Inserzioni più recenti di Grafica e Fotografia

Iraq

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Archivio NuoviLibri.It

Autore: Francesco Zizola

Editore: EGA Editore

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788876706233

Pagine: 96

Prezzo di copertina: 26,00 Euro

Argomento: Grafica e Fotografia

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Descrizione
Immagini dell'Iraq ne abbiamo viste e ne vediamo quotidianamente tante, per lo più televisive, che troppo spesso scivolano via.

Queste riescono a prenderti e a portarti là, a farti entrare nella pelle la violenza, la paura, la dignità delle vittime.

I loro diritti violati diventano nostri.

Immagini che rimangono, si fissano nella mente e dentro, costringono a confrontarsi con se stessi e con le priprie contraddizioni.

Riescono, ed è cosa rara, a restituirci la complessità di una situazione, a restituirci un clima.

"Qualunque sarà l'esito della guerra in Iraq, il disastro è stato compiuto e non abbiamo saputo impedirlo.
Ai testimoni una cosa sola è rimasta da fare: documentarlo"
Pietro Veronese


Note biografiche
Francesco Zizola: nato a Roma, è considerato uno dei più grandi fotoreporter contemporanei.

Dal 1986 le sue fotografie sono state state pubblicate dalle maggiori testate nazionali e internazionali.

È stato l'unico italiano insignito del premio Foto dell'anno al "World Press Photo", nel 1996.

Ha ottenuto altri sei riconoscimenti nell'ambito della stessa competizione ed è stato premiato quattro volte al "Picture of year".


Note
Questo libro contribuisce a finanziare le campagne di Amnesty International.

Amnesty International è un movimento democratico e autogovernato con quasi due milioni di soci e di sostenitori in oltre 140 paesi e territori.

La Sezione italiana di Amnesty International, costituitasi nel 1975, conta circa 90.000 soci.

È finanziato prevalentemente dai suoi iscritti in tutto il mondo e da donazioni pubbliche.


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Il tempo con Antonioni

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Cronaca di un film

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Autore: Wim Wenders

Traduttore: Silvia Bortoli

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 11/1995

Edizione corrente: 11/1995

EAN-ISBN: 9788872020081

Pagine: 336

Rilegatura: Cartonata con sovracoperta

Dimensioni: 24x30 cm

Prezzo di copertina: 49,00 Euro

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Descrizione
Il libro è un diario che racconta giorno per giorno la lavorazione di quell'avventura cinematografica che è "Al di là delle nuvole", girato dopo anni di silenzio da Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi Maestri della cinematografia mondiale, e realizzato con l'aiuto e l'assistenza discreta di un "discepolo" del calibro di Wim Wenders.

Il regista tedesco racconta Antonioni con ammirazione incondizionata, lo osserva e annota quotidianamente le sue impressioni e le sue emozioni.

Dipinge il ritratto di un uomo in cui vulnerabilità e forza si fondono misteriosamente.

Osservatore privilegiato, ci porta per mano nel mondo misterioso della lavorazione di un film: movimenti di macchina, accorgimenti tecnici, difficoltà che esigono un'invenzione, e infine il rapporto inconfondibile del regista con i suoi attori - un cast d'eccezione: Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Fanny Ardant, John Malkovich, Irène Jacob, Vincent Pérez, Kim Rossi-Stuart, Sophie Marceau - e il "work in progress" di un film destinato a rimanere un avvenimento unico nella storia del cinema.

Questo libro svela - come "Effetto notte" di Truffaut - il lato nascosto del cinema: quello che accade dietro alla macchina da presa.

Un documento che supera la cronaca e diventa riflessione sul cinema e su un'esperienza che Wenders stesso definisce "straordinaria".

Il testo è accompagnato da un commento straordinario di oltre 350 fotografie, tra cui vogliamo segnalare una serie di suggestive panoramiche dello stesso Wenders.


Indice
Prologo

Portofino
3 - 11 novembre 1994

9788872020081bis.jpgLa ragazza, il delitto

Comacchio
14 - 21 novembre 1994

Ferrara
23 - 30 novembre 1994

Cronaca di un amore mai esistito

Aix-en-Provence
6 - 16 dicembre 1994

Questo corpo di fango

Parigi
20 febbraio - 9 marzo 1995

Non mi cercare

Ferrara, Aix-en-Provence, Parigi
13 - 29 marzo 1995

Cornice

Epilogo


Note biografiche
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".

Venerato dai cinéphiles ("Nel corso del tempo" - "Alice nelle città" - "Lo stato delle cose"), dopo la lunga esperienza americana Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.

Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo ("Il cielo sopra Berlino" - "Fino alla fine del mondo" - "Buena Vista Social Club"), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)


Estratto
Ho conosciuto Michelangelo Antonioni nel 1982, a Cannes, dove presentava in concorso il film "Identificazione di una donna".

Nello stesso periodo io ero lì con "Hammet" e il nuovo film di Antonioni mi colpì come già negli anni precedenti "Blow up", "Zabriskie point" o "L'avventura", "La notte" e "L'eclisse".

Avendo in progetto un documentario sull'evoluzione del linguaggio cinematografico avevo pregato tutti i registi presenti a Cannes di parlare davanti alla macchina da presa del futuro del cinema.

Molti avevano accetto l'invito, tra gli altri Herzog e Fassbinder, Spielberg, Godard e soprattutto Antonioni.

I registi si ritrovavano in una stanza, ognuno per conto proprio, e dopo aver ricevuto un paio di istruzioni venivano lasciati soli con un Nagra e una cinepresa da 16 mm.

Mettevano in scena loro stessi la risposta alla domanda che era stata formulata in precedenza, potevano rispondere sinteticamente o disporre di tutta la durata della pellicola in magazzino, circa dieci minuti.

Il film poi fu poi chiamato "Chambre 666", dalla stanza dell'Hotel Martinez nella quale avevano avuto luogo le riprese.

In tutta Cannes non si era trovata un altra camera libera.

Quella che mi aveva colpito di più era stata la risposta di Antonioni alla domanda sul futuro del cinema ed è per questa ragione del resto che nel film non ha subito nessun taglio, compreso il momento in cui Michelangelo finisce di parlare, si avvicina alla telecamera e la spegne.

Disse: «Che il cinema corre il pericolo di morire, come tu dici, è vero.

Però bisogna considerare altre cose, ci sono vari aspetti di questo problema che non si possono trascurare.

Per esempio che l'influenza della televisione si faccia sentire su tutti, sulla mentalità e sull'occhio dello spettatore, è innegabile, soprattutto degli spettatori più giovani, dei bambini per esempio, ma è innegabile anche che a noi sembra che questo fatto sia una cosa particolarmente grave soltanto perché abbiamo un età diversa, probabilmente, e in effetti noi dobbiamo cercare di adattarci a quella che sarà l'esigenza di spettacolo di domani.

Tutti sappiamo che ci sono nuove forme di rappresentazione della realtà, ci sono dei nuovi mezzi tecnici, c'è il nastro magnetico che probabilmente sostituirà la pellicola, perché la pellicola si è dimostrata insufficiente ai bisogni del cinema di oggi. ( )

Io credo che con le nuove forme tecnologiche come il sistema elettronico e forse anche altre, il laser, chi lo sa, che si scopriranno, questo problema dello spettacolo da offrire a masse di pubblico sempre maggiori sarà risolto. ( )

Non dobbiamo pensare soltanto a un domani breve, ma dobbiamo pensare a un futuro che, chi sa, non finirà mai probabilmente.

Dobbiamo pensare a quelli che saranno i bisogni di spettacolo della gente di domani.

Io non sono così pessimista.

Devo dire che sono abbastanza ottimista.

Ho cercato sempre di adeguarmi alle forme di espressione che corrispondevano di più al momento. ( )

Probabilmente, col grande schermo portato nelle case e il nastro magnetico ad alta definizione, avremo il cinema in casa, non avremo neanche più bisogno delle sale cinematografiche, tutte le strutture oggi esistenti dovranno cadere e non sarà facile, né sarà una cosa breve, però probabilmente tutta questa trasformazione, questi mutamenti, avverranno, e noi non potremo farci niente, ci resterà soltanto una cosa da fare, ed è quella di adattarci. ( ) »

Non ero rimasto colpito solo dalla risposta in sé, ma anche dall'entrata in scena di Antonioni: il suo modo di parlare consapevole e tuttavia modesto, i suoi gesti, il suo modo di camminare avanti e indietro davanti alla macchina da presa, il suo fermarsi davanti alla finestra.

Era un uomo la cui eleganza e il cui distacco si rispecchiavano nel suo lavoro e la cui risposta aveva la stessa modernità e radicalità dei suoi film.

Un anno appena dopo il nostro incontro venni a sapere dell'ictus che aveva subito e dell'afasia, una riduzione delle sue facoltà di parola, che ne era derivata.

Ne fui subito colpito e sperai che le sue condizioni avrebbero potuto migliorare con la riabilitazione e le cure successive.

Ma persi di vista Antonioni fino a quando, un paio d anni dopo, un produttore mi interpellò per sapere se avrei potuto eventualmente sostituire Michelangelo come regista di back-up o di stand-by, perché altrimenti nessuna assicurazione avrebbe accettato un film diretto da lui.

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Electronic paintings

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Autore: Wim Wenders

Traduttore: Maria Serena Sapegno

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 06/1993

Edizione corrente: 06/1993

EAN-ISBN: 9788872020012

Pagine: 132

Rilegatura: Cartonata con plastificazione opaca

Dimensioni: 25x30 cm

Prezzo di copertina: 46,50 Euro

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Descrizione
Dopo la grande attenzione suscitata da Una volta, il libro di Wim Wenders fotografo e narratore, le Edizioni Socrates fanno ora conoscere il Wenders pittore.

Ben 35 "electronic paintings" (8 dei quali esposti con grande successo alla Biennale di Venezia) che costituiscono la parte centrale del volume e rappresentano la più ampia, ricca e inedita documentazione a livello internazionale finora esposta o pubblicata di questo lavori del regista.

Paesaggi, volti, bambini, città, apparizioni affascinanti: risultato di invenzione ed elaborazione elettronica che Wenders ha "dipinto" durante la lavorazione del suo film "Fino alla fine del mondo".

L'occhio e la poesia del regista tedesco si ritrovano in queste straordinarie immagini "elettroniche" dai colori vividi, esaltati da una presentazione tipografica di alto livello.

Completano il volume bilingue (inglese e italiano), prestigioso e di grande formato, 27 acquerelli, disegni, collages e incisioni che Wim Wenders ha realizzato tra il 1963 e il 1980 e che arricchiscono la conoscenza del suo ormai mitico "sguardo".

Non solo una documentazione assolutamente inedita del suo primo interesse per la pittura, ma anche una ulteriore chiave per penetrare nel mondo di un autore poliedrico e assolutamente fondamentale per la comprensione della contemporaneità.

Da segnalare in apertura del libro un saggio di grande respiro di Achille Bonito Oliva, che ci introduce al fascino inconfondibile del cinema di Wim Wenders.


Indice
L'inviato speciale (nella realtà)

Special correspondent (in reality)

Achille Bonito Oliva

Electronic Paintings

Wim Wenders

Tavole/Plates

Electronic Paintigs

Tavole/Plates

Altri lavori/Other works

Note biografiche/Biographical Notes

Mostre/Exhibitions

Elenco delle opere/List of works


Note biografiche
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".

Venerato dai cinéphiles ("Nel corso del tempo" - "Alice nelle città" - "Lo stato delle cose"), dopo la lunga esperienza americana Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.

Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo ("Il cielo sopra Berlino" - "Fino alla fine del mondo" - "Buena Vista Social Club"), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)


Estratto
Le nostre immagini furono tutte riportate su nastro ad alta definizione quindi sottoposte ad un procedimento digitale, alcune di esse anche per oltre un centinaio di generazioni di effetti differenti.

Sean Naughton ed io sottoponemmo queste immagini ad ogni possibile manipolazione, utilizzando paint-box, matte-box, correttori cromatici ed ogni altro trucco immaginabile.

Partivamo da un idea: il cervello nel sonno funziona in modo misterioso, cacofonico, incontrollato e autoregolato, per metà profezia visionaria o poesia.

9788872020012bis.jpgCosì tentammo di liberare allo stesso modo il mezzo elettronici per scoprire cosa avrebbero fatto tutti i milioni di pixel di ciascuna immagine una volta che fossero stati messi in libertà, oppure se si potessero controllare nello stesso modo spontaneo in cui un pittore può usare i suoi pennelli o i gessetti i colori.


Nel corso di questa avventura arrivammo lentamente a capire il meccanismo interno del procedimento digitale e dopo un certo periodo di frustrazione, dopo insuccessi e delusioni, finalmente lo schermo ad alta definizione iniziò a mostrarci immagini straordinarie: in colori vivaci e con incredibile brillantezza e definizione, ecco apparire le stesse immagini con cui avevamo iniziato, ma esse avevano acquisito una qualità del tutto particolare e unica. [ ]

Eravamo orgogliosi di aver prodotto un'opera pionieristica e di a aver mostrato come il video ad alta definizione offra ampie possibilità di espressione artistica che possono certamente arricchire il cinema e che potranno divenire il linguaggio per immagini del Duemila. [ ]


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194 storie di un segno

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Autore: Michele Spera

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 10/1996

Edizione corrente: 10/1996

EAN-ISBN: 9788872020104

Pagine: 500

Rilegatura: Cartonata con sovracoperta

Dimensioni: 16x24 cm

Prezzo di copertina: 41,00 Euro

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Descrizione
Storie di un segno è un libro molto singolare.

Un grafico che ha conosciuto la fama internazionale - Michele Spera - si racconta senza esitazioni, con un entusiasmo e una passione tutte mediterranee.

E comincia dal Sud, un marchio di fabbrica impossibile da cancellare e dal quale è impensabile prescindere.

Rievoca l'asprezza della terra lucana, la generosità della sua gente e il legame viscerale a un luogo che non offre nessuna speranza di realizzazione dei propri sogni, racconta la decisione dolorosa e inebriante di prendere la strada per Roma e ritrae i grandi personaggi del mondo dell'arte e della politica che lavorano nella capitale negli anni sessanta: Leonardo Sinisgalli, Vito Riviello, Ugo La Malfa.

Contemporaneamente alla ricostruzione della sua vicenda autobiografica, Spera scrive - con la precisione tecnica e scientifica di un manuale di grafica - la storia dell'evoluzione del suo segno, così distante dal suo carattere: razionale, geometrico, modulare quanto lui è invece sanguigno, fantasioso, passionale.

9788872020104bis.jpgDai mobili disegnati per arredare il piccolo appartamento in centro che divide con Vito Riviello al suo arrivo a Roma, ai marchi per i grandi committenti - il TG2 della Rai, la Innocenti, la Maserati - alle energie spese per inventare l'immagine del partito repubblicano.

Quasi duecento brevi storie, corredate da più di mille immagini - marchi, esemplificazioni grafiche, fotografie, disegni - fanno di questo di Spera il primo libro che fa uscire la grafica dal ghetto nobile degli addetti ai lavori.

Michele Spera svela dall'interno i segreti e i retroscena di uno dei mestieri più attuali del nostro tempo.


Indice
Paglia per cento cavalli

Prefazione di Domenico De Masi

194 storie di un segno

Ho fatto un viaggio...

Introduzione di Michele Spera

Parte I
Ascoltavo una voce

Lo stupore dell'invenzione

I termini della geometria

Parte II
Qualcosa di pazzo negli occhi

L'altra Italia

Donne,impegno e non delega

La fantasia al potere

Lettera a Leonardo Sinisgalli

Profilo biografico

Bibliografia

Indice dei nomi


Note biografiche
Michele Spera nasce a Potenza nel 1937.

Compiuti gli studi, si trasferisce a Roma, dove frequenta la facoltà di Architettura, l'Accademia di Nudo di Villa Medici e studia incisione alla scuola comunale con Attilio Giuliani.

Comincia a lavorare nel mondo dell'industria e parallelamente, dal 1962, collabora per il partito repubblicano, chiamato da Ugo La Malfa a inventare l'immagine del partito emergente attraverso una nuova concezione della grafica politica.

Collabora a varie testate, tra le quali "L'Espresso" di Livio Zanetti.

Insegna in varie scuole, in Italia e all'estero.


Estratto
HO FATTO UN VIAGGIO
Ho ritrovato i libri che leggevo da ragazzo con le consunte copertine ridisegnate, i compagni della mia giovinezza, le carte gualcite e scolorite dal tempo.

Le antiche fotografie con i nomi appuntati, i miei poeti, le traduzioni da Catullo a cui mi applicavo con la testa china durante le ripetizioni da Mimì, che mi tirava su dalle orecchie e che poi è morto impiccato.

Gli anni del collegio fuori dalle mura della mia casa, di cui ricordo solo le mie paure.

Ho rivisto i miei primi disegni del liceo, al "Quinto Orazio Flacco".

Non sapevo allora di questo mestiere.

Fu Nino Calice, il mio amico, che poi era il più bravo della classe, a dirmi che avrei dovuto fare il grafico.

Nino era di Rionero faceva il pendolare per venire a studiare a Potenza.

Io l'ospitavo a casa mia e lui mi dava una mano, mi aiutava in quegli studi che non amavo.

Era già nella vita, dialogava con i professori quando noi preferivamo il silenzio, l'anonimato degli incolti.

Ho ripensato agli antichi compagni di strada, Pietro Soldi che allargava i confini delle nostre giornate parlandoci di Gobetti, di Salvemini, di Dorso, del nostro Sud senza speranze, che ci faceva compagnia e ci indicava le vie dei trapianti e della fuga.

Dovettero passare ancora anni perché fossimo maturi per partire.

Potenza aveva i suoi segreti.

Ci sono ritornato tante volte.

Non mi do pace per quelle strade che non esistono più, la villa dei Gavioli o quella dei Viggiani, l'Epitaffio, la fontana all'incrocio dei Piani del Mattino dove ora vagheggiano aeroporti, la Macchia, i luoghi, insomma, della mia infanzia, quelli che ho amato.

E aveva un'unica libreria, Potenza, la Libreria di Vito Riviello , dove attraverso una botola si scendeva ad un buio sottano.

Lì, accalcati, compivamo i nostri viaggi, guardavamo lontano. Ci preparavamo a partire.

Non tutti partirono. Ninì Ranaldi restò lì: si sparò un colpo di pistola alla tempia, non so quale disperazione lo uccise.

[ ]

Dopo qualche anno Vito mi raggiunse a Roma, abitavamo un piccolo appartamentino in cima alla città.

Si scrivevano poesie e si dipingevano quadri pop.

Avevamo affidato i paesaggi lucani, i cieli del meridione, alla memoria.

Rammento gli studi di architettura, le mostre, la scuola di incisione di San Giacomo, la borsa di studio per cartellonisti dove insegnavano Manfredo e Brini, la scuola del nudo di Villa Medici, gli incerti esercizi di calligrafia.

Ho ripercorso i primi manifesti di allora inventati con carte colorate, con i caratteri incollati, disegnati con le matite.

Il primo, del 1962, era per un convegno del partito repubblicano sul Mezzogiorno: misi l'Italia rovesciata, l'illusione di portare il nord nel meridione, e l'attacchino ce li affisse tutti capovolti.

La tipografia di allora aveva il mettifoglio a mano, lo spessore dell'inchiostro potevi sentirlo con le dita: forse per questo i nostri volantini cadevano sempre in piedi, come un gatto quando ti scappa dalle braccia.

Fu così che cominciai a fare grafica politica.

Ma questa è un altra storia.

Marina di Pietrasanta,1996


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