Autore: Marinella Mazzone, Luigi De Cave Lozzi
Editore: CIC Edizioni Internazionali
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788871418063
Pagine: 64
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 20,00 Euro
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Descrizione
Numerosi sono i testi che, affrontando lo studio dell'elettrocardiografia, si pongono l'obiettivo di una interpretazione del tracciato.
Questo approccio è legato alla consapevolezza di quanto frequentemente sia necessario agire rapidamente, sapendo trarre dall'analisi del tracciato elettrocardiografico, non disgiunta da una sintetica anamnesi e valutazione dell'obiettività, le informazioni necessarie a fare presto la cosa giusta.
In questo testo si cerca di guidare chi legge a cercare velocemente il significato di quel tracciato specifico, in quel determinato momento, per un certo paziente, utilizzando una metodologia semplice dimostratasi nel tempo affidabile ed efficace.
Il metodo proposto è quello degli step dell'ACLS.
Testo particolarmente adatto a chi lavora quotidianamente nei servizi di emergenza ospedalieri e territoriali, a quegli infermieri che nell'affermazione della propria autonomia professionale vogliano perseguire un incremento delle proprie competenze tecniche.
Indice
Presentazione
Approccio all'elettrocardiogramma normale
Durata e morfologia delle onde
Calcolo della frequenza cardiaca
Calcolo dell'asse
Approccio rapido alla lettura dell'elettrocardiogramma
Blocchi di branca destra e sinistra
Extrasistolia sopraventricolare, ventricolare e giunzionale
Sindrome coronarica acuta (STEMI e NSTEMI)
Esercitazione sulla lettura degli elettrocardiogrammi
Note biografiche
Marinella Mazzone
SOC Medicina d'Urgenza, Ospedale di Palestrina, ASL RMG
Luigi De Cave Lozzi
SOC Medicina d'Urgenza, Ospedale di Palestrina, ASL RMG
Adolfo Pagnanelli (autore presentazione)
Responsabile SOC, Pronto Soccorso e Medicina d'Urgenza, Policlinico Casilino, Roma
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Autore: Pierre Clémenti
Traduttore: Simone Benvenuti
Editore: Editrice il Sirente
Prima edizione: 11/2007
Edizione corrente: 11/2007
EAN-ISBN: 9788887847123
Pagine: 156
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 12x19 cm
Prezzo di copertina: 12,50 Euro
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Descrizione
Il suo libro è una testimonianza contro il codice penale italiano risalente al fascismo, contro il regime carcerario e la società repressiva, perché nelle celle ci sia più luce e umanità."
Il mattino del 24 luglio 1971 suonano all'appartamento romano di un'amica di Pierre Clémenti dove l'attore risiede.
Suo figlio Balthazar, di cinque anni, apre la porta
È la polizia in borghese che viene a fare una perquisizione, ben sapendo quel che sta cercando: pochi grammi di cocaina e qualche briciola di haschisch.
(Suo figlio dirà poi che era stata la polizia stessa a nascondere la cocaina sotto al letto dicendogli: «Non è nulla, riaddormentati»).
Tutto porta a credere che il potere voglia creare un esempio clamoroso.
L'arresto di Pierre Clémenti, star del cinema e al contempo icona della controcultura, fa grande scalpore.
L'attore viene rinchiuso nella prigione di Regina Coeli sulla base di semplici sospetti, mentre nega di essere stato a conoscenza della presenza della droga nell'appartamento.
Aspetterà otto mesi prima di essere giudicato.
Condannato a due anni di reclusione, ottiene l'archiviazione in appello dopo diciotto mesi di detenzione.
Pierre Clémenti ne uscirà segnato a vita.
Il suo libro è una testimonianza contro il codice penale italiano risalente al fascismo, contro il regime carcerario e la società repressiva, perché nelle celle ci sia più luce e umanità. [Balthazar Clémenti].
«La giustizia è lenta ed estenuante, e l'innocenza, se anche provata, soltanto ferita uscirà di prigione».
Pubblicato per la prima volta nel 1973 e apparso nuovamente nel 2005 presso le edizioni Gallimard, il libro di Pierre Clémenti ripercorre attraverso riflessioni e flash narrativi l'esperienza carceraria dell'attore e regista: l'arresto, l'arrivo nel carcere di Rebibbia e poi in quello di Regina Coeli.
L'incontro con l'umanità repressa e dimenticata, la cruda realtà delle rivolte e delle rappresaglie, l'annullamento spirituale ancor prima che fisico, l'ipocrisia del ceto dirigente italiano, il processo fino all'assoluzione definitiva che suonerà paradossalmente come una condanna.
«O ti vendi e ti svuoti molto rapidamente, o resti ai margini e ti batti per le tue idee».
Pensieri dal carcere non è però solo un libro sul sistema carcerario, in esso Clémenti racconta anche la sua esperienza di attore: dall'incontro con Jean-Pierre Kalfon alle prime esperienze teatrali accanto a Marc'O e Bulle Ogier, dagli esordi cinematografici ne "Il gattopardo" di
Luchino Visconti al rifiuto delle proposte di Federico Fellini fino alla consacrazione in film di registi del calibro di Bernardo Bertolucci e Luis Buñuel.
Clémenti traccia attraverso il cinema, "arte della sopravvivenza", un'idea dell'arte come missione, inconciliabile con le «attrattive» dell'industria dello spettacolo, «prigione dorata», «macchina che produce gli idoli e li getta sul mercato».
Indice
L'arca di Noè
Le stelle cadenti
La regina dei cieli
Un salvagente verso l'ignoto
Il giudizio del padre
Le facce verdi
La bella addormentata
La pietra di vita
Addio idolo
La strada
Il tribunale illuminato
La posta della sera
Una scintilla per mettere a fuoco tutte le carceri
Rifiuto di obbedienza
Posto a sedere, dal lato in ombra
Senza biglietto di ritorno
Signor ministro della Giustizia
Postfazione di Balthazar Clémenti
Breve guida bibliofilmografica
Filosofia della pena e istituzioni penitenziarie di Danilo Zolo
Note biografiche
Figlio di padre ignoto e madre còrsa, Pierre Clémenti è nato a Parigi il 28 settembre 1942.
Attore e regista, ribelle e anticonformista, esordisce nel teatro off parigino.
La sua partecipazione in "Bella di giorno" di Luis Buñuel lo porta alla notorietà e lo lancia nel mondo del cinema sia francese che italiano.
Gli anni tra il 1967 e il 1971 sono i più proficui della sua carriera cinematografica: "Partner" (1968) e "Il Conformista" (1970) di Bernardo Bertolucci, "I Cannibali" di Liliana Cavani (1969), "Porcile" di Pier Paolo Pasolini (1969), "La via lattea" di Luis Buñuel (1970), "La cicatrice intérieure" (1967) e "Le lit de la vierge" (1969) di Philippe Garrel, "Cutting heads" di Glauber Rocha (1970).
Clémenti, attraverso i suoi personaggi, esprime anni di profondo cambiamento socioculturale e di grande rinnovamento linguistico della scena cinematografica italiana e francese.
Parallelamente alla sua passione per la recitazione Clémenti si cimenta anche nella realizzazione di cortometraggi sperimentali: "La révolution" (1968), "Visa de censure" (1967-75), "New Old" (1978), "A l'ombre de la canaille bleu" (1978-85), "Soleil" (1988).
Nell estate del 1971 viene arrestato per detenzione di droga e incarcerato per più di un anno nelle prigioni di Rebibbia e di Regina Coeli a Roma.
Rilasciato per insufficienza di prove, non potrà più far ritorno in Italia.
In seguito a questa esperienza scriverà il libro "Quelques messages personnels".
Pierre Clémenti muore il 27 dicembre 1999 all età di 57 anni.
Estratto
Il 24 luglio 1971, alle nove del mattino, mentre dormivo, è arrivata la polizia in casa della mia amica Anna Maria.
Ero a Roma per lavoro.
Avevo appena terminato il film di un giovane regista italiano, Luca Branconi, sul mito della necropoli attraverso le civiltà.
Ero Attila.
Attila che entra nella Roma decadente e va in una cripta della necropoli sotterranea per essere iniziato da Montezuma, l'ultimo degli imperatori aztechi.
Nella cripta mi denudano, mi coprono con un mantello di lana sanguinante, mi mettono in testa un aquila che afferro immediatamente, strangolandola.
Mi dirigo allora verso la tomba di famiglia.
Vi trovo un arco e delle frecce, e un cavallo bianco che mi aspetta.
Monto e gli grido: «Cavallo, conducimi nelle città sotterranee a salutare i miei fratelli e rispondere al saluto della mano invincibile che pesa sulle nostre teste, al fine di liberare gli uomini dalla loro ignominia!».
Il cavallo parte al galoppo attraverso lo studio.
È un flash, una scena molto corta, parabola profetica della caduta dell'imperialismo.
Dopo sono realmente entrato nella chiesa sotterranea e ho visto i miei fratelli imprigionati.
È stato Balthazar, mio figlio, ad aprire e subito l'appartamento è stato invaso da guardie che rovistavano dappertutto.
- I vicini si sono lamentati, spiega un commissario ad Anna Maria, facciamo una perquisizione.
Ero venuto a Roma per meditare sul senso della cristianità.
Ho sempre pensato che per essere attore bisogna obbedire a un ordine, a una regola di vita e di pensiero, a un ascetismo quasi religioso.
Per ritrovare il senso del sacro, dei Misteri che furono anche le prime rappresentazioni teatrali.
E presentare questa sacralità a spettatori che forse aspettano una rivelazione.
Volevo tentare di ritrovare ciò che c'è nella vita di più misterioso e al contempo di più luminoso.
Avevo voglia di partecipare a spettacoli che liberano la gente, che portano loro la luce, che li sollevano dalle angosce, dal sentimento di colpevolezza che opprime la maggior parte di noi.
È così che immagino gli artisti del Medioevo, che avevano per missione di informare il popolo con i loro spettacoli e sono divenuti così saggi, così rivoluzionari che la Chiesa non ha più esercitato su di essi alcun potere di guida.
Questi artisti rendevano il popolo troppo intelligente e la Chiesa li ha scomunicati.
È quanto è accaduto in America con gli hippies: la società americana trova pericolosi per il proprio «ordine» questi giovani che predicano un ideale di amore, di pace, di creazione, di bellezza.
L'ordine di una società fondata sulla violenza e sulla paura, dove la gente si barrica in casa ogni giorno alle nove di sera, con moglie e figli e un fucile carico dietro la porta.
Bisognava impedire alla luce di risplendere, di propagarsi.
A questo è servito il crimine di Manson: a bloccare il processo, a far sì che il popolo americano si mettesse a odiare le nuove generazioni, a far sì che questo popolo divenisse lo strumento della loro morte.
'È necessario che si sappia che l'apparato di Stato può compiere le cose più terrificanti, provocare odio e distruzione.
E se lo si sa, bisogna tentare di impedirlo, dappertutto, al livello della politica come a quello dell'informazione o dell'arte, bisogna combattere per la vita.
Per diciotto mesi ho avuto il tempo di rigirare da tutti i lati la seguente domanda: perché, un mattino d'estate, le guardie sono venute a bussare alla porta di Anna Maria?
Già da tempo l'anarchico Valpreda si trovava in galera, da tempo si era certi della sua innocenza e la stampa dava grande risalto a questo scandalo.
L'apparato di Stato italiano aveva bisogno di un diversivo, di qualcosa che allontanasse l'attenzione del popolo da questa storia, assai pericolosa per il sistema giudiziario e poliziesco.
Un buon diversivo che aizzasse nuovamente l'opinione perché essa non fiutasse la corruzione e le imposture.
Ci si è subito rivolti verso questi tipi strani, che portano i capelli lunghi e sono sporchi, che si rifiutano di lavorare e si drogano, questi hippies, questi nuovi ebrei.
Un pezzo di carne da gettare nella gabbia dei leoni.
Cosa avevo fatto io a Roma per meritare l'attenzione della polizia?
Avevo lavorato molto, girato uno dopo l'altro molti film, studiato diversi progetti, e per il resto vivevo quasi in clausura.
La mia camera era il mio ritiro.
Non amo la café society romana.
La Roma degli artisti è un villaggio i cui intrighi esauriscono le energie.
Tutto questo microcosmo fatto di attori, giornalisti, registi, pittori, è straordinariamente affabile, vi accoglie con generosità, ma ci si accorge subito che esso vive ripiegato su se stesso, in un vaso chiuso.
Essi sono, e ne sono forse consapevoli, del tutto privi di efficacia, inutili, «lussuosi».
Hanno finito per formare una specie di casta, con i suoi privilegi "il denaro, la protezione dei potenti" e i suoi riti: l'eterna sosta alla terrazza di Rosati, in piazza del Popolo, il giro notturno a Trastevere, a vedere il popolo più da vicino...
Una casta i cui membri passano la maggior parte del tempo a riceversi a vicenda, a mettersi in mostra gli uni agli altri, a unirsi e a dividersi, a intromettersi gli uni per gli altri in un girotondo senza fine.
Non si può dire che lavorino granché per il bene del popolo, lavorano soprattutto per se stessi, per assicurarsi il proprio piacere egoista.
Forse perché mancano d immaginazione, a dispetto della loro celebrità o del loro potere, oppure perché disillusi, hanno rinunciato a battersi, poiché la complessità dei problemi italiani è al di sopra delle loro forze.
Preferiscono lasciarsi vivere, guardarsi tra loro morire, e lasciare gli altri crepare nel proprio angolo.
È proprio vero che abitano a Roma, la Città eterna, che è come una grande tomba aperta alla luce.
Allora, aspettano la notte, si ritrovano la notte, i giorni sono soltanto l'attesa delle notti.
Penso al contadino della campagna vicina, che lavora la terra tutto il giorno, una terra indurita dal sole, e che, scesa la sera, rientra a casa, accende il fuoco, guarda la fiamma salire.
Quel che avevo fatto per poter incuriosire la polizia è forse, per l'appunto, il fatto di non essere entrato in questo girotondo, di non aver giocato la parte del divo con macchina di lusso e piccola corte, di essere andato più spesso a discutere con gli hippies o gli operai di Trastevere che con gli habitués di Rosati.
Amo il popolino italiano, la povera gente, quelli che sgobbano come bestie per dar da vivere a famiglie incredibili.
Sanno molte cose sulla vita, molto di più di quanto credano i potenti.
Sanno fino a qual punto il sistema li renda schiavi, ma sono pieni di speranza e di energia.
Sono la vera forza dell'Italia.
E io avevo, è certo, la barba e i capelli lunghi, una fama di fumatore di haschisch e non abbastanza protettori per essere dimenticato.
Le guardie non ci hanno messo molto a trovare quel che cercavano.
Anna Maria, la mia stella cadente, l'hanno portata via.
Stavano portando via anche me, ma io non volevo lasciare Balthazar, e Balthazar si è arrabbiato.
Hanno permesso che mi accompagnasse.
Penso al contadino che semina la terra e che lavora forse inconsapevole per le generazioni future, perché il mondo continui.
Il suo grano o il suo mais sono già il pensiero, la forza misteriosa della verità.
Ogni essere che viene al mondo porta in sé una scienza e il suo compito è di farla germogliare su questa terra.
Per me la vita è una cosa seria.
Non dura a lungo, la vita: trent'anni, quaranta, cinquanta?
In cinquant'anni devi realizzare la tua parte di mondo.
E anche se la parte del contadino si limita nel suo modo di vedere a mantenere nella serenità una moglie e dei figli, egli crea per gli altri.
La gente non lavora per i posteri, lavora per vivere, ma il divenire del mondo è già presente in quel lavoro.
Questo l'ho capito soltanto in carcere.
Quando ho visto tutte queste energie riunite in uno stesso luogo, concentrate fino ai limiti dell'esplosione, e abbandonate, rese improduttive.
Tutte queste terre incolte.
La povera gente dei quartieri popolari di Roma che avevo visto in famiglia o al lavoro e che era stata incarcerata per un nonnulla, per un piccolo furto, perché senza lavoro, l'ho vista girare in tondo per ore, oppure gridare, in piedi al centro del cortile, senza altro motivo che un'energia da liberare.
In Italia, le carceri sono piene anche perché non c'è abbastanza lavoro per i figli del Sud che salgono, ogni anno, a cercare fortuna al Nord.
Le carceri aiutano ad assorbire la disoccupazione e il sottosviluppo del Mezzogiorno.
Almeno il venti per cento dei carcerati è gente "di passaggio", migranti che si spostano da un carcere all'altro, perché c'è solo questo da fare.
Non potendo lasciare il paese, perché non hanno denaro sufficiente per emigrare veramente, o perché non hanno compagni installati in Francia, in Svizzera o in Germania, si fanno fregare, e ogni tanto la febbre li riprende, si fanno una banca, un portafogli, la cassa di una drogheria, e subito vengono acchiappati.
La logica del sistema li obbliga prima a lasciare il loro Sud, poi a rimanere disoccupati, a rubare e a finire in galera.
Il vantaggio economico è duplice: diminuire il numero dei disoccupati e alimentare l'industria carceraria, facendo lavorare i fornitori della carceri e l'apparato giudiziario e poliziesco.
E il vantaggio politico è di giustificare la mobilitazione permanente di una polizia potente, l'ampliamento dei suoi effettivi, il perfezionamento del suo apparato repressivo.
Insomma: giustificare l'organizzazione di una forza in grado di bloccare qualsiasi movimento rivoluzionario.
A Balthazar la polizia non piaceva.
- Voglio delle pistole per uccidere la polizia...
L'avvocato cercava di tranquillizzarlo, il commissario è intervenuto.
Balthazar non voleva andar via con l'avvocato.
Ecco cosa si fa con mio figlio.
Gli si mente.
Gli si insegna l'odio e la collera.
Gli si mostra il padre colpevole e al contempo gli si dice che non è niente, che lo rivedrà presto...
Frottole che le guardie si credono obbligati a sciorinare allorché si trovano davanti un mistero che è al di sopra di loro: un bambino.
Cosa hanno loro insegnato le madri?
Le mamme italiane sono ammirevoli.
Le lupe di Roma.
Con i denti e le unghie difendono l'uomo e i figli.
La famiglia.
Sanno bene che qualche volta l'uomo va a far l'amore con una puttana.
Ma poi torna, e se non torna, con la stessa energia strappano ciò che difendevano.
Impazziscono.
Nelle carceri italiane ci sono centinaia di Medee.
Una che ha ucciso i suoi tre figli perché il marito l'ha lasciata per un altra...
Una ragazza alla quale il suo uomo prometteva sempre il matrimonio, e il matrimonio non arrivava.
Fino al giorno in cui ha deciso di ucciderlo, e così, clac, ha ucciso anche i due figli che aveva avuto da lui.
Queste stelle cadenti non conoscono il compromesso, sono tutte d'un pezzo; se il loro sogno crolla, bruciano tutto.
Le donne possono bruciare: sono fertili.
La terra può essere coperta di ceneri.
Donne, donne, terra sacra della mia nascita, gli uomini sono soltanto polemici.
Balthazar è stato perfetto.
Attorno a lui c'erano almeno quindici guardie, a parlamentare, a fare a gara in sorrisi.
Ma per quanto dolci volessero apparire, il tono non era tale.
Balthazar ripeteva, testardo: «Voglio delle pistole per uccidere la polizia...».
Io l'ho abbracciato.
Eh va, figlio mio!
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
C'è la mancanza e c'è la mancanza di Pierre.
Bello, tenebroso, metà angelo e metà demone, così oscuro e luminoso allo stesso tempo.
Visionario, anticonformista e senza compromessi.
Eri un Puro.
Lo eri fino a morirne, « A N G E L O », lo sei per sempre.
Sei l'esempio per tutta una generazione di un passaggio folgorante che pochi artisti possono vantare di aver compiuto, un percorso senza compromessi al servizio dell'Arte e della Creazione.
Al Maestro Fellini ha avuto il coraggio di dire no, cosa che nessun attore avrebbe mai osato fare.
Al rifiuto delle proposte più allettanti tanto dal punto di vista della regia che da quello del denaro hai preferito mettere da parte il tuo status di « S T A R » per voltarti verso la creazione e aiutare i giovani registi.
Oggi queste regie, considerate all'epoca marginali, sono diventate grazie a te film di culto.
Artista, per mancanza di conformismo, proprio come Caravaggio nella propria cella, dipingi la luce Zenitale che ti aprì il canto spirituale della poesia e la luce che ci hai dato attraverso la tua opera.
Esprimerai il tuo spirito critico: «Libertà» attraverso la propria realizzazione.
Resti un modello da seguire per le generazioni future per il modo di realizzarsi nella vita e nell'arte.
Sei andato via il 27 dicembre 1999, periodo di grandi tempeste, a raggiungere gli angeli
Ci manchi
Balthazar Clémenti,
maggio 2005
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Autore: Gik Senders
Editore: Boopen
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788862230933
Pagine: 262
Rilegatura: Termica
Dimensioni: 21x15 cm
Prezzo di copertina: 13,50 Euro
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Descrizione
Come fanno un commissario di polizia ed un hacker di nota fama ad essere amici e collaborare?
Cosa li unisce sulle rive del lago Trasimeno, oltre il fatto che debbono risolvere insieme uno spinoso caso che ne racchiude altri.
Il commissario Altara della questura di Perugia è invitato a giocare una partita a scacchi per via telematica, da un serial killer che ha la particolarità di uccidere con i veleni, gli è di grande aiuto in questo il suo amico Jack, hacker di nota fama ormai passato dalla parte dei buoni.
In una caccia spasmodica ad un serial killer che uccide con i veleni, sia il commissario sia Jack, dovranno fare i conti con una persona eclettica, il cui sapere va dall'informatica alla chimica, passando per l'esoterismo e l'alchimia, oltre naturalmente al maniacale odio per le sue vittime.
L'uomo di giustizia e appartenente alle istituzioni, si troverà ad avere spesso bisogno del suo amico hacker, andando quasi oltre i limiti del legale, ma per un serial killer a quel modo non bastano gli schemi d'indagine soliti, serve molto di più.
Il commissario Altara è impegnato fin dalle prime battute a giocare con il killer una partita a scacchi non voluta, ma che per forza deve fare coinvolgendovi l'amico, e tutti quelli che gli stanno accanto, ad iniziare dalla sua Aly.
Anche le donne, infatti, giocano un ruolo importante nello svolgimento delle indagini, come sfondo nei momenti di relax c'è lo scenario del lago Trasimeno, con l'immancabile mojito bevuto al "suo" bar vicino la spiaggia.
Note biografiche
Frequentando i circoli artistici e culturali, di Via Margutta a Roma, ho iniziato a scrivere.
Trasferitomi in Toscana ho proseguito l'attività d'autore scrivendo piccoli saggi e sceneggiature per teatro.
Il mio incontro con il lago Trasimeno mi ha fatto sviluppare la voglia di raccontare storie, sia vere prese dalla realtà, sia fantasy.
La mia indole di musicista mi ha anche portato a scrivere testi per canzoni e collaborare con la stesura di pezzi per formazioni e cantanti solisti.
Nel frattempo ho continuato a scrivere storie per giornali locali e non, e riviste di letteratura, collaborando pure come traduttore ed editor, fino a quando è nato il personaggio del Commissario Altara con il suo amico Jacker.
Questi due protagonisti, erano nati dapprima come soggetti per una sceneggiatura per un fumetto, ma poi mi è nata la voglia di presentarli come personaggi di storie a sé stanti, anche come probabili soggetti per fiction.
Quindi dopo un primo inizio come fumetto ecco che nasce il Commissario Altara ed il suo amico Jacker, che naturalmente sono trapiantati nello scenario del lago Trasimeno.
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Cronaca di un film
Autore: Wim Wenders
Traduttore: Silvia Bortoli
Editore: Edizioni Socrates
Prima edizione: 11/1995
Edizione corrente: 11/1995
EAN-ISBN: 9788872020081
Pagine: 336
Rilegatura: Cartonata con sovracoperta
Dimensioni: 24x30 cm
Prezzo di copertina: 49,00 Euro
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Descrizione
Il libro è un diario che racconta giorno per giorno la lavorazione di quell'avventura cinematografica che è "Al di là delle nuvole", girato dopo anni di silenzio da Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi Maestri della cinematografia mondiale, e realizzato con l'aiuto e l'assistenza discreta di un "discepolo" del calibro di Wim Wenders.
Il regista tedesco racconta Antonioni con ammirazione incondizionata, lo osserva e annota quotidianamente le sue impressioni e le sue emozioni.
Dipinge il ritratto di un uomo in cui vulnerabilità e forza si fondono misteriosamente.
Osservatore privilegiato, ci porta per mano nel mondo misterioso della lavorazione di un film: movimenti di macchina, accorgimenti tecnici, difficoltà che esigono un'invenzione, e infine il rapporto inconfondibile del regista con i suoi attori - un cast d'eccezione: Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Fanny Ardant, John Malkovich, Irène Jacob, Vincent Pérez, Kim Rossi-Stuart, Sophie Marceau - e il "work in progress" di un film destinato a rimanere un avvenimento unico nella storia del cinema.
Questo libro svela - come "Effetto notte" di Truffaut - il lato nascosto del cinema: quello che accade dietro alla macchina da presa.
Un documento che supera la cronaca e diventa riflessione sul cinema e su un'esperienza che Wenders stesso definisce "straordinaria".
Il testo è accompagnato da un commento straordinario di oltre 350 fotografie, tra cui vogliamo segnalare una serie di suggestive panoramiche dello stesso Wenders.
Indice
Prologo
Portofino
3 - 11 novembre 1994
Comacchio
14 - 21 novembre 1994
Ferrara
23 - 30 novembre 1994
Cronaca di un amore mai esistito
Aix-en-Provence
6 - 16 dicembre 1994
Questo corpo di fango
Parigi
20 febbraio - 9 marzo 1995
Non mi cercare
Ferrara, Aix-en-Provence, Parigi
13 - 29 marzo 1995
Cornice
Epilogo
Note biografiche
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".
Venerato dai cinéphiles ("Nel corso del tempo" - "Alice nelle città" - "Lo stato delle cose"), dopo la lunga esperienza americana Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.
Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo ("Il cielo sopra Berlino" - "Fino alla fine del mondo" - "Buena Vista Social Club"), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)
Estratto
Ho conosciuto Michelangelo Antonioni nel 1982, a Cannes, dove presentava in concorso il film "Identificazione di una donna".
Nello stesso periodo io ero lì con "Hammet" e il nuovo film di Antonioni mi colpì come già negli anni precedenti "Blow up", "Zabriskie point" o "L'avventura", "La notte" e "L'eclisse".
Avendo in progetto un documentario sull'evoluzione del linguaggio cinematografico avevo pregato tutti i registi presenti a Cannes di parlare davanti alla macchina da presa del futuro del cinema.
Molti avevano accetto l'invito, tra gli altri Herzog e Fassbinder, Spielberg, Godard e soprattutto Antonioni.
I registi si ritrovavano in una stanza, ognuno per conto proprio, e dopo aver ricevuto un paio di istruzioni venivano lasciati soli con un Nagra e una cinepresa da 16 mm.
Mettevano in scena loro stessi la risposta alla domanda che era stata formulata in precedenza, potevano rispondere sinteticamente o disporre di tutta la durata della pellicola in magazzino, circa dieci minuti.
Il film poi fu poi chiamato "Chambre 666", dalla stanza dell'Hotel Martinez nella quale avevano avuto luogo le riprese.
In tutta Cannes non si era trovata un altra camera libera.
Quella che mi aveva colpito di più era stata la risposta di Antonioni alla domanda sul futuro del cinema ed è per questa ragione del resto che nel film non ha subito nessun taglio, compreso il momento in cui Michelangelo finisce di parlare, si avvicina alla telecamera e la spegne.
Disse: «Che il cinema corre il pericolo di morire, come tu dici, è vero.
Però bisogna considerare altre cose, ci sono vari aspetti di questo problema che non si possono trascurare.
Per esempio che l'influenza della televisione si faccia sentire su tutti, sulla mentalità e sull'occhio dello spettatore, è innegabile, soprattutto degli spettatori più giovani, dei bambini per esempio, ma è innegabile anche che a noi sembra che questo fatto sia una cosa particolarmente grave soltanto perché abbiamo un età diversa, probabilmente, e in effetti noi dobbiamo cercare di adattarci a quella che sarà l'esigenza di spettacolo di domani.
Tutti sappiamo che ci sono nuove forme di rappresentazione della realtà, ci sono dei nuovi mezzi tecnici, c'è il nastro magnetico che probabilmente sostituirà la pellicola, perché la pellicola si è dimostrata insufficiente ai bisogni del cinema di oggi. ( )
Io credo che con le nuove forme tecnologiche come il sistema elettronico e forse anche altre, il laser, chi lo sa, che si scopriranno, questo problema dello spettacolo da offrire a masse di pubblico sempre maggiori sarà risolto. ( )
Non dobbiamo pensare soltanto a un domani breve, ma dobbiamo pensare a un futuro che, chi sa, non finirà mai probabilmente.
Dobbiamo pensare a quelli che saranno i bisogni di spettacolo della gente di domani.
Io non sono così pessimista.
Devo dire che sono abbastanza ottimista.
Ho cercato sempre di adeguarmi alle forme di espressione che corrispondevano di più al momento. ( )
Probabilmente, col grande schermo portato nelle case e il nastro magnetico ad alta definizione, avremo il cinema in casa, non avremo neanche più bisogno delle sale cinematografiche, tutte le strutture oggi esistenti dovranno cadere e non sarà facile, né sarà una cosa breve, però probabilmente tutta questa trasformazione, questi mutamenti, avverranno, e noi non potremo farci niente, ci resterà soltanto una cosa da fare, ed è quella di adattarci. ( ) »
Non ero rimasto colpito solo dalla risposta in sé, ma anche dall'entrata in scena di Antonioni: il suo modo di parlare consapevole e tuttavia modesto, i suoi gesti, il suo modo di camminare avanti e indietro davanti alla macchina da presa, il suo fermarsi davanti alla finestra.
Era un uomo la cui eleganza e il cui distacco si rispecchiavano nel suo lavoro e la cui risposta aveva la stessa modernità e radicalità dei suoi film.
Un anno appena dopo il nostro incontro venni a sapere dell'ictus che aveva subito e dell'afasia, una riduzione delle sue facoltà di parola, che ne era derivata.
Ne fui subito colpito e sperai che le sue condizioni avrebbero potuto migliorare con la riabilitazione e le cure successive.
Ma persi di vista Antonioni fino a quando, un paio d anni dopo, un produttore mi interpellò per sapere se avrei potuto eventualmente sostituire Michelangelo come regista di back-up o di stand-by, perché altrimenti nessuna assicurazione avrebbe accettato un film diretto da lui.
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Autore: Norman Nawrocki
Traduttore: Giampiero Cordisco
Editore: Editrice il Sirente
Prima edizione: 11/2007
Edizione corrente: 11/2007
EAN-ISBN: 9788887847116
Pagine: 264
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 12x19 cm
Prezzo di copertina: 12,50 Euro
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Descrizione
"Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi".
Una "storia rock'n'roll anarchica" che elude i confini geografici e letterari e ha l'andatura di un concerto.
L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, pubblicato nel 2003 in Canada e negli Stati Uniti, scritto "tra un soundcheck e l'altro", è il diario on the road del rocambolesco tour europeo di "Rhythm Activism", che suona in nove paesi in sette settimane.
Il gruppo decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell'Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop.
Il racconto del tour tra quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo in locali occupati, centri artistici e culturali ben organizzati, turbolente taverne di pirati, è anche quello delle storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani.
I protagonisti di queste "fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea" sono gli esclusi dal "benessere" del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell'intolleranza e del razzismo.
Mentre nelle periferie crescono disoccupazione e povertà, anarchici e squatters difendono gli spazi liberi che diminuiscono nel nome della "sicurezza", del "decoro", della speculazione edilizia.
L'auto-organizzazione delle comunità locali è consolidata e diffusa: Norman e i suoi compagni possono così contare sul sostegno dei centri della "rete internazionale anarchica", equivalenti agli "ateneos" gestiti dagli anarchici spagnoli prima e durante la rivoluzione del 1936-1939, messi fuori legge dai fascisti e tornati dopo la dittatura franchista.
Nell'Europa dell'Est percorsa dalla band coesistono ricchezza di tradizioni e trionfo del modello consumistico statunitense: qui Nawrocki cerca, come promesso al padre, il suo zio girovago in Europa, di cui pubblica le lettere mandate al fratello al tempo dell'occupazione nazista della Polonia, dove Harry ha fatto la Resistenza.
Il pensiero radicale dell'anarchismo di Michael Bakunin, della femminista Emma Goldman, di Enrico Malatesta, Buenaventura Durruti, del rivoluzionario Peter Kropotkin, fino a Noam Chomsky, tutti citati nel diario, muove dalla contestazione dell'ordine costituito e dalla denuncia delle sue iniquità.
La battaglia per il giorno lavorativo di otto ore negli Stati Uniti del 1896 e la difesa dei diritti dei nativi nel Canada, la rivolta degli indigeni dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), nel 1994 in Chiapas, le mobilitazioni contro il nucleare in Germania, la denuncia delle condizioni di lavoro delle mondine nelle risaie, l'impegno di tutti i giorni nel rappresentare i dimenticati, costituiscono quindi altrettante testimonianze di lotta per un mondo libero, che si tratti di battersi contro l'imperialismo e le guerre, lo strapotere degli industriali e delle multinazionali, lo Stato autoritario e guerrafondaio, per la solidarietà con i lavoratori sfruttati e con gli oppressi.
La filosofia di questa "orchestra di notizie ribelli" ha radici nel cabaret "dissidente e sovversivo" di Bertold Brecht e si basa sulla commistione e distorsione dei generi, la collisione di lirico e prosaico, reale e immaginario, che caratterizzano sia il testo di Nawrocki sia la musica degli "attivisti del ritmo": il chitarrista e polistrumentista Kangaroo, regista d'avanguardia; il poeta, bassista e "primo clown" Shack; il batterista e sassofonista Elvas; Martine, sassofonista e responsabile della vendita di cd, libri, video, magliette e poster autoprodotti; GBB, gigante gentile e abile tecnico del suono.
L'ensemble di "Rhythm Activism" decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell'Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop ("il peggio della tv" americana, pubblicità, pezzi da hit parade).
Il tratto di unione delle storie minori in cui la narrazione policentrica si ramifica è la possibilità di un rovesciamento sociale.
E la "resistenza culturale", a cui Nawrocki si richiama, è il mezzo più efficace per attuare una propagazione virale di controinformazione e rivolta contro i poteri insediati.
Indice
Introduzione
Rapallo, Italia, Luglio 1990
Olanda e Belgio
Una storia rock'n'roll anarchica
In quest'angolo
Benvenuti al nostro road show!
Confusione crescente
Spazzini
Rawicz, Polonia, Maggio 1937
Cosa tormenta il music business?
Ho corrotto il Diavolo...
Occupa la città
Fatti una vita, canadese
Poznan, Polonia, Maggio 1937
Amore al whisky
Uccelli notturni parlanti
Showtime
Opolé, Polonia, Febbraio 1940
Francia
L'innamorato di Saint-Malo
L'artista, l'avvoltoio, il mendicante
Da qualche parte fuori Cracovia, Ottobre 1941
La regina dell'ospitalità della musica indie
Estasi a Digione
Svizzera
Russando a Zurigo
Zuppa d'anatra
Politicanti vs. Avvoltoi Culturali
Sui monti Tatra, Zakapone, Polonia, 1944
Austria
Strudel di mele
Centrifuga
Ho corrotto il Diavolo...
Testa instabile da furgone in viaggio
L'uomo, il corvo, il bassotto
Germania
Suona, vendi, tieni i conti
Madre, la verità è questa
Cracovia, Polonia, Novembre 1946
Il clown, il violinista, il padre
Ho corrotto il Diavolo...
La casa di Pippy Calzelunghe
Una notte a Berlino
Ho corrotto il Diavolo...
Cat Woman, Dog Boy e Snake Man
Rimborso alla frontiera tedesca
Pilsen, Cecoslovacchia, Gennaio 1956
Ungheria
Benvenuti nel capitalismo
Hank Williams all'Hotel Lucky
Madame Pompomalour
Casa di cura
Imparare a insultare
Burocrate del peperoncino
Vienna, Austria, 1961
La terra dei Rom
Il giuramento dell'ipocrita
Il vortice musicale
Repubblica Ceca
Pilsen, città della birra
Sprecarlo
Digione, Francia, Febbraio 1979
L'ora esatta, per favore
Ho corrotto il Diavolo...
Creazione di dio: Vladimir
Quei cioccolatini
Guerriere del drago
Il Circo Berousak
Elizabetha
Budapest, Ungheria, Ottobre 1986
Maledetti zingari!
Sulla strada per Dubi
Tabor, Repubblica Ceca, Aprile 1977
Germania
Tom Waits diventa zapatista
Amplificatore in fiamme
Anarchia del Primo Maggio
Nessun presente, Nessun futuro
Sulla strada per il Gottardo
Gnomi in vendita
Montréal, Francia, Maggio 1997
La pompa, il burattino, il piano
Italia, Olanda e Francia
Il compleanno di Bakunin
Ho corrotto il diavolo...
Accanto alla bara di un bambino
Calano le maschere
Grenoble, Francia, Luglio 1997
Le danze di Le Havre
Solothurn, Svizzera, Luglio 1997
Repubblica Ceca
Il bacio di Frank Zappa
Poscritto
Breve guida bibliodiscografica
Note biografiche
Norman Nawrocki (Autore)
Figlio di immigrati polacco-ucraini, Norman Nawrocki è nato a Vancouver, nell'estrema provincia occidentale canadese del British Columbia, e si autodefinisce "sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer".
Il suo legame con la parola scritta si manifesta dall'età di 14 anni, quando scrive il suo primo libro, "Why I am an Anarchist".
Nel 1981 si sposta a Montréal, nella provincia francofona del Québec, dove intraprende la carriera di artista-cabarettista, e nel 1985 fonda con il chitarrista Sylvain Coté "Rhythm Activism", gruppo anarchico underground.
Nawrocki, violino e voce della band, al suo ottavo libro, è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires, attraverso la quale ha realizzato tre libri e più di cinquanta album tra cd e cassette come solista, con "Rhythm Activism", i veterani del punk canadese "DOA", gli olandesi "The Ex" e altre band.
Giampiero Cordisco (Traduttore)
Nato nell'estate del 1979, Giampiero Cordisco si laurea in lingue nell'estate del 2005 con una tesi su Nick Cave.
Poi frequenta un master per redattore editoriale che lo conduce dritto dritto fino a Roma, dove incontra dapprima le edizioni nottetempo e poi il Sirente.
Quindi, nell'estate del 2007, traduce L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret di Norman Nawrocki una traduzione favulossa, come l'autore ama ricordare.
Negli inverni, fra un'estate e l'altra, ascolta e produce musica inascoltabile sotto la dicitura collettiva "Obsolescenza Programmata", legge qualche libro, parla il meno possibile, cerca lavori che ottiene, inevitabilmente, solo per l'agosto successivo, di norma intorno al quindici del mese.
È in partenza per Bucarest, ma ne ignora il motivo.
A tutt'oggi vanta un debito di trentamila euro con il padre, che non di rado si intromette nei suoi sogni altrimenti sereni per avanzare richieste di pagamento.
Bella vita.
Estratto
I saw myself, held myself, hand to hand
Headless, I, too, walked in this strange new land.
In genere, avrei nascosto il mio diario sotto il letto, sperando che nessuno osasse guardarlo.
Adesso, invece, vi chiedo di darci un occhiata.
Scorrete rapidamente le pagine.
Leggete cosa succede quando quelli del mio gruppo e io decidiamo di iniettare un po' di rock'n'roll
canadese, anarchico, importato, nelle braccia aperte dell'Europa.
Dal vivo, come "Rhythm Activism", mettiamo in scena un cabaret politico di alto livello che garantisce di scuotere, turbare e mettere in discussione.
Come?
Facciamo anche ballare la gente, da Berlino a New York.
Sulla carta, è dura riprodurre l'energia e il puzzo di quattro ragazzi che suonano come se ogni show fosse l'ultimo, come se ogni parola, ogni movimento delle dita e delle mani contasse quanto un battito del cuore o un respiro.
Sul palco, il mondo reale arretra, e si ferma.
Il mal di testa scompare.
Il cibo unto e nauseante prima dello show non c'è mai stato.
Se non fa parte della scaletta, dimenticalo.
Quello schizzo di sangue?
Mettilo in scena.
Il microfono inclinato, l'amplificatore fumante, la corda sfasata, i calzini umidi e sudaticci, i cavi: fottuti cavi economici in sconto, mai che funzionassero bene, maledetti, questo mondo conta.
Sono cruciali le qualità di esecuzione della plastica, della gomma, del metallo, del legno, delle corde vocali, dei muscoli e delle ossa, questo è importante.
Una stonatura fa male.
Trecento paia di orecchie possono non farci caso, ma le tue sì.
Fai un casino, e i compagni della band sanno essere implacabili.
Dai di più della notte precedente e forse nessuno se ne accorge.
Perché sul palcoscenico, per quell'ora o due di questa sera, conta la verità del tuo La vibrante, conta la resa, la sostanza di ciò che stiamo cercando di dire, conta ogni emozione guidata dall'istinto.
Non esiste nient'altro.
O almeno, questo è ciò che ci convinciamo a credere.
Ma la musica, il teatro, lo slancio ad esibirsi sono solo una parte di questa storia a volte triste, a volte esilarante, di uno speciale tour europeo visto attraverso i miei occhi iniettati di sangue.
Il resto "i momenti che stanno in mezzo" ha poco a che fare con il mondo della musica, della scenotecnica e della cultura d'avanguardia della band.
Il resto sono fiabe urbane.
Parlano della nuova sottoclasse multietnica europea: i poveri che lavorano, gli immigrati, i giovani emarginati e i vecchi che vivono nell'ombra.
Per loro non ha importanza la nostra musica, non conta la nostra capacità d'interessare il pubblico, né il nostro tentativo di contribuire a promuovere la resistenza culturale.
L'Europa ama gli artisti che la visitano, e ci tratta bene.
Ma quando mai l'Europa è stata generosa con i rifugiati, con i Rom, con i lavoratori immigrati, con i sempre fedeli Slavi, con le donne che lavorano per le strade e i mendicanti che tengono i marciapiedi sgombri da mozziconi di sigarette e torsoli di mele?
In un mondo di fantasia globalizzata, queste persone rappresentano il nuovo volto sfregiato dell'Europa: incerto e insicuro, carico di un disincanto crescente.
Riflettono un Europa in movimento, segnata da tensioni politiche e etniche nel momento in cui est e ovest, vecchio e nuovo, competono per il futuro ricordando il passato.
Questo libro è stato scritto tra un soundcheck e l'altro, caricando e scaricando l'attrezzatura della band, sorseggiando birra.
Ho trascorso il mio tempo con decine di ragazzini di strada, prostitute, barboni e senzatetto che incontravo sulle panchine dei parchi, nei caffè alle stazioni degli autobus e nei vicoli puzzolenti dietro ai locali in cui suonavamo.
Tra cibo e bevande condivise, ascoltavo.
Queste conversazioni diventavano storie vere e racconti incredibili, la realtà di gente a cui nessuno di solito dava ascolto.
Benché non possa rivedere queste persone, potrebbero essere i miei vicini o i vostri, la donna licenziata la scorsa settimana o il tipo che invecchia sulla panchina alla fermata dell'autobus.
Potrebbero stare fra il pubblico del nostro prossimo tour o sulla prima pagina di un giornale a chiedere a gran voce Lavoro, Cibo, Pace e Giustizia.
In questo libro ho cambiato i nomi e le caratterizzazioni dei membri della band.
Tra le pagine del diario ci sono lettere di uno zio a mio padre.
Pensavo che queste lettere fossero scomparse, ma sono riemerse in tempo per essere incluse nel libro.
Vedete, questo non è stato un tour normale.
Mio padre malato mi ha chiesto di rintracciare suo fratello di cui non aveva notizie da anni.
Gli ho detto che avrei provato.
Siamo un gruppo, e la nostra musica vive di video, di cd e di Internet.
Ogni tanto impareremo che la nostra musica ispira gli ascoltatori, li trasforma in sostenitori e li aiuta a rafforzare o a dar vita alle loro visioni di un mondo nuovo, più libero e più onesto.
Vorrei pensare che queste storie daranno pure vita a visioni diverse, anche se per un solo momento, quel momento in cui verità e finzione, realtà e sogno diventano indistinti, in cui i sogni degli stranieri, i sogni di quelli del mio gruppo, i sogni dei miei amici e i vostri sogni, cari lettori, vengono liberati, mettono radici e crescono.
Unitevi a me e al Diavolo e lasciate che questo cabaret abbia inizio.
Norman Nawrocki,
Montréal, 2002
Note
L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret fanno cabaret di Norman Nawrocki è il primo romanzo in traduzione pubblicato per la nuova collana del Sirente, una collana che già dal nome (il Sirente FUORI) vuole affermare la propria adesione a un'idea di letteratura marginale e periferica, dove MARGINI e PERIFERIE non sono da intendersi solo in senso strettamente spaziale e geografico, ma soprattutto nei termini di una discussione (umana, letteraria, politico-sociale) ALTRA, lontana dalle opinioni dominanti e dall'omologazione imperante.
In effetti, L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret racchiude entrambe le interpretazioni dell'essere FUORI: se l'autore canadese di origini polacco-ucraine è un esempio unico di decentramento e mescolanza (sia artistica che umana in senso stretto), il libro in sé è una summa di generi e di modalità narrative.
Troviamo al suo interno il diario di viaggio (che è un viaggio dentro l'idea stessa di underground musicale nell'epoca di MTV) la short story, il romanzo epistolare, il romanzo di ascendenza gotica e virato in chiave urbana e contemporanea.
Un libro che ne vale quattro, sintesi perfetta fra generi e stili diversi, un amalgama di mondi possibili, popolati dagli invisibili di oggi: mendicanti, prostitute, disoccupati, artisti senza fama, gente di strada, precari dell'esistenza sono loro i protagonisti e gli ispiratori di queste "nuove fiabe", sono loro la base di un richiamo imprescindibile verso l'ANARCHIA, che è adesione romantica e partecipata alla vita, progetto e slancio umano, dissoluzione delle barriere politiche, volontà di espressione e di giustizia sociale, rispetto per la natura e amore incondizionato verso un'idea di vita senza schemi né regole imposte come gabbie.
Una storia rock'n'roll, anarchica, benedetta dal demone della creazione, alla ricerca dello zio Harry che ha fatto perdere le proprie tracce perché è meglio vivere in mezzo agli orsi che essere ombre di questa alienazione contemporanea.
"Lunga vita alla gente delle caverne!"
L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret è stato presentato in varie sedi italiane agli inizi di dicembre 2007.
L'autore si è esibito in diversi reading performativi, accompagnato dal proprio violino.
A detta di quanti vi hanno partecipato, il "Devil tour" è stato un modo splendido per condividere i temi del libro, per far conoscere Norman al pubblico italiano, all'insegna della buona ospitalità, della fratellanza internazionale, nella ricerca di un contatto umano che nessun comunicato stampa o flyer o quarta-di-copertina saranno mai in grado di dare.
Giampiero Cordisco
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