Parole diverse

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Interviste ad autori e autrici di libri lgbt

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Autore: Fabio Casadei Turroni

Editore: WLM Edizioni

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788890259630

Pagine: 300

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,8x20,5 cm

Prezzo di copertina: 16,00 Euro


Descrizione
"Parole diverse": la più ampia e divertente raccolta di interviste sul mondo lgbt italiano.

38 autori e autrici di libri lgbt intervistati per voi da Fabio Casadei Turroni .

Fra i 38 intervistati annoveriamo in particolare: Gianni Rossi Barilli, Delia Vaccarello,
Francesco Gnerre, Tommaso Giartosio, Silvia Nirigua, Roberta Michieletto, Riccardo di Salvo, Giuseppe Iaculo e Marco Ganzetto.

Fabio Casadei Turroni, studioso di musica, romanziere e sceneggiatore ben conosciuto, ha da sempre accostato la propria attività di scrittore a quella di recensore ed intervistatore free lance a cantanti, attori e musicisti, per varie riviste e portali web italiani.

La presente raccolta di interviste a giovani autori lgbt è frutto d'una consuetudine ad incontri mensili con autori, in occasione dell'uscita del loro ultimo libro, dal 2002 ad oggi.


Dalla Postfazione
di Michela Tafelli

In questa raccolta si avverte intensamente come l'autore voglia trasmettere, con grande vivacità e immediatezza, la comunicazione diretta con la persona intervistata.

A questo scopo egli esprime la ferma decisione di mantenere volutamente, per precisa scelta stilistica, le proprie peculiarità di scrittura grammaticale e l'inserzione frequente di termini ed espressioni dialettali e del linguaggio orale.

Elementi che, all'interno della forma del discorso diretto, veicolano uno stretto contatto con gli individui vivi e parlanti (o scriventi) di cui quasi sempre il pubblico deve limitarsi a gustare le opere, letterarie e non.

Anche la stessa creazione artistica si arricchisce, quando inserita in elementi contestualizzanti della persona che l'ha generata; così l'anima e il genio dell'artista meritano di essere messi in luce, attraverso le loro stesse parole, in modo da rivelare qualche frammento della loro profondità umana e personale.

Le esperienze che l'artista accetta di condividere, che siano autobiografiche o immaginarie, contribuiscono a creare un terreno comune d'incontro e confronto per i lettori; un dono prezioso soprattutto per i/le giovani lgbt, che, come dichiarato da più di un intervistato, spesso si trovano smarriti in una società che non offre loro un bagaglio di conoscenze tramandate dalle generazioni precedenti su cui fare affidamento.

Il testo offre non solo un potenziale sostegno morale e umano nell'accettazione personale, ma anche nelle relazioni interpersonali tra individui e con la società; nelle interviste viene richiesto un punto di vista su fondamentali temi d'attualità, d'integrazione, di pensiero artistico: una lettura molto interessante e istruttiva, a prescindere dall'orientamento sessuale personale del lettore.

Il quadro che ne emerge, come sviluppato soprattutto nella parte introduttiva, rende evidente il desiderio di comunicare sé stessi, in particolare delle giovani generazioni (lgbt e non); ma la realizzazione di questo impulso incontra forti ostacoli prodotti dalla ristrettezza mentale e dall'interesse economico del sistema editoriale.

I consigli offerti dall'autore, pur non nascondendo la difficile situazione degli scrittori esordienti in Italia, restano ricchi di positività e incoraggiamento per chiunque desideri partecipare a questa generosa comunione di storie e di vissuti, per migliorare il mondo una parola alla volta, cominciando dal cuore e dal cervello dei lettori.


Indice
Silea Balano

Luca Baldoni

Stefano Benaglia

Fabio Brescia

Alessandro Brusa

Sylvano Bussotti

Carlo Caporossi

Fabio Casadei Turroni

Gandolfo Cascio

Clessidra e altre autrici

Omar Cerchierini

Italo Corai

Riccardo Di Salvo

Pasquale Ferro

Michele Gabbanelli

Marco Ganzetto

Nicola Gardini

Michelangelo Gherardi

Tommaso Giartosio

Francesco Gnerre

Giuseppe Iaculo

Freddy Longo

Massimiliano Martines

Roberta Michieletto

Nives Mies

Federico Muzzu

Silvia Nirigua

Roberta Padovano

Andrea Panerini

Matteo Pegoraro

Paolo T. Ragno

Gianni Rossi Barilli

Lucio Scardino

Marcello Severi

Marco Simonelli

Davide Sirignano

Delia Vaccarello

Katia Valli Bentivoglio


Note biografiche
Fabio Casadei Turroni, studioso di musica, scrittore, sceneggiatore e giornalista freelance è autore dei romanzi Moto perpetuo, "Cosmicomiche orgasmiche" e Angelo d'Edimburgo.

Suoi racconti sono stati pubblicati in Menonmen2 e Menonmen5.

Fabio Casadei Turroni nasce a Forlì il 11/11/1964, si è laureato al D.A.M.S. Musica di Bologna, tuttora vive a Bologna.

Altre curiosità sull'autore in www.fabiocasadeiturroni.net


Recensione
Tante piccole perle inanellate nel filo sottile della vita... è ciò a cui la mia mente pensa dopo aver letto le interviste che compongono questo interessante libro.

Perle cresciute nell'humus fertile della letteratura italiana...che non smentisce mai il suo valore nonostante i non pochi epitaffi in circolazione.

Simone De Andreis


Estratto
Introduzione
La scrittura diffusa

Never trust the artist, trust the tale.
D. H. Lawrence


Delia Vaccarello è l'ottima curatrice del libro di settore forse più affascinante uscito nel 2003.

Parliamo di Principesse Azzurre, Oscar Mondadori, la prima antologia di testi lesbici uscita per una grande casa editrice in Italia.

Quanto tempo hai impiegato a raccogliere i testi, Delia?

Chi frequenta noi omosessuali sa che, tra le nostre sindromi preferite, c'è l'affabulazione indefessa.

Dove vedi gruppetti di omosessuali noti sempre il guitto mattatore, l'acrobata delle parole che cattura l'attenzione degli amici con aneddoti su improbabili evoluzioni amatorie, assurde discussioni coi genitori, fantascientifiche descrizioni di sfilate di moda.

E le impennate in falsetto, e le figurae, e i colores si sprecano: è lo sfoggio della parola detta che si traduce, in molti casi, nello sfogo di quella scritta e conduce tanti di noi sui flutti perigliosi della lingua vergata.

E così scriviamo, scriviamo, scriviamo.

Le pubblicazioni sono ormai tanto numerose che i critici non riescono a leggerle tutte e che si può parlare a ragione d una scrittura diffusa, gaya via linguistica alla realtà.

Manca però uno sguardo approfondito e onnicomprensivo su questa montagna sommersa di lavori poco pubblicizzati e meno valutati.

Non che scarseggino le recensioni sugli autori più in voga.

Ma i nomi sono sempre i soliti.

E d'altronde, come discutere di letteratura LGBT senza leggerne i testi con amore e umiltà, fino all'ultimo, fino a quello dell'autore meno conosciuto?

E, una volta letti i testi, non viene il desiderio d'incontrarne gli autori?

Alcuni nostri scritti, di autori famosi o sconosciuti, sono il materiale grezzo su cui è basata la silloge di interviste che segue, nate dalla curiosità di conoscere, capire, vedere negli occhi chi di noi in Italia immagina, crea, scrive.


Scrittori normali e diversi

Incontrare questi autori LGBT, intervistarli per recensirli ha significato avvicinarsi con piacere ad artisti diversi tra loro come il giorno dalla notte.

Mi sono però accorto che alcune cose tornavano, che alcune caratteristiche potevano considerarsi comuni, per esempio, tra gli scrittori LGBT e quelli eterosessuali.

La principale è il compiacimento: gli scrittori sono tenori vanesi che si beano dei propri sopracuti.

Si piacciono davvero tanto.

La seconda caratteristica che affratella scrittori LGBT ed eterosessuali è il distacco verso le scritture altrui.

Pare strano ma è proprio così: più si scrive, più si ha successo, più si è invitati a convegni, premi, dibattiti, meno si legge.

Come si comprenderà dalle interviste, anche noi autori diversi spesso leggiamo poco .

Certo: tante sono le alternative offerte dalle librerie.

Un libro costa poche migliaia di euri a chi voglia togliersi il gusto di vedersi pubblicato.

Così le informazioni offerte ai lettori aumentano a dismisura.

I generi letterari si mescolano, si mescolano gli stili.

I titoli non bastano più, vengono clonati.

Nel marasma, alcuni editori copiano i formati e le copertine di altri editori.

Ci si ruba il pubblico l'un l'altro.

Ma a ogni titolo diminuisce il numero dei lettori, che ormai sfiora un deprimente 5% della popolazione italiana.

E così ogni autore diventa di nicchia.

È triste, forse.

È democratico, senza dubbio.


La scrittura virtuale-televisiva

In compenso le immagini virtuali abbagliano.

Troviamo schermi televisivi dappertutto.

I pubblicitari ci hanno presi di mira.

Siamo un target di riferimento.

Facciamo tendenza.

Troviamo stereotipati personaggi LGBT in tutti i programmi.

E non riusciamo a staccare gli occhi dai teleschermi.

In senso lato lo scrittore diverso viene sollecitato dalle immagini allo stesso scopo d'uno scrittore normale, naturalmente.

E questo forse è un bene .

Gli autori intervistati, soprattutto i più giovani, sono affascinati dalle immagini in movimento e tentano di competere, sulla pagina scritta, colle figure; a volte, assuefatti alla televisione o ai p.c., sentono che alle proprie parole manca l'ausilio rassicurante delle icone e inseriscono disegni o schizzi o pop up tra un capitolo e l'altro.

Anche in questo gli autori LGBT, e le loro scritture, s'adeguano ai tempi.

E fioriscono i neologismi, le citazioni in inglese, le abbreviazioni da cellulare, le descrizioni da sceneggiatura, i dialoghi da fumetto: tutto l'universo verbale concorre a copiare la realtà virtuale, forse perché la nostra vita ideale è, ormai, virtuale.

Educata da ore di reality shows costruiti a tavolino, una turba di telespettatori, normali o diversi, sogna di varcare il video e passare dalla parte di chi si fa osservare.

È un miraggio che accomuna tutti. In questo senso, la televisione s'è sostituita con successo al libro nel proporre idee, mode, modelli di comportamento, ma tranquillizzanti, gratuiti, vani.

La scatola dei sogni, soprattutto, offre sogni buoni per tutti, che si basano sul meccanismo d'identificazione ed emulazione.

Le conseguenze sulle scritture dei giovani scrittori e sull'oggetto del loro scrivere, sul loro immaginario, sono sotto gli occhi di tutti.

Deprivato della propria identità, lo scrittore-telespettatore sogna, per immagini, i sogni di tutti.

E così gli scrittori, questi contenitori viventi di sogni, si disabituano a scovarne di nuovi e, alla fine, scrivono senza creatività, più da lettori che da scrittori.

La società perde molto, se gli scrittori perdono il senso del sogno.

Appiattire il nostro immaginario è foriero di banalità, di ridondanza, di morte creativa, soprattutto per noi LGBT.

Ma se il sogno di molte ragazze italiane è quello di fare le veline, e di sposare Francesco Totti, e d'altro canto il sogno di tanti ragazzi italiani è d essere Francesco Totti e sposare una velina , quale può essere il sogno d'una lesbica? D'un gay? D'un trans? D'un travestito?

Può davvero realizzarsi in un libro?


La scrittura diffusa

Come risulta dalle interviste, accanto ai nomi LGBT più illustri prolifera una generazione di romanzieri che non sono romanzieri, di saggisti che non sono saggisti, di poeti che non sono poeti, che scrive a più non posso.

Farmacisti, operai, impiegati, manager disillusi buttano nei propri personaggi le proprie frustrazioni, le esorcizzano e, a volte, le superano: mai come per noi scrivere pare terapeutico!

Scriviamo per costruirci un'identità che nessuno ci assegna, ché siamo una genia puntiforme e e strana e a ogni generazione, si sa, dobbiamo ricominciare da capo, tutto.

Piccoli o grandi scribacchini che siamo, doniamo ai nostri personaggi i nostri sentimenti e lasciamo che se la cavino da soli col gusto dei guardoni di noi stessi, come se, per una volta, lo specchio della finzione ci lasciasse liberi di non guardarci allo specchio.

E così giorno per giorno lievita al cielo la mole della scrittura diffusa LGBT di cui queste interviste sono appena una punta, lo schizzo d'un affresco vastissimo e campito dei colori stridenti delle nostre sofferenze, delle nostre speranze, della nostra ancestrale capacità di ridere di noi stessi e degli altri .

Celati al grosso pubblico, scribi casalinghi, questi scrittori che non sono scrittori, nibelunghi della scrittura casalinga, artisti o artigiani della lingua, destinati alla gloria, alla notorietà o all'oblio, ci rappresentano.

Sono noi, nelle loro paure, nelle loro idiosincrasie, nei loro ideali.

Anche le pagine dei nomi più oscuri hanno qualcosa che riconosciamo nostro.

E la particolarità delle interviste che seguono è proprio questa: dicono la loro anche autori che di solito non riescono a farsi notare: accanto a personaggi rinomati del mondo letterario risuonano per la prima volta le voci di tanti deuteragonisti appassionati e dignitosi.


Le costanti

Qual è la peculiarità della nostra gaya scrittura diffusa?

Quali le costanti dei suoi autori?

In gran parte le tipicità del nostro modo di comporre sono dovute dalla visione particolare che ci danno la nostra storia, le nostre esperienze, le botte prese dai genitori o gli sfottò dei compagni, le nostre fobie e le nostre giuste paure.

E qui entra in gioco la soggettività, il profumo particolare d'ogni vita.

Le nostre vite.

Ma ci sono delle costanti.

Senza alcuna pretesa d'avere la verità in tasca, Vi propongo un elenco dei tratti comuni individuati nei testi e negli autori della scrittura diffusa che ho avuti davanti, fatti salvi i casi, come accennato, di autori professionisti:

La maggioranza degli intervistati ha un approccio naïve alla scrittura.

Alcuni sono ben fieri di dichiarare che non amano la lettura.

I modelli sono i più vari: Tondelli primo fra tutti, ma non mancano gli autori che si rifanno ai classici greci, o chi sfoggia predisposizioni particolarissime verso un autore solo, a esempio il Parini.

Pasolini è assente.

Costante la propensione per Dante, a sfavore del Petrarca.

Le domande sull'orientamento politico vengono spesso disattese.

La maggioranza degli intervistati si dichiara di sinistra, ma non mancano autori e autrici di destra.

Comunque, salvi casi rari, l'impegno politico è molto lontano dalle loro vite, dalle loro scritture.

Molti autori riescono a scrivere soltanto al computer .

Il coming out è, soprattutto nei più giovani, del tutto desueto.

Non ci sono remore, soprattutto nelle persone di destra che vivono in zone provinciali o rurali, a dichiararsi orgogliosamente "velate".

È anch'essa una posizione ideologica: è l'orgoglio del conformismo, il trionfo della bisessualità come ambigua molle ricettiva zona d'ombra.

Il risultato è che molti genitori ignoreranno per sempre d'avere in casa figli che sono autori di libri a tematica omosessuale, con pseudonimo.

L'uso del nome d'arte non è, in questi casi, un gioco letterario che inciti il lettore a scoprire l'autore: è finalizzato a mascherarlo.

È costante l'utilizzo delle canzoni, citate nei romanzi non in senso drammatico ma come mero sottofondo sonoro ai dialoghi.

La caratteristica richiama troppo le sceneggiature: la parola, tradita, isterilisce, la musica riempie il vuoto, il libro è montato come un film, lo scrittore si pensa regista.

E già fioriscono editori specializzati in videolibri.

Sull'esempio di casi letterari famosi, le case editrici stimolano gli autori ad ambientare le trame in luoghi che stimolino il lettore a comprare il libro.

Bologna, Firenze e Roma sono tra le città più ricercate.

Molti autori pagano per essere pubblicati.

L'autofinanziamento non è sempre sintomo di mediocre qualità dell'autore: esistono esempi di ottimi libri scritti pagando di tasca propria la prima tiratura.

Per i giovani poeti pagarsi le copie è quasi una regola.

Il giovane autore è spesso alla mercé dell'editore anche per l'editing: non sempre le manomissioni migliorano il testo.

L'editore non specializzato in editoria LGBT di solito espunge dalla scrittura proprio i lati più eversivi, quali la confusione di genere dei vocaboli, per allargare al massimo il target dei lettori.

Gli editori non specializzati, inoltre, tendono a influire anche sulla composizione del testo per non scontentare i lettori eterosessuali, e cercano d'indurre pesanti forme d'autocensura negli stessi autori, invitati a cercare forme alternative di linguaggio, più acclini al gusto corrente, pena la non pubblicazione .

La scelta di pubblicare la prima versione del testo in e-book può ripagare: esistono sul web siti specializzati da cui i visitatori sono liberi di scaricare i testi e, se si è tra gli autori più letti, la preferenza statistica può essere un buon biglietto da visita presso un editore minore.

In alcuni casi gli autori fondano proprie case editrici.

In almeno un caso alcuni autori, alla ricerca d'attenzione da parte dei critici, trovano utile per farsi notare riunirsi in un associazione, quasi una cooperativa con tanto di ragione sociale .

Scrittori e scrittrici vivono in mondi ben separati.

I personaggi femminili negli autori gay, e quelli maschili nelle autrici lesbiche, sono quasi sempre secondari, macchiette senz'anima appena sbozzate, accidenti del racconto.

I romanzi, soprattutto se fortemente autobiografici, non sono quasi mai scritti in prima persona.

Molti autori sono scafati navigatori sul web e, ora che il costo necessario a comprare il proprio dominio sui server s'è ridotto di molto, possiedono siti on line dove sono organizzati forum, sondaggi, blog, giochi interattivi e concorsi a premi per i visitatori-lettori.

Il salto dalle case editrici piccole a quelle medie o grandi è quasi sempre impossibile .


Scrittori versus editori

La prevista mutazione che avrebbe condotto gli autori LGBT a pubblicare sul web non è avvenuta.

I libri sugli scaffali sono ancora considerati più prestigiosi.

Fino a ora quindi la rivoluzione da opera cartacea a virtuale, da opera singola a collettiva, modificabile da tutti, da cultura dell'arte del singolo a opera d'arte aperta, sempre in divenire, non è avvenuta neppure nella cultura LGBT, nonostante i tentativi di democrazia culturale on line su siti famosi quali Wikipedia e opensource.org .

L'indefesso lavorio cartaceo degli aspiranti scrittori, in compenso, fa sì che gli editori non leggano più i dattiloscritti e cestinino senza pietà gli allegati che ingorgano le proprie caselle di posta.

Pagare lettori professionisti costa; e la maggior parte dei dattiloscritti è di qualità scarsa.

Le case piccole hanno tempi di valutazione storici.

Le case medie hanno tempi di valutazione biblici.

Le case grandi non leggono affatto.

S'amplia così il potere degli editor, figure professionali che un tempo si limitavano a proporre modifiche ai testi prima della stampa, e che ora invece sono le persone che valutano le proposte editoriali.

Godono della fiducia dell'editore e assurgono ad arbitri della fortuna degli autori che vogliano emergere. Inciampare in un editor può significare la svolta per chiunque.

Amicizie, complicità, sesso, favori: tutto può servire.

Per sfondare, molti sono disposti a molto.

L'ultima tendenza degli editori, anche LGBT, è quella di rivolgersi a testi di autori stranieri, già collaudati nel successo di vendite, e quindi scegliere di non sporcarsi le mani con gli autori di lingua italiana.

Gli autori stranieri meno noti, spesso di nicchia, a volte perseguitati politici nei paesi d'origine, accettano compensi forfetari infimi pur d'essere tradotti, e così anche il costo di traduzione viene ammortizzato.

Così, spesso, l'editore passa per l'Illuminato Che Scopre La Letteratura Antagonista Sud Americana, (o Marocchina, o Lituana, o Subsahariana, o Esquimese ).

Non è proprio così: è una questione di risparmio.

Di baiocchi.

Di dare e d'avere.

Ed è molto triste.

Così, nel furore creativo inarrestabile di aspiranti esordienti italiani spesso mediocri, e nell'indifferenza degli editori italiani, muore una letteratura, la nostra. Così muore una lingua, la nostra.


Per una letteratura LGBT anglo-italiana

Si può immaginare la disperazione d'uno scrittore italiano che non abbia santi in paradiso, e si veda rifiutare in Italia le proprie opere non perché indegne di stampa, ma perché scritte in italiano e quindi non leggibili, non valutabili, non valutate, cioè respinte senza nemmeno essere sfogliate?

E se, per ventura, tra tutti i dattiloscritti gettati nella spazzatura, si trovasse il libro del millennio?

Di chi sarebbe la colpa?

Dell'editore?

Del critico?

Del lettore?

O dello scrittore, che s'ostina a scrivere in italiano?

L'editore italiano, soprattutto se piccolo e LGBT, trova difficoltà a fare valutare da editori stranieri i testi italiani dei propri autori, giacché gli stessi editori stranieri, assai lesti a vendere i propri testi in Italia, sono impreparati a valutare testi italiani: non hanno cioè i lettori-valutatori che possano apprezzarli, né intendono trovarli.

Si tratta di colonialismo culturale, certo: politica occhiuta di scientifico impoverimento della cultura italiana a tutto vantaggio delle case editrici straniere .

Anche i lettori LGBT italiani, ormai, sono disabituati a leggere testi italiani, e prediligono gli autori LGBT stranieri tradotti.

Una strategia possibile per farsi notare è quella di scriversi i libri direttamente in inglese.

Già ora è più facile essere pubblicati, se stranieri.

E la speranza è che nasca una generazione di scrittori bilingui che scrivano i propri testi sia in italiano che in inglese.

Non sarebbe una novità.

Non c'è nulla di strano.

Alle origini della nostra letteratura, in tempi oscuri come i nostri, c'è una produzione in siculo, una in occitanico e una in franco-veneto.

In questi anni funerei per la nostra lingua, la speranza risiede forse nei ragazzi che cominciano a parlare l'inglese come l'italiano?

Forse.

Ma ci vorranno anni.

Per ora gli adolescenti italiani coll'Ipod nelle orecchie parlano in una lingua in cui non cantano, e cantano in una lingua in cui non parlano.

In ogni caso, non leggono.


Trasformismo sessual-artistico

È il caso di rammentare di passaggio gli scrittori gay italiani sulla cresta dell'onda che non concedono interviste e non appaiono in televisione per non perdere sia la mistica aura bisessuale che li circonda, sia soprattutto i lettori eterosessuali che non li comprerebbero, se fossero a conoscenza delle loro disonorevoli tendenze?

I tristi casi, assai noti, sono parte di strategie editoriali che escludono storie omosessuali e intrecciano trame omo a eterosessuali, con un occhio a entrambi i generi di lettori.

Non sono scelte creative, quindi, a generare le loro storie blandamente bisessuali: ancora una volta si tratta d'allargamento di target: di baiocchi .


I polpacci di Leroy

Per quanti riguarda i libri LGBT, importiamo quasi tutto.

Ma anche nei paesi anglosassoni si fatica a sfondare!

Il caso di J. T. Leroy è paradigmatico.

Si cercava di scardinare il mercato LGBT degli USA.

S'è costruito a tavolino uno scrittore invero assai sfortunato, giovane, efebico, sbalestrato dalla vita tra una madre prostituta e tossicomane, violenze inaudite, malattie, droghe e cure ormonali femminili.

Il primo libro fu un successo.

Naturalmente la prima traduzione fu italiana!

Molti acquistarono il libro perché incuriositi e commossi dalla storia del ragazzo ventenne sieropositivo, pluriviolentato, sensibile e timido.

Tanto timido che, quando planò in Italia per presentare il proprio romanzo, lo fece con tutti gli onori, a Roma, al festival di Massenzio, celato da una maschera e raggomitolato sotto un tavolo.

Seguirono altri libri, e l'inevitabile film.

Ma i pragmatici settimanali anglosassoni scoprirono in tempo l'inghippo: il ragazzo non esisteva, i libri venivano scritti da altri: J. T. Leroy andava presentando i propri libri mascherato perché recitato da una ragazza.

Le imbarazzate difese d'ufficio della sua casa editrice italiana, e le polemiche, sono state scandalose, istruttive, esilaranti .

Alla luce della vicenda, e tenute in debito conto le considerazioni fatte più sopra, il consiglio che si deve dare a un giovane autore LGBT italiano alle prime armi è quello di presentare all'editore, italiano, un testo in inglese, firmarlo con un nomignolo a caso, inventarsi un identità anglosassone e una biografia tormentata alla Oliver Twist, pruriginosa, deprimente e lacrimogena, comprarsi una maschera, infilarsi sotto un tavolo e aspettare sicuri: l'italico editore subito abboccherà e il successo non potrà tardare.

Tutto ciò non è affatto divertente.

È tragico.


Critica letteraria sul web

La galleria di ritratti e di interviste su cui si basa il libro è stata pubblicata, mese dopo mese, dal 2002 a oggi su alcune riviste ma soprattutto su taluni portali LGBT, tra cui www.clubclassic.net.

Gli originali on line erano corredati di fotografie degli autori e delle copertine dei volumi recensiti.

Le ho riscritte in gran parte, giacché sulla carta, in bianco e nero, non si rendono appieno il gioco strano dei colori differenti tra domande e risposte, dei caratteri diversificati, o le gif animate e i collegamenti ipertestuali.

Le ho ordinate in ordine alfabetico, per dare modo al lettore, quando ci siano più interviste alla stessa persona, di godersele meglio.

Ogni intervista pubblicizza un libro e il suo autore.

Spero d'aver superato il mio gusto innato per il bozzetto e d'essere entrato, anche solo per un attimo, in contatto colle anime delle persone che avevo di fronte giacché tutto è significativo, quando s'ha a che fare con un artista.

Anche un particolare infimo, un sorriso o una smorfia, rivelano la verità più di tante domande e risposte.

Ogni intervista riporta il giorno esatto dell'incontro.

Se è indicato il solo mese, significa che l'incontro è stato virtuale e che l'intervista s è protratta per giorni, di solito via mail.

Nel caso di sillogi di racconti o poesie, ho inserita l'intervista col nome del primo autore (autrice, aut*), indicato in copertina.

Il criterio di scelta non è stato qualitativo.

Ho recensiti tutti coloro che accettassero d'essere intervistati.

Sono sempre partito dall'analisi dei testi.

Non ho mai svelate le trame escogitate dagli scrittori.

In ogni occasione ho sempre cercato d'avvicinare ogni autore col rispetto che merita un fratello (o una sorella, o un *), un compagno sul sentiero faticosissimo della scrittura.

In ogni caso ho cercati, trovati e messi in rilievo, con convinzione, i pregi dei libri.

Sempre ho cercato di capire il motivo che conduceva l'intervistato a scrivere.

Da ogni incontro sono sempre, comunque, ritornato arricchito.


Ringraziamenti

Nel concludere le righe d'introduzione, necessariamente succinte, vorrei ringraziare l'editore, e i miei intervistati per la loro disponibilità a trattenersi con me in chattate chilometriche, in telefonate infinite e anche per la loro indulgenza nei confronti dei miei errori che spero d'aver emendati nella redazione del libro.

Senza di loro, senza la loro passione, questa ricerca, lunga, laboriosa, gioiosa e necessaria, preliminare agli studi sulla letteratura LGBT in Italia, non sarebbe stata scritta.

A tutti loro va il mio vigorosissimo in bocca al lupo.

Di cuore.

Bologna, 15 maggio 2006.


Aggiornamento

Da quando il libro è stato terminato e datato nel 2006, ha vissuta la vita rocambolesca dei libri italiani: accettato da un editore, posposto alla stampa, rifiutato infine.

Ora l'editore WLM si sobbarca con entusiasmo il peso d'un libro diverso: lo ringrazio, per la scelta non banale di pubblicarlo.

Nell'anno e mezzo intercorso tra il 2006 e l'inizio del 2008, la situazione non è (pur)troppo cambiata.

Continua, presso gli editori grandi e piccoli, la preferenza per testi stranieri.

L'ultima tendenza, anzi, sono gli autori stranieri migranti, che scrivono in italiano.

Ormai quasi la metà dei testi che escono annualmente in Italia sono opera di esordienti, che sono sempre meno casi letterari e sempre più esperimenti commerciali, utili a rimpinguare le casse degli editori coi contributi richiesti per l'autofinanziamento.

Il sistema ha bisogno di esordienti, sempre più, e abbassa la soglia dell'età pei nuovi autori: nella nostra società sempre più decrepita c'è bisogno di facce adolescenti che sorridano dalla copertina.

Si cerca lo scandalo e per ottenerlo si scovano testi di giovani attori porno.

Si fa calcolo anche sulla bellezza dei ragazzini, per vendere il prodotto.

Ogni tanto qualcuno riesce a farsi notare dalle case editrici più grandi.

Qualcuno è anche riuscito a entrare nelle selezioni del premio Strega.

I nomi sono stranoti.

E, appena vengono attratti dal sistema, diluiscono le proprie dichiarazioni di gaya diversità.

Non rilasciano più interviste.

Scompaiono dai circoli LGBT.

Evaporano.

Riusciremo mai a riconoscerci negli autori nuovi?

Dipenderà anche dalla grinta con cui si ribelleranno e si imporranno al sistema.

Noi, da lettori, non aspettiamo che il loro coraggio.

Bologna, 15 febbraio 2008


Interviste

Silea Balano, Nel nome del padre

Gennaio 2006

Nel nome del padre è un libro curioso e divertente, uscito per i tipi de Il dito e la Luna.

L autrice s è infilata nei panni d'una peccatrice convinta dei propri peccati, e ha rivolto domande pungenti ai confessori di alcune basiliche romane.

I peccati, volta per volta, avevano a che fare con Masturbazione, Omosessualità, Violenza e Aids.

Sempre, quindi, al centro del peccato era il corpo d'una donna.

Silea Balano (nome de plume di ?), non può donarci una sua foto, ma può rispondere alle nostre domande, con efficacia e spirito.

Fate quindi conto di essere voi il suo confessore di turno, e d'essere proprio voi, protetti da una grata che vi impedisce di scrutarla in viso, a rivolgerle le domande, e ad ascoltare le risposte, che seguono.

CONFESSORE - Quanti anni hai? Dove abiti?

SILEA Credo non abbia importanza l'età in chi scrive o fa arte.

Riguardo al luogo dove abito: oggi qui, domani là. Io vado e vivo così. sulle note della Patty.

CONFESSORE - Che lavoro fai?

SILEA Psicologa, artista, scrittrice, Tante cose.

E a seconda dei momenti della mia vita l'ordine si inverte.

CONFESSORE - Come ti definisci (lesbica, bisessuale, etero)

SILEA - Se bastano tre parole: lesbica, trasgressiva, eccentrica.

CONFESSORE - È il tuo primo libro?

SILEA Sì, Nel nome del padre è il mio primo libro, anche se ho scritto molte altre cose tipo racconti, poesie, articoli ecc.

E a seconda del genere firmavo con nomi diversi.

Ma ora cerco di seguire un unica via e di evitare dispersioni di tempo ed energie in cose che poi fondamentalmente non m'interessano e non danno nulla, o quasi, a chi le legge.

CONFESSORE - Sei cattolica? Sei in contatto con gruppi di cattolici LGBT credenti?

SILEA No, non sono cattolica.

O meglio, lo ero per tradizione familiare ma con l'età della ragione ho intrapreso altre strade.

E al momento non sono in contatto con nessun gruppo di cattolici LGBT credenti, anche se per curiosità intellettuale e promozione di una certa critica costruttiva non mi dispiacerebbe frequentarli.

Ma credo che poi finirei per litigarci. Non riesco a essere moderata.

CONFESSORE - È possibile, secondo te, per un cattolico praticante vivere l'omosessualità?

SILEA - Assolutamente, no.

È una contraddizione in termini.

Il bisogno di spiritualità - e per certi versi anche il cristianesimo - sono una cosa, il cattolicesimo è un altra.

CONFESSORE - Credi che i frequenti lapsus dei confessori, che si rivolgono a te come a una suora, rivelino una realtà di sessualità repressa, nei conventi femminili?

SILEA Di questo sono convintissima.

Ma non solo nei conventi per suore.

Anche tra le mura dei seminari e dei monasteri per frati si nascondono grandi e piccole storie quotidiane sia di amore che di violenza.

È la condizione stessa a determinare relazioni lesbiche e omosessuali che poi vengono vissute con forti sensi di colpa e contraddizioni.

CONFESSORE - Per la tua professione, hai esperienze dirette di suore lesbiche?

SILEA Sì, e non solo di suore.

Ma naturalmente non ne posso parlare.

CONFESSORE - Esistono studi sul lesbismo nei conventi?

SILEA Che io ricordi, anni fa fu pubblicato un libro molto interessante intitolato appunto "Dentro il convento" scritto da due ex suore americane Nancy Manahan e Rosmary Curb che decisero di rivelare al mondo, non solo la loro storia di amore lesbico, all'interno del convento, prima, e di convivenza nel mondo civile dopo, ma anche le centinaia di relazioni simili di cui erano venute a conoscenza.

Era un testo che raccoglieva con molto coraggio oltre che le testimonianze dirette delle protagoniste anche foto personali.

Era carino vedere la stessa donna, prima con l'abito monacale, tutta compita e sguardo sottomesso e poi completamente trasformata con abiti civili, capelli al vento, sorriso sgargiante e in alcuni casi con la sua compagna sotto braccio.

Credo sia stato veramente un libro senza precedenti.

CONFESSORE - Qual era la tesi che volevi dimostrare, nello scrivere il libro?

SILEA Conoscevo già personalmente alcuni preti e alcune suore, quindi, in parte, sapevo dove andavo a parare.

Ma volevo forzare un po la mano e stare a sentire cosa veniva fuori.

E poi lo scopo principale era far conoscere a quante più persone possibili con chi si ha veramente a che fare.

I cattolici praticanti che si accostano alla confessione regolarmente sanno già i tipi di risposte che possono ricevere ma non le mettono minimamente in discussione perché anche loro sono grosso modo in quell'ordine di idee.

Poi ci sono i credenti ma non tanto praticanti che sanno e non sanno e in parte si disinteressano di ciò che viene detto al momento della confessione e quindi non hanno l'esatto polso della situazione.

E infine ci sono quelli che non credono e tanto meno praticano ma comunque ignorano quello che effettivamente può avvenire all'interno di un confessionale.

Credo che una cosa sia immaginare e un altra verificare, leggere.

E comunque i risultati alla fine hanno sconcertato anche me.

Sono stati nettamente superiori alle aspettative.

Non si può non inorridire per tanta mancanza di sensibilità, umanità, formazione, informazione, ecc.

Credo che i preti e i sacerdoti in genere, comprese anche le suore, siano gli esseri più lontani in assoluto da qualunque spiritualità.

Del resto, trascorrono troppo tempo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, a controllare le pulsioni del loro corpo o a viversele in modo, deviato, conflittuale, nascosto, per poi avere veramente spazio mentale per dedicarsi al nutrimento dell'anima.

Pensa che ci sono ancora oggi religiosi che praticano il digiuno totale per una o due giornate alla settimana.

La motivazione è la mortificazione della carne; l'addestramento al dominio dei propri bisogni, che poi sono naturali e primari.

Come se, una volta arrivati dall'altra parte, il padreterno dovesse chiedere loro conto di quanti filini di spaghetti erano presenti nel piatto in quel determinato giorno o se di venerdì hanno mangiato salsiccette o verdurine.

Semmai, verrà chiesto loro ben altro.

Ma questo è un discorso molto lungo e complesso.

CONFESSORE - Sei romantica? In amore sei fedele?

SILEA Oddio, questa domanda proprio no, dai!

CONFESSORE - È facile stare insieme affettivamente a una/o psicologa/o?

SILEA Difficilissimo! Anzi, direi impossibile.

Siamo vere/i rompiscatole.

Sappiamo tutto, comprendiamo tutto, ricordiamo tutto, discutiamo su tutto, siamo sempre al di sopra di tutto e di tutti.

Io poi sono della Vergine, quindi

CONFESSORE - Accetteresti mai d avere una relazione con una suora?

SILEA Questa è una bella domanda.

Dunque, l'idea di avere un avventura con una suora chiaramente mi stuzzica.

Ma una relazione decisamente no e ti spiego anche perché.

La formazione religiosa in genere, ma soprattutto quella che viene impartita nei conventi, deteriora la personalità.

Sia suore che preti vengono educati alla remissività, all'obbedienza, alla mortificazione della carne e dello spirito.

In definitiva subiscono un forte addestramento alla disistima, che già di per sé crea grossi problemi psicologici in qualunque essere umano.

Questo poi è un addestramento, programmato, studiato, voluto, perché solo in questo modo si può andare poi a forgiare nuovamente l'individuo.

Lo si è talmente annullato, reso malleabile che a quel punto se ne può fare quello che si vuole.

In parole povere, vengono destrutturati e poi ristrutturati.

Ma la nuova strutturazione, essenzialmente, serve a reggere il regime conventuale e risulta completamente inadatta a qualsiasi altro contesto sociale o altra relazione equilibrata e sana, anche solo amicale, al di fuori di quella tra consorelle o confratelli con una stessa forma mentis.

Sono persone con grosse conflittualità interiori, che solitamente si tramutano in comportamenti disturbati, ambivalenti.

Potrei definirli, in senso buono, disadattati sociali.

Intendendo con il termine "disadattati" semplicemente soggetti con grosse difficoltà di adattamento in contesti a loro completamente estranei.

Così come, del resto, saremmo noi dei disadattati se a un certo punto della nostra vita adulta venissimo chiusi in convento.

Ho conosciuto molti preti e suore che hanno abbandonato la vita religiosa perché non si riconoscevano più in quel sistema.

Ne andava della loro sanità mentale e morale e quindi hanno trovato la forza, il coraggio di andarsene.

Ma fondamentalmente sono rimasti con quella struttura mentale.

Nella loro testa continuano a essere sempre preti e suore.

Una volta fuori dal convento, a mio parere, dovrebbero seguire un programma di recupero, di decondizionamento per poter divenire veramente liberi.

Per concludere, una relazione con una suora no.

Ma una notte sì.

O a ben pensarci, meglio solo un ora.

CONFESSORE - Conosci Iaculo, psicologo romano della Gestalt? Hai contatti con lui?

SILEA No.

CONFESSORE - Infine che figura ci fanno i ministri della Chiesa in questo libro?

Hai trovata maggiore comprensione dai confessori più giovani?

SILEA Credo che le confessioni riportate parlino da sole.

I ministri della Chiesa emergono per ciò che sono e saranno sempre.

Riguardo ai confessori più giovani, sì, per certi versi mostrano una maggiore apertura.

Ma è sempre un apertura relativa e soprattutto formale, teorica.

Il problema vero è che mancano di esperienze di vita e vengono formati su concetti e dogmi ormai obsoleti.

Quindi restano comunque lontanissimi dalla realtà di tutti i giorni e dalle problematiche della vita.

CONFESSORE - Ci saranno altri libri?

SILEA Dopo un periodo di fermo, ora sono al lavoro su due tre libri contemporaneamente e spero almeno un paio di poterli terminare entro giugno e pubblicare nel più breve tempo possibile..

Il primo seguirà un po' il filone di Nel nome del padre.

Sto raccogliendo una serie di testimonianze di ragazzi gay che hanno avuto relazioni con preti.

Il secondo sarà un manuale teorico pratico per donne che hanno bisogno di sviluppare l'autostima e trasformarsi in donne vincenti.

Non sarà la solita barba di parole vuote e accomodanti sull'autostima, spero venga fuori ciò che voglio.

Un testo aggressivo che metta veramente le donne davanti a se stesse e le trasformi, con una serie di esercizi pratici sconvolgenti, in ciò che dovrebbero essere.

Vedremo.

E poi, altri progetti in cantiere.

Ma il tempo è quello che è.

E bisogna pur mangiare, dormire ecc

CONFESSORE Va bene Silea, mi hai incuriosito, comprerò il tuo libro. Atto di dolore. Amen

Silea Balano, Nel nome del padre, Il dito e la Luna, 2002, euri 8,50


Luca Baldoni: Sensi diversi.

Febbraio 2006.

Ecco Luca Baldoni, l'autore di Sensi diversi, silloge di poesie uscita per Lietocollle; ed eccoci subito nel suo testo, domanda dopo domanda:

"tra le anse morbide del Tevere, che pure/cova corpi e voci che non puoi sperare/sulle sponde del Tamigi": Roma è molto presente nelle tue liriche: che cosa ti piace di Roma, Luca?

Ho trascorso a Roma l'anno scorso dopo aver vissuto per molti anni in città del Nord Europa ed è stata un esperienza esaltante.

Uscivo ogni giorno stupefatto dalla bellezza che mi circondava, dalla mitezza del clima, dall'intensità degli incontri, anche i più banali, con le persone.

Oltre agli aspetti tradizionali ho anche trovato una capitale che è enormemente cambiata negli ultimi anni.

L'offerta culturale è ormai al pari di quella delle grandi metropoli europee, e la comunità gay nonostante il Vaticano è in una fase di grande espansione e vivacità, basti pensare alle attività del Mario Mieli, o a veri propri eventi come Muccassassina e il Gay Village che hanno reso l'essere gay mainstream e cool come non mai.

E quindi?

Oltre a questi aspetti dilettevoli, mi trovavo a Roma per svolgere una ricerca sull'omosessualità nella poesia italiana del Novecento, e quindi la città è stata per me anche quella percorsa e amata dagli autori di cui mi stavo occupando, come Penna, Pasolini e Bellezza.

Come loro ne sono stato conquistato, e Roma è entrata di prepotenza nella mia immaginazione.

E poi a Roma continua a esserci una presenza di intellettuali, scrittori e attivisti gay veramente notevole.

Ho avuto l'occasione di conoscere Francesco Gnerre, Massimo Consoli e Elio Pecora, che sono stati prodighi di consigli e mi hanno aiutato moltissimo nelle mie ricerche.

Questo è un aspetto che mi piacerebbe particolarmente sottolineare; l'ambiente romano è estremamente aperto e generoso.

Ancora: "la scelta non si può alienare,/che solo a noi compete/e non al prete": finalmente un po di sano anticlericalismo in poesia: che pensi della laicità dello stato?

Per l'anticlericalismo in poesia siamo tutti debitori di Pasolini, che si è preso dei rischi che in Italia pochissimi si vogliono prendere.

Riguardo alla laicità dello stato penso che da noi ce ne sia veramente poca.

Vivo da sette anni in Inghilterra, un paese in cui la religione è un fatto strettamente privato, e in cui l'effettiva laicità dello stato è sentita profondamente dai cittadini come garanzia della loro libertà e uguaglianza.

Da questo punto di vista la presenza del Vaticano è una vera e propria disgrazia per la storia italiana, ma questo l'aveva già detto Machiavelli.

La destra italiana, "i cosiddetti moderati", continua a dimostrarsi clericale e intollerante, mentre la sinistra dimostra una mancanza di coraggio e convinzione esasperante.

Allo stesso tempo mi sembra che questo quadro sia anche tipicamente italiano nel senso che continuiamo a scontare un'arretratezza delle istituzioni politiche e culturali nazionali di fronte al paese reale.

Molte regioni, "ovviamente governate dal centrosinistra", hanno già approvato statuti regionali che prevedono il riconoscimento delle coppie di fatto.

Questo è avvenuto senza alcun tipo di "lacerazione sociale", e in alcuni casi col contributo dei voti dell'opposizione.

I registri per le unioni civili sono già una realtà in varie città, anche di dimensioni medio-piccole.

Nichi Vendola, frocio e comunista, governa una regione che consideravamo un caposaldo della destra.

Quindi penso che se arrivasse qualcuno con l'integrità, la convinzione e l'intelligenza di Zapatero, il paese in fondo lo seguirebbe senza conseguenze traumatiche.

In questo senso il recente sondaggio che afferma che oltre il sessanta per cento dei cattolici italiani è a favore del riconoscimento delle coppie di fatto non mi ha più di tanto sorpreso.

Che pensi dei Pacs? Dei matrimoni gay?

Sono assolutamente a favore al riconoscimento paritario delle unioni eterosessuali e omosessuali.

Nel momento attuale questa è una battaglia in cui chiunque abbia a cuore non solo la laicità dello stato, ma soprattutto la visione di una società aperta e tollerante, che celebra le diversità al suo interno piuttosto che reprimerle, dovrebbe impegnarsi.

Questo l'ho detto chiaramente nel poemetto "Diritti", dove però ho anche espresso una cautela soggettiva rispetto al matrimonio come idea e istituzione.

Non sono ideologicamente contro, ma penso che nonostante gli sforzi che facciamo il matrimonio è comunque un'istituzione che porta con sé elementi di una tradizione e di un'ideologia su cui dobbiamo riflettere criticamente.

Mi sembra che negli ultimi tempi si sia persa la voglia e l'abitudine di farlo.

Ovviamente questa è una mia valutazione aggiuntiva e personale, che niente ha a che fare col diritto basilare a scegliere il tipo di unione che ogni coppia trova più confacente ai propri bisogni.

Adotteresti?

Sono anche a favore dell'adozione.

Non vedo nessuna ragione per cui due uomini o due donne non possano tirare su un bambino altrettanto bene che un uomo e una donna.

Si sente dire che un bambino ha bisogno di una presenza maschile e femminile, ma questa è una sciocchezza grossolana, in quanto la psicologia ci insegna che in ogni persona sana le polarità maschili e femminili devono entrambi svilupparsi, cioè che l'uomo e la donna devono essere dentro di noi e non proiezioni esterne.

Detto questo, dato che c'è di mezzo un bambino, il problema sta nell'ambiente sociale circostante.

Ora come ora non so se adotterei, a meno che non vivessi in una realtà sociale estremamente all'avanguardia, come Amsterdam o San Francisco.

Ma non lo escludo come possibilità.

Sei di destra o di sinistra?

Decisamente di sinistra, con innesti anarchici e ambientalisti.

Sbaglio se dico che c'è un po di Foscolo tra le tue righe?

Per niente, ce n'è molto.

In "Diritti" cito un verso dal sonetto "Alla sera" quasi testualmente, e infatti Foscolo mi attrae per il senso di rabbia, di dissidio interiore che si porta dietro e a cui non riesce a dare una risposta "equilibrata".

Lo sento anche vicino perché a differenza della maggioranza degli intellettuali italiani, "che continuamente si lamentano ma alla fine quasi mai lasciano il paese", lui se è andato veramente ed è finito come me a Londra.

Nonostante questo Foscolo ha sentito fortissimamente non tanto la sua italianità, quanto la sua mediterraneità.

Ho amato il sonetto "A Zacinto" da quando la professoressa di italiano me lo fece imparare a memoria alle Medie, mi sembra un esempio di nostalgia della classicità vissuto sulla propria pelle che rimane bruciante e attuale.

Quando mi sono trovato a Zacinto sono anche andato a visitare la casa natale del poeta. È stata distrutta da un terremoto, ma il luogo in cui sorgeva è stato mantenuto sgombro, c'è giardinetto con una lapide commemorativa.

I Greci lo chiamano Ugou Foskolou, e lo considerano un poeta "greco", almeno nello spirito.

Dante o Petrarca?

Domanda vastissima.

Dante spicca per la passione per il mondo e l'umanità in tutti i loro aspetti, e per la capacità di rendere tutto ciò linguisticamente.

In questo è immenso e può essere paragonato solo a Shakespeare.

Purtroppo l'esempio di Dante è stato scarsamente seguito nella letteratura italiana, ma questo è un altro discorso.

In Dante mi attrae anche un modo direi titanico di relazionarsi al mondo, quel continuo desiderio di superare i limiti della propria umanità.

E poi sono cresciuto a Firenze.

Ma si ritorna a Petrarca ogni volta che cerchiamo una rappresentazione emblematica dei dissidi e delle sconfitte dell'io.

Petrarca è un uomo incompleto che non riesce a superare la sua incompletezza, e questo suo dibattersi, diversissimo dalla progressione di Dante, lo renderà sempre attuale al di là di qualsiasi petrarchismo.

Nella prefazione si richiamano Sereni, Pasolini e Leopardi: a chi ti senti più vicino?

Mi sento vicino a tutti e tre in maniera diversa, e d'altronde potrei aggiungere molti altri nomi.

Ammiro in Sereni la tensione etica, il suo obbligarsi a confrontarsi con tutti gli aspetti della modernità senza rimpiangere la "perdita dell'aura".

Il suo tono antilirico rimane memorabile, così sardonico e tagliente, vicinissimo alla prosa e al parlato.

Mi riconosco nella visceralità di Pasolini, nel dissidio tra passione e ragione e nel suo continuo sperimentalismo.

Lo considero con Dante il più grande intelletuale engagé a tutto campo a cui l'Italia ha avuto l'onore di dare i natali.

Ha avuto un coraggio immenso, e da quando è morto siamo tutti più poveri.

Il Leopardi che amo di più è quello metafisico, quello per intenderci del "Canto notturno di un pastore errante".

Il discorso con Leopardi è tutto sommato semplice.

Penso sia capitato a tutti, anche a chi non legge abitualmente poesie, di trovarsi in un luogo lontano dalla civiltà, magari di notte, guardando le stelle e il cielo, e di sentirsi minuscoli e insignificanti di fronte all'immensità dei ritmi dell universo.

In questi momenti ci sorgono allora spontanee le domande del pastore errante, ovvero Cosa ci faccio qui? Perché la vita è così breve e dura? Cosa vuol dire tutto questo?

Ecco, sto semplificando enormemente, ma mi pare che in questa capacità di essere universale nella semplicità ci sia tutta la grandezza di Leopardi.

E poi Leopardi, dileggiando le magnifiche sorti e progressive , è stato anche il primo grande critico delle illusioni della modernità.

In questo ha anticipato di gran lunga Pasolini.

Come ti definisci? Gay? Etero? Bisessuale?

Gay.

In che modo la tua sessualità influenza la tua poetica, la tua poesia?

Non ho nessun dubbio che la mia sessualità influenzi la mia poesia, ma è impossibile dare una spiegazione unitaria dei vari aspetti di questa osmosi.

Mi interessano il corpo e il sesso, e mi piace scriverne in maniera diretta chiamando le cose con il loro nome, lo trovo una sfida.

Oltre a questo in quanto gay sono cosciente di far parte di una minoranza oppressa, e quindi la poesia mi serve anche come arma in una battaglia contro qualunque integralismo.

Gli integralismi si caratterizzano infatti tutti alla radice per una brutale repressione del diritto per chiunque di vivere una sessualità libera (e liberata) che mi è cara.

Con tutto questo voglio anche aggiungere che, secondo una distinzione su cui insisteva Marguerite Yourcenar, preferirei parlare di sensualità piuttosto che di sessualità.

Gran parte della raccolta celebra una sensualità mediterranea diffusa nei luoghi, nelle situazioni, negli incontri, di cui il sesso è una punta particolarmente acuta e momentanea.

Siamo individui erotici anche quando non stiamo facendo sesso, e questo ho cercato di esprimerlo in "High", una poesia che è tutta eros anche se il coito avviene tra me e il sole del meriggio.

È il tuo primo libro? In quanto tempo hai scritta la raccolta?

Sì, questo è il mio primo libro di poesie, anche se c'era stato un lungo lavoro sotterraneo negli anni precedenti.

L'ho scritto tutto, a parte una poesia che ho aggiunto in seguito, a Roma nel 2004 nel corso di una settimana.

Una sera ho iniziato a scrivere, continuavano a uscire fuori cose che mi parevano più valide di tutti i miei tentativi precedenti, allora mi sono chiuso in casa e non mi sono fermato sino a quando mi è sembrato di avere concluso.

Ovviamente poi ci sono stati mesi di labor limae, ma si trattava di cose minime, punteggiatura, scansione dei versi, qualche cambiamento nella sequenza dei testi, ma per il resto la raccolta era uscita già fatta.

"Amandoti ti voglio/proteggere più di quanto/da solo possa fare." : è la tua concezione dell amore?

È una parte molto importante della mia concezione dell'amore.

L' amore può darmi delle sensazioni di forza, quasi di onnipotenza, illudendomi di essere in grado di prendermi cura di un altro come idealmente vorrei che lui si prendesse cura di me.

Ci sono poi momenti di maggiore realismo, in cui mi rendo conto che in nessun modo è possibile essere tutto quello che vorresti essere, e forse non è neanche giusto.

Penso che si tratti di una commistione di sentimento che accomuna gli amori eterosessuali e quelli omosessuali; tutti sentiamo che dobbiamo proteggere i nostri amori e che non sempre siamo in grado di farlo come vorremmo.

Con la differenza però che gli etero hanno tutta una serie di leggi e istituti a sostenere le loro unioni mentre noi ancora siamo ostracizzati.

I versi che hai citato provengono dal poemetto che ho scritto in favore del riconoscimento delle coppie di fatto, e che è sicuramente percorso da un senso di preoccupazione per la vulnerabilità in cui si trovano le unioni gay quando non siano legalmente riconosciute.

Non c'è dubbio che questo particolare senso di vulnerabilità un eterosessuale lo senta meno.

Sei romantico? Fedele?

Sono tendenzialmente fedele, per carattere e non perché ne faccia una questione di principio.

E sì, posso essere molto romantico.

"da un lato vergine Diana dall altro/Apollo con il dardo in mano." : in che modo verginità e scatenamento dei sensi, femminile e maschile, apollineo e dionisiaco si mescolano nel nostro modo diverso d'amare? E nel tuo in particolare?

Mi piacciono uomini complessi, che riescono a racchiudere molto in sé senza essere imprigionati in stereotipi.

Nello stereotipo, nell'unilateralità, non c'è salute né divertimento.

Questo sicuramente lo sento molto, ma non mi pare un punto di vista particolarmente gay.

L'amore non è amore se non include tutto, se non è un esperienza che abbraccia gli opposti.

In questo gli amori eterosessuali e quelli omosessuali sono, o almeno dovrebbero essere, simili.

Hai un sito sul web?

Purtroppo no ma ci voglio lavorare nei prossimi mesi.

Credi che ci siano differenze sostanziali fra sensibilità maschile e femminile che si riflettano sulle opere di poeti e poetesse: credi che ci sia qualcosa che un maschio sappia dire meglio di una femmina (e viceversa)?

Credo che ci siano alcune differenze sostanziali tra uomini e donne, riconducibili ad alcune differenze biologiche basilari.

Lo vediamo anche all'interno della comunità gay, dove non ci dovrebbero essere aspettative di genere prestabilite e dove comunque gli uomini e le donne si organizzano e comportano molto diversamente.

Ma mi risulta molto difficile trovare degli esempi nell'arte, nella letteratura e nel pensiero in cui queste differenze si traducano in delle fratture insormontabili.

L'arte sembra riuscire a trascendere alcune differenze di genere che nel mondo reale sono meno negoziabili.

Questo non vuol dire che non riconosco una sensibilità maschile o femminile (o per quello che importa gay o etero) quando la incontro nell arte.

Hemingway è uno scrittore sicuramente molto etero, direi molto macho.

Ma sarebbe assurdo sostenere che una donna non potrebbe scrivere delle stesse tematiche altrettanto bene se lo volesse.

Forse sarebbe più difficile, ma di sicuro non impossibile.

Ne abbiamo avuto uno splendido esempio di recente con Brockeback Mountain di Annie Proulx, una donna che è entrata ed è riuscita a renderci perfettamente un mondo tutto al maschile.

Ecco qua: tutto finito: l'intervista scivola via tra le tante pagine delle mail sul web.

E io non so nemmeno che faccia abbia Luca Baldoni.

Peccato.

Non sono sicuro se lo vedrò mai.

Luca è un tassello significativo del risveglio della poesia gay in Italia.

Se fossi in voi, Sensi diversi lo comprerei!

Luca Baldoni, Sensi diversi, Lietocolle edizioni, 2006, euri 10,00


Stefano Benaglia: "Per non essere così"

Bologna, 14/09/01

"Vent'anni. Circa vent'anni."

E il sorriso sornione s'allarga sotto gli occhi a punta, da felino.

Il gattone che m ha appena svelato d'aver impiegato vent'anni per scrivere il suo primo libro, è lo scrittore Stefano Benaglia.

Secondo me, come tutti i gatti, finge!:

"Ho rielaborato materiali di diario personale senza pretese di pubblicazione "

E poi ...?

S'agita sulla sedia.

Incrocia le palme cicciotte sul tavolino.

Siamo al primo piano del Cassero, la sera è fredda, c'è poca gente.

Nebbia alle finestre.

Soltanto Renzo, il barista, s'agita dietro il bancone, finge di non ascoltarci.

Quasi tutti sono alla riapertura del Sushi.

"E poi Fabio Croce mi ha pubblicato!

Il lavoro di editing è stato lungo?

Lungo e interessante: durante la correzione del menabò ho tagliato molti personaggi, riassunto, succinto."

Succingere è uno dei suoi verbi preferiti.

I lettori di "Per non essere così lo sanno". Un altro verbo usatissimo è boccheggiare nell accezione di cogliere in flagrante.

Sei un bolognese verace?

"Veracissimo! Da generazioni."

Di questo 35enne emiliano paffuto e carnale salta all occhio la capacità di far proseguire il lettore senza sosta nella trama, di paragrafo in paragrafo, di capitolo in capitolo, pur nell'essenzialità del lessico.

È una capacità, s'intuisce, istintiva.

Che studi hai fatti?

Ragioneria. Faccio il ragioniere.

La mancanza di studi classici ti pesa?

No. Manca una teoria dell'approccio scientifico alla lingua.

Ma diceva Bertrand Russell che l'istinto costruttivo, che è uno degli incentivi principali alla creazione artistica, può trovare nei sistemi scientifici una soddisfazione più completa che in qualsiasi poema epico.

Credi che esista la possibilità più concreta di coniugare il genio scientifico a quello letterario?

Credo che sia più semplice avvicinarsi alla letteratura con istinto scientifico: nell'arte nulla che valga la pena di fare può essere fatto senza genio; nella scienza anche una limitatissima capacità può contribuire a una conquista eccezionale.

"Per non essere così" è scritto in prima persona.

E il protagonista si chiama, appunto, Stefano.

Quanto c'è di vero nello Stefano letterario, un ragazzo un po' schizzato, a metà tra Candy Candy e Iriza, tra bontà e perfidia?

"Sono io! Sono proprio così: molto Renato Zero, molto Patty Pravo, molto Alexis di Dinasty. Sono perfido!"

Ora, io non credo mai ai gatti, e non mi fido.

A me pare così dolce!

Indago: Hai una storia? Un ragazzo?

"Sì, lontano"

Sei fedele?

"Sche-e-e-erzi?"

È proprio un gatto, penso, senza dubbio.

Un gattone scorpione ascendente capricorno.

Il titolo del libro dove l'hai preso?

È il titolo di una canzone di Renato Zero.

Renzo, il barista magro e pelosetto, s'avvicina, incuriosito dai due libri, identici, che abbiamo usati per riconoscerci, aperti davanti a noi.

Fascino dello scrittore?

Non avevo mai visto Renzo con un libro in mano!

Sulla copertina di "Per non essere così" campeggia un gatto dai peli ritti, simile a quello che s'arruffa sul biglietto da visita dell'autore.

Gatti... , penso, e mi viene in mente un endecasillabo della Divina Commedia, uno dei tanti, che parlava di gatti e di sorci: come faceva? Non ricordo bene. Boh.

Che cosa provi quando scrivi? Che ti capita nella testa quando batti sulla tastiera?

Non so. Mi astraggo. Il tempo scivola via vado più veloce della luce, dell'orologio

Il tuo libro è quasi un diario: ti piace parlare di te stesso?

Come molti gay sono scontento di molti particolari del mio fisico, ma per quanto riguarda il carattere "beh" non mi vedo tanto male, o no?

Sei vendicativo?

Come tutti i gatti, cioè molto!

Ti piace leggere, Stefano?

Non leggo troppo. Ho molto da fare!

Ti consideri più uno scrittore o un ragioniere?

Per ora sono un ragioniere che scrive, ma spero di diventare presto uno scrittore che ragiona.

L'innocente barista Renzo non la smette più di fissare negli occhi Stefano Benaglia!

Stefano lo fissa, sembra fare le fusa, affila gli artigli, si lecca i baffi.

Perché mi sento di troppo?

Forse perché mi sembra che il ragioniere Stefano giochi tra me e Renzo in partita doppia.

Renzo sorride, felice dell'attenzione di Stefano, gongola beato e tranquillo.

Stefano lancia sguardi assassini al suo corpo. Povero Renzo!

Tra male gatte era caduto 'l sorco! (ecco l'endecasillabo!!).

Stefano Benaglia non mi cura più d un occhiata.

Ho capito, me ne vado.

Ma voi, leggetelo Per non essere così.

Se amate Russell, se amate i gatti, se amate Renato Zero, se volete divertirvi, è l'ideale!

Stefano Benaglia, "Per non essere così", Edizioni F. Croce, £ 25.000


Stefano Benaglia: Uccelli di pineta

Bologna, 22/01/04

Nella ressa del Casablanca cerco Stefano Benaglia che ha appena pubblicato il suo secondo romanzo Uccelli di pineta, per felicitarmi con lui.

Lo trovo subito, non tanto perché il Casablanca sia stretto quanto perché Benaglia è largo.

Stefano! Ho letto il tuo nuovo romanzo: che bello!

"Vuoi assaggiare una tartina???"

Che divertenti le scene di sesso in Vaticano!

"Vuoi una brioche???"

Che ironica la punizione per il pedofilo!

"Vuoi un cornetto???"

Stefano ha pubblicato Uccelli di pineta per la Fabio Croce Editore.

Nelle note di copertina il romanzo è definito un noir, ma a me sembra piuttosto un romanzo molto, molto cattivo, grazie alla perfidia quasi virtuale d'uno dei suoi due protagonisti, Glauco: una vera carogna.

Stefano, ti rivedi in Glauco, iperbole del gay maligno e acido? È la tua parte malvagia che viene alla luce?

"Che carino Vito, il barista, non trovi???"

O forse ti rivedi più in Sergio, icona del gay mite e buono, comprensivo?

"E il tipo al tavolino di destra?: niente male!!!"

Stefano caro, mi piace proprio la tua condanna, sotterranea, della bisessualità come paravento gesuitico alla scelta del coming out.

"Per non parlare del tipo al tavolino di sinistra!!!"

E quanto è vero il personaggio del prete omosessuale!

"E il cassiere? Me-ra-vi-glio-so!!!"

Sospiro. Molti di noi gay passano una vita boschereccia, tra cespugli e funghetti.

In questo senso Uccelli di pineta è un divertente veritiero spaccato dei maneggi diuturni in riviera, nell'oasi ornitologica della mitica pineta tra Lido di Classe e Lido di Dante: un manuale documentatissimo.

Si vede che l'autore ha studiato.

Caro Stefano, lasciamo perdere la Gola e la Lussuria, che mi pare siano i tuoi peccati preferiti: posso definire il tuo Uccelli di pineta un libro anticlericale?

Assolutamente sì!

Il Vaticano stigmatizza abitudini sessuali nostre e sue: predica bene e razzola male, invade le prerogative dello stato italiano, influenza le scelte del legislatore, tuona dai pulpiti, castra le spinte sessuali, disincentiva l'uso del preservativo e così partecipa all avanzata dell Aids nell Africa subsahariana, ma è ora che qualcuno racconti quel che succede tra le mura dei conventi o nelle sacrestie, da sempre!

Glauco, il bel cattivone del romanzo, è figlio d'una madre cattolica oltranzista e d'un padre inconsistente: non è strano che date le premesse non sia una checca isterica?

La provincia copre le magagne.

In provincia niente è facile o certo.

Tutto scorre fangoso.

Tutto è ambiguo e obliquo, intrigante.

Glauco è un tipico personaggio di provincia.

Picchia la moglie e vuole per sé la figlia.

E vuole avere tutti per lui, accanto a quella famosa pineta spurgo di pulsioni altrimenti compresse.

La pineta di Lido di Classe!

È vero che il tuo Glauco, però, ricatta e prevalica perché è inserito in una rete di persone ricattabili e ambigue, proprio perché, come lui, non hanno fatto il coming out.

Quanti di noi LGBT sono messi così, Fabio: ipocriti, sposati, con figli e nipoti o chierichetti!

In provincia, vedi, tutti sono ricattabili.

Tutti nascondono qualcosa, ma nessuno lo dice.

Vuoi dire che in città siamo tutti santi?

No certo.

Ma l'anonimato urbano aiuta a vivere molto meglio.

Aiuta la giustizia, diminuisce l'appartenenza al clan, aumenta la fiducia nella legge.

La mafia, ricorda, nasce in campagna, dove lo stato non c'era proprio, ma anche senza parlare di mafia, che è un fenomeno estremo, è un fatto che la provincia è nebbiosa, sfuma, affoga le persone, le rende torpide ma cattive, ma d'una cattiveria nascosta.

Ma Glauco, il tuo protagonista, è quasi coraggioso, nella sua perfidia conclamata.

Certo. Glauco è cattivo, ma non finge quasi mai con se stesso!

Mai?

Beh, quasi

Come cambia l'approccio alla scrittura dal primo al secondo romanzo, Stefano?

Cambia tutto: c'è meno di te, lavori più di fantasia, sei obbligato a immedesimarti in personaggi che hanno vita propria, e a volte ti prendono la mano: tu li vuoi fare andare a destra, ma loro virano a sinistra, tu li vuoi antipatici, e loro risultano i più simpatici di tutti, e scrivere insomma è assai più divertente!

Dal primo al secondo libro il tuo lessico è fiorito lussureggiante: quali autori hai letti, di recente, che t'hanno arricchito tanto che sembri la sorella di Gadda?

Gadda appunto, Agata Cristie, Seneca.

Capperi, che terzetto!

I classici sono la migliore palestra.

Devi leggerli e rileggerli, se vuoi imparare a descrivere la realtà di oggi.

Perché?

Perché il giallo, che è il genere in cui è scritto Uccelli di pineta, ha tante possibilità di avvicinarsi al mondo, di sporcarsi colla realtà, di descriverla.

E Seneca che c'azzeca col giallo?

Non ti pare che il "Tieste" sia, in fondo, un bellissimo giallo-noir?

Molto pulp direi! Senti, Atreo, e qual è la molla più potente dei delitti tra i gay?

Il sesso, la gelosia.

È per questo che l'amore sensuale, che abbonda nella Romagna di Uccelli di pineta, è così importante per te, bolognese gaudente?

Ebbene ho uno scoop per te: sappi che sono Membro dìonore del Movimento Meretrici Italiano!

Lo scriverò, pei nostri lettori! Hai qualcos altro in cantiere?

Un sequel del primo romanzo: grazie Vito!!!

E s'avvia a sbafarsi una piadina doppia.

Ciao!

Ed esco, col mio bel libro autografato e dedicato dall'autore.

Quando, Gola e Lussuria permettendo, Stefano Benaglia vincerà il premio Nobel alla letteratura, lo rivenderò, e ci farò tanti soldi.

E mi comprerò tutta la pineta di Lido di Classe.

E farò pagare il biglietto d ingresso.

E passerò la vita anch'io rileggendo Seneca tra gli Uccelli di pineta.

Stefano Benaglia, Uccelli di pineta, Fabio Croce Editore, euri 13,00


Fabio Brescia: Il sole e l'innamorato

Napoli, maggio 2002.

Come si definiscono le persone perdutamente innamorate della propria città?

Dovremmo scovare un termine che le precisi, e che non è affezione da campanilismo, ma anche e soprattutto gesto autoerotico di valorizzazione delle proprie origini, del proprio quartiere, della propria via, portone, scala, ingresso.

Quando poi ad amare la propria città è uno scrittore napoletano, pesce ascendente cancro, è logico che il libro d'esordio palpiti d'amore veracemente partenopeo per tutto: dai vicoli al lungomare agli spaghetti allo scoglio alla pastiera e infatti:

"Susy, Luca, Eros, Carolina e Barbara sono i cinque personaggi del mio libro, ma il sesto protagonista è senza dubbio Napoli, la città stra-amata a cui torno con voluttà ogni volta che rientro da una tournée, a cui cerco di condurre le persone che mi sono care quando sono innamorato: la mia città!"

Vai spesso in tournée?

A volte capita

Come faccio a riassumere le tue attività? Sono tante: cantante, attore, conduttore radiofonico, autore di testi teatrali

E paroliere!

Allora cominciamo proprio dalla fine, dalla tua attività di paroliere: deriva dalla musica l'abilità linguistica che si ritrova nella prosa ritmica dell'epilogo?

"Sì certo: ho nascosto testi di mie canzoni, alla fine. Il prologo, invece, è dedicato a una persona che ora vive a Parigi, ed è molto importante per me "

Persona è una parola neutra che di solito si usa con chi non deve sapere che siamo gay...

Non vorrei sembrare invadente: ma si può sapere com'è, cos è Fabio Brescia? Gay, normale, bisex?

"Guarda sarebbe così bello non definirsi "

Certo, ma si da il caso che siamo ospitati su un portale LGBT: allora?

"Diciamo che una donna mi può piacere fisicamente, e che però mi potrei innamorare solo d'un uomo."

Amen.

Torniamo a Il sole e l'innamorato:

Susy, uno dei 'caratteristi' della trama, è una medium simpaticissima, legge i tarocchi, e su un doppio piano esoterico di realtà e di scollamento temporale si snoda tutta la trama: mica sarai un po' stregone anche tu, Fabio?

"No, grazie! Non ho interessi esoterici, anche se ho amici che invece guarda, meglio lasciare i tarocchi a chi li sa leggere, te lo garantisco per esperienza! e la trama, comunque, non è autobiografica; ammetto però di ritrovarmi in ogni personaggio: maschio o femmina."

Il racconto de Il sole e l'innamorato scorre veloce e condotto da mano sicura.

Molto riusciti, tra l'altro, mi sono sembrati i finali dei capitoli, cadenzati e giusti, e anche i dialoghi, queste eterne bestie nere degli scrittori, mi paiono ben condotti

"Ci ho lavorato sopra.

Tanto?

Sai, è il mio primo libro, rimasto in gestazione sei anni, e partorito in dodici mesi di lavoro sulla lingua. E ne sono rimasto talmente contento che ho già in mente il titolo del prossimo: "

No, non dirlo! Non si dice mai il titolo prima della pubblicazione!

Perché?

Tu sei di Napoli e dovresti saperlo: per scaramanzia!

"Allora ti svelo il titolo del mio prossimo testo teatrale: "Sta arrivando l'autunno": ci reciterò anch'io, al teatro "Il Primo di Napoli"."

Gli ammiratori e/o le ammiratrici sono avvisati/e!

Vi aspetto numerosi/e, né?

Sarai mica un po' esibizionista?

"Esibizionistissimo! Non hai visto le foto di scena del mio sito?"

www.fabiobrescia.com è un sito bello e intrigante, dove Fabio mostra con dovizia e generosità il corpo palestrato "per nulla velato" e da dove si può anche scaricare qualche mp3 d'autore.

Vorrei fare qualche domanda impertinente ma credo che, date le premesse, dovrò giocare di desinenze:

Come deve essere il/la tuo/a partner ideale?

"Semplicissimo: intelligente, bello/a dentro e fuori, generoso/a, colto/a, sportivo/a, curioso/a del mondo e della vita, simpatico/a "

Basto/a! Sono confuso/a da tutti questi o/a, mi gira la testa! Perché non esiste il neutro, in italiano?

Vuoi dire qualcos'altro del libro?

"Spero che lo leggano molti eterosessuali."

Fabio Brescia, Il sole e l'innamorato, edizioni del Delfino, euri 8,00

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La Collina dei Fuochi Fatui

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Autore: Emiliano D'Alessandro

Editore: Solfanelli

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788889756355

Pagine: 160

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 14,0x21,0 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro


Descrizione
Emiliano D'Alessandro, attraverso una narrazione concreta, racconta l'oscura tragedia che ha visto come protagonisti dodicimila ragazzi del nostro regio esercito, i "figli di mamma" della Divisione Acqui del generale Antonio Gandin stanziata sull'isola di Cefalonia in Grecia.

Era il mese di settembre del 1943 quando si doveva decidere se cedere le armi ai tedeschi o "resistere" per onorare la Patria: prevalse l'idea che "sull'arma si cade ma non si cede", e così avvenne!

Un affascinante reportage sul nostro passato, un'utile retrospettiva per mettere a fuoco un avvenimento che attende ancora di definire il proprio ruolo nella storia di quegli anni, ma anche la vicenda personale e umana di Salvatore Di Rado, ancora troppo giovane per morire, forse l'unico superstite fucilato della seconda guerra mondiale, testimone della propria odissea illuminata da un imprevisto amore tormentato, da un'amicizia che si consolida giorno dopo giorno e dalla visione di luoghi incantati.

Attraverso il protagonista, simbolo della gioventù sacrificata, abbandonata e infine dimenticata, il romanzo rievoca la storia italiana e una guerra sciagurata che il mondo sembra aver voluto dimenticare.

Una singolare narrazione dove ogni vicenda ne ingoia un'altra, per poi precipitare e ribollire tutte insieme nel calderone caricaturale della storia ormai defraudata da un qualunquismo dilagante.

Un testo coinvolgente, che risveglia la coscienza civile, a tratti brillante e ironico, ma soprattutto un atto di verità che ricostruisce da un'angolazione inedita una tragedia mai abbastanza indagata.


Note biografiche
Emiliano D'Alessandro (1973), giornalista e scrittore.

Vive in Abruzzo, a metà tra il mare Adriatico e la maestosa Maiella.

Collabora con riviste e quotidiani ove ha pubblicato centinaia di articoli di denuncia e insegna Lingua e Cultura Italiana agli stranieri.


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Eugenetica e altri malanni

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Autore: Gilbert Keith Chesterton

Editore: Edizioni Cantagalli

Prima edizione: 02/2008

Edizione corrente: 02/2008

EAN-ISBN: 9788882723729

Pagine: 344

Dimensioni: 12x18 cm

Prezzo di copertina: 22,00 Euro


Descrizione
In occasione dell'odierno dibattito sull'aborto e sull'embrione, pubblichiamo la prima traduzione italiana dell'inedito chestertoniano ''Eugenetica e altri malanni''.

Con pennellate di cruda ironia Chesteron si fa beffa dello scientismo e dell'arroganza con cui si pretende di manipolare gli esseri umani, e di trattarli alla stessa stregua di oggetti.


Note biografiche
Gilbert Keith Chesterton nasce a Londra nel 1874.

Studia alla Slade School of Art, dove inizia a scrivere articoli polemici nei quali, con uno stile brillante e pieno di humor, attacca tutto ciò che stima errore dei suoi tempi.

Nel 1922, in seguito a una profonda crisi morale e intellettuale, si converte al cattolicesimo.

È autore di numerosi saggi, romanzi e racconti.

Fra i più celebri Ortodossia, San Francesco d'Assisi, L'uomo che fu giovedì, Il club dei mestieri stravaganti e la serie di racconti polizieschi che ha per protagonista padre Brown.


Recensione
PADRE BROWN BOCCIA LA PROVETTA
di L. Fazzini (Avvenire, 15 febbraio 2008)

Riscoperte: Fin dal 1921 lo scrittore inglese Chesterton combatteva i sostenitori dell'eugenetica: ''Giocano d`azzardo con i nostri corpi''

L'Inventore di padre Brown contro i creatori di una «buona stirpe» nata da menti razziste e scientiste.

Questo è l'eugenetica, un misto di stupidità culturale, fanatismo scientifico e arroganza politicamente corretta velatamente nemica dei poveri.

E se nella stagione a cavallo tra Otto e Novecento il positivismo aveva contagiato le classi dirigenti d`Europa - una delle prime norme eugenetiche è quella della Camera britannica che nel 1912 decise la carcerazione dei «deboli di mente» -, oggi è la scienza biomedica (come testimonia il recente evento dell'embrione nato da 3 genitori) a decidere come «deve essere» l'uomo per nascere.

Con quel mix di ironia sagace e gusto del paradosso di cui è intessuta la sua produzione saggistica, anche su questo tema, già «caldo» prima della Grande Guerra, il noto scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton si gettò a capofitto con una sua personalissima battaglia intellettuale.

Di mira aveva quella «scienza stantia, la stessa prepotenza burocratica e lo stesso terrorismo dei professori di quart'ordine» che hanno fatto nascere la prassi con cui si vuole selezionare il meglio della razza umana.

Si legge con gusto questo Eugenetica e altri malanni che Cantagalli Editore manda in libreria il 25 febbraio (pp. 344, euro 22); un inedito di GKC (come l'autore si firmava) rimasto sconosciuto in Italia dal 1921, data in cui l'autore raccolse scritti e interventi sul tema, e che fornisce nuove motivazioni a chi vuole difendere la dignità dell'uomo.

A partire suggerisce lo scrittore - da una presa di coscienza morale: «La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. Gridare dopo che il danno è avvenuto non serve a nulla, specie se il danno è una ferita mortale».

Per Chesterton tutto ciò può venire da quell'«indirizzo di pensiero, collettivo e inconfondibile» che è appunto l'intendimento di migliorare la razza umana.

Una saggia operazione di contrasto dell'eugenetica deve affrontare il nodo del linguaggio dato che «gli eugenisti sono eufemistici»: «Le parole brevi li allarmano, mentre le parole lunghe li tranquillizzano».

Chesterton coglie nel segno, visto lo sforzo linguistico con cui uno dei procedimenti biomedici che ledono in maniera eugenetica la dignità dell'uomo, qual è l'aborto, veniva eufemisticamente veniva un tempo designato come «interruzione di gravidanza», oggi invece come «diritto alla salute sessuale».

Vi è poi la prospettiva utilitaristica a tradire quello che GKC definisce «la speranza e l'entusiasmo sincerissimi degli eugenisti»: «Non sanno quello che vogliono, salvo che vogliono l'anima e il corpo vostri e miei per scoprirlo»; e per fare questo gli eugenisti violano impunemente quello che il cattolicissimo Chesterton designa come «il santuario del sesso».

Ricorrendo ad un'azzeccata metafora, i demiurghi delle provette risultano degli sconsiderati: «Non voglio incriminare nessuno se dico che gli eugenisti sono semplicemente dei giocatori d'azzardo. Il giocatore spericolato non ha denaro in tasca, ha solo idee in testa. Questi giocatori non hanno idee in testa, hanno soltanto denaro in tasca».

Chesterton tratteggia poi quali potrebbero essere le infauste conseguenze di una società eugenetica: «Ci si troverà in una situazione non priva di aspetti comici, in cui il cittadino esercita ancora in teoria poteri imperiali sui quattro angoli della terra, ma non ha potere alcuno sul proprio corpo e anima.

Sarà consultato circa la delicata crisi diplomatica creata dal previsto matrimonio dell'Imperatore della Cina, e non gli sarà permesso di sposare chi gli pare».

«L'atto di fondare la famiglia, ripeto, era un'avventura individuale al di fuori delle frontiere dello Stato -spiega profeticamente in altro luogo Chesterton -.

I nostri primi e dimenticati antenati lasciarono dietro di sè questa tradizione; e i nostri stessi genitori non molti anni fa ci avrebbero presi per pazzi nel vederci discuterla.

La definizione più concisa dell'eugenetica, quanto al suo lato pratico, è che essa si propone, in maggiore o minore misura, di controllare talune famiglie come se fossero famiglie di schiavi pagani, o peggio».

E se la salute delle persone diventa un discrimine per avere figli, attenzione all'assurdo, avverte Chesterton: se si vuol bloccare la discendenza di un soggetto affetto di tisi, potremmo non aver avuto un genio della poesia come Keats o un romanziere come Stevenson.

O anche il sordo - per via ereditaria - Beethoven.


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Misoginia: una malattia maschile

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Archivio NuoviLibri.It

Autore: Federico Zanatta

Editore: Prospettiva Editrice

Prima edizione: --/2007

Edizione corrente: --/2007

EAN-ISBN: 9788874183623

Pagine: 62

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

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Descrizione
"Misoginia: una malattia maschile" è il titolo della tesi con cui Federico Zanatta (1977) si laurea in Lettere e Filosofia presso l'Università Ca' Foscari di Venezia, il primo luglio del 2002, sotto la guida attenta dell'allora docente di Psicologia Dinamica, Alberto Zatti.

Il testo, concepito e redatto quasi completamente durante l'ultimo lungo soggiorno di Zanatta nella città di New York, si avvale dell'importante aiuto dell'antropologo americano David Gilmore, docente presso la State University of New York, con il quale l'autore ha potuto intrattenere numerose discussioni utili allo scopo della sua ricerca.

L'immagine in copertina è del disegnatore californiano Vinh Ngo, con il quale Federico Zanatta già da tempo collabora nel progetto sonoro Father Murphy, all'interno delle produzioni del Madcap Collective, di cui lo stesso Zanatta è uno dei fondatori.

Entro la fine del 2007 verrà edito dall'americana Black Arrow Press un volume antologico bilingue, inglese e italiano, dal titolo "Santi: lives of modern Saints" in cui Zanattasarà presente con il breve racconto "Della Santità di Lee", episodio tratto da quella "Leggenda dei Lee" a cui l'autore, con lo pseudonimo Frederico f., sta da anni lavorando.

Di tale leggenda, altri episodi sono stati pubblicati in edizioni limitate da St. Louis & Lawrence Books.


Note biografiche
Federico Zanatta sociologo e saggista studia da tempo le convergenze sociali tra la misoginia e le esperienze socio-economiche della società contemporanea.


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Oltre l'ostacolo

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Autore: Giulia Meli

Editore: Las Vegas edizioni

Prima edizione: 04/2008

Edizione corrente: 04/2008

EAN-ISBN: 9788895744049

Pagine: 100

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

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Descrizione
Giulia muove il braccio senza quasi accorgersene.

Edoardo viene attirato dal suono dei ciondoli del braccialetto che lei tiene al polso.

Qui parte la storia, a due voci, di un estate vissuta tra passioni, cavalli, equivoci e malintesi.

Sempre in bilico tra volere e dovere, tra tempi sbagliati e momenti rubati, i due protagonisti galoppano leggeri fino a quando la fine dell'estate non presenterà il conto delle decisioni importanti.


Note biografiche
Giulia Meli è nata nel 1981 a Milano.

Il suo blog è all'indirizzo giuliameli.splinder.com.

"Oltre l'ostacolo" è il suo romanzo d'esordio.


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