Inserzioni più recenti di Viaggi, Guide e Cartine
Autore: Gaetano Ponsiglione, Angela Orlotti
Editore: Ediworld Editrice
Prima edizione: 04/2009
Edizione corrente: 04/2009
EAN-ISBN: 9788888472034
Pagine: 128
Rilegatura: Brossura cucito
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 9,90 Euro
Argomento: Viaggi, Guide e Cartine
Descrizione
La Guida raccoglie circa 800 aziende Agrituristiche di tutta Italia, tutti con indirizzo internet; alcune di esse hanno una pagina dedicata per i dettagli.
Raccolta di ricette consigliate dalle aziende agrituristiche.
Note biografiche
Gaetano Ponsiglione
Angela Orlotti
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La motocicletta come strumento di esperienza
Autore: Luciano Milanese
Editore: Edizioni Sabinae
Prima edizione: 01/2009
Edizione corrente: 01/2009
EAN-ISBN: 9788896105191
Pagine: 196
Rilegatura: Brossura
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
Argomento: Viaggi, Guide e Cartine
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Descrizione
Questo libro si occupa di un fenomeno contemporaneo che dagli anni Ottanta ha vissuto un notevole incremento di interesse da parte di molti utenti, giovani e meno giovani, delle due ruote motorizzate: il mototurismo.
Il percorso di lavoro prevede una ricerca bibliografica relativa ai contributi sul turismo provenienti dall'antropologia in primis, ma anche dalla sociologia e dalla psicologia.
Vengono inoltre effettuati rimandi ad opere di carattere storico, saggistico e letterario riguardanti il motociclismo in generale ed il mototurismo in particolare, nonché incursioni nella storia dell'arte moderna e contmporanea, del cinema e della musica, contesti strettamente connessi con l'universo motociclistico.
Il lavoro prevede il frequente ricorso a materiali d'archivio, periodici del settore, riviste motociclistiche, siti web di gruppi ed appassionati dediti alla passione delle due ruote motorizzate.
L'intento dell'opera, in definitiva, è quello di assegnare alla pratica del mototurismo uno spazio adeguato nel panorama delle molteplici tipologie turistiche oggi praticate.
Note biografiche
Luciano Milanese nasce a Cusano Milanino (MI) nel 1967.
Insegnante nella scuola primaria, nel tempo libero si divide tra i suoi interessi: la musica rock, la letteratura contemporanea e la cultura degli Indiani d'America.
Eredita dal padre la grande passione per le moto e da oltre un ventennio percorre le strade d'Europa in sella alle sue "dueruote" alla ricerca di paesaggi suggestivi, tradizioni e culture diverse, piccoli momenti di felicità.
Si laurea in Scienze dell'Educazione presso l'Università Bicocca di Milano con una tesi sul mototurismo in chiave socio-antropologica.
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Autore: Renato Sensibile
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 09/2008
Edizione corrente: 09/2008
EAN-ISBN: 9788862111263
Pagine: 140
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
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Descrizione
A 25 anni Renato decide di intraprendere un viaggio nel Sud-Est asiatico in bicicletta.
Con pochi soldi ma con tanta voglia di esplorare quei luoghi sconosciuti e di conoscere un nuovo mondo accompagnato da quel motto, che dà anche il titolo a questo incredibile diario di viaggio, "Speriamo bene" che caratterizza tutto il libro.
Tra il pericolo costante dell'influenza aviaria e la curiosità di conoscere quanto più possibile, Renato Sensibile si muove in questo nuovo mondo raccontandoci la sua avventura in modo coinvolgente, curioso e un po' fuori dagli schemi
Note biografiche
Renato Sensibile è nato a Cagliari nel 1978 e vive a Selargius (CA).
Attualmente è impiegato in un bar sul litorale cagliaritano.
Tra le sue passioni, oltre ai viaggi per il mondo in bicicletta, c'è la musica d'autore.
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Le strade del Cairo si raccontano
Autore: Khaled Al Khamissi
Traduttore: Ernesto Pagano
Editore: Editrice il Sirente
Prima edizione: 09/2008
Edizione corrente: 09/2008
EAN-ISBN: 9788887847147
Pagine: 216
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 15,20 Euro
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Descrizione
Un libro dedicato «Alla vita che abita nelle parole della povera gente».
Taxi è un viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti.
Una raccolta di storie brevi che raccontano sogni, avventure filosofiche, amori, bugie, ricordi e politica.
I tassisti egiziani sono degli amabili cantastorie che, con disinvoltura, conducono il lettore in un dedalo di realtà e poesia che è l'Egitto dei nostri giorni.
Note biografiche
AUTORE.
Giornalista, regista e produttore oltre che scrittore, Khaled Al Khamissi è nato nel novembre del 1962.
Figlio d'arte, Khaled è un artista poliedrico, si è laureato in Scienze politiche alla Sorbona di Parigi.
Ha lavorato per l'Istituto Egiziano per gli studi sociali.
Ha scritto sceneggiature per vari film egiziani quali Karnak, Iside a Philae, Giza e altri.
Scrive periodicamente articoli e analisi critiche su politica e società in diversi giornali e settimanali egiziani.
TRADUTTORE
Nato a Napoli, Ernesto Pagano è autore di traduzioni dall'arabo, tra cui recentemente il libro Le Storie di Abu, fiabe popolari egiziane in italiano e arabo illustrate da Rosalba Suelzu, per Angelica editore.
Attualmente scrive d'Egitto, di Islam e di Medio Oriente in varie testate cartacee e online
Recensioni
«Taxi è un articolata e divertente critica alla società e alla politica egiziana» dice Mark Linz, direttore dell'Università Americana del Cairo, «è unico nel suo genere perché usa una buona dose di humour per trattare argomenti a cui solitamente gli egiziani riservano un estrema serietà».
Primo libro di Khaled Al Khamissi, Taxi, è diventato un best-seller, ristampato 7 volte nell'arco di un anno, oltre 35.000 copie vendute, in un paese, l'Egitto, dove 3000 copie sono considerate un successo.
«Dalle chiacchere con i conducenti è scaturito un libro, in breve divenuto un bestseller.
Perché le storie ascoltate nelle convulse vie della capitale lasciano trapelare una denuncia caustica e ironica del malessere sociale che attraversa il Paese.»
Elisa Pierandrei, Ventiquattro
«Pur essendo un opera di fiction (...) non è un vero romanzo, ma un insieme di quadri in cui si affrontano i temi caldi come la politica, l'economia, la sanità e l'istruzione.»
Omayma Abdel-Latif, Internazionale
«Un giornalista, qualche decina di tassisti e una valanga di proteste contro il governo e i politici.
Non è la riedizione della rivolta italiana delle auto bianche, ma il soggetto di un libro campione di vendite in Egitto: Taxi, di Khaled Al Khamissi.»
Paolo Casicci, Il Venerdì di Repubblica
«Il libro composto da conversazioni in taxi è diventato un best-seller che attraversa il paese.
Un ritratto della società egiziana, come l'era del 79enne presidente Hosni Mubarak che si avvicina alla fine.»
Liz Sly, Chicago Tribune
«Il libro parla della resistenza dello spirito umano, è una potente cronaca della colossale lotta per la sopravvivenza.»
Baheyya, anonimo ma influente blogger egiziano
«Lo leggerai in un giorno e poi tornerai a comprare copie per tutti i tuoi amici.»
Baheyya: Art Commentary Media
«Un lavoro innovativo che dipinge un quadro veritiero della situazione della società egiziana di oggi, come si è visto da parte di un importante settore sociale.»
Galal Amin, economista e sociologo dell Università Americana del Cairo
Estratto
Da lunghi anni sono un cliente di prim'ordine dei taxi.
Con loro ho girato dappertutto per le strade e i vicoli del Cairo, tanto da imparare i discorsi e i vari trucchi del mestiere meglio di qualsiasi tassista (non me ne vogliate se mi vanto un poco!).
Amo le storie dei tassisti perché rappresentano a pieno diritto un termometro dell'umore delle indomabili strade egiziane.
In questo libro vi sono alcune storie che ho vissuto e ascoltato, tra l'aprile del 2005 e il marzo del 2006.
Parlo di alcune storie, e non di tutte, perché diversi amici avvocati mi hanno detto che la loro pubblicazione sarebbe bastata a farmi sbattere in galera con l' accusa di calunnia e diffamazione; e che la pubblicazione di certi nomi contenuti in determinate storie e barzellette, di cui sono pieni gli occhi e le orecchie delle strade egiziane, è un affare pericoloso, davvero pericoloso, amici miei.
La cosa mi ha rattristato molto perché i racconti popolari e le barzellette, privati di una memoria, andranno perduti.
Ho tentato di riportarli qui, così come sono, narrati nella lingua della strada.
Una lingua speciale, rude, vitale, schietta.
Estremamente diversa dalla lingua cui ci hanno abituato i convegni e i salotti buoni.
Di certo il mio ruolo in questa sede non sta nel rivedere l'accuratezza delle informazioni che ho registrato e trascritto.
Perché l'importante sta in quello che un individuo dice nella sua società, in un particolare momento storico, attorno a una determinata questione: nella scala di priorità di questo libro, l'intento sociologico viene prima di quello descrittivo.
La maggior parte dei tassisti appartiene a una classe sociale schiacciata dal punto di vista economico e vessata da un lavoro fisicamente devastante.
La perenne posizione seduta in auto sgangherate spezza loro la schiena.
Il traffico e il caos permanente delle strade cairote annichilisce il loro sistema nervoso e li conduce all'esaurimento.
La corsa " in senso letterale" dietro il guadagno, tende i loro nervi fino al limite estremo a questo si aggiunga il continuo tira e molla coi clienti, a causa dell'assenza di una tariffa stabilita, e coi poliziotti, che li sottopongono a una quantità di vessazioni che farebbero stare quieto nella tomba anche il defunto Marchese de Sade.
Inoltre, se calcolassimo in termini matematici il ritorno economico del taxi, considerando le spese legate all'usura, le percentuali dovute all'autista, le tasse, le multe, ecc., ci renderemmo conto che si tratta di un attività a perdere in tutto e per tutto.
Al contrario, questi imprenditori, non mettendo in conto la quantità di spese impreviste, immaginano che possa fruttare guadagno.
Ne risultano auto logore, sfasciate e sudice, con a bordo autisti che lavorano come schiavi.
Una serie di provvedimenti del governo ha portato l'impresa taxi a un incremento senza precedenti, facendo arrivare il loro numero alla cifra di ottantamila soltanto al Cairo.
Con una legge emanata nella seconda metà degli anni '90, il governo ha consentito la conversione di tutte le vecchie auto in taxi, insieme all'ingresso delle banche nel mercato dei finanziamenti di auto pubbliche e private.
In questo modo, folle di disoccupati si sono riversate nella classe dei tassisti, entrando in una spirale di sofferenza mossa dalla corsa al pagamento delle rate bancarie; dove lo sforzo atroce di quei dannati si trasforma in ulteriore guadagno per banche, aziende automobilistiche e importatori di pezzi di ricambio.
Di conseguenza diventa possibile trovare tassisti con ogni tipo di competenza e livello d'istruzione, a partire dall'analfabeta, fino a giungere al laureato (ma non ho mai incontrato tassisti col dottorato, finora ).
Costoro detengono un'ampia conoscenza della società, perché la vivono concretamente, sulla strada.
Ogni giorno entrano in contatto con una varietà impressionante di uomini.
Attraverso le conversazioni si sommano nelle loro coscienze punti di vista che penetrano intensamente la condizione della classe dei miserabili d'Egitto, tant'è vero che, molto spesso, ritrovo nelle analisi politiche dei tassisti una profondità superiore a quella di tanti commentatori politici che riempiono di chiacchiere il mondo.
Perché la cultura di questo popolo si rivela nelle sue anime più semplici.
Un popolo grandioso e ammirevole, il vero maestro di chiunque voglia imparare.
Khaled El Khamissi, 21 Marzo 2006
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Appunti da una capanna di fango
Autore: Nigel Barley
Traduttore: Paolo Brama, Francesca Sabani
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 02/2008
Edizione corrente: 02/2008
EAN-ISBN: 9788872020319
Pagine: 224
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 12,50 Euro
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Descrizione
Il libro è l'ironica testimonianza dell'iniziazione di un inesperto antropologo, per la prima volta a contatto con una tribù isolata e primitiva nel cuore dell'Africa nera.
Il passaggio dalla monotona e rassicurante vita accademica a quella del ricercatore sul campo è per il protagonista fonte di enormi difficoltà ma anche di scoperta e crescita personale e professionale.
Barley ci mostra, con ritmo coinvolgente, semplicità e il tipico humour inglese, le mille sfaccettature della complessa esperienza della ricerca sul campo.
La narrazione è caratterizzata infatti da un alternarsi di incomprensioni culturali e linguistiche, disagi fisici e crolli psicologici, e situazioni divertenti e paradossali.
Il giovane antropologo non è un semplice romanzo antropologico ma un libro divertente adatto a ogni tipo di lettore.
La storia della lunga permanenza di Barley tra la popolazione dei Dowayo non è infatti solo un attenta indagine antropologica ma anche un ironica e appassionata testimonianza dell'incontro tra realtà profondamente diverse e della loro reciproca scoperta, accettazione e integrazione.
Attraverso la narrazione delle tragicomiche vicende del protagonista la disciplina dell'antropologia si fa umana e accessibile anche a chi non frequenta le austere aule accademiche.
Indice
1. LE MOTIVAZIONI
2. I PREPARATIVI
3. VERSO LE COLLINE
4. HONI SOIT QUI MALINOWSKI
5. PORTATEMI DAL VOSTRO CAPO
6. IL TUO CIELO È SERENO?
7. «OH CAMERUN, OH CULLA DEI NOSTRI PADRI»
8. TOCCARE IL FONDO
9. EX AFRICA SEMPER QUID NAUSEANTE
10. RITI E STORTI
11. PIOGGIA E SICCITÀ
12. PRIMI E ULTIMI FRUTTI
13. UNO STRANIERO IN PATRIA
Note biografiche
Nigel Barley, antropologo, professore e brillante scrittore, è nato nel 1947 a Kingston-on-Thames, in Inghilterra.
Si è diplomato in lingue moderne a Cambridge e ha conseguito un dottorato in antropologia sociale a Oxford.
Nel 1978, dopo un periodo di insegnamento presso lo University College di Londra, ha condotto una ricerca sul campo della durata di due anni presso la popolazione dei Dowayo in Camerun.
Dal 1981 al 2003 ha fatto parte dell'equipe di ricercatori del Museum of Mankind del British Museum di Londra.
Estratto
Verso le colline
Appena atterrati sul buio campo d'aviazione di Douala, la cabina fu invasa da un odore insolito.
Era un soffocante odore di muschio e di terra: l'odore dell'Africa occidentale.
Cadeva una pioggia calda; mentre attraversavamo la pista, avevamo la sensazione che la pioggia fosse sangue che colava sui nostri volti sudati.
Dentro l'aeroporto regnava la più straordinaria confusione che avessi mai visto.
Folle di europei erano accalcate in gruppi disperati che urlavano agli africani.
Africani urlavano ad altri africani.
Un arabo solitario vagava sconsolato da un check-in all'altro.
Davanti a ogni banco si ammassava sgomitando una folla di francesi.
Qui ebbi la seconda lezione di burocrazia camerunese.
A quanto pareva, dovevamo mettere insieme tre fogli relativi ai nostri visti, ai certificati medici e alle formalità sull'immigrazione.
Bisognava compilare molti moduli e ci fu un fitto scambio di penne a sfera.
Dopo che i francesi si furono fatti largo a gomitate, solo per avere il privilegio di aspettare le loro valigie sotto la pioggia, qualcuno si occupò anche dei rimanenti passeggeri.
Molti di noi fecero l'errore di non essere in grado di fornire l'indirizzo esatto della propria destinazione e i nomi dei vari contatti.
Seduto alla sua scrivania, un imponente ufficiale leggeva il giornale ignorandoci.
Dopo aver stabilito, con viva soddisfazione, la nostra successione gerarchica, ci interrogò con l'aria di uno con cui è meglio non scherzare.
Avendo capito come andavano le cose, assunsi un atteggiamento remissivo e diedi un indirizzo completamente falso, stratagemma adottato anche da molti altri passeggeri.
In seguito, sarei stato sempre scrupolosamente preciso nel compilare tutti quei moduli che senza dubbio erano destinati a essere mangiati dalle termiti o a essere gettati via senza che nessuno li leggesse.
Facemmo tutti ancora una volta il giro dei tre sportelli e passammo la dogana, dove nel frattempo si stava consumando un dramma.
Avevano aperto i bagagli di un francese e all'interno erano state trovate delle sostanze aromatiche.
Invano l'uomo cercava di spiegare che si trattava di spezie per preparare salse tipiche della cucina francese.
Il funzionario era convinto di aver catturato un grosso trafficante di marijuana, sebbene fosse noto che quest'ultima era coltivata dentro il Camerun e contrabbandata fuori.
Gli sgomitatori francesi erano di nuovo in azione e sembravano farsi strada velocemente, finché l'enorme figura di un elegante africano, che aveva viaggiato in prima classe da Nizza, non attraversò la sala.
Con uno schiocco delle dita coperte d'oro indicò le sue valigie, che furono subito raccolte dai facchini.
Fortunatamente, il mio bagaglio era posizionato in modo tale da bloccare il suo, per cui mi fecero cenno di passare, uscii ed ecco finalmente l'Africa.
La prima impressione conta molto.
Un uomo con le gambe ancora bianche è subito preso di mira da gente di tutti i tipi.
In ogni caso la mia macchina fotografica fu subito afferrata da quello che avevo scambiato per uno zelante facchino.
Dovetti capirlo quando lo vidi svignarsela in tutta fretta.
Mi lanciai all'inseguimento, usando tutta una serie di espressioni assai poco frequenti nel linguaggio comune: «Au secours! Au voleur!», urlai.
Fortunatamente, l'uomo fu rallentato dal traffico, quindi riuscii a raggiungerlo e cominciammo a lottare.
Alla fine mi assestò un colpo fulmineo ferendomi al volto, e fuggì lasciandomi la custodia.
Un premuroso tassista mi portò all'albergo per una tariffa che superava "solo" di cinque volte quella normale.
Il giorno dopo lasciai a malincuore le attrattive di Douala per volare senza contrattempi verso la capitale, e notai di aver adottato nei confronti di facchini e tassisti lo stesso atteggiamento prepotente e ostile degli altri passeggeri.
A Yaoundé ebbi una lunga disavventura con la burocrazia: dal momento che erano necessarie tre settimane per il controllo dei documenti, non mi rimase che fare la parte del turista.
A prima vista, la città aveva ben poche attrattive.
Nella stagione secca è fastidiosamente polverosa, mentre in quella umida diventa un grande pantano.
I monumenti principali hanno lo stesso fascino architettonico di un bar sull'autostrada.
Sui marciapiedi i tombini sfondati offrono al visitatore distratto un accesso diretto alle fogne della città.
È raro che i nuovi arrivati sopravvivano a lungo senza slogarsi almeno un arto.
La vita degli espatriati si concentra intorno a due o tre caffè, dove siedono nella noia più totale, osservando passare i taxi gialli e respingendo le attenzioni dei venditori di souvenir.
Questi ultimi sono dei veri gentiluomini dall'enorme fascino, che hanno capito che i bianchi comprano qualunque cosa, purché il prezzo sia eccessivo.
Offrono una serie di statuette assolutamente decorose, insieme a spazzatura vera e propria spacciata per autentici pezzi d'antiquariato.
L'intero commercio è praticato come se fosse un gioco.
I prezzi richiesti sono anche venti volte più alti di quanto sarebbe ragionevole chiedere.
Se un cliente si lamenta che lo stanno derubando, loro ridacchiano e gli danno ragione, abbassando il prezzo fino a cinque volte.
Molti instaurano una specie di rapporto cliente/padrone con gli europei sfiniti, ben sapendo che quanto più scandalose sono le loro bugie, tanto maggiore sarà il divertimento che suscitano.
I casi più tristi sono quelli dei diplomatici, che sembrano seguire una politica di minimo contatto con la popolazione locale e fuggono da un ufficio blindato a un compound blindato, passando solo per il caffè.
Per ragioni che avrei compreso in seguito, avevo arrecato un certo disturbo alla comunità inglese.
Di gran lunga più interessante era la comunità francese dei giovani coopérants, che prestavano la loro opera all'estero in alternativa al servizio militare nel loro paese.
In qualche modo erano riusciti a riprodurre una copia della vita sociale nella provincia francese, combinando elementi come grigliate, gare automobilistiche e feste, senza curarsi minimamente del fatto che si trovavano in Africa occidentale.
In poco tempo feci amicizia con una ragazza e due ragazzi che lavoravano come insegnanti in vari progetti e il cui aiuto in seguito si sarebbe rivelato prezioso.
A differenza della comunità dei diplomatici, loro avevano viaggiato anche al di fuori della capitale ed erano informati sullo stato delle strade, sul mercato delle automobili ecc., e rivolgevano la parola anche agli africani che non facevano parte della loro servitù.
Dati i funzionari con cui avevo avuto a che fare fino ad allora, fu per me una gran sorpresa scoprire quanto la gente del luogo fosse amichevole e gentile; non me lo sarei mai aspettato.
Dopo le rivendicazioni politiche dei cittadini delle Indie Occidentali e degli indiani che avevo conosciuto in Inghilterra, mi sembrava ridicolo che proprio in Africa persone di razze diverse potessero incontrarsi tranquillamente e senza complicazioni.
Naturalmente, scoprii che non era tutto così semplice come sembrava.
I rapporti tra gli europei e gli africani sono complicati da una lunga serie di fattori.
Spesso gli africani con cui si entra in contatto hanno imparato così bene a integrarsi da diventare nient'altro che francesi di colore.
D'altro canto, gli europei che vivono in Africa sono generalmente delle persone piuttosto stravaganti.
Forse la ragione per cui i diplomatici se la passano così male sta nell'evidente stranezza dei residenti europei.
Invece, questi matti (e io ne ho incontrati parecchi) se la cavano molto meglio, nonostante il caos che lasciano dietro di sé.
Da buon inglese rimasi colpito, forse senza ragione, dal fatto che dei perfetti sconosciuti mi salutassero e mi sorridessero per strada, apparentemente senza motivo.
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