Inserzioni più recenti di Libri per Bambini e Ragazzi
Autore: Luigi Capuana
Illustrazioni: Bruno De Vita
Introduzione e note: Luigi Maria Cesaretti
Editore: Edizioni Remo Sandron
Prima edizione: 08/1967
Edizione corrente: 09/1969
EAN-ISBN: -
Pagine: 196
Rilegatura: brossura fresata
Dimensioni: 14,5x21,0
Prezzo di copertina: 13,50 Euro
Il libro si può acquistare on-line solo sul sito dell'editore www.sandron.it
Descrizione
Introduzione e note di Luigi Maria Cesaretti
Uscito nel 1912, è forse il più "verista" fra i racconti per ragazzi del Capuana.
Attraverso le vicende, peraltro a lieto fine, del piccolo protagonista Menu l'Autore affronta il tema dell'emigrazione dei contadini poveri del meridione verso le Americhe, e in particolare verso gli Stati Uniti, divenuta nell'ultimo Ottocento e nei primi anni del '900 un fenomeno sociale di gigantesche proporzioni.
L'emigrazione, agli occhi del disincantato scrittore "ben documentato sul fenomeno per averlo osservato con attenzione nella natia Mineo, la Ràbbato del romanzo" è prospettiva dura e magari dolorosa ma, in certe circostanze, ineluttabile, e va possibilmente trasformata in una occasione di promozione sociale e culturale.
È questo l'insegnamento che i lettori possono trarre dalla storia di Menu, emigrante volontario e persino entusiasta a New York, per un misto di infantile curiosità e desiderio di emulazione dei fratelli e dei compaesani; la "Merica" non è però per lui una meta definitiva: egli ritorna infatti al paese natio, dopo aver visto e imparato tante novità e aver avuto a che fare, fra l'altro, con la malavita organizzata (la temibile "Mano nera").
Reduce dall'avventura americana durata un anno e mezzo, Menu si ritrova cresciuto umanamente e culturalmente; il suo tesoro di esperienza, cercherà di farlo fruttare a beneficio dei suoi compaesani, diventando maestro per insegnar loro un po' di "americanismo", cioè di libertà e abilità imprenditoriale, apprese di persona.
Indice
Introduzione
I - Il nonno
II - «Coda pelata»
III - Propaganda
IV - Preparativi
V - La partenza
VI - Alla Nicchiara
VII - La prima lettera
VIII - Inquietudini
IX - « Menu » fantastica!
X - Riscatto
XI - La festa del Patrono
XII - La pazza
XIII - « Menu » vuol partire
XIV - Il dottor Liardo
XV - « Menu » a Nova York
XVI - I due fratelli
XVII - La « Mano nera »
XVIII - «Miss Mary»
XIX - Lo zi' Carta
XX - L'arrivo delle rondini
XXI - Finalmente!
XXII - Oh la Patria!
Note biografiche
Luigi Capuana (Mineo 1839 Catania 1915) è uno dei principali esponenti del verismo, del quale fu anche il maggiore teorico: sulla scia del naturalismo di Zola, egli propugnò una letteratura fedele al vero e improntata a rigorosa impersonalità.
Dedicato a Zola è il romanzo Giacinta, del 1879, manifesto letterario del verismo.
Il suo libro più noto è Il marchese di Roccaverdina del 1901; scrisse anche vari volumi di novelle di ambiente contadino, e saggi di critica teatrale e letteraria.
Si occupò, primo fra gli scrittori italiani, del mondo del soprasensibile e dell'occulto, da lui investigato in saggi e novelle con lo spirito "scientifico" dello scrittore verista.
Fu infine un fortunato autore di fiabe e racconti per ragazzi.
Estratto
XVII - La «Mano nera»
Da due mesi Menu era dallo zi' Carta un po' da contabile, un po' da giovane di bottega.
Stava ancora con l'animo sospeso, e squadrava da capo a piedi gli avventori che affluivano, specialmente quelli che erano decentemente vestiti e portavano fagotti e panieri in mano.
Si divertiva un po' occupandosi a disporre nelle ceste gli aranci avvolti nella carta stampata a colori diversi; formava disegni a croce, a rosoni, a circoli, perché allettassero l'occhio dei compratori, secondo la qualità, secondo il prezzo; e in ogni cesta metteva un arancio senza involucro, per mostra.
Così pei limoni, pei cedri, per le cassette di uva passa, di fichi secchi.
Quando non aveva da fare, si sedeva su l'uscio dalla parte interna, e leggeva il giornale allo zi' Carta, che ora lo comprava ogni giorno, e voleva le notizie della Talia, della Siggilia, maravigliandosi che quei bestia dei giornalisti non dessero neppure notizia di Ràbbato, come se non esistesse.
E un giorno che il foglio riportava un dispaccio con l'annunzio di una scossa di terremoto avvenuta colà, la compiacenza dello zi' Carta fu tanta, che si lasciò scappare di bocca:
Ci vorrebbero almeno tre terremoti al mese per sapere qualcosa di lassù!
Ma soggiunse subito.
Dio ne scansi!
Già Ràbbato lo aveva tutti i giorni sotto gli occhi nelle due larghe cartoline affisse al muro, insieme con l'immagine di Sant'Isidoro, com'era nel quadro dell'altare maggiore della sua chiesa, con gli angioli che aravano mentre il santo glorioso faceva orazione, e il re, venuto a certificarsi del miracolo, apriva le braccia e spalancava gli occhi, che pareva proprio vivo.
Cose dei tempi antichi.
Oggi santi non ce ne sono, concludeva ogni volta che si raccomandava al santo Patrono perché lo aiutasse a far prosperare il suo negozio.
E poi, occorrevano forse le cartoline e le immagini del Santo per ricordarsi ogni giorno di Ràbbato?
Non ne passava uno che egli e Menu non si sentissero salutare da qualche «americano» del paese:
Come va, zi' Carta?
Ah! Sei ancora qui? Ti credevo già andato via.
Chi sta bene non si muove.
Salutiamo, zi' Carta! Tu sei nipote di zi' Santi Lamanna, mi pare.
Sì, rispondeva Menu.
Di tanto in tanto, ecco Nascarella col suo organino, e la moglie e la figlia che cantava in siciliano, storpiando le canzonette napolitane.
Agli americani dovevano però sembrare proprio costumi napolitani, se si divertivano allo spettacolo, a star a sentire, e buttavano bei soldi nel piattino delle donne che andavano attorno e raccattavano a terra quelli che piovevano dalle finestre piene di curiosi.
Nascarella, per saluto al paesano faceva una breve sosta davanti alla bottega dello zi' Carta e le due donne accettavano volentieri un regalo di aranci sbucciandone qualcuna, e mangiandola; per rinfrescarsi la gola, diceva la ragazza.
Qualche volta accadeva di veder passare tre quattro poveri rabbatani che parevano sperduti, e con la fame sul viso.
Lo zi' Carta li riconosceva agli abiti, alle mosse, e non s ingannava mai, preso da grande pietà per quei disgraziati.
Voi siete di Ràbbato?
Sissignore!
Io sono lo zi' Paolo Carta; e questo è nipote dello zi' Santi Lamanna.
Ah!...
Quei poveretti quasi non credevano alla fortuna di avere incontrato due compaesani.
Siamo stati ingannati.
Ci hanno lasciato in mezzo a una via.
Non sappiamo come fare.
Vi condurrò io dal Commissario... Intanto... Venite con me...
Li faceva entrare nella vicina osteria.
Prendete un boccone.
Se non ci aiutiamo tra noi!
Non sono ricco...
Così ne aveva consolati parecchi, trovando di collocarli bene, di salvarli dalle unghie degli sfruttatori.
Menu, che passava tutte le domeniche in compagnia di Santi, aveva riveduto due sole volte Stefano dalla mattina in cui erano stati a colazione nell'osteria di compare Cheli Murabitu.
La prima volta era venuto col pretesto d informarsi se Miss Stoppa fosse tornata.
Io avrei da collocarti come fattorino in una Banca; poi potresti passare ad usciere e andare su su, se sapresti fare.
Che Banca?
aveva domandato lo zi' Carta.
Di quelle che falliscono a ogni sei mesi?
Voi non ve n'intendete.
Lasciane la cura a Santi.
Se lo prende a proteggere la figlia del suo padrone...
Sarà un pulcino "nella stoppa" sghignazzò Stefano.
Hai voglia di chiamarla Miss Stoppa!
Quella ci ha qualche milioncino che non avremo mai né tu né io.
Suo nonno vendeva cerini, dicono.
Questo gli fa onore.
Diglielo a Santi che il posto è pronto.
Avete sentito, zi' Carta?
Hanno accoltellato il mascalucioto.
Dopo che gli hanno ammazzato la moglie e la figlia!
Aveva dato la notizia sui punto di andar via.
Se la caverà con trenta giorni all'ospedale.
Vi saluto, zi 'Carta.
Se scrivi al nonno e alla mamma...
Tu non hai mani per prender la penna?
La zappa m insegnò il nonno, zi' Carta.
Una mattina, Menu avea notato due figuri che pareva facessero la ronda, passando e ripassando davanti alla bottega.
Lo zi' Carta, dietro il piccolo banco, contava certi quattrini da portare alla posta, e ne faceva tanti pacchetti da cento lire l'uno.
Vado e torno sùbito, disse.
Menu, che dalla soglia della bottega non avea perduto d occhio quei due, si accorse che uno di essi, all'uscire del suo padrone si era allontanato in fretta.
Poco dopo, vide spuntare Stefano e gli parve che, per un piccolo tratto della via, fosse accompagnato da colui che aveva lasciato l'altro a fare la guardia.
Stefano andò difilato alla bottega.
Che ti ha detto Santi?
La signorina tornerà tra giorni.
Va bene mi farete sapere qualcosa.
Si aggirava per la bottega, osservando le ceste, come uno che non avesse altro da fare.
Poi si fermò, si accostò a Menu e quasi sottovoce gli disse:
Dovresti darmi una ventina di lire; te le renderei fra tre giorni.
E chi le ha? rispose Menu maravigliato della richiesta.
Dalla tua mesata.
Non ho manco un soldo. Lo zi' Carta la paga a Santi.
Prendile dal cassetto. Ci saranno ben più di venti lire.
Neppure se avessi io la chiave! Ma ti pare!
Bella fiducia ti ha il tuo padrone! Fa conto che non ti ho detto nulla. Hai capito? Fa conto che non mi hai visto anzi, ricordatene.
Quei due figuri sparirono dietro a Stefano.
Menu li aveva seguiti con l'occhio fino allo svolto della cantonata.
Era rimasto con un lieve tremore per tutta la persona.
Viveva sotto l'ossessione delle revolverate, delle bombe, e ora delle coltellate, come era accaduto al mascalucioto.
Non temeva precisamente per sé, ma per lo zi' Carta, che spesso diceva: Ce l'hanno con me!
Le bombe però non hanno riguardo! pensava il povero Menu.
E non vedeva l'ora che tornasse la miss di Santi per allontanarsi da quel posto, quantunque poi gli dispiacesse di lasciare lo zi' Carta che davvero gli voleva bene come a un figlio, e gli aveva raddoppiata spontaneamente la mesata.
Fa conto che non mi hai visto anzi! Ricordatene!
Perché mi ha detto questo? si domandava Menu nel momento in cui lo zi' Carta ritornava tranquillamente dall'Ufficio postale.
Chi ha portata questa lettera? domandò prendendola dalla cesta su cui era posata.
Quale lettera? fece Menu.
Questa!
Lo zi' Paolo era impallidito scorgendo nel posto del sigillo una piccola impronta nera che rappresentava una mano.
Qualcuno, con la scusa di comprare...
Non è venuto nessuno, affermò Menu, pensando al ricordati di Stefano.
È piovuta dall'aria dunque?...
Ah, gl'infamacci! Ma questa volta vado a ricorrere alla polizia.
Non l'apro neppure... No: leggila... Sentiamo!
E stracciò a stento la busta, tanto gli tremavano le mani.
Che dice?
Dice che...
Menu aveva percorso rapidamente con gli occhi lo scritto del foglio e si era fermato a una cifra.
Poi lesse con voce mal ferma:
«Lunedi sera, al quarto albero a sinistra della Terza Avenue, un vecchio attenderà la grazia di voi signor Paolo Carta, cioè trecento dollari, che manderete col vostro ragazzo, se non volete che vi avvenga qualche grosso dispiacere. E zitto, altrimenti farete peggio.
Con noi non si scherza. Gli amici della...»
E, sotto, la stessa impronta della busta: una piccola mano nera.
Lo zi' Carta rimase un momento a testa bassa, con gli occhi socchiusi, quasi annichilito, respirando appena.
Poi si rizzò tutto a un tratto su la persona, tolse di mano al ragazzo la lettera, ripiegò il foglio, lo rimise dentro la busta e detto a Menu:
Andiamo! tolse via le ceste posate su due panchetti ai lati della porta, rimosse i panchetti e, chiusa la bottega coi catenacci e con le sbarre di ferro, come faceva le domeniche quando andava a passare le giornate fuori di casa, si avviò verso il posto di polizia del quartiere.
Menu stentava a seguirlo, tanto lo zi' Carta andava in fretta.
Coi gesti, più che con le parole, giacché egli non sapeva un motto d inglese (le due o tre frasi apprese a memoria le riduceva incomprensibili per la cattiva pronunzia), soprattutto mostrando la lettera che indicava chiaro, per via dell'impronta, la sua provenienza, lo zi' Carta fece capire all'ispettore di che cosa si trattava.
Fu fatto venire un interprete che traduceva in italiano le domande:
Questa lettera non è venuta per posta. Chi l'ha portata?
L'ho trovata su una cesta di frutta. Io sono fruttaiolo.
Non eravate in bottega?
No. C'era questo mio ragazzo. Parla tu.
Chi è venuto nella sua assenza?
Nessuno. Non ho visto nessuno!
Menu scoppiò a piangere.
Non aver paura, ricorda bene!
Non ho visto nessuno!
È siciliano anche lui?
Del mio paese, fratello di un mio amico, rispose lo zi' Carta.
L'ispettore e l'interprete, si misero a parlare in inglese tra loro, fissando di tratto in tratto Menu che continuava a singhiozzare, atterrito di trovarsi in presenza di quei due che lo squadravano da capo a piedi.
È la prima volta che vi si minaccia? domandò l'interprete allo zi' Carta, che si trovò imbarazzato a rispondere.
Mi hanno estorto due volte, piccole somme, disse dopo un momento di esitazione.
Chi? Li conoscete?
Se li vedessi, li riconoscerei. Non li ho più riveduti.
Poteva accusare Stefano? E che prova avrebbe potuto dare?
Sarete chiamato. Il ragazzo resta qui.
Voscenza... rispondo io di lui! Rispondo io! esclamò lo zi' Carta portando la mano al petto per giuramento.
Il ragazzo... sa! concluse l'interprete: Interrogatelo bene.
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Autore: Livy Former
Editore: Laruffa Editore
Prima edizione: 06/2007
Edizione corrente: 06/2007
EAN-ISBN: 9788872213150
Pagine: 182
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
A seguito di un terribile evento accaduto dieci anni prima, Robilante, Ligustro e Cenerino, tre potentissimi maghi, si vedono costretti a rinunciare ai loro poteri speciali e alle ricette segrete.
In un vecchio bosco, in una notte di luna piena, li affidano ad un piccola sfera che ha il compito di riportarli al sicuro, nella fortezza di Strhongolcrag.
Per un errore, la sfera non giungerà a destinazione ma sarà, invece, rinvenuta durante una passeggiata nel bosco, dal cane di un bambino, Marco, che la conserverà fra i suoi tesori all'insaputa del fratello maggiore e dell'amica di lui.
Amaranta, una giovane strega, bellissima e ambiziosa, viene a conoscenza della vicenda da Tour Eiffel, il pellicano, che assoggetta al suo volere con una magia.
Amaranta, deciderà di partire per ritrovare la sfera e impossessarsi degli enormi poteri che vi sono racchiusi, con l'aiuto del suo servitore Testadura e del terribile e sanguinario Molok.
Ma, nell'ombra, un altro personaggio misterioso tira le fila di tutta la vicenda, perché interessato a sua volta ai poteri della sfera.
Note biografiche
Livy Former, nota e apprezzata scrittrice di libri per ragazzi, ha già pubblicato: Arianna e il lupo e Robin e la pietra blu.
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Autore: Mariano Salvatore
Illustrazioni: Laura Giorgi
Editore: EGA Editore
Prima edizione: 03/2007
Edizione corrente: 03/2007
EAN-ISBN: 9788876705809
Pagine: 48
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Un libro di filastrocche è un ottimo strumento per avvicinarsi, in modo creativo e divertente, al mondo degli alberi e della natura.
Questo libro cerca, attraverso strofe e rime, di descrivere con precisione le piante presentate.
Per questo motivo gli alberi del testo sono stati inseriti a partire dalle specie di alta montagna fino a quelle che amano il caldo e vivono in riva al mare.
Un albero è come un libro di avventure, con la sua storia e il suo viaggio, a volte breve e senza alcuna difficoltà, altre piuttosto lungo e pieno di pericoli.
Un viaggio che inizia in silenzio, mostrando, senza clamore, una delicata fogliolina che, paziente, spunta da un piccolo seme e divenendo, giorno dopo giorno, con la pazienza che solo la natura sa avere, una pianta alta e robusta simile a un palazzo capace di ospitare chi a lui sa guardare.
Ogni albero è particolare e questo libro è stato scritto per aiutarti a conoscerlo e fartelo amare; perchè in natura ogni cosa è unica e come tale ha una sua stagione e un posto in cui vivere e crescere.
Osserva attentamente quel che vive intorno a te, tra il verde degli alberi spesso si nasconde un vero tesoro.
È disponibile, su richiesta, la "Guida per l'insegnante", con indicazioni didattiche e attività da proporre in ambito scolastico.
Indice
- IL PINO
- IL LARICE
- L'ABETE
- LA BETULLA
- IL CEDRO
- IL FAGGIO
- L'ACERO
- I SALICI
- IL CASTAGNO
- LA SEQUOIA
- LE QUERCE
- IL NOCCIOLO
- IL TASSO
- IL CILIEGIO
- IL TIGLIO
- IL PIOPPO
- IL CIPRESSO
- L'OLIVO
- L'ALLORO
- IL NOCE
Note biografiche
Mariano Salvatore: laureato in Scienze forestali e ambientali all'Università di Torino, è specializzato in "valutazione di impatto ambientale" e in "tutela e salvaguardia del patrimonio naturale e forestale".
Da anni è impegnato nel campo dell'educazione ambientale e in progetti di didattica ambientale rivolti alle scuole primarie e secondarie.
Laura Giorgi: pittrice e scultrice, collabora come illustratrice per diverse case editrici italiane.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, partecipando a mostre e concorsi del settore.
Si occupa inoltre di corsi di fumetto e disegno all'interno di scuole e associazioni.
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Software per la scuola dell'Infanzia
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Autore: Francesco Costabile, Rosario Golemme
Editore: Nuova Santelli
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788889013212
Pagine: 24
Prezzo di copertina: 13,00 Euro
Argomento: Informatica, Libri per Bambini e Ragazzi
Descrizione
Nella scuola dell'infanzia e nei primi anni della scuola primaria le scoperte che i bambini compiono portano, progressivamente, all'emergere di alcuni ambiti che via via assumono una sempre maggiore riconoscibilità.
Lo scopo di "Inf@ 0.1" è di accompagnare ed aiutare i bambini nel loro itinerario formativo verso le prime forme di aggregazione della conoscenza.
L'insegnante chiamato a guidare il processo evolutivo del bambino, si trova, rispetto al passato recente, di fronte a nuovi strumenti hardware e software, che deve utilizzare ai fini scolastici.
In tale ottica si propone "Inf@ 0.1" perché progettato su basi psico-pedagogiche.
L'insegnante attraverso "Inf@0.1" non solo commenta, spiega ed illustra ma interviene anche per modificare la struttura ciclica e sonora a seconda delle esigenze didattiche: quindi non una videocassetta da vedere ed ascoltare bensì un ausilio didattico che serve per creare situazioni di apprendimento idonee ed innovative.
Se pure in un contesto ludico, caratterizzato da immagini dinamiche e colorate, "Inf@ 0.1" ha precipue finalità formative e di avvio all'apprendimento, oltre che per stimolare le capacita' intuitive, logiche e linguistico-descrittive del bambino.
Il software si compone dei seguenti programmi:
1. Orientamento,
2. Forme e colori,
3. Scansione temporale e movimento,
4. Contare: numero cardinale,
5. Scrittura col mouse.
Note biografiche
Francesco Costabile è ordinario presso l'Università della Calabria di scienze matematiche.
Ha all'attivo diverse pubblicazioni.
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Il Reuccio Gamberino, Piumadoro e Piombofino, Saltacavalla, La Farfalla e Il Cavolfiore
Audiolibro. CD Audio
Autore: Guido Gozzano, Luigi Capuana, Apuleio
Editore: Alfaudiobook Audiolibri
Prima edizione: 03/2009
Edizione corrente: 03/2009
EAN-ISBN: 9788890336652
Pagine: 4
Durata: 65' 35"
Rilegatura: cd audio
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Argomento: Libri per Bambini e Ragazzi
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Altre quattro fiabe classiche remixate con suoni elettronici, musiche originali che rendono attuali scritti antichi e intramontabili.
Quattro racconti da ascoltare in ogni momento della giornata per entrare in un mondo di favola.
IL REUCCIO GAMBERINO
Reuccio, cosa succede?
È...che non posso più andare avanti!
E rideva, e per quanto tentasse di avanzare non gli riusciva di fare un passo innanzi, ed era costretto a retrocedere come un gambero .
PIUMADORO E PIOMBOFINO
Piumadoro apparve vestita di velo, le farfalle l'avevano colorata di gemme, le diecimila cetonie, come diecimila paggetti di smeraldo le fecero ala ed ella entrò sorridendo, bella come una dea .
Ispirate alle fiabe di Guido Gozzano .
SALTACAVALLA
Ispirata alla fiaba di Luigi Capuana.
Saltacavalla faceva smorfie e gesti così strani, torcendo il muso, sgranando gli occhi, tirando fuori la lingua, che non era possibile rimanere seri; e tutto finiva in una grande risata .
LA FARFALLA E IL CAVOLFIORE
Ispirata alla fiaba di Apuleio.
Era una bella mattina di primavera e il sole scaldava il prato trapuntato di fiori.
Su uno di essi aveva dormito una farfalla che, stiracchiandosi, distese le ali e cominciò a curiosare qua e là .
I testi si possono scaricare gratuitamente dal sito www.alfaudiobook.com
Indice
IL REUCCIO GAMBERINO
PIUMADORO E PIOMBOFINO
SALTACAVALLA prima parte
SALTACAVALLA seconda parte
SALTACAVALLA terza parte
LA FARFALLA E IL CAVOLFIORE
Note biografiche
Guido Gozzano (Torino, 1883 - Torino, 1916)
Nacque a Torino dove fondò insieme ad alcuni amici letterati il gruppo dei crepuscolari torinesi.
Di salute cagionevole, frequentò la vita culturale e mondana della Torino di inizio secolo.
Nel 1907 pubblicò la raccolta di poesie "La via del rifugio" con le originali: "Le due strade" e "L'amica di nonna Speranza".
È del 1911 il suo libro più famoso: I colloqui, collaborò per tutta la vita con giornali e riviste scrivendo recensioni letterarie, fiabe per bambini e novelle.
Luigi Capuana (Mineo, Catania 1839 - Catania, 1915)
Lavorò come critico teatrale a Firenze e a Milano, dove collaborò al "Corriere della Sera" e come Giovanni Verga è considerato un pioniere del verismo.
Nel 1882 uscì il volume di fiabe C'era una volta, mentre risale al 1901 la pubblicazione del romanzo più famoso di Capuana Il marchese di Roccaverdina.
Per il teatro scrisse un adattamento di Giacinta, una sua novella e alcuni drammi in dialetto riuniti in cinque volumi dal titolo "Teatro dialettale siciliano".
Apuleio (Madaura, Algeria 125 d.C. circa - Cartagine, dopo il 170 d.C.)
Nacque in una famiglia abbastanza ricca, studiò retorica e filosofia a Cartagine e ad Atene e viaggiò a lungo.
Della sua produzione si è conservato ben poco, la sua opera più famosa è Le Metamorfosi (o L'asino d'oro), romanzo in gran parte autobiografico in cui si trova la bellissima favola di Amore e Psiche dallo stile fantasioso e originale.
Poiché dopo il 170 non si ebbero più sue notizie, la sua morte è avvolta nel mistero.
Estratto
IL REUCCIO GAMBERINO da Guido Gozzano
I cortigiani lo guardavano sbigottiti ed inquieti:
- Che cosa vi sentite?
- Sento... sento...
E il Reuccio rideva, rideva senza poter rispondere.
- Che cosa vi sentite?
- Sento... sento il tempo che va indietro! Il tempo che va indietro! Che cosa buffa! Ah, se provaste! Che cosa buffa!...
La Corte lo credeva ammattito.
Quando poi fece per muoversi e lo videro camminare all'indietro, tutti scoppiarono dalle risa.
- Reuccio, che cosa è questo?
- È... è che non posso più andare avanti!...
E rideva, e per quanto tentasse di avanzare il piede non gli riusciva di fare un passo innanzi, ed era costretto a retrocedere come un gambero.
Poi riprendeva a premersi gli orecchi, a chiudere gli occhi, come preso da vertigini.
- Il tempo che va indietro! che strano effetto, che cosa buffa, amici miei!...
E i cortigiani ridevano ed egli rideva con loro...
PIUMADORO e PIOMBOFINO da Guido Gozzano
S'udì, a un tratto, la voce di mastro Simone:
- Maestà!... Una stella cometa all'orizzonte! Una stella che splende in pieno giorno!
Tutti accorsero alla finestra, ma prima ancora la gran vetrata di fondo s'aprì per incanto e Piumadoro apparve col suo seguito alla Corte sbigottita,
I soffioni le avevano tessuta una veste di velo, le farfalle l'avevano colorata di gemme.
Le diecimila cetonie, cambiate in diecimila paggetti vestiti di smeraldo, fecero ala alla giovinetta che entrò sorridendo, bella e maestosa come una dea.
Piumadoro volteggiava come fatta di luce e d aria sul soffitto della sala del Gran Consiglio mentre Piombofino la guardava con solo la testa che spuntava dal pavimento a mosaico colorato.
SALTACAVALLA da Luigi Capuana
Dov'era andato ad accovacciarsi? In cima alla catasta, dentro la buca.
Aveva preso di mira il garzone e gliene faceva di ogni specie.
Gli nascondeva le scarpe nei mucchi di carbone; gli faceva sparire la camicia o i calzoni, che andava ad appendere in cima a un albero.
E dopo averlo fatto ammattire un bel pezzo, esclamava:
- Toh! Hanno messo bandiera bianca lassù!
La camicia sventolava proprio come una bandiera.
- Toh! C'è là, in alto, lo spauracchio per i passeri!
Erano i calzoni infilati a due rami. I carbonai, non riuscendo a trattenere le risate, non pensavano neppure a sgridarlo.
E Saltacavalla si faceva pregare un po' prima di arrampicarsi lassù, e di restituire al garzone calzoni e camicia.
La donna gli lavava mani e faccia due, tre volte al giorno; ma dopo pochi minuti Saltacavalla era nero, mani e faccia, peggio di un piccolo carbonaio.
E se la mamma e il babbo - egli non sapeva che non fosse loro figlio - lo sgridavano, Saltacavalla faceva smorfie e gesti così strani, torcendo il muso, sgranando gli occhi, tirando fuori la lingua, che non era possibile rimanere seri; e tutto finiva in una grande risata. Rideva anche il garzone.
LA FARFALLA E IL CAVOLFIORE da Lucio Apuleio
Era una bella mattina di primavera e il sole scaldava il prato verde, trapuntato di fiori.
Su uno di essi aveva dormito una bella farfalla che, stiracchiandosi, distese le ali variopinte per asciugarle ai tiepidi raggi del sole e poi si librò nell'aria, cominciando a curiosare qua e là.
Giunta sulla riva d'uno stagno, si rimirò nell'acqua ferma che le faceva da specchio.
"Quanto sono bella!", pensò la farfalla e, felice, si mise a volare in giro per farsi vedere ed ammirare da tutti.
Ad un certo punto, però, cominciò a sentire un po' d'appetito.
Istintivamente volò verso un orto dove c'era una distesa di cavoli freschi e turgidi.
Si fermò sul più grosso e bello, provò ad assaggiarlo, succhiò un po', ma subito si ritrasse disgustata.
- Puah! Che cattivo odore e che saporaccio!
Ho fatto male a venire qui nell'orto, dovevo andarmene in qualche bel giardino ricco di rose e garofani, di dalie e giunchiglie profumate.
Il cibo dell'orto non fa per me, io ho bisogno di cose più delicate.-
- Hai cambiato gusto a quanto sembra! - Osservò ironicamente il cavolfiore offeso.
Ti ho conosciuto in ben altre condizioni, bella mia, quando eri meno elegante e colorata.
Ricordo bene quando eri un bruco nudo e crudo, per niente bello a vedere, e fui proprio io a darti cibo e alloggio.-
- Il cibo dell'orto non fa per me, io ho bisogno di cose più delicate! Rispose risentito l'insetto.
- Allora il sapore delle mie foglie ti sembrava buono e appetitoso.
Ora che sei cresciuta, cambiata, rivestita di seta e di splendidi colori, frequenti giardini profumati e disdegni i buoni amici d'un tempo
Hai poca memoria e troppa boria! Sei bella, sì ma non sei buona se disprezzi chi ti ha cresciuta senza chiederti niente.-
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