Inserzioni più recenti di Narrativa Italiana
Autore: Wayaka Mancan
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 05/2008
Edizione corrente: 05/2008
EAN-ISBN: 9788862111140
Pagine: 120
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Niente si è salvato nella scatola delle reminiscenze, il vagare nella propria vita è stato inutile, l'elemento mancante predomina su ogni alternativa che non sia autodistruttiva.
Distruggersi per tutto è l'unica fonte di emozioni intense, l'alternativa è sempre più debole e palliativa, la realtà è solo una parte da eseguire con magistrale coerenza.
Non ci sono prospettive per chi finge nei sogni; il sogno si confonde con la realtà formando una vita omogenea, senza viverne la metà di nessuna.
Le prospettive sono speranza ed illusione, la richiesta è una vita scandita dagli eventi essenziali, senza buttare via il tempo per lo spreco.
Vivere ostentando superiorità non servirebbe se i mediocri non esistessero.
La mediocrità ci serve per farci stare meglio.
La cultura di massa è stata dissacrante per la sua avidità disfattista e qualunquista, la decodificazione dei messaggi è stata interpretata unicamente per alleviare le proprie distorsioni.
Il sapere non è più la via per la saggezza, ma un'arma per umiliare e assoggettare il prossimo.
I desideri diventano parte della quotidianità, solo la paura della notte riesce a farti sentire vivo e ricominciare a sperare nel nuovo giorno.
Note biografiche
Wayaka Mancan, pseudonimo di un autore italiano nato in Libia,
.
Autore: Roberta Marongiu
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 05/2008
Edizione corrente: 05/2008
EAN-ISBN: 9788862111126
Pagine: 84
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Asya è una ragazza che ha alle spalle una situazione familiare difficile con un padre alcolizzato con il quale non vuole più avere niente a che fare.
Decide così di realizzare il suo progetto, quello di volare negli Stati Uniti per cercare il suo sogno americano, una nuova vita.
San Francisco però non si rivela essere quel mondo tanto desiderato da Asya, che si troverà coinvolta in avventure che non avrebbe mai pensato di vivere assieme alla persona che non si aspettava e che le farà capire qual è davvero il suo posto nel mondo.
Note biografiche
Roberta Marongiu è nata a Cagliari il 6 Novembre 1988; studia Tossicologia dell'Ambiente, Alimenti e Farmaco all'Università degli Studi di Cagliari.
Ama ascoltare musica, leggere un buon libro, guardare i film di Johnny Depp e i cartoni animati della sua infanzia.
Con American Dream esordisce in assoluto nel mondo editoriale.
.
Autore: Vincenzo Ingarao
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 06/2008
Edizione corrente: 06/2008
EAN-ISBN: 9788862111201
Pagine: 292
Rilegatura: brossura
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
"Vi voglio bene. Vi voglio bene tutti.
Ecco, questo è il mio pensiero per voi. Adesso. In questo esatto momento.
Io sono una ragazza fortunata.
Perché posso amare e posso esprimerlo liberamente, a partire dal mio pensiero.
Mi piacerebbe tanto abbracciare il mondo.
Sì, mi piacerebbe davvero.
Incontrare tanta gente, di tutto il mondo.
E ad ognuno poter donare un abbraccio.
Ma quanto è bello abbracciare? Che regalo meraviglioso ci ha fatto nostro Signore!"
Note biografiche
Vincenzo Ingarao (Torino, 7 Novembre 1961) vive e lavora a Firenze.
Dopo gli studi tecnici ed universitari ha intrapreso la carriera di Execurive Manager, mansione che attualmente ricopre presso una grande azienda dell'hinterland fiorentino..
Coniugato con Emilia, da circa vent'anni coltiva la passione della scrittura.
Adora la musica classica e lirica ed il jazz, che ama ascoltare in ogni momento possibile, soprattutto mentre scrive.
Dopo Loto e Arcobaleni (2007), questo è il suo secondo lavoro.
.
La storia vera di Shahzada, piccolo cavallo figlio del vento
Autore: Barbara Miele
Editore: Edizioni Miele
Prima edizione: 07/2008
Edizione corrente: 07/2008
EAN-ISBN: 9788863320022
Pagine: 132
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 12x20 cm
Prezzo di copertina: 11,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Sin dalla Notte dei Tempi, Uomo e Cavallo sono stati divisi da un sottile, invisibile, invalicabile muro.
La loro stessa natura - carnivoro e predatore il primo, erbivoro e preda il secondo - ne ha resa difficile comprensione e comunicazione.
Attraverso la storia vera di Shahzada, cavallo dal forte temperamento traumatizzato e incattivito da mani inesperte, Barbara Miele ci invita ad oltrepassare la soglia dell'"Universo Cavallo", a scoprire il meraviglioso mondo di questo nobile animale e ci dimostra che tolleranza, cura, rispetto ed amore guariscono anche le ferite più profonde.
Scritto sotto forma di romanzo, per arrivare anche a coloro che non praticano regolarmente l'equitazione, questo libro racconta del recupero di un animale traumatizzato ed incattivito.
Shahzada ha perso la fiducia nell'Essere Umano, che considera ormai come un nemico da combattere.
Una tappa dopo l'altra, in un lungo e tortuoso percorso di guarigione da traumi e ferite, la protagonista impara a decifrare i messaggi che il piccolo cavallo le invia, ne comprende la psicologia e trova il modo per interagire con lui.
Grazie a tolleranza, rispetto, comprensione, pazienza e buone nozioni tecniche la donna riesce a far breccia nel muro che Shahzada ha costruito intorno a lui fino a riconquistarne la fiducia e la cooperazione.
E, a chi sa ascoltare, osservare, capire il piccolo cavallo regalerà il suo immenso cuore.
Un libro per tutti coloro che hanno fatto del cavallo uno stile di vita, per chi pratica l'equitazione, per chi intende approfondire le proprie conoscenze sulla psicologia equina; ma anche per coloro che osservano questo nobile animale da lontano, con rispetto e timore, e che desiderano imparare a conoscerlo meglio
Note biografiche
Barbara Miele nasce a Lugano, in Svizzera nel 1970 e vive in provincia di Lecce dal 2001.
Da sempre amante dei cavalli, inizia a praticare l'equitazione all'età di otto anni.
Dal 1987 al 1989 frequenta la Scuola Svizzera per diventare Istruttore di Equitazione.
Ha praticato discipline equestri diverse: dal salto ostacoli alla monta western, dall'endurance agli attacchi.
Predilige però l'addestramento di giovani cavalli e la rieducazione di soggetti problematici.
Dopo aver studiato la psicologia equina si è appassionata a quella dell'Essere Umano, della quale sono fortemente impregnati i suoi precedenti libri Sara sarà - 2006 (semifinalista al Premio Lettarario "Penna d'Autore"), L'incognita se - 2007 (quarto posto al Premio Letterario "Le Notti Ritrovate") e Noi: due io - 2008
Estratto
La castrazione non modificò infatti i suoi comportamenti e Denise stessa, ormai conscia del pericolo che Shahzada poteva rappresentare per se stesso e per chi gli stava vicino, si avvicinava a lui con sempre maggiore timore fino al giorno in cui, a poco più di un mese dall'incidente, gettò definitivamente la spugna e venne a trovarmi.
"Devo prendere una decisione e ho due alternative" esordì esitante tamburellando con le dita sul tavolo della mia cucina "O lo prendi tu o lo faccio abbattere" mi annunciò mestamente.
Non ci pensai nemmeno un secondo.
"Lo prendo io" le risposi di getto.
Nessuna persona di buon senso avrebbe accettato l'acquisto di un cavallo in quelle condizioni e io stessa non ero affatto convinta che Shahzada fosse ancora recuperabile.
Ricordavo però ancora molto chiaramente il nostro primo incontro, quello durante il quale avevo così fortemente sentito lo spirito in quel giovane puledro ed un'energia positiva intensa era circolata a doppio senso tra noi.
Sapevo che lo sventurato stallone era in fondo all'animo molto diverso dal cavallo che ora tutti temevano e non mi sarei mai perdonata di non avergli dato una possibilità.
Sì, dovevo almeno provarci.
Volevo provarci.
Con tutte le mie forze.
.
Autore: Nino Casamento
Editore: Kimerik Edizioni
Prima edizione: 07/2008
Edizione corrente: 07/2008
EAN-ISBN: 9788860962591
Pagine: 128
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
Descrizione
I protagonisti di questo romanzo sono due ragazzi, nati e cresciuti a Torino, dove i genitori si sono trasferiti dalla Sicilia in cerca di lavoro.
Dopo anni di permanenza nella grande città del Nord, la famiglia torna nella terra d'origine.
E qui vive le contraddizioni e i ritardi di una terra bella ed accogliente, ma apatica e sonnolenta, segnata da incuria e degrado, soprusi ed ingiustizie.
Nel libro emergono le problematiche dei tempi odierni: il trauma dell'emigrazione e il difficile rapporto con gli immigrati, il degrado delle periferie delle metropoli del Nord, la violenza e la corruzione nello sport, il vortice della droga, la profanazione dell'ambiente, il bullismo ed il razzismo, la mancanza di sicurezza e lo sfruttamento del lavoro.
E poi i privilegi, le discriminazioni, le ingiustizie di una società troppo accondiscendente con i potenti e implacabile coi deboli.
Ma risalta anche il valore dell'amicizia, la solidarietà, il calore della terra di Sicilia, il nascere gioioso delle prime esperienze d'amore.
Note biografiche
Nino Casamento è stato professore di Italiano e Storia.
Ha svolto per lungo tempo attività politica.
Giornalista pubblicista, ha fondato e diretto i periodici locali "Paese nuovo", "Il Filo", "Nebros".
Ha collaborato con "Il giornale di Sicilia", "La Gazzetta del Sud", "la Sicilia", "Centonove", "La Gazzetta ionica", "Il Punto", "Il Soldo".
Ha all'attivo numerose pubblicazioni di carattere culturale e turistico.
Come narratore ha esordito con il romanzo L'albero dei torti, Gangemi editore, Roma 2004.
Nel 2006 ha pubblicato il suo secondo romanzo, Il nome nemico, sempre per i tipi dell'Gangemi editore.
Con "La pietra in mezzo al mare", edizioni Kimerik 2008, un romanzo pensato per i giovani, ma scritto per tutti, è al suo terzo impegno narrativo.
Estratto
Capitolo 1
Ma quando arriva? si chiedeva costernata la signora Maria.
Per il ritorno del figlio da Torino aveva preparato un pranzo d'eccezione.
Aveva stirato con le sue mani i maccheroni che avrebbe condito col sugo di maiale, così come piacevano al suo ragazzo.
E poi le polpette, secondo una ricetta che si tramandava da generazioni nella sua famiglia.
Sentì il rumore della macchina del marito, che era stato alla stazione.
Si affacciò alla finestra.
L'uomo era solo.
E Franco? si affrettò a chiedere preoccupata.
Il treno viaggia con oltre due ore di ritardo! le rispose Giuseppe sconsolato.
Mai puntuali questi treni! si lamentò la donna.
E poi aggiunse: Beh, lo aspetteremo.
Vuol dire che oggi pranzeremo più tardi .
Franco tornava da Torino per sposarsi.
Giunse verso le tre del pomeriggio portando in casa una grossa valigia, da cui tirò fuori il vestito del matrimonio per farlo vedere ai suoi.
Per risparmiare l'aveva comprato alla Facis, nel magazzino della grande fabbrica di confezioni alla periferia nord della città, dove lavorava Turi, un suo amico d'infanzia.
Erano partiti assieme per il Nord da Patti, un antico insediamento normanno adagiato sulle colline che sovrastano la costa tirrenica, verso la quale si era sempre più allungato, come calamitato dall'irresistibile richiamo della riviera.
Proprio di fronte a Tindari, dove s'ergeva il famoso santuario della Madonna nera, meta di pellegrini che giungevano da ogni parte della Sicilia.
Dalla sua casa, nel centro storico della città, vicino alla Cattedrale, si dominava il mare, d'un azzurro intenso, e ci si beava della vista delle Eolie, che chiudevano quello specchio d'acqua come una barriera protettiva.
O, se si vuole, come una sorta di pregiata cornice, voluta da una natura generosa per contornare e impreziosire il quadro che aveva saputo disegnare.
Ricordava ancora l'amarezza che aveva provato quando due anni prima si era dovuto staccare dalla sua terra.
Ma lì non c'era lavoro e quindi neppure futuro.
Prima di prendere la decisione ci aveva ragionato tanto con Turi, l' amico del cuore, con cui trascorreva la maggior parte della giornata.
Franco e Ciccio li avevano soprannominati gli amici, come i due famosi comici.
Non tanto per la somiglianza, ma perché facevano coppia fissa e soprattutto per la marcata differenza di statura.
L'uno basso e tarchiato, l'altro alto e snello.
Facevano spesso lunghe camminate per il viale che dal centro portava verso il Canapè.
In certi giorni in cui la discussione li prendeva più del solito, la passeggiata si allungava e arrivavano fino a
Case Nuove.
Se era sabato, scendevano giù fino al campo sportivo e andavano al mercato.
Anche se non compravano niente, era sempre un divertimento addentrarsi tra le bancarelle piene di mercanzie di ogni genere, in un affollarsi di gente che proveniva da ogni dove.
Sul brusìo della calca irrequieta e colorata dei visitatori si elevavano gli strilli dei venditori che cercavano di richiamare l'attenzione sui prodotti in esposizione.
Esso si estendeva proprio sotto le mura dello stadio, dove Franco andava a giocare.
Militava infatti nella squadra della Pattese.
La passione per il pallone gliel'aveva trasmessa suo padre, che era stato un buon centravanti quando ancora gli incontri di calcio si disputavano alla Maidda, il vecchio glorioso campo sportivo di Patti Marina, dove gli spettatori si accalcavano tutt'intorno ai bordi del terreno, proprio a ridosso dei calciatori.
Siete fortunati voi giovani.
Avete la fortuna di giocare in un vero stadio gli diceva.
E poi, addentrandosi nei ricordi, aggiungeva: Quando finivamo a terra su quel fondo maledetto erano guai.
Avevamo sempre le ginocchia scorticate.
Turi era il suo più accanito tifoso e sostenitore.
Lo seguiva sempre.
Non solo nelle partite interne, ma anche in quelle fuori casa.
E persino negli allenamenti, che si svolgevano regolarmente tre volte la settimana.
Quella del pallone era per entrambi una forte passione.
Anche per questo Franco aveva resistito a lungo prima di cedere all'idea di trasferirsi al Nord in cerca di lavoro.
Non voleva abbandonare la sua squadra, i suoi compagni, il suo mondo.
Ma per i dilettanti come lui il calcio non poteva certo assicurare un avvenire.
A Torino potresti tentare il grande salto, magari provare per la mitica Juve lo tuzzicava lìamico, che era il più deciso a intraprendere l'impresa del trasferimento.
Per vincerne i dubbi e le resistenze le tentava proprio tutte.
I due giovani erano sempre assieme, sicché quando, per la verità piuttosto raramente, comparivano da soli, gli amici si preoccupavano.
Chi ci succidiu a Cicciu? o Chi appi Turi? chiedevano di volta in volta all'uno o all'altro, incuriositi e allarmati per l'assenza di un componente della coppia.
L'idea di cercare lavoro al Nord gliel'aveva fatta venire Pippo, che abitava nel loro stesso quartiere e che da alcuni anni si era trasferito in Piemonte.
Era un po' più vecchio di loro.
I capelli ricci incorniciavano il volto paffuto, rotondo, in cui spiccavano due grandi occhi neri.
Aveva un po' di pancetta, dovuta alla tentazione del cibo cui non rinunciava mai, specie con gli amici.
Era infatti di compagnia.
Un parlatore instancabile e piacevole, un tipo allegro insomma, che emanava un flusso spontaneo e irresistibile di simpatia.
Ben voluto da tutti.
La provincia non era fatta per lui.
A mari largu si faci a megghiu pisca! era il suo motto.
E così aveva lasciato il suo paese e tentato l'avventura al Nord.
Gli era andata bene.
Quando tornava in estate per le ferie non faceva altro che decantare la città, il lavoro, il guadagno, i divertimenti.
Doveva passarsela davvero bene se in pochi anni di lavoro aveva potuto comprarsi una fiammante Alfetta rossa, con cui li portava a scorazzare per i paesi della costa.
Venite stasera a ballare alla Pineta?
I due si schermivano, non volevano approfittare della sua generosità, ma finivano per cedere agli inviti insistenti.
Spendeva sempre lui.
Io me lo posso permettere, li rassicurava.
Ma lascia perdere. Non puoi pagare ogni volta tu!
Non vi create problemi.
Vi rifarete a Torino, quando comincerete a guadagnare .
Fu proprio in una serata in discoteca sul lungomare di S. Giorgio che Franco conobbe Teresa, una ragazza di Gioiosa.
Mora, dai lunghi capelli neri e dagli occhi scuri e intensi.
Un po' bassina e robustella per la verità, ma nel complesso molto carina.
Aveva un sorriso dolce e accattivante che le illuminava il volto dai lineamenti delicati.
Ne fu subito colpito e cominciò a frequentarla, con sempre maggiore assiduità.
Fu un amore travolgente, che lo allontanò in qualche modo dall'amico e mise uno stop alla decisione del
trasferimento.
Si recava spesso a Gioiosa a trovare la ragazza, anche se aveva modo di vederla ogni giorno a Patti, dove lei frequentava l'Istituto magistrale.
Per carnevale andarono a ballare al circolo Mediterraneo.
In quel periodo la cittadina diventava luogo di richiamo per tutti i giovani del circondario.
Turi non mollava la presa e tornava spesso alla carica.
Fu proprio Teresa ad incoraggiarlo a seguire la sua strada.
Se ci vogliamo veramente bene, non sarà la lontananza a rompere questo rapporto.
E per rassicurarlo maggiormente aveva aggiunto: Se ti sistemi potremo fidanzarci ufficialmente, potrai venire a casa e poi, se Dio vuole, sposarmi.
Sì - aveva ribattuto prontamente Franco - cerco un lavoro, trovo casa, ti sposo e ti porto con me a Torino .
Certo, gli sarebbe mancato anche il mare e i tuffi dal pontile, ma ogni estate per le ferie se lo sarebbe goduto meglio.
Anzi, avrebbe comprato una barca a motore, con la quale condurre Teresa in giro per le coste, fino alla pietra in mezzo al mare e magari, chissà, spingersi fino alle Eolie.
Avrebbe potuto portarla anche a pescare.
C'era stato qualche volta con lo zio Tano, che andava a totani con la sua sgangherata barchetta a remi.
Nelle calde notti d estate erano tante le barche che si concentravano nello specchio d'acqua di fronte alla marina.
Sembravano branchi di lucciole radunate lì a rischiarare la distesa quieta del mare.
Dalle colline sovrastanti la costa si scorgevano come gocce di luce in un riverbero che rendeva lo scenario straordinariamente suggestivo.
A Franco non piaceva pescare, specie i totani.
Gli faceva impressione soprattutto il momento conclusivo nel quale lo zio staccava le bestiole dall'amo.
Vedere gli animali che cercavano di opporre un'ultima disperata difesa, spruzzando liquido dappertutto, gli procurava una forte pena.
Ma se ne faceva una ragione.
Questa è da sempre la lotta per la sopravvivenza tra l'uomo a caccia di cibo e le prede che cercano
di difendersi e di sfuggire alla cattura, lo confortava lo zio.
Quando erano cucinati, quel moto di pietà scompariva d'incanto per lasciare posto solo alla sua golosità.
Li mangiava volentieri.
Specie come glieli cucinava la mamma, che era una brava cuoca.
Andava pazzo per quelli ripieni.
Erano una vera ghiottoneria.
Alla stazione di Patti l'aveva accompagnato il padre con la sua vecchia seicento.
Lì aveva trovato la schiera degli amici.
Era venuta anche Teresa e il distacco era stato un vero strazio.
Appena salito sul treno, si precipitò al finestrino.
Turi si sbracciava a salutare tutti, a dare appuntamento per la prossima estate.
Lui non aveva occhi e pensiero che per Teresa.
Quando il convoglio si mosse la vide farsi sempre più piccola, fino quasi a scomparire, mentre il treno
prendeva velocità e si dirigeva alla volta di Mongiove.
Quante volte c'era stato al mare con la ragazza!
Si sedette e se ne stette immobile e pensieroso.
L'amico faceva di tutto per consolarlo, per distrarlo.
In meno di un'ora furono a Messina.
Durante l'attraversamento dello stretto salirono sul ponte della nave, a respirare per l'ultima volta l'odore del mare e a dare l'ultimo sguardo alla costa dell'isola, che a quell'ora si presentava in una straordinaria fantasmagoria di luci e di colori.
A Villa si sistemarono nelle cuccette e si addormentarono quasi subito.
Ma per Franco si trattò di un sonno alquanto tormentato.
Si susseguì un intreccio di sogni che si sovrapponevano in una sorta di frenetico tourbillon: dapprima era il protagonista di partite di calcio, di giochi con gli amici, poi di nuotate a mare, di passeggiate con Teresa.
E infine di sfilate e balli del carnevale.
Fu a questo punto che gli apparvero delle strane mostruose maschere che lo fecero svegliare.
Rimase a lungo a pensare, abbandonandosi ai ricordi dei tempi spensierati e felici che aveva vissuto fino a quel momento.
Ma poi fu assalito dalle preoccupazioni per quello che lo aspettava nella sua nuova destinazione.
Per fortuna lo sferragliare del treno sulle rotaie lo fece presto riaddormentare.
Lo svegliò un colpo secco sulla porta e una voce, quella del cuccettista, che avvertiva gli occupanti dello scompartimento: Preparatevi. Tra mezz'ora saremo a Torino.
Alla stazione di Porta Nuova scesero dal treno.
A distanza scorsero la sagoma dell'amico Pippo che era venuto a prenderli.
Appena li vide corse loro incontro.
Benvenuti a Torino! li salutò con un caloroso abbraccio.
E li guidò alla volta dell'auto parcheggiata davanti alla stazione.
Il freddo pungente dell'aria fece loro capire che erano lontani dalla loro Sicilia, in un posto molto diverso.
Si sarebbero abituati a quel gelo che sferzava i loro volti?
Di sicuro per i due giovani iniziava una nuova vita.
.