Inserzioni più recenti di Gialli, Horror e Noir
Autore: Alexander Trocchi
Traduttore: Silvana Vitale
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 04/2003
Edizione corrente: 04/2003
EAN-ISBN: 9788872020173
Pagine: 160
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,5x24,0 cm
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
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Descrizione
Una chiatta, che attraversa i grigi e brumosi canali della Glasgow degli anni Cinquanta, fa da sfondo alle vicende di Joe, Ella e il marito di lei, Leslie.
Quella di Joe, il protagonista, è una vita monotona e insoddisfacente, finché un giorno, a increspare le acque del suo passato, riemerge il corpo di una giovane donna morta annegata.
Da quel momento Joe si coinvolge in una relazione passionale con Ella, spinto dal bisogno impellente di esercitare, attraverso il potere della seduzione, un controllo su se stesso e sulla propria vita, che sembra non andare da nessuna parte.
Ma insieme al cadavere affiorano i ricordi di un passato torbido e misterioso.
Dotato di una personalità singolare, Joe si pone al di sopra delle convenzioni morali comuni, ritenute ipocrite e limitative, costruendosi una propria morale che gli permette di assolvere ogni suo peccato, ogni sua mancanza, mantenendo uno stato di totale innocenza (giovane Adamo).
Giovane e riflessivo protagonista, figura antitetica all'eroe tradizionale, Joe è tormentato da dilemmi esistenziali e caratterizzato da un senso di estraneità che lo avvicina notevolmente al protagonista de Lo straniero di Camus.
Ed è proprio nella disperata resistenza a non lasciarsi omologare in alcun sistema e nella ricerca di conservare intatta, sempre e comunque, la propria libertà che la vicenda di Joe ci colpisce come l'amara raffigurazione del nostro percorso umano.
Giallo introspettivo e filosofico, Giovane Adamo è un romanzo che si contraddistingue anche per una forte componente erotica, dosata sapientemente da Trocchi in un gioco oscillante tra sensualità e intellettualità.
Col suo stile inconfondibile, puro come il cristallo, Alexander Trocchi, "cosmonauta dello spazio interiore", come lo ha definito William Burroughs, ci regala un romanzo ricco di suspense e di mistero, vero e proprio gioiello di tecnica narrativa; capolavoro intenso e drammatico della letteratura del Novecento.
Note biografiche
Alexander Trocchi, figura di spicco del panorama letterario scozzese tra gli anni Cinquanta e Sessanta, nacque a Glasgow nel 1925.
Scrittore provocatorio ed estremo, mal sopportava il bigottismo della società scozzese e per questo motivo nel 1952 decise di trasferirsi a Parigi.
Qui collaborò con la rivista innovativa "Merlin", nota per la pubblicazione di autori "scomodi" come De Sade, Nabokov e Apollinaire, e con l'Olympia Press, per la quale scrisse racconti pornografici.
Il suo capolavoro, Young Adam (1954), è studiato nelle università e considerato un classico della letteratura del Novecento.
Il suo secondo e ultimo romanzo, in gran parte autobiografico e ambientato a New York, Il libro di Caino, fu pubblicato nel 1963 in Gran Bretagna.
In seguito Trocchi lavorò per ben 24 anni, praticamente fino alla morte, attorno all'idea di un terzo romanzo senza mai riuscire a darle forma.
Morì nel 1984 con il fisico completamente distrutto dall'abuso di eroina, in totale povertà, pagando a caro prezzo le conseguenze della sua autoemarginazione.
"Trocchi ha scritto poco, ma quel pochissimo che ci ha lasciato è eccezionale. La sua narrativa è poetica, aforistico-filosofica e sempre permeata di una profonda sensualità"
(L'Indice)
Estratto
Ci sono momenti in cui ciò che deve essere detto ti guarda dal passato, ti guarda come qualcuno da una finestra e tu per strada, che cammini.
Le ore passate, le azioni passate assumono un inquietante senso di distacco.
Ora, fra queste e tu che ti volgi a guardarle, non c'è continuità.
Stamattina, dopo essermi alzato, per prima cosa mi sono guardato allo specchio.
È uno specchio di acciaio cromato e lo porto sempre con me.
È infrangibile.
La barba mi era cresciuta impercettibilmente durante la notte e ora, corta e ispida, mi copriva le guance e il mento.
Avevo gli occhi meno arrossati rispetto alle due settimane precedenti.
Dovevo aver dormito bene.
Ho osservato la mia immagine per alcuni istanti senza scorgere nulla di strano.
Lo stesso naso, la stessa bocca e la piccola cicatrice che dall'alto s'incuneava nel sopracciglio sinistro non era più evidente di quanto non fosse il giorno prima.
Niente fuori posto, eppure tutto lo era, perché fra me e lo specchio esisteva la stessa distanza, la stessa discontinuità che avevo sempre avvertito fra le azioni commesse ieri e la mia attuale consapevolezza delle stesse.
Ma il problema non si pone.
Io non mi chiedo se sono l' "io" che guardava o l'immagine che veniva vista, l'uomo che ha agito o l'uomo che ha pensato all'azione.
Poiché ora so che è la struttura stessa della lingua ad essere ingannevole.
Il problema nasce non appena comincio a usare la parola "io".
Non c'è contraddizione nelle cose, soltanto nelle parole che inventiamo per riferirci alle cose.
È la parola "io" a essere arbitraria, a racchiudere in sé la propria inadeguatezza e la propria contraddizione.
Nessun problema.
Da qualche parte, oltre gli oscuri confini dell'universo, la risata di una iena.
A quel punto ho distolto lo sguardo dall'immagine riflessa.
Tra allora e adesso ho fumato nove sigarette.
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Torniamo all'inizio.
È una cosa strana, o meglio fu una cosa strana.
Grazie a Dio è improbabile che capiti di nuovo.
Volevo parlare di Ella, di come fosse entrata all'improvviso nella mia vita, come una scossa al cervello, il giorno stesso in cui ripescammo il cadavere della donna dal fiume.
Per quella ragione, e per non complicare la questione, non ho detto niente di Cathie.
O per lo meno non ho svelato il suo ruolo nella faccenda.
Naturalmente era sempre lì, ma non lo sapevate.
Era il cadavere.
Stavo quasi per dire il mio cadavere.
Ma un cadavere, strettamente parlando, non appartiene a nessuno, e anche se avrei potuto rivendicare qualche diritto sul suo corpo quando era in vita, preferisco pensare di non avere alcun diritto sul suo cadavere, nemmeno quello di un assassino.
Ho ucciso Cathie.
Non ha alcun senso negarlo dato che nessuno mi crederebbe.
La polizia, con il suo solito sensazionalismo, aveva cominciato subito a indagare sull'ipotesi di omicidio.
Questo secondo i giornali.
In realtà, ciò significava che stavano già cercando un assassino.
Beh, ne hanno trovato uno, ma su questo torneremo dopo.
Quello che li aveva convinti, credo, era il fatto che non avesse vestiti addosso, il che, non avevano dubbi, indicava la presenza di un uomo.
Almeno di un uomo.
Fin qui sono d'accordo con loro, certo: è il tipo di conclusione a cui potrei arrivare da solo, e pure voi, forse.
Ma, se uno ha rapporti sessuali con una donna in circostanze piuttosto sconvenienti, e se poi il cadavere della donna viene rinvenuto in uno dei nostri fiumi navigabili, dare per scontato che l'uomo l'abbia uccisa mi sembra completamente assurdo.
I giornali, presi nel ruolo di difensori della morale pubblica, avevano sostenuto questa tesi.
Il pubblico, assetato di scandali, se l'era bevuta.
Leslie ci credeva, Bob ci credeva, Ella ci credeva.
Perciò continuai a tenere la bocca chiusa.
Torniamo all'inizio, o meglio, all'inizio che ho scelto io - anche se avrei potuto tornare indietro di uno o addirittura dieci anni per trovare il principio di tutto quanto - a quel mattino che la ripescammo dal fiume.
Era una cosa strana che dovessi essere proprio io, io che avevo visto Cathie perdere l'equilibrio e cadere nel fiume, a trovare il suo cadavere il mattino dopo a un chilometro da dove era caduta.
Al tempo la cosa mi era parsa ridicola, tanto incredibile che se Leslie non fosse salito sul ponte in quel momento, sicuramente mi sarei rifiutato di accettare un fatto talmente inverosimile e avrei cercato di spingerla di nuovo via con la gaffa.
Purtroppo Leslie era salito al momento sbagliato e vedendo il corpo nell'acqua gli era venuto in mente che fosse nostro dovere ripescarlo.
Almeno questo è quello che aveva detto lui.
La faccia dell'uomo col berretto da operaio comparve sul giornale tra un disastro aereo, quarantasette morti, e un convegno del mondo della finanza che si sarebbe tenuto a Parigi.
L'immagine a puntini era piazzata nella pagina come una macchia indistinta, uno sprazzo di bianco in mezzo a un esercito di puntini più scuri, come se la faccia cercasse di immergersi nello sfondo e di fondersi con esso.
L'articolo sotto diceva:
omicidio sul clyde
Accusato un uomo
Quest'oggi il Tribunale Centrale ha disposto un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Daniel Goon, idraulico, residente a Glasgow, 42 Black Street. Goon, padre di quattro figli, è accusato dell'omicidio di Catherine Dimly, 27 anni, aspirante attrice, domiciliata a Glasgow, 2 Goble Street.
Il cadavere della signorina Dimly era stato rinvenuto due settimane fa nel fiume Clyde da due chiattaioli.
Non riuscivo nemmeno a immaginare quali prove potessero avere contro Goon.
Lui non c'entrava niente.
Ed ero convinto di aver distrutto qualsiasi prova.
Quando Cathie inciampò e cadde all'indietro nel fiume l'urlo le si strozzò in gola prima che potesse cacciarlo fuori.
Le luci sulla riva opposta sfavillavano e ovunque un silenzio di tomba.
Il tonfo nell'acqua mi rimase in testa per qualche attimo, come un grido in un bosco, prima che mi stendessi a pancia in giù sulla banchina, in preda al panico, a fissare l'acqua nera e veloce.
Lei si mosse zigzagando rapidamente oltre le pietre della banchina e qualche metro più avanti, silenziosamente, spuntò qualche bollicina in superficie, come bolle di sapone quando si fa il bucato, sempre più lontano, finché non ci fu più nulla da vedere.
Capii subito che era morta, andata, senza alcuna speranza, e nello stesso momento mi accorsi di avere gambe e braccia paralizzate.
Rimasi a lungo lì dov'ero, senza muovermi, i miei occhi ormai abituati all'oscurità dopo quell'ora che avevamo passato insieme.
E prima una scatola di fiammiferi, poi una bottiglia e una spranga di legno, ogni oggetto fece un rumore diverso quando sbatteva sulle pietre, graffiandole, per poi scomparire nel flusso della corrente.
Pensai a stelle che sfrecciavano via disperdendosi nel nero universo, più veloci della luce.
E in quel momento stavo pensando che Cathie era là sotto da qualche parte.
Era troppo buio e troppo tardi per fare qualcosa.
Urlare adesso?
Cercai a lungo qualche traccia di lei, e a parte i detriti che galleggiavano trasportati dalla corrente, l'acqua era completamente scura, e dopo un po' mi accorsi che era come cercare un ago in un pagliaio.
Poteva essere dovunque, a qualsiasi profondità.
Cristo Santo!
Ricordo una sensazione di incredulità.
Era successo tutto così in fretta, senza che niente lo facesse immaginare.
Niente.
Per me era tanto insensato quanto un terremoto su un prato inglese.
Più tardi, proprio questo mi sarebbe parso così falso nella dettagliata ricostruzione dell'accusa.
Nel momento in cui cadde non ci furono reazioni drammatiche da parte di nessuno di noi due.
Nemmeno un urlo, né mani agitate nell'acqua, e, per quanto mi riguarda, fui sorpreso di essermi calmato così in fretta.
Credevo forse che avesse nuotato un bel po' sott'acqua e avesse raggiunto la riva dall'altra parte?
Sapevo che era impossibile.
Sapevo che non era capace di nuotare.
Aveva sempre avuto paura dell'acqua.
Qualche volta la prendevo in giro quando uscivamo in barca a remi, magari un giorno d'estate, non lontano dalla riva da qualche parte sulla costa occidentale, e ci sdraiavamo nudi sul fondo della barca, sotto i banchetti.
Era più passionale che mai in quei momenti, perché sapeva di non essere capace di nuotare, perché per lei la nostra lotta erotica nella barca che ondeggiava in balìa della corrente era una questione di vita o di morte.
Non era soltanto il suo corpo che si dava nel fragile guscio della barca.
Era la sua vita che metteva in gioco, e lanciava gridolini di delirante piacere quando un'onda improvvisa si infrangeva sulla fiancata della barca e spruzzava le sue natiche come argento vivo.
Diceva di sentire la forza del mare attraverso il legno della barca nella sua carne così come nelle sue orecchie; e non credeva di essersi mai data così pienamente come quando, i muscoli irrigiditi sul fondo malridotto della barca, la prua si sollevava e uno spruzzo d'acqua le cadeva sulle cosce come una raffica gelata.
A poco a poco mi abituai all'idea che fosse annegata, senza speranza, e per qualche ragione il placido sciabordio dell'acqua contro le rocce mi rassicurava.
Anzi, esercitava un certo fascino su di me, senza dubbio per via del nesso che era sempre esistito fra i nostri amplessi e l'acqua.
Cathie raggiungeva l'estasi col terrore dell'acqua, e più di una volta - anche se in questo modo si stava semplicemente lasciando andare alla sua fissazione per i melodrammi - disse di sentire che era così che sarebbe morta, travolta dall'acqua mentre faceva l'amore.
Non si era sbagliata del tutto.
Se un poliziotto fosse arrivato in quel momento, probabilmente non avrei fatto alcun tentativo di fuga.
Fu solo più tardi, dopo qualche minuto, che mi resi conto che la mia posizione era pericolosa, che c'era solo la mia parola a testimoniare che fosse un incidente.
Era davvero un incidente?
Credo di sì.
Non mi era mai passato per la testa di ucciderla.
Me ne stavo semplicemente andando.
Lei cercò di trattenermi.
Mi divincolai.
Lei perse l'equilibrio, inciampò su un ciottolo e finì nell'acqua.
Splash.
Era successo tutto così in fretta.
Magari qualcuno potrebbe dire che la colpa è mia, perché le mie reazioni erano state troppo lente.
Devo aver voluto la sua morte.
Non credo.
Anche se sicuramente, quando lei cadde all'indietro, la sensazione che mi dominava era quella di fastidio.
Ero scocciato con lei.
E poi una specie di curiosità mista a panico.
Se n'era andata all'improvviso, e non appena la rabbia mi sbollì la curiosità mi lasciò senza fiato, e poi mi investì un'ondata di paura, quasi nausea, e me ne stavo sdraiato a faccia in giù a fissare l'acqua nella quale era scomparsa.
Se soltanto fosse spuntata in superficie, anche solo per un istante, forse mi sarei mosso.
Ma per qualche ragione fin dall'inizio sentii che non c'era alcuna speranza, anzi, ormai era fatta, e in quel momento francamente non posso dire che me ne fregasse molto, anche se dopo me ne importò, quando mi resi conto che era morta.
Morta.
Morta.
Morta.
Mia madre e adesso Cathie. Improvviso come un lampo a ciel sereno.
E poi una graduale amplificazione mentre, assorto nella mia immaginazione, il doloroso fatto si spandeva come un'alba rossastra che tinge a poco a poco l'intero orizzonte.
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Senza farsi ammazzare
Autore: Angélica Gorodischer
Traduttore: Anna Ferrari Aggradi
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788872020333
Pagine: 131
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 20,5x13,5 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Anche l'argentina ha la sua Sin City.
È Rosario.
Una città in cui ogni abitante ha un debito da pagare, una vendetta da consumare o una follia da sfogare.
Un luogo in cui l'inferno si nasconde in malfamati vicoli e in lussuose ville borghesi, e in cui tante esistenze, loro malgrado, si trovano a vivere.
Una donna testimone di una coppia che si odia e poi si ama, fino alla morte.
Un vecchio sbirro che ricorda la sua sfida con un ladro misterioso e inafferrabile.
Un ex galeotta che cerca vendetta contro l'uomo che l'ha tradita.
L'amante di un commissario che per i gioielli farebbe qualunque cosa.
Una ricca arpia che in punto di morte decide di assumere una domestica senza nome.
Una puttana in cerca di riscatto sociale.
Un medico che cura la depressione trasformandosi in serial killer.
Un'ingenua ragazzina che scopre gli oscuri segreti della propria famiglia.
Otto racconti tra il noir e il poliziesco, il thriller e la detective story, in cui niente è come sembra e la verità è sempre una rivelazione.
La Signora argentina del giallo, Angelica Gorodischer, dà ai suoi personaggi, uomini o donne che siano, vite e voci diverse ma sempre credibili, e trasforma la sua Argentina in una terra di misteri e violenza, incrocio ideale tra l'America di Raymond Chandler e l'Inghilterra di Agatha Christie.
Indice
Vite private
Una volta a settimana
Il capriccio
Psicologia
Come svoltare nella vita
Il colore dei nomi
La notte vuota
Una ragazza ribelle
Note biografiche
Angélica Gorodischer è nata a Buenos Aires il 28 luglio del 1928 e vive a Rosario (Santa Fe).
La sua vastissima produzione letteraria comprende romanzi e raccolte di racconti, tra cui molte di genere fantastico.
Si ricordino: "Cuentos con soldados" (1965); "Opus dos" (1968); "Las pelucas" (1969); "Trafalgar" (1979); "Kalpa imperial" (1983); "Floreros de alabastro, alfombras de Bokhara" (1985); "Jugo de mango" (1988); "La fábula de la virgen y el bombero" (1993); "Tecnicas de supervivencia" (1994); "Prodigios" (1994); "La noche del inocente" (1996).
Ha ricevuto numerosi premi, nazionali e internazionali, e molte delle sue opere sono state tradotte in francese, inglese, ceco e svedese.
Estratto
Mi sentivo bene, davvero bene.
Avevo ucciso una persona, è vero, proprio io che avevo giurato di salvare delle vite, ma quella era una persona spregevole.
Voglio dire che non sentivo il minimo rimorso, che non mi importava delle leggi o dei comandamenti.
Ero consapevole di ciò che avevo fatto ma sapevo anche che non era stato altro che un gesto, diverso, da condannare forse in alcune circostanze, ma nulla più di questo, un gesto, un'azione, un fatto senza alcuna importanza, senza conseguenze.
«Forza, parla» era il ritornello che ripetevo a tutti.
«Che vuole che le dica, capo?» mi rispondevano con i nervi a fior di pelle.
«Qualunque cosa», gli facevo io, «e datti una mossa, ché sennò...».
Poi c'era il solito gradasso che alzava la cresta «sennò cosa, mi sbatte dentro?»
«No», lo rassicuravo, «ti mando via e faccio avvisare Ramallo il Guercio, Cirilo Gómez, o Hilario il Pazzo. Uno qualunque dei pezzi grossi del momento, che ne dici? Certo, quella è gente che si offende per un nonnulla. Basta una cretinata e quelli fanno una strage. Pensa se sapessero che tu hai spifferato qualcosa».
Era alto e molto grasso.
Anche molto bianco.
Una volta doveva essere stato biondo ma ora gli rimaneva una corona di capelli tra il bianco e il giallastro intorno alla pelata lucida.
Aveva un naso all'insù, una bocca carnosa e occhi chiari.
Era vestito con dei pantaloni grigi, una maglietta azzurra stinta e dei mocassini senza calze.
La cinta dei pantaloni era molto bassa, come se reggesse quel ventre acquoso, espressivo, prua insolente quando si sollevava.
La carne bianca e molle gli spuntava dal bordo della scollatura della maglietta e veniva fuori dalla cintura ogni volta che si muoveva.
Quella carne doveva essere liscia, imberbe e rosa, morbida al tatto, come quella dei bambolotti che piangono, celluloide sorridente, gomma vuota, un peso di piombo nella pancia che li fa balzare in piedi inaspettatamente quando qualcuno li capovolge.
Richi sentiva il sangue colargli lungo il collo e bagnargli la camicia.
Voleva gridare, certo che lo voleva, ma lei non lo lasciava.
Era seduta sul suo petto e gli premeva la bocca con entrambe le mani.
Il Turnbull le spuntava tra le dita della mano destra.
Lo colpì di nuovo.
Più che un colpo, fu quasi una carezza.
La punta del coltello tagliò la giacca, il maglione, la camicia e la canottiera, arrivò alla carne e continuò.
Non molto in profondità.
Non voleva che morisse così presto.
Lei aveva sopportato per anni, quanti anni?
Beh, lui poteva sopportare per un paio d ore.
«Ce l'hai un cuore? Ce l'hai? Sicuro?»
Mise la punta del Turnbull nella ferita appena aperta e la percorse, rigirando nella carne la lama macchiata.
Richi svenne.
Un peccato.
Tornò vicino a lui che sembrava una statua di gesso.
Così bianco, freddo e preoccupato.
E pensare che lei tanto tempo fa lo aveva a lungo accarezzato, lo aveva fatto bruciare di desiderio sdraiato su di lei, la bocca infuocata e gli occhioni spalancati.
Adesso se ne stava quieto e freddo, tanto che lei si spaventò e gli sentì il polso.
Ma no, era vivo.
Meno di prima, ma era vivo.
Gli tolse le scarpe e i calzini e con il coltello gli fece un taglio abbastanza profondo, più di quello sul petto, sulle piante dei piedi.
Lui si agitò, fece qualcosa come un singhiozzo e mosse la testa.
Gli si avvicinò e le sembrò che volesse dirle qualcosa.
Si piegò: «Che vuoi?» diceva lui a bassa voce, così bassa che lei lo sentiva appena «dimmi che vuoi, ti darò tutto, dimmi».
«È tardi per frignare» fece lei, «non voglio più niente. Anzi, voglio che vieni nei giorni di visita e mi porti delle caramelle e una boccetta di colonia. Questo voglio».
E allora gli aprì il ventre.
Gli spaccò la cinta con un colpo e affondò la punta del Turnbull vicino all'ombelico.
L'uomo riuscì a voltarsi.
Io tenevo ancora la pistola in mano e così, mentre lui cadeva, vidi per un secondo la perfezione dei corpi, quella che mai nessuno ci insegna e che scopriamo solo troppo tardi, quando si ha un figlio o si sta per morire.
Si contorceva come se fosse torturato, i piedi rivolti verso mia madre, sua vittima mancata, le ginocchia appena piegate, i fianchi storti, il torso verso di me, una mano come un ala, indecisa, l'altra ormai inutile, sfiancata dal peso dell'arma, che era qualcosa di nero, una tarantola o uno straccio in cerca del suolo.
Gli tremarono le spalle, aprì la bocca e i suoi occhi spaventati mi cercarono senza potermi trovare e tuttavia io ero lì, rigida e immobilizzata in un piccolo gesto, impertinente e gradito, contemporaneamente desiderato e impossibile da ripetere.
Lo vidi cadere.
Si piegò sulle ginocchia e abbassò la testa, senza cercare né aspettare nulla perché il dolore e il buio gli si confondevano nelle vene dilatate del bianco degli occhi.
Cadde lentamente.
Il gomito destro fu il primo a toccare terra, poi la testa, poi si accasciò tutto il corpo, barcollando come in mare e bagnando il tappeto con un lago lucente di sangue.
La pistola gli scivolò dalla mano e cadde vicino alla poltrona dov era seduta mia madre. Lei la spinse via con la punta della scarpa come se le facesse schifo.
Approfondimenti
Consigliato a...
Chi ama la letteratura poliziesca, i racconti noir, il thriller psicologico in cui le protagoniste sono spesso donne.
In breve
Rosario è storicamente la Chicago argentina.
Adesso è una cittadina tranquilla ma per anni si sono affrontate le criminalità mafiose di italiani e polacchi e la tratta delle bianche andava a riempire i bordelli del paese.
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Il valzer dei profeti, della liceale e del porcello ubriaco
Autore: Dr Full G, I.S.P.
Editore: Damster Edizioni
Prima edizione: 07/2007
Edizione corrente: 07/2007
EAN-ISBN: 9788895412023
Pagine: 311
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 15x23 cm
Prezzo di copertina: 16,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Un omicidio spietato, una biondina maliziosa e le sue amiche porcelline, due investigatori sui generis, un musicista da seminterrato e un industrialotto latin lover, un maiale che indicherà loro la Via.
Una soluzione truculenta e molti contenuti extra.
Insomma: la vita, l'amore e molte vacche, tanto jazz e fiumi d'alcol.
Il catechismo per gli adulti finalmente definitivo.
Indice
Proseguendo, a vostro rischio ed in piena incoscienza, ecco quello che vi aspetta:
- Il Settimo Tortello
- Primiballi Blues
- Lazzaroni Soul
- Primiballi Plays
- Der Kommissar
- Boogie Night
- Soul Food To Go
- Cimiteria
- Pranzi Immortali
- La Dea Dell'Amore
- Piano B
- Lezioni Di Informatica
- Quando Alice Ruppe Lo Specchio
- C'Era Una Volta L'Emilia
- Caro Diario
- Pater Pius Abundat In Ore Porcorum
- Nightmare
- Per Un Pugno Di Donne
- Giù La Testa
- Il Pelandruro È Una Stanza Chiusa E Soltanto Io Ne Ho La Chiave
- Hei Amico c'è Ravana... Hai Chiuso!
- Preludio Incantevole
- Per Qualche Euro In Più
- Il Bello Del Mattone
- Impiccati Più In Alto
- Ricco, Ricchissimo... Praticamente In Mutande
- Donna Baffuta... Mette A Dura Prova
- Zio Santuzzo Non Avrai Il Mio Scalpo
- Rimini Rimini
- Sul Treno di Treno
- Binario 3
- Non Dire Lo Gatto... Se Il Vizietto Non Ce L'Hai
- Bagno Emilio
- Voci Dal Profondo
- Fatalità
- La Mazurka Della Santa, Del Conte E Del Fico Fiorone
- La Febbre Del Sabato Sera
- Vado, lo ammazzo e... torno?
FINALE A SCELTA:
Versione 1 : la versiòun d'l'omèn d'la Basa
Versione 2 : la versiòun dal terùn
Versione 3 : la versiòun d'cal dòn
Versione 4 : la versiòun dal DenBrau
Versione 5 : la versiòun ad Star Trek
Note biografiche
FullG, nome intero Dr. FullG MC LowNRG Inzapleistubì, è figura che sfugge alle anagrafi ed appare magicamente ai deschi.
Di lui si dice che sia un musicista frustrato da balera, che abbia raccolto le firme per la nomina a senatore a vita di Jimmy il Fenomeno, che semini figli nel mondo e che si delizi dei propri gas.
Altri dicono sia una donna.
Altri ancora dicono che in sua presenza non si può parlare di Chet Baker senza che lui imponga ore di preghiera, con autoflagellazione, in ginocchio sui ciccioli bollenti.
Altri ancora, ma parrebbe davvero strano, dicono faccia l'avvocato per inerzia e con discreta passione in una Piccola Città di Provincia del Nord.
Questa è la sua prima opera (pubblicata)
I.S.P. probabilmente non esiste nemmeno, anche se la sua figura viene sovente accostata a quella di Kaiser Soze piuttosto che al Tall Man, al Dr Feinstone o al Toro della Barisella.
Nell'iconografia classica viene ritratto con un CD dei Righeira in mano, anche se la leggenda lo ricorda come il ghost writer di Disco Bambina, Quale Idea ed Arrapaho, mentre ermeneuti Gonzagheschi sostengono di averlo visto sconfiggere Andrè the Giant in una gara di tortelli di zucca col soffritto.
Come Socrate non ha lasciato alcuno scritto e forse queste pagine sono da considerarsi apocrife figlie di un qualche discepolo, novello Platone, Polpettone o forse Piedone...
Estratto
IL SETTIMO TORTELLO
Bocca impastata.
Normale titolo di coda di serate da fiumi di gutturnio ed Unicum.
Però, però troppo impastata, ustiàsa, par fin sabbia...
Ptchua! Sputacchia... Madunàsa! È sabbia, non ci sono dubbi.
Apre gli occhi di colpo, una luce della madonna.
Oddio la luce che può esser la luce del bianco e nero.
A tutte le maniere una gran luce imprevista, non certo il buio della sua tana...
Per ripararsi dall'inaspettata violenza del sole avvicina la mano agli occhi e alla fronte, e gli sembra di percepire un profumo antico ed affettuoso.
Se non fosse sicuro che non è possibile, gli parebbe proprio di sentire tra le dita l'amatissimo profumo del succo di ciprigna.
Ci vuol poco a capire che qualcosa non gira per il verso giusto...
Anche il sottofondo... lui aveva messo Mehldau e qua si sentono le onde del mare.
Sarà mica un disco new age di quelli che piacevano alla Belva, tra candele, incensi e tisanine?
Meglio la morte, allora.
C'è anche il profumo salmastro, però...
Gli occhi si aprono, le immagini vanno lentamente a fuoco.
Il povero Luca detto Treno è esterefatto: si era addormentato sul solito, fido divano e adesso si trova in spiaggia, bello lungo come un cotechino in tavola.
Finisce di sputare la sabbia che ancora gli si annida traditora tra le auguste ganasse e poi fa per alzarsi su.
Catamaledìsa!
Sollevarsi è uno sforzo immane, neanche avesse un pigiama di ferro.
Ricatamaledìsa!
Ma è vestito di ferro!
È in armatura con la cotta di maglia, i gambali e tutto l'ambaradan medievale!
E poi... e poi... e poi sarà come morire... scherza Luca detto Treno, gorgheggiando giorgiamente, accennando pure ad un immobile sculettìo.
Ma non riesce a darsi coraggio, che le gambe tremano e non è solo lo sforzo supplementare di reggere il corpicione e l'armatura...
Il mondo è grigio, il mondo è blu... sta di fatto che il tecnicolor non c'è più.
Luca continua a scherzare tra sé e sé, ma si è drammaticamente convinto di non essere dentro un vecchio film con Audrey Hepburn, o meglio d essere dentro Audrey Hepburn, come aveva sempre sognato, ma di essere morto.
Muove qualche timido e lento passo, si guarda attorno: un cavallo (il suo?) bruca alcuni cespugli, quieto, un giovine atletico giace riverso non distante da lui, vestito da scudiero.
Si avvicina, lo scuote e lo richiama, ma quello non si sveglia.
Non è morto, lo sa.
Perché?
Mah, lo sa e basta, però quello non si sveglia.
Luca detto Treno si alza allora dalla sua posizione di svegliator genuflesso con immane sforzo che non può che sfogare per la via prediletta: romba nel silenzio spiaggifico un poderoso colpo a grancassa di culo, ben accompagnato dall'armatura che vibra come un piatto lavorato di spazzole dall'impareggiabile polso di Jack DeJonette.
Luca detto Treno vuol proprio morire sull'onda di pensieri musicali.
Un fruscio alle spalle.
Si volta con scatto quasi felino e si trova a due metri una faccia bianca.
Terrea e stranamente famigliare.
Un figuro magro, scavato e senz'espressione.
Vestito, o meglio avvolto in lungo manto nero.
Non ha la falce.
E neanche il martello, buon segno.
Forse.
Luca detto Treno imposta la voce da vero nobile alle crociate.
Sei dunque tu la Morte?
Ebbene sì
C'at gness un cancher
Conte Primiballi, dignità, per dio!
Mi perdoni la scortesia, Sciùra Tugnina, ma sa com'è... il ciuffo è il mio...
Ad ogni modo, se così dev esser...
Piuttosto, se lei è la Morte, è vero che gioca a scacchi e che non ha mai perso?
È vero si, non ho mai perso.
Perché?
Avresti forse anche l'ardire di sfidarmi?
Come?
Et màt?
Dicevo così per dire.
Seriamente, non penserà che io perda il mio preziosissimo tempo attorno ad un tavolo non imbandito?
Ci fossero almeno i pedoni di ciccioli e la scacchiera di polente, beh... uno un pensierino ce lo fa, ma così...
...
Beh, cara la mia signora Signora Morte, se proprio pensa di poter aver ragione di me, in singolar e medieval tenzone, perché non mi sfida ad una prova di ferale virilità, di assoluta probitudine, di esemplar dedizione, di templare pervicacia, di asburgica determinazione, di...
Conte Primiballi, la madonna d'un signore!
Stringa che sono piena di lavoro
E sia, cediamo alla maledetta logica del fast pure nel sacro momento del trapasso, siamo diretti: cara Morte, la mia vittoria per la mia vita, sfidami ad una gara di lambrusco e tortelli se sotto il vestaglione c'hai un po di maroni!
...
Mare e poi sabbia, poi l'alba era viola, stanche le membra che infine rialzò
Luca, detto Treno ma non per la Morte, raccatta il cavallo, sbuffando ci butta in groppa il suo svenutissimo scudiero maledicendo la servitù moderna e si avvia per la perduta strada che riporta alla vita.
Ha le guance rosse e la pancia piena, ma niente di che.
Avrebbe retto volentieri altre due teglie.
Libera due bronze scoppiettanti e sospettamente vestite, poi è il turno di un sano ruttino digestivo.
Sorride, riconoscendosi.
Il mondo sta tornando a colori, la spiaggia ricomincia a somigliare a conosciute colline, cariche di grappoli del semplice e amatissimo ortrugo ed il cavallo comincia sfumare, in dissolvenza artistica, nelle sembianze di una Diane.
Cosa chiedere di più?
Un Unicum.
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Autore: Piergiorgio Pulisci
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 11/2007
Edizione corrente: 11/2007
EAN-ISBN: 9788862110501
Pagine: 320
Prezzo di copertina: 10,00
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Descrizione
New York, 2003. Il Male esiste.
Il Male è insito nell'uomo.
Lo sa molto bene il detective della polizia Vincent Cave, che si trova ferito e imprigionato nelle cripte di un'antica chiesa gotica in pieno centro città, dove si sta svolgendo una messa nera.
Cave, per fermare il rituale sanguinario, avrebbe dovuto fare irruzione nei sotterranei con la sua squadra, ma tutto risulta essere una trappola e il detective è l'unico superstite.
I sacerdoti impegnati nel tenebroso rito appartengono alla Croce Incarnata, un'antica setta satanica dalle oscure origini che si sta diffondendo a macchia d'olio negli Usa.
Vincent Cave fa parte di una speciale task force che cerca di sopprimere le attività della setta, specializzata nel commercio di bambini, nella produzione di "Snuff Movies" e in numerosissimi omicidi di stampo rituale.
La Croce in passato ha ammazzato la moglie e i genitori di Vince, e ora lui è animato più dalla vendetta che dal desiderio di giustizia.
Ma durante una seconda irruzione notturna della polizia i satanisti riusciranno a fuggire, e Vince dovrà essere sottoposto a cure immediate.
Al suo risveglio tornerà sulle scene del crimine per aiutare l'Unità Sette e Omicidi Rituali a fermare Apocalisse, un serial killer della Croce Incarnata che strappa via i cuori alle sue vittime.
L'assassino, dall'aspetto di un monaco in tonaca nera e dal volto coperto da un antica maschera terrificante, per i suoi omicidi sembra ispirarsi all'Apocalisse Nera, un vecchissimo libro rubato dalle segrete vaticane.
Il serial killer vuole officiare l'ultimo rito del libro satanico: "I cancelli dell Apocalisse".
Cave e la sua squadra di profiler cercheranno di fermarlo, e dovranno far fronte anche al ritorno di Martyn Lomax, lo sterminatore della famiglia del poliziotto.
Il romanzo si snoda nel violento e tenebroso mondo delle sette sataniche e dei loro infernali rituali, con un ritmo vertiginoso da mozzare il fiato e uno stile di scrittura cinematografico.
Queste pagine non deluderanno di certo gli amanti del mistero e delle emozioni forti.
Molto forti
Note biografiche
Piergiorgio Pulisci nasce a Cagliari nel 1982.
La Croce Incarnata è il suo primo romanzo: il primo capitolo di un oscura saga che sonderà le cupe profondità del Male.
La Riflessione pubblicherà anche le successive storie della stessa serie.
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Autore: Marco Candida
Editore: Intermezzi Editore
Prima edizione: 03/2009
Edizione corrente: 03/2009
EAN-ISBN: 9788890357633
Pagine: 144
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Gialli, Horror e Noir - Narrativa Italiana
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Descrizione
Sul sito WebSite Horror, all'indirizzo www.websitehorror.com, si possono comprare oggetti stregati a prezzi stracciati: lavatrici, frullatori, automobili e borsette, si può mettere in vendita di tutto, a patto di raccontarne la storia.
E così scorrendo gli articoli, navigando tra frigoriferi, camper, guanti, case per le vacanze può capitare di leggere storie davvero incredibili, ai confini della realtà, storie macabre, misteriose, spaventose... come la storia che ha per protagonista "Il mostro della piscina"!
A metà tra tributo e parodia, un racconto pop che rivisita i B-movies e i fumetti di genere, per una rilettura dell'horror e per riscoprire il piacere di avere paura.
Note biografiche
Marco Candida è nato nel 1978 a Tortona.
Ha scritto i romanzi: La mania per l'alfabeto (Sironi, 2007),
Il diario dei sogni (Las Vegas, 2008) e
"Domani avrò trent'anni" (Eumeswil, 2008).
Ha un blog all'indirizzo lamaniaperlalfabeto.splinder.com.
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