Santità, a che serve Dio?

|

Da Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II

9788872020241.jpg

Autore: Laura De Luca

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 04/2005

Edizione corrente: 04/2005

EAN-ISBN: 9788872020241

Pagine: 120

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 13,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
Dalle apparizioni della Madonna di Fatima all'attentato a Giovanni Paolo II, il libro ricostruisce e traccia l'itinerario di un secolo.

La giornalista, testimone privilegiata del tragico evento del 1981, propone un collage di ricordi personali, documenti, fonti storiche riflettendo su una serie di interrogativi essenziali, del tutto aperti.

Attraverso una ricostruzione a metà fra la cronaca e il romanzo, l'autrice costruisce un mosaico di frammenti diversi, quasi una partitura musicale, dove le piccole storie di persone qualsiasi, si inseriscono nella più vasta cornice della grande Storia di tutta l'umanità, eleggendo così il pontificato di Woytjla a
emblema di tutto il Novecento.

In allegato, un CD audio che, alla maniera degli sceneggiati radiofonici, spettacolarizza, e allo stesso tempo documenta, questi stessi eventi con l'aiuto di documenti originali e testimonianze.

"Non è un libro per soli cattolici, né per credenti. Forse per chi vorrebbe credere in Dio ma, guardando il mondo, lascia perdere in tempo" (Rockstar)


Note biografiche
Laura De Luca giornalista di Radio Vaticana, autrice radiofonica, disegnatrice e scrittrice, ha pubblicato vari saggi e romanzi.

Tra le ultime opere: Tutti bravi ragazzi. Il sequestro Moro e sette testimoni involontari (Zona 2003).

Di recente si è occupata di musica, producendo il CD "Strane Coppie Musicali del Novecento" con il patrocinio della Discoteca di Stato.


Estratto
Asimmetrico scendo in piacchiata su mille teste.

Volo.

La piazza è colma, inclina un po a destra, mi pare, una volta su un lago ho visto una barca, inclinava
su un lato perché tiravano su le reti, che aria dolce c'era, proprio come stasera.

9788872020241bis.jpgStasera anche la piazza inclina da un lato, il pescatore è vestito di bianco, LO CONOSCO QUELLO, pesca senza reti, PESCA UOMINI, sta a braccia aperte a bordo di quel carro a motore, dall'alto seguo la scia che si apre di folla, di teste, per noi altri neppure una manciata di miglio, di mollica, di briciole.


Tra le braccia il pescatore bianco solleva una bambina, pesca una bambina, la posa, le braccia si alzano come ali senza troppe piume, salutano, cento altre ali senza proprietari svolazzano intorno, sono fazzoletti, specie di piume di riserva, poi mi taglia l'aria qualcosa di nero a lato SWISSSSSSSSSSSSSSCCC e poi:

BANG BANG

BANG BANG!

Cacciatori?

Se mi si spezza l'ala sono perduto, erano cacciatori?

Neanche per sogno; tanto tempo fa sapevo già alla perfezione chi erano i cacciatori, un piccione sa tutto, ma che ci fanno qui, i cacciatori?

Gridano tutti: «Fermalo, FERMALO!».

«La folla è tutta in piedi, quasi.

Non commentano la scena tragica cui hanno assistito.

Sono quasi tutti in silenzio, aspettano notizie (pausa: fischi o grida in lontananza), noi a nostra volta cercheremo di prendere nota e lasciamo aperto il canale anzi chiediamo alla sala controllo se il canale deve rimanere aperto oppure no.

Io abbandono un attimo la postazione e cercherò notizie, cercherò di sapere che cosa è successo, io posso solo vedere piazza San Pietro (pausa: un po di affanno), il mio compito era solo di riferire su un udienza generale (in sottofondo sirene della polizia o di autoambulanza), su una delle tante, affettuose udienze generali date da Giovanni Paolo II, un'udienza generale troncata da quattro-cinque spari in
rapida successione (altre sirene in sottofondo).

Il Santo Padre è stato evidentemente, certamente colpito (voci di tecnici vicini al radiocronista) »

Si è formato un vuoto, un risucchio dentro la gente, uomini e donne frullati come briciole da una folata di vento maestoso e impassibile nello stesso tempo.

L'ala è salva, ho perso giusto due penne, ho perso giusto due battiti, un piccione o mille piccioni siamo tutti la stessa cosa.

Sto facendo lezione di radiofonia, voglio diventare una giornalista della radio, voglio diventare una che dà le notizie senza farsi vedere, la buona coscienza del mondo, la voce della coscienza, invisibile e onnipresente.

All'improvviso il professore viene chiamato in direzione, non ci sono ancora i cellulari e lo sta cercando disperatamente il suo redattore capo dal Giornale Radio.

«Muovi il culo, hanno sparato al papa!»

In fretta e furia il professore si congeda dalla classe, dal rettore, da noi studenti.

Prima di essere un professore è un giornalista.

«Hanno sparato al papa, questa è una lezione fondamentale: all'occorrenza il radiocronista deve essere
pronto a schizzare sul posto. Per passare un servizio gli bastano due occhi e un telefono. La radio è poverissima. Io vado».

Che occasione, per noi studenti.

Occasione di studio, di pratica, esercizio di cinismo.

I giornalisti gioiscono sempre delle cattive notizie: solo le cattive notizie danno buone opportunità; e le notizie quasi sempre sono cattive.

In aula vengono accesi quattro sintonizzatori contemporaneamente.

Le tre reti RAI e la Radio Vaticana, ovviamente, già non parlano d altro.

Alla Radio Vaticana era in corso la radiocronaca dell'udienza generale, potrei sbagliarmi ma mi sembra che il cronista tiri un po il fiato.

In laboratorio-TV cinque monitor sono accesi sui tre canali RAI, su Telemontecarlo e su un emittente locale che già cercano di raccogliere dati su quanto è appena accaduto in quell'angolo di piazza San Pietro,
in quell'angolo di mondo

Per il momento filmati o riprese di quanto è successo non ce ne sono.

Dobbiamo immaginare, dobbiamo affidarci


.

Il professore Bouc

|

Teorie di un irascibile

9788890302244.jpg

Autore: Jean-Luc Coudray

Traduttore: Viviana Mucci

Editore: Edizioni Idea

Prima edizione: 01/2008

Edizione corrente: 01/2008

EAN-ISBN: 9788890302244

Pagine: 125

Rilegatura: brossura

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
I racconti, le novelle e i disegni di questo autore contemporaneo francese sono tutti caratterizzati da una dominante componente umoristica.

«Se è necessario raccontare delle storie per scrivere, detesto raccontare per raccontare», afferma lo stesso Coudray.

«Tutti i comportamenti e i pensieri dei miei personaggi devono essere mossi da una necessità e questa necessità è spesso quella dell'humour».

Il professore Bouc, lo stravagante studioso che si avventura in esperienze spaziali, quali un viaggio sulla Luna e su Giove, con i suoi ragionamenti assurdi arriva alla conclusione che non si può contare su niente, né tanto meno sulla scienza e sulla concezione che l'uomo si è fatto dell'universo.

Jean-Luc Coudray lotta contro la gravità della vita e l'irrisorio, vestendo di nuovo tutte le circostanze che ci assalgono.

Nei suoi racconti tutto conduce a situazioni assurde o in ogni caso inattese.

In questo libro la fonte dell'ironia di Coudray è la «scienza» del professore Bouc, una scienza snaturata che mette il suo potere dimostrativo al servizio dell'humour.


Note biografiche
Nato a Bordeaux nel 1960, Jean-Luc Coudray ha pubblicato in Francia undici opere, tra novelle, testi umoristici, disegni e soggetti di fumetti.

In Italia ha già pubblicato la "Guida filosofica del denaro" e recentemente Il signor curato (Edizioni Idea, gennaio 2008).


Estratto
Le invenzioni del professore Bouc

Il fatto che il professore Bouc continuasse a occuparsi di ricerca scientifica da fuorilegge e che, essendo stato escluso dal mondo dell'astronomia, avesse rifiutato qualsiasi evidenza scientifica e tecnologica del suo tempo, ormai non era più un segreto per nessuno.

Da quando lavorava da solo, si era messo in testa di riscoprire ogni cosa da zero, servendosi unicamente di strumenti rudimentali.

Lo si poteva scorgere mentre osservava ingenuamente la Luna con un piccolo cannocchiale e annotava su un taccuino osservazioni grossolane e imprecise, disseminate di interrogativi:

«Esistono oceani lunari?».

«Il nostro satellite è abitato?».

Di settimana in settimana, il professore copiava su quadernetti i suoi progressi quotidiani puerili e inquietanti.

Era alquanto strano, ad esempio, scoprire che aveva reinventato la calcolatrice meccanica di Pascal per prevedere le eclissi solari.

Ma nessuno si aspettava di vederlo in giro, col cannocchiale in spalla, sulla sua ultima reinvenzione, una vecchia bicicletta d'epoca con i cerchioni di legno, appositamente studiati per spostamenti più rapidi.

«Troppo facile», borbottava la gente.

«Non inventa niente di nuovo».

Eppure, chino sulle sue scartoffie, il professore Bouc aveva l'aria di chi sa il fatto suo e, andando per tentativi, riuscì a trovare il principio del motore a vapore, secondo il quale costruì un autoveicolo che raggiungeva i trenta chilometri orari, con grande dispendio di combustibile.

Tutte quelle invenzioni gli aguzzarono l'ingegno, lo avvicinarono alla filosofia e lo indussero a definire il metodo del dubbio sistematico, l'abbiccì di una mente scientifica.

Il professore Bouc tendeva a un crescente isolamento dal mondo moderno.

Ma cominciò a destare l'interesse dei più quando inventò l'antenato del razzo, oggetto che, per l'appunto, non aveva antenato.

Certo, il razzo del professore non andava né molto lontano né molto in alto, ma che ingegno!

Racchiudeva la grandezza dei secoli andati, in cui non venivano costruite semplici macchine, ma vere e proprie opere d'arte nella forma e nello stile.

Così, le invenzioni del professore Bouc andavano a rimpiazzare gli anelli mancanti della catena evolutiva degli oggetti articolati.

L'anziano accademico inventò anche alcuni locomotori destinati a occupare i posti vacanti della storia della locomotiva.

Un giorno costruì una sorta di rudimento della carriola così perfetto che venne spontaneo chiedersi se la carriola fosse stata davvero inventata di sana pianta, saltando a piè pari quell'indispensabile e ben riuscito intermediario.

Il professore Bouc riuscì a dare forma agli antenati degli oggetti apparentemente più moderni e fortuiti.

Il suo lungo lavoro sotterraneo permise al mondo scientifico e artificiale di affondare le proprie radici in un passato nuovo e sempre più credibile.

Il frigorifero, la televisione e il videoregistratore riscoprirono così le loro origini.

I videogiochi, i cellulari e i microcomputer si arricchirono di una vasta genealogia.

I cani robot, i televisori portatili, i gadget più futili e demenziali, insomma, risalirono alla matrice, sulla base di ricordi di impeccabile precisione.

Ma non è finita.

Autore di un passato che oramai si proclamava fonte delle invenzioni contemporanee, il professore Bouc divenne il padre spirituale di ogni scoperta scientifica e tecnologica del suo tempo.

Colmò il niente che precede ogni vera creazione dell'ingegno con una storia che riduceva ogni invenzione a pura fatalità.

Con congetture ben impostate sminuì il merito e il valore dei geni dell'umanità.

Mise in ridicolo gli uomini illustri, facendoli apparire nient altro che umili scavatori dediti a portare alla luce gli oggetti che già corredavano la Storia del professore Bouc.

E gli astronomi che avevano espulso l'accademico sapevano che ormai ogni loro scoperta era destinata a finire in pasto alla prodigiosa macchina genealogica che aveva assemblato, nella più completa impunità, quel fuorilegge della scienza.


.

Margarita Hesse

|
9788890302237.jpg

Autore: Manfredo Kempff

Traduttore: Antonio Vigilante

Editore: Edizioni Idea

Prima edizione: 01/2008

Edizione corrente: 01/2008

EAN-ISBN: 9788890302237

Pagine: 206

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12x18 cm

Prezzo di copertina: 15,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
In un ambiente machista, conservatore e ipocrita, Margarita Hesse incarna una donna che si confronta con i pregiudizi e le ipocrisie della società e del potere.

Scandalizza tutta la città quando, come delirando, comincia a raccontare pubblicamente e con indifferenza i suoi amori adulteri con un uomo molto in vista, Tomas del Riego.

L'ambizione senza scrupoli dei politici, le loro infedeltà, il rigetto della classe politica da parte della popolazione, i sollevamenti militari, le congiure di palazzo, fanno di Margarita Hesse un libro avvincente che riproduce aspetti dell'atmosfera politica e sociale latinoamericana in tempi non ancora lontani.

Margarita Hesse è un libro di sottile psicologia e ironia nell'esplorare il ruolo possibile o reale delle donne in politica e dietro la politica.


Note biografiche
Manfredo Kempff Suarez è nato a Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) nel 1945.

Gran parte della sua attività professionale è stata dedicata alla diplomazia e al giornalismo.

Tra le varie mansioni diplomatiche all'estero, è stato ambasciatore della Bolivia in Spagna e in Uruguay.

Inoltre, ha ricoperto importanti incarichi di governo, tra cui vice ministro degli Esteri e Ministro dell'Informazione nel suo paese.

Margarita Hesse è il suo secondo romanzo, pubblicato nel 1996 e in una seconda edizione nel 2001, dopo il grande successo che "Luna de locos" ha riscosso in tutta l'America latina.

Questa seconda opera, con i suoi particolari risvolti psicologici e politici, ha consacrato le qualità creative e letterarie dell'autore.


Estratto
Primo quaderno

Non so perché scrivo oggi, nella solitudine in cui mi sono ritirato.

Forse è una confessione giudiziale, una lettera alla mia famiglia, una prova nel caso fossi assassinato o, semplicemente, il mio testamento.

Forse non è niente di quel che suppongo e quando avrò finito di scrivere questi ricordi che mi mortificano, li butterò nel cestino della spazzatura.

Solo Dio sa che sarà di questi paragrafi e solo Lui sa che sarà di me, ateo fino a ieri.

Sono Tomas del Riego, un uomo che ebbe tutto e che è stato rovinato dalle impertinenze di una donna che lo ha fatto perdere.

Lei si chiama Margarita Hesse e nonostante tutto il male che mi ha fatto, apparentemente per un arteriosclerosi o una nevrosi o per un rancore nato dallo scoprire che le sono stato infedele con una ragazza che ha la metà della sua età, va dicendo ai quattro venti che mi ama.

E così racconta a tutti che è la mia amante e mi svergogna pubblicamente parlando delle mie intimità che da settimane costituiscono un pettegolezzo quotidiano.

Chiaramente, la conosce tutta la città, e quando dico «tutta» mi riferisco, naturalmente, a tutti coloro che si trovano al suo livello sociale e al mio.

Mi viene a cercare nel piccolo appartamento dove mi sono recluso, totalmente solo, senza nemmeno un maggiordomo, e io non la ricevo perché ho paura di ulteriori scandali.

Margarita mi parla, senza muoversi dalla porta, dicendomi che tutto quello che è successo tra lei e me è derivato dagli intrighi delle sue odiose amiche e di gente cattiva, che lei sa che hanno voluto uccidermi per colpa sua, e chiede che la perdoni.

Sostiene anche che lei non ha mai svelato il nostro amore, che devo andare a vivere a casa sua, oppure che potremmo scappare a Parigi, Madrid, o dove voglio, con tutti i suoi milioni.

Mi dice, persino, che se amo un altra, è disposta a perdonarmi e che darà dei soldi a quella tipa affinché non mi infastidisca e se ne vada per sempre.

Stranamente, è gelosa di una sconosciuta ma non di mia moglie.

Non le rispondo niente e resto seduto a terra appoggiato alla porta, ascoltando, incredulo, le divagazioni di questa donna, che fu così discreta, così colta, così delicata, e che, improvvisamente, si è convertita nell'essere più pericoloso che una mente malata possa creare.

Dopo anni in cui siamo stati amanti, ho perso il mio focolare, mi hanno buttato fuori del mio posto di ministro e il mio studio, che era così prestigioso e redditizio, si è convertito in un antro di fantasmi, dove non appare più nessuno.

Ed è persino possibile che finisca in galera se arrivassero ad accusarmi di averla voluta assassinare.

Io che non ho mai potuto uccidere nemmeno uno scarafaggio!


.

Lello Caravaglios il notaio in carta da ballo

|
9788895315003.jpg

Autore: Maria Luisa Mancini

Editore: Le Penseur

Prima edizione: 12/2007

Edizione corrente: 12/2007

EAN-ISBN: 9788895315003

Pagine: 184

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 12x19 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
Lello Caravaglios il notaio in carta da ballo è una biografia dal taglio romanzesco che ripercorre la vita del cantautore Napoletano "divenuto poi notaio" in forma piacevole e singolare.

Un racconto che, attraverso una serie di episodi, situazioni, eventi, evidenzia la poliedricità del personaggio.

Lello Caravaglios che, con le sue interpretazioni magiche, il suo modo di porre i brani così personale, così atipico e così unico riusciva a rendere ogni serata indimenticabile; artista che, con le sue note, ha fatto vivere momenti irripetibili ad una intera generazione e che la città di Napoli ricorda con nostalgia.

Il tutto ha come filo conduttore l'amore tra Lello Caravaglios e la moglie Marisa, un amore che continua a vivere nonostante Lello non ci sia più.

La biografia diventa inevitabilmente una biografia della coppia, così come la stessa autrice afferma nell'opera: La sua biografia è la biografia di questa coppia, i ricordi sono i loro ricordi, chiusi nello scrigno meraviglioso del quale ognuno dei due aveva la chiave.


Note biografiche
Maria Luisa Mancini (Napoli 1945) nel 1961 conosce quello che sarà il punto fermo della sua vita: il cantautore Lello Caravaglios con il quale si fidanzerà solo l'anno dopo.

Laureatasi in materie letterarie ha insegnato in varie scuole fino al 1982, quando, per essere più vicina al marito nella sua vita di nomade, lascia volontariamente l'insegnamento, ne diviene la segretaria e tale resta fino al 23 aprile 2003, data del decesso dello stesso.

Ora vive nella sua casa a Posillipo, tra i ricordi dell'adorato marito, rinviando ogni giorno a data da destinarsi il momento in cui liberare gli armadi, i cassetti e le librerie da tutto ciò che è appartenuto a Lui.


Estratto
...Un altro episodio ameno della vita di Lello è accaduto a Milano con Pippo.

Suonavano al Santa Tecla e dormivano in una pensioncina nei dintorni del locale.

Il proprietario di questa pensione era un napoletano trapiantato appassionato delle carte ed amava giocare a scopone scientifico e, soprattutto, in grado di farlo.

Dunque, la sera, prima di andare a suonare, Lello e Pippo si fermavano qualche momento a giocare a carte e, inevitabilmente, con la fortuna di chi non se ne importa niente delle carte, vincevano.

La cosa irritava considerevolmente il napoletano che continuava a covare odio e rancore contro i due ragazzi, colpevoli solo di batterlo al gioco, tanto che, l'ultimo giorno di permanenza del complesso a Milano non voleva farli partire se non fosse rientrato almeno della metà dei soldini che i ragazzi avevano vinto.

Il personale di questa pensione era formato di ragazze alte come bersaglieri e grosse come tronchi di baobab, che furono messe a guardia della porta di ingresso per non fare uscire i due meschini.

Lello, svelto ed agile riuscì ad infilare la porta con tutte le valigie, non senza aver preso molte bastonate in testa dalle energumene che lo inseguirono per due piani di scale a scendere, insieme a tutti gli altri ragazzi del complesso.

Comunque fu, giunti in strada, una volta che si contarono le ferite inferte a tutto il complesso, i ragazzi si accorsero che mancava Pippo.

Attesero un poco di tempo fuori della pensione e cominciarono a concertare sul da farsi per salvare l'amico.

Lello, con fare spavaldo, andò dai Carabinieri per fare il resoconto dell'accaduto e vedere il da farsi per permettere a Pippo di tornare sano e salvo a Napoli con loro.

Dopo ancora un poco di tempo, i Carabinieri accertarono il "sequestro di persona" da parte dell'albergatore e, poiché questi non godeva di buona fama presso le Forze dell'Ordine, decisero di intervenire.

Bussarono, si qualificarono, si fecero aprire e, con grande sorpresa, si trovarono di fronte Pippo seduto su di una sedia nell'ingresso, con le due valigie ai lati, che attendeva seraficamente non si sa che cosa.

«Pippo, che cosa ti hanno fatto, che cosa stai facendo lì?»

E lui, con una calma imperturbabile: «Che vuoi, lui mi ha detto fermo lì, non ti muovere, ed io mi sono seduto e stavo aspettando che tu facessi qualche cosa per tirarmi fuori di qui».


.

Il signor curato

|

Filosofie di un curato di campagna

9788890302213.jpg

Autore: Jean-Luc Coudray

Traduttore: Viviana Mucci

Editore: Edizioni Idea

Prima edizione: 11/2007

Edizione corrente: 11/2007

EAN-ISBN: 9788890302213

Pagine: 96

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 11x17 cm

Prezzo di copertina: 11,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
Autore di novelle e racconti umoristici e fumetti, Jean-Luc Coudray offre ancora una volta una prova delle sue eccezionali doti di narratore e creatore di personaggi.

La scrittura agile e veloce come pennellate e l'ironia che sconfina nella poesia e nella filosofia caratterizzano tutti i racconti di questo autore francese contemporaneo.

In questo breve racconto il protagonista assoluto è un curato.

Coudray ci guida nel suo mondo, nelle sue riflessioni solitarie su Dio, la fede e la vita, e nei suoi divertenti battibecchi con il diocesano.

Emerge una visione di Dio tutt'altro che ecclesiastica: il curato percepisce Dio nella natura, nella forza vitale del creato e nel mondo fisico e carnale.

Le chiese, dice, «sono scafandri di pietra», strani oggetti dove si pensa che per incontrare Dio sia necessaria una «cassa di isolamento sensoriale».

Ogni passaggio del racconto è intriso di sottile ironia: nella dialettica e nella cultura del paradosso il curato ha individuato la via per giustificarsi dalle accuse del diocesano e per trarre sempre gioia e profitto dalle conseguenze delle sue azioni.

Le sue argomentazioni e la sua visione del mondo risultano divertenti e allo stesso tempo fanno riflettere.

Avrà forse sempre ragione?

Ma è così importante avere ragione?

E cosa significa?

Un giorno accade qualcosa di quanto meno insolito: Lucifero, tra un impegno infernale e l'altro, si presenta al curato, e molto cortesemente gli chiede di scambiare due chiacchiere


Note biografiche
Nato nel 1960 a Bordeaux, Jean-Luc Coudray scrive novelle, testi umoristici ed è autore di fumetti e disegni d'humour.

In Francia ha pubblicato ventidue opere: undici novelle, racconti e brevi testi, e undici album di fumetti e disegni d'humour.

Tra le sue pubblicazioni: "Nona", "La Famille immobile", "Outrages à l'Evolution", "Les Histoires de M. Mouche", "2001 après Jésus-Christ".

In Italia è stata già tradotta e pubblicata la Guida filosofica del denaro.


Estratto
VI

Il curato aveva messo su un po' di pancetta.

Può sembrare strano che un uomo votato a un cammino di santità permettesse al suo stomaco segni di debolezza.

Ma il piacere di un buon pasto garantiva di terminare in modo positivo ogni segmento della giornata, rischiarandola e anticipando una lieta conclusione.

Perché l'organo della digestione, contrariamente a quello della riflessione, non si stanca mai delle stesse cose e prova regolarmente una ingenua soddisfazione, con l'innocenza che Dio si aspetta dall'anima.

Mangiare, bere e dormire sono i primi peccati vitali del bambino, oltre ai quali non conosce né gioia né riconoscenza.

Prestando molta attenzione alle richieste del suo corpo, il curato conservava l'istinto di amore dell'organismo satollo.

Perché la peggior tentazione per un timorato di Dio non è la golosità, né tanto meno il sesso, ma la disperazione.

Il curato, che cercava nella diversità del mondo le tracce della fedeltà di Dio, le trovava appunto nelle soddisfazioni corporali, che non conoscevano interruzione.

Ogni singolo cosciotto di montone gli avrebbe sicuramente procurato un sentimento di comunione con le cose, come è certo che due più due fa quattro.

Quale preghiera, quale meditazione avrebbe potuto destare una gioia altrettanto prevedibile?

Eppure c'erano poveri la cui pancia era vuota, e che non disponevano, come lui, di una tavola riccamente imbandita tre volte al giorno.

A questo il curato rispondeva che la sua pancia era il povero, i cui gridolini di fame giungevano al suo orecchio prima dei lamenti delle pance più lontane.

Certo, sapeva contenersi, sebbene una lieve rotondità dimostrasse il contrario.

Ma per poter amare chiunque, magro o grasso che fosse, era opportuno somigliare un po' all'uno e un po' all'altro.

La pancetta di troppo predisponeva il curato all'arte del perdono, come pure la sua inclinazione alla siesta pomeridiana o a un certo ozio mattutino.

Bisogna anche dire che il suo appartamento non era troppo riscaldato, e che un piccolo strato di grasso era il modo migliore per non sprecar legna.

Alcuni peccati permettono delle virtù, e la miglior virtù è quella di fare la scelta giusta.

A ogni modo, per suonare le campane o impressionare un assemblea con la sua presenza, al curato qualche chiletto faceva comodo.

Il sovraccarico ponderale è sinonimo di inerzia.

Ma l'inerzia, che è resistenza al cambiamento, è un primo passo verso i principi universali.

Qualche volta, certo, capitava che il curato cedesse al canto adulatore di un buon vino.

Fu perciò rimproverato di mascherare con l'ebbrezza le profonde angosce umane, per contemplare in modo artificioso le bellezze del cielo e della terra.

Ma secondo il curato, il vino, che nasconde alla coscienza la sua parte cattiva, agisce come la vita religiosa che dirige l'uomo verso la bontà.

Lo stato di ebbrezza non è affatto una menzogna, ma semplicemente un cambio di prospettiva.

Così, uno o due bicchieri di vino bianco al giorno gli consentivano di verificare lo stato della sua parte migliore.

È anche vero che era già capitato di avvistare il timorato di Dio, ed egli stesso lo confessava senza remore, mentre barcollava, in preda alla enorme difficoltà di interpretare correttamente il mondo dal punto di vista filosofico, morale e fisico, tanto da non riuscire a ritrovare né la strada della fede, né quella della verità, né quella della sua camera.

Ma tali smarrimenti, che si dileguavano con la stessa spontaneità di come si fa giorno, avevano la funzione di consolidare la modestia del curato che, in tal modo, si privava completamente dell'eventualità di sentirsi superiore al prossimo.

Il consumo di vino e la frequentazione di una donna sono solo il modo in cui gli uomini vagheggiano Dio.

Per questo i peccati della vita sono solo i sogni del giorno, mentre i sogni del sonno sono i peccati della notte.

«Il mondo è ben ordinato per ragioni pratiche», diceva a volte il curato, «ma è sostenuto da Dio, che è la grande follia originale.

L'ubriachezza, mettendo in subbuglio l'ordine del mondo, permette di vedere Dio».

Capitava anche che, vittima di consistenti digestioni, prolungasse il riposino mentre i fedeli aspettavano l'apertura della chiesa.

Quando poi apriva gli occhi e le porte, l'ora della messa era ormai passata.

Le persone, accalcate, si precipitavano in chiesa.

Erano trionfanti perché il curato era caduto in errore.

Alcuni rendevano migliore la propria anima con il perdono, altri si facevano grandi mostrandosi indifferenti alla colpa, altri ancora sovrastavano il curato con rimostranze e lamentele; tutti approfittavano della situazione.

«Traendo beneficio dal mio errore mi sollevate», li ringraziava il curato, tagliando corto la predica perché si era fatta ora di pranzo.


.

Carattere Grande | Piccolo

Pagine

Benvenuti

Editori registrati

Librerie Online italiane

Siti di libri

Informazioni per gli Editori