Lello Caravaglios il notaio in carta da ballo
Autore: Maria Luisa Mancini
Editore: Le Penseur
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788895315003
Pagine: 184
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 12x19 cm
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
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Descrizione
Lello Caravaglios il notaio in carta da ballo è una biografia dal taglio romanzesco che ripercorre la vita del cantautore Napoletano "divenuto poi notaio" in forma piacevole e singolare.
Un racconto che, attraverso una serie di episodi, situazioni, eventi, evidenzia la poliedricità del personaggio.
Lello Caravaglios che, con le sue interpretazioni magiche, il suo modo di porre i brani così personale, così atipico e così unico riusciva a rendere ogni serata indimenticabile; artista che, con le sue note, ha fatto vivere momenti irripetibili ad una intera generazione e che la città di Napoli ricorda con nostalgia.
Il tutto ha come filo conduttore l'amore tra Lello Caravaglios e la moglie Marisa, un amore che continua a vivere nonostante Lello non ci sia più.
La biografia diventa inevitabilmente una biografia della coppia, così come la stessa autrice afferma nell'opera: La sua biografia è la biografia di questa coppia, i ricordi sono i loro ricordi, chiusi nello scrigno meraviglioso del quale ognuno dei due aveva la chiave.
Note biografiche
Maria Luisa Mancini (Napoli 1945) nel 1961 conosce quello che sarà il punto fermo della sua vita: il cantautore Lello Caravaglios con il quale si fidanzerà solo l'anno dopo.
Laureatasi in materie letterarie ha insegnato in varie scuole fino al 1982, quando, per essere più vicina al marito nella sua vita di nomade, lascia volontariamente l'insegnamento, ne diviene la segretaria e tale resta fino al 23 aprile 2003, data del decesso dello stesso.
Ora vive nella sua casa a Posillipo, tra i ricordi dell'adorato marito, rinviando ogni giorno a data da destinarsi il momento in cui liberare gli armadi, i cassetti e le librerie da tutto ciò che è appartenuto a Lui.
Estratto
...Un altro episodio ameno della vita di Lello è accaduto a Milano con Pippo.
Suonavano al Santa Tecla e dormivano in una pensioncina nei dintorni del locale.
Il proprietario di questa pensione era un napoletano trapiantato appassionato delle carte ed amava giocare a scopone scientifico e, soprattutto, in grado di farlo.
Dunque, la sera, prima di andare a suonare, Lello e Pippo si fermavano qualche momento a giocare a carte e, inevitabilmente, con la fortuna di chi non se ne importa niente delle carte, vincevano.
La cosa irritava considerevolmente il napoletano che continuava a covare odio e rancore contro i due ragazzi, colpevoli solo di batterlo al gioco, tanto che, l'ultimo giorno di permanenza del complesso a Milano non voleva farli partire se non fosse rientrato almeno della metà dei soldini che i ragazzi avevano vinto.
Il personale di questa pensione era formato di ragazze alte come bersaglieri e grosse come tronchi di baobab, che furono messe a guardia della porta di ingresso per non fare uscire i due meschini.
Lello, svelto ed agile riuscì ad infilare la porta con tutte le valigie, non senza aver preso molte bastonate in testa dalle energumene che lo inseguirono per due piani di scale a scendere, insieme a tutti gli altri ragazzi del complesso.
Comunque fu, giunti in strada, una volta che si contarono le ferite inferte a tutto il complesso, i ragazzi si accorsero che mancava Pippo.
Attesero un poco di tempo fuori della pensione e cominciarono a concertare sul da farsi per salvare l'amico.
Lello, con fare spavaldo, andò dai Carabinieri per fare il resoconto dell'accaduto e vedere il da farsi per permettere a Pippo di tornare sano e salvo a Napoli con loro.
Dopo ancora un poco di tempo, i Carabinieri accertarono il "sequestro di persona" da parte dell'albergatore e, poiché questi non godeva di buona fama presso le Forze dell'Ordine, decisero di intervenire.
Bussarono, si qualificarono, si fecero aprire e, con grande sorpresa, si trovarono di fronte Pippo seduto su di una sedia nell'ingresso, con le due valigie ai lati, che attendeva seraficamente non si sa che cosa.
«Pippo, che cosa ti hanno fatto, che cosa stai facendo lì?»
E lui, con una calma imperturbabile: «Che vuoi, lui mi ha detto fermo lì, non ti muovere, ed io mi sono seduto e stavo aspettando che tu facessi qualche cosa per tirarmi fuori di qui».
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