Libere emozioni, prigioniere in scrigni d'uomo
Autore: Alberto Bruni
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788889664483
Pagine: 130
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Descrizione
"Le chiavi perdute" è una silloge di liriche improntata sulle emozioni allo stato puro, in grado di sprigionare immagini poetiche, armoniose in un connubio di sentimenti, ambiente, natura che conducono "verso dopo verso" alla scoperta dell'animo del poeta.
Immediatezza, spontaneità, musicalità fanno sì che la loro lettura generi ricordi, sensazioni, emozioni passate e presenti, ritrovando un po' di se stessi nelle poesie che compongono questa raccolta.
Note biografiche
Alberto Bruni nasce a Città di Castello (PG) nel Settembre del '64, ma da sempre vive ad Arezzo.
Gli studi scientifici ed una Laurea in Economia segneranno la sua vita lavorativa: si è sempre occupato di Amministrazione Finanza & Controllo per gruppi di aziende toscane.
Ha insegnato per tre anni Strategia e Politica Aziendale presso l'Università di Siena, pubblicando numerosi articoli e saggi su temi di management e gestione aziendale.
Trova nella poesia e nelle parole un bisogno di interiorità che giornate piene di numeri e cifre non riescono a dargli.
Estratto
A PIEDI NUDI
L'immaginario sfugge,
corre veloce davanti a noi:
arriva per primo al traguardo voluto,
per primo raggiunge la meta cercata.
Ci porta al guinzaglio,
creando un elastico
tra i nostri respiri
pilotando i sogni
con brusche sterzate.
Si trascinano i passi
e non c'è curiosità, ne eccitazione
per la strada percorsa;
si appoggiano i piedi
su lastre di marmo
dure fredde e silenziose.
Si perde il sapore, il profumo
e il rumore dell'erba.
UN PAGLIACCIO DEL CIRCO
Rincorrersi dietro finte realtà
che sembrano appartenerti,
essere tue;
in cui credi di saperti muovere
ma che ad ogni passo
ti trascinano lontano.
Lontano da ciò che realmente sei,
dall'aria di cui necessitano
i tuoi sensi, i tuoi giorni.
È una fuga in avanti
dal sorriso forzato,
di cui apprezzi tutto
ma niente condividi.
Mi sento un pagliaccio del circo
che a fine spettacolo
si toglie il trucco:
un vestito di spicchi e colori
mi difende
nascondendo agli altri
tutto me stesso.
Ecco le chiavi del mio camerino.
VECCHIE LETTERE
Le tue vecchie lettere
sono sempre lì
sparse in mezzo ai libri.
È più di un anno ormai
che non trovano pace
e il loro sguardo mi inquieta un po'.
Da allora non le ho più lette,
sono come i vecchi amici
che non voglio più frequentare
per non dover spiegare.
Leggerle adesso, no.
Significherebbe togliere loro
la carica di bene
che tuttora trasportano;
riaprirle adesso sarebbe come tradirle,
annientarle, metterle davanti
a speranze illuse e vittorie perse.
Voglio che riposino quiete
in questo disordine,
compiaciute di aver raggiunto
la loro missione.
Riposate
Che la realtà
non vi trasformi mai
in parole poco importanti,
lapidi di un vecchio castello
decadente e disabitato.
PIANGI SE VUOI
Conosco abbastanza di questi momenti,
abbastanza da leggere dentro ai tuoi occhi
il disperato strazio che vive con te.
Non dire niente,
ma piangi se vuoi;
sfoga le urla dell'impotenza
libera le voci che rimbombano domande
senza offrirti risposte.
Non lasciare che il tuo sguardo
si perda nell'infinito,
dietro la montagna;
ma guarda la strada che stai percorrendo.
Infiniti misteri, straordinarie bellezze
sono ad un passo da te.
Cogli l'essenza di questo sentiero
e lasciane traccia, testimonianza,
perché chi voglia seguirti
conosca di te ogni minimo passo.
E quando altre orme ti accompagneranno
respira forte e non sarai più sola.
Bagna i tuoi polsi con la forza
che ti scorre dentro:
tieni strette le tue emozioni,
i tuoi sentimenti,
sono tutto ciò che hai.
Loro ti illumineranno il cammino
e più niente dovrai temere.
ORIZZONTE
Quando guardo il mare
immagino il mondo
che non conosco:
io sulla riva,
al di là, l'orizzonte
sipario di meraviglie:
sono qui e lo sento,
mi accorgo che è molto distante da me.
Eppure è così familiare
proprio come il rumore
delle timide onde
che si presentano umili
al cospetto dei miei sandali.
Vorrei adesso abbracciare
colei che indosserà il mio destino.
Alla mia destra
un sole si spenge,
lasciando per scia
il profumo delle sue vesti.
CAMINO
La cenere nasce dal legno rovente,
in equilibrio precario
sugli alari di questo camino.
Fili di fiamme appaiono
all'improvviso e danno tepore;
guardandoli penso alla vita.
Forse anche noi custodiamo
un equilibrio instabile,
ed i nostri giorni vivono
di mille fiammelle
che ci riscaldano, che spesso
ci bruciano i sensi.
Ed è un lento consumarsi,
un'inesauribile trasformazione:
il tempo e la fiamma
ci rendono meno rigidi
e da legno diventiamo cenere.
In questo focolare
che è il nostro tempo
io voglio esaurirmi,
fino all'ultima pagliuzza;
certo ed illuso che la mia fiamma
abbia riscaldato il cuore di qualcuno.
COMPLEANNI
La nostra vecchiaia
non è fatta di tempo,
di calendari,
ma di emozioni vissute,
di sentimenti incontrati.
Vorrei festeggiare i miei compleanni
ricevendo in dono
sorrisi sinceri.
.
Autore: Simona Grazzini
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 05/2007
Edizione corrente: 05/2007
EAN-ISBN: 9788889664414
Pagine: 64
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Temi trattati: solitudine, attacchi di panico, amore.
Credo che la cosa più semplice per capire dove voglio arrivare sia partire da oggi, in questo instante e di getto scrivere dei quindici anni appena trascorsi, dove si collocano la mia evoluzione, il mio risveglio.
Da una semplice e comune vita, si può trarre il giovamento di un intera esistenza, perché vivere come dei sonnambuli credendo di capire, di comprendere, è come perdere la nostra identità, e perdersi nei vicoli del mondo, noi sconosciuti tra gli sconosciuti.
Tutto crea un inizio, un'energia in movimento che non trova mai pace, la ricerca della felicità, la ricerca delle tante risposte, che albergano nel nostro cuore.
Nella realtà non è tutto così complicato come ce lo creiamo, la semplicità risiede nel nostro cuore, e quasi sempre lì coabitano tutte le risposte cercate e mai ascoltate.
Imparare a soffermarsi per vedere con occhi nuovi, capire, ascoltare, prima noi stessi e di conseguenza gli altri.
Ho commesso gli errori di tanti, ho creduto di essere nel giusto,perché era la strada più semplice per essere compresa da chi mi circondava, la mia è una vita semplice, e nello stesso tempo una voce interiore mi dice che scrivere di questa vita che penso semplice, sia ora importante, forse non so per chi, per me?
Per chi sa ascoltare, capire, per chi si rivede in queste righe, comunque scriverne non può danneggiare nessuno
Note biografiche
Simona Grazzini è nata ad Arezzo dove vive e lavora.
La strada di un destino è la sua opera d esordio.
Estratto
È la millesima volta che ricomincio a scrivere, e la cosa mi fa assolutamente sorridere, perché mi viene in mente chi mi ha sempre detto che mai sarei riuscita semplicemente a iniziare
Questo desiderio ormai lo serbo da quasi 15 anni, perché quando si sente il bisogno di comunicare qualcosa d importante, quando il bisogno di riportare su carta quei pensieri che parteggiano il percorso della vita si fa impellente, lo puoi solo assecondare, dargli sfogo perché in quello che si riesce a comunicare esiste l'amore universale di parlare al cuore di chi riuscirà ad ascoltare e comprendere.
Quante complicazioni rivestono la nostra vita, quanti attimi, momenti persi a ricercare giustificazioni incomprensibili perfino a noi stessi.
Lo farò, lo dirò, si verificherà se.
Si perde la cognizione delle piccole cose importanti, retorica quando pensiamo a come vivono i bambini, gli istinti primari che li guidano nel vivere "sembra tutto troppo semplice così" come lo imposto, ma vi giuro che non è poi così complicato da vivere.
Un giorno in cui tutto dovrebbe essere solo dimenticato, tutto va storto, un'escalation di disastri che segna un ritmo il quale sembra non aver fine.
E mi domando ora tu dove sei?
Forse assorto in chissà quale pensiero, o sorridendo a chissà quale battuta.
L'unica cosa certa, è che non sei con me, e forse oggi è stato meglio.
Ti saresti avvelenato la giornata con me.
Ma che bestiale cazzata ho detto.
Certo che ti avrei voluto vicino a me, magari riuscivi anche a strappare la mia proverbiale ironia che mi aiuta ad affrontare le pessime giornate.
Invece oggi non ho avuto nemmeno il piacere di una tua semplice parola.
Giornata infame.
Spero lo stesso che per te sia stata migliore, ti regalo allora tutti i sorrisi che oggi non ho fatto.
Ti regalo la pace che oggi non ho avuto, e il mio affetto più sincero, che non si altera mai nemmeno nelle difficoltà, sintomo che il mio amore per te trova spazio sempre e comunque.
Dolce notte amore mio, do un po' di riposo alle mie palpebre stanche, il mio cuore gridava il tuo nome ed io non ho potuto non assecondarlo.
Ti amo.
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Mi chiamo Giulia e questa è la mia vita.
Ho impiegato ben quindici anni per brandire in mano una parte del mio trascorso, per cercare di riprenderne le briglia, ero come un cavallo imbizzarrito, che galoppa senza meta, sembra fuggire impetuoso da tutto quanto lo circonda, ricercando un destino che si spera clemente.
Credo di aver impiegato tanto per cercare di costruire la donna che sentivo dentro, e ancora devo farne di strada.
Anche se il più delle volte è stato difficile e doloroso rialzarsi e proseguire, ogni istante è stato pieno di significato.
Se crediamo di dare la colpa agli altri del nostro cammino difficile, ci raccontiamo una marea di cazzate!!
Tutto quello che scegliamo di fare, di percorrere, è quasi sempre frutto del nostro io interiore, è lui che ci spinge a ricercarci, con prove e sacrifici, ma non ci dobbiamo aspettare di essere premiati con la realizzazione dei nostri desideri, sarebbe già importante e fondamentale riuscire a trarne insegnamento anche dalle sofferenze e ringraziare perché in quella sofferenza abbiamo capito chi abita in noi, di cosa siamo fatti, la sofferenza ci apre nuove visuali ci fa vedere cose che altrimenti non vedremo mai, se siamo fortunati troviamo il nostro cammino
COSA SIGNIFICA MORIRE ???
La prima vera sofferenza l'ho avuta a sette anni, credo che un bambino riesca a percepire meglio di altri la morte.
Io a quell'età stavo perdendo una delle persone più importanti della mia vita.
Nessuno ti prepara da piccolo a capire cosa significa morire, ti ci trovi e non riesci a comprendere perché una persona che ti ama così tanto, sia costretta poi a lasciarti, per sempre, e il per sempre diventa un termine - per te piccolo - incomprensibile, ma forse meglio di altri riesci a canalizzare quel dolore; un bimbo anche nella sofferenza dimostra la propria forza, e riesce a non perdere mai davvero chi ama, ma ne serba la percezione, usando la magia dell'innocenza che lo anima.
Così è stato per me, mentre tutti intorno piangevano, si disperavano, tutto mi vorticava intorno come un uragano, mi sentivo come una spettatrice assente di un film che non avevo scelto di vedere.
Mi ricordo che il giorno del funerale mi sono avvicinata al letto di mia nonna, e la guardavo distesa e marmorea, ero stupita da come la morte trasformava un essere prima pieno di vita, in una statua di cera.
Nella mia assoluta ingenuità sentivo il dolore di tutti i presenti, ma non percepivo il mio e per la prima volta mi sentivo in colpa perché non ero partecipe di quel dolore.
Mi sono sempre chiesta chi in quel giorno fosse il vero mostro, se la morte che si era portata via una delle persone più belle che avrei mai conosciuto, oppure le tante persone che mi domandavano perché non piangessi!!
Piangi piccola, mi dicevano, ti sentirai meglio.
Non capivano che io non piangevo semplicemente perché per me quella persona non era veramente morta e non lo è tutt'ora, vivrà eterna nella mia memoria.
Primo vero insegnamento: non possiamo possedere l'eternità, anche se in verità baratteremo la nostra anima per assicurarcela, ma possiamo rimanere indelebili nel cuore di chi ci ha amato, se siamo stati capaci di farci amare!!
È questa la vera eternità .
Se ho menzionato mia nonna con tale veemenza, è semplicemente perché la sua figura è stata per me alla stregua di una madre.
Mi accorgo ora però, che l'avevo talmente idealizzata da piccola, da non rendermi conto che anche lei era stata semplicemente una donna con le debolezze di un essere umano, ricostruendo oggi, dietro le immagini menzionate da chi era vissuto con lei, posso dire di amarla ancora di più, perché ciò che aveva tentato di trasmettermi, era assolutamente il frutto della sua crescita sincera.
Da piccoli si ha in ogni caso l'esigenza di idealizzare qualcuno, e se siamo fortunati questa persona getterà le giuste basi del nostro vivere.
È da lei che ho imparato ad amare e rispettare gli altri, ho conosciuto l'altruismo che non vanta il desiderio di essere compensato, con lei ho imparato che l'amore getta sempre le radici più solide per crescere, riparata da tutte le intemperie della vita; è grazie a questo che sono riuscita a risalire la china, anche quando questa era impervia.
Il particolare più importante che fa parte del mio modo di vivere, parte dalla mia voglia di comprendere le persone, ne sento il bisogno perché in ognuno di noi esiste l'intera umanità, che io non voglio ignorare.
Tante sono le volte in cui mi sorprendo, parlando con perfetti sconosciuti, a cercare nell'inflessione della voce, nei gesti, nel bagliore degli occhi, carpire una parte della loro personalità, mi trovo ad immaginare le loro vite
Chi sarei io al loro posto?
È come lasciare che il vissuto di altri penetri nella tua vita, e in un certo senso la riscriva.
Questa attenzione ha reso la mia ricerca non sempre facile, irta di salite, perché cercare di capire gli altri pregiudica grande impegno, significa mettere in discussione se stessi, correre dei rischi, che non sempre hanno un prezzo giusto.
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Autore: Philip Glass
Traduttore: Leda Spiller
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 11/1993
Edizione corrente: 11/1993
EAN-ISBN: 9788872020036
Pagine: 424
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 16x24 cm
Prezzo di copertina: 40,00 Euro
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Descrizione
Un viaggio affascinante, ricco di informazioni inedite e sorprendenti, nell'avventura musicale più fertile del XX secolo, raccontato in prima persona da Philip Glass.
Il suo protagonistra, Philip Glass, racconta in un linguaggio appassionato la sua storia personale nella cornice strordinaria degli anni '60 e '70 con i suoi "eroi" Julian Beck, Allen GinsbergAllen Ginsberg, Bob Wilson.
Questo "diario" di ampio respiro, arricchito di uno splendido commento fotografico, ci guida lungo il percorso musicale di Philip Glass attraverso le sue Opere più famose: la tritologia "Einstein on the Beach", "Satyaragraha" e "Akhnaten", completa dei tre libretti e di notazioni musicali facilmente accessibili e pure stimolanti anche per i palati più fini.
Indice
Premessa di Philip Glass
Introduzione di Robert T. Jones
La mia musica
Apprendistato
Einstein on the Beach
Satyagraha
Akhnaten
Altre composizioni
L'unicità di Philip Glass
Saggio di Germano Celant
Profilo biografico
Catalogo delle composizioni
Discografia
Bibliografia
Indice dei nomi, titoli e luoghi
Note biografiche
Philip Glass è uno dei Maestri della musica colta contemporanea, il compositore americano più interessante e multiforme degli ultimi anni.
Partito insieme a Steve Reich e Terry Riley dalla rivoluzione della musica "minimalista", ha sempre felicemente perseguito la ricerca di una sonorità "coinvolgente" e di facile ascolto.
Di qui le fertili e imprevedibili contaminazioni con teatro, opera, cinema, "divi" pop e rock come Brian Eno, David Bowie e Laurie Anderson.
Molte colonne sonore sono state scritte da Glass, a cominciare (1981-83) da quella per il "Koyaanisqatsi" di Godfrey Reggio, il primo documentario della serie Qatsi di cui Glass curò anche le successive colonne sonore, continuando con "Mishima: A Life in Four Chapters" (1985) di Paul Schrader e "Kundun" (1997) di Martin Scorsese.
Ha fatto anche una breve apparizione come attore nel film "The Truman Show "(1998). "The Hours" (Stephen Daldry, 2002), "Taking Lives" (2004), "The Fog of War" (Errol Morris, 2003), e "L'illusionista" (Neil Burger, 2006) sono tra i film più famosi in cui la colonna sonora contiene pezzi di Glass, sia di repertorio che nuovi.
La colonna sonora di "Diario di uno scandalo" (2007) ha ricevuto la nomination agli Oscar.
Estratto
Parigi - Apprendistato
L'ho detto più volte che sono diventato compositore d'opera per caso.
Non mi ero mai riproposto di diventarlo, e ancora oggi uso la parola "opera" con una certa riluttanza.
Negli anni '50, quando ero allievo della scuola di musica, studiavo con zelo il repertorio lirico tradizionale e frequentavo regolarmente il vecchio Metropolitan nella 39a Strada a Broadway, dove, su nel loggione, per 50 cents si poteva seguire uno spartito.
L'ascolto era perfetto, da lì, ma per vedere bisognava sporgersi in avanti e sforzarsi di guardare giù: una posizione non solo scomoda, ma anche decisamente pericolosa.
Da questa prospettiva limite ascoltai "e, in un modo o nell'altro, vidi anche" un numero infinito di opere, sia vecchi cavalli di battaglia che cose più moderne: per esempio il modernissimo (tale, almeno, era considerato allora) Wozzeck.
Erano frequentazioni obbligate, che dovevano servire ad affinare la mia educazione.
Ero mille miglia lontano dal pensare che un giorno avrei potuto scrivere un'opera io stesso, e tanto meno che avrei trascorso la maggior parte dei miei anni maturi e comporre per il teatro.
Avevo trentanove anni quando, di punto in bianco, con "Einstein on the Beach", mi ritrovai di fatto a lavorare nei teatri lirici.
L'Einstein fu presto seguito da altre due opere ("Satyagraha" e "Akhnaten"), che insieme formarono una trilogia di ritratti teatrali in musica di grandi personaggi che in particolari momenti hanno monopolizzato la mia attenzione.
Ero diventato un compositore d'opera.
Ora nello scrivere di queste prime tre opere "ritratto", mi sembra che uno degli aspetti più interessanti della loro creazione sia proprio la sequenza degli "avvenimenti fortuiti" che mi hanno fatto approdare alla lirica.
Per questo, nonostante la mia intenzione di scrivere solo di queste mie opere, credo che dovrò invece cominciare la mia storia almeno da dieci anni prima, dal tempo del mio primo lavoro in campo teatrale a Parigi, verso la metà degli anni 60.
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Autore: Claudio Forti
Editore: Di Renzo Editore
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788883231971
Pagine: 188
Prezzo di copertina: 12,50 Euro
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Descrizione
Sarka prende le mosse dal pianeta parallelo di Second Life e indugia a lungo sulle atmosfere virtuali di questo mondo incredibile eppure raggiungibile con qualsiasi computer, affrontando argomenti e pensieri comuni a tutti noi.
Il tempo che scorre impietoso, l'esigenza di continuare a sognare pur avendo già passato da un pezzo l'età dei progetti e dei folli amori, il bisogno di conferme che noi stessi non siamo in grado di darci: tutto questo e altro ancora è Sarka.
Ma prima di tutto Sarka è una grande storia d'amore, in cui il cuore e il cervello di Marco, affermato architetto, si affrontano, alla ricerca di un equilibrio, forse impossibile.
E il fascino di Sarka, stupenda creatura boema, impareggiabile creatrice di sensuali atmosfere, segnerà - definitivamente - il confine che separa il sogno dalla realtà.
Note biografiche
Claudio Forti nasce come medico ma si dedica ormai a tempo pieno al teatro.
Ha scritto tredici lavori teatrali (Edmund Kean, Truthful, Mary Frankenstein, L'uomo dei sogni), rappresentati da compagnie nazionali in importanti teatri italiani.
È inoltre autore di tre libretti d'opera, in particolare Salvo D'Acquisto, con musica di A. Fortunato, presentata sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica.
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Premio letterario internazionale "Firenze-Europa" e il Premio "I fiumi", e le sue opere sono state selezionate per le rassegne "Il nome della Prosa" a Roma, "G. Totola" a Verona e "Prove d'Autore" a Torino.
Nel 2007 ha ricevuto il Premio Unesco.
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Autore: Alice Casadei
Editore: Alberti Editori
Prima edizione: 04/2007
Edizione corrente: 04/2007
EAN-ISBN: 9788889664384
Pagine: 176
Rilegatura: filo refe
Dimensioni: 14,0x21,5 cm
Prezzo di copertina: 18,00 Euro
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Descrizione
Un fantasy che presente diversi spunti interessanti tra cui l'incontro-scontro tra Viktor e Jamie, due personalità "forti", due caratteri decisi che celano un lato "debole", "umano".
E non potrebbe essere diversamente essendo fondamentalmente sì guerrieri speciali, ma soprattutto esseri umani, e in quest'ottica è importante seguire l'evoluzione di Jamie che mette anche il "cuore" nei combattimenti e la "riumanizzazione" di Viktor, la riscoperta dei sentimenti che non sembrano indebolirlo anzi lo renderanno migliore.
Particolare attenzione va prestata alla saggezza di due personaggi, Houndus e la nonna Elly i quali giocano un ruolo fondamentale nella crescita dei due giovani protagonisti."
Note biografiche
Alice Casadei è nata a Borgo Maggiore nel 1988 e vive a Dogana (R.S.M.).
Estratto
Nella fredda mattina autunnale del 12 novembre, Jamie Cool si stava recando a scuola.
Quel giorno avrebbe dovuto affrontare un importante compito di Chimica e così, sulla strada che percorreva per arrivare alla fermata del bus, cominciò a ripassare alcune formule.
Tirò fuori il libro dallo zaino facendo attenzione a non far cadere i fogli degli appunti.
Ah, maledizione! Io non ci capisco niente di questa roba! Farò un altro compito orribile sicuramente! pensava.
Jamie continuava a camminare ed era concentrata su quello che stava leggendo, d'un tratto una voce le urlò contro:
Ehi tu, spostati presto!!! Oooooo .
Troppo tardi, Jamie non fece neppure in tempo ad alzare lo sguardo.
Si scontrò con quella persona.
Il libro finì a terra, dritto in una pozzanghera e tutti i fogli con gli esercizi volarono in aria.
Stupida ragazzina! Te l'avevo detto di spostarti! Guarda cosa hai combinato!
Ahi, che male il braccio! Ma chi diavolo è stato?!
Davanti Jamie, caduto a terra anche lui, c'era un ragazzo, forse poco più grande di lei.
Aveva gli occhi verdi e i capelli neri corti; il particolare che notò la ragazza fu una treccia lunga fino alle spalle che partiva da dietro l'orecchio.
Jamie raccolse da terra un ciondolo e cominciò ad osservarlo.
Era davvero bello, aveva una pietra nera incastrata in una montatura d'argento e la collana era d'oro.
Intorno alla montatura c'erano delle incisioni, forse una dedica.
La ragazza sentì per un attimo una leggera scarica elettrica che le percosse la mano.
"Ridammelo! disse il ragazzo strappandole l'oggetto dalle mani e, rialzandosi, cominciò ad allontanarsi.
Ehi tu, dove credi di andare?! il ragazzo si fermò, ma non si voltò.
Stai parlando con me?! chiese.
Sono le 7.15 di mattina! Vedi qualcun altro per la strada? Certo che sto parlando con te! E poi mi spieghi perché diavolo stavi correndo?
Non sono affari tuoi e comunque cosa vuoi?!
Come cosa voglio? Mi hai fatto cadere tutto a terra, non credi di dovermi almeno aiutare?!
Tsk non ho tempo da perdere con te! Ho da fare!
Ah che bel gentiluomo che sei! Non mi aiuti neanche!
Falla finita!!!
Il ragazzo si riavvicinò a Jamie.
Tieni, questo è tuo! E adesso non scocciarmi più! disse allontanandosi.
Jamie raccolse il libro e cercò di ridargli un aspetto decoroso.
Che strano ragazzo, non l'ho mai visto da queste parti!
E poi chissà perché stava correndo!?
Jamie finalmente arrivò a scuola.
La campanella ancora non era suonata e tutte le sue amiche erano fuori dalla classe.
Jam, finalmente sei arrivata, vieni qua... la chiamò Kim.
Ehi, ma che ti è successo ai pantaloni? Sono tutti sporchi!
Jamie cominciò a tastarsi sul didietro e sentì che erano effettivamente bagnati.
Cavolo, devono essersi sporcati prima, quando sono caduta!
Caduta? E dove?!
Mentre camminavo verso la fermata del bus, un ragazzo, molto, molto maleducato mi è venuto addosso e mi ha fatto cadere!
Wow Jam, tu li stendi i ragazzi, nel vero senso della parola!
Peccato che l'unico ragazzo che non riesci a stendere è proprio quello che ti piace! disse sarcasticamente Kim.
Jamie stava per tirarle uno dei suoi soliti pugni di disapprovazione, quando la campanella suonò, e tutti i ragazzi che erano in corridoio entrarono in classe sbuffando.
Per gran parte della mattinata, Jamie accusò un leggero formicolio al braccio.
Si accorse che quando scriveva troppo cominciava a farle male e non riusciva più a muoverlo.
Non ci diede, però troppo peso, si limitò semplicemente a maledire quel misterioso ragazzo che l'aveva fatta cadere.
Fantastico... pensò, mentre tentava di prendere gli appunti di storia.
Ci manca solo che quel cretino, venendomi addosso mi abbia colpito un nervo.
Se è davvero così, posso dire addio al torneo di hokey!
Signorina Cool... la vedo molto distratta questa mattina, c'è qualche problema? La lezione di storia non è di suo gradimento?! la riprese la Prof.
No professoressa Lohan, la sua lezione è interessante, mi scusi, cercherò di stare di più attenta!
La signora Lohan riprese a spiegare.
Ehi, Jam... la chiamò un suo compagno.
La vecchia Lohan non ti da pace, vero?!
Bah... per quanto mi riguarda può anche richiamarmi tutte le volte che vuole, non me ne frega... Spero che un giorno o l'altro, inciampi in quelle sue belle scarpe verdi!
Immediatamente dal fondo della classe, si sentì un urlo e poi un tonfo.
La signora Lohan era caduta a terra, portando con sè la cartina dell'Oceania e la tavola periodica degli elementi.
Tutta la classe scoppiò a ridere.
Anche Jamie non riuscì a trattenere le risa.
Jam, sei una maga, è stato fantastico! disse ridendo il suo amico.
La professoressa Lohan tentò di attirare l'attenzione dei suoi allievi.
Ragazzi, so che la cosa vi rende felici, ma venite ad aiutarmi per favore, non riesco ad alzarmi! disse con voce tremula.
Certo Professoressa, non si preoccupi, l'aiuto io! disse Jamie ridendo tra i baffi.
La signora Lohan fu accompagnata in infermeria e vi rimase fino al termine della lezione.
La diagnosi?
Frattura multipla di tutte due le caviglie.
Povera Prof. mi sento in colpa, un secondo prima le ho augurato di cadere e subito dopo lei è caduta!
Ma va Jam, è stata una pura e semplice fatalità! affermò Kim.
Finalmente, o per sfortuna, arrivò l'ora della verifica di chimica.
Tutti i ragazzi erano pronti.
Avevano liberato i banchi togliendo quaderni, astucci e appunti vari.
Solo il foglio del compito e una penna!
Il primo che trovo a copiare si becca una bella D. nella verifica! aveva gracchiato la Prof prima di dare via al compito.
Jamie si trovò in difficoltà già alla prima domanda.
Cominciò a guardarsi attorno, tutti i suoi compagni erano con la testa china sul banco, intenti a scrivere.
Possibile che sia solo io l'ignorante di turno?! si stava chiedendo la ragazza.
Cominciò a scorrere lo sguardo per vedere di riuscire a trovare una domanda più facile.
Niente da fare, tutti i quesiti sembravano troppo difficili.
Passò quasi mezz'ora senza scrivere niente.
Continuava a fissare un punto vuoto della classe, convinta che il bianco del muro potesse darle l'ispirazione.
Cavolo, vorrei che mi venissero in mente tutte quelle cose che abbiamo fatto in questo mese... se prendo un'altra insufficienza papà non mi comprerà la tavola per lo snowboard! E io non posso andare in vacanza in montagna senza snow!!!
Jamie si stava spremendo le meningi per riuscire a scrivere qualcosa di sensato, quando, alzando un attimo lo sguardo verso la Prof, ebbe un flash.
In quell'istante le vennero in mente tutte le formule e le teorie che aveva spiegato la Prof.
Cominciò a scrivere all'impazzata senza mai fermarsi, ormai il tempo a sua disposizione stava terminando.
Scriveva e scriveva tutto quello che le veniva in mente.
A dire il vero neppure lei conosceva il significato di quelle formule, ma sapeva che erano giuste.
La campanella suonò e Jamie riuscì a consegnare il foglio del compito in tempo.
Signorina Cool, vedo che questa volta non ha lasciato in bianco! Devo pensare che si è messa a studiare?! le chiese la professoressa Martin.
Jamie però non rispose, era troppo occupata a massaggiarsi il braccio.
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