L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret

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Autore: Norman Nawrocki

Traduttore: Giampiero Cordisco

Editore: Editrice il Sirente

Prima edizione: 11/2007

Edizione corrente: 11/2007

EAN-ISBN: 9788887847116

Pagine: 264

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 12x19 cm

Prezzo di copertina: 12,50 Euro

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Descrizione
"Immaginatevi un intero consiglio di musicisti rock, o di poeti o di commediografi".

Una "storia rock'n'roll anarchica" che elude i confini geografici e letterari e ha l'andatura di un concerto.

L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret, pubblicato nel 2003 in Canada e negli Stati Uniti, scritto "tra un soundcheck e l'altro", è il diario on the road del rocambolesco tour europeo di "Rhythm Activism", che suona in nove paesi in sette settimane.

Il gruppo decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell'Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop.

Il racconto del tour tra quotidiane disavventure, alle prese con un pubblico eterogeneo in locali occupati, centri artistici e culturali ben organizzati, turbolente taverne di pirati, è anche quello delle storie di rom, lavoratori immigrati, rifugiati, artisti di strada, poveri che lavorano, emarginati giovani e anziani.

I protagonisti di queste "fiabe urbane sulla sottoclasse multietnica europea" sono gli esclusi dal "benessere" del neocapitalismo e della globalizzazione, vittime dell'intolleranza e del razzismo.

Mentre nelle periferie crescono disoccupazione e povertà, anarchici e squatters difendono gli spazi liberi che diminuiscono nel nome della "sicurezza", del "decoro", della speculazione edilizia.

L'auto-organizzazione delle comunità locali è consolidata e diffusa: Norman e i suoi compagni possono così contare sul sostegno dei centri della "rete internazionale anarchica", equivalenti agli "ateneos" gestiti dagli anarchici spagnoli prima e durante la rivoluzione del 1936-1939, messi fuori legge dai fascisti e tornati dopo la dittatura franchista.

Nell'Europa dell'Est percorsa dalla band coesistono ricchezza di tradizioni e trionfo del modello consumistico statunitense: qui Nawrocki cerca, come promesso al padre, il suo zio girovago in Europa, di cui pubblica le lettere mandate al fratello al tempo dell'occupazione nazista della Polonia, dove Harry ha fatto la Resistenza.

Il pensiero radicale dell'anarchismo di Michael Bakunin, della femminista Emma Goldman, di Enrico Malatesta, Buenaventura Durruti, del rivoluzionario Peter Kropotkin, fino a Noam Chomsky, tutti citati nel diario, muove dalla contestazione dell'ordine costituito e dalla denuncia delle sue iniquità.

La battaglia per il giorno lavorativo di otto ore negli Stati Uniti del 1896 e la difesa dei diritti dei nativi nel Canada, la rivolta degli indigeni dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln), nel 1994 in Chiapas, le mobilitazioni contro il nucleare in Germania, la denuncia delle condizioni di lavoro delle mondine nelle risaie, l'impegno di tutti i giorni nel rappresentare i dimenticati, costituiscono quindi altrettante testimonianze di lotta per un mondo libero, che si tratti di battersi contro l'imperialismo e le guerre, lo strapotere degli industriali e delle multinazionali, lo Stato autoritario e guerrafondaio, per la solidarietà con i lavoratori sfruttati e con gli oppressi.

La filosofia di questa "orchestra di notizie ribelli" ha radici nel cabaret "dissidente e sovversivo" di Bertold Brecht e si basa sulla commistione e distorsione dei generi, la collisione di lirico e prosaico, reale e immaginario, che caratterizzano sia il testo di Nawrocki sia la musica degli "attivisti del ritmo": il chitarrista e polistrumentista Kangaroo, regista d'avanguardia; il poeta, bassista e "primo clown" Shack; il batterista e sassofonista Elvas; Martine, sassofonista e responsabile della vendita di cd, libri, video, magliette e poster autoprodotti; GBB, gigante gentile e abile tecnico del suono.

L'ensemble di "Rhythm Activism" decostruisce e mescola avanguardia e danze popolari dell'Europa orientale, satira, farsa e rock squinternato; folk, punk e jazz, poesie, monologhi, leggende, citazioni di film e dalla cultura pop ("il peggio della tv" americana, pubblicità, pezzi da hit parade).

Il tratto di unione delle storie minori in cui la narrazione policentrica si ramifica è la possibilità di un rovesciamento sociale.

E la "resistenza culturale", a cui Nawrocki si richiama, è il mezzo più efficace per attuare una propagazione virale di controinformazione e rivolta contro i poteri insediati.


Indice
Introduzione

Rapallo, Italia, Luglio 1990

Olanda e Belgio
Una storia rock'n'roll anarchica
In quest'angolo
Benvenuti al nostro road show!
Confusione crescente
Spazzini

Rawicz, Polonia, Maggio 1937
Cosa tormenta il music business?
Ho corrotto il Diavolo...
Occupa la città
Fatti una vita, canadese
Poznan, Polonia, Maggio 1937
Amore al whisky
Uccelli notturni parlanti
Showtime
Opolé, Polonia, Febbraio 1940

Francia
L'innamorato di Saint-Malo
L'artista, l'avvoltoio, il mendicante
Da qualche parte fuori Cracovia, Ottobre 1941
La regina dell'ospitalità della musica indie
Estasi a Digione

Svizzera
Russando a Zurigo
Zuppa d'anatra
Politicanti vs. Avvoltoi Culturali
Sui monti Tatra, Zakapone, Polonia, 1944

Austria
Strudel di mele
Centrifuga
Ho corrotto il Diavolo...
Testa instabile da furgone in viaggio
L'uomo, il corvo, il bassotto

Germania
Suona, vendi, tieni i conti
Madre, la verità è questa
Cracovia, Polonia, Novembre 1946
Il clown, il violinista, il padre
Ho corrotto il Diavolo...
La casa di Pippy Calzelunghe
Una notte a Berlino
Ho corrotto il Diavolo...
Cat Woman, Dog Boy e Snake Man
Rimborso alla frontiera tedesca
Pilsen, Cecoslovacchia, Gennaio 1956

Ungheria
Benvenuti nel capitalismo
Hank Williams all'Hotel Lucky
Madame Pompomalour
Casa di cura
Imparare a insultare
Burocrate del peperoncino
Vienna, Austria, 1961
La terra dei Rom
Il giuramento dell'ipocrita
Il vortice musicale

Repubblica Ceca
Pilsen, città della birra
Sprecarlo
Digione, Francia, Febbraio 1979
L'ora esatta, per favore
Ho corrotto il Diavolo...
Creazione di dio: Vladimir
Quei cioccolatini
Guerriere del drago
Il Circo Berousak
Elizabetha
Budapest, Ungheria, Ottobre 1986
Maledetti zingari!
Sulla strada per Dubi
Tabor, Repubblica Ceca, Aprile 1977

Germania
Tom Waits diventa zapatista
Amplificatore in fiamme
Anarchia del Primo Maggio
Nessun presente, Nessun futuro
Sulla strada per il Gottardo
Gnomi in vendita
Montréal, Francia, Maggio 1997
La pompa, il burattino, il piano

Italia, Olanda e Francia
Il compleanno di Bakunin
Ho corrotto il diavolo...
Accanto alla bara di un bambino
Calano le maschere
Grenoble, Francia, Luglio 1997
Le danze di Le Havre
Solothurn, Svizzera, Luglio 1997

Repubblica Ceca
Il bacio di Frank Zappa

Poscritto

Breve guida bibliodiscografica


Note biografiche
Norman Nawrocki (Autore)
Figlio di immigrati polacco-ucraini, Norman Nawrocki è nato a Vancouver, nell'estrema provincia occidentale canadese del British Columbia, e si autodefinisce "sex educator, cabaret artist, musician, author, actor, producer and composer".

Il suo legame con la parola scritta si manifesta dall'età di 14 anni, quando scrive il suo primo libro, "Why I am an Anarchist".

Nel 1981 si sposta a Montréal, nella provincia francofona del Québec, dove intraprende la carriera di artista-cabarettista, e nel 1985 fonda con il chitarrista Sylvain Coté "Rhythm Activism", gruppo anarchico underground.

Nawrocki, violino e voce della band, al suo ottavo libro, è titolare della casa editrice e discografica indipendente Les Pages Noires, attraverso la quale ha realizzato tre libri e più di cinquanta album tra cd e cassette come solista, con "Rhythm Activism", i veterani del punk canadese "DOA", gli olandesi "The Ex" e altre band.


Giampiero Cordisco (Traduttore)
Nato nell'estate del 1979, Giampiero Cordisco si laurea in lingue nell'estate del 2005 con una tesi su Nick Cave.

Poi frequenta un master per redattore editoriale che lo conduce dritto dritto fino a Roma, dove incontra dapprima le edizioni nottetempo e poi il Sirente.

Quindi, nell'estate del 2007, traduce L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret di Norman Nawrocki una traduzione favulossa, come l'autore ama ricordare.

Negli inverni, fra un'estate e l'altra, ascolta e produce musica inascoltabile sotto la dicitura collettiva "Obsolescenza Programmata", legge qualche libro, parla il meno possibile, cerca lavori che ottiene, inevitabilmente, solo per l'agosto successivo, di norma intorno al quindici del mese.

È in partenza per Bucarest, ma ne ignora il motivo.

A tutt'oggi vanta un debito di trentamila euro con il padre, che non di rado si intromette nei suoi sogni altrimenti sereni per avanzare richieste di pagamento.

Bella vita.


Estratto
I saw myself, held myself, hand to hand
Headless, I, too, walked in this strange new land.

In genere, avrei nascosto il mio diario sotto il letto, sperando che nessuno osasse guardarlo.

Adesso, invece, vi chiedo di darci un occhiata.

Scorrete rapidamente le pagine.

Leggete cosa succede quando quelli del mio gruppo e io decidiamo di iniettare un po' di rock'n'roll
canadese, anarchico, importato, nelle braccia aperte dell'Europa.

Dal vivo, come "Rhythm Activism", mettiamo in scena un cabaret politico di alto livello che garantisce di scuotere, turbare e mettere in discussione.

Come?

9788887847116bis.jpgPrendiamo il meglio del cabaret tradizionale europeo, lo combiniamo con il peggio della tv americana, vi gettiamo dentro una musica tradizionale e all'avanguardia piena di sorprese, aggiungiamo un po' di farsa, costumi e maschere e rinforziamo il tutto con un messaggio sociale impegnato.


Facciamo anche ballare la gente, da Berlino a New York.

Sulla carta, è dura riprodurre l'energia e il puzzo di quattro ragazzi che suonano come se ogni show fosse l'ultimo, come se ogni parola, ogni movimento delle dita e delle mani contasse quanto un battito del cuore o un respiro.

Sul palco, il mondo reale arretra, e si ferma.

Il mal di testa scompare.

Il cibo unto e nauseante prima dello show non c'è mai stato.

Se non fa parte della scaletta, dimenticalo.

Quello schizzo di sangue?

Mettilo in scena.

Il microfono inclinato, l'amplificatore fumante, la corda sfasata, i calzini umidi e sudaticci, i cavi: fottuti cavi economici in sconto, mai che funzionassero bene, maledetti, questo mondo conta.

Sono cruciali le qualità di esecuzione della plastica, della gomma, del metallo, del legno, delle corde vocali, dei muscoli e delle ossa, questo è importante.

Una stonatura fa male.

Trecento paia di orecchie possono non farci caso, ma le tue sì.

Fai un casino, e i compagni della band sanno essere implacabili.

Dai di più della notte precedente e forse nessuno se ne accorge.

Perché sul palcoscenico, per quell'ora o due di questa sera, conta la verità del tuo La vibrante, conta la resa, la sostanza di ciò che stiamo cercando di dire, conta ogni emozione guidata dall'istinto.

Non esiste nient'altro.

O almeno, questo è ciò che ci convinciamo a credere.

Ma la musica, il teatro, lo slancio ad esibirsi sono solo una parte di questa storia a volte triste, a volte esilarante, di uno speciale tour europeo visto attraverso i miei occhi iniettati di sangue.

Il resto "i momenti che stanno in mezzo" ha poco a che fare con il mondo della musica, della scenotecnica e della cultura d'avanguardia della band.

Il resto sono fiabe urbane.

Parlano della nuova sottoclasse multietnica europea: i poveri che lavorano, gli immigrati, i giovani emarginati e i vecchi che vivono nell'ombra.

Per loro non ha importanza la nostra musica, non conta la nostra capacità d'interessare il pubblico, né il nostro tentativo di contribuire a promuovere la resistenza culturale.

L'Europa ama gli artisti che la visitano, e ci tratta bene.

Ma quando mai l'Europa è stata generosa con i rifugiati, con i Rom, con i lavoratori immigrati, con i sempre fedeli Slavi, con le donne che lavorano per le strade e i mendicanti che tengono i marciapiedi sgombri da mozziconi di sigarette e torsoli di mele?

In un mondo di fantasia globalizzata, queste persone rappresentano il nuovo volto sfregiato dell'Europa: incerto e insicuro, carico di un disincanto crescente.

Riflettono un Europa in movimento, segnata da tensioni politiche e etniche nel momento in cui est e ovest, vecchio e nuovo, competono per il futuro ricordando il passato.

Questo libro è stato scritto tra un soundcheck e l'altro, caricando e scaricando l'attrezzatura della band, sorseggiando birra.

Ho trascorso il mio tempo con decine di ragazzini di strada, prostitute, barboni e senzatetto che incontravo sulle panchine dei parchi, nei caffè alle stazioni degli autobus e nei vicoli puzzolenti dietro ai locali in cui suonavamo.

Tra cibo e bevande condivise, ascoltavo.

Queste conversazioni diventavano storie vere e racconti incredibili, la realtà di gente a cui nessuno di solito dava ascolto.

Benché non possa rivedere queste persone, potrebbero essere i miei vicini o i vostri, la donna licenziata la scorsa settimana o il tipo che invecchia sulla panchina alla fermata dell'autobus.

Potrebbero stare fra il pubblico del nostro prossimo tour o sulla prima pagina di un giornale a chiedere a gran voce Lavoro, Cibo, Pace e Giustizia.

In questo libro ho cambiato i nomi e le caratterizzazioni dei membri della band.

Tra le pagine del diario ci sono lettere di uno zio a mio padre.

Pensavo che queste lettere fossero scomparse, ma sono riemerse in tempo per essere incluse nel libro.

Vedete, questo non è stato un tour normale.

Mio padre malato mi ha chiesto di rintracciare suo fratello di cui non aveva notizie da anni.

Gli ho detto che avrei provato.

Siamo un gruppo, e la nostra musica vive di video, di cd e di Internet.

Ogni tanto impareremo che la nostra musica ispira gli ascoltatori, li trasforma in sostenitori e li aiuta a rafforzare o a dar vita alle loro visioni di un mondo nuovo, più libero e più onesto.

Vorrei pensare che queste storie daranno pure vita a visioni diverse, anche se per un solo momento, quel momento in cui verità e finzione, realtà e sogno diventano indistinti, in cui i sogni degli stranieri, i sogni di quelli del mio gruppo, i sogni dei miei amici e i vostri sogni, cari lettori, vengono liberati, mettono radici e crescono.

Unitevi a me e al Diavolo e lasciate che questo cabaret abbia inizio.

Norman Nawrocki,
Montréal, 2002


Note
L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret fanno cabaret di Norman Nawrocki è il primo romanzo in traduzione pubblicato per la nuova collana del Sirente, una collana che già dal nome (il Sirente FUORI) vuole affermare la propria adesione a un'idea di letteratura marginale e periferica, dove MARGINI e PERIFERIE non sono da intendersi solo in senso strettamente spaziale e geografico, ma soprattutto nei termini di una discussione (umana, letteraria, politico-sociale) ALTRA, lontana dalle opinioni dominanti e dall'omologazione imperante.

In effetti, L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret racchiude entrambe le interpretazioni dell'essere FUORI: se l'autore canadese di origini polacco-ucraine è un esempio unico di decentramento e mescolanza (sia artistica che umana in senso stretto), il libro in sé è una summa di generi e di modalità narrative.

Troviamo al suo interno il diario di viaggio (che è un viaggio dentro l'idea stessa di underground musicale nell'epoca di MTV) la short story, il romanzo epistolare, il romanzo di ascendenza gotica e virato in chiave urbana e contemporanea.

Un libro che ne vale quattro, sintesi perfetta fra generi e stili diversi, un amalgama di mondi possibili, popolati dagli invisibili di oggi: mendicanti, prostitute, disoccupati, artisti senza fama, gente di strada, precari dell'esistenza sono loro i protagonisti e gli ispiratori di queste "nuove fiabe", sono loro la base di un richiamo imprescindibile verso l'ANARCHIA, che è adesione romantica e partecipata alla vita, progetto e slancio umano, dissoluzione delle barriere politiche, volontà di espressione e di giustizia sociale, rispetto per la natura e amore incondizionato verso un'idea di vita senza schemi né regole imposte come gabbie.

Una storia rock'n'roll, anarchica, benedetta dal demone della creazione, alla ricerca dello zio Harry che ha fatto perdere le proprie tracce perché è meglio vivere in mezzo agli orsi che essere ombre di questa alienazione contemporanea.

"Lunga vita alla gente delle caverne!"

L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret è stato presentato in varie sedi italiane agli inizi di dicembre 2007.

L'autore si è esibito in diversi reading performativi, accompagnato dal proprio violino.

A detta di quanti vi hanno partecipato, il "Devil tour" è stato un modo splendido per condividere i temi del libro, per far conoscere Norman al pubblico italiano, all'insegna della buona ospitalità, della fratellanza internazionale, nella ricerca di un contatto umano che nessun comunicato stampa o flyer o quarta-di-copertina saranno mai in grado di dare.

Giampiero Cordisco


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Electronic paintings

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Autore: Wim Wenders

Traduttore: Maria Serena Sapegno

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 06/1993

Edizione corrente: 06/1993

EAN-ISBN: 9788872020012

Pagine: 132

Rilegatura: Cartonata con plastificazione opaca

Dimensioni: 25x30 cm

Prezzo di copertina: 46,50 Euro

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Descrizione
Dopo la grande attenzione suscitata da Una volta, il libro di Wim Wenders fotografo e narratore, le Edizioni Socrates fanno ora conoscere il Wenders pittore.

Ben 35 "electronic paintings" (8 dei quali esposti con grande successo alla Biennale di Venezia) che costituiscono la parte centrale del volume e rappresentano la più ampia, ricca e inedita documentazione a livello internazionale finora esposta o pubblicata di questo lavori del regista.

Paesaggi, volti, bambini, città, apparizioni affascinanti: risultato di invenzione ed elaborazione elettronica che Wenders ha "dipinto" durante la lavorazione del suo film "Fino alla fine del mondo".

L'occhio e la poesia del regista tedesco si ritrovano in queste straordinarie immagini "elettroniche" dai colori vividi, esaltati da una presentazione tipografica di alto livello.

Completano il volume bilingue (inglese e italiano), prestigioso e di grande formato, 27 acquerelli, disegni, collages e incisioni che Wim Wenders ha realizzato tra il 1963 e il 1980 e che arricchiscono la conoscenza del suo ormai mitico "sguardo".

Non solo una documentazione assolutamente inedita del suo primo interesse per la pittura, ma anche una ulteriore chiave per penetrare nel mondo di un autore poliedrico e assolutamente fondamentale per la comprensione della contemporaneità.

Da segnalare in apertura del libro un saggio di grande respiro di Achille Bonito Oliva, che ci introduce al fascino inconfondibile del cinema di Wim Wenders.


Indice
L'inviato speciale (nella realtà)

Special correspondent (in reality)

Achille Bonito Oliva

Electronic Paintings

Wim Wenders

Tavole/Plates

Electronic Paintigs

Tavole/Plates

Altri lavori/Other works

Note biografiche/Biographical Notes

Mostre/Exhibitions

Elenco delle opere/List of works


Note biografiche
Wim Wenders è indubbiamente il regista più famoso del "nuovo cinema tedesco".

Venerato dai cinéphiles ("Nel corso del tempo" - "Alice nelle città" - "Lo stato delle cose"), dopo la lunga esperienza americana Paris, Texas) si è imposto all'attenzione del grande pubblico.

Wim Wenders, per l'innovazione del linguaggio cinematografico e per la tensione morale che anima i suoi personaggi, è diventato uno dei Maestri incontrastati del cinema contemporaneo ("Il cielo sopra Berlino" - "Fino alla fine del mondo" - "Buena Vista Social Club"), consacrato anche dai Festival di tutto il mondo Cannes, Venezia, Berlino)


Estratto
Le nostre immagini furono tutte riportate su nastro ad alta definizione quindi sottoposte ad un procedimento digitale, alcune di esse anche per oltre un centinaio di generazioni di effetti differenti.

Sean Naughton ed io sottoponemmo queste immagini ad ogni possibile manipolazione, utilizzando paint-box, matte-box, correttori cromatici ed ogni altro trucco immaginabile.

Partivamo da un idea: il cervello nel sonno funziona in modo misterioso, cacofonico, incontrollato e autoregolato, per metà profezia visionaria o poesia.

9788872020012bis.jpgCosì tentammo di liberare allo stesso modo il mezzo elettronici per scoprire cosa avrebbero fatto tutti i milioni di pixel di ciascuna immagine una volta che fossero stati messi in libertà, oppure se si potessero controllare nello stesso modo spontaneo in cui un pittore può usare i suoi pennelli o i gessetti i colori.


Nel corso di questa avventura arrivammo lentamente a capire il meccanismo interno del procedimento digitale e dopo un certo periodo di frustrazione, dopo insuccessi e delusioni, finalmente lo schermo ad alta definizione iniziò a mostrarci immagini straordinarie: in colori vivaci e con incredibile brillantezza e definizione, ecco apparire le stesse immagini con cui avevamo iniziato, ma esse avevano acquisito una qualità del tutto particolare e unica. [ ]

Eravamo orgogliosi di aver prodotto un'opera pionieristica e di a aver mostrato come il video ad alta definizione offra ampie possibilità di espressione artistica che possono certamente arricchire il cinema e che potranno divenire il linguaggio per immagini del Duemila. [ ]


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La terra di Tinarea

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Autore: Ines Cilione

Editore: Laruffa Editore

Prima edizione: 12/2007

Edizione corrente: 12/2007

EAN-ISBN: 9788872213472

Pagine: 261

Prezzo di copertina: 12,00 Euro


Descrizione
Una catastrofe imminente.

Un antico Regno in pericolo.

Un Re fanciullo, un drappello di impavidi eroi e un Vecchio saggio alla ricerca della salvezza e della verità.

Un'avventura entusiasmante che vi terrà col fiato sospeso fino all'ultima pagina.


Note biografiche
Ines Cilione è nata a Reggio Calabria nel 1976.

Coltiva da sempre l'interesse per la scrittura;

"La terra di Tinarea" è il primo libro pubblicato dall'autrice.


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Un'allucinazione fiamminga

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Il Morgante Maggiore raccontato da Manganelli

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Autore: Giorgio Manganelli

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 11/2006

Edizione corrente: 11/2006

EAN-ISBN: 9788872020296

Pagine: 288

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

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Descrizione
Se Calvino è stato a lungo suggestionato dall Orlando Furioso, Manganelli lo è stato, e altrettanto a lungo, dal Morgante Maggiore, il primo grande poema epico e cavalleresco italiano.

Luigi Pulci lo scrisse verso la fine del Quattrocento in un linguaggio pirotecnico che vira spesso in direzione del comico e del paradossale, e l'autore di "Hilarotragoedia" fu sempre affascinato dalla sublimità con cui i motivi "eroici" vengono continuamente rovesciati nel riso e nell'espressione popolare.

Un'allucinazione fiamminga, interamente inedito, è la sapiente selezione di versi e il raffinato, vorticoso commento che Manganelli propose per un programma radiofonico della Rai, al principio degli anni Settanta: un viaggio epico, comico e colto insieme al paladino Orlando e al gigantesco Morgante che si converte al cristianesimo, a Rinaldo e al mago Malagigi, a re Carlo e a Gano il traditore, attraverso tutte le loro fantasmagoriche vicende di guerre e amori, furori e nobiltà, portentosi duelli e pantagrueliche mangiate.

Un imperdibile, raffinatissimo gioiello inedito dell'epica cavalleresca e comica raccontata da Giorgio Manganelli.


Indice
MANGANELLI E IL "MORGANTE": UNA LUNGA STORIA DI ALLUCINAZIONI E FELICITA'
di Graziella Pulce

NOTA AL TESTO

UN'ALLUCINAZIONE FIAMMINGA
Il "Morgante Maggiore" raccontato da Manganelli

PRESENTAZIONE

PRIMA PUNTATA
Cantare I

SECONDA PUNTATA
Cantare II
Cantare III

TERZA PUNTATA
Cantare IV
Cantare V
Cantare VI

QUARTA PUNTATA
Cantare VII
Cantare VIII
Cantare IX

QUINTA PUNTATA
Cantare X
Cantare XI

SESTA PUNTATA
Cantare XII
Cantare XIII
Cantare XIV
Cantare XV

SETTIMA PUNTATA
Cantare XVI
Cantare XVII

OTTAVA PUNTATA
Cantare XVIII

NONA PUNTATA
Cantare XIX

DECIMA PUNTATA
Cantare XX
Cantare XXI

UNDICESIMA PUNTATA
Cantare XXII
Cantare XXIII
Cantare XIV

DODICESIMA PUNTATA
Cantare XXV

TREDICESIMA PUNTATA
Cantare XXVI

QUATTORDICESIMA PUNTATA
Cantare XXVII

QUINDICESIMA PUNTATA
Cantare XXVII
Cantare XXVIII


Note biografiche
Giorgio Manganelli (1922-1990) è considerato il più grande critico letterario italiano del secondo Novecento, ma fu anche narratore, traduttore, corrispondente, visionario.

La sua opera più celebre, Centuria, gli valse nel 1980 il premio Viareggio.

Appartenne al Gruppo 63, tradusse Poe su invito di Calvino, scrisse La letteratura come menzogna, Pinocchio: un libro parallelo, ""Angosce di stile".


Estratto
Siamo a Firenze, alla fine del '400, una città di borghi bui e duri, minacciosi cantoni, merlature, case dalle finestre anguste, buone per un mortale agguato di frecce, ma da qualche anno quali e quante belle chiese, mercati e folle disordinate e un po canagliesche.

Se ci guarderemo attorno, da qualche parte sotto un edicola di San Giovanni, tra i banchetti dei rivenduglioli del contado, vedremo il primo protagonista di questa storia, il cantafavole.

Ne incontreremo più d'uno.

Chi parla delle guerre di Firenze e Lucca e Pisa, chi ripete una qualche fola vecchia di secoli.

Una favola d'amore come Florio e Bianciflore, come il paladino Orlando e Alda la bella.

Da quanti secoli Orlando, "Roland di Francia", è morto nelle gole di Roncisvalle tradito da Gano?

Forse da sei secoli, forse da sempre ma non v'è borgo di Francia, d Italia, di Spagna, d'Inghilterra nel quale non si sia tempestato e furoreggiato e pianto per il più bel paladino del mondo.

E quel Gano di Maganza malnato traditore.

Ma perché non toglierlo di mezzo subito, alla prima trama?

Cos'è della razza di Giuda? Che può morire solo dopo aver perpetrato il suo irreparabile delitto.

E quel Carlo Magno ma non è, diciamo, un po troppo ingenuo, un dabbene, magari un gran Re, ma perché non è di mano più ferma, lui che ne ha viste mai tante.

Eh, si sa Carlo è vecchietto, vorrebbe tutti d'accordo, al male lui non ci pensa.

Per questo il poveretto dovrà un giorno strapparsi la barba e piangere lacrime inutili.

Per secoli, in tutti i dialetti d Europa, in rime rozze e calde, le storie dei paladini furono la bella letteratura dei poveri.

Una fiaba di amori, di audacie, di tradimenti, c'è qualcosa di più bello al mondo?


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Memorie mediterranee

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Viaggi in Spagna, Marocco, Costantinopoli e Sicilia

9788872020272.jpg

Autore: Edmondo De Amicis

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 11/2006

Edizione corrente: 11/2006

EAN-ISBN: 9788872020272

Pagine: 375

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 16,00 Euro

Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia


Descrizione
Memorie mediterranee è una selezione delle più belle pagine di viaggio di questo autore appassionato e coltissimo, spiritoso e acuto, capace di affascinare il lettore raccontandogli quanto sia semplice trovare una donna per la notte negli alberghi di Istanbul spacciandosi per un pittore in cerca di modelle, o descrivendo gli sguardi furtivi delle odalische dietro le paratie degli harem e il destino crudele e insensato degli eunuchi.

Alla loro figura nobile e tragica di difensori della passione carnale a cui essi non potranno mai accostarsi, il giovane autore dedica pagine ardenti e memorabili.

Di Fez e Istanbul, del Marocco, di Cipro e delle isole greche, Edmondo De Amicis restituisce un immagine viva e vera, esotica e ammaliante.

Questo libro, arricchito da tavole dell'epoca firmate da Cesare Biseo per l'edizione francese dei testi deamicisiani, si offre infatti anche come una guida ineguagliabile e puntuale dei quartieri e dei monumenti, dei colori e delle attività da svolgere giorno per giorno in terre di cui permane ancora intatto il fascino e l'incanto.

Memorie mediterranee è un libro che affascinerà chiunque ami l'esotismo del Medioriente, di luoghi favoleggiati come Istanbul, le isole greche e il Marocco: per chi viaggia, dunque, ma anche per chi è appassionato di quelle terre e culture oggi così al centro dell'attenzione generale.

Le tavole illustrate di Cesare Biseo rendono il libro ricco e prezioso anche per coloro che sono rapiti dall'iconografia di quei luoghi, ed Edmondo De Amicis è uno dei nomi della letteratura italiana più cari al grande pubblico.


Indice
IL MONDO COME BOZZETTO. DE AMICIS PROSATORE IN VIAGGIO
di Emanuele Trevi

NOTA AL TESTO

MEMORIE MEDITERRANEE

TESTI TRATTI DA "SPAGNA" (1873)
Barcellona
Saragozza
Madrid
Cadice

TESTI TRATTI DA "MAROCCO" (1876)
Tangeri
Fez

9788872020272bis.jpg TESTI TRATTI DA "COSTANTINOPOLI" (1878)
L'arrivo
Cinque ore dopo
Il ponte
Stanbul
All'albergo
Galata
Il gran bazar
I cani
Gli eunuchi
Gl'italiani
La cucina
Maometto
I greci
Gli ebrei
Il bagno
Santa Sofia
Le turche
Gli ultimi giorni

TESTI TRATTI DA "RICORDI DI UN VIAGGIO IN SICILIA" (1908)
Messina
Palermo

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
A cura di Nefeli Misuraca


Note biografiche
Edmondo De Amicis (1846-1908) è l'autore di Cuore, uno dei libri italiani più letti di tutti i tempi, ed è stato tra i fondatori del Partito Socialista Italiano.

Patriota fervente e uomo di ardente impegno civile, fu una punta di diamante della generazione che portò all'unità d'Italia e uno tra i più grandi nomi della letteratura di viaggio dell'Ottocento.

Si ricordano, tra i suoi reportage di viaggio, quelli dedicati alla Spagna (1873), all'Olanda (1874), al Marocco (1876) e a Costantinopoli (1878) da cui è tratto questo libro.


Estratto
Era una mattina piovosa di febbraio, e mancava un'ora al levar del sole.

Mia madre mi accompagnò fin sul pianerottolo, ripetendomi in fretta tutti i consigli che mi soleva dare da un mese, poi mi gettò le braccia al collo, diede in uno scoppio di pianto, e disparve.

Io rimasi un momento là col cuore stretto, guardando la porta quasi sul punto di gridare: Apri! Non parto più! Resto con te! poi mi cacciai giù.per le scale, come un ladro inseguito.

Quando fui nella, strada, mi parve che tra me e casa mia si fossero già stese le onde del mare, e alzate le cime dei Pirenei; ma benché da tanto tempo aspettassi quel giorno con impazienza febbrile, non ero punto allegro.

Incontrai alla svoltata d'una strada un medico mio amico che andava all'ospedale, e ch'io non aveva visto da più d'un mese; mi domandò: "Dove vai?" "In Spagna," risposi.

Non mi voleva credere, tanto il mio viso accigliato e melanconico era lontano dall'annunziare un viaggio di piacere.

Per tutta la strada, da Torino a Genova, non pensai che a mia madre, alla mia camera che
restava vuota, alla mia biblioteca, alle care abitudini della mia vita alle quali davo un addio per molti mesi.

Ma Genova, la vista del mare, i giardini dell'Acquasola e la compagnia di Anton Giulio Barrili, mi restituirono la serenità e l'allegrezza.

Ricordo che mentre stavo per scender nella barca che mi doveva condurre al bastimento, mi fu data una lettera da un fattorino d'albergo, nella quale non erano che queste parole: «Tristi notizie di Spagna. La condizione di un italiano a Madrid, in tempi di lotta contro il Re, sarebbe pericolosa. Persisti a partire?».

Saltai nella barca, e via.


Note
La collana Paralipomeni, diretta da Simone Barillari, raccoglie le opere minori dei più grandi autori della letteratura italiana: testi d'occasione, scritti incompiuti, articoli di giornale e corrispondenze di viaggio, excursus saggistici, diari ed epistolari.

Ogni volume della collana è arricchito da illustrazioni e apparati critici, riproduzioni d'epoca e pagine autografe che restituiscono a questi testi l'importanza e la fragranza originarie, facendone piccoli gioielli per gli appassionati della letteratura e del libro.

Nei più grandi autori certi improvvisi bagliori del talento si aprono in luoghi incalcolati e spontanei: spesso l'immagine che svela un romanzo è stata offerta quasi come un indizio in un brano di critica letteraria, e nel controluce della lettera a un amico è capitato spesso di distinguere la filigrana di un personaggio; e quante volte l'ossessione per un tema dominante e il taglio di un pensiero sono stati orditi dentro un diario di appunti o in un racconto rimasto poi in ombra, quante volte l'effetto di certi giri di frase e ritmature della prosa è stato provato prima, quasi con noncuranza, nell'articolo di un giornale o nella corrispondenza di un viaggio.

In questi luoghi imprevisti e apparentemente minori ogni grande autore ha sempre disseminato, per volontà o per occasione, importanti segni di sé, inconfutabili frammenti del diamante: piccole parti come miniature del tutto.


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