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Santità, a che serve Dio?

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Da Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II

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Autore: Laura De Luca

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 04/2005

Edizione corrente: 04/2005

EAN-ISBN: 9788872020241

Pagine: 120

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 13,00 Euro

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Descrizione
Dalle apparizioni della Madonna di Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II, il libro ricostruisce e traccia l'itinerario di un secolo.

La giornalista, testimone privilegiata del tragico evento del 1981, propone un collage di ricordi personali, documenti, fonti storiche riflettendo su una serie di interrogativi essenziali, del tutto aperti.

Attraverso una ricostruzione a metà fra la cronaca e il romanzo, l'autrice costruisce un mosaico di frammenti diversi, quasi una partitura musicale, dove le piccole storie di persone qualsiasi, si inseriscono nella più vasta cornice della grande Storia di tutta l'umanità, eleggendo così il pontificato di Woytjla a
emblema di tutto il Novecento.

In allegato, un CD audio che, alla maniera degli sceneggiati radiofonici, spettacolarizza, e allo stesso tempo documenta, questi stessi eventi con l'aiuto di documenti originali e testimonianze.

"Non è un libro per soli cattolici, né per credenti. Forse per chi vorrebbe credere in Dio ma, guardando il mondo, lascia perdere in tempo" (Rockstar)


Note biografiche
Laura De Luca giornalista di Radio Vaticana, autrice radiofonica, disegnatrice e scrittrice, ha pubblicato vari saggi e romanzi.

Tra le ultime opere: Tutti bravi ragazzi. Il sequestro Moro e sette testimoni involontari (Zona 2003).

Di recente si è occupata di musica, producendo il CD "Strane Coppie Musicali del Novecento" con il patrocinio della Discoteca di Stato.


Estratto
Asimmetrico scendo in piacchiata su mille teste.

Volo.

La piazza è colma, inclina un po a destra, mi pare, una volta su un lago ho visto una barca, inclinava
su un lato perché tiravano su le reti, che aria dolce c'era, proprio come stasera.

9788872020241bis.jpgStasera anche la piazza inclina da un lato, il pescatore è vestito di bianco, LO CONOSCO QUELLO, pesca senza reti, PESCA UOMINI, sta a braccia aperte a bordo di quel carro a motore, dall'alto seguo la scia che si apre di folla, di teste, per noi altri neppure una manciata di miglio, di mollica, di briciole.


Tra le braccia il pescatore bianco solleva una bambina, pesca una bambina, la posa, le braccia si alzano come ali senza troppe piume, salutano, cento altre ali senza proprietari svolazzano intorno, sono fazzoletti, specie di piume di riserva, poi mi taglia l'aria qualcosa di nero a lato SWISSSSSSSSSSSSSSCCC e poi:

BANG BANG

BANG BANG!

Cacciatori?

Se mi si spezza l'ala sono perduto, erano cacciatori?

Neanche per sogno; tanto tempo fa sapevo già alla perfezione chi erano i cacciatori, un piccione sa tutto, ma che ci fanno qui, i cacciatori?

Gridano tutti: «Fermalo, FERMALO!».

«La folla è tutta in piedi, quasi.

Non commentano la scena tragica cui hanno assistito.

Sono quasi tutti in silenzio, aspettano notizie (pausa: fischi o grida in lontananza), noi a nostra volta cercheremo di prendere nota e lasciamo aperto il canale anzi chiediamo alla sala controllo se il canale deve rimanere aperto oppure no.

Io abbandono un attimo la postazione e cercherò notizie, cercherò di sapere che cosa è successo, io posso solo vedere piazza San Pietro (pausa: un po di affanno), il mio compito era solo di riferire su un udienza generale (in sottofondo sirene della polizia o di autoambulanza), su una delle tante, affettuose udienze generali date da Giovanni Paolo II, un'udienza generale troncata da quattro-cinque spari in
rapida successione (altre sirene in sottofondo).

Il Santo Padre è stato evidentemente, certamente colpito (voci di tecnici vicini al radiocronista) »

Si è formato un vuoto, un risucchio dentro la gente, uomini e donne frullati come briciole da una folata di vento maestoso e impassibile nello stesso tempo.

L'ala è salva, ho perso giusto due penne, ho perso giusto due battiti, un piccione o mille piccioni siamo tutti la stessa cosa.

Sto facendo lezione di radiofonia, voglio diventare una giornalista della radio, voglio diventare una che dà le notizie senza farsi vedere, la buona coscienza del mondo, la voce della coscienza, invisibile e onnipresente.

All'improvviso il professore viene chiamato in direzione, non ci sono ancora i cellulari e lo sta cercando disperatamente il suo redattore capo dal Giornale Radio.

«Muovi il culo, hanno sparato al papa!»

In fretta e furia il professore si congeda dalla classe, dal rettore, da noi studenti.

Prima di essere un professore è un giornalista.

«Hanno sparato al papa, questa è una lezione fondamentale: all'occorrenza il radiocronista deve essere
pronto a schizzare sul posto. Per passare un servizio gli bastano due occhi e un telefono. La radio è poverissima. Io vado».

Che occasione, per noi studenti.

Occasione di studio, di pratica, esercizio di cinismo.

I giornalisti gioiscono sempre delle cattive notizie: solo le cattive notizie danno buone opportunità; e le notizie quasi sempre sono cattive.

In aula vengono accesi quattro sintonizzatori contemporaneamente.

Le tre reti RAI e la Radio Vaticana, ovviamente, già non parlano d altro.

Alla Radio Vaticana era in corso la radiocronaca dell'udienza generale, potrei sbagliarmi ma mi sembra che il cronista tiri un po il fiato.

In laboratorio-TV cinque monitor sono accesi sui tre canali RAI, su Telemontecarlo e su un emittente locale che già cercano di raccogliere dati su quanto è appena accaduto in quell'angolo di piazza San Pietro,
in quell'angolo di mondo

Per il momento filmati o riprese di quanto è successo non ce ne sono.

Dobbiamo immaginare, dobbiamo affidarci




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L'amante dell'uomo

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La preghiera e le preghiere

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Autore: Adriana Zarri

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788872583197

Pagine: 64

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12,5x16,5 cm

Prezzo di copertina: 4,00 Euro


Descrizione
La preghiera si origina dalla relazione amorosa che intercorre tra Dio e l'uomo: Dio prega nell'uomo e l'uomo prega in Dio.

La preghiera, "uno stato di innamoramento", come scrive Adriana Zarri, che ha la sua espressione nelle preghiere.

Nel silenzio della contemplazione si accoglie la Parola che alimenta la vita, si percepisce la presenza nascosta e la forza creatrice di Dio nella storia.


Note biografiche
Adriana Zarri, nata a S. Lazzaro di Savena nel 1919.

Teologa, saggista, autrice di romanzi.

Collabora con diversi periodici.

Vive in forma monastica in un eremo del Canavese.


Estratto
LA PREGHIERA E LE PREGHIERE

Un discorso sulla preghiera è molto più complesso di quanto possa forse sembrarci.

Potremmo cominciare col chiederci che cos'è la preghiera.

Pensiamo tutti di saperlo ma ne abbiamo, di solito, un idea e anche una prassi molto povera.

Preghiamo poco e preghiamo male.

Eppure non si può dire che, nelle nostre chiese, non si ascoltino esortazioni a pregare, ma sono di tipo prevalentemente devozionale, con forte accentuazione sulla quantità: inviti a recitare formule, a fare determinate pratiche, ad assolvere a taluni adempimenti.

Più che a pregare si esorta a recitare preghiere.

Anzi, nella mentalità corrente, ci troviamo di fronte ad un equivoco che identifica le due cose, ritenendo che la loro finalità primaria sia ottenere le cosiddette "grazie".

E qui noto, di passaggio, l'abituale abbassamento di livello quando si passa dal singolare al plurale.

Non dirò del bene che, nel plurale, indica le sostanze patrimoniali, i beni.

E già le "sostanze" son cosa ben più povera della "sostanza", sinonimo filosofico di essenza.

Ma, per tenerci al nostro campo, sappiamo bene dell'impoverimento cui soggiace la "Parola del Padre" quando discende nelle "parole rivelate".

La stessa caduta di tensione la rileviamo nel passaggio tra la "preghiera" - che è dimensione teologale di grande profondità e ricchezza - e le "preghiere" che ne sono l'episodica espressione.

Egualmente dicasi per la "grazia" - che è l'inabitazione trinitaria, la vita di Dio in noi - e le "grazie" che sono i piccoli favori che chiediamo e che talvolta ci illudiamo di ricevere da Dio; e son magari il frutto di un naturale svolgersi di eventi.

Cominciamo con il parlare della preghiera al singolare; poi parleremo anche del posto che hanno le preghiere nella preghiera e del rapporto tra le due.

C'è un passo della scrittura che dice: pregate continuamente (senza intermissione).

Se la preghiera fosse la recita di preghiere è evidente che quell'invito sarebbe solo una pia iperbole.

Non si può recitare preghiere senza sosta.

C'è il momento in cui si recitano preghiere e il momento in cui si deve fare altro.

Se quell'esortazione non è un enfasi retorica vuol dire che pregare è altra cosa rispetto al recitare preghiere.

Facciamo un paragone che spero sia chiarificatore, rifacendoci all'immagine biblica che parla dell'Alleanza nei termini di amore di coppia (è l'immagine più appropriata).

È evidente che amare non è solo fare l'amore, anche se c'è un rapporto molto stretto tra le due cose.

Si può amare anche senza fare l'amore.

Possono darsi difficoltà (il partner lontano, una malattia o altro) per cui non si può esprimere l'amore con l'amplesso, però l'amore resta.

E si può purtroppo anche fare l'amore senza amore, il che è poi sostanzialmente il peccato sessuale.

La realtà profonda del peccato di sesso si dà quando c'è un rapporto epidermico, goloso, senza armonizzazione.

Il prima, il poi, il dentro, il fuori rispetto alla ritualizzazione - al cosiddetto matrimonio in chiesa - sono elementi in gioco, però non rappresentano il nodo profondo del problema.

Il nodo, invece è il "dentro" o il "fuori", la pertinenza o l'estraneità rispetto all'amore che è il vero sacramento della coppia.

Si può quindi fare l'amore senza amare e amare senza fare l'amore.

Le due cose non coincidono, anche se sono correlate tra di loro perché, in una coppia normale, in cui non ci siano inceppi psicologici o altro, l'amore desidera manifestarsi nel fare l'amore e con vari gesti di tenerezza che esprimono l'amore stesso.

È il rapporto tra l'essere e il manifestarsi.

Lo stesso rapporto c'è tra la preghiera, che è uno stato di innamoramento di Dio, e la sua espressione nelle preghiere, questo momento forte in cui sospendiamo altre attività per dedicarci esplicitamente, direttamente, esclusivamente a pregare.

Ed è come il fare l'amore: il momento forte di un innamoramento, che tuttavia permane sempre anche al di là del gesto.

Il concentrarci per meditare o recitare preghiere è il momento in cui si rende esplicito questo stato di amore permanente, in cui consiste la preghiera.

Però non è il fatto fondamentale poiché è chiaro che è più importante essere innamorati che fare l'amore; ed analogamente è più importante la preghiera, come stato permanente d'amore, che non la sua manifestazione episodica.


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In quale Dio crediamo?

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Le povere immagini di Dio

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Autore: Adriana Zarri

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788872583203

Pagine: 60

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12,5x16,5 cm

Prezzo di copertina: 4,00 Euro


Descrizione
Dio ci risulta poco amabile perché abbiamo di Lui false e povere immagini: un Dio filosofico, un Dio stoico, un Dio maschile, un Dio monolitico.

La meditazione di Adrianasi ferma con finezza sorprendente sulla realtà trinitaria del Dio di Gesù, una dimensione carica di sviluppi profondi e provocazioni profetiche e poetiche per capire la storia nel suo dinamismo vitale.


Note biografiche
Adriana Zarri, nata a S. Lazzaro di Savena nel 1919. Teologa, saggista, autrice di romanzi. Collabora con diversi periodici. Vive in forma monastica in un eremo del Canavese.


Estratto
ASSOLUTO E RELATIVO

L'universo è il primo altro, contenitore d ogni creatura all'interno del quale tutti sono e si muovono e, i viventi, vivono.

Tutti questi altri disseminati nel mondo, redenti e assunti dal Cristo vengono riportati in seno all'Altro di Dio: a quell'alterità che è l'obiectum del Padre.

Ma in questa sintesi al plurale, che alberga nel singolare Altro di Dio, niente scompare, niente va perduto.

Le creature assunte da Cristo nel Verbo non naufragano in Dio ma in lui navigano, ciascuna nella propria identità, perché il Dio trinitario è il supremo garante di ogni singolarità.

Non vi sembri - parlando a chi opera soprattutto nel Terzo Mondo - che allarghi i problemi in modo indebito.

È importante, per un uomo di fede, che gli interessi di tipo politico e sociale, vengano radicati nella teologia; e che il suo rapporto con l'altro abbia delle motivazioni più profonde.

Eppure ci sono tanti non credenti che operano con la stessa nostra dedizione e che non hanno questo radicamento teologico.

La loro dedizione vale forse di meno?

Se la dedizione c'è, Dio c'è; e credo che le cose si pongano nei medesimi termini quando ci si dedica all'altro, perché l'altro è stato assunto da Cristo, sia che me ne occupi io, sia che se ne occupi un non credente, sia che il credente lo sappia, sia che il non credente non lo sappia.

Questa ricapitolazione di Cristo che porta ogni uomo (ed animale e cosa) in seno al Padre, vale per tutti.

Ma ritorniamo a noi e all'ultima fondazione del nostro operare e rapportarci.

Il rapporto con l'altro è tanto importante perché anche Dio ha un rapporto con l'Altro: rapporto che è addirittura costitutivo delle Persone.

Abbiamo sempre parlato di Dio come Assoluto.

Ma, se la relazione è costitutiva delle persone, possiamo parlare di Dio come Relativo.

Se opponiamo assoluto a contingente, certo Dio - che contingente non è - è assolutamente assoluto; ma se opponiamo assoluto a relativo, Dio, le cui Persone sussistono e si identificano nel rapporto, non è più assoluto: anzi, essenzialmente, assolutamente relativo.


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Il Dio che viene

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Il Natale e i nostri natali

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Autore: Adriana Zarri

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788872583180

Pagine: 60

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12,5x16,5 cm

Prezzo di copertina: 4,00 Euro


Descrizione
La meditazione di Adriana si concentra con lucidità teologica sul significato fondamentale delle venute di Dio nella vicenda umana.

Tra le diverse venute di Dio, quella dell'Incarnazione è certamente la più dirompente perché manifesta in modo impensato, stupefacente l'amore di Dio per l'uomo.

Il Verbo di Dio, l'Infinito si fa limite, l'Eterno si fa tempo, offrendo il proprio abbraccio all'uomo, alla relatività della storia, al dinamismo evolutivo del cosmo.


Note biografiche
Adriana Zarri, nata a S. Lazzaro di Savena nel 1919.

Teologa, saggista, autrice di romanzi.

Collabora con diversi periodici.

Vive in forma monastica in un eremo del Canavese.


Estratto
IL NATALE CONSUMISTICO

Da noi, in questo clima conformista, molliccio e ambiguo, il Natale è una festa comandata e osservata anche dai non credenti (o cosiddetti tali) ma spesso vissuta anche dai credenti (ancora cosiddetti tali) a livello di festa profana.

E, sulla scorta di questa festività per tutti, si scatena il consumismo natalizio.

Le luminarie cominciano un mese prima ad accendersi (ci lamentiamo della crisi energetica, vogliono rifare le centrali atomiche; la nostra popolazione non le vuole ma i nostri governanti le vogliono e ciò che vogliono, fanno).

Possibile che non ci sia un divieto?

Si accendano le luci tre giorni prima di Natale, una settimana, a voler essere generosi, ma non con un mese di anticipo.

Quanto costa, tradotto in KWH, un tale spreco?

E a cosa serve?

A impallidire il senso della festa serve, perché un addobbo che dura un mese intero si fa abitudine e non è più avvertito.

È anche bello un segno esterno di letizia però a cominciarlo tanto tempo prima, quando arriva il Natale gli occhi ormai sono abituati e non vedono più la novità, la diversità, la festività di un clima che si è ormai fatto abituale.

Dal punto di vista psicologico è un errore.

È utile solo a fini commerciali o forse neanche a quelli.

Davvero facciamo una spesa di più perché c'è una luce accesa?

E lo spreco dei doni?

Il dono è bello; non buttiamolo via!

La pratica del dono, di per sé, non è consumista.

Certo può diventarlo, ma forse allora non è più dono perché non ha rispetto e insinua lo sfarzo e lo spreco.

Il dono può essere povero e bellissimo, pieno di fantasia e di simbologia.

Uno dei doni più apprezzati che mi occorse di fare a delle amiche di città (notatelo: è importante perché va scelto il destinatario con i suoi gusti e il suo ambiente di vita!) fu un nido di uccello, non certo rubato al piccolo abitante, un nido caduto a terra, ormai in disuso (certi uccelli - lo sapete? - ne fanno uno ogni anno) ma ancora bellissimo.

Le mie amiche ci misero dentro un piccolo Bambinello di terracotta.

E dopo qualche anno, un altro nido regalai a un non credente, di grande levatura morale.

Certo non ci avrà messo il Bambino, ci avrà messo il suo cuore, la sua sensibilità, la sua amicizia.

Come spesso è sbrigativo e monotono il dono consumistico; come siamo affrettati, efficientisti, terribilmente occidentali e come invece dovremmo essere più fantasiosi, creativi, lenti nella scelta e nella confezione del dono.

E più gratuiti.

Il dono deve essere anche un espressione e una pedagogia di gratuità.

Un nido, un sasso dalla lucentezza di quarzo, una pigna sfrangiata di muschio...

E bisogna anche disporre di intelligenti amici per permetterci tanto e così poco; amici che non si attendono l'omologato panettone o la bottiglia di spumante; amici che sanno usare il sasso come fermacarte e mettere la pigna sulla tovaglia di Natale (anche la tovaglia, un anno, potremmo regalare: è un simbolo di convivialità, un larvato richiamo eucaristico).

Ma questo dono - manifestazione di affetto, bello da fare, bello da ricevere - può diventare mondanità ostentata, vanità coltivata o addirittura mezzo di corruzione.

Quante volte la Bibbia parla degli amministratori corrotti, con le mani piene di doni ricevuti o dei postulanti corruttori, con le mani piene di doni offerti!

Non dovremmo neanche chiamarli doni ma tangenti, pagamenti, tentativi di acquisto, operazioni commerciali.

Così, attraverso il regalo, passa la corruzione.

Il Natale consumistico non è un natale cristiano e neanche un Natale onesto, a livello di etica naturale (evitiamo l'errore di pensare che la moralità sia soltanto cristiana o addirittura cattolica. No: c'è una morale laica che tante volte ci dà dei grandi esempi).

Non c'è bisogno della fede per rifiutare questo Natale consumistico: basta la morale laica.


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La Chiesa perplessa

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A nuove domande, nuove risposte

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Autore: Agenor Brighenti

Traduttore: Luciano Comini

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2006

Edizione corrente: --/2006

EAN-ISBN: 9788872581100

Pagine: 158

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,0 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

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Descrizione
Adesso che sapevamo tutte le risposte, non sarà che sono cambiate le domande? (Edoardo Galeano).

Viviamo un tempo di perplessità.

Siamo immersi in un tempo di crisi.

Più che un epoca di cambiamenti viviamo un cambiamento d'epoca.

Non si può continuare a non dare risposte alle nuove domande.

Una crisi che non è un vicolo cieco, ma piuttosto un incrocio con diverse strade possibili.

Per dare risposte adeguate bisogna prima identificare in mezzo all'ambiguità e all'opacità della storia le vere domande che emergono dalla realtà attuale.

La Chiesa deve affrontare con realismo e profetismo i nuovi segni dei tempi, le nuove grandi sfide.

A nulla servono nostalgie restauratrici o pretesi monolitismi ideologici, interpreti di una visione storica superata e catastrofica.


Indice
Prefazione
Introduzione

EPOCA DI CAMBIAMENTO O CAMBIAMENTO D'EPOCA?

Viviamo un tempo di profonde trasformazioni
Caratteristiche delle trasformazioni attuali
Sintomi di un cambiamento d'epoca
Il processo della Modernità
L'Umanesimo, il Rinascimento, la Riforma Protestante
Esasperazione e radicalizzazione di certi valori umanisti
Primo Illuminismo
- Esasperazione e radicalizzazione di alcuni valori del Primo Illuminismo
Secondo Illuminismo
- Esasperazione e radicalizzazione di alcuni valori del Secondo Illuminismo

FINE DELLA STORIA O TEMPO PASQUALE?

Modernità in crisi
La critica alla Modernità come anti-Modernità
La critica alla Modernità come post-Modernità
La critica alla Modernità come sur-Modernità
La Vaticanità in crisi
Il Concilio Vaticano II
La crisi della vaticanità
La critica alla vaticanità come anti-vaticanità
La critica alla vaticanità come post-vaticanità
La critica alla vaticanità come sur-vaticanità

L'IRRUZIONE DEI NUOVI SEGNI DEI TEMPI

La globalizzazione e l'emergere della coscienza di un mondo solidale
- Il processo planetario e le sue implicazioni
La mondializzazione attraverso l'economia e il mercato totale
La mondializzazione attraverso la tecnoscienza
La mondializzazione attraverso la politica
La mondializzazione attraverso gli ideali e la spiritualità
La mondializzazione dell'ecologia
- Dalla coscienza antropocentrica ad una coscienza cosmocentrica
L'emergere di una nuova coscienza: la coscienza solidale
L'emergere di una nuova razionalità
La scoperta delle culture
- Il pluralismo culturale
Concetti riduttivi di cultura
La cultura come sapere letterario
La cultura come sovrastruttura
Concetto massimalista di cultura
La scoperta della cultura come realtà antropologica e sociostorica
Un giusto concetto di cultura
Il mondo materiale o del lavoro
Il mondo sociale o del potere
Il mondo interpretativo o dell'immaginario
Cultura e Terzo Illuminismo
- Il pluralismo religioso

L'EMERGENZA DI GRANDI SFIDE

La sfida di una nuova razionalità
- La razionalità moderna in crisi
Il neopositivismo o il positivismo logico
Ateismo e nichilismo
Il superamento del positivismo logico
L'ermeneutica
Il disincanto del mondo weberiano
In cerca del nesso tra Dio e verità
- Sfide alla razionalità teologica
La sfida del mondo dell'insignificanza
Povertà e razionalità teologica
Sfida alla razionalità teologica: allargamento del concetto di povero
Interrogativi per l'azione e la riflessione
La sfida del pluralismo
- Pluralismo e intelligenza della fede cristiana
L'allargamento del concetto di teologia
La pluriconfessionalità della teologia
La pluriculturalità della teologia
- Unità di fede e pluralismo teologico

L'AGENDA DELLA CHIESA ALL'ALBA DEL SECOLO XXI

Riprogettare la missione
L'evangelizzazione come inculturazione
L'uomo, via della Chiesa
La missione della Chiesa come presenza globale
La sfida dell'alterità, in particolare dell'alterità negata
Rifondazione identitaria
- Alla ricerca dell 'sperienza originaria
Il passato come rifugio: il fondamentalismo
Il passato come rifondazione: attualizzare l'esperienza originaria
- Il mito dell'identità originaria
Rinnovamento istituzionale
Carisma e istituzione
Due estremi da evitare: iconoclastia e idolatria
Il luogo dello Spirito Santo nella Chiesa
L'istituzione come supporto dell'essere e della missione
Istituzione ecclesiale e koinonia
Atteggiamenti per un rinnovamento istituzionale
Saper innovare
Saper decostruire
Saper ricostruire


Note biografiche
Agenor Brighenti, sacerdote e dottore in Teologia (Università Cattolica di Lovanio-Belgio), e laureato in Filosofia (Università del Sud di Santa Catarina-Unisul) e specializzato in Pastorale Sociale (Itepal, Celam).

Docente e Direttore dell Istituto Teologico di Santa Catarina (Itese), tiene corsi all'Università Pontificia in Messico, all'Unisul e nella Fundação Educacional de Brusque.

Membro dell'Istituto Nazionale di Pastorale (CNBB).

Autore di vari libri e articoli.


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