Inserzioni più recenti di Narrativa Italiana

La Collina dei Fuochi Fatui

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Autore: Emiliano D'Alessandro

Editore: Solfanelli

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788889756355

Pagine: 160

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 14,0x21,0 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro


Descrizione
Emiliano D'Alessandro, attraverso una narrazione concreta, racconta l'oscura tragedia che ha visto come protagonisti dodicimila ragazzi del nostro regio esercito, i "figli di mamma" della Divisione Acqui del generale Antonio Gandin stanziata sull'isola di Cefalonia in Grecia.

Era il mese di settembre del 1943 quando si doveva decidere se cedere le armi ai tedeschi o "resistere" per onorare la Patria: prevalse l'idea che "sull'arma si cade ma non si cede", e così avvenne!

Un affascinante reportage sul nostro passato, un'utile retrospettiva per mettere a fuoco un avvenimento che attende ancora di definire il proprio ruolo nella storia di quegli anni, ma anche la vicenda personale e umana di Salvatore Di Rado, ancora troppo giovane per morire, forse l'unico superstite fucilato della seconda guerra mondiale, testimone della propria odissea illuminata da un imprevisto amore tormentato, da un'amicizia che si consolida giorno dopo giorno e dalla visione di luoghi incantati.

Attraverso il protagonista, simbolo della gioventù sacrificata, abbandonata e infine dimenticata, il romanzo rievoca la storia italiana e una guerra sciagurata che il mondo sembra aver voluto dimenticare.

Una singolare narrazione dove ogni vicenda ne ingoia un'altra, per poi precipitare e ribollire tutte insieme nel calderone caricaturale della storia ormai defraudata da un qualunquismo dilagante.

Un testo coinvolgente, che risveglia la coscienza civile, a tratti brillante e ironico, ma soprattutto un atto di verità che ricostruisce da un'angolazione inedita una tragedia mai abbastanza indagata.


Note biografiche
Emiliano D'Alessandro (1973), giornalista e scrittore.

Vive in Abruzzo, a metà tra il mare Adriatico e la maestosa Maiella.

Collabora con riviste e quotidiani ove ha pubblicato centinaia di articoli di denuncia e insegna Lingua e Cultura Italiana agli stranieri.


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Oltre l'ostacolo

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Autore: Giulia Meli

Editore: Las Vegas edizioni

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788895744049

Pagine: 100

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

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Descrizione
Giulia muove il braccio senza quasi accorgersene.

Edoardo viene attirato dal suono dei ciondoli del braccialetto che lei tiene al polso.

Qui parte la storia, a due voci, di un estate vissuta tra passioni, cavalli, equivoci e malintesi.

Sempre in bilico tra volere e dovere, tra tempi sbagliati e momenti rubati, i due protagonisti galoppano leggeri fino a quando la fine dell'estate non presenterà il conto delle decisioni importanti.


Note biografiche
Giulia Meli è nata nel 1981 a Milano.

Il suo blog è all'indirizzo giuliameli.splinder.com.

"Oltre l'ostacolo" è il suo romanzo d'esordio.


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Attraversami

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Autore: Christian Mascheroni

Editore: Las Vegas edizioni

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788895744032

Pagine: 191

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

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Descrizione
Cosa succede quando l'amore viene improvvisamente proibito dalla legge?

Un bacio punito con la prigione, una carezza con la tortura e l'affetto per i figli diventa solo un senso di colpa?

Nei grigi giorni del Regime, la ragazza della libreria e il ragazzo dallo sguardo di lupo ferito custodiscono la chiave per salvare gli abitanti di Silence dalla tristezza di una vita senza sentimenti.

Christian Mascheroni ci accompagna in un mondo in cui le stelle cadono, ma solo per ricoprirci di luce, in una favola moderna che ha gli occhi trasparenti di Husky e i capelli di seta di Cljo.


Note biografiche
Christian Mascheroni è nato a Como nel 1974.

Dal 2000 lavora come autore televisivo per Mediaset e Mtv.

Il suo primo romanzo, Impronte di Pioggia, è uscito nel 2005 per L'Ambaradan.

Il suo blog è martinofeden.splinder.com


Estratto
1.
Accadde, un giorno, che nella cittadina di Silence fu vietato innamorarsi.

La bambina che lavorava nella libreria lo apprese dalla radio, che la madre teneva accesa di fianco alla cassa.

Per poco non le caddero i libri dalle mani.

Iniziò a piangere e si rifugiò fra le braccia della madre.

La donna le disse di finire di sistemare i volumi nel reparto dei manuali di cucina.

Sebbene si sforzasse di restare calma di fronte alla figlia, era confusa e spaventata.

Tuttavia, non poteva che essere confidente nel fatto che il Regime avesse varato ogni possibilità, ogni alternativa, per assicurare alla sua gente tranquillità e stabilità.

Lo speaker annunciò, con voce greve, che la decisione presa dai vertici del Regime, alla fine di lunghi e interminabili giorni, era stata quella di sacrificare, in nome della pace, il sentimento più comune.

L'amore.

Le guerre sarebbero finite, le incomprensioni taciute, la violenza ammansita.

La madre spense la radio e riprese a lavorare, sollevata.

Osservò la figlia, perlustrò la bellezza che la gente non doveva amare per poi distruggere.

Decise perciò che, per qualche tempo, i libri d'amore sarebbero scomparsi dagli scaffali e tenuti nel magazzino.

La bambina continuò a piangere per tre giorni, mentre i militari urlavano nel megafono che a tutti era stato negato il diritto di amare per preservare la continuità della specie.

L'odio non nasceva dall'astensione dall'amore, dichiarava la propaganda.

L'odio era, semmai, l'estensione dell'amore stesso, incontrollato, spontaneo, diffuso.

Aveva colpito per secoli le terre popolate e si era espanso, come un'epidemia.

Si era morti, piano piano, per mano del cuore e degli uomini che ne possedevano uno.

Per mano della passione erano morte le donne.

Sotto la spada dell'affetto erano morti i bambini.

L'amore, specie per queste ultime vittime indifese, rappresentava la fine preannunciata di un destino cruento e doloroso.

«Figlia mia» suggerì il padre alla sua bambina, «non devi essere triste.

Sai perché hanno deciso questo?

Perché il futuro, per colpa dell'amore, rischia di non arrivare al domani.»

«Ma tu mi ami adesso e mi amerai sempre» sostenne la figlia, appoggiando la testa alla spalla dell'uomo.

«Tu sei il domani» le rispose lui, con gli occhi umidi, rivolti verso il soffitto.

La bambina restò in silenzio.

La porta della libreria era rimasta spalancata e il vento trascinava all'interno le parole che negavano
l'amore.

Ci volle meno tempo di quanto uno possa pensare per smettere di amare.

Gli abitanti di Silence, all'inizio, provarono sgomento per le nuove leggi.

Furono in molti a ribellarsi.

Alcuni morirono schiacciati dai cingolati.

Altri furono impiccati.

Ma la maggior parte di coloro che volevano continuare a provare quel sentimento, si uccisero fra di loro, incapaci di amarsi senza arrivare ad annientarsi.

Alla fine la gente, per stanchezza, per desiderio di pace, finì per sopprimere l'amore nel petto.

Poi divenne una questione di abitudine, come portarsi il cibo alla bocca, il cibo che era tornato nei
supermercati, nelle bancarelle, nei piatti delle famiglie.

Tutti finirono per ammettere che la pace e la serenità erano tornate.

Accadde, qualche anno dopo, che la bambina, divenuta adolescente, si innamorò, e lo tenne nascosto, così come la madre teneva nascoste sotto il letto le lettere d'amore per ricordarsi della ragazza che era stata.

Stava infilando i segnalibri fra le pagine dei nuovi arrivi.

Ogni volta che arrivavano i pacchi, lei accorreva e li apriva per annusare l'odore delle copertine.

C'erano volumi di ogni genere, ma da anni non venivano più stampate le novelle che contenevano storie
d'amore.

Di tanto in tanto, invece di apprestarsi a fare l'inventario con il padre, si soffermava a leggere qualche riga.

Sorrideva, spulciava fra le righe parole per trovare un'emozione, e poi riappoggiava il libro, con la dolcezza di un braccio materno.

Si chinò sulle copertine dei romanzi per assicurarsi che ricevessero la luce del sole.

Quando finì di allinearli, si sollevò, scostandosi dalla fronte i capelli biondi, e si ritrovò a guardare il suo
riflesso nella vetrina.

Si vide stanca e giovane, il viso arrossato dalla spossatezza e rinvigorito dalla conoscenza.

Le mani le bruciavano, per i tagli che le pagine le avevano inflitto sulle dita, involontariamente.

Ma lei, il pulsare delle ferite lievi, lo ascoltava con parsimonia, per paura che un giorno, insieme all'amore per gli uomini, le avrebbero negato la passione per i libri.

E mentre pensava a questo, socchiudendo le palpebre, un ragazzo si avvicinò al vetro.

Era sbucato all'improvviso, dalla strada che, fino a pochi istanti prima, era silenziosa e centellinava i passi e le voci della gente.

La ragazza per poco non urlò.

Si portò le mani alla bocca e le appoggiò alle labbra.

Il ragazzo indietreggiò, ma solo di un passo, timoroso. Indossava jeans slavati, legati da una cintura rossa, e
una camicia bianca, infilata nei pantaloni solo da un lato.

Aveva i capelli tagliati cortissimi, quasi a zero, e gli occhi di un lupo ferito, che si era perso in città.

Alla ragazza ricordò un husky che aveva visto in una fotografia di un libro.

La ragazza lo avrebbe chiamato Husky.

La madre, da lontano, prese a fissare la figlia, immobile, con le mani che, lentamente, stavano aggrappandosi ai capelli, al collo, scivolando lungo i fianchi, arrendendosi.

Una cliente la distrasse; aveva bisogno di un libro sui fiori.

Le disse semplicemente vorrei un libro che mi parlasse dei fiori.

La madre, distratta, le indicò un manuale.

«No» scosse la testa la cliente, imbarazzata.

«Vorrei un libro che mi parli dei fiori, i fiori che raccoglievo nei prati e che avevano
quel buon profumo.

Non i fiori di adesso. I fiori del mio passato.»

La ragazza era pietrificata.

Aveva molto lavoro da svolgere.

Ma non poteva smettere di contemplare gli occhi di neve del ragazzo.

Il ragazzo con la mano destra appoggiata al vetro e con la scarpa da ginnastica slacciata.

Alla radio trasmettevano il giornale.

C'era stata una sommossa nella loro città. Un uomo era stato arrestato per aver dipinto sua moglie.

L'aveva ritratta da giovane, al tempo in cui lui l'aveva chiesta in sposa.

Il quadro era stato bruciato.

L'uomo, ammanettato, si era dichiarato sereno; aveva ritrovato l'amore nel ricordo.

«Vieni via dalla vetrina e aiutami a portare questi scatoloni nel magazzino. Hai capito Cljo?» esclamò la madre.

La madre era una donna bella e triste.

La bellezza e la tristezza erano il mattino e la notte.

La ragazza non si voltò.

Aveva i capelli sciolti, e lo sguardo attento, quasi severo, per non scordare i tratti del volto del ragazzo.
Il ragazzo non aprì bocca.

Da dietro la vetrata aveva udito con chiarezza il nome della ragazza.

Cljo.

Ne era rimasto incantato.

La strada era silenziosa.

Aveva udito il nome della bellissima ragazza di cui si era innamorato.

Un libro cadde a terra e si aprì nel mezzo.

La ragazza si piegò, lo raccolse.

Infilò un dito fra le pagine, perché avrebbe letto proprio quelle pagine per non dimenticare quel momento.

Non importava di cosa parlassero.

Dovevano ricordarle, da qui all'eternità, di aver incontrato un angelo dallo sguardo triste.

Il ragazzo respirò, le vene del collo si gonfiarono del respiro, così la bocca dell'aria, delle parole che avrebbe voluto pronunciare.

Una sirena scheggiò il cielo, ruppe il silenzio.

Era scattato il coprifuoco.

Era tempo di serrare le porte e chiudersi nella confortante sicurezza delle case.

La ragazza della libreria chiuse il libro in un abbraccio, con la mano dentro, per tenere il segno.

Il ragazzo trovò la cosa buffa e si innamorò di quella mano, desiderò spalancare il libro, farsi spazio fra le parole e prendere quella mano con la sua.

Così, guardandola negli occhi, appoggiò la mano destra all'altezza del petto, all'altezza del libro che la ragazza stringeva contro il petto.

Poi la salutò con un accenno della fronte, per timidezza.

Si allontanò indietreggiando, e scomparve fra le persone che si affrettavano a chiudersi nelle case.

La ragazza tremò.

Aveva voglia di ascoltare una canzone alla radio.

Una musica allegra, perché aveva voglia di ballare.

Oppure una melodia triste, commovente, come la commozione che le saliva lungo le
braccia.

Il padre chiuse il registro contabile e si tolse gli occhiali.

Era visibilmente allarmato.

Odiava l'ora del coprifuoco.

Odiava sentire i passi lugubri dei soldati che marciavano per il controllo.

«Chiudi a chiave la porta, Cljo» disse l'uomo alla figlia.

La moglie passò davanti a lui e pulì le lenti degli occhiali.

«Cosa vedrai mai da queste lenti?» sospirò sottovoce.

Cljo, prima di serrare la porta, fissò per qualche secondo le impronte delle dita del ragazzo.

La madre avrebbe pulito il vetro, le avrebbe cancellate.

Così lei corse fuori per strada e si mise davanti alla vetrina, nella stessa posizione in cui si era trovato Husky. Immaginò di toccare, con le sue dita, quelle del ragazzo.

Le impronte si sovrapposero.

Il vento si alzò, sibilò.

«Torna dentro, sei impazzita?» la sgridò la madre.

Cljo le obbedì e la rassicurò.

Non riusciva a trattenere la sua emozione.

Tuttavia non poteva abbracciare sua madre, specie con la libreria ancora aperta.

I militari avrebbero potuto accorgersene e intervenire.

Così le prese il gomito e lo strinse piano.

La madre capì e non disse più nulla.


2.
Accadde, una notte, che le stelle cominciarono a cadere, una a una.

All'inizio si trattò di una singola stella, che, nel precipitare, fece un sibilo simile al fischio di una teiera sul fuoco.

I bambini si affacciarono alla finestra ed espressero un desiderio, poi due, tre, cento.

L'astro precipitava lentamente, tracciando, nel buio del cielo, striature di luce talmente luminose da illuminare i volti delle persone.

Gli abitanti della cittadina di Silence, sbigottiti ed estasiati, corsero fuori dalle case e si radunarono sul colle delle betulle, sopra il quale la volta celeste frusciava come un campo di granoturco, sotto le sferzate del vento di primavera.

Lo spettacolo durò qualche ora.

Furono in molti a sostenere che fosse uno spettacolo di fuochi d'artificio.

La velocità con la quale i bagliori si consumavano, così come la loro intensità, non potevano che essere opera di un artificio umano.

Altri, invece, perplessi, ritenevano che si trattasse di semplici comete.

Eppure, in quello spettacolo a dir poco divino, vi era una nota di tristezza.

Le truppe militari, giunte all'istante per via dello sfollamento improvviso della gente dalle proprie abitazioni, si arrestarono ai piedi della collina, con l'ordinedi non creare dispersione.

Sebbene il coprifuoco fosse stato violato, il Regime non prese provvedimenti.

Julia ed Henry, la madre e il padre di Cljo, era usciti con il cappotto sulle spalle, per via del freddo inatteso che aveva abbassato le temperature.

Era maggio e aveva fatto caldo nei giorni precedenti.

Una loro vicina di casa, la signora Thompson, era allarmata.

Temeva che quelle luci appartenessero agli spari dei cannoni.

«Ma io non odo nessuno scoppio, Marlene» la rassicurò Julia.

«Non c'è notizia di alcuna guerra o di guerriglia. È semplicemente una notte di stelle cadenti, o almeno credo.»

In realtà, neppure lei aveva la risposta giusta.

L'ultima volta che aveva visto una stella cadere aveva sette anni ed era in braccio a suo padre.

Il ricordo la fece sorridere.

Il marito si sistemò gli occhiali sul naso e cercò di contare gli astri che traghettavano nelle acque buie della notte, ma gli risultò presto impossibile, perché ne cadevano a centinaia, e poi a migliaia.

Il cielo, in poche ore, si rischiarò a giorno.

«Però fanno rumore... scoppiettano» tentennò la signora Thompson, mentre tendeva il collo come se ciò la aiutasse a vedere meglio.

Julia annuì.

Era un rumore cupo.

Un battito di cuore e poi più nulla.

Le stelle stavano morendo.

«Sembra che stiano morendo» esclamò Cljo ad alta voce, con gli occhi trafitti dalla luce.

«Mi hai spaventata» sobbalzò la madre.

«Non ti avevo detto di rimanere a casa?»

«Lo senti questo fischio?» continuò la figlia aggrottando la fronte.

«È come il canto dell'usignolo trafitto dalla spina di rosa.»

«Non ti seguo» le rispose la signora Thompson interessata.

La sua attenzione, però, fu rapita da una stella che precipitò più velocemente delle altre.

Il fischio costrinse gli abitanti a tapparsi le orecchie.

Era assordante.

Il lampo illuminò i tetti delle case, le automobili ferme per le strade, i gatti appollaiati sui marciapiedi.

Si udì una bambina piangere per lo spavento.

«È tutto come in una fiaba. La fiaba di un sacrificio d'amore» disse la ragazza seguendo con lo sguardo la processione che si stava creando per raggiungere la sommità del colle.

In cima vi erano cresciute delle betulle dal tronco perlato e dalle striature color ebano.

Era lì che la gente andava per sentirsi in pace.

Tra i pellegrini Cljo riconobbe alcune sue compagne di liceo.

La ragazza aveva appena compiuto diciassette anni ed era all'ultimo anno.

Un giorno - sperava - avrebbe poi lasciato Silence per andare a studiare lettere classiche all'università.

Nel frattempo aiutava i suoi genitori a gestire la libreria della cittadina.

Alzò il braccio e salutò la sua amica Hannah.

Aveva un'espressione di pura estasi.

Il chiarore del firmamento celeste era abbagliante.

Ma presto incominciò a diminuire, scavando buchi oscuri dove ci sarebbero dovute essere le stelle.

Alcune donne, dapprima affascinate, poi angustiate, si ritirarono nelle loro case con i figli più piccoli, col
timore che sciogliessero la presa della mano e scappassero fra la folla.

Un bambino si mise a correre giù per il fianco del colle e la madre lo richiamò, ma il rumore sull'erba delle sue piccole scarpe ricordò alla donna la sua infanzia, così si arrestò.

Abbracciò suo figlio e camminando, gli baciò il dorso della mano, con il cuore in gola, perché amava suo figlio.

Si augurò solamente di non essere stata vista dai soldati.

Cljo chiese ai genitori il permesso di raggiungere Hannah.

Il padre la pregò di non perdersi, ma la ragazza gli disse che, con tutta quella luce, si sarebbero visti anche da molto lontano.

Henry si mise a sorridere impacciato e annuì.

Era vero.

Nonostante fosse notte, la luce delle stelle cadenti gli permetteva di riconoscere gli abitanti di Silence.

A volte non ci si salutava nemmeno incrociandosi al supermercato o per strada, andando al lavoro.

Ora, invece, tutti avevano premura di salutarsi e di scambiarsi suggestioni e timori, l'eccitazione di essere in qualche modo liberi.

«Pensi che stia arrivando la fine del mondo?» si interrogò Hannah con la punta del pollice conficcata fra i denti.

Era appoggiata al tronco di una betulla e la sua pelle era trasparente come la corteccia dell'albero.

Dalla sua espressione traspariva sempre un accenno di insicurezza.

Suo padre, l'elettricista, la prendeva in giro.

Diceva che sua figlia non camminava, ma si aggrappava con i piedi alla terra per non cadere.

Quella notte Hannah si teneva stretta all'albero.

Attraverso i rami osservava la scia delle stelle, immaginando di poterne afferrare la coda ed essere condotta oltre il confine.

«Se questa è la fine del mondo, allora non c'è morte più bella,» commentò Cljo.

«Quando si parla della luce in fondo al tunnel, forse si intende la luce delle stelle.

Mi chiedo dove vadano a morire.»

I suoi pensieri furono all'improvviso spezzati da un urlo.

La gente si voltò impaurita, credendo che qualcuno fosse stato travolto da un astro, schiacciato dalla sua roccia incandescente.

Da lontano la madre di Cljo incominciò a chiamare la figlia.

La ragazza si voltò, ma vide solo, in lontananza, delle sagome confuse.

Il cielo si stava oscurando.

Stava perdendo tutte le sue figlie.

«Guardate!» tuonò un uomo stringendo fra le dita un pugno di sabbia dorata.

Sul suo volto il bagliore marcava le ombre fra le rughe spesse e dolorose.

Avvicinò la mano alla bocca e vi soffiò sopra.

La sabbia si disperse sull'erba del colle.

Presto fu circondato da astanti curiosi e, allo stesso tempo, spaventati.

«Le stelle si stanno disintegrando!» esclamò una donna.

«Si stanno riducendo in polvere. Non ci saranno più stelle nel cielo.»

I bambini si diedero da fare per trovare delle pepite d'oro per terra, con l'idea di venderle al mercato del giovedì.

Quando il fischiare delle stelle morenti si attenuò, i militari richiamarono all'attenzione i cittadini con gli altoparlanti.

L'eco delle loro voci metalliche si sfaldò nel vento e nessuno sembrò udire i loro avvertimenti.

Cljo restò vicino all'amica a osservare lo strano comportamento degli adulti.

Indicavano gli uomini e le donne di Silence che conducevano vite irreprensibili e che mascheravano il desiderio con la ragionevolezza.

I loro corpi, riversati sul fianco del colle, tesi a guardare la volta celeste, erano scossi da emozioni che franavano dalla testa al cuore.

Ma non erano ancora pronti a rinunciare alla sicurezza dei loro ruoli.

Fu così che, come automi, si costrinsero ad ascoltare le voci del Regime.

Le donne tornarono madri e mogli, o meglio, si riassestarono per apparire, agli altri, madri e mogli.

Gli uomini schiusero i pugni e lasciarono che il vento strappasse dalle dita la sabbia delle stelle.

«Vieni Cljo, torniamo a casa, domani devi andare a scuola e nel pomeriggio devi aiutarmi con il catalogo dei nuovi libri» sussurrò la madre di Cljo alla figlia.

La ragazza si toccò la gola.

Provava una strana sensazione, come se avesse perso uno dei suoi sogni nella notte e non avesse la possibilità di ritrovarlo.

«Domani ne parleranno tutti i telegiornali» disse il padre per ritrovare un dialogo con la moglie.

Ma la donna era assorta.

Calpestava la sabbia dorata.

La signora Thompson cercava di toglierla con le unghie dai capelli ricci; il prurito la stava facendo impazzire.

Sulla strada del ritorno gli abitanti di Silence illuminavano le vie come torce infuocate.

Cljo si staccò dalla madre e affiancò il padre.

Si voltò un'ultima volta e alzò lo sguardo per osservare le ultime stelle che cadevano, spegnendosi a metà viaggio, stanche.

Finché, nel chiarore, la ragazza vide il volto del ragazzo al quale aveva dato il nome di Husky.

Il ragazzo era fermo; teneva in equilibrio una vecchia bicicletta.

La testa era leggermente inclinata, gli occhi gravati dalla tensione verso le lacrime.

La tristezza del ragazzo colpì Cljo.

La sua bellezza la devastò allo stesso modo in cui la devastava il pensiero della morte delle stelle.

Sbandierò la mano per salutarlo, ma il braccio le tremava.

Con le labbra pronunciò il suo nome.

Husky accennò un sorriso, la tristezza si chetò prima negli occhi, poi sul volto.

Una stella perforò la notte.

Il suo grido forzò la gente ad arrestarsi.

La ragazza, però, non distolse lo sguardo da Husky e così fece lui.

Si guardarono con il respiro affannato.

Il padre di Cljo vide la figlia sotto la luce della stella e pregò che quella non fosse la fine del mondo, perché sua figlia era così bella e la sua vita così preziosa.

«Rientrate nelle vostre case» rintronò nel buio la voce di un soldato.

Era giovane e la gente non si allarmò.

Il suo tono era ancora fanciullesco.

A un tratto il cielo si rischiarò e si fece mattino.

L'alba si stagliò sulla cittadina di Silence accompagnata dal rumore delle porte che si chiudevano.

Un rumore assordante, che fece tremare la terra.

La gente era rincasata.

Husky inforcò la bicicletta.

Cljo si allontanò perché la madre non fosse triste per la rabbia di una figlia disobbediente.

Il ragazzo e la ragazza si lasciarono scattandosi una fotografia che impressero nella memoria e nella desolazione dei loro ritorni solitari.

Quando il ragazzo iniziò a pedalare, Cljo seguì la scia luminosa che le ruote rilasciavano nell'aria.

La sabbia delle stelle si staccava dalla sua schiena.


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Linea d'Ossigeno

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Autore: Franco Leonetti

Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore

Prima edizione: 02/2008

Edizione corrente: 02/2008

EAN-ISBN: 9788862110730

Pagine: 410

Prezzo di copertina: 20,00 Euro

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Descrizione
Un romanzo scoppiettante.

Migliaia di sensazioni fragranti, stampate su carta, investono chi legge, un geyser di emozioni che fuoriescono zampillando, inoculano la frenesia del "cosa succederà dopo".

Mai una sezione ne oscura un'altra, tutto va in direzione del lettore che può cogliere sfumature e impressioni senza dover compiere faticose tortuosità.

Un elaborato copioso, fatto di quasi quattrocento pagine, reso scorrevole, levigato, curioso, che si divora con estrema piacevolezza.

Una pagina dopo l'altra, a formare ventisette capitoli di un'esistenza che potrebbe essere quella di chiunque, con l'unica differenza nel protagonista.

Un uomo coraggioso che non teme il confronto con i propri demoni, con situazioni complicate, sviluppi intricati; nulla può fermarlo perché niente è irrealizzabile!!

<< Se senti il dovere di fare una cosa devi trovare il coraggio per farla!!>>

Questa potrebbe essere l'affermazione che arma le mosse di un protagonista creato da un autore esordiente che espone concetti chiari in maniera molto efficace, coronati da una moltitudine d'idee.

E che idee!

Attraverso le parole vengono trasmesse emozioni forti.

Il talento eccezionale nel descrivere minuziosamente riesce a tenere in scacco i cinque sensi di chi stringe il libro tra le mani, donando: profumi, sapori, suoni e voci, colori e, la calda, morbida, sensazione che produce il pelo di un gatto accarezzandolo, l'effetto di una fresca pioggia tonificante o del caldo infernale sulle piante dei piedi in lotta con le piastrelle di un terrazzino, pervaso da temperature equatoriali.

Un lungo percorso attraverso passioni per terre lontane, curiosità per culture diverse, sogni realizzati, sogni infranti, sogni rimasti chiusi in un cassetto.

Esperienze lavorative singolari e problemi comuni a tutte le latitudini del globo terrestre.

Rapporti conflittuali in famiglia, dure battaglie nella sfera sentimentale, lotte costanti all'interno di una società malata, sono solo alcuni dei tarli che perforano la mente e l'anima del primo attore.

Tutto questo deve ritenersi frutto della fervida e brillante mente di un giovane scrittore con talento e capacità di assemblamento rare.

Ciò che salta subito all'occhio sono la forma e lo stile con cui è scritto il libro.

La forma, ovvero la capacità di considerare, sentire e presentare la materia sperimentata, risulta di facile assimilazione, pronta ed incisiva, e diventa sostanza per la costruzione di un'adeguata esperienza.

Lo stile, cioè l'insieme delle caratteristiche individuali che si riscontrano con continuità nell'uso del sistema linguistico, è penetrante, tagliente, altre volte scuote e sprona.

Ma cosa importante, non appare mai banale.

In questo modo, il lavoro coglie il movimento, il flusso della vita, la labilità del piacere, della tristezza del dolore e ferma gli istanti per restituirne emozioni.

In un romanzo con cenni autobiografici, Franco Leonetti tratteggia un personaggio, mai fine a se stesso, che non si limita a narrare attimi di vita vissuta ma che, con collegamenti oculati e ben calibrati, coinvolge varie sfere e tematiche importanti e profonde.

Una vita che non soddisfa, una fidanzata non più amata, la famiglia che non riconosce i meriti.

Un ultratrentenne che, a causa di alcuni dettagli esterni, apparentemente poco importanti della quotidianità, entra in possesso di elementi che lo gettano in una crisi abissale.

L'avvilimento si manifesta tanto improvviso, quanto profondo, e lo costringe a considerare radicali mutamenti da operare al più presto.

L'unica via di salvezza è abbandonare repentinamente tutto ciò che ha?

Si convince, dopo una breve analisi, tra ricordi, considerazioni e risentimenti, che l'unica soluzione possa essere la fuga dalle situazioni che lo circondano.

Una posizione che fa venire voglia di mollare tutto e scappare in qualche isola dove sia sempre estate, girare per locali notturni e incontrare persone di ogni genere: questa la trama che vede coinvolto il personaggio di spicco.

Parte per Ibiza, dove incontra vecchi e nuovi amici, assapora relazioni brevi ma intense, si reinventa animatore-deejay in un villaggio e proprio grazie alla sua passione per la musica incontra chi può dargli una seconda chance di vivere la vita che avrebbe voluto.

In un ambiente paradossale, impastato di musica dance e rock violento, popolato da gente bizzarra e fuori dalle righe, vivrà esperienze lontane dal suo normale status.

Riflessioni folgoranti su temi significativi, calati in una struttura a flashback, donano eccellenza all'opera scavando a fondo nei problemi.

Linea d'Ossigeno non rappresenta solo un romanzo di narrazione, al suo interno vengono trattati argomenti importanti, spesso scomodi, incastonati alla perfezione nel "cursus" del racconto.

La morte, le regole di vita civile, il capitalismo e la rivoluzione industriale, il mondo del lavoro e la new economy, molteplici analisi della società moderna, sono solo alcune delle tematiche sviscerate a cui vanno poi accomunati capitoli che dissertano circa gli anni sessanta, dinamiche di gruppo e di coppia, reincarnazione e presenze, con appendici e curiosità sulla società nipponica, gli indiani pellirosse e gli Anasazi, l'arte del ridere, le curiosità strambe di Internet e l'Oktoberfest.

Contenuti che paiono in grado di offrire risposte a una profonda esigenza di ritrovare valori e dimensioni meno legati alla soddisfazione dei puri e semplici bisogni materiali.

Argomenti che calzano a pennello con il filo conduttore che si estrinseca nella presa di coscienza di una crisi e la reazione del proprio orgoglio a ritrovare il sapore vero delle emozioni, la conseguente crescita e maturazione, un'attenta analisi interiore attraverso quelle che sono le esperienze e il confronto con gli elementi che scandiscono il trascorrere del tempo.

L'introspezione profonda si alterna a momenti divertenti e scanzonati, altri più riflessivi e cinici.

Linea d'Ossigeno : un modo per invogliare chi legge a non pensare per stereotipi!


Note biografiche
Franco Leonetti è giornalista pubblicista, con grande esperienza di scrittura impiegata per quotidiani e magazine anche a livello nazionale.

Nasce a Torino 42 anni fa.

Vanta numerose competenze spese tra uffici stampa e dipartimenti di comunicazione che lo hanno spinto a cimentarsi in una nuova avventura: la scrittura del suo primo romanzo.

È nato in questo modo Linea d'Ossigeno.


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Il gioco della mosca

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9788862040198.jpg

Autore: Andrea Camilleri

Editore: Edizioni Angolo Manzoni

Prima edizione: 03/2008

Edizione corrente: 03/2008

EAN-ISBN: 9788862040198

Pagine: 112

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 17x24 cm

Prezzo di copertina: 14,00 Euro


Descrizione
Camilleri raccoglie alcune microstorie - anzi, "storie cellulari" le definisce - che hanno generato sentenze, proverbi, detti

Così recupera parole, mimi, giochi della sua infanzia, del suo paese di terra e di mare, e li ferma sul foglio non per suscitare rimpianti, ma perché ciò che è cambiato non svanisca nella memoria.


Note biografiche
Andrea Camilleri è nato a Porto Empedocle nel 1925 ma attualmente risiede a Roma.

Regista teatrale, giornalista e scrittore, ha creato il personaggio del commissario Montalbano e l'immaginaria cittadina siciliana di Vigàta.

Andrea Camilleri, con il suo famosissimo commissario, secondo una lista stilata dal Daily Telegraph britannico, è collocato tra i 50 autori di gialli che "bisogna leggere prima di morire".


Estratto
«Il gioco della mosca lo si praticava da maggio a settembre, quando il sole asciugava la spiaggia inumidita dalle piogge d'autunno.

Sono fermamente persuaso che nel corso di questo gioco, durato anni, si sono decisi i nostri destini individuali: troppo tempo impegnavamo nella pura meditazione su noi stessi e il mondo.

E così qualcuno divenne gangster, un altro ammiraglio, un terzo uomo politico.

Per parte mia, a forza di raccontarmi storie vere o inventate in attesa della mosca, diventai regista e scrittore».


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