Inserzioni più recenti di Narrativa Italiana
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Autore: Hector Luis Belial
Editore: Las Vegas edizioni
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788895744018
Pagine: 135
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13x19 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
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Descrizione
La notte del 30 settembre 1999 una ragazza viene violentata ed uccisa a Saxophone Street.
La mattina del 1° ottobre un bus dell'azienda pubblica di trasporti viene abbandonato di fronte alle vetrine di un grande magazzino.
All'interno, cinque cadaveri.
Un dj, un criminale appena uscito di galera, un boss mafioso, un ragazzo, un vecchio poliziotto.
Tutti morti.
E nessuno innocente: tutti quanti hanno passato la notte a Saxophone Street.
Ovvero: come violare la più basilare regola della letteratura rivelando in anticipo buona parte della trama.
Note biografiche
Hector Luis Belial è nato nel 1987 da qualche parte nel mondo e attualmente vive a Milano.
Il resto non lo conosce nessuno.
Belial stesso "o chi per lui" si diverte ad alimentare la propria leggenda proponendo le sue biografie potenziali sul blog www.hectorbelial.blogspot.com.
Estratto
El Niño, parte I
La ritrovarono in una pozza di sangue. Nuda, bellissima, e morta.
Solo un altro rifiuto solido umano, gelido nella notte di Saxophone Street.
Gli occhi di Samuel Brown erano massi di ghiaccio nero, fumosi e tranquilli come due bombe a mano; negli ultimi settant'anni erano diventati più duri di qualsiasi gancio fosse mai arrivato a pestarli.
Ma nonostante questo, crollarono in mille pezzi, gli occhi ed il cuore del vecchio Brown si sgretolarono - come pagine epiche ed ammuffite nel più umido e dimenticato armadietto dell'archivio della polizia - quando la videro in quello stato.
Era tornata a morire lì, nello stesso identico punto in cui, sei mesi prima, qualcuno le aveva piantato un coltello nella fica.
Il taglio saliva fino allo stomaco.
Il coroner, un tipo verde come le salme crivellate di piombo che costituivano la sua più fedele compagnia,
aveva dichiarato con un ghigno: «L'hanno aperta in due.»
Il genere di umorismo di chi scherzerebbe sull'alzheimer di sua madre.
La prima volta, però, si era salvata.
L'avevano ricucita, ripulita e spedita in una stanza di manicomio con un pacco di fogli sotto il braccio.
Circa trentasettemila parole per dichiarare che era diventata pericolosa per se stessa.
Lei di parole non ne disse più nemmeno una.
Neanche a Samuel Brown.
Poi, un bel mattino, trovano la stanza di manicomio vuota, sangue sul vialetto candido, ed il suo cadavere nell'unico posto in cui avrebbe potuto essere.
A Saxophone Street. Il buco di culo della città.
Il buco di culo del mondo.
Aveva soltanto sedici anni.
Devo ammettere che avevo un debole per lei.
Mi pesa, questa parola, debole, riferita a me stesso.
Gli uomini sono deboli, gli uomini possono sbagliare.
Ma io sono un killer; l'errore non è contemplato nel mio mestiere.
Anche avere un debole per una ragazzina non è contemplato.
Specie quando la ragazzina vende il crack nei ghetti.
Ma lei era come me.
Stessa maledetta stirpe di parassiti.
Noi esistiamo, in questa città, esattamente come i virus all'interno della carne, gli errori di programmazione invisibili tra le righe del codice.
Interferenze relativamente piccole nel continuum del sistema.
Non abbiamo nome.
Nessuno sa da dove veniamo.
Né dove finiremo.
Niente documenti, niente certificati, carte di credito, conti correnti, foto di famiglia, mutui, stipendi, legami.
Siamo invisibili, sì, eppure esistiamo.
Poi, certo, c'è chi guadagna grosse somme di denaro per uccidere delle persone.
E c'è chi fa la fame e muore ammazzato in Saxophone Street.
Fa parte del gioco.
Samuel Brown diceva che quella ragazza era la luna.
Un frammento di luna che aveva perduto la via del cielo, e che si era ritrovato in un mondo col quale non aveva molto a che fare.
Diceva, c'è una luce in quella ragazza, una grande luce, la gente la odia per questo.
La gente odia tutto ciò che non capisce, e tende a non capire un cazzo.
Rimase là, il vecchio sbirro, nero e solitario come un baobab della savana straziato dalla motosega di una multinazionale.
Rimase là fino a che la notte non portò via con sé il corpo bianco e senza vita dentro una lenta e scalcinata ambulanza.
La sirena non suona quando ti portano all'obitorio - la morte non ha mai fretta.
Arriva e basta, come l'inverno, come la tenebra.
Poi i raggi del sole iniziarono a squartare quel che restava della notte, spazzando via gli ultimi ravers dal club abbandonato, trascinando curiosi e flash automatici verso la pozza di sangue, risvegliando gli scarafaggi a gasolio dai bordi delle strade.
Così se ne andò anche Brown, trascinando un piede dietro l'altro, vecchio pugile fermo ad aspettare la vita che passa sotto la pensilina divelta del bus 6.
Sul ring e per le strade aveva vinto più di quanto un negro della sua generazione potesse sognare in una città come questa.
Ed aveva perso più di quanto qualunque uomo potesse sopportare, senza mai pensare di puntarsi il ferro alla tempia.
Ripensandoci, forse gli ho fatto un favore, quando l'ho ucciso.
30 settembre 1999
Beep. Sept 30, 1999.
Led verde nel sole a scacchi.
Sì, ha il permesso di tenere la sveglia.
Uno dei vantaggi di essere clienti di vecchia data.
D'altronde quel beep serve a ricordargli, ogni maledetta mattina, che anche fuori dalle sbarre ci sarà sempre qualcosa pronto a fottergli la libertà.
Il suono di una sveglia.
Una bolletta nella cassetta delle lettere.
Il pusher che non ti fa più credito.
Il telefono che suona, e non sai chi cazzo ti sta chiamando.
Beep [ingl. beep di orig. imitativa] s. m. inv.:
1. Voce onomatopeica che riproduce il segnale acustico di alcuni apparecchi elettronici
2. Ricordati che, fuori o dentro le sbarre, sarai sempre un figlio di puttana che cammina il suo schifoso miglio verde verso il cappio delle necessità.
Il significato 2 è piantato nella mente di JVC come una croce di cemento in un cimitero di periferia.
Ma questa mattina, col suo battesimo elettronico, fastidiosamente lampeggiante - Sept 30,
1999 - è diversa.
JVC uccide per l'ennesima volta l'orologio.
Sa che la sua anima si reincarnerà con tutta la precisione di una meccanica svizzera fabbricata in Cina.
Ma non gliene frega un cazzo.
Anzi sorride, JVC, sorride come un figlio di puttana l'ultimo giorno di scuola.
Perché oggi, proprio oggi, scade la pena.
E non importa se la casa a cui tornerà è un monolocale che fa schifo al cazzo subaffittato ai topi, in un vicolo lurido dalle parti di Saxophone Street.
Perché dopo che hai passato gli ultimi dieci anni in una cella 2x3, ed arriva il giorno di tornare a casa, sei contento come una Pasqua.
«Allora, dove la scortiamo, signore?»
«Come, non te lo ricordi, bello?
Ma se ci venivi sempre a vendere il culo...»
«Frena la lingua, negro.
Credi che mi piaccia questo lavoro?
Scortare gli avanzi di forca come te alle loro lussuose dimore?
Di' un po'?»
«Andiamo, amico, stavo solo cercando di tirare un po' su il morale... »
«Voi bastardi vi ringalluzzite sempre al momento di tornare uccel di bosco.
Siete solo dei cani randagi... non fanno in tempo a rimettervi in strada, che è già ora di rimettervi in canile.
Quando imparerete a non pisciare sulle strade sbagliate, di'?»
«Va bene, che cazzo, hai fatto la tua predica.
Adesso sai che ti dico? Prenditi una sigaretta, mettiti un po' tranquillo e portami giù a Saxophone Street.»
«Saxophone Street? Sai che avevi ragione, ci sono già stato...»
«Ah davvero, e che ci faceva un viso pallido dalle mie parti?»
«Venivo a fottere tua madre...»
«...figlio d'una grandissima...»
«Noooo. Fermati un po', negro, non vorrai che giri la macchina e che ti riporti all'ovile per oltraggio a pubblico ufficiale, di'?»
«...»
«Ora va meglio. Te l'hanno mai detto che hai un'aria più intelligente quando stai zitto?»
«...fottiti...»
«Come, scusa, credo di non aver sentito bene.»
«FOTTITI SBIRRO!»
«Ah, allora avevo capito bene!
Hai proprio detto "Mi lasci pure qui agente Trigger, farò una bella passeggiatina fino a casa!", vero?
Avanti, fuori dai coglioni, negro!»
«Ci rivedremo, sbirro!»
«Prima di quanto vorresti.»
Slam.
L'ombra di un uomo nella pioggia.
Perfino sulla silhouette nera si riescono a distinguere i buchi sul vecchio cappello ed i contorni esagerati, primordiali delle Nike Air Force One.
La bella passeggiatina fino a casa consiste in tredici fermate della metro, più altri
tre chilometri a piedi nello smog e nel nulla suburbano.
JVC lo sa.
Eppure continua a sorridere.
Saxophone Street.
C'è una ragazza, una figlia del vento, con i capelli colorati di mille diverse fragranze di paesi lontani, sparsi
dietro di lei nella corsa.
Come il vento ha mille nomi e nessuna casa dietro o davanti a sé; e corre.
Corre via dalla galera bianca con i cuscini alle pareti, abbandonando sulla strada lacrime, sangue ed incubi.
Con gli occhi sembra piangere e sorridere, ma il baratro da cui fugge è dentro di lei, come un cancro, ed attorno a lei, come un pozzo senza fine.
È un dolore senza via d'uscita, pieno soltanto di incubi ed echi gelidi grida taglienti.
Una prigione dell'anima, la galera di chi ha perso se stesso.
E la ragazza ha perso se stessa in una notte senza stelle, lungo una strada senza via d'uscita, in una città senza cuore.
Da quella notte, ogni singolo istante, è ghiaccio, ghiaccio affilato appuntito tagliente quello che sente sulla pelle lacerata.
È metallo gelido quello che respira, è una lama quella che passa sui suoi occhi sbarrati, di un terrore esotico.
Continuo.
C'è il male, dentro di lei.
Così tanto male che se solo lo potesse urlare, gridarlo tutto in un solo istante, al suo suono si frantumerebbero le città di vetro e d'acciaio, crollerebbero le torri di rabbia e di ipocrisia... e la terra si aprirebbe per ingoiare gli uomini i loro coltelli di sangue i loro occhi urlanti d'odio i loro cuori putrefatti
e finirebbe così... finirebbe così.
Tutto quanto.
Ma non può.
Le hanno tolto anche le parole.
Con il delirio d'onnipotenza fragile delle loro panacee sintetiche, con la loro teologia da camici bianchi, le hanno rubato anche la sua ultima speranza.
La sua voce.
Lei che era il vento, per due anni ha vissuto rinchiusa in una stanza senza finestre né spiragli da cui passasse un filo d'aria.
Nello stomaco asettico di un ospedale psichiatrico.
Dicevano di volerla proteggere da se stessa, ma forse temevano che potesse volare via.
E nonostante le loro precauzioni d'acciaio, proprio così è successo, questa mattina.
Era riuscita a fuggire sul tetto dell'edificio, e da lì, da quattro piani di distanza, le sue labbra dovevano aver
sussurrato una preghiera muta all'unico padre che avevano mai avuto.
Il vento.
Il vecchio dio zingaro aveva ascoltato le lacrime profumate d'ira della figlia.
Aveva cominciato a soffiare.
Forte, sempre più forte.
E lei, la ragazza del vento, aveva spiccato il volo nella tempesta, su, più in su, oltre le sbarre, le guardie ed il cancello, lasciando sul gelido, bianchissimo cortile una sottile scia di sangue.
Qualcuno aveva negato l'evidenza.
Nessuno può gettarsi dal quarto piano e sopravvivere.
Ma decine e decine di occhi incollati alle finestre dell'ospedale psichiatrico non avevano dubbi.
Era volata via.
Certo, erano tutti occhi di pazzi rinchiusi in un manicomio.
E allora?
Che cos'è la pazzia, vivere in un mondo che non è reale?
E quale sarebbe, esattamente, la realtà, nel 1999?
In un'epoca di vite virtuali, in cui tua nonna con un colpo di bisturi diventa una top-model ventenne e un ragazzino filippino viola da dietro la tastiera il castello di segreti della CIA, non siamo tutti maledettamente pazzi?
L'ombra fradicia e stanca di JVC che si ferma lungo la strada.
C'è un palazzo nuovo.
Lustro come un preservativo ancora sigillato sul pavimento lurido di un bordello.
I passi delle Air Force One attraverso le porte di vetri lucidi, automatici, isolanti per il rumore ed il calore.
Un solo passo e la temperatura sale di 10°C, il rumore della strada si trasforma in una soffusa hit dell'ultima top ten, l'asfalto diventa marmo.
E tutto quello che vedi attorno a te è l'ennesima incredibile disneyland per casalinghe annoiate, la scintillante arena della guerra monetaria tra poveri, l'ultima Santiago dell'offerta speciale.
JVC si sentì improvvisamente perso nell'ipermercato.
Play: The Clash - Lost in the supermarket
Un unico negozio in cui si vende tutto, dallo spazzolino da denti all'aragosta surgelata, dall'ansiolitico all'armadietto per i Kalashnikov, dal film porno al biberon per neonati.
Probabilmente il pakistano seduto di fronte alla fontanella di plastica vende anche dell'hashish, ma JVC non ha abbastanza soldi in tasca.
JVC si ritrova circondato, sovrastato da enormi cartelloni che gridano le loro offerte speciali.
È praticamente costretto a comprare un barattolo di sugo di pomodoro "Pulp Royale", e non sa perché.
Ci sono centoventisette modelli di televisore sincronizzati su MTV.
JVC ci vede dei negri travestiti da gangster, circondati da fiche pazzesche, diamanti, limousine, erba e pistole.
L'audio è disattivato.
Di sottofondo c'è una canzonetta per ragazzine il cui ritornello ricorda vagamente un orgasmo femminile.
In alcuni versi si può sentire il vuoto lasciato dalle parole tagliate dalla censura...
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Autore: AA.VV.
Curatore: Andrea Malabaila
Editore: Las Vegas edizioni
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788895744001
Pagine: 191
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13x19 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
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Descrizione
Las Vegas, si sa, non dorme mai.
Ma oggi nella città del peccato, nell'unico posto al mondo in cui tutto è possibile, nessuno fa caso ai tavoli verdi, alle palline delle roulette, ai jackpot delle slot machine, o ai pali per la lap-dance.
Tutta l'attenzione è concentrata su 15 scrittori giovani e forti che si ritrovano qui per l'inaugurazione della casa editrice più cool della galassia.
Puntare su di loro non è un azzardo.
Indice
Inarrestabile
Vita e morte di una sigaretta
Selvaggina (Una registrazione)
Lesbosuore contro Daitarn III
Silenzio
R.E.S.P.E.C.T.
Sara e il cane
386 ore prima
Emiliano del Terzo B
Per Doina Matei
Ho letto di te (Una lettera)
Racconto folle per menti disturbate
Via Paolo Sarpi
Io e Palmieri
Dimentica il Burundi
Note biografiche
Andrea Malabaila è nato a Torino nel 1977.
Ha pubblicato numerosi racconti e due romanzi: Quelli di Goldrake (Di Salvo, 2000) e Bambole cattive a Green Park (Marsilio, 2003), con cui ha vinto il Premio Desenzano Libro Giovani.
Racconti di:
Ivano Bariani,
Giuseppe Bottero,
Dario Buzzolan,
Marco Candida,
Gabriele Dadati,
Danilo Deninotti,
Giorgio Fontana,
Chiara Gamberale,
Elisa Genghini,
Michele Governatori,
Christian Mascheroni,
Carlo Melina,
Gianluca Mercadante,
Gianluca Morozzi,
Alessio Romano.
Estratto
Postfazione di Andrea Malabaila
Due o tre cose su Las Vegas
Non so se siete mai stati a Las Vegas, io ormai ci vivo da alcuni mesi ed ho imparato che questo è il posto in cui tutto è possibile:in poche ore puoi vincere una fortuna puntando sul rosso o sul nero, puoi vestirti da Re Artù e sposare una sedicenne, puoi finire sul lago di Como, puoi perdere una fortuna ripuntando sul rosso o sul nero, puoi divorziare lasciando la sedicenne a tre ballerini nani, puoi diventare un campione di poker, puoi vedere la Tour Eiffel e le piramidi e l'isola del tesoro.
Ne parlavo giusto l'altro giorno con George Clooney.
Eravamo sulla Strip a bere qualcosa, quando lui mi ha detto: «Hai scelto il posto giusto per dare un
sogno alla gente.»
Gli ho risposto che forse la gente è stufa di sognare e vorrebbe solo poter vivere una vita più reale.
Mi ha guardato un po' storto, poi mi ha appoggiato una mano sulla spalla e ha detto: «Vedi tutte quelle persone? Cosa ci vengono a fare a Las Vegas, se non spinte da un sogno?»
Allora ho capito che stavo facendo la scelta giusta: puntare le mie fiches - in altri tempi le avrebbero chiamate talenti - per creare un universo di storie che dessero voce ad una generazione, e divertimento a chi le avrebbe lette.
Mentre eravamo lì coi nostri cocktail colorati e col ghiaccio che debordava, è passata Paris Hilton, ma ha fatto finta di non riconoscermi.
La solita stronzetta.
«Ce l'ha ancora con te?» mi ha domandato George.
«Solo perché non l'ho messa nell'antologia Viva Las Vegas. Ci teneva molto» gli ho risposto.
«E perché non l'hai messa?» mi ha guardato stupito.
«Perché qualcuno poteva lamentarsi che faccio favoritismi alle mie ex.»
Abbiamo incrociato anche Scarlett Johansson, tutta vestita di rosso, e lei invece è stata gentile come sempre.
Mi ha dato un bacio con lo schiocco e io ho risposto con un bacio pieno di intenzioni e sottintesi.
Ammetto che mi sono preso una cotta per lei fin dal primo fotogramma di "Lost In Translation" e da allora non me lo sono più levata dalla testa.
Stavo pensando a qualche frase ultraromantica, ma purtroppo Scarlett se n'è andata quasi subito perché aveva un appuntamento di lavoro - in realtà ha detto solo appuntamento - e sono rimasto a fissarla mentre si allontanava.
«Gran bel culo» ha commentato George, in italiano, e io ho aggiunto: «Che qui a Las Vegas non guasta mai.»
È rimasto un attimo interdetto e poi ha ripreso: «Ricordati sempre che la fortuna, da sola, non basta.
È vero che qui può succedere di tutto, ma niente succede per caso.»
Per caso?
Poteva essere solo un caso quello che mi stava accadendo?
Ho pensato al duro lavoro fatto negli ultimi mesi, alle interviste per Rolling Stone, NME, Vanity Fair, Vogue, alle comparsate nei programmi di Oprah e di Letterman, alla puntata dei Simpson in cui incontravo il fantasma di Elvis e lo riconoscevo per il lenzuolo a frange, al cameo nella nuova serie di Lost in cui lanciavo un messaggio in bottiglia e il messaggio era SIAMO QUI, alla mia interpretazione di Imagine al concerto benefico a favore delle vittime dei Pooh, al telegramma di auguri di Salinger che mi invitava a prendere un tè a casa sua (peccato che odio il tè), e tutto questo no, non poteva proprio essere un caso.
«George», gli ho detto, «la sai bene la storia.
La sanno tutti quanti.
Come puoi parlare di caso?»
E lui ha cercato di ritrattare perché a Las Vegas non piace a nessuno avere dei nemici:
«Volevo solo dirti che anche la fortuna ha le sue regole.»
Allora mi sono schiarito la voce per darmi un tono e gli ho risposto: «Lo sai, continueremo a metterci tutto l'impegno per diventare la casa editrice più figa della galassia. Ci puoi scommettere.»
E lui, che notoriamente è un gran taccagno, ha preso una fiche dalla tasca interna della giacca e me l'ha lanciata con un sorriso dei suoi.
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Autore: Tina Vasaturo
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 12/2008
Edizione corrente: 01/2009
EAN-ISBN: 9788889874554
Pagine: 80
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
Descrizione
Trovare la Luce in ogni evento è l'occupazione più bella del nostro esistere [...].
Certe volte ci fa estrema fatica trovare significato agli eventi negativi, e certe volte trovare una ragione a perché certe cose accadano è impossibile.
Ma il processo mentale e spirituale che usiamo per tentare di metabolizzare e inserire le nostre cose in un contesto è comunque sempre e in ogni caso un percorso, e iniziare un percorso è sempre positivo [...].
Ho imparato dalla mia malattia che le nostre forze interiori sono completamente diverse da come le immaginavamo, e ho imparato a conoscere me stessa nella mia capacità di autosuperarmi.
Ciò ha completamente cambiato anche la mia forza esteriore e questo aiuterà a farmi guarire.
Ma ho imparato soprattutto ad affidarmi di più, a chiamare forza quello che prima chiamavo debolezza, e a sentire nella mia carne la potenza di un Dio che continua a stupirmi e a farmi innamorare.
Note biografiche
Tina Vasaturo, nata a Roma nel 1963, diplomata in violino e medico.
Ha conseguito la specializzazione in Patologia Clinica ed il Dottorato di Ricerca in Medicina Sperimentale presso l'Università La Sapienza di Roma.
Per dodici anni ha lavorato nei laboratori di ricerca del Policlinico Umberto I, e per quattro anni negli Stati Uniti, al Nevy Hospital di Washington D.C., pubblicando numerosi lavori in riviste internazionali.
Ha sviluppato la sua professione artistica nell'ambito di formazioni orchestrali, nell'insegnamento e nella direzione di coro.
Attualmente lavora nel laboratorio Analisi del Pronto Soccorso al Policlinico Umberto I di Roma, e studia composizione e musica corale.
Da molti anni è medico volontario all'Andos (Associazione Italiana Donne Operate al Seno), dove si occupa della riabilitazione psicofisica delle donne operate.
Sposata da cinque anni è in attesa di Golapi, una bellissima bambina indiana di sette anni.
Diecimila talenti è la sua prima pubblicazione.
Estratto
Da Come una premessa, come un epilogo:
"L'idea di scrivere un libro mi è sempre piaciuta ed ho sempre pensato di avere chissà quante cose da dire.
Quando ero piccola volevo scrivere un romanzo, ed iniziai.
Si intitolava: Datemi una prova che esisto - rimasto incompiuto - poi l'idea è scemata come tante idee che abbiamo un po' tutti, che ci sembrano sogni troppo belli e ai quali noi stessi facciamo fatica a credere
Forse è questa la prima cosa che voglio dire: Bisogna credere ai sogni.
Crederci fermamente, con tutti noi stessi.
E anche: dobbiamo curare la qualità dei nostri sogni."
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Autore: Marco Candida
Editore: Intermezzi Editore
Prima edizione: 03/2009
Edizione corrente: 03/2009
EAN-ISBN: 9788890357633
Pagine: 144
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Gialli, Horror e Noir - Narrativa Italiana
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Descrizione
Sul sito WebSite Horror, all'indirizzo www.websitehorror.com, si possono comprare oggetti stregati a prezzi stracciati: lavatrici, frullatori, automobili e borsette, si può mettere in vendita di tutto, a patto di raccontarne la storia.
E così scorrendo gli articoli, navigando tra frigoriferi, camper, guanti, case per le vacanze può capitare di leggere storie davvero incredibili, ai confini della realtà, storie macabre, misteriose, spaventose... come la storia che ha per protagonista "Il mostro della piscina"!
A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell'horror e per riscoprire il piacere di avere paura.
Note biografiche
Marco Candida è nato nel 1978 a Tortona.
Ha scritto i romanzi: La mania per l'alfabeto (Sironi, 2007),
Il diario dei sogni (Las Vegas, 2008) e
"Domani avrò trent'anni" (Eumeswil, 2008).
Ha un blog all'indirizzo lamaniaperlalfabeto.splinder.com.
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Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Prima edizione: --/2009
Edizione corrente: --/2009
EAN-ISBN: 9788889682272
Pagine: 232
Prezzo di copertina: 11,50 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Venere plebea scolpita in marmo pari, Giulia Tofana fa illecito commercio della sua bellezza come del suo ingegno e mette a punto la formula di un micidiale veleno confezionato in fiaschette che con fierezza allinea sulla cassapanca .
Ma trafficare coi veleni non è facile e quando delle fiale non ne viene fatto un uso sapiente e le morti cominciano a diventare scomode, si apre la caccia alle streghe e Giulia lascia la natia Palermo, dominata dai viceré spagnoli e dalla peste, per trasferirsi nella Roma barocca di papa Urbano VIII, dove alla maestosità delle feste si alterna la ferocia delle esecuzioni in piazza.
All'ombra del cupolone, la bella siciliana veste alla moda, impara a scrivere e con l'aiuto di fra Nicodemo, l'appoggio dello speziale Aniceto, la connivenza di nobili e porporati, incrementa i suoi traffici di morte.
Divisa tra l'amore di due uomini, sempre in bilico tra la voglia di obbedire soltanto ai suoi istinti e il desiderio di diventare una rispettabile dama, inseguirà a lungo e senza remore i suoi sogni, sfidando le leggi della Santa Inquisizione con un insolito epilogo.
Note biografiche
Adriana Assini è nata Roma, dove ha conseguito il Diplôme d'Etudes Françaises dell'Università di Scienze Sociali di Grenoble.
Traduttrice, acquerellista e scrittrice, ha al suo attivo numerose mostre in Italia e all'estero e ha già pubblicato sette romanzi storici, ottenendo numerosi riconoscimenti.
Tra i romanzi già pubblicati ricordiamo:
Gilles, che amava Jeanne (Chieti, 1998);
Nella foresta di Soignes (Chieti, 200);
Il bacio del diavolo. Storia della Contessa sanguinaria (Caserta, 2004);
Le rose di Cordova (Napoli, 2007).
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