Grimorio di stregoneria rituale
Autore: Dragon Rouge
Editore: Aradia Edizioni
Prima edizione: 02/2008
Edizione corrente: 02/2008
EAN-ISBN: 9788890150074
Pagine: 126
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 15,00 Euro
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Descrizione
Questo grimorio di stregoneria rituale contiene tutti gli insegnamenti e tutte le pratiche necessarie ad una iniziale formazione di un apprendista di Striaria.
Striaria è una Tradizione della stregoneria italiana recuperata attraverso esperienze medianiche.
Una parte delle pratiche che sono state riunite sotto il nome di Striaria sono veramente molto antiche e risalgono presumibilmente al periodo romano, altre provengono invece dal periodo medievale e rinascimentale.
Striaria si propone di ristabilire in Italia una Bonam Societatem vecchio stile attraverso la creazione di una nuova stirpe di streghe secondo antica concezione.
Indice
TRA GLI ARGOMENTI:
- Striaria
- Genesi di una strega
- L'apprendistato
- La chiamata
- Il feudo della strega
- La strega è immortale
- L'arte del non fare
- L'arte di sognare
- Divinare con i segni
- Il culto degli Antenati
- Il culto di Diana Lucifera
- Il sabba di Striaria
E tanto altro...
Note biografiche
Dragon Rouge nasce a Brixia (Brescia), nel 1975, in una calda notte d'estate, rischiarata dai raggi argentati di uno splendido plenilunio, sotto i segni e il manto protettivo della Grande Madre Primordiale.
Sin da bambino dimostra una naturale propensione ed uno spiccato interesse per la religione, ma anche per tutto ciò che è legato al mondo del mistero e della magia.
Al compimento del suo tredicesimo compleanno decide di abbandonare la religione cattolica per intraprendere un lungo percorso solitario, basato sulla ricerca personale e sulla sperimentazione diretta.
Dedito inizialmente allo spiritismo, partecipa per diverso tempo ad una serie di sedute medianiche, talvolta anche ricoprendo la funzione di medium.
Queste esperienze gli permetteranno di verificare personalmente l'esistenza di una realtà spirituale, consapevolezza che lo porterà gradualmente anche a cambiare radicalmente la sua visione del mondo, il suo modo di vivere e di concepire sé stesso e gli altri.
Affascinato dagli Antichi Dei che per millenni vegliarono sulle nobili culture del passato, assicurando loro prosperità e benessere, trova nel politeismo la sua naturale dimensione e, in tale ambito, comincia a sviluppare e a rielaborare, in modo del tutto spontaneo ed istintivo, una nuova religione.
Diversi anni dopo, con suo grande stupore, scoprirà che quella che pensava essere una religione da lui creata, sulla base delle sue capacità percettive, in realtà esisteva da sempre e, nei secoli passati, fu chiamata, in modo volutamente denigratorio, con l'appellativo volgare di "stregoneria".
Ha pubblicato le seguenti opere:
- La Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2004)
- Autoiniziazione alla Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2005)
- Vivere la Vecchia Religione (Aradia Edizioni, 2006)
- L'antica stregoneria italiana (Aradia Edizioni, 2007)
- Striaria. Grimorio di stregoneria rituale (Aradia Edizioni, 2008)
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Autore: Stefano Montanari
Editore: Macro Edizioni
Prima edizione: 03/2008
Edizione corrente: 03/2008
EAN-ISBN: 9788875078706
Dimensioni: 13,5x20,5 cm
Pagine: 344
Prezzo di copertina: 16,50 Euro
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Descrizione
Frammenti di un filtro chirurgico comunemente installato nella vena cava dei malati di tromboembolia polmonare, vengono estratti dal corpo di un paziente dopo un'accidentale rottura dello strumento.
Un'analisi accurata di quei frammenti rivela la presenza di materiali che non appartengono né al filtro né all'organismo umano.
L'indifferenza della comunità accademica di fronte a questa scoperta si trasforma in disagio e talvolta in vero e proprio boicottaggio quando gli studi condotti dall'autore continuano a confermare un preoccupante risultato: il nostro corpo assorbe, dall'aria che respiriamo così come dai cibi che ingeriamo, diverse tipologie di elementi, minuscole polveri che, riconosciute come estranee dal corpo, provocano reazioni infiammatorie importanti, talvolta origine di gravi patologie.
Nasce da queste prime indagini un ostinato percorso di ricerca per dare finalmente risposta a un quesito scientifico fino a oggi pericolosamente ignorato o osteggiato.
Qual è l'origine delle micropolveri?
Come agiscono quando vengono assorbite dal nostro corpo?
Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione?
Quali potenti lobby economiche e politiche hanno interesse a mantenere lo status quo e che ruolo gioca in tutto questo il business dei rifiuti?
Un libro di coraggiosa denuncia da leggere come un romanzo per il suo piglio appassionato e come un trattato per l'autorevolezza scientifica con cui guida il lettore
Note biografiche
Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale, autore di un blog da 9-10.000 visitatori al giorno, è nato a Bologna il 7 giugno 1949 e risiede a Modena.
Laureato in Farmacia e da sempre impegnato nel campo della ricerca medica, si è recentemente impegnato in politica Per il Bene Comune.
Laureato in Farmacia nel 1972 presso l'Università di Modena con una tesi di Microchimica, diviene poi consulente tecnico di Biosa SpA, Milano, azienda operante nel settore cardiochirurgia, cardiologia ed emodialisi.
Dal 1985 è consulente del laboratorio di Biomateriali dell'Università di Modena.
Nella decade 1985-1995 è consulente scientifico di Angiocor - Lille (Francia) per lo sviluppo di filtri per vena cava.
Nel periodo 1997-1999 diviene Direttore scientifico del progetto Biosa per lo sviluppo di una valvola cardiaca di pericardio bovino.
Nel periodo 1996-2003 consulente scientifico di ALN - Bormes les Mimosas (Francia) per lo sviluppo di un filtro per vena cava estraibile.
Dal 2001 è consulente per il progetto Europeo "Nanopathology".
Nel 2003 è consulente scientifico del Progetto Mondiale per l'applicazione ultrafase alle tecniche di elettrocardiografia.
Dal 2004 è consulente di Avigolfe, l'associazione dei reduci francesi dalle guerre del Golfo e dei Balcani.
Dal 2004 sono incaricati dall'ente scientifico americano FASE di studiare un metodo di detossificazione per i 400.000 soggetti ammalatisi di nanopatologie, a seguito del crollo delle Torri Gemelle di New York (11 settembre 2001).
Dal marzo 2004 è direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena.
Dal 5 ottobre 2004 è consulente della Foundation for Advancement of Science and Education di Los Angeles per i problemi sanitari legati alle nanopatologie dei sopravvissuti al crollo delle Torri Gemelle di New York.
Fa parte di un gruppo di lavoro, il cui coordinatore, la dr.ssa Antonietta Gatti, sua moglie, ha ricevuto l'incarico dalla Comunità Europea di svolgere diversi progetti di ricerca, l'ultimo dei quali è attualmente in corso di realizzazione con il contributo di altre dieci università di sei Paesi diversi.
Per Macro Edizioni e Macro Video Stefano Montanari ha pubblicato anche L'Insidia delle Polveri Sottili e delle Nanoparticelle (DVD) e "Lo Stivale di Barabba, ovvero L'Italia Presa a Calci dai Rifiuti".
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Autore: Christian Mascheroni
Editore: Las Vegas edizioni
Prima edizione: 04/2008
Edizione corrente: 04/2008
EAN-ISBN: 9788895744032
Pagine: 191
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
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Descrizione
Cosa succede quando l'amore viene improvvisamente proibito dalla legge?
Un bacio punito con la prigione, una carezza con la tortura e l'affetto per i figli diventa solo un senso di colpa?
Nei grigi giorni del Regime, la ragazza della libreria e il ragazzo dallo sguardo di lupo ferito custodiscono la chiave per salvare gli abitanti di Silence dalla tristezza di una vita senza sentimenti.
Christian Mascheroni ci accompagna in un mondo in cui le stelle cadono, ma solo per ricoprirci di luce, in una favola moderna che ha gli occhi trasparenti di Husky e i capelli di seta di Cljo.
Note biografiche
Christian Mascheroni è nato a Como nel 1974.
Dal 2000 lavora come autore televisivo per Mediaset e Mtv.
Il suo primo romanzo, Impronte di Pioggia, è uscito nel 2005 per L'Ambaradan.
Il suo blog è martinofeden.splinder.com
Estratto
1.
Accadde, un giorno, che nella cittadina di Silence fu vietato innamorarsi.
La bambina che lavorava nella libreria lo apprese dalla radio, che la madre teneva accesa di fianco alla cassa.
Per poco non le caddero i libri dalle mani.
Iniziò a piangere e si rifugiò fra le braccia della madre.
La donna le disse di finire di sistemare i volumi nel reparto dei manuali di cucina.
Sebbene si sforzasse di restare calma di fronte alla figlia, era confusa e spaventata.
Tuttavia, non poteva che essere confidente nel fatto che il Regime avesse varato ogni possibilità, ogni alternativa, per assicurare alla sua gente tranquillità e stabilità.
Lo speaker annunciò, con voce greve, che la decisione presa dai vertici del Regime, alla fine di lunghi e interminabili giorni, era stata quella di sacrificare, in nome della pace, il sentimento più comune.
L'amore.
Le guerre sarebbero finite, le incomprensioni taciute, la violenza ammansita.
La madre spense la radio e riprese a lavorare, sollevata.
Osservò la figlia, perlustrò la bellezza che la gente non doveva amare per poi distruggere.
Decise perciò che, per qualche tempo, i libri d'amore sarebbero scomparsi dagli scaffali e tenuti nel magazzino.
La bambina continuò a piangere per tre giorni, mentre i militari urlavano nel megafono che a tutti era stato negato il diritto di amare per preservare la continuità della specie.
L'odio non nasceva dall'astensione dall'amore, dichiarava la propaganda.
L'odio era, semmai, l'estensione dell'amore stesso, incontrollato, spontaneo, diffuso.
Aveva colpito per secoli le terre popolate e si era espanso, come un'epidemia.
Si era morti, piano piano, per mano del cuore e degli uomini che ne possedevano uno.
Per mano della passione erano morte le donne.
Sotto la spada dell'affetto erano morti i bambini.
L'amore, specie per queste ultime vittime indifese, rappresentava la fine preannunciata di un destino cruento e doloroso.
«Figlia mia» suggerì il padre alla sua bambina, «non devi essere triste.
Sai perché hanno deciso questo?
Perché il futuro, per colpa dell'amore, rischia di non arrivare al domani.»
«Ma tu mi ami adesso e mi amerai sempre» sostenne la figlia, appoggiando la testa alla spalla dell'uomo.
«Tu sei il domani» le rispose lui, con gli occhi umidi, rivolti verso il soffitto.
La bambina restò in silenzio.
La porta della libreria era rimasta spalancata e il vento trascinava all'interno le parole che negavano
l'amore.
Ci volle meno tempo di quanto uno possa pensare per smettere di amare.
Gli abitanti di Silence, all'inizio, provarono sgomento per le nuove leggi.
Furono in molti a ribellarsi.
Alcuni morirono schiacciati dai cingolati.
Altri furono impiccati.
Ma la maggior parte di coloro che volevano continuare a provare quel sentimento, si uccisero fra di loro, incapaci di amarsi senza arrivare ad annientarsi.
Alla fine la gente, per stanchezza, per desiderio di pace, finì per sopprimere l'amore nel petto.
Poi divenne una questione di abitudine, come portarsi il cibo alla bocca, il cibo che era tornato nei
supermercati, nelle bancarelle, nei piatti delle famiglie.
Tutti finirono per ammettere che la pace e la serenità erano tornate.
Accadde, qualche anno dopo, che la bambina, divenuta adolescente, si innamorò, e lo tenne nascosto, così come la madre teneva nascoste sotto il letto le lettere d'amore per ricordarsi della ragazza che era stata.
Stava infilando i segnalibri fra le pagine dei nuovi arrivi.
Ogni volta che arrivavano i pacchi, lei accorreva e li apriva per annusare l'odore delle copertine.
C'erano volumi di ogni genere, ma da anni non venivano più stampate le novelle che contenevano storie
d'amore.
Di tanto in tanto, invece di apprestarsi a fare l'inventario con il padre, si soffermava a leggere qualche riga.
Sorrideva, spulciava fra le righe parole per trovare un'emozione, e poi riappoggiava il libro, con la dolcezza di un braccio materno.
Si chinò sulle copertine dei romanzi per assicurarsi che ricevessero la luce del sole.
Quando finì di allinearli, si sollevò, scostandosi dalla fronte i capelli biondi, e si ritrovò a guardare il suo
riflesso nella vetrina.
Si vide stanca e giovane, il viso arrossato dalla spossatezza e rinvigorito dalla conoscenza.
Le mani le bruciavano, per i tagli che le pagine le avevano inflitto sulle dita, involontariamente.
Ma lei, il pulsare delle ferite lievi, lo ascoltava con parsimonia, per paura che un giorno, insieme all'amore per gli uomini, le avrebbero negato la passione per i libri.
E mentre pensava a questo, socchiudendo le palpebre, un ragazzo si avvicinò al vetro.
Era sbucato all'improvviso, dalla strada che, fino a pochi istanti prima, era silenziosa e centellinava i passi e le voci della gente.
La ragazza per poco non urlò.
Si portò le mani alla bocca e le appoggiò alle labbra.
Il ragazzo indietreggiò, ma solo di un passo, timoroso. Indossava jeans slavati, legati da una cintura rossa, e
una camicia bianca, infilata nei pantaloni solo da un lato.
Aveva i capelli tagliati cortissimi, quasi a zero, e gli occhi di un lupo ferito, che si era perso in città.
Alla ragazza ricordò un husky che aveva visto in una fotografia di un libro.
La ragazza lo avrebbe chiamato Husky.
La madre, da lontano, prese a fissare la figlia, immobile, con le mani che, lentamente, stavano aggrappandosi ai capelli, al collo, scivolando lungo i fianchi, arrendendosi.
Una cliente la distrasse; aveva bisogno di un libro sui fiori.
Le disse semplicemente vorrei un libro che mi parlasse dei fiori.
La madre, distratta, le indicò un manuale.
«No» scosse la testa la cliente, imbarazzata.
«Vorrei un libro che mi parli dei fiori, i fiori che raccoglievo nei prati e che avevano
quel buon profumo.
Non i fiori di adesso. I fiori del mio passato.»
La ragazza era pietrificata.
Aveva molto lavoro da svolgere.
Ma non poteva smettere di contemplare gli occhi di neve del ragazzo.
Il ragazzo con la mano destra appoggiata al vetro e con la scarpa da ginnastica slacciata.
Alla radio trasmettevano il giornale.
C'era stata una sommossa nella loro città. Un uomo era stato arrestato per aver dipinto sua moglie.
L'aveva ritratta da giovane, al tempo in cui lui l'aveva chiesta in sposa.
Il quadro era stato bruciato.
L'uomo, ammanettato, si era dichiarato sereno; aveva ritrovato l'amore nel ricordo.
«Vieni via dalla vetrina e aiutami a portare questi scatoloni nel magazzino. Hai capito Cljo?» esclamò la madre.
La madre era una donna bella e triste.
La bellezza e la tristezza erano il mattino e la notte.
La ragazza non si voltò.
Aveva i capelli sciolti, e lo sguardo attento, quasi severo, per non scordare i tratti del volto del ragazzo.
Il ragazzo non aprì bocca.
Da dietro la vetrata aveva udito con chiarezza il nome della ragazza.
Cljo.
Ne era rimasto incantato.
La strada era silenziosa.
Aveva udito il nome della bellissima ragazza di cui si era innamorato.
Un libro cadde a terra e si aprì nel mezzo.
La ragazza si piegò, lo raccolse.
Infilò un dito fra le pagine, perché avrebbe letto proprio quelle pagine per non dimenticare quel momento.
Non importava di cosa parlassero.
Dovevano ricordarle, da qui all'eternità, di aver incontrato un angelo dallo sguardo triste.
Il ragazzo respirò, le vene del collo si gonfiarono del respiro, così la bocca dell'aria, delle parole che avrebbe voluto pronunciare.
Una sirena scheggiò il cielo, ruppe il silenzio.
Era scattato il coprifuoco.
Era tempo di serrare le porte e chiudersi nella confortante sicurezza delle case.
La ragazza della libreria chiuse il libro in un abbraccio, con la mano dentro, per tenere il segno.
Il ragazzo trovò la cosa buffa e si innamorò di quella mano, desiderò spalancare il libro, farsi spazio fra le parole e prendere quella mano con la sua.
Così, guardandola negli occhi, appoggiò la mano destra all'altezza del petto, all'altezza del libro che la ragazza stringeva contro il petto.
Poi la salutò con un accenno della fronte, per timidezza.
Si allontanò indietreggiando, e scomparve fra le persone che si affrettavano a chiudersi nelle case.
La ragazza tremò.
Aveva voglia di ascoltare una canzone alla radio.
Una musica allegra, perché aveva voglia di ballare.
Oppure una melodia triste, commovente, come la commozione che le saliva lungo le
braccia.
Il padre chiuse il registro contabile e si tolse gli occhiali.
Era visibilmente allarmato.
Odiava l'ora del coprifuoco.
Odiava sentire i passi lugubri dei soldati che marciavano per il controllo.
«Chiudi a chiave la porta, Cljo» disse l'uomo alla figlia.
La moglie passò davanti a lui e pulì le lenti degli occhiali.
«Cosa vedrai mai da queste lenti?» sospirò sottovoce.
Cljo, prima di serrare la porta, fissò per qualche secondo le impronte delle dita del ragazzo.
La madre avrebbe pulito il vetro, le avrebbe cancellate.
Così lei corse fuori per strada e si mise davanti alla vetrina, nella stessa posizione in cui si era trovato Husky. Immaginò di toccare, con le sue dita, quelle del ragazzo.
Le impronte si sovrapposero.
Il vento si alzò, sibilò.
«Torna dentro, sei impazzita?» la sgridò la madre.
Cljo le obbedì e la rassicurò.
Non riusciva a trattenere la sua emozione.
Tuttavia non poteva abbracciare sua madre, specie con la libreria ancora aperta.
I militari avrebbero potuto accorgersene e intervenire.
Così le prese il gomito e lo strinse piano.
La madre capì e non disse più nulla.
2.
Accadde, una notte, che le stelle cominciarono a cadere, una a una.
All'inizio si trattò di una singola stella, che, nel precipitare, fece un sibilo simile al fischio di una teiera sul fuoco.
I bambini si affacciarono alla finestra ed espressero un desiderio, poi due, tre, cento.
L'astro precipitava lentamente, tracciando, nel buio del cielo, striature di luce talmente luminose da illuminare i volti delle persone.
Gli abitanti della cittadina di Silence, sbigottiti ed estasiati, corsero fuori dalle case e si radunarono sul colle delle betulle, sopra il quale la volta celeste frusciava come un campo di granoturco, sotto le sferzate del vento di primavera.
Lo spettacolo durò qualche ora.
Furono in molti a sostenere che fosse uno spettacolo di fuochi d'artificio.
La velocità con la quale i bagliori si consumavano, così come la loro intensità, non potevano che essere opera di un artificio umano.
Altri, invece, perplessi, ritenevano che si trattasse di semplici comete.
Eppure, in quello spettacolo a dir poco divino, vi era una nota di tristezza.
Le truppe militari, giunte all'istante per via dello sfollamento improvviso della gente dalle proprie abitazioni, si arrestarono ai piedi della collina, con l'ordinedi non creare dispersione.
Sebbene il coprifuoco fosse stato violato, il Regime non prese provvedimenti.
Julia ed Henry, la madre e il padre di Cljo, era usciti con il cappotto sulle spalle, per via del freddo inatteso che aveva abbassato le temperature.
Era maggio e aveva fatto caldo nei giorni precedenti.
Una loro vicina di casa, la signora Thompson, era allarmata.
Temeva che quelle luci appartenessero agli spari dei cannoni.
«Ma io non odo nessuno scoppio, Marlene» la rassicurò Julia.
«Non c'è notizia di alcuna guerra o di guerriglia. È semplicemente una notte di stelle cadenti, o almeno credo.»
In realtà, neppure lei aveva la risposta giusta.
L'ultima volta che aveva visto una stella cadere aveva sette anni ed era in braccio a suo padre.
Il ricordo la fece sorridere.
Il marito si sistemò gli occhiali sul naso e cercò di contare gli astri che traghettavano nelle acque buie della notte, ma gli risultò presto impossibile, perché ne cadevano a centinaia, e poi a migliaia.
Il cielo, in poche ore, si rischiarò a giorno.
«Però fanno rumore... scoppiettano» tentennò la signora Thompson, mentre tendeva il collo come se ciò la aiutasse a vedere meglio.
Julia annuì.
Era un rumore cupo.
Un battito di cuore e poi più nulla.
Le stelle stavano morendo.
«Sembra che stiano morendo» esclamò Cljo ad alta voce, con gli occhi trafitti dalla luce.
«Mi hai spaventata» sobbalzò la madre.
«Non ti avevo detto di rimanere a casa?»
«Lo senti questo fischio?» continuò la figlia aggrottando la fronte.
«È come il canto dell'usignolo trafitto dalla spina di rosa.»
«Non ti seguo» le rispose la signora Thompson interessata.
La sua attenzione, però, fu rapita da una stella che precipitò più velocemente delle altre.
Il fischio costrinse gli abitanti a tapparsi le orecchie.
Era assordante.
Il lampo illuminò i tetti delle case, le automobili ferme per le strade, i gatti appollaiati sui marciapiedi.
Si udì una bambina piangere per lo spavento.
«È tutto come in una fiaba. La fiaba di un sacrificio d'amore» disse la ragazza seguendo con lo sguardo la processione che si stava creando per raggiungere la sommità del colle.
In cima vi erano cresciute delle betulle dal tronco perlato e dalle striature color ebano.
Era lì che la gente andava per sentirsi in pace.
Tra i pellegrini Cljo riconobbe alcune sue compagne di liceo.
La ragazza aveva appena compiuto diciassette anni ed era all'ultimo anno.
Un giorno - sperava - avrebbe poi lasciato Silence per andare a studiare lettere classiche all'università.
Nel frattempo aiutava i suoi genitori a gestire la libreria della cittadina.
Alzò il braccio e salutò la sua amica Hannah.
Aveva un'espressione di pura estasi.
Il chiarore del firmamento celeste era abbagliante.
Ma presto incominciò a diminuire, scavando buchi oscuri dove ci sarebbero dovute essere le stelle.
Alcune donne, dapprima affascinate, poi angustiate, si ritirarono nelle loro case con i figli più piccoli, col
timore che sciogliessero la presa della mano e scappassero fra la folla.
Un bambino si mise a correre giù per il fianco del colle e la madre lo richiamò, ma il rumore sull'erba delle sue piccole scarpe ricordò alla donna la sua infanzia, così si arrestò.
Abbracciò suo figlio e camminando, gli baciò il dorso della mano, con il cuore in gola, perché amava suo figlio.
Si augurò solamente di non essere stata vista dai soldati.
Cljo chiese ai genitori il permesso di raggiungere Hannah.
Il padre la pregò di non perdersi, ma la ragazza gli disse che, con tutta quella luce, si sarebbero visti anche da molto lontano.
Henry si mise a sorridere impacciato e annuì.
Era vero.
Nonostante fosse notte, la luce delle stelle cadenti gli permetteva di riconoscere gli abitanti di Silence.
A volte non ci si salutava nemmeno incrociandosi al supermercato o per strada, andando al lavoro.
Ora, invece, tutti avevano premura di salutarsi e di scambiarsi suggestioni e timori, l'eccitazione di essere in qualche modo liberi.
«Pensi che stia arrivando la fine del mondo?» si interrogò Hannah con la punta del pollice conficcata fra i denti.
Era appoggiata al tronco di una betulla e la sua pelle era trasparente come la corteccia dell'albero.
Dalla sua espressione traspariva sempre un accenno di insicurezza.
Suo padre, l'elettricista, la prendeva in giro.
Diceva che sua figlia non camminava, ma si aggrappava con i piedi alla terra per non cadere.
Quella notte Hannah si teneva stretta all'albero.
Attraverso i rami osservava la scia delle stelle, immaginando di poterne afferrare la coda ed essere condotta oltre il confine.
«Se questa è la fine del mondo, allora non c'è morte più bella,» commentò Cljo.
«Quando si parla della luce in fondo al tunnel, forse si intende la luce delle stelle.
Mi chiedo dove vadano a morire.»
I suoi pensieri furono all'improvviso spezzati da un urlo.
La gente si voltò impaurita, credendo che qualcuno fosse stato travolto da un astro, schiacciato dalla sua roccia incandescente.
Da lontano la madre di Cljo incominciò a chiamare la figlia.
La ragazza si voltò, ma vide solo, in lontananza, delle sagome confuse.
Il cielo si stava oscurando.
Stava perdendo tutte le sue figlie.
«Guardate!» tuonò un uomo stringendo fra le dita un pugno di sabbia dorata.
Sul suo volto il bagliore marcava le ombre fra le rughe spesse e dolorose.
Avvicinò la mano alla bocca e vi soffiò sopra.
La sabbia si disperse sull'erba del colle.
Presto fu circondato da astanti curiosi e, allo stesso tempo, spaventati.
«Le stelle si stanno disintegrando!» esclamò una donna.
«Si stanno riducendo in polvere. Non ci saranno più stelle nel cielo.»
I bambini si diedero da fare per trovare delle pepite d'oro per terra, con l'idea di venderle al mercato del giovedì.
Quando il fischiare delle stelle morenti si attenuò, i militari richiamarono all'attenzione i cittadini con gli altoparlanti.
L'eco delle loro voci metalliche si sfaldò nel vento e nessuno sembrò udire i loro avvertimenti.
Cljo restò vicino all'amica a osservare lo strano comportamento degli adulti.
Indicavano gli uomini e le donne di Silence che conducevano vite irreprensibili e che mascheravano il desiderio con la ragionevolezza.
I loro corpi, riversati sul fianco del colle, tesi a guardare la volta celeste, erano scossi da emozioni che franavano dalla testa al cuore.
Ma non erano ancora pronti a rinunciare alla sicurezza dei loro ruoli.
Fu così che, come automi, si costrinsero ad ascoltare le voci del Regime.
Le donne tornarono madri e mogli, o meglio, si riassestarono per apparire, agli altri, madri e mogli.
Gli uomini schiusero i pugni e lasciarono che il vento strappasse dalle dita la sabbia delle stelle.
«Vieni Cljo, torniamo a casa, domani devi andare a scuola e nel pomeriggio devi aiutarmi con il catalogo dei nuovi libri» sussurrò la madre di Cljo alla figlia.
La ragazza si toccò la gola.
Provava una strana sensazione, come se avesse perso uno dei suoi sogni nella notte e non avesse la possibilità di ritrovarlo.
«Domani ne parleranno tutti i telegiornali» disse il padre per ritrovare un dialogo con la moglie.
Ma la donna era assorta.
Calpestava la sabbia dorata.
La signora Thompson cercava di toglierla con le unghie dai capelli ricci; il prurito la stava facendo impazzire.
Sulla strada del ritorno gli abitanti di Silence illuminavano le vie come torce infuocate.
Cljo si staccò dalla madre e affiancò il padre.
Si voltò un'ultima volta e alzò lo sguardo per osservare le ultime stelle che cadevano, spegnendosi a metà viaggio, stanche.
Finché, nel chiarore, la ragazza vide il volto del ragazzo al quale aveva dato il nome di Husky.
Il ragazzo era fermo; teneva in equilibrio una vecchia bicicletta.
La testa era leggermente inclinata, gli occhi gravati dalla tensione verso le lacrime.
La tristezza del ragazzo colpì Cljo.
La sua bellezza la devastò allo stesso modo in cui la devastava il pensiero della morte delle stelle.
Sbandierò la mano per salutarlo, ma il braccio le tremava.
Con le labbra pronunciò il suo nome.
Husky accennò un sorriso, la tristezza si chetò prima negli occhi, poi sul volto.
Una stella perforò la notte.
Il suo grido forzò la gente ad arrestarsi.
La ragazza, però, non distolse lo sguardo da Husky e così fece lui.
Si guardarono con il respiro affannato.
Il padre di Cljo vide la figlia sotto la luce della stella e pregò che quella non fosse la fine del mondo, perché sua figlia era così bella e la sua vita così preziosa.
«Rientrate nelle vostre case» rintronò nel buio la voce di un soldato.
Era giovane e la gente non si allarmò.
Il suo tono era ancora fanciullesco.
A un tratto il cielo si rischiarò e si fece mattino.
L'alba si stagliò sulla cittadina di Silence accompagnata dal rumore delle porte che si chiudevano.
Un rumore assordante, che fece tremare la terra.
La gente era rincasata.
Husky inforcò la bicicletta.
Cljo si allontanò perché la madre non fosse triste per la rabbia di una figlia disobbediente.
Il ragazzo e la ragazza si lasciarono scattandosi una fotografia che impressero nella memoria e nella desolazione dei loro ritorni solitari.
Quando il ragazzo iniziò a pedalare, Cljo seguì la scia luminosa che le ruote rilasciavano nell'aria.
La sabbia delle stelle si staccava dalla sua schiena.
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Storia del blackout informativo durante gli "anni di piombo"
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Autore: Gilberto Mastromatteo
Editore: Prospettiva Editrice
Prima edizione: --/2006
Edizione corrente: --/2006
EAN-ISBN: 9788874181
Pagine: 351
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Descrizione
"Staccate la spina e non ci sarà più terrorismo".
Lo propose ai mass media italiani il sociologo canadese Marshall McLuhan, alla vigilia del sequestro di Aldo Moro.
Ma il vero "blackout" dell'informazione sull'eversione armata, in Italia, lo avevano attuato per anni proprio i giornali, le radio e la televisione.
Questa tesi di Storia Contemporanea, discussa nel 2004 all'Università di Macerata, traccia un'analisi del rapporto tra mass media e brigatismo rosso durante l'intera decade degli anni '70.
Dall'iniziale "strabismo" della stampa riguardo alla collocazione politica del gruppo eversivo, all'attacco delle Brigate Rosse nei confronti dei giornalisti, fino ai due casi in cui il "blackout" prospettato da McLuhan venne discusso e in parte attuato: il sequestro Moro, nel 1978, e quello del magistrato Giovanni D'Urso, a cavallo tra il 1980 e il 1981.
Ma il libro offre anche uno spaccato dell'Italia e del giornalismo di trent'anni fa, di quelle contraddizioni sulle quali si sono sviluppati l'Italia e il giornalismo di oggi.
In appendice è riportata un'intervista concessa dal giornalista de "L'Espresso" Mario Scialoja.
Note biografiche
Gilberto Mastromatteo è nato ad Ancona nel 1978.
Giornalista pubblicista, dall'agosto del 2002 collabora con il "Corriere Adriatico", il quotidiano delle Marche.
Nel luglio del 2004 si è laureato in Scienze della Comunicazione all'Università degli studi di Macerata con il voto di 110 e lode, discutendo questa tesi.
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Autore: Franco Leonetti
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 02/2008
Edizione corrente: 02/2008
EAN-ISBN: 9788862110730
Pagine: 410
Prezzo di copertina: 20,00 Euro
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Descrizione
Un romanzo scoppiettante.
Migliaia di sensazioni fragranti, stampate su carta, investono chi legge, un geyser di emozioni che fuoriescono zampillando, inoculano la frenesia del "cosa succederà dopo".
Mai una sezione ne oscura un'altra, tutto va in direzione del lettore che può cogliere sfumature e impressioni senza dover compiere faticose tortuosità.
Un elaborato copioso, fatto di quasi quattrocento pagine, reso scorrevole, levigato, curioso, che si divora con estrema piacevolezza.
Una pagina dopo l'altra, a formare ventisette capitoli di un'esistenza che potrebbe essere quella di chiunque, con l'unica differenza nel protagonista.
Un uomo coraggioso che non teme il confronto con i propri demoni, con situazioni complicate, sviluppi intricati; nulla può fermarlo perché niente è irrealizzabile!!
<< Se senti il dovere di fare una cosa devi trovare il coraggio per farla!!>>
Questa potrebbe essere l'affermazione che arma le mosse di un protagonista creato da un autore esordiente che espone concetti chiari in maniera molto efficace, coronati da una moltitudine d'idee.
E che idee!
Attraverso le parole vengono trasmesse emozioni forti.
Il talento eccezionale nel descrivere minuziosamente riesce a tenere in scacco i cinque sensi di chi stringe il libro tra le mani, donando: profumi, sapori, suoni e voci, colori e, la calda, morbida, sensazione che produce il pelo di un gatto accarezzandolo, l'effetto di una fresca pioggia tonificante o del caldo infernale sulle piante dei piedi in lotta con le piastrelle di un terrazzino, pervaso da temperature equatoriali.
Un lungo percorso attraverso passioni per terre lontane, curiosità per culture diverse, sogni realizzati, sogni infranti, sogni rimasti chiusi in un cassetto.
Esperienze lavorative singolari e problemi comuni a tutte le latitudini del globo terrestre.
Rapporti conflittuali in famiglia, dure battaglie nella sfera sentimentale, lotte costanti all'interno di una società malata, sono solo alcuni dei tarli che perforano la mente e l'anima del primo attore.
Tutto questo deve ritenersi frutto della fervida e brillante mente di un giovane scrittore con talento e capacità di assemblamento rare.
Ciò che salta subito all'occhio sono la forma e lo stile con cui è scritto il libro.
La forma, ovvero la capacità di considerare, sentire e presentare la materia sperimentata, risulta di facile assimilazione, pronta ed incisiva, e diventa sostanza per la costruzione di un'adeguata esperienza.
Lo stile, cioè l'insieme delle caratteristiche individuali che si riscontrano con continuità nell'uso del sistema linguistico, è penetrante, tagliente, altre volte scuote e sprona.
Ma cosa importante, non appare mai banale.
In questo modo, il lavoro coglie il movimento, il flusso della vita, la labilità del piacere, della tristezza del dolore e ferma gli istanti per restituirne emozioni.
In un romanzo con cenni autobiografici, Franco Leonetti tratteggia un personaggio, mai fine a se stesso, che non si limita a narrare attimi di vita vissuta ma che, con collegamenti oculati e ben calibrati, coinvolge varie sfere e tematiche importanti e profonde.
Una vita che non soddisfa, una fidanzata non più amata, la famiglia che non riconosce i meriti.
Un ultratrentenne che, a causa di alcuni dettagli esterni, apparentemente poco importanti della quotidianità, entra in possesso di elementi che lo gettano in una crisi abissale.
L'avvilimento si manifesta tanto improvviso, quanto profondo, e lo costringe a considerare radicali mutamenti da operare al più presto.
L'unica via di salvezza è abbandonare repentinamente tutto ciò che ha?
Si convince, dopo una breve analisi, tra ricordi, considerazioni e risentimenti, che l'unica soluzione possa essere la fuga dalle situazioni che lo circondano.
Una posizione che fa venire voglia di mollare tutto e scappare in qualche isola dove sia sempre estate, girare per locali notturni e incontrare persone di ogni genere: questa la trama che vede coinvolto il personaggio di spicco.
Parte per Ibiza, dove incontra vecchi e nuovi amici, assapora relazioni brevi ma intense, si reinventa animatore-deejay in un villaggio e proprio grazie alla sua passione per la musica incontra chi può dargli una seconda chance di vivere la vita che avrebbe voluto.
In un ambiente paradossale, impastato di musica dance e rock violento, popolato da gente bizzarra e fuori dalle righe, vivrà esperienze lontane dal suo normale status.
Riflessioni folgoranti su temi significativi, calati in una struttura a flashback, donano eccellenza all'opera scavando a fondo nei problemi.
Linea d'Ossigeno non rappresenta solo un romanzo di narrazione, al suo interno vengono trattati argomenti importanti, spesso scomodi, incastonati alla perfezione nel "cursus" del racconto.
La morte, le regole di vita civile, il capitalismo e la rivoluzione industriale, il mondo del lavoro e la new economy, molteplici analisi della società moderna, sono solo alcune delle tematiche sviscerate a cui vanno poi accomunati capitoli che dissertano circa gli anni sessanta, dinamiche di gruppo e di coppia, reincarnazione e presenze, con appendici e curiosità sulla società nipponica, gli indiani pellirosse e gli Anasazi, l'arte del ridere, le curiosità strambe di Internet e l'Oktoberfest.
Contenuti che paiono in grado di offrire risposte a una profonda esigenza di ritrovare valori e dimensioni meno legati alla soddisfazione dei puri e semplici bisogni materiali.
Argomenti che calzano a pennello con il filo conduttore che si estrinseca nella presa di coscienza di una crisi e la reazione del proprio orgoglio a ritrovare il sapore vero delle emozioni, la conseguente crescita e maturazione, un'attenta analisi interiore attraverso quelle che sono le esperienze e il confronto con gli elementi che scandiscono il trascorrere del tempo.
L'introspezione profonda si alterna a momenti divertenti e scanzonati, altri più riflessivi e cinici.
Linea d'Ossigeno : un modo per invogliare chi legge a non pensare per stereotipi!
Note biografiche
Franco Leonetti è giornalista pubblicista, con grande esperienza di scrittura impiegata per quotidiani e magazine anche a livello nazionale.
Nasce a Torino 42 anni fa.
Vanta numerose competenze spese tra uffici stampa e dipartimenti di comunicazione che lo hanno spinto a cimentarsi in una nuova avventura: la scrittura del suo primo romanzo.
È nato in questo modo Linea d'Ossigeno.
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