Il tango è la mia passione

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Autore: Mauri Antero Numminen

Traduttore: Delfina Sessa

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 04/2006

Edizione corrente: 04/2006

EAN-ISBN: 9788872020258

Pagine: 290

Rilegatura: Brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 16,80 Euro

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Descrizione
«Tutti si chiedono quale sia il senso della vita. Io lo so: è il tango».

Questa è la premessa alla storia di un maniaco del tango finlandese: Virtanen lo balla quotidianamente, conosce a memoria i testi dei brani, che sussurra seduttivamente all'orecchio della compagna di turno, ricorda i nomi dei suoi compositori.

Eterno dilettante, in casa batte il ritmo con una scopa per allenarsi, non sopporta che si scherzi sulla sua passione e trascorre le giornate entrando ed uscendo dalle balere, dove ruotano in ampi archi intorno alla pista donne sole e mariti gelosi.

Eppure non è di ballo la gara alla quale Virtanen partecipa: biologicamente attirato dalle donne ma convinto che l'erotismo sia estasi solo dello spirito, questo goffo e polare tanghero a quasi trentasei anni è rigorosamente vergine.

Il suo sfidante è Platone e un irremovibile principio di castità.

Ran-tán-tan-tan, rata tan-tan tan-tán-tan-tan: in questo attirarsi e respingersi di figure spaiate, nell'intreccio di gambe e d idee bislacche, attraverso la storia dell'oscena danza dal 1913 fino ad oggi, in cui ancora
compete con il rock e si camuffa in altri generi per sopravvivere a ritmo di spinte erotiche e tragicomiche
autopunizioni, il passo falso è innamorarsi di una donna ed essere costretti a considerare anche le esigenze del corpo.

Asciutto come se ogni frase fosse un accordo, lo stile di questo singolare autore conduce a tempo di marcia nella tradizione finlandese, dove il passo rigido e monotono dà eccitazione e il ritmo irregolare fa orrore, diverte e spiazza come un casché inatteso.


Note biografiche
Mauri Antero Numminen è certamente una personalità singolare, assolutamente eclettica, con uno spiccato senso dell'umorismo.

Nato a Somero in Finlandia, il 12 Marzo del 1940, è diventato presto appassionato di musica jazz, classica e moderna.

Ha imparato a cantare, a suonare la batteria e ha fatto parte del complesso del famoso compositore di tanghi finalndesi Unto Mononen.


Estratto
Ran-tán-tan-tan, rata tan-tan tan-tán-tan-tan!

Ecco: questo è stato il mio primo tango.

"La Cumparsita" di Matos Rodrígues mi si è impressa nel cervello ancor prima che imparassi a parlare.

Se per caso capitava che mia madre mi allattasse con la radio accesa, mentre era in onda "Sabato con le
vostre canzoni preferite", io succhiavo il suo seno allo stesso ritmo: RAN-TÁN-TAN-TAN.

Credevo che fosse una melodia finlandese.

Forse negli anni Venti il tango lo ballava anche mio nonno, che non conosceva altra cultura che la nostra.

Tutti si chiedono quale sia il senso della vita. Io lo so: è il tango.


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La maschera trasparente

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Apparire o essere?

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Autore: Elena Liotta

Editore: La Piccola Editrice

Prima edizione: --/2006

Edizione corrente: --/2006

EAN-ISBN: 9788872589038

Pagine: 142

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13x20 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

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Descrizione
Non sapremo mai esattamente quanta parte del nostro essere sia veramente nostra e quanto lo sia diventata, né fino a che punto ciò che siamo, in ciascun periodo della vita, sia stato indotto e condizionato dall'ambiente sociale.

E anche l'apparire è soggetto allo stesso ambiguo destino.

L'autrice, com'è nel suo stile - scorrevole e legato alla concretezza della vita - ripercorre le varie contraddizioni che contraddistinguono le relazioni personali tra finzione, vuota apparenza e autenticità.

Passa poi a leggere in modo critico le incongruenze di una società, corroborata dai massmedia, che insinua modi di vita basati sulla superficialità.

Nell'ultima parte, com'è nel suo costume, ci offre alcuni stimoli di cambiamento concreto verso uno stile di vita che sa scegliere il piccolo, la semplicità nell'autenticità dell'essere.


Indice
Premessa: Coscienze vigili, coscienze critiche

PRIMA PARTE
Essere, apparire e mutamento

Per cominciare
Significati in comune
Essere, apparire e nuovo inizio
Impostori e seduttori
Narcisismo
Promesse e Tradimenti
Dall'iniziale apparire verso l'essere nella vita

SECONDA PARTE
Società dell'apparire e apparire nella società

Le maschere: mostrarsi e nascondersi
La società dello spettacolo e il suo pubblico
Avere o essere o apparire
Il fallimento della critica sociale
Disturbi dell'apprendimento?
Bisogni primari e mass media: le verità nascoste

TERZA PARTE
mito del progresso, del benessere e della felicità

I valori, tra menzogna e verità
La politica, l'apparire e la ragione critica
Le stanze segrete
La comunicazione mascherata e il silenzio del dissenso
La satira dalla parte dell'essere
Che fare, nel piccolo?


Note biografiche
Elena Liotta, nata a Buenos Aires, vive da diversi anni ad Orvieto.

Psicoterapeuta e psicologa analista è membro didatta della IAAP (International Association of Analytical Psychology).

Svolge la sua attività in ambito clinico, socio-educativo e culturale a livello interdisciplinare e internazionale.

È autrice di numerose pubblicazioni, tra cui Le solitudini nella società globale, edito da La Piccola Editrice.


Estratto
Le maschere: mostrarsi e nascondersi

L'apparire inteso come ciò che sembra, allude implicitamente a una realtà diversa, altra da ciò che sembra, forse non proprio un opposto, ma comunque altro e comunque dubbio.

Sembra una persona corretta, ma chissà?

Sembra che mi ami, potrò fidarmi?

Sembra giovane, o anziano, ma quanti anni avrà davvero?

Sembra ricco, ma sarà poi vero, o è pieno di debiti?

Magari presta i soldi a strozzo.

Sembra povero, e sotto sotto mette i soldi in banca!

Sembra esperto nel suo campo, ma saremo sicuri?

Sembrano tanto felici, ma bisogna vedere dietro.

Sembrava una persona perbene e tanto tranquilla! .

Nella vita delle persone, l'apparire e l'essere - il secondo inteso come realtà sottostante al primo - si mantengono indisturbati nel loro equilibrio, finché non accade qualcosa che svela, che toglie la maschera più o meno pesante che li avvolge, lasciando che si affacci qualche verità.

Le vicende dell'esistenza, soprattutto quelle non previste e non controllabili, possono far emergere aspetti inediti a se stessi e agli altri.

Ad esempio, è difficile conoscere e poter mostrare il proprio coraggio se non capita mai l'occasione.

È facile essere gentili e benevoli se non si viene mai provocati.

È forse naturale sentirsi migliori di quello che si è, quando non ci si osserva onestamente e quando le situazioni non ci mettono alla prova.

In un certo senso, a volte, indossiamo delle maschere senza saperlo, soltanto perché l'abitudine, l'idea che gli altri hanno costruito intorno a noi, la mancanza di stimoli contrari, non fa trasparire nulla di diverso.

Continuando sulla metafora delle maschere, altra cosa è rispettare i ruoli, essere gentili con un partner o sul lavoro, anche se l'umore non è dei migliori.

Questa non è ipocrisia, non è falsità e non c'è nulla di menzognero a mostrarsi ben vestiti e truccati, se il contesto di vita lo richiede.

Così come non è introversione ma sana discrezione e auspicabile riservatezza contenere le proprie dinamiche interiori negli ambienti di lavoro o pubblici: l'autenticità non va ridotta allo scarico senza limiti di pulsioni ed emozioni, allo sbragarsi ovunque e con chiunque confondendo l'essere se stessi con l'essere come ci pare, immemori del contesto e degli altri.

Ci sono, ancora, altre maschere che hanno la qualità della trasparenza, vero-simili a tal punto che identità fittizia e verità si sovrappongono anche nella percezione interna del soggetto.

Egli risulterà convincente anche all'esterno manipolando gli altri al di là dei loro dubbi inascoltati, dei segni inequivocabili non colti, in una specie di ipnosi che al risveglio lascia tutti ammutoliti.

Penso a quel procedere, nonostante i segnali indichino di fermarsi, che porta tante vite sull'orlo del fallimento, e anche giù fino al fondo.

Visto che le maschere di ogni genere abbondano nelle forme sociali di convivenza, dovremmo chiederci quale funzione psichica o biologica animi la sentita esigenza di regolare l'esposizione di se stessi.

Per quanto riguarda la psicologia, la dinamica tra essere e apparire ha veramente una storia antica quanto l'uomo e risvolti storici che accompagnano lo sviluppo della civiltà e delle diverse culture nel mondo.

C'è una parte di questa dinamica che è abbastanza lecito considerare come universale, strutturale, congenita all'essere umano.

Sembra che esista una forma di paura, pudore, riservatezza, a mostrarsi semplicemente così come si è.

La nudità.

Proviamo a inoltrarci.

Sarà quella stessa sensazione ben esemplificata dal vissuto di Adamo ed Eva nel mito della cacciata dal Paradiso terrestre?

Sarà per via della mancanza di protezione rispetto al clima, al freddo e al caldo, alle minacce, ai disturbi e agli ostacoli prodotti dalla natura, specie paragonando l'uomo agli animali che hanno peli, scaglie, aculei, artigli, corna, gusci, insomma non solo la nuda e sottile pelle, così facilmente penetrabile e al tempo stesso così fondamentale a contenere viscere, vasi sanguigni e tutto il resto?

Perché nudità è diventata sinonimo di fragilità?

Mi sembra probabile che qui abbia inizio, in senso anche lato e simbolico, il bisogno della vestizione, della copertura, dell'occultamento.

Non poter essere quello che si è per nascita in quanto troppo rischioso per la sopravvivenza e allora, strato su strato, si sono costruite protezioni, abilità, altre protezioni, altre abilità, fino alla nostra iperstrutturata condizione attuale, nella società avanzata e in via di globalizzazione.

Accanto a questo aspetto che rimanda alla paura, è facile evincerne un altro meno angosciante: sempre nella storia dell'umanità possiamo cogliere un vero e proprio piacere del nascondimento, il gusto della segretezza, del trattenere qualcosa per sé nel proprio intimo senza che altri ne vengano a conoscenza.

Sul piano collettivo, molte tradizioni sacre e profane, sono state costruite su avvenimenti che ruotano intorno a oggetti concreti, preziosi oppure caricati di valori simbolici e soprattutto introvabili, misteriosamente custoditi, e se ancora esistenti, esposti solo in speciali occasioni ritualizzate.

E poi c'è un altro aspetto ancora, quello estetico e cosmetico, il piacere dell'abbellimento, secondo i canoni previsti da ciascun gruppo, un abbellimento codificato e riconoscibile che conferisce potere, attrattiva.

Neanche le popolazioni primitive, indigene, le quali dove il clima lo permette vivono tuttora esponendo il corpo nudo, hanno rinunciato al piacere della maschera, alla cosmesi, alla modifica del volto o del corpo rispetto alla sua naturale costituzione.

Non parliamo poi delle maschere intere e dei travestimenti che seguono un filo ininterrotto dal passato più remoto fino a oggi, con rituali e tradizioni specifiche dall'Africa al Centro e Sud America, fino all'Asia, alle Isole del Pacifico, all'Australia, come anche in Europa e Stati Uniti, dove vengono indossate durante le processioni religiose, i cortei storici, ma soprattutto per il Carnevale e altre feste appositamente costruite per il gioco collettivo del mascherarsi.

Agli esseri umani piace ancora oggi, almeno ogni tanto, diventare diversi da se stessi, scegliere una figura, un personaggio da incarnare, per gioco, per riscatto, per il gusto stesso della finzione, per confondere l'altro, per uscire da un identità troppo angusta.

L'autenticità senza veli né contraddizioni, qualora fosse possibile sostenerla, può diventare psicologicamente stressante, faticosa e non particolarmente gradevole, forse anche monotona, al punto da dover essere interrotta ogni tanto.

Esiste, insomma, un bisogno fisiologico di appartarsi, ripararsi, camuffarsi rispetto alle aspettative sociali sempre incombenti.

Altrove ho definito questa condizione come "stress da relazione" e come necessità di sviluppare una sana e consapevole capacità di non-relazione .

Con o senza maschere.

A volte, se non è possibile riposarsi dalla relazione, ci si nasconde dietro apparenze diverse, un far finta non maligno, un mentire a fin di bene, solo per strategia difensiva contingente.

Allargando ancora il discorso, giungiamo a tutte le forme di rappresentazione artistica e alle maschere dell'attore che per definizione agisce, mette in atto la realtà simbolica della narrazione, interpretando personaggi anche molto diversi tra loro.

Questa figura è oggi popolarissima e ammirata - la star - come mai nella storia della professione, che ha invece vissuto tempi duri di svalutazione e marginalità.

Non a caso la nostra stessa società viene definita come società dello spettacolo.


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Adiós a mamá

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Dall'Avana a New York

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Autore: Reinaldo Arenas

Traduttore: Claudia Teson

Editore: Edizioni Socrates

Prima edizione: 09/2006

Edizione corrente: 09/2006

EAN-ISBN: 9788872020265

Pagine: 119

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 13,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

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Descrizione
Adiós a mamá è una raccolta di otto racconti in cui l'autore esprime tutta la sua rabbia e la sua disapprovazione nei confronti del regime castrista ostentando la forza liberatrice della sua omosessualità vissuta con orgoglio e spirito di provocazione.

A queste tematiche sono affiancati elementi fantastici e grotteschi che fanno da eco alle migliori pagine della letteratura latinoamericana.


Indice
Traditore
La torre di cristallo
Adiós a mamá
La cometa di Halley
Qualcosa succede sull'ultimo balcone
La gran forza
Memorie della terra
Mostro I
I neri
Il tavolo
Mostro II
Fine di una storia


Note biografiche
Poeta, romanziere, e commediografo, Reinaldo Arenas nacque a Cuba nel 1943.

Arenas studiò filosofia e letteratura all'universita dell'Avana.

Nel 1973, Reinaldo fu incarcerato dopo essere stato accusato e condannato per deviazione ideologica e per aver pubblicato all'estero senza approvazione ufficiale.

Per la sua opposizione al regime castrista e alla sua omosessualità dichiarata nel 1980, fuggì a New York dove malato di AIDS, morì suicida nel 1990.

In Italia è stato pubblicato soltanto Prima che sia notte da cui è stato tratto un famoso film.


Estratto
Parlerò male e in fretta.

Quindi non si faccia illusioni con quel suo apparecchietto.

Non pensi di poter trarre chissà quale vantaggio da quello che dirò, e poi ricucire qua e là, aggiungere questo o quello, farne un polpettone, o che so io, e diventare famoso a mie spese

Per quanto, non so, magari se parlo male può andarle anche meglio.

Può piacere di più.

E lei può sfruttare meglio la situazione.

Perché lei, lo vedo bene, è il diavolo in persona.

Ma visto che ormai è qui, e con quelle cianfrusaglie, parlerò.

Poco.

Quasi per niente.

Solo per dimostrarle che, senza di noi, voi non siete niente.

Il posacenere è lì, sull'acquaio, lo prenda se vuole

Con il suo bell'apparecchio, la sua camicia pulita (è di seta?, adesso c'è la seta?), deve comunque restarsene lì, in piedi, o sedersi su quella sedia sfondata - sì, lo so che ora si vendono i sedili - e fare domande a me.

Cosa sa di lui?

Cosa può saperne la gente che Fidel Castro è crollato, è stato deposto o si è stancato, tutti parlano, tutti possono parlare.

Il sistema è cambiato di nuovo.

Eh sì, ora sono tutti eroi.


Dalla prefazione
(...)Questo è un altro diritto che Arenas rivendica, a costo del carcere: quello di essere omosessuale, promiscuo ed esibizionista.

I suoi appetiti sessuali sono inscindibili dal rischio che deriva dal tentativo di saziarli in una società ufficialmente maschilista, dove cose del genere possono essere punite con anni dietro le sbarre.

Il pericolo condisce le sue avventure nella catacomba cubana con un'eccitazione e un'intensità che ricorderà con nostalgia più tardi, a New York, quella babilonia in cui il peggio che può capitare a una checca è essere percossa o accoltellata da un drogato dei bassifondi (e a lui capita varie volte), mediocre afrodisiaco paragonato al dantesco Gulag.

In aggiunta, la società aperta e tollerante, fornendo una cittadinanza alla libertà sessuale, frustra chi, come Arenas, è attratto dal rapporto omosessuale soprattutto per il suo contenuto di trasgressione, di rottura di un tabù: «Qui ( ) è tutto talmente regolarizzato che ( ) per un omosessuale è molto difficile trovare un uomo, vale a dire, il vero oggetto del suo desiderio».

Quel diritto al piacere, che per Arenas fu sempre indissolubile dalla lotta per la libertà politica, può essere esercitato nelle società democratiche moderne molto più ampiamente che in quelle soggette a un qualche tipo di dispotismo, ma persino in esse vi è un limite, oltre il quale ci attende l'apocalisse, o il ritorno a quella barbarie primigenia da cui l'uomo ha intrapreso il proprio immemore cammino.

Perché, come rivela la coraggiosa schiettezza di questa autobiografia, per i desideri di un individuo non esistono altri freni di quelli imposti dalla società.

I desideri sono figli dell'immaginazione tanto quanto dell'istinto e, lasciati a se stessi, indipendenti, crescono e si moltiplicano, si complicano, si fanno violenza fino a mettere in pericolo chiunque cerchi di materializzarli, il resto della società e perfino la specie.

Per rendere possibile la vita, quindi, la civilizzazione ha elaborato molteplici forme per integrare, sublimare e reprimere i desideri associati alle pulsioni sessuali, fonte di felicità e di vita ma, allo stesso tempo, delle peggiori aggressioni e follie.(...)


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Autore: Giovanni Giovannini

Editore: Edizioni Remo Sandron

Prima edizione: --/1965

Edizione corrente: --/2000

EAN-ISBN: 9788886204217

Pagine: 352

Rilegatura: brossura

Dimensioni: 14,5x20,5 cm

Prezzo di copertina: 13,50 Euro

Il libro si può acquistare on-line solo sul sito dell'editore www.sandron.it


Descrizione
Compendio di storia della filosofia da Kant all'esistenzialismo, sia ateo sia religioso.

L'esposizione, particolarmente chiara ed efficace, aiuta a comprendere una disciplina che per il suo rigore logico e linguistico è per tradizione piuttosto impegnativa per gli studenti.

La trattazione è organizzata per gruppi di domande e risposte, presentate secondo una successione logica che aiuta a penetrare il pensiero di ogni filosofo nel suo svolgimento organico e a verificarne l'interna coerenza.

Le risposte sono completate da numerosi passi tratti dalle opere dei filosofi: un modo per favorire la conoscenza diretta del pensiero degli autori.

La visione di ogni filosofo è ulteriormente chiarita attraverso vari Confronti con i pensatori e le scuole precedenti, che costituiscono anche occasioni di riflessione sui vari problemi filosofici e sulle soluzioni proposte nel corso della storia del pensiero.

Il volume è destinato agli studenti dell'ultimo anno delle Scuole superiori, ma è una valida guida anche per esami universitari, test, concorsi e per chiunque sia interessato allo studio della filosofia contemporanea.


Indice
Capitolo I - Il Criticismo kantiano

Preliminari: Criticismo - Razionalismo - Empirismo - Rivoluzione copernicana
I tre gradi della conoscenza (Critica della Ragion Pura)
La moralità (Critica della Ragion Pratica)
La finalità della natura e la finalità del bello (Critica del Giudizio)
Confronti

Capitolo II - L'idealismo post-kantiano

L'Idealismo post-kantiano
L'Idealismo etico soggettivo di Giovanni Amedeo Fichte
Confronti

L'Idealismo estetico oggettivo di Federico Guglielmo Schelling
Confronti

L'Idealismo logico di Giorgio Hegel
Confronti

Capitolo III - L'opposizione all'idealismo

L'opposizione all'Idealismo
L'opposizione realistica di Federico Herbart
Confronti

L'opposizione volontaristica di Arturo Schopenhauer
Confronti

La sinistra hegeliana: l'umanismo integrale di Ludovico Feuerbach
Confronti

La sinistra hegeliana: il materialismo storico e il socialismo scientifico di Carlo Marxe di Federico Engels
Confronti

Capitolo IV - Il Risorgimento italiano

Il Risorgimento italiano
La filosofia dell'esperienza di Pasquale Galluppi
Confronti

La filosofia dell'essere ideale di Antonio Rosmini
Confronti

L'ontologismo di Vincenzo Gioberti
Confronti

Capitolo V - Il Positivismo

Il Positivismo
Il sociologismo di Augusto Comte
Confronti

L'utilitarismo di Geremia Bentham
Confronti

L'associazione di Giovanni Stuart Mill
Confronti

L'evoluzionismo di Erberto Spencer
Confronti

Il ritmo indistinto-distinto di Roberto Ardigò
Confronti

Capitolo VI - La reazione al Positivismo: Spiritualismo francese e trasmutazione dei valori di Nietzsche

La reazione al Positivismo: Spiritualismo francese
Il contingentismo di Emilio Boutroux
Confronti

L'intuizionismo di Enrico Bergson
Confronti

Il volontarismo di Maurizio Blondel
Confronti

L'oltreuomo di Federico Nietzsche
Confronti

Capitolo VII - Il Pragmatismo

Il Pragmatismo
Il migliorismo di Guglielmo James
Confronti

Lo strumentalismo di Giovanni Dewey
Confronti

Capitolo VIII - Il Neo-Idealismo italiano

Lo storicismo di Benedetto Croce
Confronti

L'attualismo di Giovanni Gentile
Confronti

Capitolo IX - Gli orientamenti ed i problemi del pensiero contemporaneo

Gli orientamenti ed i problemi del pensiero contemporaneo
La fenomenologia di Edmondo Husserl
Confronti

L'esistenzialismo
La vita religiosa di Severino Kierkegaard
Confronti

Il nulla di Martino Heidegger
Confronti

La trascendenza di Carlo Jaspers
Confronti

La nausea di Gian Paolo Sartre
Confronti

L'empirismo mistico di Gabriele Marcel
Confronti

Il movimento Neoscolastico
Lo Spiritualismo cristiano

Indice analitico


Note biografiche
Docente e poi Preside nei Licei statali, Giovanni Giovannini è un prolifico ed eclettico autore di pubblicazioni scolastiche, soprattutto per le scuole secondarie superiori.

Ha firmato grammatiche, antologie e diversi dei testi parascolastici della Sandron: Questionari e Sintesi di storia, filosofia, pedagogia.

Ha collaborato al Dizionario Sandron della lingua italiana e al Dizionario fondamentale della lingua italiana.

Umanista di vastissima cultura, sa interpretare con rara sensibilità le esigenze dei lettori più giovani riuscendo a spiegare con chiarezza ed efficacia anche gli argomenti più complessi.


Estratto
L'Idealismo logico di Giorgio Hegel

34. Quale critica Hegel rivolge a Fichte?

Hegel afferma che l'Io puro di Fichte è un infinita tendenza morale, un divenire senza termine che non trova mai appagamento, e lo paragona ad una semiretta di cui si conosce l'inizio (lo stesso Io puro) ma non la conclusione.

35. Quale critica Hegel rivolge a Schelling?

Hegel afferma che l'assoluto di Schelling, in quanto identità di natura e spirito, è unità indifferenziata, priva di determinazioni, come «notte, in cui tutte le vacche sono nere», e perciò tale da non poter spiegare la varietà del reale; e lo paragona ad un punto che è indifferente ad ogni direzione, perché in esso sono assorbite tutte le differenziazioni.

36. A che cosa paragona Hegel il proprio sistema filosofico?

Hegel paragona il proprio sistema ad un processo circolare, che raggiunge il suo termine in quella stessa realtà (il Pensiero) da cui inizia, processo in cui si ritrovano l'unità e lo sviluppo.

Contrapporre alla conoscenza distinta e compiuta una razza di sapere, per cui nell'Assoluto tutto è uno, oppure gabellare l'Assoluto per la notte nella quale, come si suol dire, tutte le vacche sono nere, tutto ciò è l'ingenuità di una conoscenza fatua.

Il vero è il divenire di se stesso, il vincolo che presuppone e ha all'inizio la propria fine come proprio scopo, e che solo mediante l'attuazione e mediante la propria fine è effettuale.

Il vero è l'intero.

Ma l'intero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell'Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Resultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell'essere effettualità, soggetto, o svolgimento di se stesso.

(La Fenomenologia dello Spirito)

37. Qual è, secondo Hegel, il principio unico, fondamento di tutta la realtà?

Secondo Hegel principio di ogni cosa è la Ragione, o Assoluto, o Idea, da cui tutto deriva mediante determinazioni, il mondo della natura e il mondo dello spirito.

Anzi, tutte le manifestazioni del mondo materiale, vegetale, animale e umano non sono create né hanno origine o procedono da questa Ragione preesistente; è questa Ragione stessa che procede e si attua nelle singole cose le quali sono il modo con cui essa si rende visibile.

La Ragione perciò è il principio immanente di tutta la realtà, e la realtà non è che la Ragione immanente in atto e svolgimento.

La Ragione è intesa come unità che contiene tutto il reale, tutte le possibilità e distinzioni (cfr. l'essere di Parmenide), ma non è unità statica, bensì dinamica perché si attua divenendo tutti gli esseri finiti, tanto che il mondo è un momento del suo divenire (cfr. il divenire di Eraclito).

38. Che cosa significa Idea nella concezione filosofica di Hegel?

"L'Idea", da non confondersi con l'idea che è fenomeno del pensiero individuale, è la stessa esplicazione della Ragione nel suo attuarsi dalla sua posizione immediata e inconscia fino all'autocoscienza.

In altre parole, la Ragione diviene dialetticamente come Idea che si pone, si contrappone e si supera raggiungendo, con la sintesi, lo stesso punto di partenza, ma in una superiore unità armonica.

Naturalmente questo significato è ben diverso da quello attribuito da Platone alle sue idee, che sono concepite come esemplari universali ed eterni, trascendenti, perché esistenti in un mondo ben lontano dal nostro sensibile, al quale partecipano la loro essenza mediante l'intervento del Demiurgo.

Nella filosofia successiva l'idea esprime qualsiasi contenuto di coscienza; il Razionalismo parla di idee innate, che si trovano nello spirito umano fino dalla nascita e corrispondono al mondo esterno; secondo l'Empirismo invece non esistono idee innate e le idee, nel senso di semplici rappresentazioni sensibili, derivano dall'esperienza.

Secondo Kant poi le idee sono le forme a priori della ragione mediante le quali l'uomo vorrebbe costruire scientificamente la metafisica; ma ciò non è possibile per mancanza del contenuto e perciò esse sono soltanto principi regolativi (vedi 1,28).

39. Perché secondo Hegel Logica e metafisica si identificano?

La Ragione si manifesta nelle singole cose ed è principio immanente di tutta la realtà: perciò l'attuarsi della realtà non è altro che l'attuarsi del pensiero: di conseguenza la logica, che è lo svolgersi del pensiero, si identifica con la metafisica, che è l'essenza della realtà.

Le categorie non sono più, come secondo Kant, modo di pensare, ma modo di essere della realtà perché sono forme di un processo che è contemporaneamente del pensiero (logica) e dell'essere (metafisica).

La logica consiste con la metafisica, con la scienza delle cose date in pensieri, i quali pensieri perciò appunto sono stati considerati come esprimenti le essenze delle cose.

(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

40. Che cosa significa l'espressione hegeliana «Ciò che è razionale, è reale; ciò che è reale, è razionale»?

Questa formula significa che la Ragione (razionale) è reale perché si attua nella realtà, in forme concrete; e che tutto ciò che esiste (reale) è manifestazione concreta della Ragione.

In altre parole, nella realtà non c'è posto per qualcosa che non sia pensiero, ed ogni fatto che si manifesta ha la ragione del suo sorgere: non esiste contrasto e nemmeno differenza tra la Ragione e la realtà, e ciò che accade è giusto, è logico, è naturale che accada.

La filosofia, poiché è lo scandaglio del razionale, appunto perciò è la comprensione del presente e del reale; non la ricerca d'un al di là, che sa Dio dove dovrebbe essere, o del quale, nel fatto, si sa ben dire dov'è, cioè nell'errore di un unilaterale, vuoto raziocinamento.

Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale.

(Filosofia del Diritto)

41. Perché la concezione di Hegel è ottimistica?

L'ottimismo della concezione di Hegel è la conseguenza della identità di Pensiero (logica) ed Essere (metafisica); tutta la realtà, infatti è manifestazione della Ragione ed è penetrata dalla Ragione.

Perciò tutto ciò che accade è razionale ed è bene che accada: l'essere e il dover essere coincidono e tutto è positivo, tutto è bene perché il male (l'irrazionale) non esiste.

La Ragione passa da un bene inferiore ad uno superiore e solo in questo senso il bene inferiore potrebbe essere considerato male; ma, d'altra parte, esso non ha realtà ed è provvisorio perché assorbito nel bene superiore.

42. Che cos'è la dialettica?

È il processo attraverso il quale si attua la Ragione.

Tale processo o sviluppo è triadico, cioè costituito di tre momenti: tesi (affermazione), antitesi (contrapposizione), sintesi (superamento del contrasto e unificazione dei due opposti in una determinazione superiore), in cui i primi due, presi isolatamente, sono astratti e si completano solo nella loro fusione, nella loro sintesi (terzo momento), con la quale si raggiunge una realtà superiore.

E ogni sintesi è provvisoria: perciò essa diventa tesi di un successivo processo triadico, in un ritmo eterno, che di volta in volta concretizza una sempre più completa unità con un ascendere costante fino a che, in una sintesi suprema, la Ragione raggiunge la piena autocoscienza.

L'unico punto, per raggiungere il procedimento scientifico, è la conoscenza di questa proposizione logica, che il negativo è insieme positivo, ossia che quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve essenzialmente solo nella negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tale negazione non è una negazione qualunque, ma la negazione di quella cosa determinata che si risolve ed è perciò negazione determinata.

Cotesta negazione è un nuovo concetto, ma un concetto che è superiore e più ricco che non il precedente.

Essa è infatti divenuta più ricca di quel tanto ch'è costituito dalla negazione, o dall'opposto di quel concetto.

Contiene dunque il concetto precedente, ma contiene anche di più, ed è l'unità di quel concetto e del suo opposto.

(Scienza della Logica)

43. Perché la logica di Hegel è diversa dalla logica aristotelica?

Questo sviluppo della Ragione implica dunque la coincidenza degli opposti, già affermata da Eraclito, Cusano, Bruno, per cui ogni essere è come il punto di coincidenza fra il non essere più e il non essere ancora.

Ad esempio, il nostro io è nel suo momento presente, ma conserva ciò che è stato e non è più (il proprio passato) ed ha in sé ciò che non è ancora (il proprio avvenire).

In questo modo Hegel rifiuta la logica aristotelica fondata sul principio di identità (A = A) e di non contraddizione (A non = non-A) perché la realtà è divenire e quindi A implica il non-A, cioè il suo opposto, in una sintesi superiore in cui entrambi sono unificati.

Il divenire della Ragione si identifica col divenire del Reale (per la identità di logica e metafisica) per cui Hegel può parlare di logica del concreto in contrapposizione alla logica dell'astratto affermata da Aristotele.

La logica di Aristotele è astratta perché astrae dal contenuto e quindi, inevitabilmente, è distaccata dalla vita; la logica di Hegel invece è concreta perché è coscienza della realtà nel suo perenne divenire.

44. Quali sono i tre momenti attraverso i quali la Ragione diviene?

La Ragione si attua, nel suo divenire, in Idea (tesi), Natura (antitesi), Spirito (sintesi), tre momenti che sono fuori del tempo e non hanno perciò successione cronologica, ma soltanto logica, perché sono immanenti alla stessa Ragione e tali rimangono.

a) L'Idea è l'Idea in sé nella sua indeterminatezza, contenente virtualmente in sé ogni realtà, prima che si manifesti come fatto; quindi rappresenta la pensabilità del reale ed è puro pensiero che per attuarsi deve esteriorizzarsi, uscire fuori di sé facendosi Natura.

L'Idea è oggetto della logica.

b) La Natura, o Idea fuori di sé, è l'esteriorizzarsi dell'Idea, che si distende nello spazio e nel tempo e si concretizza nei vari esseri, e che da semplice possibilità diventa realtà.

La Natura è in antitesi con l'Idea, perché essa è l'Idea che, uscendo fuori di sé, diventa altro da sé, contrapponendosi a se stessa e, mentre l'Idea rappresenta l'essere, la Natura è il non-essere.

La Natura è oggetto della Filosofia della Natura.

c) Lo Spirito, o Idea che ritorna in sé, è la sintesi in cui l'Idea si riconosce nella Natura, che considera come suo sviluppo e diventa così consapevole di se stessa attuando il suo divenire, in cui si conciliano l'essere della tesi e il non-essere dell'antitesi.

Lo Spirito è oggetto della Filosofia dello Spirito.

La scienza si divide in tre parti:

1ª La logica, scienza dell'Idea in e per se stessa.
2ª La Filosofia della Natura come scienza dell'Idea nel suo essere altro.
3ª La Filosofia dello Spirito, come idea la quale ritorna in sé fuori del suo essere altro.

Le distinzioni delle scienze filosofiche particolari sono soltanto le determinazioni dell'Idea stessa ed è questa soltanto che si rappresenta negli elementi distinti.

Nella Natura non vi è un altro dall'Idea, che venga conosciuto; essa è l'Idea nella forma della sua alienazione, così come nello Spirito vi è l'Idea stessa in quanto è per sé e diviene in sé e per sé.

Una qualsiasi di queste determinazioni, nelle quali l'Idea appare, è un momento di transizione; perciò la singola scienza deve tanto riconoscere il suo contenuto come oggetto esistente, quanto riconoscere in esso il suo passaggio in un cerchio più alto.

(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

45. Qual è la triade fondamentale della Natura?

La triade fondamentale attraverso la quale la Natura si attua è costituita da Meccanica (tesi), Fisica (antitesi), Organica (sintesi).

a) La Meccanica, che è la Natura in sé, considera la natura nella sua esteriorità, come massa informe e inanimata, regolata solo da rapporti quantitativi.

b) La Fisica, che è la Natura per sé, considera le proprietà dei corpi sotto l'aspetto qualitativo.

c) L'Organica, che è la Natura in sé e per sé, riunisce la materia, propria della meccanica, e le qualità, proprie della fisica, in organismo vivente nel quale si passa dal mondo naturale a quello spirituale e si ha la prima affermazione della libertà.

46. Quali sono i tre momenti dello Spirito?

I momenti attraverso i quali si esprime lo Spirito sono lo Spirito soggettivo (tesi), lo Spirito oggettivo (antitesi) e lo Spirito assoluto (sintesi).

a) Lo Spirito soggettivo è lo spirito individuale, finito e limitato (cfr. l io empirico di Fichte).

b) Lo Spirito oggettivo è lo spirito individuale in relazione ad altri spiriti individuali, da cui deriva la vita in comune che comporta limitazione della propria libertà.

c) Lo Spirito assoluto è lo spirito infinito e libero (absolutus, sciolto da ogni limite) che riassume in sé ogni realtà concreta.

In esso soggettivo e oggettivo si riuniscono consapevolmente, assumendo la legge universale come propria legge costitutiva e come principio del proprio operare nella libertà.

Il concetto dello Spirito ha la sua realtà nello Spirito.

Che questa realtà consista nella identità con quel concetto come sapere dell'Idea assoluta, è cosa che implica necessariamente che l'intelligenza libera in sé sia liberata nella sua realtà e portata a quel concetto, per essere la forma degna di esso.

Lo Spirito soggettivo e lo Spirito oggettivo debbono essere considerati come la via attraverso la quale si va formando questo aspetto della realtà.

Lo Spirito assoluto è identità eternamente in sé ed in sé ritornante e ritornata; è la sostanza una ed universale in quanto spirituale.

(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

47. Qual è la triade fondamentale dello Spirito soggettivo?

La triade fondamentale attraverso la quale lo Spirito soggettivo si attua è Antropologia (tesi), Fenomenologia (antitesi), Psicologia (sintesi).

a) L'Antropologia considera l'individuo costituito di corpo ed anima e capace di conoscere e di sentire.

b) La Fenomenologia considera l'individuo che giunge a riflettere su se stesso divenendo consapevole della propria universalità in quanto manifestazione della Ragione.

c) La Psicologia considera l'individuo come soggetto che sa e vuole essere libero e che tende ad attuare questa libertà attraverso il conoscere e l agire.

48. Qual è la triade dello Spirito oggettivo?

Lo Spirito oggettivo, per conciliare la libertà individuale dei singoli io, si dialettizza in Diritto (tesi), Moralità (antitesi), Eticità (sintesi).

a) Il Diritto è il complesso delle norme che regolano i rapporti tra gli individui assicurando ad ognuno la libertà entro i limiti in cui tale libertà non violi la libertà degli altri.

Queste norme concrete sono imposte e quindi conducono soltanto alla legalità senza implicare l'intima adesione della coscienza.

b) La Moralità implica l'interiorizzazione della legge universale e la subordinazione volontaria della volontà al dovere e quindi, come tale, si presenta in antitesi al Diritto.

Ma la Moralità non assegna un fine specifico all'azione e non dice quale sia il dovere degli uomini e che cosa essi debbano fare; in altre parole, essa è priva di contenuto concreto.

c) L'Eticità concilia il Diritto e la Moralità perché promuove l'obbedienza alle leggi dello Stato (concretezza) in modo tale che esse non vengano considerate come un obbligo imposto dall'esterno, ma vengano consapevolmente accettate in quanto corrispondenti all'intima spiritualità (interiorizzazione).

Il bene, che qui è il fine universale, deve non restare semplicemente nel mio interno, ma anche realizzarsi.

La volontà soggettiva, cioè, esige che il suo interno, ossia il suo fine, consegua esistenza interna, che, quindi, il bene debba essere compiuto nell'esistenza esterna.

La moralità e il momento precedente del diritto sono due astrazioni, la cui verità è solamente l'eticità.

(Filosofia del Diritto)

49. In quale triade si attua l'Eticità?

L'Eticità si concretizza attraverso la triade delle tre fondamentali istituzioni: Famiglia (tesi), Società civile (antitesi), Stato (sintesi).

a) La Famiglia è costituita da vari individui che, oltre ad essere uniti da legami di sangue, cioè istintivi e naturali, sono legati spiritualmente da reciproco amore al di là di ogni forma di egoismo.

b) La Società civile è costituita da un insieme di famiglie distinte in classi sociali e in gruppi secondo attività e interessi.

Essa, che costituisce la collettività, si presenta in forma antitetica alla Famiglia, che rappresenta invece l'individualità.

c) Lo Stato è la sintesi di Famiglia e Società, perché rappresenta la volontà universale che riassume e dà valore alle singole volontà individuali.

Esso è individualità rispetto agli altri Stati ed è collettività rispetto ai cittadini.

Lo Stato è l'incarnazione della Ragione e in esso, perciò, i singoli individui attuano la loro vera libertà, identificando i loro fini particolari con lo Spirito universale.

Lo Stato è lo spirito nel quale ha luogo la prodigiosa unione dell'autonomia della individualità e della sostanzialità universale.

Il diritto dello Stato è, quindi, più alto degli altri gradi: è la libertà nella sua concreta formazione, la quale cede, ancora, soltanto alla suprema assoluta verità dello Spirito universale.

Lo Stato, in quanto è la realtà della volontà sostanziale, è il razionale in sé e per sé.

Quest'unità sostanziale è fine a se stessa, assoluto, immoto, nel quale la libertà giunge al suo diritto supremo, così come questo scopo finale ha il più alto diritto, di fronte ai singoli, il cui dovere supremo è di essere componenti dello Stato.

(Filosofia del Diritto)

50. Come concepisce Hegel la Storia?

La Storia è lo svolgimento di tutti gli Stati, in ciascuno dei quali si incarna la Ragione.

Ognuno di essi lotta contro gli altri per conservare la propria indipendenza: in tal modo la guerra è giustificata come mezzo di civiltà e di progresso.

Con la guerra si attua la storia del mondo che è sviluppo e affermazione sempre più larga e completa della Ragione.

Ogni conflitto di popoli e di Stati si conclude col trionfo del più forte, con la vittoria di quello che più e meglio incarna la Ragione e che diventa il popolo eletto, il popolo guida.

Ma quando la sua energia spirituale è esaurita, esso sparisce dalle scene della storia consegnando la fiaccola del progresso ad un altro popolo più giovane che, nel suo fervore di affermazione, esprime meglio la Ragione.

Naturalmente Hegel vede nel popolo germanico il popolo perfetto, destinato ad avere il predominio sugli altri, quale successore ed erede della civiltà orientale, greca e romana.

E questo il nazionalismo di Hegel che si ricollega col pangermanesimo di Fichte.

L'unica idea ch'essa porti con sé, è la semplice idea della Ragione, che cioè la Ragione domina il mondo, che dunque anche nella storia universale le cose sono andate razionalmente.

Questo convincimento e riconoscimento è un presupposto, in riguardo alla storia come tale.

Il razionale è ciò che è in sé e per sé, ciò da cui ogni cosa attinge il suo valore.

Dà a se stesso forme svariate; in nessuna si presenta più chiaramente come fine, che in quella onde lo spirito esplica e manifesta se stesso nelle molteplici forme che chiamiamo popoli.

Si deve portare nello studio della storia la credenza e l'idea che il mondo del volere non è in balia del caso, che nelle vicende dei popoli un fine ultimo è sovrano, che nella storia universale c'è la Ragione, non la ragione di un singolo soggetto, ma la Ragione divina assoluta.

(Lezioni di Filosofia della Storia)

51. Che cos'è l'astuzia della Ragione?

E il procedere della Ragione che attua i suoi fini universali.

Gli individui, specialmente quelli eccezionali, ed i popoli lottano, contendono fra loro, illudendosi di agire per mire e interessi particolari, ma essi sono strumento della Ragione, e le loro passioni, spesso ambiziose, servono, senza che essi se ne rendano conto, ad attuare fini che trascendono i loro scopi contingenti.

Naturalmente, secondo questa concezione, l'autonomia e il valore dell'individuo sono annullati e l'ottimismo generale del sistema (vedi 11,41) mal si concilia con questa netta svalutazione della personalità umana.

52. Qual è la triade dello Spirito assoluto?

Lo Spirito assoluto tende a raggiungere la sua piena autocoscienza nelle forme dell'Arte (tesi), della Religione (antitesi) e della Filosofia (sintesi).

a) Nell'Arte lo Spirito Assoluto (infinito) si rende visibile nel finito, rappresentandosi e contemplandosi in una forma particolare e sensibile.

La forma di questo sapere è, in quanto immediata da una parte, un dirompersi di un opera di esistenza esterna e comune, nel soggetto che produce l'opera e in quello che la contempla e l'adora; dall'altra parte, essa è l'intuizione concreta e la rappresentazione dello Spirito assoluto in sé come dell'ideale.
(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

b) Nella Religione lo Spirito assoluto si rivela a se stesso mediante la rappresentazione dei suoi attributi.

Secondo Hegel la religione assoluta è il Cristianesimo, perché nella Trinità divina si ritrovano i tre momenti dialettici dell'Idea: Idea in sé (Padre), Idea fuori di sé (Figlio), Idea che ritorna in sé (Spirito Santo).

L'arte bella ha il suo futuro nella Religione vera.

Il contenuto limitato dell'idea trapassa in sé e per sé nella universalità, che è identica con la forma infinita; l'intuizione, il sapere immediato, legato alla sensibilità trapassa nel sapere che si media in sé, in un esistenza, che è essa stessa il sapere, nella Rivelazione.

Nel concetto della vera Religione è riposto essenzialmente che essa sia rivelata, e cioè rivelata da Dio.

(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

c) Nella Filosofia vengono superati i due momenti astratti di Arte e Religione.

In questa sintesi lo Spirito assoluto non si contempla nelle forme sensibili, o si rivela a se stesso nelle rappresentazioni, ma prende coscienza di sé come Ragione universale e si pensa come Pensiero logico e dialettico, libero da ogni limitazione.

Questa scienza è come tale l'unità dell'Arte e della Religione.

L'Arte, che ha per forma l'intuizione estrinseca e perciò la produzione soggettiva e la disgregazione del contenuto sostanziale in molte forme indipendenti, si raccoglie nella totalità della Religione; e questa, della quale è propria una rappresentazione che procede disgiungendo e mediante ciò che ha disgiunto, non solo viene connessa in un tutto nella Filosofia, ma anche viene in essa unificata in una semplice intuizione spirituale e con ciò elevata al pensiero autocosciente.

Questo sapere è perciò il concetto e questo concetto è l'Idea che pensa se stessa, la verità che sa, la logicità nel senso che essa è l'universalità inverata nel contenuto concreto come nella sua realtà.

(Enciclopedia delle Scienze filosofiche)

53. Perché il sistema filosofico di Hegel si chiama Idealismo logico o panlogismo?

Il sistema di Hegel si chiama Idealismo logico o panlogismo (da pan = tutto e logos = pensiero) perché è una dottrina secondo la quale tutta la realtà è pensiero, ossia Ragione.

Infatti la Ragione dialetticamente si determina e diventa tutti gli esseri finiti manifestandosi come mondo materiale, vegetale, animale e umano: perciò la Ragione è il principio immanente di tutto il reale che, necessariamente, è espressione di essa (vedi 11,37).

54. Perché, secondo Hegel, la filosofia si identifica con la storia della filosofia?

Con la Filosofia (la sintesi dello Spirito assoluto) la Ragione acquista piena coscienza di sé, e quindi della sua storia attuata mediante il suo sviluppo dialettico.

Tale processo dialettico, che si e manifestato attraverso i vari sistemi filosofici succedutisi nel tempo, è la storia della filosofia.

Perciò la filosofia (il pensarsi cosciente della Ragione) si identifica con la storia della filosofia (lo sviluppo dialettico della Ragione).

55. Come si potrebbe definire l'Idealismo logico di Hegel?

L'Idealismo di Hegel si potrebbe definire come: a) monismo immanentistico (una sola realtà, la Ragione, che si fa, diventa le singole cose); b) razionalismo universale (tutto il reale è manifestazione della Ragione e quindi è razionalità in atto con assoluta esclusione dell'irrazionale); c) spiritualismo (la Ragione è attività pensante, spirituale: di conseguenza, tutte le cose, manifestazioni di tale Ragione, sono spirituali).

Confronti

Con Platone

Secondo Platone la dialettica è salire attraverso i vari gradi della conoscenza fino ai principi della verità, cioè alle idee; secondo Hegel invece la dialettica è lo sviluppo della Ragione mediante il ritmo triadico.

Con Aristotele

1) Secondo Aristotele Pensiero e Realtà sono nettamente separati e distinti; secondo Hegel invece Pensiero e Realtà si identificano (identità di logica e metafisica).

2) La logica di Aristotele si avvale del principio di identità e di non contraddizione; quella di Hegel invece è coincidenza degli opposti (la sintesi concilia la tesi e l'antitesi).

3) La logica di Aristotele è la logica dell'astratto perché astrae dal contenuto e quindi è distaccata dalla vita; quella di Hegel invece è la logica del concreto perché la Ragione si identifica col Reale (per la identità di logica e metafisica).

Con Eraclito, Cusano, Bruno

Il principio della coincidenza degli opposti già affermato da Eraclito, Cusano e Bruno si ritrova nella dialettica hegeliana.

Con Spinoza

La concezione monistica di Spinoza ammette la realtà contenuta in Dio (panteismo); quella monistica di Hegel ammette la Ragione immanente nella realtà (panlogismo).

Con l'Illuminismo

L'illuminismo rinnega la storia ed afferma il cosmopolitismo (gli uomini sono cittadini dell'unica patria, che è il mondo al di sopra di tutte le distinzioni di stirpe e di civiltà); Hegel invece rivendica il valore della storia e della nazionalità.

Con Kant

1) Kant afferma la separazione fra fenomeno e noumeno; Hegel supera tale dualismo nell'unità di Pensiero ed Essere.

2) Secondo Kant nelle antinomie della dialettica trascendentale tesi e antitesi si escludono reciprocamente; secondo la dialettica hegeliana tesi e antitesi si conciliano nella sintesi.

3) Secondo Kant la dialettica è l'attività sofistica della ragione: nella sua pretesa di conoscere la metafisica; secondo Hegel la dialettica è lo sviluppo della Ragione nel suo attuarsi mediante tesi, antitesi e sintesi.

4) La morale di Kant è formale perché è fondata esclusivamente sul dovere senza che sia indicato il contenuto dell'azione; secondo Hegel invece l'etica indica anche il contenuto dell'azione: l'obbedienza alle leggi dello Stato, che rappresenta il bene concreto da conseguire.

Con Fichte

Lo sviluppo dialettico dell'Io, secondo Fichte, è un divenire senza termine che non si conclude mai (semiretta); il processo dialettico della Ragione di Hegel è invece circolare, perché raggiunge il suo termine in quella stessa realtà (il Pensiero) da cui inizia.

Con Schelling

L'assoluto di Schelling, in quanto unità indifferenziata di natura e spirito, è privo di determinazioni e non può spiegare la varietà del reale; invece la Ragione di Hegel si determina nella realtà che assume il carattere ben definito di razionalità.


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Ad un passo dalla verità

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9788862110648.jpg

Autore: Francesco Sulis

Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore

Prima edizione: 01/2008

Edizione corrente: 01/2008

EAN-ISBN: 9788862110648

Pagine: 126

Prezzo di copertina: 12,00 Euro


Descrizione
Samuele, impiegato in una multinazionale, si trasferisce con la moglie Claudia in Messico per sei mesi.

Attraverso l'aiuto dell'amico messicano Simon, i due trovano ospitalità in uno sperduto paesino a ridosso del deserto.

Perché una giovane coppia lascia la propria città, il lavoro e gli affetti per trasferirsi in un posto così lontano?

Quali misteri si nascondono dietro una scelta così importante?

L'incontro e l'amicizia con Don Ramon, enigmatico sciamano huichol, è l'occasione per vivere esperienza di fortissimo impatto emotivo.

Il protagonista, catapultato all'interno di una società impregnata d'usi e tradizioni ancestrali. giunge "ad un passo dalla verità" attraverso un percorso emotivo sempre in bilico tra realtà e sogno.


Note biografiche
Francesco Sulis, nato a Cagliari il 30 aprile 1972.

Fin dall'età di 18 anni, la passione per i viaggi ha scandito diverse esperienze di vita.

Dopo la laurea in Scienze Politiche ha proseguito gli studi in Spagna dove ha vissuto per circa due anni.

La moglie Adriana, messicana di Città del Messico, ha certamente favorito la conoscenza della cultura latinoamericana, trasferita in parte nel suo primo romanzo.


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