Marche  e avrebbe fatto versare più inchiostro che sangue.

Opportunamente i caduti di entrambe le parti furono subito affidati al ricordo della memoria storica. 

L'evento bellico interessò una vasta area compresa tra otto Comuni che, considerando il momento dello scontro più cruento tra gli eserciti, si estese per circa 300 ettari. 

In questa zona, rimasta quasi integra dal 1860, sorge un Ossario-Sacrario dei caduti: la prima pietra di un monumento in memoria della celebre battaglia fu posta il 27 settembre 1861 alla presenza dei figli del re d'Italia, <em>Umberto </em>ed <em>Amedeo di Savoia</em>; tuttavia l'opera venne completata negli anni successivi.

Tra gli altri scontri campali, efficacemente ritratti da <em>Carlo Bossoli</em>, meritano un cenno la presa della città di Pesaro da parte di <em>Cialdini </em>che respinse la guarnigione militare nel forte, poi conquistato (11 settembre); l'occupazione di Fano (12 settembre); la conquista di Senigallia, con scontro nei pressi delle frazioni di S. Angelo e S. Silvestro tra i Lancieri di Milano e un battaglione della 7° Divisione, da parte italiana, e i pontifici ripieganti verso Ancona, che lasciarono alcuni morti e 200 prigionieri (13 settembre); la presa del forte di San Leo, bombardato dagli obici piemontesi e conquistato con improvviso assalto, che fruttò 145 prigionieri (24 settembre).

Completata con la conquista di Ancona (29 settembre) l'occupazione militare delle Marche, spettò a <em>Lorenzo Valerio</em>, inviato da <em>Cavour </em>e nominato il 12 settembre da <em>Vittorio Emanuele II</em> regio commissario generale straordinario delle Marche, governare la regione con pieni poteri, importandovi con l'emanazione di 840 decreti le leggi e gli istituti di uno Stato piemontese che stava diventando italiano.

Chiamato a gestire il periodo immediatamente successivo alla conquista militare piemontese, Valerio agì da solo, senza dotarsi di ministri e senza corresponsabilizzare della gestione del potere quel gruppo liberale marchigiano che pure vantava un notevole curriculum organizzativo e operativo: il commissario si mosse all'interno delle direttive governative e legiferò in nome di <em>Vittorio Emanuele II</em>, mantenendo un margine di autonomia che risultò particolarmente proficuo nella gestione di alcuni settori.

L'attività commissariale ebbe inizio, il 21 settembre 1860, a Senigallia, dato che Ancona, sottoposta ad assedio da parte di terra e di mare, era ancora in mano pontificia: l'intensa produzione di atti e decreti si concretizzò nell'estensione alle Marche di leggi e codici piemontesi, in una rigorosa politica ecclesiastica e scolastica, nel mutare la geografia amministrativa della regione e nell'attenta preparazione del voto plebiscitario.


<strong>Consigli di lettura</strong>
<a href="http://www.ibs.it/code/9788842085744/banti-alberto-m/risorgimento-italiano.html?shop=3898" target="_blank">Il Risorgimento italiano</a> (Laterza, 2009) di <em>Alberto M. Banti</em>.

<a href="http://www.ibs.it/code/9788815098566/beales-derek/risorgimento-unificazione-dell.html?shop=3898" target="_blank">Il Risorgimento e l'unificazione dell'Italia</a> (Il Mulino, 2005) di <em>Derek Beales, Eugenio F. Biagini</em>.

<a href="http://www.ibs.it/code/9788815091819/mazzonis-filippo/monarchia-risorgimento.html?shop=3898" target="_blank">La Monarchia e il Risorgimento</a> (Il Mulino, 2003) di <em>Filippo Mazzonis</em>.


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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">*** SELEZIONE LIBRAI ***</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Storia e Saggistica</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">Marche</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">Risorgimento</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">Stato pontificio</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">Unità d&apos;Italia</category>
            
            <pubDate>Fri, 17 Dec 2010 11:46:12 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>E se il viagra fa cilecca? Cilecchiamo</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340.html','popup','width=233,height=312,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340-thumb-200x267.jpg" width="200" height="267" alt="9788872020340.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Massimo Bassi

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionisocrates.com" target="_blank">Edizioni Socrates</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 06/2007

<strong>Edizione corrente</strong>: 06/2007

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788872020340

<strong>Pagine</strong>: 144

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 12,5x16,5 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 8,00 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere su sesso, società, politica e religione e che nessuno ha mai osato dirvi in una manciata di battute dissacranti, aforismi surreali e vignette politicamente scorrette. 

Dai problemi quotidiani nei rapporti di coppia al moralismo bacchettone delle gerarchie ecclesiastiche, dalle disavventure erotiche che più o meno hanno colpito tutti alle ambiguità del mondo politico italiano ed estero, il libro passa in rassegna, di capitolo in capitolo, ognuno di questi argomenti con un gusto particolare per i giochi di parole e i calembour, mostrando senza pietà le nostre abitudini, i tic e le nevrosi quotidiane. 
 
A chi piacciono Gene Gnocchi e Dario Vergassola, a chi ascolta tutto il giorno gli Skiantos e Elio e le Storie Tese, a chi compra l'agenda di Comix da quando andava alle elementari. 


<strong>Indice</strong>
AFORISTICA 
 
EROTICA 
 
LUDICA 
 
POETICA 
 
BIOGRAFICA 
 
POLITICA 
 
MITOLOGICA 
 
TERMINOLOGICA


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Massimo Bassi</em> è nato a Scandiano (RE) il 12 marzo 1963. 

Giornalista, collabora con Comix, Reporter, il Quotidiano Nazionale, Corriere dello Sport-Stadio e l'Opinione.


<strong>Estratto</strong>
La Seconda Repubblica è fondata sull'emancipazione di tutti, al punto che nemmeno le promesse accettano più di fare una vita da mantenute. 
 
Quando il gioco si fa duro, i molli cominciano a mollare 
 
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340bis.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340bis.html','popup','width=426,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020340bis-thumb-200x281.jpg" width="200" height="281" alt="9788872020340bis.jpg" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>A livello locale sarebbe bene combattere la mafia con le sue stesse armi: chiedendo aiuto allo Stato 
 
Metadone, metadone, sempre e solo metadone  

È la cultura della disintossicodipendenza. 
 
Il brutto artistico non è così bello come lo si dipinge. 
 
Era un'attrice che si sentiva psicologicamente sulla labile linea di confine tra l'erotismo e il porno. Un tipo bordel-line.

Signore, perdona quelli che si mantengono vergini, perché non sanno quello che non fanno.

L'erezione è il sale della vita. Il post coitum è lo scende.

Maturazione sessuale: quando diventa meno duro dura di più.

La legge del Menga? Chi se la tira se la tenga.

Lady Gode è per chi si accontenta.

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Italiana</category>
            
            
            <pubDate>Tue, 09 Nov 2010 19:16:01 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Animantica</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/Animantica.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/Animantica.html','popup','width=417,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/Animantica-thumb-200x287.jpg" width="200" height="287" alt="Animantica.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Monica Guastalli

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.tatiedizioni.it" target="_blank">TA.TI. Edizioni</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 09/2007

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/2007

<strong>EAN-ISBN</strong>: -

<strong>Pagine</strong>: 56

<strong>Rilegatura</strong>: Filo di refe

<strong>Dimensioni</strong>: 14,5x21,0 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 8,00 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
"Animantica" sono le mie parole, sofferte, nascoste, imprigionate, negate. 

Urla silenziose, emozioni, ricordi, dolori e arcobaleni che da sempre vivono dentro di me. 

È la mia storia. 

Le parole pronunciate, mai ascoltate, che ho rinchiuso da sempre in uno scrigno, celate, al sicuro, per poter dar loro vita nella poesia. 

Poesia che nasce dall'essenza più pura del mio essere, che vaga al di là dello spazio e del tempo per tornare all'anima di chi la coglie. 
 
"Animantica" è il mio spirito, sempre alla ricerca di un assoluto, che mi riporti alle mie radici più profonde, dove tutto è iniziato e, come in un moto perpetuo, non avrà mai fine.  


<strong>Indice</strong>
 Prefazione	
 
Fremor	
 
L'airone	
 
Ad occhi chiusi	
 
Bambina	
 
Lux	
 
Desiderium	
 
Omni tempore	
 
Elementi	
 
Possession	
 
L'innocenza	
 
Donne	
 
Anima	
 
Mens	 
 
Preghiera	
 
Pavor	
 
Amans	
 
Frammenti	 
 
Planando	
 
Il mio cammino	
 
Anime ancestrali	
 
Agnello sacrificale	
 
Il tuo canto	
 
Es	 
 
Spirito	
 
Pater	
 
Autunno	
 
Se fossi un uomo	
 
Steven
 
Oblio	 
 
Iris	
 
Solitudini	
 
Santiago	
 
Fiumi	
 
Tina	
 
Mater	
 
Infans	
 
Etoiles	
 
Uomo	
 
Ritrovarsi	
 
Vortice	
 
Nettare et ambrosia	
 
La tua immagine	


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Monica Guastalli</em> è nata e vive a Reggio Emilia. 

Maestra elementare, ha frequentato la facoltà di magistero all'Università degli studi di Padova per la laurea in psicologia. 

Ha completato la formazione professionale della Peiffer Foundation, la scuola di pensiero positivo fondata da <em>Vera Peiffer</em> in Inghilterra, per la qualifica di Result-Oriented Counsellor. 

Ha partecipato a vari concorsi letterari di poesia e alcune sue opere sono presenti in antologie e selezioni internazionali. 

È vincitrice del Concorso Internazionale Il suono del silenzio 2007 (IV edizione)


<strong>Estratto</strong>
BAMBINA 
  
 Ritorna nella casa dei tuoi pensieri 
 Il mattino ha offuscato la tua luce 
 Riposa nella culla dei tuoi sogni 
 Rifletti il tuo splendore 
 Sulle ali dell'ultimo degli albatros 
 
 
 LUX 
   
 Grande Amore 
 Immensa Luce 
 Riportami là 
 dove hai lasciato il tuo cuore 
 Fammi ripercorrere i miei sentieri smarriti 
 Ritrova il tuo corpo 
 Addormentato nel vortice della mia anima 
   
 
 DESIDERIUM 
  
 La bruciante attesa del nostro futuro 
 s'è arenata in un oasi senza tempo 
 La zattera è partita senza di noi 
 Improbabili avventurieri 
 della nostra labile giovinezza 
  
 
 OMNI TEMPORE 
 
 La vita danza il suo valzer con noi 
 Peccatori sperduti 
 Assetati d amore 
  
 
 ELEMENTI 
  
 Sono stata airone 
 e ho toccato l'aere 
 Sono stata fuoco 
 e ho bruciato di passione 
 Sono stata serpe 
 e ho avvelenato la mia vita 
 Sono stata acqua 
 e ho sommerso il tuo corpo 
 Sono stata libellula 
 e ho sfiorato i suoi sensi 
 Sono stata aria 
 e ho asciugato le mie lacrime 
 Sono stata fiera 
 e ho graffiato la sua anima 
 Sono stata terra 
 E ho sepolto i miei sogni 
 
 
 POSSESSION 
  
 Posseduta dall'Amore 
 Sospesa sul filo della libertà 
 Respiro la forza della vita 
 Trattengo le immagini del sogno 
 Dipingo le ali della solitudine 
 E ritorno nella casa del mio cuore 
  
 
 L'INNOCENZA 
  
 Nelle ore lente del mio cammino 
 ho raccolto i fiori dei miei peccati 
 Stordita 
 Ho cantato le nenie 
 delle falene luminose 
 Dai colori delle dune 
 dai silenzi delle alture 
 sono stata rapita 
 Ho guardato 
 Con occhi bambini 
 Le onde 
 Infrangersi 
 Sullo scoglio della mia vita 
 Ho respirato il buio 
 Ho succhiato il nettare della passione 
 Sono precipitata nelle braccia d amore 
 Ho lasciato 
 Dietro me 
 Esanimi corpi di pietà 
 E mi sono sentita la più innocente delle creature 

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
            <link>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/10/animantica.html</link>
            <guid>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/10/animantica.html</guid>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Poesia</category>
            
            
            <pubDate>Tue, 26 Oct 2010 21:29:09 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>A Tocco d&apos;Alba</title>
            <description><![CDATA[<strong><big>Romanzo di Sicilia</big></strong>

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788889943373.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788889943373.html','popup','width=427,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788889943373-thumb-200x281.jpg" width="200" height="281" alt="9788889943373.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Salvatore Ribaudo

<strong>Editore</strong>: Edizioni Arianna

<strong>Prima edizione</strong>: 12/2009

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/2009

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788889943373

<strong>Pagine</strong>: 160

<strong>Rilegatura</strong>: brossura, filo refe

<strong>Dimensioni</strong>: 12 x17 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 10,00

<strong>Argomento</strong>: Narrativa Italiana

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<strong>Descrizione</strong>
L'eleganza della scrittura in questo romanzo rende onore e dignità ai personaggi, che non sono conti, marchesi o baroni, ma contadini, "mastri", suonatori, donne legate agli uomini e bambini che seguono le orme dei padri e delle madri. 

Famiglie genuine. 

Il libro è come il resoconto del viaggio sulla terra di una comunità siciliana del secondo dopoguerra, in collegamento materiale e spirituale con l'America, mitico luogo parabola dello star bene, anche per quei paesani che tuttavia non si allontanano mai dalla terra natìa.


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Salvatore Ribaudo</em> è nato e vive a Ciminna (Palermo). 

Ha pubblicato, prima di questo libro, con Edizioni Don Lorenzo Milani di Termini Imerese: Vivula Vivula - Ubiquea (1998), Notte Lunga - Mastro Iaco Filotorto (2000); e con l'editore Federico di Palermo, Giò Petralunga (2003) 


<strong>Estratto</strong>
"La notte la passarono a parlare. 

Lena e Calorio andavano a Palermo per prendere il bambino. 

Non avevano figli. 

Erano gente di campagna. 

Calorio sognava il ragazzo che lo avrebbe aiutato nel lavoro dei campi; Lena il bastone della loro vecchiaia. 

Li accompagnava la cognata Angelina. 

Giunsero in piazza mezz'ora prima dell'autobus. 

Era buio, e faceva freddo. 

Altra gente vi giunse. 

L'orologio suonò le sei..." 
 
"Da ogni strada uscivano muli e parole..."

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
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            <pubDate>Sat, 16 Oct 2010 12:24:52 +0100</pubDate>
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            <title>Operazione Abeba</title>
            <description><![CDATA[<big><em><strong>La vera storia di Mafalda di Savoia</strong></em></big>

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<strong>Autore</strong>: Maria Enrica Magnani Bosio

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.umbertosolettieditore.com" target="_blank">Soletti</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 06/2009

<strong>Edizione corrente</strong>: 06/2009

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788895628028

<strong>Pagine</strong>: 240

<strong>Rilegatura</strong>: brossura fresata

<strong>Dimensioni</strong>: 13,5 x 21 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 15,00 Euro

<strong>Argomento</strong>: Storia e Saggistica

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<strong>Descrizione</strong>
... Credo che l'amica <em>Maria Enrica Magnani Bosio</em> raggiunga con questo lavoro uno dei punti più alti del suo percorso letterario. 

Con mano sicura riesce non solo a ricostruire un'epoca intera ma, soprattutto, a renderla viva, pulsante, dinamica.  

Un mondo, quello, che vede protagonista la giovane <em>Mafalda</em>, ricco di passioni e speranze, di idee e progetti: un'alba radiosa che terminerà "troppo rapidamente" in una notte profonda e gelida.  

Di questo mondo, di questa sofferta stagione della nostra storia, l'Autrice ci consegna un ritratto sorprendente per fedeltà e ricchezza di colori. 

E ricco di umanità; come ricca di umanità fu la vita della fragile, esile, dolce <em>Mafalda </em>. 

Dalla presentazione di <em>Emanuele Filiberto di Savoia</em>


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Maria Enrica Magnani Bosio</em>. Nativa della piemontese Rivoli, da sempre appassionata di storia, dopo aver lavorato in aziende di famiglia, nel giornalismo e in radio private, si è dedicata totalmente alla ricerca e allo studio, privilegiando la Storia Patria e i Savoia.  

Commediografa, conferenziera e biografa di Casa Savoia, è membro della Consulta dei Senatori del Regno d Italia; delegato Provinciale di Vercelli delle Guardie d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon e, infine, responsabile del Dipartimento Storico del "Circolo Reale Carlo Alberto" di Milano. 

Ha pubblicato i seguenti volumi: 

Il principe dei Narcisi. Biografia di Carlo Emanuele I, unico Duca sabaudo nato a Rivoli, <a href="http://www.astegianoeditore.it" target="_blank">Mario Astegiano Editore</a>, 1998 

Le Rose di Maggio. Biografia di Vittorio Amedeo II, <a href="http://www.astegianoeditore.it" target="_blank">Mario Astegiano Editore</a>, 1999 

L'ultima Sindone. Manoscritto inedito sul Sacro Lino con note e commenti, <a href="http://www.astegianoeditore.it" target="_blank">Mario Astegiano Editore</a>, 2000 

La Cuerda. Giovanna la Pazza, <a href="http://www.astegianoeditore.it" target="_blank">Mario Astegiano Editore</a>, 2000 

Croce Bianca in Campo Rosso. I Savoia, una Dinastia Millenaria, Edizioni Imago, 2002   

<a href="http://www.ibs.it/code/9788889349007/gaiardelli-francesco-m/dentro-grande-fratello.html?shop=3898" target="_blank">Dentro il Grande Fratello. Francesco è stato nominato</a>, Vecchi editore, 2004 

Emanuele Filiberto, il Restauratore. Biografia, Edizioni Imago, 2005 

Io sono Giovan Battista Viotti, per la Provincia di Vercelli, <a href="http://www.whitelight-editore.it" target="_blank">Edizioni Whitelight</a>, 2006 

Il Tempo Abitato. Viaggio tra Grange e Terre d'Acqua, <a href="http://www.whitelight-editore.it" target="_blank">Edizioni Whitelight</a> 2007 

<a href="http://www.ibs.it/code/9788895628028/magnani-bosio-m-enrica/luoghi-una-dinastia.html?shop=3898" target="_blank">I Luoghi di una Dinastia. Le Residenze Sabaude</a>, <a href="http://www.umbertosolettieditore.com" target="_blank">Umberto Soletti Editore</a>, 2008 

<a href="http://www.ibs.it/code/9788895628028/magnani-bosio-m-enrica/luoghi-una-dinastia.html?shop=3898" target="_blank">Principessa Mafalda. Titanic italiano</a>, con <em>L. Garibaldi</em> e <em>G. Giorgerini</em>, De Agostini, 2010


<strong>Estratto</strong>
OPERAZIONE ABEBA
<em>Capitolo I - La Famiglia</em>

Il 14 novembre 1902 <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Emanuele_III" target="_blank" class="snap_shots">Vittorio Emanuele III</a></em> partì per l'isola di Montecristo, sul panfilo Jela, per una vacanza venatoria e distensiva dopo le visite di Stato all'estero, senza <em>Elena</em>, di nuovo in dolce attesa per il mese successivo.

Trascorse i tre giorni seguenti a caccia, poi, improvvisamente, senza apparente motivo, ordinò al capitano dello yacth, <em>Giorgi di Pons</em>, di salpare verso Livorno. 

Alla stazione di Grosseto balzò sul treno reale, ansioso di raggiungere Roma dove arrivò del tutto inatteso. 

Poche ore dopo, all'una e trenta del 19 novembre, diventò padre della sua secondogenita, evento previsto per Natale, o per un errore di calcolo del ginecologo reale o per un'anticipazione della natura. 

Comunque fosse, <em>Vittorio Emanuele</em> si trovava dove il suo istinto lo aveva guidato: accanto alla moglie.

Pioveva quella notte, quando nacque <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mafalda_Maria_Elisabetta_di_Savoia" target="_blank" class="snap_shots"></a>Mafalda</em>. 

Pioveva come sempre accadde per sottolineare i momenti lieti o tristi della vita di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elena_di_Montenegro" target="_blank" class="snap_shots">Elena</a></em>: "Piove, quando si muovono i Santi" recitava un vecchio proverbio montenegrino. 

L'anno precedente, il primo giugno, era venuta alla luce <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iolanda_Margherita_di_Savoia" target="_blank" class="snap_shots">Jolanda</a></em>, così chiamata, si disse, in onore della protagonista della Partita a Scacchi di <em>Giacosa</em>, in realtà per desiderio di <em>Vittorio Emanuele</em> di onorare l'altra <em>Jolanda</em>, la figlia di <em>Carlo VII</em> di Francia, andata sposa sedicenne, agli inizi del '400, ad <em>Amedeo IX</em>, il Beato.

La gioia dei Sovrani, allora, non era stata turbata dal disappunto della <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Margherita_di_Savoia" target="_blank" class="snap_shots">Regina Margherita</a></em> perché non era arrivato l'atteso erede al trono, anzi settecentocinquanta colombi, liberati dalla Torre del Campidoglio, volarono sulla penisola ad annunciare il lieto evento, dodici colpi di cannone furono sparati dal cannone di Castel Sant'Angelo e quattordici bambini, nati lo stesso giorno, ricevettero in dono un corredino e una somma di denaro. 

In ogni modo la Regina Madre, in occasione del battesimo, pur delusa, aveva sospeso, per festeggiare la nipote, il lutto per il marito indossando un abito bianco.

Nessun cenno dal Vaticano, nessun messaggio augurale da <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Leone_XIII" target="_blank" class="snap_shots">Leone XIII</a></em> che tacque, tuttavia nella chiesa del Sudario fu esposto il Santissimo Sacramento e cantato un Te Deum di ringraziamento.

L'arrivo di <em>Jolanda</em>, chiamata poi <em>Anda </em>in famiglia, aveva fugato le ansie, nonostante la delusione per il sesso che non garantiva la continuità dinastica: quella nascita, infatti, metteva fine ai tanti pettegolezzi sulla sterilità dei Sovrani - quasi certamente sposi maltusiani  - e segnato un momento di grande impatto emotivo, poiché la neonata era la prima Savoia nata nell'Urbe.

Per festeggiare l'evento, il negus d'Etiopia, <em>Menelik</em>, aveva inviato quattro zanne d'elefante, come piedi della culla per la piccola principessa, in segno di pacificazione dopo Adua, mentre lo zar, <em>Nicola II</em>, con uno strafalcione rimasto celebre, si era congratulato per la nascita del principe ereditario e <em>Tommaso Villa</em>, presidente del Senato, altrettanto a sproposito, nel discorso di congratulazioni, l'aveva definita... un benefico precursore...

La bellissima bambina, appena giunta, pur non assicurando la successione, portò ugualmente una grande felicità nella Famiglia; la chiamarono <em>Mafalda</em>, tratto da un'alterazione portoghese di Matilde o meglio di Mahalt in francese antico - il suono h, inesistente in portoghese, venne sostituito con il suono f - a sua volta derivato dal germanico Mechtild o Matchild, composto dalle parole forza e combattimento e quindi dal significato di forte in combattimento. 

Il nome, insolito e particolare, fu imposto dallo stesso Sovrano in ricordo di <em>Matilde</em>, figlia di <em>Amedeo III</em>, primo conte di Savoia e sorella di <em>Umberto III</em>, il Beato, che nel 1146 aveva sposato <em>Alfonso di Borgogna</em>, primo Re del Portogallo da cui ebbe una figlia, l'unica <em>Mafalda </em>della storia sabauda, promessa sposa di <em>Alfonso II d'Aragona</em>, che preferì il monastero alle nozze, morendo in odore di santità.  

"Ho creduto bene di scegliere il nome della mia antenata portoghese perché madrina della neonata sarà mia zia, la Regina <em>Maria Pia di Portogallo</em>" spiegò il Re, il 3 dicembre nella sala del Trono al Quirinale, rispondendo agli auguri delle delegazioni di ottantaquattro senatori e settantadue deputati, guidate da <em>Saracco </em>e <em>Biancheri </em>e, per nulla preoccupato per il sesso della neonata, aggiunse: "Bisogna accettare ciò che Dio ci manda".

Si scatenò una ridda di dubbi: i giornalisti, nell'annunciare l'evento, lo accompagnarono con un punto interrogativo, <em>Mafalda</em>? 

Gli altri nomi, scelti da <em>Elena</em>, furono <em>Maria </em>come la sorella perduta, <em>Elisabetta </em>come la duchessa di Genova, seconda madrina, <em>Anna </em>come un'altra sorella e <em>Romana </em>in onore di Roma.

Un antico paesino del Molise, Ripalta sul Trigno, immerso tra oliveti e boschi di querce secolari, vallate piene di verde, colli e fontane e  caratterizzato da una rocca edificata tra la fine del XIII e gli inizi del XIV secolo, ma preceduta almeno da altre due fasi, databili tra l'XI ed il XIII secolo, in onore della Principessa decise di chiamarsi Mafalda, con R. D. 7 ottobre 1903. 

Per lo stesso motivo, una nota casa di pasta alimentare inventò le Mafaldine, ancora oggi in commercio.

La piccola pesava alla nascita 3500 g, aveva la carnagione chiara e somigliava al padre e forse per questo, con l'andare del tempo, divenne ... l'unica che sapeva farlo ridere ... 

Il Re volle che diventasse cristiana senza indugio: a soli quattro giorni, nel salone rosso del Quirinale, domenica 23 novembre, fu consacrata da Monsignor <em>Lanza</em>, alla presenza del presidente del Senato <em>Giuseppe Saracco </em>e del Notaio della Corona <em>Giovanni Giolitti</em>. 

Nella barocca Cappella Paolina, gemella della Sistina, edificata da <em>Carlo Maderno</em> nell'ambito del progetto di papa <em>Paolo V Borghese</em>, teso a fare del Quirinale una funzionale sede alternativa ai Palazzi Vaticani, e riaperta per l'occasione, lunedì 15 dicembre, <em>Mafalda </em>ricevette il battesimo ufficiale, al cospetto, per la prima volta dopo la Presa di Porta Pia, di un membro della Santa Sede - autorizzato dal cardinale vicario di Roma <em>Pietro Respighi </em>- <em>Don Ferrarini,</em> l'umile parroco della chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio a Fontana di Trevi, al quale <em>Umberto I </em>era solito elargire cospicue elemosine... per le miserie segrete... 

Assistevano, vestite di bianco, la Regina Madre <em>Margherita</em>, la Regina <em>Elena </em>e le dame di corte che portavano sull'abito il monogramma del servizio della loro Sovrana, una sfavillante E di brillanti, adagiata su una coccarda azzurra.

Qualche tempo dopo sulla rivista "Regina" apparve una foto della principessina accompagnata dalle seguenti parole: "L'Italia partecipa della lietezza materna della Regina e del gaudio paterno del Re. 

È la festa di un popolo ed è una vibrazione che ha un'eco in ogni cuore di madre. 

E la raccolta e la dispersa gente italiana s'affisa ancora una volta nella Monarchia, eleva gli sguardi verso gli occhi bellissimi della Regina".

Il tempo scorreva veloce. 

Il 20 luglio 1903 morì <em>Leone XIII</em>. 

Al suo posto, su pressioni di <em>Vittorio Emanuele III,</em> venne eletto <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pio_X" target="_blank" class="snap_shots">Pio X, Giuseppe Melchiorre Sarto</a></em>, Patriarca di Venezia, venuto a Roma con nessuna velleità di elezione. 

Era un uomo gioviale, bonario, con una forte componente ironica: a un porporato francese che gli pronosticava che non avrebbe potuto essere eletto perché non conosceva il francese aveva risposto: "Grazie a Dio, e poi ho comprato il biglietto di andata e ritorno!"; diventato Papa rispose a un prelato che gli raccomandava di attribuire il cappello cardinalizio a un collega: "Non sono un cappellaio, sono semplicemente un Sarto".

Pragmatico e concreto, di fronte alle interdizioni richieste dalle autorità religiose parigine, per il tango, ballo sensuale importato dall'Argentina, che cominciava a sottrarre spazio in Europa al valzer e alla polka, dette disposizioni affinché una coppia di ballerini gli fornisse un'idea precisa della nuova danza, per valutarne direttamente, di persona, gli aspetti scandalosi. 

Avvenuta l'esibizione riservata, il sommo Pontefice disse: "A me sembra che sia più bello il ballo alla friulana, ma non vedo che gran peccato vi sia in questo nuovo ballo", disponendo la revoca della sanzione ecclesiastica prevista per chi lo avesse praticato. 

L'anno seguente, il 15 settembre del 1904 a Racconigi, in un'altra notte di pioggia, alle 23 esatte, nacque <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_II_d%27Italia" target="_blank" class="snap_shots">Umberto, Nicola, Tommaso, Giovanni, Maria</a></em>, nell'appartamento privato dei Sovrani, nell'ala piccola a sinistra, con ambienti art-deco, in una camera da letto laccata di bianco con l'immagine della Santa Sindone appesa alla parete.

La felicità dei sovrani fu talmente grande che si decise di diffondere la notizia della nascita con un ritardo di qualche ora per concedere ai genitori il tempo di godere in pace e da soli... la creatura benedetta venuta ad allietare la casa di una donna e di uomo che si amano.

Per festeggiare la felice circostanza <em>Vittorio Emanuele</em> elargì alla Cassa Mutua dei vecchi operai un milione di lire e spedì alla Madre un conciso telegramma: "Mamma, ho avuto un figlio". 

Aveva in cuor suo sperato, come <em>Carlo Alberto</em>, quando si preoccupava per la successione: "Dieu veuille nous donner un garçon!" ed era stato esaudito. 

La Tribuna scrisse: "L'annunzio del Principe nato, diffonde un senso di sicurezza nel popolo d'Italia".

La <em>Regina Margherita</em> arrivò in automobile, a causa dello sciopero dei treni, e quando seppe il nome del neonato... ebbe un sussulto e gli occhi le si riempirono di lacrime...

Da Torino giunsero la principessa <em>Letizia Bonaparte</em> e la <em>Duchessa Elena d'Aosta</em>. 

La facciata del municipio di Racconigi fu illuminata da tremila lampadine e le campane di tutte le chiese suonarono a distesa, ma Milano, che aveva proclamato una manifestazione generale di protesta in opposizione all'intervento dell'esercito al Sud per le agitazioni contadine, non espose la bandiera. 

Raggiunsero il piccolo centro piemontese, con un treno speciale, anche <em>Giolitti </em>e il Sindaco di Roma, mentre nella Città Eterna, la Patarina , dava dall'alto del Campidoglio il solenne annuncio al popolo.

Il 16 settembre il neonato fu consacrato nella Cappella del Castello, ma il battesimo ufficiale fu impartito, con grande sfarzo, il 4 dicembre nella Cappella Paolina del Quirinale, da <em>Monsignor Beccaria</em>, rappresentante del Vaticano, con la dispensa speciale di <em>Pio X</em>, e dal solito <em>Don Ferrarini</em>. 

Il Principe di Piemonte ebbe come eminenti padrini, <em>Guglielmo II</em> e il Re <em>Edoardo VII d'Inghilterra</em>, rappresentati dal principe <em>Alberto di Prussia</em> e dal duca <em>Arturo di Connaught</em>. 

Erano presenti inoltre <em>Nicola del Montenegro</em> con le tre figlie, il principe <em>Vittorio Napoleone </em>e tutti i principi di Casa Savoia.

Altri anni sgombri di nuvole per la Famiglia, che il 13 novembre del 1907 fu allietata dalla nascita a Roma, al Quirinale, di <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanna_di_Savoia_%281907-2000%29" target="_blank" class="snap_shots">Giovanna, Elisabetta, Antonia, Romana, Maria</a></em>, due giorni dopo il trentottesimo compleanno di <em>Vittorio Emanuele</em>. 

L'atto di nascita fu steso il 16 dello stesso mese da <em>Tancredi Canonica</em>, Presidente del Senato, in veste di ufficiale di Stato Civile, al quale la contessa <em>Bruschi Falgari</em>, dama di corte, presentò la neonata e il battesimo fu imposto l'11 marzo 1908, madrina la bisnonna, principessa <em>Elisabetta di Sassonia</em>, duchessa di Genova e madre della <em>Regina Margherita</em>. 

Il nome ricordava l'altra principessa di Savoia, <em>Giovanna</em>, figlia di <em>Amedeo V</em>, nata forse nel 1307 a Bourg en Bresse e sposa di <em>Andronico III Paleologo</em>, imperatore d'Oriente.

I giorni si rincorrevano, segnati da avvenimenti pubblici ma soprattutto dalla quotidianità della vita famigliare. 

I Sovrani, schivi e discreti, preferivano una vita quasi borghese in cui <em>Vittorio Emanuele</em> si comportava da funzionario dello Stato e <em>Elena </em>da mamma e da casalinga. 

La Regina, infatti, aveva ridotto al minimo gli impegni pubblici per occuparsi personalmente dei figli, provvedendo da sola alla loro educazione e alla loro formazione, col solo aiuto delle nurses alle quali si sostituiva spesso e volentieri, soprattutto nelle ore dei pasti e delle pulizie personali. 

"Io sono sempre stata mamma - confiderà alla giornalista <em>Sofia Bisi Albini</em>, che fu la sua prima biografa, in una delle rare interviste concesse - da piccina fui la mamma delle mie bambole, le ho amate, educate, allevate come se fossero piccole creature vive... 

Poi, giovinetta, fui la mamma del mio fratellino <em>Pietro</em>. 

Quando egli nacque mia madre si ammalò gravemente della malattia che ancora trascina e la fa soffrire. 

Io lo allevai col biberon ed egli dormì in camera mia fino al giorno che mi sposai... 

Conosco l'animo dei bambini perchè li amo. 

Basta amarli veramente. 

Io ho sempre pensato che chi non capisce i bambini non li capisce perché non li sa amare..."

Salutista convinta e igienista intelligente, <em>Elena </em>cresceva i suoi figli come creature normali, facendoli vivere il più possibile all'aria aperta: "Noi dobbiamo allevare i bambini proprio come fiori, sotto il sole, liberi di scorrazzare quanto e come vogliono, di osservare, di discorrere di ridere. 

Soprattutto non ci dobbiamo stancare delle loro chiacchiere, ma interessarci ad esse, perché ci rivelano tutto il lavorio del loro spirito, ed è solo così che possiamo conoscerli. 

Tutto ciò che si vuole si ottiene dai fanciulli. 

Io non credo che vi siano bimbi cattivi. 

Tutti, anche quelli che hanno nel sangue germi corrotti, si possono rendere buoni. 

Basta amarli più degli altri. 

Basta allevarli nella gioia".

Raccontava, con emozione, di come si rotolavano nella sabbia sulla spiaggia di San Rossore, dove era loro permesso di correre a piedi nudi, di come girovagavano liberi a Castelporziano, a Sant'Anna di Valdieri o a Racconigi, in groppa a Bersagliere, Black, Prince e Dragontina, i loro pony, di come riuscivano a godere della bellezza della natura. 

"Essi se ne stanno curvi, con le manine sulle ginocchia, a osservare un cespo di fiori, così come guardano in un nido gli uccellini che aprono i beccucci. 

Per essi i fiori, non solo si muovono, respirano, mangiano, ma palpitano, soffrono, ridono. 

Un giorno che un cuginetto si mise a frustare erbe e fiori, il piccolo <em>Umberto </em>urlò di spasimo, pensando allo spasimo loro. 

Se si lascia mancare qualche cosa a un bambino, o lo si maltratta, egli si deforma nell'anima, così come la fame lo deforma nelle ossa; è per questo che fra i poveri, noi troviamo tanti delinquenti..."

I giornali dell'epoca parlavano dei Sovrani in punta di penna, con una sorta di riverente affezione, con simpatia e partecipazione. 

Data la notizia che lasciata Racconigi si erano recati in Val di Gesso, riportavano: "... La vita che essi vi conducono è delle più intime e raccolte; il Re è costretto ad allontanarsi assai spesso per dovere o pel piacere della caccia allo stambecco ..., mentre la <em>Regina Elena</em> non si muove mai. 

Suo passatempo prediletto in quella montanina villeggiatura è la pesca delle trote, colla canna. 

La gentil Signora vi attende lì, presso le palazzine medesime, collocandosi sopra un'enorme roccia rotolata dall'alto dei monti, sulla sponda del torrente: ed intanto i principini si baloccano, si rincorrono nell'attigua prateria, un sito che ogni mamma giudicherebbe ideale per la ricreazione dei bambini... 

Ma altre occupazioni trattengono, non di rado, l'augusta Signora: le occupazioni che la pietà suggerisce al suo cuore sensibilissimo. 

Infatti la sua presenza quassù è una benedizione per tutti i poveri dei dintorni".

La semplicità regale e la serenità, con cui <em>Elena </em>allevava i suoi figli, la fecero entrare di diritto nel cuore di tutti gli italiani: l'alone di simpatia che circondava la Famiglia si diffuse in tutta la penisola, si manifestò nelle copertine dei quotidiani, nelle fotografie dei piccoli Savoia che entrarono in ogni casa, nei primi cartelloni pubblicitari che ritrassero, sedute  a tavola con un gran tovagliolo al collo, <em>Jolanda </em>e <em>Mafalda </em>che invitavano tutti i bambini buoni a mangiare la... pastina glutinata Buitoni, gustata a mensa anco da <em>Umberto</em>... raccomandata con certificati di primo ordine dai migliori medici del tempo tra cui il professor <em>Quirico</em>, - direttore del servizio sanitario della Real Casa e medico personale della <em>Regina Elena</em> - e nell'annuncio, pubblicato su tutti i giornali, che informava che... l'alimento Mellin è stato consigliato e largamente adoperato dalla famiglia di S.M. il Re d'Italia...

<em>Vittorio Emanuele</em> non interferì mai, se non quando volle, nel 1913, che <em>Umberto </em>fosse affidato all'ammiraglio <em>Attilio Bonaldi</em>, nato a San Francisco in California, capitano di fregata e aiutante di campo generale... uomo di dottrina e di mondo, marinaio valente, un vero maestro... che ebbe la carica di Governatore del Principe Ereditario, come imponeva la miglior tradizione di Casa Savoia. 

L'educazione delle ragazze continuò dunque ad essere affidata a mamma <em>Elena </em>che scelse i precettori per le materie umanistiche, la matematica e la pedagogia, ma alle quali insegnò personalmente a cucinare, a cucire, a ricamare, oltre che a riassettare le loro camere e a tenere in ordine i loro indumenti: le principesse assimilarono così i basilari principi di quella che un tempo si chiamava economia domestica, crescendo in modo semplice e comune, allevate senza l'incubo del protocollo e dell'etichetta di Corte, in una famiglia che anteponeva l'amore e la spontaneità dei caratteri e delle personalità ad ogni tipo di imposizione formale. 

Tuttavia non era una formazione troppo permissiva e lassista in cui tutto era concesso, quanto piuttosto un indirizzo molto amorevole che non escludeva castighi e severità all'occorrenza e che rifletteva i modelli educativi in cui era cresciuta <em>Elena </em>a Cettigne.

... Già a sei anni <em>Jolanda </em>possedeva una piccola ma perfetta macchina per cucire, fatta in modo da non mettere in pericolo le sue piccole dita e fin da allora ha incominciato a fare ogni giorno gli orli a dodici pannolini per bambini poveri... 

In seguito, tutte le principesse impararono a usare la macchina per fare la maglia e quella per fare il burro e non era raro vedere le Ragazze Savoia in cucina, intente a preparare il pranzo o la merenda con le loro mani.

A tutto questo occorre aggiungere il profondo senso della coscienza del proprio ruolo, mai disgiunto tuttavia dalle più elevate pulsioni della sfera affettiva, che la Regina infuse nei figli e che li accompagnò, come un viatico, in tutte le circostanze tristi e liete della loro vita. 

Coinvolgendoli in tutte le manifestazioni private e in molte di quelle pubbliche, insegnò loro il valore della famiglia e il senso dell'appartenenza ma soprattutto la dignità e la prudenza di chi, per nascita, era chiamato a compiti non sempre facili o vicini alla propria natura.  

Furono <em>Jolanda </em>e <em>Mafalda </em>ad accompagnare i genitori a Fontanafredda, nella tenuta di Mirafiori, per incontrare la contessa <em>Bianca de Larderel</em>, vedova di <em>Emanuele Filiberto Guerrieri</em>, figlio di <em>Vittorio Emanuele II</em> e di <em>Rosa Vercellana</em>, incontro che segnò la riconciliazione tra i due rami della Dinastia, dopo anni di distacco e di freddezza e sempre con tutti i loro figli, vestiti alla marinaretta, <em>Elena </em>e <em>Vittorio Emanuele</em> scortarono i Sovrani di Svezia, <em>Gustavo V</em> e <em>Vittoria</em>, in una gita riservata a Tor Paterno. 

Con loro diedero il benvenuto al duca <em>Arthur di Connaught</em> e al principe ereditario tedesco <em>Guglielmo</em>, partecipando a una corsa di cavalli a Tor di Quinto e, il 22 ottobre 1909, a Racconigi, con <em>Giolitti </em>e il sindaco di Roma, <em>Nathan</em>, sulla scalinata principale del Castello, accolsero lo Zar di Russia, <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_II_di_Russia" target="_blank" class="snap_shots">Nicola II</a></em>.

Insieme in automobile lo accompagnarono anche alla Basilica di Superga, mausoleo dei Savoia. 

La visita dello Zar culminò con la firma di un accordo segreto, sottoscritto il 24 ottobre, tredicesimo anniversario delle nozze di <em>Elena </em>e <em>Vittorio Emanuele</em>, che mirava a bloccare l'espansione austriaca nei Balcani, nel quale, tra le altre cose, venivano riconosciuti i diritti italiani su Tripoli. 

Per onorare l'ospite era stato rimesso in funzione il carillon della fontana monumentale, muto dai tempi di <em>Carlo Alberto</em>. 

<em>Nicola</em>, prima di ripartire, elargì ai poveri la somma di diecimila franchi e donò al Principe <em>Umberto </em>un magnifico villaggio russo animato in miniatura, grande come una stanza del palazzo.

Non erano solo occasioni mondane a riunirli: alla fine della breve avventura della guerra contro la Turchia, che terminò il 18 ottobre dell'anno seguente con la firma del trattato di Ouchy, <em>Elena </em>accolse i feriti e i reduci nella reggia di Caserta e più volte, accompagnata dai figli, visitò l'ospedale, carica di regali e di sorrisi, incoraggiando con fermezza i bambini a vincere il malessere provocato loro dalla vista del sangue e delle ferite e insegnando loro la virtù teologale della carità.

Il 26 dicembre 1914 nacque a Roma <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Francesca_di_Savoia" target="_blank" class="snap_shots">Maria, Francesca, Anna, Romana</a></em>. 

<em>Vittorio Emanuele</em> concesse al primo ministro <em>Antonio Salandra</em> il Collare dell'Annunziata e il seggio di Senatore a <em>Guglielmo Marconi</em> e <em>Luigi Albertini</em>, ma la nascita fu festeggiata un po' in sordina, a causa della situazione internazione alquanto agitata.

La tenerezza che univa la Famiglia cresceva, la serenità infinita intraducibile degli affetti, sempre più tangibilmente segnava lo scorrere delle loro vite: le ragazze spesso lasciavano bigliettini affettuosi sul letto della madre oppure la raggiungevano in camera da letto, mentre lei si preparava per un ricevimento... 

<em>Mafalda </em>era la più lieta. 

Sembrava dovesse avere una vita più felice di tutte... rideva sempre ed era molto estroversa...

<em>Elena </em>la fotografava spesso, così come ritraeva gli altri suoi figli, e nel suo piccolo studio sviluppava da sola le lastre. 

<em>Muty </em>era una bambina dagli occhi grandi e neri, il viso ingenuo, i capelli ordinati e morbidi, il sorriso dolcissimo: creatura spontanea, fantasiosa, che sapeva ricavare note sorprendenti e immaginose da ogni situazione, aveva un'anima sensibile, un cuore puro, innocente, generoso che a San Rossore avrebbe voluto restituire al mare i pesci che venivano pescati dai suoi, pregando che si spezzassero le reti. 

Quando questo non avvenne corse nella stanza dei bambini a piangere, da sola. 

La trovarono con gli occhi rossi. 

Oppure quando, a una battuta di caccia cui partecipavano anche il padre e la sorella <em>Jolanda</em>, sventolò un fazzoletto per far fuggire i camosci. 

Non fu rimproverata, ma da quel momento tutti presero a considerarla con un'attenzione particolare. 

<em>Umberto </em>cominciò a chiamarla "la Biondina" e a vezzeggiarla con una tenerezza straordinaria: uniti da una profonda affinità di carattere, entrambi avevano ereditato la stessa sensibile natura di <em>Elena</em>, cui erano profondamente legati
. 
Un complesso di emozioni intime e assolute ispiravano, in <em>Mafalda</em>, la poesia e la musica e quando qualcosa la faceva soffrire suonava a lungo l'arpa o il violino che furono il suo conforto negli anni della guerra.
La prima guerra mondiale.

Il 6 settembre 1914, alla morte di <em>Pio X</em>, era stato incoronato <em>Giacomo Della Chiesa</em> che aveva preso il nome di em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_XV" target="_blank" class="snap_shots">Benedetto XV</a></em>. 

Il suo programma, che era quello di restituire alla Roma vaticana l'attendibilità sul piano politico e diplomatico, gli fece assumere la parte di un profeta sprovveduto fra le grandi potenze che credevano nell'utilità del conflitto. 

Rimase inascoltato fin dal suo primo messaggio, quando parlò di flagello dell'ira di Dio e quando definì la guerra orrenda carneficina che disonora l'Europa civile e, più avanti, quando la circoscrisse come fosca tragedia dell'odio umano e dell'umana demenza. 

Il suo pensiero, Pacem in Terris, cinquant'anni prima di <em>Giovanni XXIII</em>, non fu inteso, come non sarà compreso, anni dopo, Papa <em>Roncalli</em>. 

Entrambi, in tempi diversi, mostrarono di preoccuparsi più degli uomini che della Chiesa come centro di potere, più delle anime che del Palazzo. 

A dispetto degli sforzi compiuti dal Pontefice in nome della pace, il 20 maggio 1915 la Camera, con 407 voti a favore e 74 a sfavore, approvò il disegno di legge che conferiva a <em>Vittorio Emanuele III</em> i pieni poteri. 

"Il terribile incendio - commentò <em>Benedetto XV</em> - si è esteso alla nostra diletta Patria". 

Il 23, l'ambasciatore duca <em>Averna </em>notificò a Vienna la dichiarazione di guerra e a mezzanotte del 25, un martedì, il Re lasciò la capitale per il fronte dopo aver rivolto ai soldati un proclama incitandoli... a piantare il tricolore d'Italia sui termini sacri che natura pose ai confini della Patria... forse ricordando le parole del Kaiser <em>Guglielmo</em>: "Con un popolo come questo si va dove si vuole". 

Partirono con lui il Duca d'Aosta, il Duca degli Abruzzi, il Duca delle Puglie e il Conte di <em>Salemi</em>, partirono gli ufficiali, i graduati, i fanti, i soldati. 

A casa, ad attendere, rimasero le donne che sostituirono gli uomini ovunque era possibile.

Capo di Stato Maggiore dell'esercito era il generale <em>Luigi Cadorna</em>, Capo della flotta <em>Paolo Thaon di Revel</em>. 

Dal 15 maggio al giugno del 1916 le truppe austriache si avventarono contro le nostre linee, sempre fermate. 

Fu occupata Gorizia e poi all'alba del 24 ottobre 1917, le forze nemiche sferrarono un attacco che ebbe effetti devastanti sulle nostre posizioni. 

Le truppe italiane, stanche e non sostituite da troppo tempo, prive di riserve e di adeguata copertura, investite da un attacco violentissimo dell'artiglieria nemica, cedettero agli austro-ungarici a Caporetto. 

Una compagnia bavarese composta da 70 uomini, al comando di un giovane ufficiale, <em>Erwin Rommel</em>, riuscì, con una manovra di accerchiamento, a sorprendere e a far prigionieri millecinquecento italiani.

All'indomani della disfatta, costata più di duemila morti e di duecentomila feriti, il generale <em>Cadorna </em>parlò di tradimento di alcuni reparti del IV corpo d'armata e della II armata, ma in seguito fu appurato che il contingente ritenuto responsabile era stato invece sterminato da un attacco con gas letali.

Nello stesso giorno cadde il governo <em>Boselli</em>. 

Il 16 novembre, il Re scese a Roma per insediare il ministero <em>Orlando</em>, visitò la famiglia e, passando per Padova, risalì a Peschiera dove gli alleati avevano indetto un convegno per discutere la situazione. 

Vestiva l'uniforme grigioverde e decise di sostituire <em>Cadorna </em>con <em>Diaz </em>poi parlò ai vari rappresentanti degli stati alleati da solo. 

Parlò due ore, in inglese, mostrando una risolutezza tale che il risultato fu l'eroica difesa sul Piave.

... Era una mattina di pioggia sottile e gelida, e la nebbia evaporava dal fiume Mincio coprendo le strade. 

Ormai da giorni il cielo era coperto da nuvole, che scendevano come lacrime su Peschiera del Garda, in un tempo di guerra e distruzione, dopo la disfatta di Caporetto. 

Davanti al Palazzo del Comandante inizia (...) pian piano a formarsi una folla di gente, che attende intrepida l'arrivo del Re <em>Vittorio Emanuele III</em> e delle forze alleate di Francia e Inghilterra. 

La situazione politica è molto tesa e delicata, basta un passo falso per perdere la partita. 

Il Re Soldato lo sa, ma nonostante tutto scende dalla sua auto, a testa alta, e con passo sicuro entra nel Palazzo del Comandante, oggi conosciuto come Palazzina Storica, seguito dagli altri partecipanti al Convegno. 

A fianco a lui ci sono i rappresentanti politici dell'Italia <em>Giorgio Sidney Sonnino</em> ministro degli esteri e <em>Vittorio E. Orlando</em> Presidente del consiglio e primo ministro. 

Per la Gran Bretagna partecipa <em>David Lloyd Gorge</em> e il suo braccio destro <em>Smuts </em>accompagnati dai loro generali Gen. <em>William Robertson</em> e il Gen. <em>Woodrow Wilson</em>. 

Per la Francia il primo ministro <em>Paul Pailevé</em> e <em>Franklin Bouillon</em> accompagnati dai loro generali Gen. <em>Ferdinand Foch</em> e dal Gen. <em>Camille Barrére</em>. 

<em>Vittorio Emanuele III</em> voleva fortemente questo incontro, dopo il convegno fallimentare di Rapallo dove <em>Armando Diaz</em> non era riuscito a convincere gli alleati. 

Il re soldato dirige l'incontro in modo deciso e sicuro, pronunciando il famoso proclama che incitò la resistenza sul Piave, e che avrebbe portato alla vittoria della Guerra: 

"Italiani, Cittadini e Soldati!

Siate un esercito solo. 

Ogni viltà è tradimento, ogni discordia è tradimento, ogni recriminazione è tradimento. 

Questo mio grido di fede incrollabile nei destini d'Italia suoni così nelle trincee come in ogni remoto lembo della Patria, e sia il grido del Popolo, che combatte, del Popolo che lavora. 

Al nemico che, ancor più che sulla vittoria militare, conta sul dissolvimento dei nostri spiriti e della nostra compagine, si risponda con una sola coscienza, con una voce sola: Tutti siam pronti a dar tutto, per la Vittoria, per l'onore d'Italia". 

La forza con cui il Re condusse il Convegno colse gli astanti impreparati, quasi smarriti, tanto che di quel fatale intervento nessuno riuscì a stilare un verbale...

<em>Mafalda </em>seguiva la madre con <em>Jolanda </em>e <em>Giovanna</em>: il Quirinale, diventato Ospedale n. 1, era pieno di feriti, di sofferenza, di lacrime. 

Per quaranta mesi, poi tutto finì. 

L'Italia aveva vinto a Vittorio Veneto. 

Il 2 novembre 1918 le truppe italiane occuparono Trento e Trieste e la sera del 3, a Villa Giusti, presso Padova, fu firmato l'armistizio e venne diramato il bollettino della Vittoria, a firma del generale <em>Diaz</em>: 

"I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza".

Il generale tedesco <em>Ludendorff </em>dichiarò che a Vittorio Veneto l'Austria non aveva perduto una battaglia, ma l'intero conflitto e se stessa, trascinando anche la Germania nella propria rovina e il Capo di Stato Maggiore austriaco, <em>von Arz</em>, che l'Italia poteva vantarsi di aver vinto la grande guerra.

<em>Ermete Gioviano Gaeta</em>, con lo pseudonimo di <em>E.A. Mario</em>  scrisse la Leggenda del Piave, una delle più celebri canzoni patriottiche italiane, che da quel momento divenne il simbolo della vittoria, anche se in realtà non fu mai cantata durante il conflitto. 

Il Re, che volle conoscerlo personalmente, lo nominò Commendatore della Corona.

I cannoni tacquero, ma il 17 luglio, in una cantina di Ekaterinenburg, i comunisti trucidarono lo Zar <em>Nicola</em> e la Zarina <em>Alessandra</em>, con lo Zarevich <em>Alessio</em> e le Principesse <em>Olga, Tatiana, Maria</em> e <em>Anastasia</em>. 

Un tempo era concluso, un mondo, quello della giovinezza di <em>Elena</em>, era scomparso per sempre. 

<em>Mafalda </em>soffrì e pianse con la madre, si strinse a lei, le carezzò la fronte quasi a voler allontanare tutto quel dolore. 

La guerra era terminata. <em>Mafalda</em>, non più bambina, tornò poco a poco serena. 

L'incubo era cessato, rimanevano i ricordi, tristi e amari, fantasmi fluttuanti nella mente, ma per fortuna, solo ricordi.

Il ministro della guerra <em>Gasparotto </em>dispose la costituzione di una commissione per la designazione di un soldato sconosciuto che assurgesse a simbolo di tutti i caduti e i dispersi, un eroe sublime e puro che racchiudesse in se tutte le migliori virtù del soldato italiano. 

A questo triste compito fu designata <em>Maria Bergamas</em>, il cui figlio <em>Antonio </em>aveva disertato dall'esercito austriaco per arruolarsi volontario in quello italiano, cadendo in combattimento senza che il suo corpo fosse mai identificato. 

La cassa con il Milite Ignoto fu spedita con un treno speciale, in un vagone appositamente disegnato, sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma, a velocità ridottissima, in modo che in ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il passaggio del convoglio. 

La salma fu tumulata al Vittoriano a piazza Venezia, nella Capitale, sotto la statua della Dea Roma, il 4 novembre, alla presenza del Re e della Famiglia, di tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove, delle madri dei caduti e delle bandiere di tutti i reggimenti. 

L'epigrafe porta la scritta Ignoto Militi e le date di inizio e fine del conflitto, MCMXV e MCMXVIII. 

Il Milite Ignoto fu decorato con la Medaglia d'oro al Valor Militare con la seguente motivazione: 

"Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria".

<em>Muty</em>, com'era chiamata in famiglia <em>Mafalda</em>, forse per quella sua tranquilla e silenziosa natura, per quella compostezza discreta, per quel suo incedere un po' trasognato, possedeva il dono della pietà e della bontà e una particolare sensibilità che nascondeva, sotto un'apparente timidezza, un'intensa spiritualità.

Nata sotto il segno dello Scorpione, nella stagione in cui la natura si ammanta di veli e le foglie abbandonano gli alberi pronti al sonno, intuiva ogni situazione, scopriva la naturale essenza delle persone con l'imponderabile fluido della semplicità; era forte di carattere, teneramente caparbia, rigorosa e gentile e con una salute un po' cagionevole.

L'inappetenza costituzionale, fin dalla nascita, fu fonte di molte preoccupazioni, procurandole avitaminosi e anemia; da adulta mangiava pochissimo, talvolta si concedeva qualche sorso di vino, mai liquori e mai sigarette. 

A ventitré anni, con un'altezza di 1,56 cm, pesava 43 Kg. e la sua gracilità e magrezza, al limite dell'anoressia, le davano un aspetto diafano e fragile... 

Ma pur così magra, pallida e di scarso appetito, <em>Mafalda </em>disponeva tuttavia di un'eccezionale energia nervosa. 

Aveva, ripeto, una grande carica vitale. 

In casa e fuori era continuamente in movimento. 

Il tennis (giocava piuttosto male ma con grande accanimento), i pic-nic, le escursioni in montagna, il ballo, la trovavano entusiasticamente in prima fila nonostante la gracile costituzione e altri suoi limiti fisici... 

La Principessa, infatti, era atrofica ai muscoli inferiori delle gambe, come il padre, e aveva i cosiddetti piedi piatti, motivo per il quale indossava solo scarpe con un particolare plantare, che erano confezionate espressamente per lei in una calzoleria artigianale di Via Veneto, a Roma.

La spontaneità che albergava in Casa Savoia era esemplare. 

<em>Ambrogio Clerici</em>, aiutante di campo di <em>Vittorio Emanuele</em> ne fu particolarmente colpito: "C'è tanta affabilità e tanta signorile ospitalità... e l'etichetta è così bandita che uno si trova subito a suo agio... 

È una vera, bella famiglia. 

La Principessa <em>Jolanda </em>è una figura slanciata, molto elegante, somiglia molto alla madre: è un'amazzone intrepida e abilissima, molto appassionata per i cavalli... 

La Principessa <em>Mafalda </em>è d'indole più tranquilla e più mite, una figura bionda... monta anch'essa a cavallo ma senza passione... una birichina interessante è la Principessa <em>Giovanna</em>, bella ragazzina piena d'intelligenza, di brio, di gioconda spensieratezza. 

Il Principe Ereditario è un bellissimo figliolo... è molto assennato per la sua età... rassomiglia molto alla Regina e diventerà un bellissimo uomo dallo sguardo penetrante e dal cuore ottimo..."

La contessa <em>Sofia Jaccarino</em>, figlia di <em>Hélène Rochefort de la Rochelle</em>, aristocratica russa di antica nobiltà francese e compagna di studi della Regina <em>Elena </em>a Pietroburgo, raccontò, in un suo Diario, momenti privati della Famiglia, fornendo una testimonianza diretta che ha il colore e il sapore di realtà lontane e che rivela aspetti singolari e inaspettati delle persone cui si riferisce: 

"La principessa <em>Mafalda </em>ci ha invitato a fare un giro con la sua automobile, una Fiat decapitabile. 

Guidava con molta maestria: abbiamo fatto delle corse spericolate per la villa, attraversando campi, salendo e scendendo le colline a gran velocità... 

Anche quella domenica fu trascorsa come in genere tutte le domeniche. 

E poiché si era d'estate, alle 8 ci riunimmo tutti vicino a un chiosco per pranzare all'aperto con i "pacchi" contenenti cibi freddi. 

Ognuno aveva il suo e i piatti erano di cartone. 

Alla fine li facevamo volare a mo' di dischi. 

In seguito siamo andati alla Villa dove, nel gran salone al primo piano, si è ballato; vestiti come eravamo, molto semplicemente. 

Alle 11 abbiamo lasciato la Villa e ci hanno accompagnato a casa in automobile. 

Ognuno aveva con sé una porzione del dolce preparato dalla Regina...

A Villa Savoia, durante la settimana, le principesse erano sempre occupate nei loro studi. 

La Principessa <em>Giovanna </em>seguiva privatamente i corsi di ginnasio e in più prendeva lezioni di pianoforte dal Maestro <em>Amfiteatrof </em>e di violino dal professor <em>Emanuele </em>del conservatorio di Santa Cecilia. 

Tutte parlavano benissimo l'inglese e il francese fin dall'infanzia. 

La disciplina negli studi era molto rigorosa e gli orari molto rispettati. 

Mi ha sempre colpito la grande obbedienza delle principesse e del principe ai loro insegnanti, governanti e istitutrici: bastava una parola, un cenno, un'occhiata soltanto. 

E senza discussioni. 

Non parliamo poi della loro deferenza verso i genitori, per i quali tutti i figli nutrivano un sentimento di tenera venerazione. 

Non facevano nulla senza il loro consenso. 

D'altra parte l'amore della Regina per i figli era tale che non negava mai loro mai niente. 

Ella ne seguiva costantemente l'educazione e li vigilava in ogni tempo perché era una madre tenerissima...

Dato che la settimana era sempre occupata negli studi la domenica era completamente dedicata agli svaghi e perciò molto attesa. 

Se il tempo non lo consentiva ci si riuniva nel salone del primo piano... 

Talvolta la Regina si faceva vedere un momento per assistere alle nostre scorribande. 

Molto più di rado vedevamo anche S.M. il Re se si trovava lì a passare nel giro delle sue continue occupazioni. 

Quasi sempre era in compagnia del suo aiutante di campo di servizio. 

Se ci vedeva un po' intimiditi dalla sua presenza, pur così piena di modestia e lontana da ogni sussiego (ma per noi era pur sempre il Re) ci metteva subito a nostro agio con qualche battuta spiritosa. 

L'umorismo in famiglia era molto spiccato e anche la gran cortesia. 

La cortesia arrivava al punto che quando si doveva entrare o uscire da una porta, non c'era caso che il Re passasse avanti, ma sempre dava la precedenza, specialmente alle persone del gentil sesso, fossero la dama di corte o la cameriera o anche ragazze molto giovani come noi. 

Durante la settimana eravamo spesso invitate a pranzo. 

Si andava in abito da sera. 

Dopo pranzo c'era il cinema, oppure si restava a conversare... 

Il Re quasi sempre si ritirava dopo un quarto d'ora e noi si rimaneva ancora, mai però troppo a lungo, perché i padroni di casa non amavano far tardi...

La Regina organizzava ogni tanto dei piccoli spettacoli teatrali o dei concerti. 

In un locale di Villa Savoia fu allestito un piccolo palcoscenico e ricordo alcune recite molto divertenti con <em>Dina Galli</em> e <em>Angelo Musco</em>. 

Anche <em>Beniamino Gigli</em> cantò diverse volte. 

In quegli anni tra noi giovani si ballava molto spesso; anche allora il ballo era la grande passione dei giovani..."

<em>Muty </em>adorava ballare, in particolare il charleston, il fox-trot, lo shimmy e possedeva un'importante collezione di dischi. 

Il suo cantante preferito era <em>Charlie Kuntz</em>, amava <em>Gershwin</em>, la lirica e la danza classica e non perse mai una stagione lirica o una stagione di balletti all'Opera. 

Volle incontrare <em>Beniamino Gigli</em> e <em>Mafalda Favero</em> e, nel 1922, <em>Giacomo Puccini</em> a Torre del Lago. 

Il Maestro promise che le avrebbe dedicato la Turandot.  

Non ne ebbe il tempo, perché morì lasciando l'opera incompiuta.

La prima rappresentazione dell'opera fu diretta da <em>Toscanini </em>che non nascondeva i suoi sentimenti antifascisti. 

<em>Mussolini</em>, invitato alla rappresentazione, fece sapere che sarebbe intervenuto solo se, prima dell'inizio, fosse stata suonata Giovinezza. 

Il Maestro rifiutò e <em>Mussolini </em>non partecipò, ma nell'intervallo mandò un mazzo di fiori con la dedica: "<em>Mussolini </em>a <em>Puccini</em>".

Continua la contessa <em>Jaccarino</em>: "Mi è stato chiesto se si parlava di politica tra i principi e i loro amici. 

Rispondo che non se ne parlava mai, per la semplice ragione che tali argomenti non erano proprii delle nostre riunioni. 

Ognuno poteva avere la sua personale opinione ma non ne facevamo oggetto delle nostre conversazioni. 

Ricordo però un episodio che mi è rimasto impresso. 

Nei primi anni del fascismo, uno dei ragazzi invitati alle piccole riunioni domenicali aveva messo all'occhiello della sua giacca il distintivo del partito. 

La cosa non piacque al principe <em>Umberto</em>, poiché trovava che era fuori luogo mettere in casa sua un distintivo che indicasse un qualsiasi colore politico..."

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
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            <pubDate>Fri, 03 Sep 2010 13:30:40 +0100</pubDate>
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            <title>In campo leoni, a casa?</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/97888488109991.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/97888488109991.html','popup','width=413,height=612,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788848810999-thumb-200x296.jpg" width="200" height="296" alt="9788848810999.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Roberta Ferrari

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.mgcmanagementedizioni.com" target="_blank">MGC Management Edizioni</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 07/2010

<strong>Edizione corrente</strong>: 07/2010

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788848810999

<strong>Pagine</strong>: 151

<strong>Rilegatura</strong>: Brossura fresata

<strong>Dimensioni</strong>: 14,0 x 20,5 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 14,00 Euro

<strong>Argomento</strong>: Narrativa Italiana, Sport a Arti Marziali

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<strong>Descrizione</strong>
"A sentire questa storia d'amore mi si riempie il cuore di speranza. 

Allora esistono davvero amori che durano tutta una vita, intensi, veri e profondi. 

E fanno ancora più specie quando uno dei protagonisti è <em>Paolo Cannavaro</em>, un mito, un idolo, il sogno di migliaia di ragazze e donne che sono pazze di lui. 

Sono convinta che l'occasione faccia l'uomo ladro e che sia molto di più il merito di chi, come lui, è innamorato e fedele malgrado abbia mille occasioni, rispetto a chi lo è perchè non gli si offrono delle opportunità. 

È quando potresti avere tutto, e ne fai volentieri a meno, che dimostri la tua rettitudine d'animo". 

<em>Roberta Ferrari</em>


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Roberta Ferrari</em> è una conduttrice televisiva, nota al grande pubblico per essersi occupata principalmente di trasmissioni di genere sportivo. 

È laureata in psicologia con una tesi sul condizionamento psicologico in campo. 

È giornalista professionista e autrice.  

Dopo aver collaborato per diversi anni per Telelombardia, Antennatre e Sky in qualità d'inviata sportiva e conduttrice, ha condotto dal 2000 a oggi per la RAI diverse rubriche sportive e d'intrattenimento. 

Dal 2006 a oggi ha condotto con grande successo la seguitissima rubrica "Sport e Cuore", in onda ogni domenica alle 9:15 su RAI 2, nella trasmissione "Mattina in famiglia".  

<em>Roberta </em>vive a Milano e ha una bambina di 7 anni di nome <em>Iris</em>. 

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Italiana</category>
            
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">Paolo Cannavaro</category>
            
            <pubDate>Mon, 30 Aug 2010 12:19:21 +0100</pubDate>
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            <title>Il mio Verdi</title>
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<strong>Autore</strong>: Leonetta Bentivoglio

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionisocrates.com" target="_blank">Edizioni Socrates</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 12/2000

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/2000

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788872020135

<strong>Pagine</strong>: 180

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 13,5x24,0 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 14,50 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
Il 27 gennaio 2001 sono iniziate le celebrazioni del centenario della morte di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Verdi" target="_blank" class="snap_shots"><em>Giuseppe Verdi</em></a>. 

<em>Leonetta Bentivoglio</em> ha incontrato sedici tra i più autorevoli protagonisti mondiali della musica e dello spettacolo, direttori d'orchestra, cantanti, registi. 

A ciascuno di loro ha chiesto di raccontare la propria opera verdiana d'elezione, la più amata o comunque quella vissuta come più vicina per sintonie artistiche o per percorsi soggettivi.  
 
 Ciascuno degli intervistati delinea le caratteristiche musicali e drammatiche dell'opera prescelta, ne descrive i personaggi, ne segnala le prospettive interpretative e i motivi d'attualità. 

Il lettore è così guidato, attraverso le dodici opere verdiane più celebri e rappresentate, alla scoperta di un affascinante universo espressivo.  
 
 La successione delle interviste segue l'ordine cronologico delle opere, di ciascuna delle quali una scheda racconta il libretto, il debutto, la fortuna e qualche curiosità sconosciuta ai più. 

Completano il volume foto di scena e dei notissimi interpreti e, in appendice, una ricca e scelta discografia. 


<strong>Indice</strong>
Prefazione  di <em>Carlo Fontana</em> 
 
Premessa  di <em>Leonetta Bentivoglio</em> 
 
 Nabucco 
 Intervista a <em>Leo Nucci</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Macbeth 
 Intervista a <em>Renato Bruson</em> 
 Intervista a <em>Leyla Gencer</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Rigoletto 
 Intervista a <em>Jonathan Miller</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 La Traviata 
 Intervista a <em>Liliana Cavani</em> 
 Intervista a <em>Zubin Mehta</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Un ballo in maschera 
 Intervista a <em>Luciano Pavarotti</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 La forza del destino 
 Intervista a <em>Giuseppe Sinopoli</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Don Carlo 
 Intervista a <em>Myung-Whun Chung</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Aida 
 Intervista a <em>Riccardo Chailly</em> 
 Intervista a <em>Franco Zeffirelli</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Simon Boccanegra 
 Intervista a <em>Claudio Abbado</em> 
 Intervista a <em>Mirella Freni</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Otello 
 Intervista a <em>Peter Stein</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Falstaff 
 Intervista a <em>Riccardo Muti</em> 
 Scheda dell'opera 
 
 Discografia a cura di <em>Angelo Foletto</em> 
 
 Tutte le opere di Verdi


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Leonetta Bentivoglio</em>, nota giornalista de La Repubblica, sulle cui pagine scrive sin dai primi anni Ottanta, è inviato speciale per la sezione Cultura e Spettacolo. 

Ha intervistato i massimi artisti internazionali della musica classica e lirica e ne ha tratteggiato ritratti diventati famosi. 

Cura le cronache dei festival e degli spettacoli dei principali teatri europei, dalla Scala a Bayreuth. 


<strong>Estratto</strong>
L'idea di questo libro nasce da una breve serie di interviste su Verdi scritte per "La Repubblica" nell'estate del 2000, per segnalare il grande anniversario dei cento anni dalla morte del compositore con qualche mese di anticipo rispetto alla valanga di celebrazioni ufficiali previste dal gennaio del 2001. 

La serie era scandita in quattro incontri con quattro interpreti ( ), ciascuno sollecitato a raccontare, dall'interno della rispettiva lettura, la propria opera verdiana d elezione, scelta per affinità, predilezione affettiva o frequentazione artistica specialmente intensa. [ ].  

Fino a che punto è lecito tramutare l'ambientazione di un opera di Verdi? 

È una profanazione intervenire su un monumento granitico e popolare come "Rigoletto"? 

Come si pongono i sostenitori ferrei dell'immobilismo nelle convenzioni teatrali, nemici giurati degli  aggiornatori delle messe in scena nella lirica di fronte al trionfo tutt'altro che effimero del "Rigoletto" reinterpretato, e radicalmente  tradito  nell'ambientazione, da <em>Jhonathan Miller</em>? 

Domande da girare al celebre regista inglese che, dalla Mantova rinascimentale descritta nel libretto, ha dirottato il più fastoso dramma dell'amor paterno nella Little Italy anni Cinquanta.[ ] 
 
«Il rinnovamento, certo, è stato drastico - spiega <em>Jhonthan Miller</em> - . 

D'altra parte io non faccio come il regista americano <em>Peter Sellars</em>, che si limita a trasferire i libretti all'altro ieri. 

Io ricreo un'ambientazione solo in base a equivalenze chiare, a vere corrispondenze caratteriali, come feci anche nella mia "Tosca" ambientata in epoca fascista. 

In Rigoletto sono partito dal fatto che c'è un Duca violento e arrogante, che ha potere di vita e di morte sugli altri. 

Per primo è stato <em>Billy Wilder</em> a farmici pensare». 
 
 Che c'entra Billy Wilder? 
 
Ricorda il film "A qualcuno piace caldo"? 

C'è una scena in cui il capo della polizia sta interrogando John Rought sul massacro del giorno di San Valentino. 

Lui si gira verso una delle sue guardie del corpo, che con faccia truce dice: «Sì, giusto, quella sera eravamo a teatro per il Rigoletto.» 

E nell'ultima scena si vede il gangster a Palm Beach, ospite dell organizzazione Amici dell'Opera Italiana. 

Anche la saga del Padrino mi ha influenzato molto. 

E poi conosco i ristoranti della mafia a New York ci ho mangiato spesso. 

Perciò ho deciso di restituire quel clima, quelle facce: per dare credibilità teatrale a "Rigoletto". ( ) 
 
Da uomo di teatro, riconosce la grande teatralità di Verdi? 
 
Teatralmente le sue trame sono spesso assurde, a volte al limite del ridicolo. 

Pensi alla vicenda del "Trovatore" o, ancora peggio, a quella de "La forza del destino". 

È il problema che di frequente hanno i compositori ottocenteschi, con la loro mania di ambientare opere in periodi storici che non sono i loro. 

In Verdi, certo, la musica è meravigliosa e drammaticamente molto ricca. 

Ma la qualità teatrale assai inferiore dei libretti crea, a volte, una grande distanza tra musica e palcoscenico. 

Certe trame mancano a tal punto di credibilità teatrale che la musica finisce per addossarsi il peso di tutta l'azione drammatica.  

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
            <link>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/il-mio-verdi.html</link>
            <guid>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/il-mio-verdi.html</guid>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Musica, Cinema e Teatro</category>
            
            
            <pubDate>Wed, 14 Jul 2010 21:16:43 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Tenno, l&apos;Imperatore</title>
            <description><![CDATA[<big><em><strong>Il cinema di Akira Kurosawa</strong></em></big>

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><img alt="9788872020098.gif" src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020098.gif" width="150" height="251" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;"/></span>

<strong>Autore</strong>: Akira Kurosawa

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionisocrates.com" target="_blank">Edizioni Socrates</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 12/1995

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/1995

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788872020098

<strong>Pagine</strong>: 96

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 16x24 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 8,50 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
Il libro presenta un utile strumento di conoscenza del cinema di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Akira_Kurosawa" target="_blank" class="snap_shots"><em>Akira Kurosawa</em></a>: le schede filmografiche di tutte le opere girate dal regista giapponese dal 1943, corredate dalle fotografie di ogni film. 

Le schede sono affiancate da un profilo biografico e da un elenco di soggetti e sceneggiature mai realizzate da <em>Kurosawa</em> o cedute ad altri registi. 
 
Un dialogo tra <em>Akira Kurosawa</em> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wim_Wenders" target="_blank" class="snap_shots"><em>Wim Wenders</em></a>, inedito in Europa, arricchisce il volumetto di una preziosa conversazione tra due maestri di cinema, che ci fanno scoprire l'indispensabile, intimo legame tra perizia tecnica e creatività. 


«Quando leggevo il romanzo originale "Nella pentola", da cui è tratto il film "Rapsodia d'agosto", c'era a un certo punto la nonna che correndo sotto la pioggia scambia una nuvola carica di pioggia per il fumo del fungo atomico, e i ragazzi la seguono. 

Pur continuando la lettura, quell'immagine mi è ritornata improvvisamente in mente. 

E nella mia mente quella scena si è disegnata realmente. 

Così ho iniziato a girare il film. 

Io non posso fare un film se non riesco a creare l'immagine reale di ciò che ho in mente.»  
(<em>Akira Kurosawa</em>)


<strong>Indice</strong>
Presentazione	
 
Gianni Borgna 
Tra Oriente e Occidente: i film di <em>Akira Kurosawa</em>	
 
Elisabetta Bruscolini 
Sul 30º film di <em>Kurosawa</em>  Rapsodia d'agosto 	
 
Conversazione tra <em>Akira Kurosawa</em> e <em>Wim Wenders</em> 
 
I film di <em>Akira Kurosawa</em>	
 
Schede 
 
Sugata Sanshiro (La leggenda dello judo)	
 
Ichiban Utsukushiku (II più bello)	
 
Zoku Sugata Sanshiro (La leggenda dello judo - parte II)	
 
Tora No o o Fumu o Tokotachi (Quelli che camminano sulla coda della tigre)	 
 
Waga Seishun Ni Kuinashi (Nessun rimpianto per la mia giovinezza)	
 
Subarashiki Nichiyobi (Una meravigliosa domenica)	
 
Yoidore Tenshi (L'angelo ubriaco)	
 
Shizukanaruketto (II duello silenzioso)	
 
Nora Inu (Cane randagio)	
 
Shubun (Scandalo)	 
 
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020098bis.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020098bis.html','popup','width=422,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020098bis-thumb-200x284.jpg" width="200" height="284" alt="9788872020098bis.jpg" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Rashomon (Rashomon)	 
 
Hakuchi (L'idiota)	
 
Ikiru (Vivere)	
 
Shichinin no Samurai (I sette samurai)	
 
Ikimono no kiroku (Testimonianza di un essere vivente)	
 
Kumonosu-jo (II trono di sangue)	 
 
Donzoko (I bassifondi)	
 
Kakushi Toride no Sang Akunin (La fortezza nascosta)	

 Warui Yatsu Hodo Yoku Nemuru (I malvagi dormono in pace)	
 
Yojimbo (La sfida dei samurai)	
 
Tsubaki Sanjuro (Sanjuro)	 
 
Tengoku to Jigoku (Anatomia di un rapimento)	
 
Akahige (Barbarossa)	
 
Dodes Kaden (Dodes ka-den)	
 
Dersu Uzala (Dersu Uzala)	
 
Kagemusha (Kagemusha)	 
 
Ran (Ran)	 
 
Konna Yume Wo Mita (Sogni)	 
 
Hachigatsu no Rapusodi (Rapsodia d'agosto)	 
 
Madadayo (II compleanno)	 
 
Altri soggetti e sceneggiature	 
 
Profilo biografico	 


<strong>Note biografiche</strong>
Akira Kurosawa, nato a Tokyo nel 1910, discendeva da una famiglia di samurai. 

Esordì come regista nel 1943 con il film "Sugata Sanshiro": il successo fu tale che la casa di produzione Toho gliene commissionò una seconda parte. 
 
 Da allora ha cominciato a girare film straordinari quali "Rashomon" (1950), "L'idiota" (1951), "I sette samurai" (1954), "Il trono di sangue" (1957), "Dersa Uzala" (1975), "Kagemusha" (1980), "Ran" (1985), "Rapsodia d'agosto" (1991), che lo hanno reso il regista il giapponese più famoso a livello internazionale. 
 
 I suoi connazionali lo chiamavano "Tenno", Imperatore. 

Tra i riconoscimenti più significativi, ha ricevuto: il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia, l'Oscar e la Palma d'oro al Festivas di Cannes. 


<strong>Scarica un estratto</strong>
Per approfondire il contenuto del libro scarica un <span class="mt-enclosure mt-enclosure-file"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/tenno.pdf">estratto di 25 pagine</a></span> in formato PDF, 400 KB.

Per leggere i file PDF hai bisogno del programma "Adobe Reader", se non ce l'hai lo puoi <a href="http://www.adobe.com/it/products/acrobat/readstep2.html?ogn=IT-gntray_dl_get_reader_it" target="_blank">scaricare gratuitamente</a>.

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
            <link>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/tenno-limperatore.html</link>
            <guid>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/tenno-limperatore.html</guid>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Musica, Cinema e Teatro</category>
            
            
            <pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:33:40 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Santità, a che serve Dio?</title>
            <description><![CDATA[<big><em><strong>Da Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II</strong></em></big>

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241.html','popup','width=361,height=522,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241-thumb-200x289.jpg" width="200" height="289" alt="9788872020241.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Laura De Luca

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionisocrates.com" target="_blank">Edizioni Socrates</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 04/2005

<strong>Edizione corrente</strong>: 04/2005

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788872020241

<strong>Pagine</strong>: 120

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 13,5x20,5 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 13,00 Euro

<strong>Acquistalo subito su <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788872020241/de-luca-laura/santita-che-serve.html?shop=3898" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a></strong>

<div style="text-align: right;"><script type="text/javascript" src="http://www.websitegoodies.com/counter.php?id=10335&color=black"></script></div>


<strong>Descrizione</strong>
Dalle apparizioni della Madonna di Fatima all'attentato a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Paolo_II" target="_blank" class="snap_shots"><em>Giovanni Paolo II</em></a>, il libro ricostruisce e traccia l'itinerario di un secolo. 

La giornalista, testimone privilegiata del tragico evento del 1981, propone un collage di ricordi personali, documenti, fonti storiche riflettendo su una serie di interrogativi essenziali, del tutto aperti.

Attraverso una ricostruzione a metà fra la cronaca e il romanzo, l'autrice costruisce un mosaico di frammenti diversi, quasi una partitura musicale, dove le piccole storie di persone qualsiasi, si inseriscono nella più vasta cornice della grande Storia di tutta l'umanità, eleggendo così il pontificato di <em>Woytjla</em> a
emblema di tutto il Novecento. 

In allegato, un CD audio che, alla maniera degli sceneggiati radiofonici, spettacolarizza, e allo stesso tempo documenta, questi stessi eventi con l'aiuto di documenti originali e testimonianze. 

"Non è un libro per soli cattolici, né per credenti. Forse per chi vorrebbe credere in Dio ma, guardando il mondo, lascia perdere in tempo" (Rockstar)  


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Laura De Luca</em> giornalista di Radio Vaticana, autrice radiofonica, disegnatrice e scrittrice, ha pubblicato vari saggi e romanzi. 

Tra le ultime opere: <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788887578607/de-luca-laura/tutti-bravi-ragazzi.html?shop=3898" target="_blank">Tutti bravi ragazzi. Il sequestro Moro e sette testimoni involontari</a> (Zona 2003).  
 
Di recente si è occupata di musica, producendo il CD "Strane Coppie Musicali del Novecento" con il patrocinio della Discoteca di Stato.  


<strong>Estratto</strong>
Asimmetrico scendo in piacchiata su mille teste. 

Volo. 

La piazza è colma, inclina un po  a destra, mi pare, una volta su un lago ho visto una barca, inclinava
su un lato perché tiravano su le reti, che aria dolce c'era, proprio come stasera.

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241bis.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241bis.html','popup','width=416,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020241bis-thumb-200x288.jpg" width="200" height="288" alt="9788872020241bis.jpg" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Stasera anche la piazza inclina da un lato, il pescatore è vestito di bianco, LO CONOSCO QUELLO, pesca senza reti, PESCA UOMINI, sta a braccia aperte a bordo di quel carro a motore, dall'alto seguo la scia che si apre di folla, di teste, per noi altri neppure una manciata di miglio, di mollica, di briciole.


Tra le braccia il pescatore bianco solleva una bambina, pesca una bambina, la posa, le braccia si alzano come ali senza troppe piume, salutano, cento altre ali senza proprietari svolazzano intorno, sono fazzoletti, specie di piume di riserva, poi mi taglia l'aria qualcosa di nero a lato SWISSSSSSSSSSSSSSCCC e poi: 

BANG BANG

BANG BANG! 
 
Cacciatori? 

Se mi si spezza l'ala sono perduto, erano cacciatori? 

Neanche per sogno; tanto tempo fa sapevo già alla perfezione chi erano i cacciatori, un piccione sa tutto, ma che ci fanno qui, i cacciatori? 

Gridano tutti: «Fermalo, FERMALO!».  
 
«La folla è tutta in piedi, quasi. 

Non commentano la scena tragica cui hanno assistito. 

Sono quasi tutti in silenzio, aspettano notizie (pausa: fischi o grida in lontananza), noi a nostra volta cercheremo di prendere nota e lasciamo aperto il canale anzi chiediamo alla sala controllo se il canale deve rimanere aperto oppure no.

Io abbandono un attimo la postazione e cercherò notizie, cercherò di sapere che cosa è successo, io posso solo vedere piazza San Pietro (pausa: un po  di affanno), il mio compito era solo di riferire su un udienza generale (in sottofondo sirene della polizia o di autoambulanza), su una delle tante, affettuose udienze generali date da <em>Giovanni Paolo II</em>, un'udienza generale troncata da quattro-cinque spari in
rapida successione (altre sirene in sottofondo).

Il Santo Padre è stato evidentemente, certamente colpito (voci di tecnici vicini al radiocronista) » 
 
Si è formato un vuoto, un risucchio dentro la gente, uomini e donne frullati come briciole da una folata di vento maestoso e impassibile nello stesso tempo. 

L'ala è salva, ho perso giusto due penne, ho perso giusto due battiti, un piccione o mille piccioni siamo tutti la stessa cosa. 
 
Sto facendo lezione di radiofonia, voglio diventare una giornalista della radio, voglio diventare una che dà le notizie senza farsi vedere, la buona coscienza del mondo, la voce della coscienza, invisibile e onnipresente. 
 
All'improvviso il professore viene chiamato in direzione, non ci sono ancora i cellulari e lo sta cercando disperatamente il suo redattore capo dal Giornale Radio. 

«Muovi il culo, hanno sparato al papa!» 
 
In fretta e furia il professore si congeda dalla classe, dal rettore, da noi studenti. 

Prima di essere un professore è un giornalista. 

«Hanno sparato al papa, questa è una lezione fondamentale: all'occorrenza il radiocronista deve essere
pronto a schizzare sul posto. Per passare un servizio gli bastano due occhi e un telefono. La radio è poverissima. Io vado». 
 
Che occasione, per noi studenti. 

Occasione di studio, di pratica, esercizio di cinismo. 

I giornalisti gioiscono sempre delle cattive notizie: solo le cattive notizie danno buone opportunità; e le notizie quasi sempre sono cattive. 

In aula vengono accesi quattro sintonizzatori contemporaneamente. 

Le tre reti RAI e la Radio Vaticana, ovviamente, già non parlano d altro. 

Alla Radio Vaticana era in corso la radiocronaca dell'udienza generale, potrei sbagliarmi ma mi sembra che il cronista tiri un po  il fiato. 

In laboratorio-TV cinque monitor sono accesi sui tre canali RAI, su Telemontecarlo e su un emittente locale che già cercano di raccogliere dati su quanto è appena accaduto in quell'angolo di piazza San Pietro,
in quell'angolo di mondo  

Per il momento filmati o riprese di quanto è successo non ce ne sono. 

Dobbiamo immaginare, dobbiamo affidarci 

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
            <link>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/santita-a-che-serve-dio.html</link>
            <guid>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/santita-a-che-serve-dio.html</guid>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Italiana</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Religione e Storia delle Religioni</category>
            
            
            <pubDate>Fri, 09 Jul 2010 15:20:17 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Il professore Bouc</title>
            <description><![CDATA[<big><em><strong>Teorie di un irascibile</strong></em></big>

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302244.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302244.html','popup','width=395,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302244-thumb-200x303.jpg" width="200" height="303" alt="9788890302244.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Jean-Luc Coudray

<strong>Traduttore</strong>: Viviana Mucci

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionidea.it" target="_blank">Edizioni Idea</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 01/2008

<strong>Edizione corrente</strong>: 01/2008

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788890302244

<strong>Pagine</strong>: 125

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 10,00 Euro

<strong>Acquistalo subito su <a href="http://www.ibs.it/code/9788890302244/coudray-jean-luc/professore-bouc.html?shop=3898" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a></strong>

<div style="text-align: right;"><script type="text/javascript" src="http://www.websitegoodies.com/counter.php?id=10336&color=black"></script></div>


<strong>Descrizione</strong>
I racconti, le novelle e i disegni di questo autore contemporaneo francese sono tutti caratterizzati da una dominante componente umoristica. 
 
«Se è necessario raccontare delle storie per scrivere, detesto raccontare per raccontare», afferma lo stesso <em>Coudray</em>. 

«Tutti i comportamenti e i pensieri dei miei personaggi devono essere mossi da una necessità e questa necessità è spesso quella dell'humour». 
 
Il professore Bouc, lo stravagante studioso che si avventura in esperienze spaziali, quali un viaggio sulla Luna e su Giove, con i suoi ragionamenti assurdi arriva alla conclusione che non si può contare su niente, né tanto meno sulla scienza e sulla concezione che l'uomo si è fatto dell'universo.  
 
<em>Jean-Luc Coudray</em> lotta contro la gravità della vita e l'irrisorio, vestendo di nuovo tutte le circostanze che ci assalgono. 

Nei suoi racconti tutto conduce a situazioni assurde o in ogni caso inattese. 
 
In questo libro la fonte dell'ironia di <em>Coudray</em> è la «scienza» del professore Bouc, una scienza snaturata che mette il suo potere dimostrativo al servizio dell'humour. 


<strong>Note biografiche</strong>
Nato a Bordeaux nel 1960, <em>Jean-Luc Coudray</em> ha pubblicato in Francia undici opere, tra novelle, testi umoristici, disegni e soggetti di fumetti. 

In Italia ha già pubblicato la "Guida filosofica del denaro" e recentemente <a href="http://www.nuovilibri.it/archivio/2008/01/il-signor-curato.html" target="_blank">Il signor curato</a> (Edizioni Idea, gennaio 2008).


<strong>Estratto</strong>
Le invenzioni del professore Bouc 
  
 Il fatto che il professore Bouc continuasse a occuparsi di ricerca scientifica da fuorilegge e che, essendo stato escluso dal mondo dell'astronomia, avesse rifiutato qualsiasi evidenza scientifica e tecnologica del suo tempo, ormai non era più un segreto per nessuno. 
 
Da quando lavorava da solo, si era messo in testa di riscoprire ogni cosa da zero, servendosi unicamente di strumenti rudimentali. 
 
Lo si poteva scorgere mentre osservava ingenuamente la Luna con un piccolo cannocchiale e annotava su un taccuino osservazioni grossolane e imprecise, disseminate di interrogativi: 

 «Esistono oceani lunari?». 
 
«Il nostro satellite è abitato?». 
 
Di settimana in settimana, il professore copiava su quadernetti i suoi progressi quotidiani puerili e inquietanti. 
 
Era alquanto strano, ad esempio, scoprire che aveva reinventato la calcolatrice meccanica di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Blaise_Pascal" target="_blank" class="snap_shots"><em>Pascal</em></a> per prevedere le eclissi solari. 
 
Ma nessuno si aspettava di vederlo in giro, col cannocchiale in spalla, sulla sua ultima reinvenzione, una vecchia bicicletta d'epoca con i cerchioni di legno, appositamente studiati per spostamenti più rapidi. 
 
«Troppo facile», borbottava la gente. 
 
«Non inventa niente di nuovo». 
 
Eppure, chino sulle sue scartoffie, il professore Bouc aveva l'aria di chi sa il fatto suo e, andando per tentativi, riuscì a trovare il principio del motore a vapore, secondo il quale costruì un autoveicolo che raggiungeva i trenta chilometri orari, con grande dispendio di combustibile. 
 
Tutte quelle invenzioni gli aguzzarono l'ingegno, lo avvicinarono alla filosofia e lo indussero a definire il metodo del dubbio sistematico, l'abbiccì di una mente scientifica. 
 
Il professore Bouc tendeva a un crescente isolamento dal mondo moderno. 
 
Ma cominciò a destare l'interesse dei più quando inventò l'antenato del razzo, oggetto che, per l'appunto, non aveva antenato. 
 
Certo, il razzo del professore non andava né molto lontano né molto in alto, ma che ingegno! 

Racchiudeva la grandezza dei secoli andati, in cui non venivano costruite semplici macchine, ma vere e proprie opere d'arte nella forma e nello stile. 
 
Così, le invenzioni del professore Bouc andavano a rimpiazzare gli anelli mancanti della catena evolutiva degli oggetti articolati. 
 
L'anziano accademico inventò anche alcuni locomotori destinati a occupare i posti vacanti della storia della locomotiva. 
 
Un giorno costruì una sorta di rudimento della carriola così perfetto che venne spontaneo chiedersi se la carriola fosse stata davvero inventata di sana pianta, saltando a piè pari quell'indispensabile e ben riuscito intermediario. 
 
Il professore Bouc riuscì a dare forma agli antenati degli oggetti apparentemente più moderni e fortuiti. 
 
Il suo lungo lavoro sotterraneo permise al mondo scientifico e artificiale di affondare le proprie radici in un passato nuovo e sempre più credibile. 
 
Il frigorifero, la televisione e il videoregistratore riscoprirono così le loro origini. 

I videogiochi, i cellulari e i microcomputer si arricchirono di una vasta genealogia. 

I cani robot, i televisori portatili, i gadget più futili e demenziali, insomma, risalirono alla matrice, sulla base di ricordi di impeccabile precisione. 
 
Ma non è finita. 

Autore di un passato che oramai si proclamava fonte delle invenzioni contemporanee, il professore Bouc divenne il padre spirituale di ogni scoperta scientifica e tecnologica del suo tempo. 
 
Colmò il niente che precede ogni vera creazione dell'ingegno con una storia che riduceva ogni invenzione a pura fatalità. 

Con congetture ben impostate sminuì il merito e il valore dei geni dell'umanità. 

Mise in ridicolo gli uomini illustri, facendoli apparire nient altro che umili scavatori dediti a portare alla luce gli oggetti che già corredavano la Storia del professore Bouc. 
 
E gli astronomi che avevano espulso l'accademico sapevano che ormai ogni loro scoperta era destinata a finire in pasto alla prodigiosa macchina genealogica che aveva assemblato, nella più completa impunità, quel fuorilegge della scienza. 

<br><center><hr><br>Ascolta online <a href="http://www.webradiouno.it" target="_blank">WebradioUno</a>, musica classica, jazz e libri 24h.<p><hr></center>]]></description>
            <link>http://www.nuovilibri.it/archivio/2010/07/il-professore-bouc.html</link>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Straniera</category>
            
            
            <pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:56:40 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Margarita Hesse</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302237.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302237.html','popup','width=342,height=512,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302237-thumb-200x299.jpg" width="200" height="299" alt="9788890302237.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Manfredo Kempff

<strong>Traduttore</strong>: Antonio Vigilante

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionidea.it" target="_blank">Edizioni Idea</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 01/2008

<strong>Edizione corrente</strong>: 01/2008

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788890302237

<strong>Pagine</strong>: 206

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 12x18 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 15,00 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
In un ambiente machista, conservatore e ipocrita, Margarita Hesse incarna una donna che si confronta con i pregiudizi e le ipocrisie della società e del potere. 

Scandalizza tutta la città quando, come delirando, comincia a raccontare pubblicamente e con indifferenza i suoi amori adulteri con un uomo molto in vista, Tomas del Riego.  
 
L'ambizione senza scrupoli dei politici, le loro infedeltà, il rigetto della classe politica da parte della popolazione, i sollevamenti militari, le congiure di palazzo, fanno di <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302237/kempff-suarez-manfredo/margarita-hesse.html?shop=3898" target="_blank">Margarita Hesse</a> un libro avvincente che riproduce aspetti dell'atmosfera politica e sociale latinoamericana in tempi non ancora lontani. 

Margarita Hesse è un libro di sottile psicologia e ironia nell'esplorare il ruolo possibile o reale delle donne in politica e dietro la politica.   


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Manfredo Kempff Suarez</em> è nato a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) nel 1945. 

Gran parte della sua attività professionale è stata dedicata alla diplomazia e al giornalismo. 

Tra le varie mansioni diplomatiche all'estero, è stato ambasciatore della Bolivia in Spagna e in Uruguay. 

Inoltre, ha ricoperto importanti incarichi di governo, tra cui vice ministro degli Esteri e Ministro dell'Informazione nel suo paese.  
 
<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302237/kempff-suarez-manfredo/margarita-hesse.html?shop=3898" target="_blank">Margarita Hesse</a> è il suo secondo romanzo, pubblicato nel 1996 e in una seconda edizione nel 2001, dopo il grande successo che "Luna de locos" ha riscosso in tutta l'America latina. 

Questa seconda opera, con i suoi particolari risvolti psicologici e politici, ha consacrato le qualità creative e letterarie dell'autore.  


<strong>Estratto</strong>
Primo quaderno 

Non so perché scrivo oggi, nella solitudine in cui mi sono ritirato. 

Forse è una confessione giudiziale, una lettera alla mia famiglia, una prova nel caso fossi assassinato o, semplicemente, il mio testamento. 

Forse non è niente di quel che suppongo e quando avrò finito di scrivere questi ricordi che mi mortificano, li butterò nel cestino della spazzatura. 

Solo Dio sa che sarà di questi paragrafi e solo Lui sa che sarà di me, ateo fino a ieri. 
 
Sono Tomas del Riego, un uomo che ebbe tutto e che è stato rovinato dalle impertinenze di una donna che lo ha fatto perdere. 

Lei si chiama Margarita Hesse e nonostante tutto il male che mi ha fatto, apparentemente per un arteriosclerosi o una nevrosi o per un rancore nato dallo scoprire che le sono stato infedele con una ragazza che ha la metà della sua età, va dicendo ai quattro venti che mi ama. 

E così racconta a tutti che è la mia amante e mi svergogna pubblicamente parlando delle mie intimità che da settimane costituiscono un pettegolezzo quotidiano. 

Chiaramente, la conosce tutta la città, e quando dico «tutta» mi riferisco, naturalmente, a tutti coloro che si trovano al suo livello sociale e al mio. 
 
Mi viene a cercare nel piccolo appartamento dove mi sono recluso, totalmente solo, senza nemmeno un maggiordomo, e io non la ricevo perché ho paura di ulteriori scandali. 

Margarita mi parla, senza muoversi dalla porta, dicendomi che tutto quello che è successo tra lei e me è derivato dagli intrighi delle sue odiose amiche e di gente cattiva, che lei sa che hanno voluto uccidermi per colpa sua, e chiede che la perdoni. 

Sostiene anche che lei non ha mai svelato il nostro amore, che devo andare a vivere a casa sua, oppure che potremmo scappare a Parigi, Madrid, o dove voglio, con tutti i suoi milioni. 

Mi dice, persino, che se amo un altra, è disposta a perdonarmi e che darà dei soldi a quella tipa affinché non mi infastidisca e se ne vada per sempre. 

Stranamente, è gelosa di una sconosciuta ma non di mia moglie. 

Non le rispondo niente e resto seduto a terra appoggiato alla porta, ascoltando, incredulo, le divagazioni di questa donna, che fu così discreta, così colta, così delicata, e che, improvvisamente, si è convertita nell'essere più pericoloso che una mente malata possa creare. 
 
Dopo anni in cui siamo stati amanti, ho perso il mio focolare, mi hanno buttato fuori del mio posto di ministro e il mio studio, che era così prestigioso e redditizio, si è convertito in un antro di fantasmi, dove non appare più nessuno. 

Ed è persino possibile che finisca in galera se arrivassero ad accusarmi di averla voluta assassinare. 

Io che non ho mai potuto uccidere nemmeno uno scarafaggio! 


.]]></description>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Straniera</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">femminismo</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">politica</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">romanzo boliviano</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">società</category>
            
            <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 15:35:18 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Lello Caravaglios il notaio in carta da ballo</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788895315003.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788895315003.html','popup','width=363,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788895315003-thumb-200x330.jpg" width="200" height="330" alt="9788895315003.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Maria Luisa Mancini

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.lepenseur.it" target="_blank">Le Penseur</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 12/2007

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/2007

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788895315003

<strong>Pagine</strong>: 184

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 12x19 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 12,00 Euro

<strong>Acquistalo subito su <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788895315003/mancini-m-luisa/lello-caravaglios-notaio.html?shop=3898" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a></strong>

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<strong>Descrizione</strong>
<em>Lello Caravaglios</em> il notaio in carta da ballo è una biografia dal taglio romanzesco che ripercorre la vita del cantautore Napoletano "divenuto poi notaio" in forma piacevole e singolare. 
 
Un racconto che, attraverso una serie di episodi, situazioni, eventi, evidenzia la poliedricità del personaggio. 

<em>Lello Caravaglios</em> che, con le sue interpretazioni magiche, il suo modo di porre i brani così personale, così atipico e così unico riusciva a rendere ogni serata indimenticabile; artista che, con le sue note, ha fatto vivere momenti irripetibili ad una intera generazione e che la città di Napoli ricorda con nostalgia. 
 
Il tutto ha come filo conduttore l'amore tra <em>Lello Caravaglios</em> e la moglie Marisa, un amore che continua a vivere nonostante <em>Lello</em> non ci sia più. 

La biografia diventa inevitabilmente una biografia della coppia, così come la stessa autrice afferma nell'opera:  La sua biografia è la biografia di questa coppia, i ricordi sono i loro ricordi, chiusi nello scrigno meraviglioso del quale ognuno dei due aveva la chiave.  


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Maria Luisa Mancini</em> (Napoli 1945) nel 1961 conosce quello che sarà il punto fermo della sua vita: il cantautore <em>Lello Caravaglios</em> con il quale si fidanzerà solo l'anno dopo. 

Laureatasi in materie letterarie ha insegnato in varie scuole fino al 1982, quando, per essere più vicina al marito nella sua vita di  nomade, lascia volontariamente l'insegnamento, ne diviene la segretaria e tale resta fino al 23 aprile 2003, data del decesso dello stesso. 
 
Ora vive nella sua casa a Posillipo, tra i ricordi dell'adorato marito, rinviando ogni giorno a data da destinarsi il momento in cui liberare gli armadi, i cassetti e le librerie da tutto ciò che è appartenuto a Lui.


<strong>Estratto</strong>
...Un altro episodio ameno della vita di Lello è accaduto a Milano con Pippo. 

Suonavano al Santa Tecla e dormivano in una pensioncina nei dintorni del locale. 

Il proprietario di questa pensione era un napoletano trapiantato appassionato delle carte ed amava giocare a scopone scientifico e, soprattutto, in grado di farlo. 

Dunque, la sera, prima di andare a suonare, Lello e Pippo si fermavano qualche  momento a giocare a carte e, inevitabilmente, con la fortuna di chi non se ne importa niente delle carte, vincevano. 

La cosa irritava considerevolmente il napoletano che continuava a covare odio e rancore contro i due ragazzi, colpevoli solo di batterlo al gioco, tanto che, l'ultimo giorno di permanenza del complesso a Milano non voleva farli partire se non fosse rientrato almeno della metà dei soldini che i ragazzi avevano vinto. 

Il personale di questa pensione era formato di ragazze alte come bersaglieri e grosse come tronchi  di baobab, che furono messe a guardia della porta di ingresso per non fare uscire i due meschini. 

Lello, svelto ed agile riuscì ad infilare la porta con tutte le valigie, non senza aver preso molte bastonate in testa dalle energumene che lo inseguirono per due piani di scale a scendere, insieme a tutti gli altri ragazzi del complesso. 

Comunque fu, giunti in strada, una volta che si contarono le  ferite inferte a tutto il complesso, i ragazzi si accorsero che mancava Pippo. 

Attesero un poco di tempo fuori della pensione e cominciarono a concertare sul da farsi per salvare l'amico. 

Lello, con fare spavaldo, andò dai Carabinieri per fare il resoconto dell'accaduto e vedere il da farsi per permettere a Pippo di tornare sano e salvo a Napoli con loro. 

Dopo ancora un poco di tempo, i Carabinieri accertarono il "sequestro di persona" da parte dell'albergatore e, poiché questi non godeva di buona fama presso le Forze dell'Ordine, decisero di intervenire. 

Bussarono, si qualificarono, si fecero aprire e, con grande sorpresa, si trovarono di fronte Pippo seduto su di una sedia nell'ingresso, con le due valigie ai lati, che attendeva seraficamente non si sa che cosa. 

«Pippo, che cosa ti hanno fatto, che cosa stai facendo lì?» 

E lui, con una calma imperturbabile: «Che vuoi, lui mi ha detto fermo lì, non ti muovere, ed io mi sono seduto e stavo aspettando che tu facessi qualche cosa per tirarmi fuori di qui».  


.]]></description>
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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Narrativa Italiana</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">cantautore</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">caravaglios</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">notaio</category>
            
            <pubDate>Wed, 30 Jun 2010 18:20:22 +0100</pubDate>
        </item>
        
        <item>
            <title>Il signor curato</title>
            <description><![CDATA[<big><em><strong>Filosofie di un curato di campagna</strong></em></big>

<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302213.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302213.html','popup','width=323,height=496,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302213-thumb-200x307.jpg" width="200" height="307" alt="9788890302213.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Jean-Luc Coudray

<strong>Traduttore</strong>: Viviana Mucci

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionidea.it" target="_blank">Edizioni Idea</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 11/2007

<strong>Edizione corrente</strong>: 11/2007

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788890302213

<strong>Pagine</strong>: 96

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 11x17 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 11,00 Euro

<strong>Acquistalo subito su <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302213/coudray-jean-luc/signor-curato-filosofie.html?shop=3898" target="_blank">Internet Bookshop Italia</a></strong>

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<strong>Descrizione</strong>
Autore di novelle e racconti umoristici e fumetti, <em>Jean-Luc Coudray</em> offre ancora una volta una prova delle sue eccezionali doti di narratore e creatore di personaggi. 

La scrittura agile e veloce come pennellate e l'ironia che sconfina nella poesia e nella filosofia caratterizzano tutti i racconti di questo autore francese contemporaneo.  
 
In questo breve racconto il protagonista assoluto è un curato. 

<em>Coudray</em> ci guida nel suo mondo, nelle sue riflessioni solitarie su Dio, la fede e la vita, e nei suoi divertenti battibecchi con il diocesano.  
 
Emerge una visione di Dio tutt'altro che ecclesiastica: il curato percepisce Dio nella natura, nella forza vitale del creato e nel mondo fisico e carnale. 

Le chiese, dice, «sono scafandri di pietra», strani oggetti dove si pensa che per incontrare Dio sia necessaria una «cassa di isolamento sensoriale».  
 
Ogni passaggio del racconto è intriso di sottile ironia: nella dialettica e nella cultura del paradosso il curato ha individuato la via per giustificarsi dalle accuse del diocesano e per trarre sempre gioia e profitto dalle conseguenze delle sue azioni.  
 
Le sue argomentazioni e la sua visione del mondo risultano divertenti e allo stesso tempo fanno riflettere. 

Avrà forse sempre ragione? 

Ma è così importante avere ragione? 

E cosa significa? 
 
Un giorno accade qualcosa di quanto meno insolito: Lucifero, tra un impegno infernale e l'altro, si presenta al curato, e molto cortesemente gli chiede di scambiare due chiacchiere   


<strong>Note biografiche</strong>
Nato nel 1960 a Bordeaux, <em>Jean-Luc Coudray </em>scrive novelle, testi umoristici ed è autore di fumetti e disegni d'humour. 

In Francia ha pubblicato ventidue opere: undici novelle, racconti e brevi testi, e undici album di fumetti e disegni d'humour. 

Tra le sue pubblicazioni: "Nona", "La Famille immobile", "Outrages à l'Evolution", "Les Histoires de M. Mouche", "2001 après Jésus-Christ". 

In Italia è stata già tradotta e pubblicata la <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788881371266/coudray-jean-luc/guida-filosofica-del.html?shop=3898" target="_blank">Guida filosofica del denaro</a>.    


<strong>Estratto</strong>
VI 
 
 Il curato aveva messo su un po' di pancetta.  
 
Può sembrare strano che un uomo votato a un cammino di santità permettesse al suo stomaco segni di debolezza. 

Ma il piacere di un buon pasto garantiva di terminare in modo positivo ogni segmento della giornata, rischiarandola e anticipando una lieta conclusione.  
 
Perché l'organo della digestione, contrariamente a quello della riflessione, non si stanca mai delle stesse cose e prova regolarmente una ingenua soddisfazione, con l'innocenza che Dio si aspetta dall'anima.  
 
Mangiare, bere e dormire sono i primi peccati vitali del bambino, oltre ai quali non conosce né gioia né riconoscenza. 

Prestando molta attenzione alle richieste del suo corpo, il curato conservava l'istinto di amore dell'organismo satollo.  
 
Perché la peggior tentazione per un timorato di Dio non è la golosità, né tanto meno il sesso, ma la disperazione.  
 
Il curato, che cercava nella diversità del mondo le tracce della fedeltà di Dio, le trovava appunto nelle soddisfazioni corporali, che non conoscevano interruzione. 

Ogni singolo cosciotto di montone gli avrebbe sicuramente procurato un sentimento di comunione con le cose, come è certo che due più due fa quattro.  
 
Quale preghiera, quale meditazione avrebbe potuto destare una gioia altrettanto prevedibile?  
 
Eppure c'erano poveri la cui pancia era vuota, e che non disponevano, come lui, di una tavola riccamente imbandita tre volte al giorno.  
 
A questo il curato rispondeva che la sua pancia era il povero, i cui gridolini di fame giungevano al suo orecchio prima dei lamenti delle pance più lontane.  
 
 Certo, sapeva contenersi, sebbene una lieve rotondità dimostrasse il contrario. 

Ma per poter amare chiunque, magro o grasso che fosse, era opportuno somigliare un po' all'uno e un po' all'altro. 

La pancetta di troppo predisponeva il curato all'arte del perdono, come pure la sua inclinazione alla siesta pomeridiana o a un certo ozio mattutino.  
 
Bisogna anche dire che il suo appartamento non era troppo riscaldato, e che un piccolo strato di grasso era il modo migliore per non sprecar legna. 

Alcuni peccati permettono delle virtù, e la miglior virtù è quella di fare la scelta giusta. 
 
A ogni modo, per suonare le campane o impressionare un assemblea con la sua presenza, al curato qualche chiletto faceva comodo. 

Il sovraccarico ponderale è sinonimo di inerzia. 

Ma l'inerzia, che è resistenza al cambiamento, è un primo passo verso i principi universali.  
 
Qualche volta, certo, capitava che il curato cedesse al canto adulatore di un buon vino. 

Fu perciò rimproverato di mascherare con l'ebbrezza le profonde angosce umane, per contemplare in modo artificioso le bellezze del cielo e della terra.  
 
Ma secondo il curato, il vino, che nasconde alla coscienza la sua parte cattiva, agisce come la vita religiosa che dirige l'uomo verso la bontà. 

Lo stato di ebbrezza non è affatto una menzogna, ma semplicemente un cambio di prospettiva.  
 
Così, uno o due bicchieri di vino bianco al giorno gli consentivano di verificare lo stato della sua parte migliore.  
 
È anche vero che era già capitato di avvistare il timorato di Dio, ed egli stesso lo confessava senza remore, mentre barcollava, in preda alla enorme difficoltà di interpretare correttamente il mondo dal punto di vista filosofico, morale e fisico, tanto da non riuscire a ritrovare né la strada della fede, né quella della verità, né quella della sua camera.  
 
Ma tali smarrimenti, che si dileguavano con la stessa spontaneità di come si fa giorno, avevano la funzione di consolidare la modestia del curato che, in tal modo, si privava completamente dell'eventualità di sentirsi superiore al prossimo.  
 
 Il consumo di vino e la frequentazione di una donna sono solo il modo in cui gli uomini vagheggiano Dio. 

Per questo i peccati della vita sono solo i sogni del giorno, mentre i sogni del sonno sono i peccati della notte.  
 
«Il mondo è ben ordinato per ragioni pratiche», diceva a volte il curato, «ma è sostenuto da Dio, che è la grande follia originale. 

L'ubriachezza, mettendo in subbuglio l'ordine del mondo, permette di vedere Dio».  
 
Capitava anche che, vittima di consistenti digestioni, prolungasse il riposino mentre i fedeli aspettavano l'apertura della chiesa. 
 
Quando poi apriva gli occhi e le porte, l'ora della messa era ormai passata. 

Le persone, accalcate, si precipitavano in chiesa. 

Erano trionfanti perché il curato era caduto in errore. 

Alcuni rendevano migliore la propria anima con il perdono, altri si facevano grandi mostrandosi indifferenti alla colpa, altri ancora sovrastavano il curato con rimostranze e lamentele; tutti approfittavano della situazione. 
 
«Traendo beneficio dal mio errore mi sollevate», li ringraziava il curato, tagliando corto la predica perché si era fatta ora di pranzo. 


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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">humour e filosofia</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">racconto umoristico</category>
            
            <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 20:55:37 +0100</pubDate>
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            <title>La notte parla</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302220.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302220.html','popup','width=352,height=519,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788890302220-thumb-200x294.jpg" width="200" height="294" alt="9788890302220.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Louis Guillaume

<strong>Traduttore</strong>: Viviana Mucci

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionidea.it" target="_blank">Edizioni Idea</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 11/2007

<strong>Edizione corrente</strong>: 11/2007

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788890302220

<strong>Pagine</strong>: 84

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 11x17 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 13,00 Euro

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<strong>Descrizione</strong>
«Con tre parole, <em>Louis Guillaume</em> ci colma di fantasticherie», scriveva <em>Gaston Bachelard</em>.  
 
La notte di <em>Louis Guillaume</em> ci «parla», perché è la notte dei racconti e dei loro misteri, dei tedeschi romantici, della via lattea, della foresta dove realtà e fantasia si confondono.   
 
Per esprimere esperienze incerte, al limite tra l'onirico e il reale, <em>Louis Guillaume</em> sperimenta e perfeziona lo strumento del poema in prosa, che egli stesso definisce come un genere che ben si adatta alla veggenza e alla esplorazione dei sogni, e che getta un ponte tra «simbolismo e surrealismo». 
 
<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302220/guillaume-louis/notte-parla.html?shop=3898" target="_blank">La notte parla</a> è il frutto di questi studi: una raccolta di poemi in prosa, che nel 1961 ottenne a Rodez il premio Antonin Artaud.  
 
L'opera risulta molto interessante da un punto di vista stilistico, come ricerca di nuove forme espressive che diano sempre più spazio all'immaginazione e all'onirico. 
 
Come un incantatore, <em>Louis Guillaume</em> ammalia il lettore con le sue «immagini notturne» e lo trasporta dolcemente verso un mondo fatto di magia. 

In questa edizione <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302220/guillaume-louis/notte-parla.html?shop=3898" target="_blank">La notte parla</a> è magistralmente introdotta da <em>Jean-Yves Debreuille</em>, docente di letteratura nell'Università di Lione.  


<strong>Note biografiche</strong>
Poeta venuto dal mare, isolano di Bréhat, dove ha trascorso la sua infanzia in compagnia di marinai e pescatori, ha donato alla letteratura francese una delle voci più intime, sempre alla ricerca del senso nascosto delle cose, filtrate dall'esperienza onirica. 
 
Profondamente segnato dalla lettura di <em>Bachelard</em> e <em>Albert Béguin</em>, ammiratore di <em>Milosz</em> e amico di <em>Max Jacob</em>, è considerato in Francia uno dei padri della poesia in prosa. 

La sua opera, mai pubblicata prima in Italia, si rivela pienamente con "Plein absence", 1947, "Ecrit de Babylone", 1950, "Noir comme la mer", 1951, "Chaumière", 1951, "Etrange Forêt", 1953, 2La Feuille et l'épine", 1956.  
 
<a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302220/guillaume-louis/notte-parla.html?shop=3898" target="_blank">La notte parla</a> è il primo esperimento ben riuscito di una traduzione della sua poesia in prosa. 


<strong>Estratto </strong>
 Prefazione 
  
 <em>Henri Michaux</em> affermava che «la notte si muove». 

Per <em>Louis Guillaume</em>, «la notte parla». 

Ma quale notte? 

Di certo non la notte elettrica dei surrealisti, ma quella dei racconti e dei loro misteri, dei tedeschi romantici e in parte, forse, anche quella della via lattea e degli abeti sotto la neve di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apollinaire" target="_blank" class="snap_shots"><em>Apollinaire</em></a>. 

L'autore di "Sônes d'Armor", di "Noir comme la mer" e di "Étrange forêt" rimane legato alla Bretagna, paese di antico immaginario dove, tra nebbia e foreste, leggenda e realtà poco si distinguono, e dove con i periti in mare il contatto è forte quanto quello con i viventi. 

In questo paese si ritrovano le origini del poeta, e qui si è svolta la sua infanzia. 

Egli pone la sua vita al centro di una continuità di cui la morte traccia gli orizzonti, uno verso il passato, l'altro verso il futuro. 

Orizzonti penetrabili e che tuttavia limitano lo sguardo, come la foresta che il più delle volte fa da sfondo alla scena. 

Il «margine della foresta dove nessun uomo si arrischia» è nel contempo un «limitare» le cui radure sono disseminate di rocce e di menhir «al chiarore della luna», che lo rendono simile al mare, con le sue «grandi sagome di scogli con lo zoccolo affondato» e il colore latteo della foschia. 

A dire il vero, più che paesaggi reali, entrambi rappresentano il cerchio immaginario al centro del quale si colloca l'individuo, che si rigenera perfino nel suo presente universo cittadino: «La foresta, il mare, l'infanzia, il chiarore si portavano davanti alla mia ombra attraverso i vicoli oscuri che formavano la città». 
 
Chiarore livido, come la luna, la nebbia, le rocce, i licheni. 

«Lo strano barlume del sonno» è un film in bianco e nero. 

Per associazione, la neve e la brina ricoprono sovente i paesaggi, fissandoli nei loro riflessi immobili: «L'argento grigio dell'inverno patinava ogni cosa». 

Hanno un effetto calmante, come il «balsamo del chiaro di luna», che «si spalma sui sassi, leviga la sabbia, si stende sull'erba del greto». 

Immerso in questa bianca dolcezza, il poeta stesso ne diventa parte: «Io ero quella via lattea di armonia». 

Una via, ancor prima di essere voce; al centro del sogno, il poeta si sente come al centro del mondo, più appagato che smarrito. 

Certo, si rappresenta «solo a bordo» di una barca «sola in mezzo all'immensità buia», rivestito dalla «fragile corazza» del tempo, ma nondimeno il suo sguardo è rapito e il desiderio magnetizzato da un segno, sia esso un'ancora che riluce nella profondità dei flutti, l'improvvisa trasparenza che rivela il cuore che batte di un vecchio menhir, o gli «uomini invisibili» di cui paradossalmente percepisce la presenza «a migliaia di leghe  proprio di fronte a [sé]». 

Tanto da affermare di trovarsi, in quei luoghi, di notte, al centro di un «meraviglioso caleidoscopio». 
 
Tutt'a un tratto, la visione si trasforma in rivelazione. 

È la donna che per tutta la vita ha contemplato senza vedere che d'improvviso si «avvicina al vetro dei [suoi] sogni». 

Scorge il cuore del menhir, un «grande orologio» dove poter seguire «il pulsare dei secoli». 

L'immobilità recettiva del sognatore permette allora l'accesso. 

«Non più tetti, non più focolari. [ ] Il cancello si apre sul largo». 

Alla lieta sorpresa segue un azione di cui il poeta rivendica rischi e responsabilità: «Assumo da solo il rischio di questa scalata verso gli altipiani dove non esiste sera né mattina ». 

La totale assenza di riferimenti temporali che delimitino la notte è indice dell'abbattimento del confine tra sogno e realtà, dei limiti del corpo e del mondo, dell'«io» e del «tu», del linguaggio e delle cose: «Diventavamo la lingua degli scogli, l'oblio della sabbia, il cuore delle crepe». 

Si tratta di un accesso all'Altro, che può essere tanto la donna amata, quanto il lato nascosto di se stesso, o il luogo di una comprensione nuova, che più che una risposta è una diversa prospettiva da cui poter esaminare la questione. 
 
In particolare, svaniscono i limiti che l'esclusione dei contrari comporta nella vita di tutti i giorni. 

<em>Gaston Bachelard</em> era a questo proposito particolarmente sensibile, e il 4 dicembre del 1956 scriveva a <em>Louis Guillaume</em>: «Lei fa del fuoco un'acqua limpida. [ ] Sono finiti i tempi delle monoimmagini». 

In  "La fiamma di una candela" esprime la forza che trova nel «rogo di linfa» che designa «la vecchia quercia»: «Rogo di linfa, parole mai dette, seme sacro di una lingua nuova che deve pensare il mondo con la poesia». 

In questo universo allargato, dove coesistono tutti i possibili, le fustaie sono «limpide», le pietre cantano, un paesaggio può essere «un deserto di presenze e di attese», ci si può scoprire «ricchi di ciò che abbiamo perso», e perfino ritrovare se stessi, non come uomini usati e disillusi, ma come bambini che si meravigliano di fronte al futuro: «Forse sono io quello che ho appena incontrato, là, sulla soglia della vita». 

E si può anche dire alla donna amata: «Tu sai che mai tornerò e che, tuttavia, sarò sempre qui». 
 
Ma è un incontro effimero: questi istanti di pienezza durano quanto un sogno. 

«In un attimo colgo il senso di ciò che mi accade. [ ] Ma tutto svanisce. Sono cieco». 

I segni si confondono tra loro, le presenze si fanno sfumate, torna la solitudine, la realtà impone di nuovo i suoi limiti. 

La notte non rivela più niente, è solo assenza di luce e riferimenti: «E all'improvviso, quella fu la notte in cui scintillavano le luci acide della città, la notte desertica dove ancora vaghiamo». 

Ma l'esplorazione non è stata vana. 

«Svuotato, oscuro, liberato, potei finalmente vivere [ ] come un vivente che si stupisce di respirare, e altra certezza non ha, ormai, se non di morire». 

Tale è il potere del sogno, ma tali sono anche i suoi limiti: dà breve luce, ma non lascia conquista alcuna. 

Va troppo veloce perché gli si possa star dietro e, nell'inseguirlo, ci perdiamo noi stessi di vista. 

Dà accesso a un altrove da noi stessi, che tuttavia non può essere fissato nella lingua del qui. 

L'ultimo testo parla di tale paradossale situazione del poeta, che più di ogni altro ha la parola sulla punta della lingua, ma quando si appresta a scriverla si accorge di averla persa. 

La notte parla ma non dice niente. 
 
Per cercare di esprimere queste esperienze incerte preservando la parte incontrollata che ne costituisce la rivelazione, <em>Louis Guillaume</em> perfeziona uno strumento su cui si sofferma in particolare alla fine degli anni Cinquanta: il poema in prosa. 

Adotta il verso regolare e il verso libero, nel 1958 pubblica "Hans ou les songes vécus", un romanzo il cui titolo si riferisce a quel viavai tra sogno e realtà che suscita tutto il suo interesse. 

È dunque alla ricerca di una forma che permetta una diffusione senza vincoli, per evitare di scivolare irreversibilmente nell'onirismo, perché il suo scopo resta quello di vedere giusto ed esprimere correttamente. 

E quella forma potrebbe essere proprio il poema in prosa, che non deve attenersi ad alcun protocollo, ma che nell'esperienza fissa i limiti del suo valore. 

<em>Guillaume</em> espone le sue riflessioni durante la conferenza alla Sorbona del 27 febbraio 1960, in piena preparazione de <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302220/guillaume-louis/notte-parla.html?shop=3898" target="_blank">La notte parla</a>, che sarà pubblicata un anno più tardi: "L'évolution du poème en prose d'Aloysius Bertrand à nos jours". 

Definisce questo genere uno strumento che ben si adatta alla veggenza e alla esplorazione dei sogni, e che getta «un ponte tra simbolismo e surrealismo». 

Gli attribuisce i tre caratteri che più emergono dalle esperienze descritte in <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788890302220/guillaume-louis/notte-parla.html?shop=3898" target="_blank">La notte parla</a>: organicità del testo, infondatezza di fronte a qualsiasi tentativo narrativo o dimostrativo, brevità. 

Sono istantanee che non hanno la pretesa di apparire coerenti, ma ciascuna di esse è un flash sul mistero del nostro essere al mondo, nell'«eternità senza parola» da cui il poeta strappa, frammento dopo frammento, ciò che può essere detto. 


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                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#category">Poesia</category>
            
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">onirismo</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">poesia onirica</category>
            
                <category domain="http://www.sixapart.com/ns/types#tag">surrealismo</category>
            
            <pubDate>Sat, 26 Jun 2010 20:09:01 +0100</pubDate>
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            <title>Cortina di fumo</title>
            <description><![CDATA[<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180.html','popup','width=342,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180-thumb-200x350.jpg" width="200" height="350" alt="9788872020180.jpg" class="mt-image-left" style="float: left; margin: 0 20px 20px 0;" /></a></span>

<strong>Autore</strong>: Robert Sabbag

<strong>Traduttore</strong>: Giuseppe Marano

<strong>Editore</strong>: <a href="http://www.edizionisocrates.com" target="_blank">Edizioni Socrates</a>

<strong>Prima edizione</strong>: 12/2003

<strong>Edizione corrente</strong>: 12/2003

<strong>EAN-ISBN</strong>: 9788872020180

<strong>Pagine</strong>: 340

<strong>Rilegatura</strong>: brossura

<strong>Dimensioni</strong>: 13,5x24,0 cm

<strong>Prezzo di copertina</strong>: 14,70 Euro

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<div style="text-align: right;"><script type="text/javascript" src="http://www.websitegoodies.com/counter.php?id=10353&color=black"></script></div>


<strong>Descrizione</strong>
Sulla scia del successo di <a href="http://www.nuovilibri.it/archivio/2008/01/mr-nice.html" target="_blank">Mr Nice</a>, il libro di <em>Howard Marks</em> che ha venduto 16.000 copie, ecco un altra storia vera sulla carriera di un trafficante un po' svitato. 

La vita spericolata di <em>Allen Long</em>, regista mancato diventato trafficante di successo tra Colombia, Messico e Stati Uniti.

Il libro, pieno di suspense e situazioni divertenti, appassiona non solo i giovani cosiddetti alternativi, ma anche chi ama lasciarsi trascinare da rocambolesche avventure, magari comodamente seduto sulla poltrona di casa.

A metà tra racconto biografico e romanzo d'avventura, il libro narra la storia vera di <em>Allen Long</em>, un regista mancato diventato uno dei pionieri del traffico di stupefacenti tra Sudamerica e Stati Uniti. 

Negli anni Settanta gli States erano attraversati da correnti di cultura alternativa che facevano dell'uso della cannabis una bandiera di libertà e di emancipazione. 

Il commercio della droga non era ancora un'esclusiva della criminalità organizzata, ma spesso era il frutto dell'iniziativa improvvisata di un manipolo di intraprendenti fumatori, senza qualche rotella ma con molto fegato. 

Uno di questi era <em>Allen Long</em>. 

Partito per il Messico con il progetto di girare un documentario sul traffico di marijuana e rimasto a corto di finanziamenti, <em>Long</em> si rese conto che entrare nel business della droga sarebbe stato ben più redditizio, oltre che divertente. 

Da qui l'inizio di una serie di avventure ad alto tasso di adrenalina, aerei carichi di droga che atterrano su autostrade californiane, macchine lanciate contromano nelle stradine della periferia messicana, poliziotti che interrogano cadaveri e festini a base di poker, donne e droga e soprattutto tanti, tanti soldi. 

Storia avvincente ed esilarante che si legge tutta d'un fiato, <a href="http://www.internetbookshop.it/code/9788872020180/sabbag-robert/cortina-fumo.html?shop=3898" target="_blank">Cortina di fumo</a> rappresenta l'esaltazione di uno spirito d'avventura senza tempo e senza limiti.


<strong>Note biografiche</strong>
<em>Robert Sabbag</em> è nato a Boston. 

Dopo aver studiato medicina alla Georgetown University, è diventato giornalista. 

Scrive su diverse riviste, tra cui Rolling Stone.
 
Da un suo articolo per "The Time Magazine" sulla protezione dei testimoni è stato tratto il film "Witness Protection" che ha ricevuto due nomination al "Golden Globe Awards", una delle quali per il miglior film.
 
Tra i suoi libri precedenti ricordiamo il best seller "Con la neve fino agli occhi".


<strong>Estratto</strong>
<em>Allen Long</em> discendeva da una stirpe di aviatori americani piuttosto esigua. 

In effetti, era il primo. 

Una mattina, alle prime luci dell'alba, mentre il suo DC-3 violava lo spazio aereo colombiano vicino alla costa del Sud America, gli si presentò, palpabile come le vette della Sierra Nevada che si stagliavano all'orizzonte, la probabilità di essere anche l'ultimo.
 
« Rosso a Bianco, Rosso a Bianco, ho brutte notizie per lei, signore ».
 
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180bis.html" onclick="window.open('http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180bis.html','popup','width=322,height=600,scrollbars=no,resizable=no,toolbar=no,directories=no,location=no,menubar=no,status=no,left=0,top=0'); return false"><img src="http://www.nuovilibri.it/immagini/9788872020180bis-thumb-200x372.jpg" width="200" height="372" alt="9788872020180bis.jpg" class="mt-image-right" style="float: right; margin: 0 0 20px 20px;" /></a></span>Negli affari di <em>Allen Long</em>, di cui l'aviazione era solo una parte, le brutte notizie di solito erano sempre pessime notizie e trasmesse su una frequenza aria-aria da una pista d'atterraggio clandestina in Colombia, dovevano essere anche peggio.

« Signore, mi dispiace, ma non potete atterrare » gracchiò la voce dalla radio di bordo. 

« Dovete tornare indietro, non potete atterrare. Ripeto, dovete tornare indietro ».
 
<em>Long</em> e il suo equipaggio, che erano in volo da quindici ore, fissarono stupiti la fonte di questo annuncio, guardando tutti e tre a occhi sgranati il quadro comandi come se la radio stessa fosse impazzita.
 
La risposta di <em>Long</em> fu brusca. 

Aprì il microfono e disse: « Non possiamo tornare indietro ».
 
Né potevano atterrare nella vicina Barranquilla, né oltre il confine, in Venezuela. 

Dire che l'aereo non era "autorizzato" sarebbe stato quanto meno riduttivo, ma <em>Long</em> lo disse lo stesso e, salvo elencare le alternative che avevano di fronte, non aggiunse molto altro.
 
« Dobbiamo atterrare e fare rifornimento, o precipitiamo con l'aereo ».
 
Combinazione, fecero entrambe le cose.


<strong>Scarica un estratto</strong>
Per approfondire il contenuto del libro scarica un <span class="mt-enclosure mt-enclosure-file"><a href="http://www.nuovilibri.it/immagini/cortina-di-fumo.pdf">estratto di 32 pagine</a></span> in formato PDF, 235 KB.

Per leggere i file PDF hai bisogno del programma "Adobe Reader", se non ce l'hai lo puoi <a href="http://www.adobe.com/it/products/acrobat/readstep2.html?ogn=IT-gntray_dl_get_reader_it" target="_blank">scaricare gratuitamente</a>.


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            <pubDate>Thu, 24 Jun 2010 19:27:13 +0100</pubDate>
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