Il Dio che viene

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Il Natale e i nostri natali

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Autore: Adriana Zarri

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788872583180

Pagine: 60

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12,5x16,5 cm

Prezzo di copertina: 4,00 Euro


Descrizione
La meditazione di Adriana si concentra con lucidità teologica sul significato fondamentale delle venute di Dio nella vicenda umana.

Tra le diverse venute di Dio, quella dell'Incarnazione è certamente la più dirompente perché manifesta in modo impensato, stupefacente l'amore di Dio per l'uomo.

Il Verbo di Dio, l'Infinito si fa limite, l'Eterno si fa tempo, offrendo il proprio abbraccio all'uomo, alla relatività della storia, al dinamismo evolutivo del cosmo.


Note biografiche
Adriana Zarri, nata a S. Lazzaro di Savena nel 1919.

Teologa, saggista, autrice di romanzi.

Collabora con diversi periodici.

Vive in forma monastica in un eremo del Canavese.


Estratto
IL NATALE CONSUMISTICO

Da noi, in questo clima conformista, molliccio e ambiguo, il Natale è una festa comandata e osservata anche dai non credenti (o cosiddetti tali) ma spesso vissuta anche dai credenti (ancora cosiddetti tali) a livello di festa profana.

E, sulla scorta di questa festività per tutti, si scatena il consumismo natalizio.

Le luminarie cominciano un mese prima ad accendersi (ci lamentiamo della crisi energetica, vogliono rifare le centrali atomiche; la nostra popolazione non le vuole ma i nostri governanti le vogliono e ciò che vogliono, fanno).

Possibile che non ci sia un divieto?

Si accendano le luci tre giorni prima di Natale, una settimana, a voler essere generosi, ma non con un mese di anticipo.

Quanto costa, tradotto in KWH, un tale spreco?

E a cosa serve?

A impallidire il senso della festa serve, perché un addobbo che dura un mese intero si fa abitudine e non è più avvertito.

È anche bello un segno esterno di letizia però a cominciarlo tanto tempo prima, quando arriva il Natale gli occhi ormai sono abituati e non vedono più la novità, la diversità, la festività di un clima che si è ormai fatto abituale.

Dal punto di vista psicologico è un errore.

È utile solo a fini commerciali o forse neanche a quelli.

Davvero facciamo una spesa di più perché c'è una luce accesa?

E lo spreco dei doni?

Il dono è bello; non buttiamolo via!

La pratica del dono, di per sé, non è consumista.

Certo può diventarlo, ma forse allora non è più dono perché non ha rispetto e insinua lo sfarzo e lo spreco.

Il dono può essere povero e bellissimo, pieno di fantasia e di simbologia.

Uno dei doni più apprezzati che mi occorse di fare a delle amiche di città (notatelo: è importante perché va scelto il destinatario con i suoi gusti e il suo ambiente di vita!) fu un nido di uccello, non certo rubato al piccolo abitante, un nido caduto a terra, ormai in disuso (certi uccelli - lo sapete? - ne fanno uno ogni anno) ma ancora bellissimo.

Le mie amiche ci misero dentro un piccolo Bambinello di terracotta.

E dopo qualche anno, un altro nido regalai a un non credente, di grande levatura morale.

Certo non ci avrà messo il Bambino, ci avrà messo il suo cuore, la sua sensibilità, la sua amicizia.

Come spesso è sbrigativo e monotono il dono consumistico; come siamo affrettati, efficientisti, terribilmente occidentali e come invece dovremmo essere più fantasiosi, creativi, lenti nella scelta e nella confezione del dono.

E più gratuiti.

Il dono deve essere anche un espressione e una pedagogia di gratuità.

Un nido, un sasso dalla lucentezza di quarzo, una pigna sfrangiata di muschio...

E bisogna anche disporre di intelligenti amici per permetterci tanto e così poco; amici che non si attendono l'omologato panettone o la bottiglia di spumante; amici che sanno usare il sasso come fermacarte e mettere la pigna sulla tovaglia di Natale (anche la tovaglia, un anno, potremmo regalare: è un simbolo di convivialità, un larvato richiamo eucaristico).

Ma questo dono - manifestazione di affetto, bello da fare, bello da ricevere - può diventare mondanità ostentata, vanità coltivata o addirittura mezzo di corruzione.

Quante volte la Bibbia parla degli amministratori corrotti, con le mani piene di doni ricevuti o dei postulanti corruttori, con le mani piene di doni offerti!

Non dovremmo neanche chiamarli doni ma tangenti, pagamenti, tentativi di acquisto, operazioni commerciali.

Così, attraverso il regalo, passa la corruzione.

Il Natale consumistico non è un natale cristiano e neanche un Natale onesto, a livello di etica naturale (evitiamo l'errore di pensare che la moralità sia soltanto cristiana o addirittura cattolica. No: c'è una morale laica che tante volte ci dà dei grandi esempi).

Non c'è bisogno della fede per rifiutare questo Natale consumistico: basta la morale laica.


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