Viva Las Vegas
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Autore: AA.VV.
Curatore: Andrea Malabaila
Editore: Las Vegas edizioni
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788895744001
Pagine: 191
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13x19 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
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Descrizione
Las Vegas, si sa, non dorme mai.
Ma oggi nella città del peccato, nell'unico posto al mondo in cui tutto è possibile, nessuno fa caso ai tavoli verdi, alle palline delle roulette, ai jackpot delle slot machine, o ai pali per la lap-dance.
Tutta l'attenzione è concentrata su 15 scrittori giovani e forti che si ritrovano qui per l'inaugurazione della casa editrice più cool della galassia.
Puntare su di loro non è un azzardo.
Indice
Inarrestabile
Vita e morte di una sigaretta
Selvaggina (Una registrazione)
Lesbosuore contro Daitarn III
Silenzio
R.E.S.P.E.C.T.
Sara e il cane
386 ore prima
Emiliano del Terzo B
Per Doina Matei
Ho letto di te (Una lettera)
Racconto folle per menti disturbate
Via Paolo Sarpi
Io e Palmieri
Dimentica il Burundi
Note biografiche
Andrea Malabaila è nato a Torino nel 1977.
Ha pubblicato numerosi racconti e due romanzi: Quelli di Goldrake (Di Salvo, 2000) e Bambole cattive a Green Park (Marsilio, 2003), con cui ha vinto il Premio Desenzano Libro Giovani.
Racconti di:
Ivano Bariani,
Giuseppe Bottero,
Dario Buzzolan,
Marco Candida,
Gabriele Dadati,
Danilo Deninotti,
Giorgio Fontana,
Chiara Gamberale,
Elisa Genghini,
Michele Governatori,
Christian Mascheroni,
Carlo Melina,
Gianluca Mercadante,
Gianluca Morozzi,
Alessio Romano.
Estratto
Postfazione di Andrea Malabaila
Due o tre cose su Las Vegas
Non so se siete mai stati a Las Vegas, io ormai ci vivo da alcuni mesi ed ho imparato che questo è il posto in cui tutto è possibile:in poche ore puoi vincere una fortuna puntando sul rosso o sul nero, puoi vestirti da Re Artù e sposare una sedicenne, puoi finire sul lago di Como, puoi perdere una fortuna ripuntando sul rosso o sul nero, puoi divorziare lasciando la sedicenne a tre ballerini nani, puoi diventare un campione di poker, puoi vedere la Tour Eiffel e le piramidi e l'isola del tesoro.
Ne parlavo giusto l'altro giorno con George Clooney.
Eravamo sulla Strip a bere qualcosa, quando lui mi ha detto: «Hai scelto il posto giusto per dare un
sogno alla gente.»
Gli ho risposto che forse la gente è stufa di sognare e vorrebbe solo poter vivere una vita più reale.
Mi ha guardato un po' storto, poi mi ha appoggiato una mano sulla spalla e ha detto: «Vedi tutte quelle persone? Cosa ci vengono a fare a Las Vegas, se non spinte da un sogno?»
Allora ho capito che stavo facendo la scelta giusta: puntare le mie fiches - in altri tempi le avrebbero chiamate talenti - per creare un universo di storie che dessero voce ad una generazione, e divertimento a chi le avrebbe lette.
Mentre eravamo lì coi nostri cocktail colorati e col ghiaccio che debordava, è passata Paris Hilton, ma ha fatto finta di non riconoscermi.
La solita stronzetta.
«Ce l'ha ancora con te?» mi ha domandato George.
«Solo perché non l'ho messa nell'antologia Viva Las Vegas. Ci teneva molto» gli ho risposto.
«E perché non l'hai messa?» mi ha guardato stupito.
«Perché qualcuno poteva lamentarsi che faccio favoritismi alle mie ex.»
Abbiamo incrociato anche Scarlett Johansson, tutta vestita di rosso, e lei invece è stata gentile come sempre.
Mi ha dato un bacio con lo schiocco e io ho risposto con un bacio pieno di intenzioni e sottintesi.
Ammetto che mi sono preso una cotta per lei fin dal primo fotogramma di "Lost In Translation" e da allora non me lo sono più levata dalla testa.
Stavo pensando a qualche frase ultraromantica, ma purtroppo Scarlett se n'è andata quasi subito perché aveva un appuntamento di lavoro - in realtà ha detto solo appuntamento - e sono rimasto a fissarla mentre si allontanava.
«Gran bel culo» ha commentato George, in italiano, e io ho aggiunto: «Che qui a Las Vegas non guasta mai.»
È rimasto un attimo interdetto e poi ha ripreso: «Ricordati sempre che la fortuna, da sola, non basta.
È vero che qui può succedere di tutto, ma niente succede per caso.»
Per caso?
Poteva essere solo un caso quello che mi stava accadendo?
Ho pensato al duro lavoro fatto negli ultimi mesi, alle interviste per Rolling Stone, NME, Vanity Fair, Vogue, alle comparsate nei programmi di Oprah e di Letterman, alla puntata dei Simpson in cui incontravo il fantasma di Elvis e lo riconoscevo per il lenzuolo a frange, al cameo nella nuova serie di Lost in cui lanciavo un messaggio in bottiglia e il messaggio era SIAMO QUI, alla mia interpretazione di Imagine al concerto benefico a favore delle vittime dei Pooh, al telegramma di auguri di Salinger che mi invitava a prendere un tè a casa sua (peccato che odio il tè), e tutto questo no, non poteva proprio essere un caso.
«George», gli ho detto, «la sai bene la storia.
La sanno tutti quanti.
Come puoi parlare di caso?»
E lui ha cercato di ritrattare perché a Las Vegas non piace a nessuno avere dei nemici:
«Volevo solo dirti che anche la fortuna ha le sue regole.»
Allora mi sono schiarito la voce per darmi un tono e gli ho risposto: «Lo sai, continueremo a metterci tutto l'impegno per diventare la casa editrice più figa della galassia. Ci puoi scommettere.»
E lui, che notoriamente è un gran taccagno, ha preso una fiche dalla tasca interna della giacca e me l'ha lanciata con un sorriso dei suoi.
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