Inserzioni più recenti di Narrativa Italiana
Autore: Irene Sartini
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 05/2007
Edizione corrente: 05/2007
EAN-ISBN: 9788889664407
Pagine: 170
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Un romanzo di cappa e spada incentrato sulla storia d'amore tra Don Diego De La Vega-Zorro e Victoria nonché sulle imprese dell'abile spadaccino mascherato in difesa delle ingiustizie, le quali mantengono sempre un loro fascino.
Il personaggio di Don Diego si evolve, si costruisce una famiglia con Victoria, hanno due bambini e per un certo periodo riesce a condurre una vita "normale", ma, suo malgrado, le circostanze lo costringono a rivestire di nuovo i panni del paladino delle giustizia, nella speranza che questa sia l'ultima battaglia che Zorro dovrà condurre.
Dalla narrazione emerge sostanzialmente l'uomo, ricco di buoni sentimenti, d'amore per la moglie e la famiglia, sempre pronto a mettersi in gioco per tutelare gli amici e il paese dove vive.
Un opera d'esordio per un Autrice che con il suo stile riesce a narrare e comunicare sentimenti ed emozioni mantenendo vivo lo spirito d avventura tipico del personaggio.
Note biografiche
Irene Sartini è nata a Roma il 22 ottobre del 1966.
Sposata e madre di un bambino di tredici anni.
È "casalinga", ma ha il ruolo importante di essere moglie e madre.
Le è sempre piaciuto scrivere.
Ha iniziato con delle poesia dedicate per lo più a suo marito e suo figlio.
Poi la passione per Zorro le ha fatto prendere la decisione di scrivere questo libro su di lui.
Estratto
- Ora ti spiego.
Rileggendo la lettera che mi ha scritto mio padre ho capito che bisogna fare qualcosa per Los Angeles.
Così ho deciso di agire, ma non come Diego De La Vega, io lotterò nei panni di Zorro, la volpe.
Avrò il volto coperto da una maschera perché nessuno dovrà sapere la verità, neanche mio padre.
Per questo non posso portare con me la coppa, se scoprissero che l'ho vinta come miglior spadaccino capirebbero che Zorro e io siamo la stessa persona, e se io venissi arrestato non potrei più fare niente.
Bernardo guardava la coppa con tristezza.
- Dispiace anche a me, ma è necessario.
Coraggio, gettala via e non farti prendere dai sentimenti.
Così in pochi minuti la coppa giaceva nel fondo dell'oceano Pacifico.
Dopo alcuni giorni di navigazione, la nave finalmente attraccò al porto di San Pedro.
Da lì don Diego e il suo servitore Bernardo presero la carrozza per raggiungere Los Angeles, ma, durante il tragitto, fu fermata da due uomini armati.
- Ben tornato Don Diego! - disse il sergente Garcia - Perdonatemi, ma devo controllare i vostri bagagli.
- Oh, fate pure sergente, il mio servitore Bernardo vi aprirà le valigie.
- Gracias, però mi aiuterà il caporale Reyes.
Diego non aveva obiettato, non poteva prendersela con lui, in fondo stava solo eseguendo degli ordini.
E poi non aveva niente da nascondere.
Garcia aveva terminato l'ispezione e si rivolse di nuovo a Don Diego.
- Riferirò al comandante Monastario che siete arrivato, e scusate ancora il disturbo.
- Nessun disturbo. Con il vostro permesso, allora io vado. Adios, sergente.
Quando arrivò, don Alejandro lo abbracciò, era felice che suo figlio fosse finalmente tornato casa.
- Diego, figlio mio che gioia! Ma lasciati guardare. Ho mandato in Spagna un ragazzo ed è tornato un uomo.
- Sono felice anch'io di rivederti. Padre questo è Bernardo - disse Diego indicando l'uomo che era al suo fianco - lui è il mio servitore, mi è di grande aiuto.
- Mucho gusto.
Bernardo chinò la testa come cenno di saluto.
Durante la cena don Alejandro cominciò a parlare a Diego della situazione politica che si era creata a Los Angeles e delle ingiustizie che Monastario faceva alla povera gente.
- Padre, io amo la pace e possiamo risolvere la situazione con il ragionamento e non con la violenza.
- Proprio non ti capisco! - disse indignandosi don Alejandro - Pensavo che tu mi avresti aiutato, invece vedo che non sei cambiato affatto.
- Mi dispiace averti deluso padre, ma è così che la penso. In ogni caso, non me ne starò con le mani in mano, scriverò una lettera al Governatore.
- Questo è impossibile perché Monastario fa confiscare tutta la posta. Noi dobbiamo combattere, Diego. Non possiamo stare a guardare mentre gli altri soffrono.
- Allora vuol dire che domani andrò da Monastario e parlerò con lui.
Don Alejandro si alzò dalla sedia e batté un pugno sul tavolo.
- Tu proprio non vuoi capire Diego, lui non ti ascolterà. Credi forse che io non ci abbia già trovato?
- Lo so, - rispose Diego che a sua volta si era alzato - ma intendo provarci lo stesso. Ora scusami padre, ma sono stanco del viaggio e ho bisogno di una bella dormita. Buenas noches.
Quando Diego si ritrovò solo nella sua stanza, ripensò a quello che aveva appena detto a suo padre.
Aveva fatto la parte del codardo, ma era stato necessario se voleva essere libero di agire senza compromettere la sua famiglia.
Il mattino dopo, quando Diego si vegliò, fece fatica ad alzarsi al pensiero che suo padre ce l'avesse con lui.
Certo, don Alejandro non poteva immaginare che suo figlio avesse in mente di combattere nei panni di Zorro.
Dopo essersi preso un caffè andò nelle scuderie, prese uno dei cavalli e corse via al galoppo.
Aveva bisogno di svagarsi un po' e liberare la mente da tutti quei pensieri.
In città intanto stava per accadere qualcosa. Monastario aveva fatto arrestare don Emilio con l'accusa di alto tradimento.
Don Alejandro, appena appresa la notizia, era andato subito a parlare con lui.
Don Emilio era uno dei suoi migliori amici e doveva fare qualcosa per aiutarlo.
- Comandante, non potete farlo. Quell'uomo è innocente.
- Don Emilio si è macchiato del peggiore dei crimini, ha osato ribellarsi al potere di sua maestà re di Spagna.
- Questo è impossibile - ribatté don Alejandro - don Emilio è un uomo di sani principi, lo conosco molto bene, non avrebbe mai fatto quello di cui voi lo state accusando. Io vi chiedo di liberarlo.
- Mi dispiace, ma don Emilio è un ribelle e per questo sarà giustiziato.
Detto questo ordinò ai soldati di continuare con i preparativi per l'impiccagione.
- Sergente Garcia, fate in modo che sia tutto pronto per domani all'alba.
- Ai vostri ordini, capitano.
- Vi prego, datemi ascolto - continuò don Alejandro - state commettendo un grave errore.
- Dubitate forse della mia parola?
- Sto solo cercando di farvi capire che state per mandare a morte un innocente.
- Vi avverto che se non ve ne andate subito, domani saranno due le persone che verranno impiccate.
Don Alejandro capì che non c'era più niente che lui potesse fare, così fu costretto ad andarsene.
Ritornò alla sua acienda, ma era molto deluso di non essere riuscito a convincere Monastario a liberare il suo amico.
Aveva tentato di farlo ragionare, ma non c'era stato niente da fare.
Per don Emilio era la fine.
Quando Diego rientrò dalla sua cavalcata vide che suo padre era molto nervoso e capì che qualcosa non andava.
- Padre, cosa è successo? - gli chiese.
Don Alejandro per un attimo non rispose, ma poi gli disse:
- Don Emilio, un mio caro amico, è stato arrestato. Monastario lo accusa di essere un ribelle e lo farà impiccare domani all alba.
Diego si avvicinò a suo padre e gli mise una mano sulla spalla.
- Che cosa possiamo fare per aiutarlo?
- Oggi sono stato a parlare con lui, ma non sono riuscito a fargli cambiare idea. Ci ho pensato molto e non ho trovato nessuna soluzione per salvargli la vita.
Diego non aveva mai visto suo padre così triste, evidentemente teneva molto al suo amico, e così penso che c'era una sola cosa da fare: Zorro doveva entrare in azione.
Suo padre aveva ragione, sarebbe stato inutile parlare con Monastario.
Solo l'intervento di Zorro sarebbe stato necessario per salvare don Emilio dalla forca e per risolvere il resto dei problemi che il comandante dava alla povera gente.
Ma c'era un altra cosa che doveva fare e cioè scusarsi con suo padre per il modo con cui aveva risposto la sera prima.
- Padre, mi dispiace per quanto è successo ieri sera, so di averti deluso.
- Non importa, - rispose don Alejandro - quello che conta è che sei di nuovo a casa.
In realtà non era così che la pensava, avrebbe desiderato che suo figlio si rendesse utile in qualche modo, ma Diego era fatto così, i suoi interessi erano scrivere poesie, leggere libri e suonare la chitarra, e lui doveva accettarlo.
Il mattino seguente Diego si alzò presto e andò a chiamare Bernardo.
- Vieni con me - gli disse - ho bisogno del tuo aiuto.
L'uomo lo seguì anche se non aveva ancora capito cosa volesse esattamente da lui.
Diego spostò un mattone accanto al camino, che subito si aprì.
Entrarono in un passaggio segreto che conduceva ad una grotta.
Una volta lì, Diego si cambiò; in pochi minuti si era trasformato.
Vestiva completamente di nero, pantaloni attillati, stivali, camicia nera, un ampio mantello ed un cappello nero.
Anche il viso era coperto da una bandana nera.
- Bernardo, ora davanti a te hai Zorro, l'uomo che renderà giustizia a questo paese. Questo è il travestimento di cui ti avevo parlato. Allora, cosa ne pensi? Credi che mi riconosceranno?
Bernardo scosse la testa.
- Bene.
Zorro chiamò con un fischio il suo cavallo, uno splendido stallone nero.
- Questo è Tornado. Sarà tuo compito accudirlo. Tutto questo, però, dovrà restare un segreto.
Poi con un balzo gli saltò sulla sella e corse via con la rapidità di un fulmine, sotto lo sguardo meravigliato di Bernardo, ma anche orgoglioso di dover aiutare Zorro nelle sue imprese.
.
Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Autore: Andrea Storti
Editore: Prospettiva editrice
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788874184521
Pagine: 128
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 20x21 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Questa domanda, come il più grave dei macigni sovrasta l'anima di Francesco, protagonista di questo romanzo.
Quando l'amore, paradossalmente, nuoce più dell'odio, tutto è stravolto, difficilmente inquadrabile.
Eppure, come nelle perfette corrispondenze delle affinità elettive, a tanto danno corrisponde tanta altezza dei sentimenti.
Così Francesco, nel suo eterno rimbalzare tra felicità e disperazione, tra serenità e sgomento, ci offre la più sofferta e straordinaria delle storie d amore.
Indice
1) INIZIO
2) IPOTESI E POSTULATI
3) PASSIONI
4) CITANDO NIETZSCHE
5) INNAMORARSI
6) SUL TRADIMENTO
7) INCLINAZIONI
8) SULL'AMORE
9) NELLA MALATTIA
10) IN PSICHIATRIA
11) DIGRESSIONE
12) STRUTTURE, PASSATO E "GMT"
13) PROTETTO DAL DESTINO - CASO
14) CASO O DESTINO?
15) ALTRO ROMANZO
Note biografiche
Andrea Storti è nato e vive a Padova.
Laureato in statistica, da anni cura un blog letterario ed un sito personale su vari autori.
Scrive racconti, poesie e critiche letterarie.
Amore psicotico è il suo primo romanzo.
Estratto
25 Aprile 2000
Nel treno che ci stava portando verso una giornata indimenticabile abbiamo riletto le righe di questo libro che combaciano con la nostra vita insieme e con il nostro modo di essere.
Lo sappiamo.
Siamo fatti per essere una unicità.
E tu, che ciclicamente esalti o respingi la tua insostenibile leggerezza hai dovuto arrenderti.
E non pensate di poter dirigere l'amore perché se vi trova degni è Lui che vi condurrà
Io ti amo
Anita
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
INIZIO
Sono già molti anni che penso a Francesco.
Assorto davanti alla finestra del suo studio, con lo sguardo fisso sul muro della casa di fronte, pensa a cosa sia più giusto fare.
La sera prima, in uno slancio emotivo, ha chiamato Anita.
Anita, capelli neri ed occhi ansiosi, è stata la sua ragazza per circa sette mesi.
I più, quando lui ne parlava, dicevano «Dai, per così poco! Io sono stato anni con... Ci vuole ben altro per piegare un uomo che pochi mesi con una donna!».
Trattare il tempo come una variabile monodimensionale!
Si può essere più superficiali?
La sera prima dunque, pervaso da uno strano senso, scrisse un sms:
Purtroppo, la mia domanda di portabilità è stata scartata nuovamente.
Kafka, nel Castello, aveva ragione.
Questo è il mio nuovo e momentaneo numero.
FrancescoelGrigna
.
Storia di un amore viscerale tra una persona e una gattina di nome Alessandra
Autore: Silvia Giansanti
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 03/2007
Edizione corrente: 03/2007
EAN-ISBN: 9788889664360
Pagine: 128
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Quindici anni vissuti in compagnia della gattina Alessandra, Ale.
Una storia vera, e una riflessione su cosa significa decidere di vivere la propria vita in compagnia di un essere vivente diverso da una persona e quanto sia importante un reciproco scambio d'amore.
Note biografiche
Silvia Giansanti è nata a Tivoli (RM) il 3 ottobre 1970.
Fin da piccola ha sviluppato un grande amore nei confronti degli animali e della natura.
È speaker radiofonica, presentatrice, giornalista e, ora, anche scrittrice.
Lavora nel gruppo Rds ed è stata conduttrice e autrice della "hit Parade" su Radio 2.
Estratto
Tra i profumi della primavera ormai giunta e un leggero vento che si sta alzando, in lontananza sento tuonare, come quel giorno di maggio quando Ale riempì di gioia la nostra casa.
Mentre guardo la sua piccola tomba ripercorro in un flash la sua vita...
I miei genitori devono uscire nel pomeriggio di questo sabato 30 maggio del 1990 per andare a scegliere, in un grande magazzino d'abbigliamento, qualcosa di nuovo per l'estate.
Premetto che a casa c'è ancora tanta tristezza per la scomparsa del mio nonno paterno Goliardo.
Per le scale intanto c'è confusione.
In quel momento non sono in casa e quando rientro una sorpresa mi attende.
Mamma racconta che i nipotini di una signora che abita nel nostro palazzo stavano giocando con una gattina tigrata.
L'abbiamo vista mentre la gettavano dal finestrino di una macchina in corsa, risponde uno di questi bambini ai miei genitori che avevano appena chiesto dove l'avessero presa.
A dir la verità nessuno di noi ha mai creduto veramente a questa storia, poiché una micetta così piccola sarebbe morta sul colpo.
È molto probabile, invece, che i ragazzini l'abbiano prelevata da qualche cucciolata con lo scopo di giocarci e, per giustificarsi, hanno inventato questa scusa.
Le stavano facendo ingurgitare del latte, dice mia madre che, intenerita da questo batuffoletto urlante, non ci ha pensato due volte a prenderla.
Portata a casa, la gattina viene sistemata temporaneamente nello studio di mio padre (dove c'è una piccola biblioteca e la scrivania), sulla poltrona avvolta nelle copertine e vicino una vaschetta per i bisogni.
Altro che bisognini, poverina, è andata in diarrea per una settimana con tutto il latte che i bambini le avevano dato.
La tigretta è lì nello studio con le sue orecchie grandi grandi, quasi sproporzionate al resto del corpo e tutta spaventata si guarda intorno emettendo strani miagolii del tipo "mmmiiioooo!".
È buffa ed è bellissima e mi viene subito incontro con il suo musetto e i suoi baffetti tremolanti.
Avendo comunque già Iside, una gatta grigia nata nel 1987, sono molto indecisa se possedere ora un altro gatto.
Uno va bene, ma due...
Mamma come facciamo, due sono troppi! chiedo innocentemente.
Al limite potremmo fare così: svezziamola e quando sarà autosufficiente la potremo dare a qualcuno.
E a chi? risponde mia madre, forse consapevole che non è mai facile regalare un animale.
Ho subito un idea, quella di portarla, quando appunto sarà un po più grande, nell'orto di Pasquale, il nonno del mio ragazzo Alessandro, che, oltre a coltivare pomodori e zucchine, possiede anche qualche animale.
In quel pezzo di terra ci sono le galline, altri gatti che vanno e vengono e un paio di cagnolini buoni.
Sì, questa potrebbe essere la soluzione ideale, a patto che in questo lasso di tempo non ci si affezioni troppo.
È dolce e vivacissima, mentre Iside è sempre dietro la porta a vetri chiusa dello studio per curiosare e cercare di capire chi fosse arrivato in casa.
Trovo questa micetta più buffa che bella.
Ora tocca darle un nome.
Su due piedi decidiamo di chiamarla Mia, ma dopo un paio di giorni cambiamo in Iolandina, perché è bionda con gli occhietti azzurri e ricorda la mia vecchia zia Iolanda.
In effetti, questo nome suona bene e così mio padre, portandola dal veterinario per una visita generale di controllo, l'ha fatto annotare sul libretto sanitario rilasciato dal dottore.
Visitandola, lo stesso veterinario di Iside, la trova in forma, ma riscontra un problema ai padiglioni auricolari.
È in corso una forte otite, accompagnata da un elevata produzione di cerume nero.
Bisogna fare qualcosa e, su prescrizione del dottore, cominciamo a darle i primi medicinali sotto forma di gocce da applicare mattina e sera dentro i suoi orecchioni.
Non so dove vivesse finora questa gattina, dato che in casa ci sembra che sia entrata una piccola bomba batteriologica.
.
Autore: Alessandra Scagliola
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 04/2007
Edizione corrente: 04/2007
EAN-ISBN: 9788872020302
Pagine: 175
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 12,0x16,5 cm
Prezzo di copertina: 8,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
In una casa fatiscente abitata da umani e animali alquanto bizzarri arriva Ben, inquietante adolescente scappata da casa: ci arriva con una gatto guercio e un bagaglio di originali visioni della vita.
Dal suo alloggio osserva con interessato distacco la rassicurante follia che pervade quelle mura scalcinate.
I suoi idoli Jim Morrison, Confucio e un hacker noto come Black Link le fanno da guida per apprezzare il caos di umanità che la circonda.
In un palazzo tutto da rifare, con appartamenti abitati da bizzarri inquilini, tra cui anche gatti, piccioni, ed una infinità di pulci, si avvicina inesorabilmente il giorno della ristrutturazione.
La ristrutturazione dello stabile "tanto inattesa quanto indesiderata" accomuna le esistenze dei vari inquilini, sovrapponendo nevrosi e piccole follie, in un susseguirsi di eventi tragicomici.
In un clima di "trasloco" fatto di confusione, armadi messi per orizzontale, di lettere all'amministratore, dove gli uomini continuano inesorabilmente a vivere, nonostante vari cosiddetti "animali da compagnia" continuano a mangiare e le pulci a succhiare sangue, si svolge la vicenda, narrata da Alessandra Scagliola.
Naturalmente, uomini e animali dell'intero palazzo si battono senza esclusione di colpi per difendere le loro tane, ma inevitabilmente tutti sono forzati alla promiscuità.
In questo clima di convivenza forzata, dove si vive un po' come in mezzo al traffico per strada all'ora di punta, la vicenda avanza attraverso le vicissitudini e le esigenze degli abitanti del palazzo.
Fino al punto in cui la voce narrante del romanzo avrà improvvisamente la sensazione di trovare i suoi vicini gente così strana, da sentire di avere finalmente trovato la propria famiglia.
Una spassosa carrellata di personaggi strambi al limite del surreale, capaci di rispecchiare il decadimento della società che ci circonda, ma raccontati con grande humour e leggerezza.
La Pulce nel Deserto inaugura la nuova collana I "nudibranchi" che raccoglie gli scritti in italiano di un branco di esordienti.
Scritti nudi e semplici e, nelle intenzioni, affascinanti come i coloratissimi vermi marini che danno il nome alla
collana.
Note biografiche
Alessandra Scagliola è nata a Torino nel 1965.
Giornalista free-lance, ha iniziato la sua esperienza di giornalista lavorando a Stampa Sera.
Ha lavorato per varie testate e numerosi uffici stampa prevalentemente in ambito sanitario.
La Pulce nel Deserto è il suo primo romanzo.
Estratto
Se una mattina ti svegli e non vedi il sole,
o sei morto, o sei il sole.
Jim Morrison
Era il cinque di maggio e faceva freddo.
Un vento polare soffiava sulla città da oltre un mese, mentre i metereologi si prodigavano a instillare ottimismo con strofe di canzoni... vedrai che un giorno cambierà, forse non sarà domani...
La natura, immune dalla malia di previsioni bipedi, rimandava segni inequivocabili: le rose appena sbocciate si erano ritirate in attesa di tempi migliori; il cielo ciondolava tra il grigio chiaro e il grigio piombo ostentando un tedio infinito; gli alberi si spogliavano delle foglie ormai verdi.
Infine, il cortile era ridotto a una distesa di cartacce che si muovevano creando l'effetto di un mare policromo.
Dal movimento ellittico di vecchi volantini elettorali, un buon sensitivo avrebbe letto con largo anticipo gli indizi della catastrofe.
Ma chi possedeva doti paranormali si era già trasferito al mare da tempo.
Quel giorno apparve il padrone di casa.
Gli inquilini dei piani bassi poterono, per primi, individuarne la testa calva in pericoloso avvicinamento.
La speranza che un anonimo proiettile lo colpisse prima di varcare il giardino morì quasi subito: troppo freddo anche per gli assassini.
Piantò le sue autoritarie gambe in cortile, tra il pattume semovente, e richiamò i fittavoli alla finestra con una prodigiosa forza del pensiero.
Nella cornice d infissi da riverniciare "come quadri senza valore" stavano immobili quattro donne, cinque uomini, tre gatti, un cane, un piccione e un camaleonte.
Tutti a guardare l'uomo che, mento in alto, mani sui fianchi e talloni sollevati da terra, avrebbe fatto la sua bella figura su un balcone di piazza Venezia.
Tutti a fissare la sua bocca piegata dal desiderio di comizio e da una vaga espressione di sfratto.
«Questa casa è da rifare».
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
Quando un avvocato muore, i vermi gli girano alla larga:
hanno paura del grande capo.
Black Link
L'avvocato del geometra Travi non era quello che si può definire un "principe del foro".
Anzi, pareva che un foro ce l'avesse in testa, da quanto gli risultava difficile generare un pensiero degno di questo nome.
Dalla sua aveva delle parcelle talmente ridicole che veniva da pagarlo con la valuta del Monopoli, e su questo fronte il geometra era esigente.
«Il professionista caro è sopravvalutato», soleva dire, senza che altri avessero il bene di capirne il recondito significato.
Quindi, il suo avvocato si sarebbe potuto egregiamente confondere con la schiera di operai decisamente non sopravvalutati che invadevano via delle Acque Basse numero 8.
L'azzeccagarbugli, davanti alla storia della presunta piantagione di marijuana, rimase perplesso e, a onor del vero, anche qualche neurone in più non sarebbe bastato a chiarirgli la vicenda riportata in forma concitata e confusa dal suo cliente.
A preoccuparlo non era tanto la droga, quanto l'accozzaglia di presunti criminali che infestavano la casa, ma andando per punti emise un unico parere: toccava andare a verificare cosa contenesse il capannone... peraltro, visti i curricula degli inquilini, non era da escludere la presenza di materiale ben più pericoloso, ai fini legali, di qualche pianta di cannabis.
«Cosa?» Chiese il geometra in ipersudorazione.
«Ad esempio: armi o clandestini.
Se quei signori dalla dubbia moralità affittassero il capannone a extracomunitari penetrati illegalmente nei confini dello Stato, la faccenda sarebbe grave.
Come potremmo dimostrare la sua estraneità?
Un'indagine in questo senso avrebbe effetti catastrofici».
Il padrone di casa era pallido come un lenzuolo anemico.
In un momento tutto fu chiaro: i rumori, i soldi guadagnati senza lavoro, l'ostilità verso gli estranei, l'opporsi alle "opere" di ristrutturazione, soprattutto a quelle riguardanti il giardino.
«Cacchio! Torna tutto. Bravo avvocato. Adesso cosa mi consiglia di fare?»
«Senza dubbio, è necessario appurare la veridicità delle nostre argomentazioni... quindi s'impone un sopralluogo che le consiglierei di effettuare durante le ore notturne».
«Chi? Io?» esplose il terrorizzato geometra «ma non se ne parla. Rischio di prendermi una coltellata...»
«Non c'è altra soluzione, a meno che lei abbia una persona di fiducia che intenda svolgere in sua vece tale compito».
«No, no. La gente di fiducia costa. Ma c'è pericolo... e se entro e mi trovo una ventina di negracci armati?»
«Non sarebbe nel loro interesse provocare un incidente... sa, quella gente non vuole noie, al massimo sbaraccano nel giro di cinque minuti».
«Ne parlerò con mia moglie» concluse il Travi.
.