Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Autore: Andrea Storti
Editore: Prospettiva editrice
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788874184521
Pagine: 128
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 20x21 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Questa domanda, come il più grave dei macigni sovrasta l'anima di Francesco, protagonista di questo romanzo.
Quando l'amore, paradossalmente, nuoce più dell'odio, tutto è stravolto, difficilmente inquadrabile.
Eppure, come nelle perfette corrispondenze delle affinità elettive, a tanto danno corrisponde tanta altezza dei sentimenti.
Così Francesco, nel suo eterno rimbalzare tra felicità e disperazione, tra serenità e sgomento, ci offre la più sofferta e straordinaria delle storie d amore.
Indice
1) INIZIO
2) IPOTESI E POSTULATI
3) PASSIONI
4) CITANDO NIETZSCHE
5) INNAMORARSI
6) SUL TRADIMENTO
7) INCLINAZIONI
8) SULL'AMORE
9) NELLA MALATTIA
10) IN PSICHIATRIA
11) DIGRESSIONE
12) STRUTTURE, PASSATO E "GMT"
13) PROTETTO DAL DESTINO - CASO
14) CASO O DESTINO?
15) ALTRO ROMANZO
Note biografiche
Andrea Storti è nato e vive a Padova.
Laureato in statistica, da anni cura un blog letterario ed un sito personale su vari autori.
Scrive racconti, poesie e critiche letterarie.
Amore psicotico è il suo primo romanzo.
Estratto
25 Aprile 2000
Nel treno che ci stava portando verso una giornata indimenticabile abbiamo riletto le righe di questo libro che combaciano con la nostra vita insieme e con il nostro modo di essere.
Lo sappiamo.
Siamo fatti per essere una unicità.
E tu, che ciclicamente esalti o respingi la tua insostenibile leggerezza hai dovuto arrenderti.
E non pensate di poter dirigere l'amore perché se vi trova degni è Lui che vi condurrà
Io ti amo
Anita
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INIZIO
Sono già molti anni che penso a Francesco.
Assorto davanti alla finestra del suo studio, con lo sguardo fisso sul muro della casa di fronte, pensa a cosa sia più giusto fare.
La sera prima, in uno slancio emotivo, ha chiamato Anita.
Anita, capelli neri ed occhi ansiosi, è stata la sua ragazza per circa sette mesi.
I più, quando lui ne parlava, dicevano «Dai, per così poco! Io sono stato anni con... Ci vuole ben altro per piegare un uomo che pochi mesi con una donna!».
Trattare il tempo come una variabile monodimensionale!
Si può essere più superficiali?
La sera prima dunque, pervaso da uno strano senso, scrisse un sms:
Purtroppo, la mia domanda di portabilità è stata scartata nuovamente.
Kafka, nel Castello, aveva ragione.
Questo è il mio nuovo e momentaneo numero.
FrancescoelGrigna
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Storia di un amore viscerale tra una persona e una gattina di nome Alessandra
Autore: Silvia Giansanti
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 03/2007
Edizione corrente: 03/2007
EAN-ISBN: 9788889664360
Pagine: 128
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
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Descrizione
Quindici anni vissuti in compagnia della gattina Alessandra, Ale.
Una storia vera, e una riflessione su cosa significa decidere di vivere la propria vita in compagnia di un essere vivente diverso da una persona e quanto sia importante un reciproco scambio d'amore.
Note biografiche
Silvia Giansanti è nata a Tivoli (RM) il 3 ottobre 1970.
Fin da piccola ha sviluppato un grande amore nei confronti degli animali e della natura.
È speaker radiofonica, presentatrice, giornalista e, ora, anche scrittrice.
Lavora nel gruppo Rds ed è stata conduttrice e autrice della "hit Parade" su Radio 2.
Estratto
Tra i profumi della primavera ormai giunta e un leggero vento che si sta alzando, in lontananza sento tuonare, come quel giorno di maggio quando Ale riempì di gioia la nostra casa.
Mentre guardo la sua piccola tomba ripercorro in un flash la sua vita...
I miei genitori devono uscire nel pomeriggio di questo sabato 30 maggio del 1990 per andare a scegliere, in un grande magazzino d'abbigliamento, qualcosa di nuovo per l'estate.
Premetto che a casa c'è ancora tanta tristezza per la scomparsa del mio nonno paterno Goliardo.
Per le scale intanto c'è confusione.
In quel momento non sono in casa e quando rientro una sorpresa mi attende.
Mamma racconta che i nipotini di una signora che abita nel nostro palazzo stavano giocando con una gattina tigrata.
L'abbiamo vista mentre la gettavano dal finestrino di una macchina in corsa, risponde uno di questi bambini ai miei genitori che avevano appena chiesto dove l'avessero presa.
A dir la verità nessuno di noi ha mai creduto veramente a questa storia, poiché una micetta così piccola sarebbe morta sul colpo.
È molto probabile, invece, che i ragazzini l'abbiano prelevata da qualche cucciolata con lo scopo di giocarci e, per giustificarsi, hanno inventato questa scusa.
Le stavano facendo ingurgitare del latte, dice mia madre che, intenerita da questo batuffoletto urlante, non ci ha pensato due volte a prenderla.
Portata a casa, la gattina viene sistemata temporaneamente nello studio di mio padre (dove c'è una piccola biblioteca e la scrivania), sulla poltrona avvolta nelle copertine e vicino una vaschetta per i bisogni.
Altro che bisognini, poverina, è andata in diarrea per una settimana con tutto il latte che i bambini le avevano dato.
La tigretta è lì nello studio con le sue orecchie grandi grandi, quasi sproporzionate al resto del corpo e tutta spaventata si guarda intorno emettendo strani miagolii del tipo "mmmiiioooo!".
È buffa ed è bellissima e mi viene subito incontro con il suo musetto e i suoi baffetti tremolanti.
Avendo comunque già Iside, una gatta grigia nata nel 1987, sono molto indecisa se possedere ora un altro gatto.
Uno va bene, ma due...
Mamma come facciamo, due sono troppi! chiedo innocentemente.
Al limite potremmo fare così: svezziamola e quando sarà autosufficiente la potremo dare a qualcuno.
E a chi? risponde mia madre, forse consapevole che non è mai facile regalare un animale.
Ho subito un idea, quella di portarla, quando appunto sarà un po più grande, nell'orto di Pasquale, il nonno del mio ragazzo Alessandro, che, oltre a coltivare pomodori e zucchine, possiede anche qualche animale.
In quel pezzo di terra ci sono le galline, altri gatti che vanno e vengono e un paio di cagnolini buoni.
Sì, questa potrebbe essere la soluzione ideale, a patto che in questo lasso di tempo non ci si affezioni troppo.
È dolce e vivacissima, mentre Iside è sempre dietro la porta a vetri chiusa dello studio per curiosare e cercare di capire chi fosse arrivato in casa.
Trovo questa micetta più buffa che bella.
Ora tocca darle un nome.
Su due piedi decidiamo di chiamarla Mia, ma dopo un paio di giorni cambiamo in Iolandina, perché è bionda con gli occhietti azzurri e ricorda la mia vecchia zia Iolanda.
In effetti, questo nome suona bene e così mio padre, portandola dal veterinario per una visita generale di controllo, l'ha fatto annotare sul libretto sanitario rilasciato dal dottore.
Visitandola, lo stesso veterinario di Iside, la trova in forma, ma riscontra un problema ai padiglioni auricolari.
È in corso una forte otite, accompagnata da un elevata produzione di cerume nero.
Bisogna fare qualcosa e, su prescrizione del dottore, cominciamo a darle i primi medicinali sotto forma di gocce da applicare mattina e sera dentro i suoi orecchioni.
Non so dove vivesse finora questa gattina, dato che in casa ci sembra che sia entrata una piccola bomba batteriologica.
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Il testamento del fondatore del living theatre
Autore: Julian Beck
Traduttore: Gianfranco Mantegna
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 05/1994
Edizione corrente: 05/1994
EAN-ISBN: 9788872020043
Pagine: 472
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 16x24 cm
Prezzo di copertina: 33,00 Euro
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Descrizione
Theandric è un quaderno di esplosioni che riaffermano la presenza del divino nell'umano.
Pensieri fulminanti, rivelazioni forse delle possibilità di redenzione ancora a portata di mano nella Casa del Dolore, dove conviviamo con l'interrogativo: "come possiamo essere qualcosa di diverso dal nostro dilagante dolore?".
Alla scoperta del trascendente in noi stessi segue la scoperta del trascendente negli altri, una consapevolezza che si espande fino ad abbracciare l'intero pianeta e l'intero sistema cosmico di cui siamo parte.
Da ciò deriva il senso di familiarità di Julian con i cieli che sentiva così vicini: il suo amico Aldebaran, la sua ragazza Cassiopea, l'ozono, suo mantello, e la luce del sole, suo amante.
Anche Theos, Andros e Thanatos erano presenti per lui in tutto o per tutto, e lo incalzavano mentre scriveva queste pagine.
Ma il suo sentiero rivoluzionario è costruito principalmente sulla misteriosa capacità del teatro di manifestare la trascendenza.
Ciò che ci chiede è di arrivare insieme al punto in cui arte e azione sociale siano una cosa sola.
La traduzione italiana del testamento artistico di Julian Beck Theandric, ci offre l'occasione di proporre, in parallelo con la lettura dei 137 testi brevi e intensi, frammenti rivelatori di una personalità magica, una sorta di straordinario diario fotografico: dai suoi primi mesi di vita fino alle terribili ma vitali immagini dei suoi ultimi giorni, attraverso una sequenza fotografica di circa 150 momenti che documentano sia la storia del Living Theatre sia la forza straordinaria di una maschera unica e irripetibile.
"Pensieri fulminanti" su teatro, amore, rivoluzione, anarchia.
Riflessioni, poesie, aforismi si alternano a foto di scena, a incontri con Bob Dylan, Allen Ginsberg, Eduardo De Filippo, a momenti di vita privata.
Theandric è arricchito da più contributi, innanzitutto dalla prefazione di Judith Malina compagna e cofondatrice del Living Theatre, da una sezione curata dal figlio Garrick dedicata alla produzione pittorica di Julian Beck, da due testi di Bernardo Bertolucci che nel '67 diresse Julian Beck e gli attori del Living nell'episodio Agonia, nonché da una ricca biografia, teatrografia e bibliografia.
Indice
Un quaderno di esplosioni
Prefazione di Judith Malina
Introduzione di Erica Bilder
Theandric
Julian Beck pittore
Julian Beck pittore
Nota di Garrick Beck
Ricordo di Julian Beck
due testi di Bernardo Bertolucci
Profilo biografico e teatrografia
Filmografia, registrazioni audio e riprese video
Mostre di pittura
Bibliografia
Indice particolare di Theandric
Indice dei nomi
Note biografiche
Julian Beck (New York, 31 maggio 1925 New York, 14 settembre 1985) è stato un regista, attore e pittore statunitense.
Dopo aver frequentato la Yale University, negli anni Quaranta insegue la carriera di pittore astratto, con buoni esiti, diventando amico di Jackson Pollock.
Questo fino a quando conosce la futura moglie Judith Malina.
Insieme condivideranno la passione per il teatro, fondando il Living Theatre nel 1947.
Beck ha infatti codiretto con la moglie il Living fino alla sua morte, avvenuta prematuramente nel 1985.
La prima fase del gruppo teatrale prende vita stabilmente a Broadway, sotto l'influenza di Antonin Artaud, teorico del teatro della Crudeltà.
La compagnia attua una decostruzione del teatro in opere come "The Connection" (1959), considerato il testo della svolta, l'antimilitarista "The Brig" e "Many Loves", che affronta l'omosessualità.
La seconda fase dell'esperienza teatrale diventa itinerante, anche a causa di un clamoroso processo per evasione fiscale nei confronti di Julian e Judith.
È quindi dal 1974 che il Living Theatre inizia i suoi tour in Europa.
Più volte si sono esibiti in Italia, spesso alla Biennale Teatro di Venezia.
Beck ha anche partecipato a progetti cinematografici, come in "Edipo Re", "Cotton Club" e "Poltergeist II - L'altra dimensione".
Un giovane Bernardo Bertolucci diresse il Living e Julian nel film "Agonia", nel 1967.
Beck e la Malina sono stati aperti e innovativi sul palco come nella vita.
Nota - anche alla moglie - è infatti la relazione di Julian con Ilion Troya, un giovane attore della compagnia.
Dopo la diagnosi di cancro allo stomaco, Beck si è spento presso il Mount Sinai Hospital di New York all'età di 60 anni.
È stato sepolto al cimitero di Cedar Park, ad Emerson, New Jersey.
Alla direzione del suo gruppo teatrale rimangono Judith Malina e Hanon Reznikov.
Estratto
Il teatro è una cerimonia il cui scopo è rivitalizzare la comunità.
SE fosse meno di ciò non interesserebbe nessuno.
Come genere sarebbe scomparso da molto tempo.
Quando sfiorì durante il Medioevo fu la chiesa stessa a creare il dramma trascendete di cui abbiamo bisogno per soddisfare la nostra vorace curiosità del divino.
Come cerimonia è fiorito in ogni tipo di società, è fiorito in periodi di espansione politica insieme alla sicurezza, alla ricchezza e al tempo libero che e conseguono, mentre declina in periodi di sicurezza eccessiva, si risolleva di nuovo in tempi di insicurezza, ma andiamo a teatro per cercare un nuovo respiro, un momento che faccia sobbalzare il corpo e ansimare, un ansito che penetri nei bronchi intasati, nella rigida cavità toracica, nel torso corazzato, nel corpo irrigidito dalla paura, una piccola verità nella dinastia di menzogne, il lampo di luce nell'oscurità, un segno che dopo l'inverno l'inverno- morte la vita torna di nuovo.
La penetrazione è operata da un ansito.
Ansimando in cerca d'aria, è così che il pubblico viene a teatro, rigidamente avvolto dal corsetto della convenzione ( legge e conformismo).
Il pubblico può respirare a malapena.
Si sente morire.
L'intero atto teatrale, è un rituale concepito per rinnovare la nostra vitalità, per liberarci dalla morte, e ciò si compie con un respiro.
Questo respiro comincia come un ansito, come quello di un bambino appena nato.
Il teatro senza questo ansimare ci soffoca, poco importa che ci possa divertire, lasciamo sempre il nostro spirito ancora più fiaccato dalla delusione.
Insisto sul teatro.
Insisto su di esso perché lo riconosco come un rituale senza cui la nostra sopravvivenza perde terreno davanti ai confini della morte, sempre invadente, la morte che cala su di noi con il suo silenzio senza respiro.
Insisto che si vada a teatro in cerca di rivitalizzazione, le renouveau, sì, come pazienti che vanno all'ospedale.
Stiamo morendo e andiamo a teatro in cerca di aria fresca all'interno di un'atmosfera sempre più contaminata.
Lo scopo dell'arte è far ansimare il pubblico.
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Autore: Alessandra Scagliola
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 04/2007
Edizione corrente: 04/2007
EAN-ISBN: 9788872020302
Pagine: 175
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 12,0x16,5 cm
Prezzo di copertina: 8,00 Euro
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Descrizione
In una casa fatiscente abitata da umani e animali alquanto bizzarri arriva Ben, inquietante adolescente scappata da casa: ci arriva con una gatto guercio e un bagaglio di originali visioni della vita.
Dal suo alloggio osserva con interessato distacco la rassicurante follia che pervade quelle mura scalcinate.
I suoi idoli Jim Morrison, Confucio e un hacker noto come Black Link le fanno da guida per apprezzare il caos di umanità che la circonda.
In un palazzo tutto da rifare, con appartamenti abitati da bizzarri inquilini, tra cui anche gatti, piccioni, ed una infinità di pulci, si avvicina inesorabilmente il giorno della ristrutturazione.
La ristrutturazione dello stabile "tanto inattesa quanto indesiderata" accomuna le esistenze dei vari inquilini, sovrapponendo nevrosi e piccole follie, in un susseguirsi di eventi tragicomici.
In un clima di "trasloco" fatto di confusione, armadi messi per orizzontale, di lettere all'amministratore, dove gli uomini continuano inesorabilmente a vivere, nonostante vari cosiddetti "animali da compagnia" continuano a mangiare e le pulci a succhiare sangue, si svolge la vicenda, narrata da Alessandra Scagliola.
Naturalmente, uomini e animali dell'intero palazzo si battono senza esclusione di colpi per difendere le loro tane, ma inevitabilmente tutti sono forzati alla promiscuità.
In questo clima di convivenza forzata, dove si vive un po' come in mezzo al traffico per strada all'ora di punta, la vicenda avanza attraverso le vicissitudini e le esigenze degli abitanti del palazzo.
Fino al punto in cui la voce narrante del romanzo avrà improvvisamente la sensazione di trovare i suoi vicini gente così strana, da sentire di avere finalmente trovato la propria famiglia.
Una spassosa carrellata di personaggi strambi al limite del surreale, capaci di rispecchiare il decadimento della società che ci circonda, ma raccontati con grande humour e leggerezza.
La Pulce nel Deserto inaugura la nuova collana I "nudibranchi" che raccoglie gli scritti in italiano di un branco di esordienti.
Scritti nudi e semplici e, nelle intenzioni, affascinanti come i coloratissimi vermi marini che danno il nome alla
collana.
Note biografiche
Alessandra Scagliola è nata a Torino nel 1965.
Giornalista free-lance, ha iniziato la sua esperienza di giornalista lavorando a Stampa Sera.
Ha lavorato per varie testate e numerosi uffici stampa prevalentemente in ambito sanitario.
La Pulce nel Deserto è il suo primo romanzo.
Estratto
Se una mattina ti svegli e non vedi il sole,
o sei morto, o sei il sole.
Jim Morrison
Era il cinque di maggio e faceva freddo.
Un vento polare soffiava sulla città da oltre un mese, mentre i metereologi si prodigavano a instillare ottimismo con strofe di canzoni... vedrai che un giorno cambierà, forse non sarà domani...
La natura, immune dalla malia di previsioni bipedi, rimandava segni inequivocabili: le rose appena sbocciate si erano ritirate in attesa di tempi migliori; il cielo ciondolava tra il grigio chiaro e il grigio piombo ostentando un tedio infinito; gli alberi si spogliavano delle foglie ormai verdi.
Infine, il cortile era ridotto a una distesa di cartacce che si muovevano creando l'effetto di un mare policromo.
Dal movimento ellittico di vecchi volantini elettorali, un buon sensitivo avrebbe letto con largo anticipo gli indizi della catastrofe.
Ma chi possedeva doti paranormali si era già trasferito al mare da tempo.
Quel giorno apparve il padrone di casa.
Gli inquilini dei piani bassi poterono, per primi, individuarne la testa calva in pericoloso avvicinamento.
La speranza che un anonimo proiettile lo colpisse prima di varcare il giardino morì quasi subito: troppo freddo anche per gli assassini.
Piantò le sue autoritarie gambe in cortile, tra il pattume semovente, e richiamò i fittavoli alla finestra con una prodigiosa forza del pensiero.
Nella cornice d infissi da riverniciare "come quadri senza valore" stavano immobili quattro donne, cinque uomini, tre gatti, un cane, un piccione e un camaleonte.
Tutti a guardare l'uomo che, mento in alto, mani sui fianchi e talloni sollevati da terra, avrebbe fatto la sua bella figura su un balcone di piazza Venezia.
Tutti a fissare la sua bocca piegata dal desiderio di comizio e da una vaga espressione di sfratto.
«Questa casa è da rifare».
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Quando un avvocato muore, i vermi gli girano alla larga:
hanno paura del grande capo.
Black Link
L'avvocato del geometra Travi non era quello che si può definire un "principe del foro".
Anzi, pareva che un foro ce l'avesse in testa, da quanto gli risultava difficile generare un pensiero degno di questo nome.
Dalla sua aveva delle parcelle talmente ridicole che veniva da pagarlo con la valuta del Monopoli, e su questo fronte il geometra era esigente.
«Il professionista caro è sopravvalutato», soleva dire, senza che altri avessero il bene di capirne il recondito significato.
Quindi, il suo avvocato si sarebbe potuto egregiamente confondere con la schiera di operai decisamente non sopravvalutati che invadevano via delle Acque Basse numero 8.
L'azzeccagarbugli, davanti alla storia della presunta piantagione di marijuana, rimase perplesso e, a onor del vero, anche qualche neurone in più non sarebbe bastato a chiarirgli la vicenda riportata in forma concitata e confusa dal suo cliente.
A preoccuparlo non era tanto la droga, quanto l'accozzaglia di presunti criminali che infestavano la casa, ma andando per punti emise un unico parere: toccava andare a verificare cosa contenesse il capannone... peraltro, visti i curricula degli inquilini, non era da escludere la presenza di materiale ben più pericoloso, ai fini legali, di qualche pianta di cannabis.
«Cosa?» Chiese il geometra in ipersudorazione.
«Ad esempio: armi o clandestini.
Se quei signori dalla dubbia moralità affittassero il capannone a extracomunitari penetrati illegalmente nei confini dello Stato, la faccenda sarebbe grave.
Come potremmo dimostrare la sua estraneità?
Un'indagine in questo senso avrebbe effetti catastrofici».
Il padrone di casa era pallido come un lenzuolo anemico.
In un momento tutto fu chiaro: i rumori, i soldi guadagnati senza lavoro, l'ostilità verso gli estranei, l'opporsi alle "opere" di ristrutturazione, soprattutto a quelle riguardanti il giardino.
«Cacchio! Torna tutto. Bravo avvocato. Adesso cosa mi consiglia di fare?»
«Senza dubbio, è necessario appurare la veridicità delle nostre argomentazioni... quindi s'impone un sopralluogo che le consiglierei di effettuare durante le ore notturne».
«Chi? Io?» esplose il terrorizzato geometra «ma non se ne parla. Rischio di prendermi una coltellata...»
«Non c'è altra soluzione, a meno che lei abbia una persona di fiducia che intenda svolgere in sua vece tale compito».
«No, no. La gente di fiducia costa. Ma c'è pericolo... e se entro e mi trovo una ventina di negracci armati?»
«Non sarebbe nel loro interesse provocare un incidente... sa, quella gente non vuole noie, al massimo sbaraccano nel giro di cinque minuti».
«Ne parlerò con mia moglie» concluse il Travi.
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Autore: Wim Wenders
Traduttore: Ornella Zaggia, Eileen Romano
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 11/1993
Edizione corrente: 03/1994
EAN-ISBN: 9788872020029
Pagine: 446
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 16x24 cm
Prezzo di copertina: 49,00 Euro
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Descrizione breve
Oltre 60 "storie" raccontate attraverso l'alternarsi dinamico di parola e immagine.
Una lettura avvincente e un'avventura visuale esaltante che non escludono un successivo desiderio di tornare a rileggere la prosa singolare di questo "regista intellettuale" e di godere di ciascuna fotografia (il Beaubourg di Parigi, la Biennale di Venezia, il Guggenheim di New York hanno già ampiamente celebrato l'"occhio fotografico" di Wenders).
Le 60 "storie", introdotte dalla formula conciliatrice della memoria "Una volta", che è anche titolo del libro, sono un viaggio straordinario attraverso i paesi più distanti e un incontro vivo con personaggi del calibro di Godard, Kurosawa, Handke, Scorsese, Coppola.
Da un intervista a Wim Wenders sulla rivista CITY Magazine , New York, gennaio 2002
«L'idea iniziale venne dal mio editore italiano, Fabrizio Pozzilli.
Sfortunatamente non è più tra noi.
Era un grande uomo, e io devo a lui e alla sua perseveranza questo libro.
Fin dal momento in cui diede un'occhiata alle centinaia di foto ammassate alla rinfusa nel mio archivio, tentò instancabilmente di convincermi che se ne poteva fare un libro, non solo fotografico, ma di foto e delle loro storie.
Insistette così tanto che alla fine mi sedetti e passai in rassegna tutte le foto e scelsi quelle collegate in qualche modo a una storia.
Lentamente si formò l'idea che queste storie avevano qualcosa in comune e che tutte cominciavano con la formula "una volta".
Questa espressione aveva una doppia interpretazione: c'era una volta e solo una volta .
Entrambe sono componenti essenziali del mio concetto di fotografia.»
Indice
Visionari di quello che c'è
Prefazione di Daniele Del Giudice
"To shoot pictures..."
Introduzione di Wim Wenders
Una volta
Viaggio tra immagini, parole e città
Intervista di Leonetta Bentivoglio
Note biografiche e filmografia
Bibliografia
Indice dei nomi, luoghi, titoli e cose
Note biografiche
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".
Venerato dai cinéphiles ("Nel corso del tempo" - "Alice nelle città" - "Lo stato delle cose"), dopo la lunga esperienza americana Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.
Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo ("Il cielo sopra Berlino" - "Fino alla fine del mondo" - "Buena Vista Social Club"), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)
Estratto
To shoot pictures
Sparare fotografie .
Quello del fotografare è un atto nel tempo,
nel quale qualcosa viene strappato al suo momento
e trasferito in una diversa forma di continuità.
Si pensa sempre
Che ciò che viene strappato al tempo
Si trovi davanti alla macchina fotografica.
Ma non è del tutto vero.
Fotografare è infatti
un atto bidirezionale:
in avanti
e all'indietro.
Certo, si procede anche all'indietro.
Il paragone non è poi tanto stravagante.
Come il cacciatore appoggia il suo fucile,
mira alla selvaggina davanti a lui,
preme il grilletto,
e quando parte il proiettile
viene spinto all'indietro dal contraccolpo, così anche il fotografo viene risospinto
verso se stesso
premendo il dispositivo dello scatto.
Una fotografia è sempre un'immagine duplice:
mostra il suo oggetto
e - più o meno visibile -
dietro ,
il "controscatto":
l'immagine di colui che fotografa
al momento della ripresa.
[ ]
Al contraccolpo del cacciatore
corrisponde nella fotografia
il ritratto, più o meno visibile,
di colui che fotografa.
Non vengono fissati i tratti del volto,
bensì il suo atteggiamento,
la sua disposizione verso ciò che gli sta davanti.
La macchina fotografica è dunque un occhio.
Che può guardare nel contempo davanti e dietro di sé.
Davanti scatta una fotografia,
dietro traccia una silhouette
dell'animo del fotografo:
ovvero coglie
attraverso il suo occhio
ciò che lo motiva.
Una macchina fotografica vede perciò davanti il suo oggetto,
e dietro il motivo
per cui questo oggetto doveva essere fissato.
Mostra le cose
e il desiderio di esse.
Verso ciò che è davanti assume un atteggiamento,
e altrettanto verso ciò che sta dietro.
.