Inserzioni più recenti di Narrativa Italiana

Romanzo familiare

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Non vi amo, ma non posso fare a meno di voi

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Autore: Andreina Bert

Editore: Edizioni Angolo Manzoni

Prima edizione: 03/2009

Edizione corrente: 03/2009

EAN-ISBN: 9788862040488

Pagine: 256

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 15,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione breve
La vita stessa di molte famiglie risulta illuminata di una luce che ne svela i reali rapporti umani, i nodi di sentimenti, le aspettative reciproche, i reciproci condizionamenti, e talora le violenze.

Giardino della villa di famiglia, presso San Germano Chisone, non lontano da Villar Perosa.

Tutto ha inizio e avviene all'interno di una famiglia molto benestante, governata brutalmente da un padre padrone sessualmente molto attivo.

La moglie, mortificata da un tale marito, è dedita all'alcol.

I due figli maschi sono figure larvali.

C'è poi una figlia, nel genere umiliate e offese.

Infine, una nipote, fatua e corrotta, mangiatrice di uomini.

Una volta che l'Autrice mette in moto la macchina narrativa, tutti i personaggi corrono verso il loro destino di degrado e di morte, fisica o spirituale.

«Bene ha fatto Andreina Bert a caricare di tinte fosche il suo romanzo familiare e ad ambientarlo nel fondo di una provincia degradata, in modo che esterno e interno si corrispondano.

A seconda dell'angolo visuale e della partecipazione emotiva dello spettatore, l'accento può cadere sul tragico o sul grottesco.

Oppure su una loro combinazione, che è la chiave composita scelta dalla nostra Autrice.

Il romanzo potrebbe definirsi "espressionista", sia per il carattere in qualche modo estremo delle figure che lo abitano, sia perché, al di là delle apparenze, si tratta di una vicenda senza riscatto...

Non si pensi però di trovarsi di fronte a un romanzo cupo e pesante.

Andreina, come sa chi ha letto gli altri suoi libri, è ricca di arguzia ed ha il gusto del dettaglio e delle ambientazioni un po desuete»

Dalla Prefazione di Augusto Romano.


Note biografiche
Andreina Bert si occupa di letteratura inglese e francese anche come traduttrice, ha pubblicato opere di saggistica e articoli su riviste specialistiche.

Ha vinto vari premi letterari, fra cui il Premio Pannunzio nel 1999.

Per i tipi della Edizioni Angolo Manzoni ha pubblicato nel 2003 Il nodo del tempo. Generazioni a confronto fra il secondo e il terzo millennio e nel 2006 La casa del passato, Primo premio ex aequo "Concorso Letterario Nazionale Garcia Lorca" per la Narrativa.


Estratto
Noi abbiamo dunque mille volti, di cui forse nessuno veramente reale.

Ci diamo etichette, nella speranza di conferirci un carattere, una personalità.

Tuttavia perfino nel tentativo di imitare i grandi uomini di pensiero, noi travisiamo le loro intenzioni.

Chi era lei e chi erano i suoi?

Ognuno di noi ha mille volti, - si disse, - figure da caleidoscopio, quadri astratti, atomi disintegrati, ci siamo e non ci siamo.

Polvere di stelle, pulviscolo atmosferico, fango e cielo, noi siamo tutto e nulla .


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Pazzo come Van Gogh

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Archivio NuoviLibri.It

Autore: Piergiorgio Leaci

Editore: Prospettiva editrice

Prima edizione: --/2005

Edizione corrente: --/2005

EAN-ISBN: 9788874181889

Pagine: 150

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 14x21 cm

Prezzo di copertina: 8,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione
Il racconto di una fuga dall'Italia, attraverso la Danimarca e la Repubblica Ceca, nel tentativo di trovare una propria dimensione in una società egoisticamente preordinata.

Una storia di vita tra rimpianti, alcol, sesso e alienazione, con personaggi bizzarri, menefreghisti, vocati alla mortificazione dello spirito e della carne.

Il sesso sempre vissuto violentemente, come unica valvola di sfogo.

"Lo si fa, perchè non si ha altro da fare."

Un senso di precarietà che fa chiaramente intendere come tutte le cose della vita tendano verso il nulla, e non rimane altro che bere, parlare e raccontare...


Note biografiche
Piergiorgio Leaci insegna inglese, spagnolo e letteratura italiana nella Repubblica Ceca.

Ha pubblicato Fragole caramellate con la Panna (Prospettiva Editrice, 2000), Onde stridule su mare di gomma (Prospettiva Editrice, 2000).

Visita il sito dell'autore.


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La luna imbavagliata

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Autore: Mauro Persona

Editore: Edizioni Sabinae

Prima edizione: 01/2009

Edizione corrente: 01/2009

EAN-ISBN: 9788896105146

Pagine: 315

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 14,8x21,0 cm

Prezzo di copertina: 16,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione
Come poteva Veronica, lei giovane laureata, prevedere che il suo residuo gioco di bimba potesse scandire i tempi del suo passaggio nel mondo dei grandi?

Lei aveva immaginato, addirittura a volte impazientemente atteso, tutto il suo futuro: il lavoro, l'amore, il distacco dai genitori, l'incontro con tante nuove persone; ma che scoprire le vicende relative a qualcuno scomparso, forse addirittura inesistente, potesse condizionare il suo futuro no, quello non lo aveva previsto.

La Luna Imbavagliata è un racconto appassionante dove l'autore esprime l'intensità delle sensazioni e dei sentimenti, l'autenticità degli affetti e dei rancori, con spunti intesi a stimolare una diversa interpretazione di situazioni troppo spesso preconcette come la figura del padre che abbandona.

Un romanzo da leggere d'un fiato grazie ad una scrittura rapida, immediata e coinvolgente.


Note biografiche
Nasce nel 1958 a Villanova Marchesana sulla riva veneta del Po in una famiglia di artigiani.

Termina gli studi con ottimi risultati.

Nei primi anni '80 svolge l'attività di programmatore nel centro elaborazione dati di una grossa ditta.

Dal 1985 è titolare di azienda ortopedica.

Viaggiatore "non organizzato", da sempre è affascinato da ogni forma di espressione artistica.

Frequenta corsi di fotografia, di musica e di pittura di stimati maestri locali.

Dal 2000 vive e lavora a Ferrara.

Già autore di articoli pubblicati su riviste specializzate, con La Luna Imbavagliata, primo romanzo pubblicato, si propone nel settore della narrativa.


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Il tempo delle linee oblique

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Diversità e dintorni

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Autore: Laura Mazzaglia

Editore: Edizioni Miele

Prima edizione: 02/2009

Edizione corrente: 02/2009

EAN-ISBN: 9788863320107

Pagine: 96

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 12x20 cm

Prezzo di copertina: 12,90 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione
La nascita di Anna, una bimba Down, rappresenta per i suoi genitori la linea che divide il tempo della normalità dalle stagioni di una vita che è diversa, alla ricerca di nuovi equilibri o di percorsi "altri".

In ogni caso i genitori, Lucia e Marco, mettono in discussione il loro stare nel mondo e provano a sperimentarsi in storie diverse.

Nel seguire il filo di un cammino alla ricerca di un senso, incontrano un universo di persone, ciascuna con la propria storia di diversità, fatica e bellezza.

Individui portatori di un'idea del mondo aperta, priva di giudizio e ricca di esperienze e sogni.

Ogni personaggio trova il suo posto in una trama di separazioni, incontri e partenze, dove alla fine prevale la dimensione del perdono e dell'amore.

Anna partecipa con il proprio essere bambina, descritta nelle sensazioni e nel suo essere bella e amata nonostante tutto.


Indice
Prefazione di Anna Contardi, coordinatrice nazionale Associazione Italiana Persone Down.

Premessa

Viaggio dal mare verso la terra

L'intorno

Il cambiamento

L'incontro

Attraverso il respiro della vita e le sue stagioni


Note biografiche
Laura Mazzaglia è nata a Luserna S. Giovanni nel 1958.

Laureata in Lettere con indirizzo storico, lavora per i servizi sociali ed è appassionata di cinema e letteratura.

Il tempo delle linee oblique è la sua prima Opera, con la quale si è aggiudicata il Premio Letterario per Opere inedite "Da Donna a Donna" edizione 2008.


Estratto
Mi muovo piano, tra le pareti strette che si contraggono, scivolo e torno indietro, ci provo di nuovo.

Attraverso le palpebre filtra una strana luce, mai vista nel mio stretto, liquido, tranquillo mondo di acqua tiepida.

Per un tempo che io non conosco, sono rimasta piegata ed ondeggiante all'interno di un posto dove i bambini sono al sicuro.

Poi dei movimenti strani mi hanno avvolto e spinto in un corridoio che sembra così lungo e faticoso da percorrere.

Ad un tratto l'orizzonte si dilata, mani frettolose mi prendono.

Suoni indistinti arrivano alle mie orecchie, poi di nuovo il silenzio.

Un silenzio pesante, ingombrante, diverso, interrotto dal mio primo pianto.

Apro piano gli occhi, sollevando le mie palpebre oblique, ma non vedo niente...

Immagino un fuori di camici bianchi e sguardi preoccupati.

Più in là, vicina ma distante, mia madre: un viso dolce fra riccioli neri sudati e scompigliati.

Lei mi guarda, incrocia i miei occhi e gira la testa di scatto: piange la mia vita.


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Ritorno a Brokeback Mountain.

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Autore: Enrichetta Pellegrini

Editore: WLM Edizioni

Prima edizione: 01/2009

Edizione corrente: 01/2009

EAN-ISBN: 9788890259654

Pagine: 82

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,8x20,0 cm

Prezzo di copertina: 9,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

Descrizione
Ennis Del Mar si sta quasi rassegnando alla solitudine: una tragica fatalità gli ha portato via Jack, il grande amore della sua vita. ma all'improvviso tutto cambia, quando Ennis si ritrova difronte un sosia perfetto dell'amico scomparso.

Enrichetta Pellegrini fa rivivere gli indimenticabili protagonisti di I segreti di Brokeback Mountain, riprendendo il filo narrativo, in apparenza spezzato, grazie a un inatteso colpo di scena.

Con accenti ora teneri e delicati, ora caldi e vibranti di passione, la storia d'amore e di amicizia fra Ennis e Jack non smette ancora di appassionare e di coinvolgere chi già aveva seguito la loro vicenda sia nel romanzo di Annie Proulx che nel film di Ang Lee.


Note biografiche
Enrichetta Pellegrini è nata a Napoli il 20 Agosto 1969.

Dopo il conseguimento dei diplomi di segretaria d'azienda e di perito informatico e alcune esperienze lavorative, si è sposata e ha scelto di prendersi cura dei suoi due figli.

Ora fa la casalinga, ma nei ritagli di tempo si dedica alla sua passione letteraria.

Questo è il primo fra i suoi scritti che viene pubblicato.


Estratto
Capitolo I

Ennis Del Mar guidava piano il suo pickup, un pickup vecchio e malandato, sulla strada malconcia che, verso nord, lo avrebbe portato a Lightning Flat, dopo Gillette a est di Buffalo, sotto il sole cocente di una giornata d'agosto.

Sembrava non accorgersi nemmeno del calore, niente lo faceva patire più del dolore che provava dentro.

Si aggiustò l'inseparabile cappello Stetson che, con la solita camicia a righe larghe, gli usurati jeans e gli stivaloni con la punta, il tacco alto e la suola profonda, faceva di lui un vero «cowboy» dei primi anni '80.

Con gli occhi fissi sulla strada, Ennis si accese una sigaretta e ne aspirò l'aroma acre.

Si sentiva esausto.

Da quando era partito da Riverton, nella riserva indiana di Wind River, aveva percorso senza sosta circa duecentocinquanta miglia.

Era già trascorso un anno da quando vi si era recato a trovare la famiglia di Jack, appena dopo aver saputo della tragedia che gli aveva tolto per sempre il suo amico, strappandogli via il cuore.

Dopo la sua morte era caduto sempre più in basso, oltre ogni limite.

Lavorava, senza grandi risultati né profitti, come mandriano in un ranch vicino casa, il Rafter b, visto che conosceva il proprietario da una vita, e spesso lo aveva aiutato nei momenti critici.

Si occupava del raduno del bestiame, della marchiatura e anche dell'accoppiamento e della vendita dei capi migliori.

La figlia maggiore, Alma jr, si era sposata, mentre la minore, Francine, stufa di sopportare il patrigno, e un poco delusa del fatto che la loro madre dedicasse attenzioni quasi esclusivamente al giovane fratellastro, era andata a vivere dalla sorella e dal cognato.

Ad Alma jr aveva fatto immensamente piacere la presenza di suo padre il giorno delle nozze, anche se a metà della festa lo aveva rimproverato per la sua scarsa partecipazione emotiva e per non aver spiccicato parola per tutto il tempo.

Ennis si era chiuso ancora di più in se stesso, diventando un vero e proprio eremita.

Era divorato dai sensi di colpa e dai rimpianti per aver capito e accettato troppo tardi la realtà dei fatti.

La sua era stata una lenta e inesorabile discesa volontaria verso l'annientamento.

Nel vecchio rimorchio, dove sopravviveva in totale solitudine, c'erano solo puzza di whisky e spazzatura dappertutto, ma nel vecchio armadio era appeso un tesoro per lui inestimabile: una vera e propria ancora di salvezza, quando Jack gli mancava talmente che pensava proprio di non farcela.

In quei momenti prendeva le camicie dall'armadio e le stringeva forte a sé come a voler resuscitare quell'abbraccio che non sarebbe più stato possibile.

In preda al rimorso e al rimpianto, Ennis sperava di addormentarsi e di sognare Jack.

Pensava giorno e notte a lui, al ragazzo che lo aveva amato e assecondato per vent'anni, che aveva capito e rispettato le sue paure e i suoi complessi, che non aveva esitato un attimo a macinare quattordici ore di macchina senza batter ciglio, pur di vederlo.

Il ragazzo che sempre gli chiedeva di mollare tutto e tutti per costruire una vita insieme, e che puntualmente riceveva solo rifiuti per poi tornarsene a casa con le lacrime agli occhi e un nodo alla gola.

Era sempre stato il più consapevole della loro diversità, sopportando a malapena l'astinenza sessuale e proprio per ciò (Ennis ne era certo) aveva perso la vita, nonostante quello che gli avevano voluto far credere riguardo all'incidente.

Ennis si era reso conto che, se gli fosse stato più vicino, Jack non avrebbe cercato altro, e sapeva benissimo che lo aveva fatto soprattutto per tentare di compensare il bisogno che aveva di lui.

«Potendo tornare indietro nel tempo», pensò, «come mi sarei comportato? Forse sarei morto anch'io».

In fondo, il primo a non accettarsi era stato proprio lui.

Un camion lo superò e qualcuno gli bussò forte distraendolo dai suoi pensieri: Togliti da davanti, coglione!

In altri tempi lo avrebbe inseguito e riempito di botte, ma adesso tutto gli scivolava addosso.

«Mica è colpa mia », pensò, «se il camioncino non si muove da terra».

Si guardò nello specchietto retrovisore, e si trovò vecchio e trascurato.

E pensare che era sempre stato un uomo attraente, lui.

Aveva da poco compiuto quarant'anni, ma nello spirito si sentiva decrepito.

Dal suo stato di agitazione intuì che era di nuovo arrivato a destinazione, e stavolta non sarebbe tornato indietro come stava facendo da ore, sarebbe andato fino in fondo.

E, per l'ennesima volta da quando era partito, cercò di capire i reali motivi che lo avevano spinto a tornare lì.

Si sentiva in procinto di scoprire qualcosa di importante, che magari gli era sfuggito l'anno prima, ed era davvero una strana sensazione.

Poi, come assistendo a un film, rivide tutto il percorso di vita che aveva condiviso con Jack.

Lo vide ragazzo, giovane, vivace, poi confuso e appassionato, poi amante instancabile, poi afflitto dalla separazione.

Poi lo rivide più maturo e sicuro, felice e speranzoso, infine deluso e rassegnato.

E lui, praticamente sempre uguale, chiuso a qualsiasi prospettiva di vita che non fosse quella che gli altri si aspettavano da lui.

Povero amico, quanto si era illuso in tutti quegli anni, quanto aveva sperato che, prima o poi, qualcosa per loro cambiasse.

Percorse inquieto il vialetto che lo avrebbe condotto verso casa sua e ritrovò lo stesso scenario di desolazione dell'altra volta, solo rovine e miseria.

Poi, mentre si avvicinava alla proprietà dei genitori di Jack, fu spettatore di una scena irreale che, a sua insaputa, gli avrebbe cambiato di nuovo la vita.

Era ancora abbastanza lontano per essere notato o per poter distinguere un viso, quando la porta di casa Twist si spalancò e un uomo molto somigliante a Jack, ma visibilmente claudicante, uscì di casa sbattendo la porta e urlando:

Papà, non rompere, accidenti a te!

«Ma sembra proprio la voce di Jack», pensò Ennis, «sarà il sole che ho preso in testa!»

Che cosa stava succedendo?

Chi era quell'uomo che tanto gli somigliava?

Forse un fratello segreto di Jack?

Un peccato di gioventù del padre, solo ora rivelato alla moglie?

Stava vivendo un sogno, o forse un incubo?

Nel frattempo lo zoppo si guardò intorno: sembrava che avesse scorto il furgone da distante.

Ennis ebbe tutto il tempo di osservarlo meglio, sia pure da lontano: certo, vestiva proprio come lui, stesso cappello di sempre tipicamente texano, camicia di jeans, stesso tipo di pantaloni e stessi stivali.

Si diede un pizzicotto e sentì dolore: allora era sveglio!

Poi il suo sguardo si posò per la prima volta sul furgone rosso parcheggiato proprio fuori casa, identico a quello di Jack.

«Cosa c'è di strano?», pensò, «lo avranno regalato al padre in ricordo del figlio».

C'era da capire solo chi fosse lo zoppo che tanto somigliava a Jack e che aveva anche la sua voce.

Si stava rodendo il cervello quando, all'improvviso, la figura del padre di Jack si stagliò sulla soglia di casa.

Dove vai, Jack? Torna indietro!

Lo zoppo di nome Jack si diresse strisciando la gamba verso il pickup rosso e vi salì.

Ennis, come inseguito da un fantasma, fece inversione di marcia sgommando paurosamente e alzando nuvole di polvere.

Cercò di raggiungere la massima velocità, e stranamente il furgone parve accelerare più del solito.

«Forse anche lui ha paura dei fantasmi», pensò.

Ennis doveva capire cosa aveva visto: com'era possibile chiamare due figli con lo stesso nome?

Forse non avrebbe dovuto scappare, ma tentare invece di comprendere il significato di quanto stava capitando.

Tutto sommato non era andato apposta lì per saperne di più?

Ecco il perché delle sue strane sensazioni: effettivamente c'era qualcosa che gli era sfuggito.

Lo avrebbe scoperto presto.

Il pickup rosso era dietro di lui, e procedeva più velocemente del suo, poi iniziò a lampeggiare per segnalargli di fermarsi.

Un oscuro timore spingeva Ennis a proseguire la corsa ma il furgone rosso continuò a tallonarlo e lo costrinse a fermarsi sul ciglio della strada.

Poi si affiancò, ed Ennis sentì lo sportello che si apriva e qualcuno che scendeva.

«Sicuramente lo zoppo somigliante a Jack», pensò.

La figura si avvicinò a lui che era ancora al posto di guida: ora lo avrebbe guardato e finalmente si sarebbe reso conto che era stato solo un equivoco o magari un miraggio, ma prima ancora che alzasse lo sguardo verso di lui, lo zoppo parlò:

Ehi, amico, hai bisogno di aiuto?

È tutto a posto?

Ho visto che uscivi dalla mia proprietà.

Non c erano dubbi, era proprio la voce di Jack.

Ennis alzò finalmente gli occhi e lo zoppo si toccò il cappello come solo Jack poteva fare, poi finalmente lo guardò in faccia.

Impossibile, eppure sembrava proprio lui!

Ennis si sentì mancare.

Cosa significava tutto questo?

Si era aspettato certo delle novità ma queste erano cose dell'altro mondo!

Ennis lo guardò meglio, sempre senza dire una parola.

Lo shock era stato talmente forte che continuava a rimanere immobile e silenzioso.

Jack era proprio come lo ricordava: stessi baffetti, solite basette, qualche capello bianco in più che spiccava in mezzo alla sua chioma corvina, e alcune rughe, che prima non c'erano, agli angoli dei meravigliosi occhi blu, e pure il naso, praticamente perfetto, era il suo.

Solo la scarsa adipe che aveva accumulato nel corso degli anni sui fianchi e sullo stomaco era scomparsa: Jack appariva visibilmente dimagrito.

La tieni la lingua, amico?

Sembra che hai visto un fantasma!

«Ma è sicuramente lui!», pensò Ennis, e non sapeva se ritenerlo un miracolo oppure un disegno ben architettato, chissà da chi e perché.

Ora doveva solo capire cosa era successo e perché Jack sembrava non ricordarsi di lui.

Poi Ennis si lasciò sfuggire un «Jack» che aveva un tono di stupore e sollievo.

Ci conosciamo? domandò lui meravigliato.

Sì.

Jack sembrò dispiaciuto di non rammentarsi di lui, ma poi, come se non aspettasse altro che poter narrare a qualcuno la sua storia, si profuse in un racconto preciso e dettagliato dell'accaduto.

Chi sei?

Il fatto è che ho avuto un grave incidente in Texas, dove vivevo prima.

A causa del trauma cranico che ho subito, non ricordo niente, ma i medici dicono che la memoria tornerà all'improvviso, o un po' per volta.

Non ricordo nemmeno la faccia di mia moglie e di mio figlio.

Dopo l'incidente mi hanno mandato qui per la convalescenza: si vede, vero, che sono ridotto male?

Poi indicò la gamba e il braccio sinistro, e solo allora Ennis notò che anche l'arto superiore era un po' rigido.

Infine l'amico si tolse il cappello mostrandogli una grossa cicatrice sulla tempia.

«Povero Jack!», pensò Ennis, convinto ormai che fosse veramente lui.

Cosa gli avevano fatto?

Per questo non lo aveva riconosciuto e sicuramente non rammentava nulla della loro storia.

Ma cosa mi succede?

Raccontare tutto, così, a una persona che nemmeno ricordo.

Non è da me: di solito sono restio a parlarne, ma, non so perché, mi è venuto spontaneo raccontarlo a te, disse,stupito dalle sue stesse rivelazioni improvvise.

Poi fece una smorfia molto familiare per Ennis, muovendo l'angolo della bocca, e lui ebbe uno slancio affettivo verso di lui e gli mise una mano sulla spalla.

Era ancora incredulo di fronte a quanto stava accadendo.

Forse perché non siamo estranei, Jack.

Siamo amici da tanto tempo, molto amici.

Gli occhi di Jack s illuminarono per lo stupore.

Davvero?

E come ti chiami?

Vieni, torniamo a casa mia che ci beviamo due birre e mi racconti tutto.

«Chissà se sentendo il mio nome avrà qualche reazion», pensò Ennis.

Mi chiamo Ennis.

Ennis, Ennis come?

Un cognome non te lo hanno dato?

Ennis non ebbe dubbi, era il suo Jack.

Ennis Del Mar.

Jack meditò per qualche istante, ripassandosi più volte il nome in mente.

Sperava che gli si accendesse una lampadina.

Quel nome aveva un suono familiare, ma non gli ricordava nulla.

No, questo nome non mi dice niente, mi spiace.

Sei di queste parti?

No, sono nato a Sage e ora abito a Riverton.

Avanti, andiamo dentro.

Davvero, amico mio, ora non posso.

Mi sono ricordato di un appuntamento importante.

Ci si vede poi, promesso.

Ennis non poteva rimanere oltre.

Doveva realizzare cosa era successo.

Aveva bisogno di bere, e parecchio anche.

Jack lo guardava con aria sospettosa e incuriosita.

Dì un po , come hai detto che ti chiami? Ennis, vero?

Ma se è vero che siamo tanto amici, perché ti sei fatto vivo solo oggi?

Cosa gli avrebbe risposto adesso?

Beh, sai come vanno certe cose, il lavoro, la famiglia, solo ora ho potuto sganciarmi.

Va bene, se proprio devi andare, vai, però ricordati che mi hai promesso di rifarti vivo presto, ok?

Ci puoi scommettere!, e detto questo Ennis offrì la mano a Jack e montò sul camioncino.

Si fermò qualche chilometro più avanti, si prese il viso fra le mani e meditò a lungo.

Appena si sentì pronto a ripartire, guidò fino a Gillette.

Poi entrò nel primo bar incontrato lungo la strada e bevve whisky fino a stordirsi.

Fece mille ipotesi, ma la verità la potevano sapere solo il padre e la moglie, che un anno prima gli avevano voluto far credere deliberatamente che Jack fosse morto.

E il perché era facilmente intuibile, visto che la prima e unica volta che aveva incontrato suo padre aveva avuto l'impressione che sapesse tutto.

La stessa sensazione l'aveva provata durante un colloquio telefonico con sua moglie: gli era parsa gelida e scostante.

Jack aveva avuto realmente un incidente, visto com'era conciato, e loro avevano approfittato della conseguente amnesia per cancellare la parte della sua vita che non approvavano.

E sua moglie aveva colto l'occasione per levarselo definitivamente dai piedi, visto che a malapena lo sopportava, come Jack gli aveva sempre confidato.

Questa era perlomeno la ricostruzione degli avvenimenti che parve più logica a Ennis.

«Penso proprio che il signor Twist riceverà presto una mia visita», fu la sua riflessione ad alta voce.

La notte, nel suo furgone ai margini della strada, Ennis non riuscì a chiudere occhio.

La gioia di aver ritrovato Jack era incontenibile, paragonabile all'improvviso risveglio da un incubo atroce, in cui...


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