Ragione e fede in Occidente
Autore: Javier Prades Lòpez
Traduttore: Chiara Sellinger
Editore: Edizioni Cantagalli
Prima edizione: 11/2007
Edizione corrente: 11/2007
EAN-ISBN: 9788882723408
Pagine: 144
Dimensioni: 13,5x21,0 cm
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
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Descrizione
Nostalgia di Resurrezione. Ragione e fede in occidente è il libro di Javier Prades (professore di Teologia Dogmatica a presso la facoltà di Teologia San Dàmaso di Madrid) che fornisce un quadro globale della situazione dell'io postmoderno: l'io viene preso in esame dal punto di vista filosofico, psicologico, sociologico e religioso.
In modo chiaro Prades riflette sulla "gratuità" come condizione di base dell'esistenza vissuta come dono.
La gratuità viene connessa al tema della Resurrezione considerata come esperienza storica.
Un fatto concreto che può rendere ragione del negativo, del male del mondo.
L'occidente ha abbandonato progressivamente l'idea della vita come dono, per sostituirvi quella di diritto assoluto in cui l'imperativo categorico kantiano "devi quindi puoi" viene sostituito con "puoi quindi devi", a sottolineare una sorta di onnipotenza del soggetto che non vuole porsi alcuna limitazione, essendo padrone di sé stesso.
La convinzione diffusa che la vita sia un diritto in quanto tale e non sia da mettersi in relazione con un Altro che l'ha donata, emancipa l'uomo dalla relazione col Creatore, esperito come padre.
La strumentalizzazione della psicanalisi freudiana ci ha portato a rifiutare il concetto di paternità.
Ne deriva la percezione diffusa di un tempo senza padre e quindi privo di prospettiva autenticamente storica e vera.
Un io che non ha la forza di avanzare storicamente, di farsi padre, per cedere alle lusinghe virtuali di un eterno presente.
Un io che nell'esaltazione del soggetto si debilita: un "homo tecnicus" che si separa da se stesso e perde forza.
La società vuole trasformarsi in un paradiso artificiale che non ha aderenza alla realtà.
La conseguenza è un progressivo esaurimento dell'Occidente che giunge a provocare paradossi di violenza.
La risposta, non può essere nostalgica, ma deve essere una presa di coscienza che il corpo deve riappropriarsi dell'anima e l'anima del corpo.
Ecco il trait d'union tra la dimensione ebraica del Dio che accompagna il suo popolo e la metafisica dell'essere che sembra segnare una distanza infinita con un Dio che non si può conoscere.
Il Dio della ragione filosofica che sembra lontano dal vissuto, trova invece spazio a partire dalla trascendenza dell'essere esperito da tutti nella gratuità dell'amore.
E se l'amore da un lato è bisogno naturale di attenzione e calore umano, dall'altro vive la spinta del dono di sé, della sovrabbondanza della vita.
Una trascendenza che segna una "differenza ontologica" incolmabile eppure mostra un legame filiale con le cose del mondo.
Una misteriosa tensione di "identità e differenza" nell'essere umano.
Note biografiche
Javier Prades Lòpez (Madrid, 1960) è sacerdote e docente di Teologia Dogmatica presso la Facoltà di Teologia "San Dàmaso" di Madrid.
Direttore della "Revista Espanola de Teologìa".
È responsabile delle attività extra-accademiche e Direttore del Dipartimento di Teologia Dogmatica della Facoltà "San Dàmaso".
È uno dei soci fondatori di "Asociaciòn para la Investigaciòn y la Docencia Universitas".
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Autore: Gianpietro Scalia
Editore: Edizioni Angolo Manzoni
Prima edizione: 03/2008
Edizione corrente: 03/2008
EAN-ISBN: 9788862040150
Pagine: 104
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 17x24 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Descrizione
In un universo a dimensione di una stanza con vista sulla luna, una Bambina si confronta con la vita: i medici, il padre, un burattinaio, due innamorati rivali, la bellissima infermiera Sasha e la Gatta Anemica.
Nel cielo di Scalia, la Stella Polare non è mai la certezza, ma sempre la Speranza.
Note biografiche
Gianpietro Scalia attualmente vive e lavora a Piacenza.
Medico ospedaliero, appassionato di letteratura e informatica, scrive da sempre per esorcizzare l'indifferenza.
La Strega e il Condottiero è la seconda opera pubblicata, sempre per i tipi della Edizioni Angolo Manzoni, dopo La Piazza Viaggiante dei Sogni e delle Illusioni (2° classificato Premio Kriterion 2006).
g.scalia@libero.it è il suo indirizzo di posta elettronica.
Estratto
«La mia gatta anemica si è sollevata e si è stiracchiata allungando le zampe sulla coperta e inarcando il corpo.
Si è raddrizzata ed è venuta verso me.
Si è sfregata contro la mia mano, facendo una specie di saltello tutte le volte che la mia mano le sfiorava il corpo.
Poi con un balzo è scesa giù dal letto ed è andata verso la finestra che dava sulla veranda.
Si è messa a guardare fuori, come se stesse fissando un punto preciso nel cielo.
In quel momento ho avuto la netta sensazione che volesse dirmi qualcosa, così mi sono fatta forza e sollevandomi sui gomiti ho cominciato anch'io a guardare fuori, e attraverso le tende leggere ho visto la luna che sbucava da oltre i tetti delle case »
La Collana Corpo 16 GRANDI CARATTERI presenta una veste grafica mirata al lettore ipovedente e tuttavia leggibile per tutti.
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Autore: Dragon Rouge
Editore: Aradia Edizioni
Prima edizione: 01/2007
Edizione corrente: 01/2007
EAN-ISBN: 9788890150050
Pagine: 112
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
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Descrizione
La stregoneria svelata come mai nessuno prima aveva saputo od osato fare...
Quest'opera tenta di ricostruire un ritratto più fedelmente possibile all'originale di quella che un tempo fu l'antica stregoneria italiana.
Per riuscirci l'autore ha preferito documentarsi il meno possibile presso fonti scritte ufficiali, andando invece a scavare nella memoria storica delle tradizioni orali segretamente tramandate fino ai nostri giorni dagli ultimi Pupilli della Luna, ma anche utilizzando particolari pratiche medianiche.
Il risultato che è venuto alla luce grazie a questa lunga e complessa ricerca è il ritratto di una potente stirpe di streghe, ambientato prevalentemente in quei territori che poi divennero le regioni del nord e del centro Italia, che si basa sul periodo storico che intercorre dal basso medioevo fino al rinascimento.
Testo illustrato con antiche incisioni d'epoca.
Indice
TRA GLI ARGOMENTI:
- Cosa è la stregoneria
- L'origine della confusione
- L'origine del termine
- La società delle streghe
- Il volo magico
- Il famiglio
- La magia della strega
- Genesi di una stirpe
- Eredi di un nobile passato
E tanto altro...
Note biografiche
Dragon Rouge nasce a Brixia (Brescia), nel 1975, in una calda notte d'estate, rischiarata dai raggi argentati di uno splendido plenilunio, sotto i segni e il manto protettivo della Grande Madre Primordiale.
Sin da bambino dimostra una naturale propensione ed uno spiccato interesse per la religione, ma anche per tutto ciò che è legato al mondo del mistero e della magia.
Al compimento del suo tredicesimo compleanno decide di abbandonare la religione cattolica per intraprendere un lungo percorso solitario, basato sulla ricerca personale e sulla sperimentazione diretta.
Dedito inizialmente allo spiritismo, partecipa per diverso tempo ad una serie di sedute medianiche, talvolta anche ricoprendo la funzione di medium.
Queste esperienze gli permetteranno di verificare personalmente l'esistenza di una realtà spirituale, consapevolezza che lo porterà gradualmente anche a cambiare radicalmente la sua visione del mondo, il suo modo di vivere e di concepire sé stesso e gli altri.
Affascinato dagli Antichi Dei che per millenni vegliarono sulle nobili culture del passato, assicurando loro prosperità e benessere, trova nel politeismo la sua naturale dimensione e, in tale ambito, comincia a sviluppare e a rielaborare, in modo del tutto spontaneo ed istintivo, una nuova religione.
Diversi anni dopo, con suo grande stupore, scoprirà che quella che pensava essere una religione da lui creata, sulla base delle sue capacità percettive, in realtà esisteva da sempre e, nei secoli passati, fu chiamata, in modo volutamente denigratorio, con l'appellativo volgare di "stregoneria".
Ha pubblicato le seguenti opere:
- La Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2004)
- Autoiniziazione alla Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2005)
- Vivere la Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2006)
- L'antica stregoneria italiana (Aradia Edizioni, 2007)
- Striaria. Grimorio di stregoneria rituale (Aradia Edizioni, 2008)
Intervista all'autore
Perché questo libro è diverso da tutti gli altri testi pubblicati fino ad oggi sulla stregoneria?
Perché io non sono uno studioso, ma scrivo di ciò che personalmente mi riguarda, parlo della mia gente...
Pratico stregoneria da quasi 20 anni...
Come "interno" ho la possibilità di sapere cose a cui un "esterno" non avrà mai accesso...
Come "iniziato ai misteri del Culto" ho la possibilità di sapere cose che persino la maggior parte degli "interni" ignora...
Questo libro inoltre si concentra solo ed esclusivamente sulla stregoneria, non parla di inquisizione e delle solite cose ormai dette e stradette...
Perché dici che la stregoneria è svelata in questo libro? Non si sapeva già tutto?
La gente conosce la stregoneria per come gli storici della cristianità l'hanno loro raccontata.
L'idea che questi storici si sono fatti della stregoneria prende in considerazione solo il punto di vista cristiano, ovvero di coloro che furono persecutori e carnefici delle "streghe".
Io non sono uno storico della cristianità, ma della stregoneria, in questo libro ho cercato di ricostruire una parte della storia della mia gente nel modo più veritiero possibile...
Una storia che ben pochi possono dire di realmente conoscere...
Una storia che ho voluto raccontare, come sempre, con la massima onestà, non mi sono inventato nulla...
Ma la grande novità di questo libro è che si basa realmente sulla stregoneria!
Non su ciò che è stato confuso per stregoneria!
Non su sincretismi, generalmente riconosciuti come stregoneria, ma che in realtà stregoneria non sono!
Non confondendo il passato con il presente.
La moderna Wicca o la Neostregoneria è una cosa, la stregoneria di cui ho narrato, ben altro... ed è molto diversa...
Non si può parlare di stregoneria antica prendendo come modello la Neostregoneria e cambiando semplicemente i nomi alle cose, cercando in qualche maldestra maniera di far quadrare i conti...
Non è storicamente corretto e non è nemmeno onesto, anche se in alcuni casi è beata ingenuità...
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la memoria di un uomo pericoloso
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Autore: Jerry Stahl
Traduttore: Marco Simonelli
Editore: Leconte
Prima edizione: 10/2007
Edizione corrente: 10/2007
EAN-ISBN: 9788888361451
Pagine: 400
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 18,00 Euro
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Descrizione
Questo è un libro sulla vergogna.
La vergogna di Jerry per una vita eccessiva costruita col chimerico scopo di sentirsi all'altezza.
"Mezzanotte a vita" è un romanzo dannatamente sincero, spasmodico, esilarante, che ci affeziona a un uomo in bilico fra il proprio personaggio e l'impossibilità di essere semplicemente quel che è, spogliato dei suoi mille talenti e delle sue brillanti carriere parallele da criminale, tossico, padre e sceneggiatore di successo.
Una vita fragorosa e stantia che non varca mai la mezzanotte, ripetendosi a noia in una decadente Los Angeles di fine millennio degna de "Il giorno della locusta".
Questa è una storia che si legge "come se ti corressero dietro", avrebbe scritto Malamud, e che ha letteralmente incantato la critica americana.
Note biografiche
Jerry Stahl è nato a Pittsburgh, Pennsylvania, nel 1953.
Appena ventenne, ha vinto il Pushcart Prize e oggi è un autore di grande successo negli Stati Uniti.
Ha pubblicato quattro romanzi e una raccolta di racconti, oltre a scrivere celebri serie televisive, fra le quali Twin Peaks e CSI.
Ha collaborato con Esquire, Playboy, la Weekly.
In Italia, suoi scritti sono apparsi sulla rivista Storie All Write.
Estratto
Ho un pannolino addosso, in questo momento.
Non so se sia quello della pubblicità di June Allyson, con la fascetta elastica come si vedono in tv, un vero e proprio Dignity, oppure uno senza nome, uno di quelle sottomarche che si comprano all'ingrosso.
Tutto quello che so è che mi sono svegliato in questa stanza d'ospedale e ce l'avevo addosso.
Stretto e insanguinato.
Il girovita mi prude a tal punto da farmi quasi dimenticare quei tredici punti infernali che mi frizzano proprio laggiù, sui coglioni.
O su quello che ne rimane. Ma non fatemi continuare...
La critica
"Stahl racconta i freak, i beatnik, le teste matte e strane di tutto il mondo in uno stile meravigliosamente elaborato.
È il bardo americano dei disobbedienti"
James Ellroy
"Stahl è un virtuoso della parola superiore a Burroughs.
Si è interamente guadagnato gli elogi di James Ellroy, Hubert Selby Jr. e Jim Carroll e a pieno diritto può essere accomunato a loro per stile e irriverenza"
Thomas Mallon, The New Yorker
"Un grande professionista delle parole.
Tetro, esilarante"
Eric Bogosian
"Una delle cronache contemporanee più strazianti e brutali su ciò che significa essere un tossicodipendente in America.
Fa sembrare Kerouac l'adolescente cazzone che era"
Booklist
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Autore: Giacomo Biffi
Editore: Edizioni Cantagalli
Prima edizione: 10/2007
Edizione corrente: 10/2007
EAN-ISBN: 9788882723347
Pagine: 640
Dimensioni: 14,5x21,0 cm
Prezzo di copertina: 23,90 Euro
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Descrizione
Un importante testimone del nostro tempo si racconta, con ironia e franchezza: Giacomo Biffi sceglie "al guazzabuglio dei giorni trascorsi" i fatti, le parole, le persone "meritevoli di essere salvati dalla dimenticanza".
Emerge cosi' dal passato il vivido ricordo della casa natale, della scuola, della sua formazione umana e cristiana; quindi la preparazione all'ordinazione presbiteriale, i trent'anni al servizio della Chiesa di Milano, per giungere infine al periodo trascorso alla guida della Chiesa di Bologna.
Una gioiosa scorribanda nel passato, un esempio per chi, tra le nuove generazioni, vorrà intraprendere la ricerca della Verità.
Note biografiche
Giacomo Biffi (Milano, 1928) è cardinale arcivescovo emerito di Bologna ed autore di numerosi libri e saggi caratterizzati dalla profondità delle riflessioni e dall'ironia dello stile.
Per Cantagalli ha pubblicato anche Le cose di lassù. Esercizi spirituali con Benedetto XVI predicati al Papa e alla Curia romana nella Quaresima 2007.
Recensione
ALFABETO BIFFIAMO
Compendio alle Memorie e digressioni di un italiano cardinale
di Camillo Langone (Il Foglio, 6 dicembre 2007)
ANGELISMO.
Biffi non viene dal nulla al pari del suo amico don Giussani, spesso citato nelle memorie: l`idea di cristianesimo non come moralismo ma come evento salvifico arriva da Venegono, il seminario varesotto frequentato da entrambi.
In particolare viene dal rettore don Giovanni Colombo, in seguito arcivescovo di Milano.
''Non si deve peccare di angelismo'' raccomandava ai futuri preti. I quali sulle prime non capivano: angelismo? che roba e'? Poi capirono.
BORROMEO.
Il cattolicesimo biffiano è di rito ambrosiano e ascendenza borromaica, sia per via di Carlo (il santo nasuto che combattè gli eretici e la peste) che di Federico (il cardinale manzoniano che sviluppò gli oratori).
Così, giusto per ricordare a quali altezze arrivò il cognome, prima di ridursi a fare da coroncina su benestanti autocentrate.
CORRIERE DELLA SERA.
Biffi insegna che il Corriere non cambia mai.
Nel gennaio 1945 il cardinale Schuster fissò per il settembre dello stesso anno (''essendo egli certo che il conflitto sarebbe nel frattempo finito'') un grande congresso eucaristico diocesano da tenersi a Monza.
L'arcidiocesi di Milano, una delle più popolose del mondo, si mobilitò dalla prima all'ultima delle sue parrocchie, compresi gli oratori allora frequentatissimi dai ragazzi.
L'ultimo giorno. Per le vie della città della corona ferrea, sfilarono più di un milione di persone.
''A memoria d'uomo non si ricordava una manifestazione così significativa e imponente''.
Il Corriere del tempo diede la notizia in poche righe seminascoste.
È vero, il Corriere di oggi darebbe a un simile evento spazio maggiore, ma poi lo farebbe sminuire dal commento di Alberto Melloni e il risultato sarebbe sempre quello del '45.
DOSSETTI.
''Giuseppe Dossetti e' stato un autentico uomo di Dio''. Perbacco.
''Un asceta esemplare.'' Caspita.
''Un discepolo generoso del Signore che ha cercato di spendere totalmente per lui la sua unica vita''. Accipicchia.
Biffi inizia elogiando il defunto prete democristiano ma prosegue ricordando il giudizio che di lui avevano Pertini ("come politico non valeva niente'') e don Divo Barsotti (''la sua teologia non era sufficientemente fondata'').
Nel `91 un costernato Biffi lesse il discorso dossettiano in cui la Torah (la legge mosaica) veniva presentata come via di salvezza per gli ebrei, ridimensionando Cristo a salvatore dei soli gentili.
Don Giuseppe, il padre del cattocomunismo, era un autodidatta caparbio che si fissava sui propri convincimenti ignorando maestri e interlocutori.
Era un fesso (parola di Pertini, ''quel volpone di Dozza se l'è mangiato in un boccone") che si credeva furbissimo, vantandosi di aver condizionato i lavori del Concilio Vaticano II con i machiavellismi imparati alla Costituente.
Insomma un cattolico balordo ma un italiano vero.
EMILIA SAZIA E DISPERATA.
Nel 1985 in Italia circolava una leggenda: il paradiso emiliano.
Aspiranti studenti fuorisede, registi cinematografici romani, meridionali nemici del meridione, giornalisti con poche idee e tante pagine da riempire, tutti favoleggiavano di una Shangri-La tra le pianure.
Il mito si basava su dati reali (alti redditi, forti consumi, servizi più efficienti che altrove) irrealisticamente interpretati, come se di solo pane (o automobili, discoteche, asili comunali...) potesse vivere l`uomo.
Biffi, fresco arcivescovo di Bologna, scorrendo le tabelle dell'Istat scoprì che la regione Emilia-Romagna primeggiava anche per aborti, denatalità, suicidi.
Conversando con dei giornalisti coniò quindi l'epocale coppia di aggettivi: ''Emilia sazia e disperata''.
La frase ebbe enorme successo e fu anche profetica siccome una ricchezza senz'anima e senza prole non poteva avere altro esito che il presente abbandono delle città, dei centri storici emiliani, nelle mani degli alieni, dei criminali, dei pisciatori nei portici, con i benestanti asserragliati nelle ville in collina.
FRANCESCO.
Matilde Bernabei, produttrice dello sceneggiato su San Francesco d'Assisi da poco andato in onda, si è avvalsa della consulenza storica dell`islamofilo Franco Cardini.
Se avesse consultato Biffi ci avrebbe risparmiato il kitsch teologico dell'incontro santo-sultano, scena girata non per avvicinarsi alla verità storica di quell'episodio legato alla Quinta Crociata bensì per inchinarsi al cosiddetto dialogo, parola-feticcio del XXI secolo ma non certo del XIII.
Nelle sue memorie il cardinale riporta la testimonianza di frate Illuminato, compagno di Francesco nella spedizione.
Al cospetto del sultano, il santo disse queste precise parole: ''I cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti più uomini potete''.
Gli spettatori televisivi non lo sapranno mai.
GIOVANNI XXIII.
Gli stava simpatico, Papa Giovanni, a Giacomo Biffi.
''Solo la valutazione di alcune frasi mi lasciava esitante''.
Quella pronunciata nel discorso di apertura del Concilio, in cui Giovanni XXIII ironizzava sui ''profeti di sventura''.
Tutti ad applaudire tranne Biffi, memore che nella Bibbia l'ottimismo e' prerogativa dei falsi profeti mentre i profeti autentici, Ezechiele, Geremia, Isaia, sono tutti annunciatori di calamità.
E quell'altra frase secondo la quale ''bisogna guardare più a ciò che ci unisce che a non a ciò che ci divide''.
Biffi ancora oggi scuote la testa: ''In virtù di questo principio, Cristo potrebbe diventare la prima e più illustre vittima del dialogo con le religioni non cristiane''.
Figuriamoci se gli stava antipatico.
HOTEL ITALIA.
Questa nazione non è un albergo, dice Biffi, un luogo neutro dove andare e venire senza rendere conto a nessuno, ''una landa deserta o semidisabitata, senza storia, da popolare indiscriminatamente''.
In materia di immigrazione è nettissimo: ''Non esiste un diritto di invasione''.
Indica anche un metodo: ''Andrebbero preferite le popolazioni cattoliche o almeno cristiane, alle quali l'inserimento risulterebbe enormemente agevolato. Questa linea di condotta non dovrebbe lasciarsi condizionare nemmeno dalle possibili critiche sollevate dall'ambiente ecclesiastico o dalle organizzazioni cattoliche''.
In pratica Biffi sta esortando Cesare a comportarsi da Cesare, solo che Cesare non risponde, forse non sente, starà facendosi imboccare dalla badante.
INSEGNANTI.
''Eravamo in cinquantaquattro a studiare e a vivere nella medesima camerata''.
Il seminario dal quale uscirono tanti magnifici uomini di chiesa era il contrario della scuola italiana contemporanea, in cui la più alta spesa per studente d'Europa produce la più lampante somaraggine.
Colpa della scarsa qualità degli insegnanti, certo, ma anche del loro numero eccessivo: a Venegono gli allievi erano moltissimi e gli insegnanti pochissimi e perciò autorevolissimi.
JOURNET.
Ai seminaristi un giorno fece lezione Charles Journet.
L'abate svizzero pronunciò parole indelebili: ''I membri della chiesa peccano non in quanto sono a lei connessi, ma in quanto la tradiscono: sicché la chiesa, che non è mai senza peccatori, è sempre in se stessa senza peccato''.
Biffi se ne ricord' quando Giovanni Paolo II gli sottopose la bozza della ''Tertio millennio adveniente'' in cui la chiesa chiedeva perdono per i peccati della sua lunga storia.
Il cardinale disse al Papa ''con rispettosa franchezza'' che proprio non c`eravamo. Il Papa ammorbidì varie espressioni.
Il cardinale continuò a giudicare inopportuna l'iniziativa.
LUCIANI.
Papa Giovanni Paolo I era uomo di salute cagionevole e voce flebile ma di pensiero nient'affatto debole.
Ce lo ricorda Biffi o meglio ce lo fa sapere per la prima volta, siccome anche i cattolici, condizionati dai media anticattolici, pensano a lui come a un parroco di campagna, ingenuo e conciliante, stritolato dalla gerarchia reazionaria.
Niente di tutto questo.
Anzi: tutto il contrario di questo.
All'epoca del referendum sul divorzio, Albino Luciani fu antidivorzista fattivo: ''Da patriarca non aveva esitato a prendere provvedimenti a carico della Fuci veneziana, che si era dichiarata per il no, esautorandone addirittura l'assistente ecclesiastico. Fu l`unico vescovo italiano che ebbe questa fermezza''.
In pratica scomunicò gli universitari cattolici perché, votando in favore del divorzio, disobbedivano alla chiesa.
E all'indomani dell'elezione al soglio pontificio si rivolse ai cardinali con un discorso centrato sulla disciplina ecclesiale.
Questo era Papa Luciani.
MONARCHIA.
Fra le tante cose, Memorie e digressioni di un italiano cardinale è una summa di storia italiana novecentesca.
La complessa materia istituzionale è liquidata in poche righe definitive. ''Chi propendeva per la monarchia era spinto anche dal pensiero che quell'istituto poteva offrire qualche garanzia supplementare contro un eventuale colpo di scena del comunismo. Ma, si obiettava, se un re non ha saputo opporsi all'irruzione fascista, come si può sperare che un re riesca a opporsi a un movimento storico ben più potente e universale come il marxismo?''
Anche un monarchico demaistriano resta colpito dal ragionamento, salvo riprendersi dopo essersi ricordato che Biffi non sta parlando dei Borbone ma dei Savoia, ''monarchi aridi, scettici, religiosamente poco sensibili'', che non si meritavano altro.
NIENTE.
Altre frasi da sottolineare sono contenute nell'intervista pubblicata da Avvenire il 27 maggio 1990: ''Io penso che l'Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la cultura del niente''.
ONOMASTICA.
Negli anni Trenta i cattolici milanesi riuscirono a mantenersi impermeabili al fascismo, sotto l'usbergo di Papa Pio XI, del cardinal Schuster e di un clero fiero del proprio abito.
Biffi ne ha la prova: ''In tutta la via Paolo Frisi e fra le centinaia e centinaia di frequentatori dell`Oratorio di via Francesco Redi, a differenza di ciò che avveniva altrove, in quegli anni non si è mai avuto notizia di un solo bambino che si chiamasse Benito''.
PINOCCHIO.
Come il cardinale Bembo, il cardinale Biffi è un grande critico letterario.
Invece di specializzarsi in Petrarca si è specializzato in Pinocchio, studiandolo nel tempo lasciato libero dalla cura d'anime.
In Pinocchio prima che in Collodi: secondo il critico-cardinale l`opera trascende l'autore o meglio l`idea corrente che si ha di Carlo Lorenzini, considerato un mazziniano quindi un anticattolico.
Accadde qualcosa tra il 27 ottobre 1881 e il 16 ottobre 1882, tra il giorno in cui Collodi pensò di concludere la storia facendo impiccare il burattino sotto la Quercia grande, e il giorno in cui riprese la pubblicazione a puntate cambiandola di segno, introducendo la Fata Turchina ovvero ''l'idea della redenzione e il principio femminile della salvezza''.
Il mazziniano, forse deluso dagli esiti risorgimentali, ridiventò cristiano, come la religiosissima madre Angiolina e gli insegnanti del seminario di Colle Val d'Elsa frequentato da ragazzo.
QUARTIERI MILANESI.
Con ''Memorie e digressioni'', Biffi apre il sipario sulla vita dei quartieri popolari milanesi nella prima metà del Novecento.
Le laterali di corso Buenos Aires erano brulicanti di italiani, per giunta milanesofoni.
Nella sua via Paolo Frisi c'era un prestinèe (fornaio), un fondeghèe (droghiere), un cervellèe (salumiere), uno sciostrèe (carbonaio), un polentatt (venditore di polenta) e un busecchèe (venditore di trippa).
Oggi nella stessa strada alzano la serranda il Turnè night bar, il ristorante La pena de pocho (cucina peruviana), Ismail Adel (pavimenti in legno e decorazioni arabe), La Fenice vintage (vecchie borse Gucci), il ristorante pizzeria La Ragazza (titolari cilentani)...
Più nessuna possibilità di farsi una bicerada, come quella a base di barbera che all'osteria Peracchio, il 23 dicembre 1950, festeggiò l'ordinazione sacerdotale di Giacomo Biffi, avvenuta poche ore prima nella chiesa di San Bernardino alle Ossa.
RAFFINATA E SQUALLIDA.
Per la precisione, durante quell'omelia pronunciata in San Petronio nel giorno dell`Immacolata Concezione, Biffi parlò di ''una donna sostanzialmente squallida, anche se esteriormente raffinata''.
È il modello di donna imposto dalle riviste femminili, dalla televisione, dalla pubblicità, che il cardinale considerava e considera l'antitesi della Madonna.
''Fin dagli Stati Uniti si levarono voci indignate''.
SCOMUNICA.
Che bella parola.
Gli ignoranti la collegano al medioevo, al potere temporale, all'inquisizione o a qualsivoglia altra leggenda nera.
Invece è verità bianca, che Biffi restaura descrivendone la genesi evangelica.
La scomunica viene istituita da Gesù a Cafarnao, sul lago di Tiberiade, per proteggere gli innocenti, i semplici: chi scandalizza il prossimo col suo comportamento, e non si lascia persuadere né dall'ammonizione personale né da quella pubblica, ''sia per te come un pagano e un pubblicano'' (Matteo 18,17).
TEOLOGIA.
Biffi respinge la definizione di teologo.
Per modestia? Non solo: ''Nella repubblica teologica da diversi anni circolano molti coi quali mi dispiacerebbe esser confuso''.
UNIVERSITÀ CATTOLICA.
Si pensava che la Cattolica di Milano, noto covo ciellino, fosse da sempre un baluardo della civiltà cristiana, e che certi remoti scricchiolii fossero da addebitare a uno di quei professori, aspiranti eresiarchi, in seguito giustamente allontanati.
Invece ci fu un tempo in cui la venerabile istituzione barcolloò finanche nella persona del suo rettore, Giuseppe Lazzati.
Correva l`annus horribilis 1974, quando al referendum sul divorzio gli italiani voltarono le spalle al proprio passato e al proprio futuro.
Biffi, allora parroco di Sant'Andrea (fuori Porta Romana), visse mesi di pena: Non solo per la distruzione del ''principio dell'indissolubilità del matrimonio che arginava gli impulsi egoistici degli adulti e tutelava il diritto dei figli di crescere in un contesto non disarmonico''.
Anche per i tanti cattolici che, annusando l'aria divorzista, tradirono.
Lazzati concesse aule universitarie ai paladini del divorzio e le negò ai contrari.
''Per motivi di ordine pubblico'' fu la motivazione.
Biffi nel suo caso è durissimo, non gli concede nemmeno la simpatia umana che concede a Dossetti: ''Bella università cattolica, e bell'esempio di coraggiosa militanza ecclesiale''.
VERITA.
''Il primo dovere del'`Apostolo, e quindi del Vescovo suo successore - secondo il comando del Signore -- è di evangelizzare gli uomini, cioè di cristianizzarli. di far loro conoscere ed amare Cristo, unica verità che salva e libera'',
ZOO.
A pagina 254 Biffi racconta di essere stato allo zoo di Roma, in una delle due o tre mezze giornate libere della sua vita.
Embè? Che significa?
Significa che quando un autore chiama le cose, anche le più marginali, col loro nome, quando ad esempio chiama zoo uno zoo, e non bioparco, allora bisogna assolutamente leggerlo.
Teologo?
''Nella repubblica teologica da diversi anni circolano molti coi quali mi dispiacerebbe essere confuso''
La scomunica non è un istituto medievale, viene istituita da Gesù a Cafarnao, per proteggere gli innocenti, i semplici
''Non si deve peccare di angelismo'' diceva ai futuri preti. I quali non capivano: angelismo? che roba è? Poi capirono
''Ci fu un solo vescovo che esautorò l'assistente della Fuci per il no al referendum sul divorzio'' Questo era Papa Luciani
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