Autore: Ferdinando Balzarro
Editore: Prospettiva editrice
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788874184682
Pagine: 96
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 20x21 cm
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
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Descrizione
L'attrazione fatale tra un affermato professionista e una giovane dagli ipnotici occhi verdi è il pretesto per una riflessione attenta e disinibita sul rapporto di coppia.
L'amore si rivela forza devastante alla quale non ci si può sottrarre, rendendo i protagonisti prigionieri del sentimento, e delle contrapposte versioni dei fatti.
Sullo sfondo, dai toni scuri e conturbanti, si delineano confini quanto mai offuscati tra bene e male, verità e menzogna, fedeltà e tradimento.
Il pensiero fluente delle prime pagine diventa confessione incalzante nel corso del romanzo, processo catartico nel quale tutto è amore (anche il dolore e l'orrore) che si serve delle parole per liberare l'animo e condividere con il lettore, grandemente coinvolto, il peso della debolezza e del disprezzo di sé.
I sussurri delle prime pagine si tramutano in grida, fino all'epilogo tragico quanto inaspettato.
Note biografiche
Ferdinando Balzarro nasce a Piacenza il 01/01/44 ma da sempre vive a Bologna.
Laureato in scienze motorie, molto famoso in Italia e all'estero quale maestro di arti marziali e recordman mondiale di paracadutismo acrobatico, si è recentemente imposto come scrittore grazie ai suoi romanzi di grande impatto emotivo: dopo l'esordio con l'autobiografico Bagliore (2001), pubblica Il Sangue e l'Anima (premio speciale Fucecchio 2002), il surreale e ipnotico Plenilunio (2003), Il Solista (2003), Sabbia (2004), Punto vitale (Vincitore del premio Carver 2005), Lupo (2006).
Estratto
Questa sarà l'ultima volta!
Ma come faccio a sapere se questa volta sarà l'ultima?
Una voce dall'interno?
Un grido dal profondo delle viscere?
O solo un lamento proveniente dagli strati sovrapposti e precari della coscienza?
Qualche cosa di forte o di impalpabile e metafisico ce ne fornirà l'inequivocabile prova?
Spazzerà via ogni residuo dubbio?
Ovvero si tratterà di semplici sentori o vaghi presagi o torbide premonizioni?
Un confuso travaglio di palpiti, rimescolii incessanti d'ipotesi una più astrusa dell'altra ma pur sempre possibili e concretizzabili di qui a poco, di qui a pochi giorni, oppure dovranno trascorrere mesi o addirittura anni?
Sì, anni.
Tanti anni scivoleranno e molte vite si estingueranno per rinascere sotto altre forme e con altri intenti e nuovi istinti e diversi destini salvo il solito, quello che tutti ci attende, quello che ogni essere dal più biologicamente arretrato al più evoluto teme e rifugge e mantiene lontano da sé con ogni mezzo, adottando ogni possibile astuzia, o espediente, o cura, o fasulla superstizione, o incrollabile fede.
Maledetta morte sempre pronta a strappare germogli e sradicare alberi e mietere fiori e disperderne nel nulla il profumo, così dolce e puro, così innocente da indurre al pianto.
Pianto di bambini senza più madre e madri che hanno perduto i figli, laggiù sotto le macerie della guerra o nel fondo del buio mare, o dentro le cliniche dai corridoi disinfettati e tante stanze intorno e tanta insostenibile pena stratificata lungo le pareti, distesa sopra i letti bianchi allineati come bare.
Oh se questa troppo, troppo solida carne potesse disfarsi, squagliarsi e sciogliersi in rugiada.
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Autore: Michele Spera
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 10/1996
Edizione corrente: 10/1996
EAN-ISBN: 9788872020104
Pagine: 500
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 16x24 cm
Prezzo di copertina: 41,00 Euro
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Descrizione
Storie di un segno è un libro molto singolare.
Un grafico che ha conosciuto la fama internazionale - Michele Spera - si racconta senza esitazioni, con un entusiasmo e una passione tutte mediterranee.
E comincia dal Sud, un marchio di fabbrica impossibile da cancellare e dal quale è impensabile prescindere.
Rievoca l'asprezza della terra lucana, la generosità della sua gente e il legame viscerale a un luogo che non offre nessuna speranza di realizzazione dei propri sogni, racconta la decisione dolorosa e inebriante di prendere la strada per Roma e ritrae i grandi personaggi del mondo dell'arte e della politica che lavorano nella capitale negli anni sessanta: Leonardo Sinisgalli, Vito Riviello, Ugo La Malfa.
Contemporaneamente alla ricostruzione della sua vicenda autobiografica, Spera scrive - con la precisione tecnica e scientifica di un manuale di grafica - la storia dell'evoluzione del suo segno, così distante dal suo carattere: razionale, geometrico, modulare quanto lui è invece sanguigno, fantasioso, passionale.
Quasi duecento brevi storie, corredate da più di mille immagini - marchi, esemplificazioni grafiche, fotografie, disegni - fanno di questo di Spera il primo libro che fa uscire la grafica dal ghetto nobile degli addetti ai lavori.
Michele Spera svela dall'interno i segreti e i retroscena di uno dei mestieri più attuali del nostro tempo.
Indice
Paglia per cento cavalli
Prefazione di Domenico De Masi
194 storie di un segno
Ho fatto un viaggio...
Introduzione di Michele Spera
Parte I
Ascoltavo una voce
Lo stupore dell'invenzione
I termini della geometria
Parte II
Qualcosa di pazzo negli occhi
L'altra Italia
Donne,impegno e non delega
La fantasia al potere
Lettera a Leonardo Sinisgalli
Profilo biografico
Bibliografia
Indice dei nomi
Note biografiche
Michele Spera nasce a Potenza nel 1937.
Compiuti gli studi, si trasferisce a Roma, dove frequenta la facoltà di Architettura, l'Accademia di Nudo di Villa Medici e studia incisione alla scuola comunale con Attilio Giuliani.
Comincia a lavorare nel mondo dell'industria e parallelamente, dal 1962, collabora per il partito repubblicano, chiamato da Ugo La Malfa a inventare l'immagine del partito emergente attraverso una nuova concezione della grafica politica.
Collabora a varie testate, tra le quali "L'Espresso" di Livio Zanetti.
Insegna in varie scuole, in Italia e all'estero.
Estratto
HO FATTO UN VIAGGIO
Ho ritrovato i libri che leggevo da ragazzo con le consunte copertine ridisegnate, i compagni della mia giovinezza, le carte gualcite e scolorite dal tempo.
Le antiche fotografie con i nomi appuntati, i miei poeti, le traduzioni da Catullo a cui mi applicavo con la testa china durante le ripetizioni da Mimì, che mi tirava su dalle orecchie e che poi è morto impiccato.
Gli anni del collegio fuori dalle mura della mia casa, di cui ricordo solo le mie paure.
Ho rivisto i miei primi disegni del liceo, al "Quinto Orazio Flacco".
Non sapevo allora di questo mestiere.
Fu Nino Calice, il mio amico, che poi era il più bravo della classe, a dirmi che avrei dovuto fare il grafico.
Nino era di Rionero faceva il pendolare per venire a studiare a Potenza.
Io l'ospitavo a casa mia e lui mi dava una mano, mi aiutava in quegli studi che non amavo.
Era già nella vita, dialogava con i professori quando noi preferivamo il silenzio, l'anonimato degli incolti.
Ho ripensato agli antichi compagni di strada, Pietro Soldi che allargava i confini delle nostre giornate parlandoci di Gobetti, di Salvemini, di Dorso, del nostro Sud senza speranze, che ci faceva compagnia e ci indicava le vie dei trapianti e della fuga.
Dovettero passare ancora anni perché fossimo maturi per partire.
Potenza aveva i suoi segreti.
Ci sono ritornato tante volte.
Non mi do pace per quelle strade che non esistono più, la villa dei Gavioli o quella dei Viggiani, l'Epitaffio, la fontana all'incrocio dei Piani del Mattino dove ora vagheggiano aeroporti, la Macchia, i luoghi, insomma, della mia infanzia, quelli che ho amato.
E aveva un'unica libreria, Potenza, la Libreria di Vito Riviello , dove attraverso una botola si scendeva ad un buio sottano.
Lì, accalcati, compivamo i nostri viaggi, guardavamo lontano. Ci preparavamo a partire.
Non tutti partirono. Ninì Ranaldi restò lì: si sparò un colpo di pistola alla tempia, non so quale disperazione lo uccise.
[ ]
Dopo qualche anno Vito mi raggiunse a Roma, abitavamo un piccolo appartamentino in cima alla città.
Si scrivevano poesie e si dipingevano quadri pop.
Avevamo affidato i paesaggi lucani, i cieli del meridione, alla memoria.
Rammento gli studi di architettura, le mostre, la scuola di incisione di San Giacomo, la borsa di studio per cartellonisti dove insegnavano Manfredo e Brini, la scuola del nudo di Villa Medici, gli incerti esercizi di calligrafia.
Ho ripercorso i primi manifesti di allora inventati con carte colorate, con i caratteri incollati, disegnati con le matite.
Il primo, del 1962, era per un convegno del partito repubblicano sul Mezzogiorno: misi l'Italia rovesciata, l'illusione di portare il nord nel meridione, e l'attacchino ce li affisse tutti capovolti.
La tipografia di allora aveva il mettifoglio a mano, lo spessore dell'inchiostro potevi sentirlo con le dita: forse per questo i nostri volantini cadevano sempre in piedi, come un gatto quando ti scappa dalle braccia.
Fu così che cominciai a fare grafica politica.
Ma questa è un altra storia.
Marina di Pietrasanta,1996
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Autore: Irene Sartini
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 05/2007
Edizione corrente: 05/2007
EAN-ISBN: 9788889664407
Pagine: 170
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
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Descrizione
Un romanzo di cappa e spada incentrato sulla storia d'amore tra Don Diego De La Vega-Zorro e Victoria nonché sulle imprese dell'abile spadaccino mascherato in difesa delle ingiustizie, le quali mantengono sempre un loro fascino.
Il personaggio di Don Diego si evolve, si costruisce una famiglia con Victoria, hanno due bambini e per un certo periodo riesce a condurre una vita "normale", ma, suo malgrado, le circostanze lo costringono a rivestire di nuovo i panni del paladino delle giustizia, nella speranza che questa sia l'ultima battaglia che Zorro dovrà condurre.
Dalla narrazione emerge sostanzialmente l'uomo, ricco di buoni sentimenti, d'amore per la moglie e la famiglia, sempre pronto a mettersi in gioco per tutelare gli amici e il paese dove vive.
Un opera d'esordio per un Autrice che con il suo stile riesce a narrare e comunicare sentimenti ed emozioni mantenendo vivo lo spirito d avventura tipico del personaggio.
Note biografiche
Irene Sartini è nata a Roma il 22 ottobre del 1966.
Sposata e madre di un bambino di tredici anni.
È "casalinga", ma ha il ruolo importante di essere moglie e madre.
Le è sempre piaciuto scrivere.
Ha iniziato con delle poesia dedicate per lo più a suo marito e suo figlio.
Poi la passione per Zorro le ha fatto prendere la decisione di scrivere questo libro su di lui.
Estratto
- Ora ti spiego.
Rileggendo la lettera che mi ha scritto mio padre ho capito che bisogna fare qualcosa per Los Angeles.
Così ho deciso di agire, ma non come Diego De La Vega, io lotterò nei panni di Zorro, la volpe.
Avrò il volto coperto da una maschera perché nessuno dovrà sapere la verità, neanche mio padre.
Per questo non posso portare con me la coppa, se scoprissero che l'ho vinta come miglior spadaccino capirebbero che Zorro e io siamo la stessa persona, e se io venissi arrestato non potrei più fare niente.
Bernardo guardava la coppa con tristezza.
- Dispiace anche a me, ma è necessario.
Coraggio, gettala via e non farti prendere dai sentimenti.
Così in pochi minuti la coppa giaceva nel fondo dell'oceano Pacifico.
Dopo alcuni giorni di navigazione, la nave finalmente attraccò al porto di San Pedro.
Da lì don Diego e il suo servitore Bernardo presero la carrozza per raggiungere Los Angeles, ma, durante il tragitto, fu fermata da due uomini armati.
- Ben tornato Don Diego! - disse il sergente Garcia - Perdonatemi, ma devo controllare i vostri bagagli.
- Oh, fate pure sergente, il mio servitore Bernardo vi aprirà le valigie.
- Gracias, però mi aiuterà il caporale Reyes.
Diego non aveva obiettato, non poteva prendersela con lui, in fondo stava solo eseguendo degli ordini.
E poi non aveva niente da nascondere.
Garcia aveva terminato l'ispezione e si rivolse di nuovo a Don Diego.
- Riferirò al comandante Monastario che siete arrivato, e scusate ancora il disturbo.
- Nessun disturbo. Con il vostro permesso, allora io vado. Adios, sergente.
Quando arrivò, don Alejandro lo abbracciò, era felice che suo figlio fosse finalmente tornato casa.
- Diego, figlio mio che gioia! Ma lasciati guardare. Ho mandato in Spagna un ragazzo ed è tornato un uomo.
- Sono felice anch'io di rivederti. Padre questo è Bernardo - disse Diego indicando l'uomo che era al suo fianco - lui è il mio servitore, mi è di grande aiuto.
- Mucho gusto.
Bernardo chinò la testa come cenno di saluto.
Durante la cena don Alejandro cominciò a parlare a Diego della situazione politica che si era creata a Los Angeles e delle ingiustizie che Monastario faceva alla povera gente.
- Padre, io amo la pace e possiamo risolvere la situazione con il ragionamento e non con la violenza.
- Proprio non ti capisco! - disse indignandosi don Alejandro - Pensavo che tu mi avresti aiutato, invece vedo che non sei cambiato affatto.
- Mi dispiace averti deluso padre, ma è così che la penso. In ogni caso, non me ne starò con le mani in mano, scriverò una lettera al Governatore.
- Questo è impossibile perché Monastario fa confiscare tutta la posta. Noi dobbiamo combattere, Diego. Non possiamo stare a guardare mentre gli altri soffrono.
- Allora vuol dire che domani andrò da Monastario e parlerò con lui.
Don Alejandro si alzò dalla sedia e batté un pugno sul tavolo.
- Tu proprio non vuoi capire Diego, lui non ti ascolterà. Credi forse che io non ci abbia già trovato?
- Lo so, - rispose Diego che a sua volta si era alzato - ma intendo provarci lo stesso. Ora scusami padre, ma sono stanco del viaggio e ho bisogno di una bella dormita. Buenas noches.
Quando Diego si ritrovò solo nella sua stanza, ripensò a quello che aveva appena detto a suo padre.
Aveva fatto la parte del codardo, ma era stato necessario se voleva essere libero di agire senza compromettere la sua famiglia.
Il mattino dopo, quando Diego si vegliò, fece fatica ad alzarsi al pensiero che suo padre ce l'avesse con lui.
Certo, don Alejandro non poteva immaginare che suo figlio avesse in mente di combattere nei panni di Zorro.
Dopo essersi preso un caffè andò nelle scuderie, prese uno dei cavalli e corse via al galoppo.
Aveva bisogno di svagarsi un po' e liberare la mente da tutti quei pensieri.
In città intanto stava per accadere qualcosa. Monastario aveva fatto arrestare don Emilio con l'accusa di alto tradimento.
Don Alejandro, appena appresa la notizia, era andato subito a parlare con lui.
Don Emilio era uno dei suoi migliori amici e doveva fare qualcosa per aiutarlo.
- Comandante, non potete farlo. Quell'uomo è innocente.
- Don Emilio si è macchiato del peggiore dei crimini, ha osato ribellarsi al potere di sua maestà re di Spagna.
- Questo è impossibile - ribatté don Alejandro - don Emilio è un uomo di sani principi, lo conosco molto bene, non avrebbe mai fatto quello di cui voi lo state accusando. Io vi chiedo di liberarlo.
- Mi dispiace, ma don Emilio è un ribelle e per questo sarà giustiziato.
Detto questo ordinò ai soldati di continuare con i preparativi per l'impiccagione.
- Sergente Garcia, fate in modo che sia tutto pronto per domani all'alba.
- Ai vostri ordini, capitano.
- Vi prego, datemi ascolto - continuò don Alejandro - state commettendo un grave errore.
- Dubitate forse della mia parola?
- Sto solo cercando di farvi capire che state per mandare a morte un innocente.
- Vi avverto che se non ve ne andate subito, domani saranno due le persone che verranno impiccate.
Don Alejandro capì che non c'era più niente che lui potesse fare, così fu costretto ad andarsene.
Ritornò alla sua acienda, ma era molto deluso di non essere riuscito a convincere Monastario a liberare il suo amico.
Aveva tentato di farlo ragionare, ma non c'era stato niente da fare.
Per don Emilio era la fine.
Quando Diego rientrò dalla sua cavalcata vide che suo padre era molto nervoso e capì che qualcosa non andava.
- Padre, cosa è successo? - gli chiese.
Don Alejandro per un attimo non rispose, ma poi gli disse:
- Don Emilio, un mio caro amico, è stato arrestato. Monastario lo accusa di essere un ribelle e lo farà impiccare domani all alba.
Diego si avvicinò a suo padre e gli mise una mano sulla spalla.
- Che cosa possiamo fare per aiutarlo?
- Oggi sono stato a parlare con lui, ma non sono riuscito a fargli cambiare idea. Ci ho pensato molto e non ho trovato nessuna soluzione per salvargli la vita.
Diego non aveva mai visto suo padre così triste, evidentemente teneva molto al suo amico, e così penso che c'era una sola cosa da fare: Zorro doveva entrare in azione.
Suo padre aveva ragione, sarebbe stato inutile parlare con Monastario.
Solo l'intervento di Zorro sarebbe stato necessario per salvare don Emilio dalla forca e per risolvere il resto dei problemi che il comandante dava alla povera gente.
Ma c'era un altra cosa che doveva fare e cioè scusarsi con suo padre per il modo con cui aveva risposto la sera prima.
- Padre, mi dispiace per quanto è successo ieri sera, so di averti deluso.
- Non importa, - rispose don Alejandro - quello che conta è che sei di nuovo a casa.
In realtà non era così che la pensava, avrebbe desiderato che suo figlio si rendesse utile in qualche modo, ma Diego era fatto così, i suoi interessi erano scrivere poesie, leggere libri e suonare la chitarra, e lui doveva accettarlo.
Il mattino seguente Diego si alzò presto e andò a chiamare Bernardo.
- Vieni con me - gli disse - ho bisogno del tuo aiuto.
L'uomo lo seguì anche se non aveva ancora capito cosa volesse esattamente da lui.
Diego spostò un mattone accanto al camino, che subito si aprì.
Entrarono in un passaggio segreto che conduceva ad una grotta.
Una volta lì, Diego si cambiò; in pochi minuti si era trasformato.
Vestiva completamente di nero, pantaloni attillati, stivali, camicia nera, un ampio mantello ed un cappello nero.
Anche il viso era coperto da una bandana nera.
- Bernardo, ora davanti a te hai Zorro, l'uomo che renderà giustizia a questo paese. Questo è il travestimento di cui ti avevo parlato. Allora, cosa ne pensi? Credi che mi riconosceranno?
Bernardo scosse la testa.
- Bene.
Zorro chiamò con un fischio il suo cavallo, uno splendido stallone nero.
- Questo è Tornado. Sarà tuo compito accudirlo. Tutto questo, però, dovrà restare un segreto.
Poi con un balzo gli saltò sulla sella e corse via con la rapidità di un fulmine, sotto lo sguardo meravigliato di Bernardo, ma anche orgoglioso di dover aiutare Zorro nelle sue imprese.
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Autore: John Cage
Traduttore: Franco Masotti
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 03/1996
Edizione corrente: 03/1996
EAN-ISBN: 9788872020074
Pagine: 580
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 16x24 cm
Prezzo di copertina: 45,00 Euro
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Descrizione
Lettera a uno sconosciuto - come Cage stesso definiva la composizione - è un libro che racchiude tutto il John Cage-pensiero: una ricca panoramica sugli argomenti-chiave della vita e dell'attività artistica di uno dei geni della musica e della cultura del '900.
La sua infanzia a Los Angeles, il padre inventore, il matrimonio con Xenia, Parigi, New York e la lunga "gavetta" di musicista e compositore originale e squattrinato.
E poi l'amicizia con Marcel Duchamp, l'"apprendistato" appassionato con Schoemberg, le prime commissioni, la disposizione parallela per la musica e per la pittura.
E la passione per i funghi, l'intrigo degli scacchi, l'attrazione straordinaria del buddismo zen, la fede nella macrobiotica.
E ancora la musica, i suoi scritti teorici, Merce Cunningham e la danza, i destinatari della sua eredità, fino all'estetica, alla pedagogia, alla filosofia sociale.
Une puzzle prezioso, costruito con stralci da centinaia di interviste che Richard Kostelanetz ha "montato", con l'aiuto e l'assistenza generosa di Cage, per scrivere una definitiva intervista ideale, corredata da fotografie, spartiti, disegni, dipinti e dall'appendice critica più completa e aggiornata mai pubblicata.
Un maestro di vita modesto e sorridente, che parla con la stessa semplicità di musica e micologia, di pittura e macrobiotica, di estetica e di buddismo zen, innamorando di se il lettore.
Un libro che in Italia copre finalmente un vuoto ingiustificabile.
Indice
Praticare l'impossibile
Prefazione di Edoardo Sanguineti
Introduzione di Richard Kostelanetz
Epigrafi
Lettera a uno sconosciuto
Autobiografia
Precursori
La musica (fino al 1970)
La musica (dopo il 1970)
Le perfomance
Gli scritti
Radio e nastro magnetico
Arti visive
Danza
Successori
Estetica
Pedagogia
Filosofia sociale
Note
John Cage pittore
Conversare con Cage
Un ricordo di Merce Cunningham
Profilo autobiografico
Appendici
Indice dei nomi
Note biografiche
John Cage nasce a Los Angeles nel 1912.
Il padre è un inventore, la madre una redattrice del "Los Angeles Times".
John comincia a studiare pianoforte da bambino con la zia Phoebe, che abita al piano di sopra.
A 12 anni ottiene la conduzione di una trasmissione radiofonica dei boy scout, da lui ideata, nella quale spesso suona per intrattenere il pubblico "in mancanza di meglio".
A 20 anni abbandona il college, va a Parigi, poi si trasferisce a New York per studiare musica.
Diventa allievo di Schoemberg e, dopo anni di rifiuti, difficoltà economiche, critiche feroci e indignate al suo lavoro, si afferma come il compositore americano contemporaneo più importante, scomodo, anticonformista, interessante, sorprendente, gioioso, provocatorio della sua generazione.
Un artista dal lavoro del quale la musica contemporanea non può più prescindere.
Muore a New York il 12 agosto 1992.
Estratto
Sono nato a Los Angeles nel 1912.
Le radici della mia famiglia sono completamente americane [ ]
Mia madre si era già sposata due volte prima di unirsi in matrimonio con mio padre, ma me lo disse solo dopo la sua morte.
Non riusciva a ricordare neppure il nome del suo primo marito. [ ]
Mio padre era un inventore e aveva idee affascinanti sui viaggi spaziali: andare sulla luna e cose del genere.
Aveva elaborato una teoria sul funzionamento dell'universo che chiamò teoria del campo elettrostatico .
Riuscì anche a realizzare nel suo laboratorio un modello dell'universo fatto di palline leggerissime, di varie dimensioni, che si muovevano nell'aria sospese in un campo elettrostatico e simulavano con precisione le orbite e le rivoluzioni dei pianeti. [ ]
I miei primi approcci alla musica avvennero grazie ad alcune insegnanti di piano del vicinato, tra cui, soprattutto, mia zia Phoebe.
Fu lei a dirmi che forse Bach e Beethoven non mi sarebbero piaciuti granché, anche per via delle sue preferenze per la musica dell Ottocento.
Mi fece conoscere Moszkowski e la cosiddetta Piano Music the Whole World Loves to Play.
Fu proprio grazie quella raccolta che mi resi conto che le pagine di Grieg erano quelle che mi interessavano di più. ROGER REYNOLDS (1961)
Cominciai a prendere lezioni di piano quando frequentavo la quarta elementare e ricordo che preferivo di gran lunga leggere a prima vista piuttosto che correre su e giù per la tastiera eseguendo scale.
La prospettiva di diventare un virtuoso non mi interessava affatto. JEFF GOLDBERG (1976)
All'età di 12 anni avevo un mio programma alla radio per i Boy Scout of America.
Un giorno andai in bicicletta da Moss Avenue, nei pressi Eagle Rock dove abitavo, fino agli studi della KFWD Radio, a Hollywood.
Dissi che mi era venuta l'idea di realizzare un programma per boy scout, nel quale si sarebbero esibiti dei boy scout e che, nell'arco di ogni ora, dieci minuti sarebbero stati messi a disposizione di chiunque, appartenenti a una chiesa o a una sinagoga, volesse tenere discorsi di contenuto religioso.
Allora non ero altro che un ragazzino, e così tutto ciò che quelli della KFWD mi dissero fu praticamente di squagliarmela.
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Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Autore: Andrea Storti
Editore: Prospettiva editrice
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788874184521
Pagine: 128
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 20x21 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Ogni amore vale la pena di essere vissuto?
Questa domanda, come il più grave dei macigni sovrasta l'anima di Francesco, protagonista di questo romanzo.
Quando l'amore, paradossalmente, nuoce più dell'odio, tutto è stravolto, difficilmente inquadrabile.
Eppure, come nelle perfette corrispondenze delle affinità elettive, a tanto danno corrisponde tanta altezza dei sentimenti.
Così Francesco, nel suo eterno rimbalzare tra felicità e disperazione, tra serenità e sgomento, ci offre la più sofferta e straordinaria delle storie d amore.
Indice
1) INIZIO
2) IPOTESI E POSTULATI
3) PASSIONI
4) CITANDO NIETZSCHE
5) INNAMORARSI
6) SUL TRADIMENTO
7) INCLINAZIONI
8) SULL'AMORE
9) NELLA MALATTIA
10) IN PSICHIATRIA
11) DIGRESSIONE
12) STRUTTURE, PASSATO E "GMT"
13) PROTETTO DAL DESTINO - CASO
14) CASO O DESTINO?
15) ALTRO ROMANZO
Note biografiche
Andrea Storti è nato e vive a Padova.
Laureato in statistica, da anni cura un blog letterario ed un sito personale su vari autori.
Scrive racconti, poesie e critiche letterarie.
Amore psicotico è il suo primo romanzo.
Estratto
25 Aprile 2000
Nel treno che ci stava portando verso una giornata indimenticabile abbiamo riletto le righe di questo libro che combaciano con la nostra vita insieme e con il nostro modo di essere.
Lo sappiamo.
Siamo fatti per essere una unicità.
E tu, che ciclicamente esalti o respingi la tua insostenibile leggerezza hai dovuto arrenderti.
E non pensate di poter dirigere l'amore perché se vi trova degni è Lui che vi condurrà
Io ti amo
Anita
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INIZIO
Sono già molti anni che penso a Francesco.
Assorto davanti alla finestra del suo studio, con lo sguardo fisso sul muro della casa di fronte, pensa a cosa sia più giusto fare.
La sera prima, in uno slancio emotivo, ha chiamato Anita.
Anita, capelli neri ed occhi ansiosi, è stata la sua ragazza per circa sette mesi.
I più, quando lui ne parlava, dicevano «Dai, per così poco! Io sono stato anni con... Ci vuole ben altro per piegare un uomo che pochi mesi con una donna!».
Trattare il tempo come una variabile monodimensionale!
Si può essere più superficiali?
La sera prima dunque, pervaso da uno strano senso, scrisse un sms:
Purtroppo, la mia domanda di portabilità è stata scartata nuovamente.
Kafka, nel Castello, aveva ragione.
Questo è il mio nuovo e momentaneo numero.
FrancescoelGrigna
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