Storia di una vita antica
Autore: Valeria Faillaci
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 04/2004
Edizione corrente: 04/2004
EAN-ISBN: 90468889874139
Pagine: 200
Rilegatura: Filo refe
Dimensioni: 12x15 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Descrizione
Romanzo breve a sfondo storico.
Le tumultuose vicende di vita di una donna vissuta nel '600, raccontate come ritratto interiore della protagonista e della sua numerosa famiglia.
Il lato avventuroso e nello stesso tempo sentimentale del racconto può interessare gli adulti di varie fasce d'età.
Il racconto si vale di un linguaggio non banale, che riesce a rendere i fatti e i vissuti interiori con emozione e sentimento.
Le vicende narrate sono il racconto su vari livelli dei destini individuali e collettivi dei personaggi, che intrecciandosi delineano il tema e le motivazioni della vita della protagonista.
Al piano storico si sovrappongono quello personale e quotidiano, e ad essi quello psicologico e sovrapersonale, rendendo alla fine tutti partecipi, consapevolmente o no, di una necessità superiore che si rivela a tratti con il fascino del mistero.
Note biografiche
Valeria Faillaci è anche autrice di poesia.
Ha pubblicato nel 1989 un foglio di poesie dal titolo "Voci di altri luoghi" e sta per essere pubblicata la raccolta di versi "La Palma e il Minotauro".
Cura, inoltre, la rivista di arte e cultura "Corus", ove ha pubblicato numerosi articoli.
Questo è il suo primo romanzo.
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Autore: Fabio Furnari
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 04/2004
Edizione corrente: 04/2004
EAN-ISBN: 90468889874120
Pagine: 170
Rilegatura: Filo refe
Dimensioni: 12x15cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Descrizione
Tre racconti: "Non ricordo", "Melino", "Il sogno".
I temi che variano dal fantastico, all'introspettivo, al sociale, sono trattati con partecipazione sensibile e a tratti autobiografica.
Tematiche dirette a varie fasce d'età.
Per coloro che intendono soffermarsi sui ricordi importanti della vita, per riflettere su quei particolari momenti che richiedono analisi e cambiamento, senza perdere la capacità di usare la fantasia.
Attraverso la rivisitazione dei ricordi e dei luoghi della vita, ogni racconto è la ricerca di se stessi, delle proprie immagini interiori, in grado di rivelarci la nostra parte nascosta e più autentica.
Dal ricordo, al sogno alla visione, tutto concorre a tracciare il significato più intimo dell'esistenza per ritrovarne il senso.
Note biografiche
Fabio Furnari, nato ad Enna il 27.8.1963, ha inciso 4 album come cantautore: Tra il papa e l'imperatore (1987), La mano destra (1992), Qualche notte dormo (1997), Cavalieri e soldati (2003).
È fondatore e direttore della rivista di arte e cultura "Corus", sulla quale ha pubblicato numerosi articoli.
È presidente dell'Associazione no-profit "Terre Sommerse", con la quale oltre a promuovere l'attività di nuovi artisti nei vari settori dell'arte, svolge attività a favore dell'infanzia nelle zone di guerra e per il reinserimento degli ex detenuti nel mondo del lavoro.
Sta per essere pubblicata una sua raccolta di poesie dal titolo "Le parole unite".
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Quando lo Sputnik cambiò il mondo
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Autori: Romeo Bassoli, Federico Ungaro
Editore: Avverbi
Prima edizione: 09/2007
Edizione corrente: 09/2007
EAN-ISBN: 9788887328493
Pagine: 192
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
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Descrizione
Il 4 ottobre del 1957, esattamente 50 anni fa, l'umanità intera è stata sorpresa, commossa, impaurita, inorgoglita da una palla di acciaio con le antenne che ha iniziato a girare nel cielo emettendo un segnale monotono e continuo.
Era lo Sputnik, il primo satellite artificiale a entrare in orbita.
Il successo di un paese, l'Unione Sovietica, che allora sembrava destinato a uno straordinario futuro tecnologico, militare e politico e che solo 34 anni dopo non sarebbe esistito più.
Questo libro non è un testo scientifico, nemmeno una storia dell'astronautica.
È il racconto di tante storie, aneddoti, vicende umane, personali e collettive, che portarono a quella straordinaria notte di ottobre.
E che a quella notte seguirono cambiando il futuro in modo imprevedibile.
In questo libro si parla dei personaggi tragici e straordinari come il russo Korolev e l'americano Von Braun; delle lotte tra esercito e marina americani che diedero ai sovietici il modo di partire per primi nella gara spaziale.
Si racconta di Laika, il primo essere vivente nello spazio.
E dei curiosi fenomeni di suggestione di massa che si scatenarono dopo l'annuncio che una nuova luna di metallo solcava il cielo.
Note biografiche
Romeo Bassoli
Giornalista scientifico, attualmente capo ufficio stampa dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, aveva tre anni quando lo Sputnik andò in orbita.
Il suo lavoro di giornalista, che lo ha impegnato da quando non era ancora ventenne, lo ha portato sulle strade della scienza.
Dopo 25 anni alle redazioni milanese e romana de l'Unità (dove è stato responsabile della pagina quotidiana di scienza fino al 1998), ha fondato con Eva Benelli, Pietro Greco e altri l'agenzia di comunicazione scientifica Zadigroma.
È autore di diversi libri, tra cui "Portiamo anche i bambini", Feltrinelli editore, 1997.
Federico Ungaro
Giornalista professionista dal 2001, ha lavorato all'agenzia di giornalismo medico scientifico Zadigroma, scrivendo su testate come il Messaggero, il Mattino di Napoli, l'Unità, Oggi, Repubblica delle Donne e Quark.
Attualmente lavora all'associazione Altroconsumo.
Ha approfondito i temi relativi alla politica e alla storia dell'età spaziale, con particolare riferimento ai problemi legati agli scenari futuri di militarizzazione dell'orbita terrestre.
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Lettere di Etienne Gilson ad Augusto Del Noce (1964-1969)
Autore: Etienne Gilson, Augusto Del Noce
Curatore: Massimo Borghesi
Editore: Edizioni Cantagalli
Prima edizione: 05/2008
Edizione corrente: 05/2008
EAN-ISBN: 9788882723828
Pagine: 168
Dimensioni: 14,5x21,0 cm
Prezzo di copertina: 18,50 Euro
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Descrizione
La pubblicazione delle lettere che Étienne Gilson invia ad Augusto Del Noce insieme ad una lettera di risposta del filosofo piemontese, tra il 1964 e il 1969, è un documento di assoluto rilievo non solo per il fatto che vengono pubblicate per la prima volta in questo volume, ma anche per il dialogo fecondo che si instaura tra due grandi del pensiero moderno in merito alla interpretazione delle problematiche filosofiche più dibattute in quel tempo.
Dall'epistolario emerge un confronto serrato che a tratti sembra portare i due filosofi a punti di divergenza insanabile e a tratti invece evidenzia una piena condivisione dei temi affrontati.
Tuttavia laddove sembra esserci divergenza in realtà c'è una seria e sentita analisi delle reciproche teorie.
A dimostrazione di ciò si può citare il fatto che Gilson, nell'opera postuma "L'athéisme difficile" del 1978, perviene a quelle conclusioni alle quali si era opposto nel confronto epistolare con Del Noce del 1964-1969.
Oltre ai temi filosofici nelle lettere emerge una partecipazione passionale e viva alla stagione post-conciliare, riguardo alla quale in molti casi vengono espressi sentimenti di amarezza e giudizi sferzanti verso talune interpretazioni eccessivamente estensive e deformanti delle disposizioni conciliari.
Ma soprattutto nello scambio di lettere tra Gilson e Del Noce si consolida un rapporto di reciproca stima e di amicizia che accomuna i due grandi filosofi nella ricerca della verità.
L'epistolario pubblicato in questo libro è corredato da un ampia introduzione del Prof. Massimo Borghesi, che ha raccolto e tradotto lettere in larga parte andate e ha anche curato un ampio apparato critico di note a commento delle lettere.
Viene, così, offerto il testo in lingua originale e le copie anastatiche delle lettere scritte a macchina e anche a penna direttamente dal grande filosofo francese.
È, questo, un documento storico, biografico e intellettuale di inestimabile valore, perché sintetizza e condensa un percorso complesso a partire da due sensibilità tanto diverse quanto complementari come quella di Augusto Del Noce ed Etienne Gilson.
Il nodo tematico è sempre lo stesso, insistente, approfondito, sviscerato: il ruolo della filosofia credente nello spazio della modernità.
La modernità è, sia per Del Noce che per Gilson, un problema.
Non qualcosa di teoreticamente scontato o un destino ineluttabile, ma qualcosa da tematizzare, criticare ed aggredire.
Il pensiero di Cartesio è l'origine della scissione tra l'autonomia del pensiero e della scienza e l'apertura alla metafisica, una scissione che si riflette interamente sulla modernità.
Di qui il problema, la crisi immanente alla modernità.
La modernità è, di fatto, crisi, scissione, auto riflessività.
Qui scopriamo che l'impianto di Habermas, critico della modernità con chiare caratteristiche anti-metafisiche, non regge e, di contro, la teoretica metafisica di Gilson riapre la partita con il Moderno, pur al di fuori dei suoi schemi logico-analitici.
Per Gilson il metodo della fisica ha la priorità nell'impianto filosofico di Cartesio, mentre del Noce ritiene l'approccio metafisico a fondamento del metodo medesimo.
Secondo lui rappresenta in seguito l'origine dell'ontologismo di filosofi come Malebranche, Gerdil, Gioberti e Rosmini.
Quindi la metafisica cartesiana, letta in questo modo, può essere la chiave per capire la modernità in quanto interpretazione dell'opposizione tra la ragione scientifica e la fede religiosa: la ragione coglie in modo naturale la nozione della divinità, come pre-metafisica, ed apre la via alla speculazione logico-deduttiva della metafisica.
Il carteggio è particolarmente importante anche perché documenta una dialettica iniziale e, infine, un accordo sostanziale fra i due filosofi.
Del Noce vede in Gilson un alleato nell'opposizione al progressismo ideologico molto presente nella cultura cattolica della seconda metà degli anni 60.
Ad esso, verrà contrapposto una sorta di "Tomismo esistenziale": l'esistenza è il luogo nel quale le verità si colgono in modo naturale per venir sottoposte al vaglio della ragione in una tensione tra ragione e realtà, fede e ragione che articolano la dialettica interna al cristianesimo.
Questa dimensione dialettica interna alla cristianità è il problema del nostro tempo, che vede un nuovo profilo di discorso pubblico e una invecchiata laicità.
L'attualità del carteggio è decisa, dunque, dalla realtà del presente.
La RAI ha parlato del libro con il Prof. Borghesi al TG2 e a Mizar, il quotidiano "Il Foglio" ha riportato le prime bellissime lettere.
Note biografiche
Étienne Gilson (Parigi 1884 - Cravant 1978), storico del pensiero medievale e studioso di fama mondiale, è stato professore presso le università di Lille, Strasburgo e Parigi.
Nel 1929 fondò il Pontifical Institute of Mediaeval Studies di Toronto, in Canada.
Nel 1947 fu eletto membro dell'Académie Française.
Della sua vasta produzione, in traduzione italiana, ricordiamo:
La filosofia del Medio Evo; Sansoni, Firenze 2004;
"La filosofia di san Bonaventura", Jaca Book, Milano 1995;
Introduzione allo studio di sant'Agostino, Marietti, Genova-Milano 1983;
Lo spirito della filosofia medievale, Morcelliana, Brescia 1983;
"Eloisa e Abelardo", Einaudi, Torino 1950;
"Dante e la filosofia", Jaca Book, Milano 1987;
"Dio e la filosofia", Massimo, Milano 1984;
"L'essere e l'essenza", Massimo, Milano 1988;
Giovanni Duns Scoto, Jaca Book, Milano 2008;
"Il filosofo e la teologia", Morcelliana, Brescia 1966;
"Problemi d'oggi", Borla, Torino 1967;
"L'ateismo difficile", Vita e Pensiero, Milano 1983;
Dante e Beatrice, Medusa, Milano 2004.
Augusto Del Noce (Pistoia 1910 - Roma 1989), uno dei più illustri pensatori italiani del XX secolo, è stato docente presso le università di Trieste e di Roma.
Tra le sue opere più importanti:
Il problema dell'ateismo, Il Mulino, Bologna 1964;
"Riforma cattolica e filosofia moderna, vol.I: Cartesio", Il Mulino, Bologna 1964;
"L'epoca della secolarizzazione", Giuffrè, Milano 1970;
Il suicidio della rivoluzione, Rusconi, Milano 1978;
"Il cattolico comunista", Rusconi, Milano 1981.
Postumi i volumi:
Giovanni Gentile. Per una interpretazione filosofica della storia contemporanea, Il Mulino, Bologna 1990;
Da Cartesio a Rosmini, Giuffrè, Milano 1992;
Filosofi dell'esistenza e della libertà, Giuffrè, Milano 1992;
Rivoluzione, Risorgimento, Tradizione., Giuffrè, Milano 1993;
Cristianità e laicità, Giuffrè, Milano 1998;
Scritti politici 1930-1950, Rubbettino, Soveria Mannelli 2001.
Massimo Borghesi è professore ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Perugia.
Tra le sue pubblicazioni:
"La figura di Cristo in Hegel", Studium, Roma 1983;
Romano Guardini. Dialettica e antropologia, Studium, Roma 1990;
L'età dello Spirito in Hegel. Dal Vangelo storico al Vangelo eterno, Studium, Roma 1995;
"Postmodernidad y cristianismo", Ediciones Encuentro, Madrid 1997;
Il soggetto assente. Educazione e scuola tra memoria e nichilismo, Itaca, Castel Bolognese 2005;
"Secolarizzazione e nichilismo. Cristianesimo e cultura contemporanea", Cantagalli, Siena 2005; (ed. spagnola, Ediciones Encuentro, Madrid 2007);
L'era dello spirito. Secolarizzazione ed escatologia moderna, Studium, Roma 2008.
Recensioni
CORRISPONDENZE METAFISICHE
In libreria un epistolario tra Etienne Gilson e Augusto Del Noce: la ricerca di Dio nella modernita'
da "Il Foglio" del 17.05.2008
Monsieur le professeur, la ringrazio della lettera che ha avuto la bontà di inviarmi da Toronto.
Mi voglia perdonare se lo faccio con tanto ritardo...
Le invio uno studio sulla genesi della filosofia di Gentile e sulle sue opere della giovinezza, che avevo finito a luglio, ma che è apparso solamente nel numero ottobre-dicembre '64 del "Giornale critico della filosofia italiana".
C'è dentro una nota assai breve sulla cultura savoiardo-piemontese e sulle ragioni che hanno fatto sì che la filosofia neo-hegeliana italiana ha dovuto misconoscerla, fino a farne praticamente dimenticare l`esistenza.
La ragione è la seguente: la critica dell'intuito e del l'ontologismo portò Gentile (come prima di lui Spaventa e gli altri hegeliani di Napoli precedenti e successivi) a misconoscere completamente la dignità filosofica di Malebranche così come dei malebranchiani.
E a ragione Malebranche divenne sinonimo di filosofo ''non critico'' e praticamente fu bandito dalla storia della filosofia.
Donde una storia della filosofia italiana ''Dal Genovesi al Galluppi'' scritta da Gentile, dove non si parla di Gerdil, vale.a dire del più grande dei filosofi italiani in quel tempo.
La natura del soggetto non mi con sentiva di soffermarmi sulla questione ma vi ritornerò, soprattutto sul punto della singolare unità Gerdil-De Maistre-Gioberti (le posizioni di De Maistre e di Gioberti sono, in un certo senso, conti arie [avverse] ma d'un contrario di natura particolare).
L'oblio di Malebranche ha fatto sì, secondo me, che si deformasse lo stesso pensiero di Vico, che può solamente venir considerato come continuazione, nel senso di riforma sociale, di Malebranche, dopo e contro Bayle.
Per me Malebranche è il grande mediatore tra la filosofia francese e l'italiana.
Su questo punto vorrei segnalarle le pp. del mio libro ''Il problema dell`ateismo''.
Lei mi aveva parlato dell'incantevole giornata di Venezia.
L'amore per Venezia è, per lei, un amore di gioventù mi pare -, giacché mi ricorda il suo studio, dopo la libertà in Descartes etc., Art et Philosophie, scritto nelle trincee e apparso su RMlli nell'anno '14.
Occorre concludere - non l'ho al momento sotto gli occhi - con queste parole del "Fuoco" di D'Annunzio: ''Ascolta, ascolta Italia. Riccardo Wagner è morto. Il mondo panni diminuito di valore''. È dunque più di mezzo secolo che dura il suo amore!
Spero di essere a Torino il 9 aprile, Voglia credere, Sig. Professore e carissimo Maestro, alla certezza dei miei sentimenti più devoti.
Augusto Del Noce
15 marzo 1965.
rue Saint Romain. Paris
Signore e caro Collega, il suo bel libro mi ha ricordato i momenti incantevoli di Venezia, e ogni volta che l'ho riaperto, mi sono ritrovato con l'immaginazione in questo miracolo dell'arte umana, ho dovuto rubare ad altri impegni il tempo di leggerla.
Dante s'è impadronito di noi quest'anno, e dopo essermene già una volta liberato sono ricaduto sotto il suo sortilegio.
Ma finalmente posso seguirla fino al termine del suo sforzo e la ringrazio di avermi permesso di beneficiarne.
Questo libro è una vera summa e porta il marchio di un pensiero più giovane di una generazione rispetto alla mia.
Io non ho mai comunicato con Marx, che mi sembra essere il Cliarles Maurras di Hegel.
E per dirle la profondità della aria incomprensione!
Perfino le parti di questa storia dove i miei lavori passati mi hanno impegnato mi sono diventate estranee.
Ciò che mi colpisce, e mi ha scoraggiato, è che se si critica una qualunque interpretazione del pensiero di Descartes, per esempio, MAI lo si fa riportando i testi precisi sui quali quell'interpretazione si fondava.
Per esempio, io devo al mio maestro Lucien Le'vy-Bruhi, l'idea che, in Descartes, il pensiero fisico domina il pensiero metafisico; io posso sbagliarmi, ma non l'ho mai sostenuto senza citare a sua conferma i testi precisi che citava lo stesso Le'vy-Bruhi; nessuno ne tiene più conto e questo che fu per me la rivelazione della possibilità della prova nella storia della filosofia è semplicemente tenuto, oggigiorno, per una opinione.
Non so perché faccio queste osservazioni, giacché il suo libro chiama la conversazione ad ogni pagina.
Però sono sicuro che la filosofia ci sia per una gran cosa.
Non credo che la filosofia sia all'origine dell'esistenza di Dio (neppure lei d'altronde), ma a me sembra che sono piuttosto le sorgenti naturali, stavo per dire popolari, della credenza in Dio, che sono sul punto di disseccarsi.
La parola non significa più niente per nessuno, salvo forse per i marxisti, che le attribuiscono ancora abbastanza importanza da giudicare utile distruggerne il senso negli spiriti.
Così ci sono molti altri concetti che sono in via di decomposizione.
Sono spesso colpito dalla svalutazione progressiva della nozione di felicità, per esempio, o da quella di onore; mi sembra che quella di Dio segua la stessa via.
Io vivo in un villaggio francese dove praticamente nessuno crede più a Dio, né d'altronde a nulla che oltrepassi gli interessi materiali immediati.
La moralità si mantiene, sono le idee, di qualunque tipo siano, che languiscono e deperiscono.
Ho dunque l`impressione che le nostre riflessioni filosofiche su Dio s`indirizzino ad un oggetto la cui esistenza non dipende né da noi né dalla nostra filosofia, ed è qui che a dispetto delle nostre proteste la parola di Nietzsche resta, se non vera, almeno sintomatica.
L'illusione di Nietzsche mi sembra essere di credere che l`uomo prenderà la successione di Dio.
Se Dio non esiste, l'uomo l'ha inventato, e non ha potuto essere inventato se non perché egli non poteva farne a meno.
Che l`uomo non possa vivere senza Dio non prova che Dio esiste, ma ciò permette di temere che, a sua volta, l'uomo cessi rapidamente di esistere.
Questo pensiero mi rattrista, perché io sono per l'essere contro il nulla.
Occorre che il suo bel libro mi tocchi molto perché mi faccia così divagare.
Nel pensiero d'altronde, sono un uomo già partito, una volta ancora, per l'Italia.
È il solo inconveniente che posso immaginare ad essere italiano; non si può andare in Italia.
Attendo ogni volta questa dolcezza in cui ci si immerge appena si ha oltrepassato il primo valico.
Riconosco molto male le persone, ma se lei è a Firenze il mese prossimo, non manchi di venire a stringermi la mano!
Nell'attesa voglia gradire, con i miei complimenti e i miei ringraziamenti, l'assicurazione dei miei sentimenti cordialmente devoti.
Et. Gilson
8 maggio 1968. Paris
Mio caro amico, lei non mi doveva alcuna risposta; sono io che le dovevo rispondere e, in ogni caso, i nostri sentimenti non sono definiti da una lettera.
Non si tormenti nemmeno per una seconda edizione italiana del nostro piccolo libro.
Non ci sarà.
Essendo la maggior parte della Gerarchia contro le idee che noi difendiamo, non v'è alcuna ragione perché i nostri libri si vendano.
D'altronde, per quello che mi riguarda, io ho finito.
Non mi sento tenuto a battermi per una chiesa che non mi vuole come soldato.
Mi ritirerò nell'asilo della storia delle idee e della filosofia pura.
Il problema politico... è una impresa ancora più disperata delle mie.
Un tempo ho sperato che il M.R.P. francese si costituisse in partito politico cristiano, ad immagine dei Democristiani.
Bidault e Gay si sono sempre opposti.
Sono un così cattivo politico che mi chiedo se essi non abbiano avuto ragione.
In ogni caso il Mouvement Republicain Populaire ha cessato di esistere.
Si è dissolto da se stesso e non ne resta nulla.
Il volume degli scritti di Leone XIII di cui lui stesso ha tracciato il piano non è mai stato pubblicato in Francia né, credo, in Italia.
Lei ha ben ragione di denunciare l'antimetafisicismo del neomodernismo.
In filosofia è il nodo della questione.
Si prenda molta cura del suo fratello corpo, noi non possiamo nulla senza di esso!
Et. Gilson
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Gilson e Del Noce, in divergente accordo
Carteggi - Le lettere inedite tra il grande storico francese della filosofia medievale e il pensatore italiano, indagatore della secolarizzazione
di Andrea Galli, da "Avvenire" del 31.05.2008
Una volta era compito degli amanuensi salvare testi preziosi minacciati dalla scomparsa, oggi tocca alle fotocopiatrici.
Perché' se Massimo Borghesi, professore ordinario di Filosofia morale all'Università di Perugia, non avesse fotocopiato nel 1990 le quattordici lettere di un inedito carteggio tra Etienne Gilson e Augusto del Noce (dodici missive del primo, solo una del secondo) fra il 1964 e il 1969, oggi sarebbe andato perso un tassello prezioso per ricostruire il rapporto fra i due.
Visto che nel frattempo, fra spostamenti di fondi e archivi, dieci di quelle lettere hanno preso misteriosamente il volo e a oggi ne restano soltanto tre presso il Centro Studi Augusto Del Noce di Savignano (Cn).
Il frutto di quel fortuito, o previdente, salvataggio (con tanto di riproduzione anastatica, per chi avesse magari dubbi sull'autenticità del materiale) viene ora presentato per la prima volta in Caro collega ed amico, edizioni Cantagalli, con un'impeccabile prefazione e un apparato di note a opera dello stesso Borghesi.
L'incontro tra uno dei più grandi storici della filosofia medievale del secolo scorso, Gilson, e l'intellettuale che fu indagatore inquieto della secolarizzazione contemporanea, Del Noce, nonché punto di riferimento in Italia per un mondo deciso a resistere all'ubriacatura progressista della contestazione studentesca ed ecclesiale, avvenne a Venezia nel 1964, quando entrambi furono invitati dalla Fondazione Cini di Venezia per un convegno su Arte e cultura nella civiltà contemporanea.
Gilson protagonista con un intervento sull'«industrializzazione della musica», Del Noce, subito dopo di lui, con una relazione su «Al momento ateistico del surrealismo».
Il filosofo italiano, che aveva 54 anni e solo da un anno aveva ottenuto la docenza di Filosofia morale all`Università di Trieste, dopo quell'approccio cercò di sottoporre al giudizio dell'illustrissimo collega uno degli esiti più importanti della sua riflessione: l`interpretazione di Cartesio.
Com'è noto, Del Noce vedeva nel pensatore seicentesco un problema e una chance per la speculazione moderna: problema perché Cartesio, con il suo cogito ergo sum, rappresentava l'inizio di una linea immanentista che avrebbe raggiunto con Hegel, Marx e Gentile il suo aboutissement; chance perché, allo stesso tempo, in lui si poteva scorgere il punto germinale di un altro filone, quello ontologista, che passando per Malebranche, Gerdil, Gioberti e Rosmini avrebbe dimostrato la possibile conciliazione fra metafisica/cristianesimo e modernità.
Gilson, pur colpito dai dotti ''scavi'' e dalla prospettiva originale dell'amico italiano, non lo segue nella sua lettura cartesiana.
Apparentemente, almeno.
Perché come fa notare con finezza Borghesi, in un testo postumo, L'ateismo difficile, che esce in Italia nel 1983, lo storico della filosofia opera una stupefacente, per quanto parziale, apertura all'ontologismo, forse derivata proprio dall'analisi delle posizioni delnociane.
Tra i due la sintonia sembra invece piena per quanto riguarda il giudizio su due autori come Teilhard de Chardin e Blondel.
Sul primo, soprattutto, Gilson è durissimo.
Se già in un carteggio con Henri de Lubac scriveva che la «teologia di Teilhard è una gnosi cristiana e come tutte le gnosi da Marcione fino ai nostri giorni è una fantateologia», con Del Noce ribadiva lo sconcerto per gli scritti del gesuita paleontologo: «Ciò è profondamente incomprensibile ai miei occhi.
Questo mi riconduce alla questione che mi assilla: fu [Teilhard] un semplice incoerente, o fu il più dissimulato, il più sornione degli eresiarchi, chiaramente cosciente di quello che faceva e risoluto a far marcire la Chiesa dall`interno, restando in essa?
Naturalmente, ciò che io chiamo far marcire la Chiesa era per lui rinnovarla: era procedere a una riforma a paragone della quale, come dice lui stesso, quella che la dottrina del Verbo opera nel II secolo della nostra era apparirebbe superficiale».
Ma Teilhard non fu l`unico cruccio del Gilson, che soffrì particolarmente - facendo sentire la sua voce, per altro - in quegli anni di sbandamenti teologici e di giacobinismi intraecclesiali.
Fino a quando, dopo aver fatto esperienza di non poche amarezze e incomprensioni, ricevette uno speciale omaggio da Paolo VI, che in una lettera autografa del 1975 lo volle personalmente ringraziare: «Lei ha lavorato con lealtà per la Chiesa, rendendole uno dei servizi più eminenti che la sua pastorale del pensiero richieda. Ha dato testimonianza a suo favore. Ha sofferto, e soffre con essa, per ciò che la sfigura».
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Autore: Sara Cordone
Editore: Giovane Holden Edizioni
Prima edizione: 03/2008
Edizione corrente: 03/2008
EAN-ISBN: 9788895214610
Pagine: 88
Rilegatura: Brossura filo refe
Dimensioni: 13,0x20,5 cm
Prezzo di copertina: 8,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Le poesie di questa raccolta, pervase da un alone di mistero e inquietudine, rappresentano il desiderio di muoversi idealmente all'interno di quattro tematiche principali: Amore, Dolore, Natura, Dio.
Dalla memoria riemerge l'emozione che i ricordi stessi generano nella mente, in un costante confronto tra passato e presente.
Dallo smarrimento e dall'esperienza dolorosa, nasce la speranza dell'incontro con l'Essere che rappresenta il supremo fine a cui tende ogni creatura, che raccoglie i sospiri degli uomini nel suo immenso silenzio d'amore.
L'atmosfera di un sogno senza tempo
mi conduce nei luoghi della memoria,
protetti dall'aurea corona dell'alba.
Ritrovo un sorriso
nell'immediatezza di un ricordo
e sento la tua carezza
trapassare il mio cuore,
che ormai attende solo la tua mano
nella speranza di partire con te.
Indice
Introduzione
Non dimenticare la mia voce
Lascia che ti racconti
Ciò che non ti ho detto
Con il vento tra i capelli
Un giorno
Nonna Maria
Questo sentirti, questo parlarti
Creature d'amore
Non donarmi
Vai sempre avanti!
Ti porterò
Perdonami
Ti sbagli
Al di là
Ultimi petali delle rose d'autunno
Pagina di diario
Il mio arrivederci
Anima trafitta
Lettera a un figlio
Il dono
In un immenso tramonto d'Africa
Non aver paura
Chiudendo gli occhi
Ciò che avrei voluto donarti
Le cose che sognavo
Paesaggi
Inverno
Il cammino del vento
Favola
Visione
Immagini d'estate
Incanto
Scogli
Fiori
Il canto degli alberi
Dialogo
Preghiera
L'artista
Addio di una rosa
Al tuo arrivo
Al calar della sera
Ricerca
Intuizione
Forse un giorno
Presenza
Postfazione
Note biografiche
Sara Cordone è nata a La Spezia nel 1972 e si è laureata in materie letterarie all'Università degli Studi di Genova.
Da diciassette anni insegna lingua italiana nell'Istituto Comprensivo di Erbusco (BS), dove risiede.
È appassionata di poesia, letteratura, filosofia e storia.
Estratto
Introduzione
La poesia è canto dell'anima, che, ripiegata su se stessa, si pone in atteggiamento di ascolto.
I nostri sensi ci mettono in contatto col mondo esterno, con tutto ciò che ci circonda, ma è l'anima a filtrare le sensazioni ricevute dal corpo, componendole in un'unità soggettiva, ineguagliabile e irriproducibile in continuo divenire.
Ogni essere umano, nella sua unicità e irripetibilità, è in grado di filtrare, nella zona più nascosta dell'anima, in quello spazio inviolabile e inviolato che contraddistingue la particolarità esistente di ognuno di noi, ciò che vede e sente attraverso i sensi.
In questo modo nasce la poesia, che canta sensazioni, cose, persone, ricordi non tanto per come essi vengono percepiti dai sensi, ma per l'eco che producono nel profondo del nostro Io.
La poesia dimora nella zona più misteriosa del nostro essere, dove risiede il sostrato più insondabile dei nostri sentimenti.
In questi giorni, così carichi di rumore eppure così bisognosi di silenzio, così impegnati a inseguire vuote e illusorie apparenze, eppure così assetati di profondità, la poesia sembra essere quasi dimenticata e ignorata dalla maggior parte delle persone.
Da ciò è scaturito il mio desiderio di scrivere un libro in cui ogni componimento è sbocciato quasi da solo, attraverso l'incessante dettatura dell'anima, la sola in grado di porsi ad ascoltare e comprendere la poesia delle tacite stelle, che rappresentano l'eterna luce di speranza nel fitto buio della notte.
Penso che uno dei principali impegni che oggi la poesia debba assumersi sia proprio quello di far sperare e sognare gli esseri umani, di rapirli all'incanto di tutto ciò che palpita intorno a noi in una perfetta, talvolta celata armonia.
La poesia deve spingerci alla costante ricerca di questa armonia,che rappresenta il riflesso della Luce verso la quale inevitabilmente ogni uomo tende.
Come insegnante, mi auguro in questi anni di essere almeno in parte riuscita nell'intento di far apprezzare lo sconfinato mondo della poesia ai miei amati allievi; come figlia, ringrazio mio padre per avermi fatto conoscere con immensa passione quel mondo così meraviglioso.
Nella vita, bisogna sempre essere umili e ricordare che tutto ciò che otteniamo con tenacia e impegno è sì merito nostro, ma soprattutto di Chi sta al di là di noi e ci guida attraverso misteriosi, talvolta incomprensibili percorsi.
Con umiltà, dunque, ho raccolto i miei pensieri, nella speranza che possano racchiudere una scintilla di verità e di significato scaturiti dalla Verità e dal Significato che ancora nessuno di noi è in grado di conoscere.
A proposito della potenza eternatrice della poesia, il grande poeta latino Quinto Orazio Flacco, la cui voce è giunta fino a noi a cavallo dei secoli, scriveva:
Exegi monumentum aere perennius
regalique situ pyramidum altius,
quod non imber edax, non aquilo inpotens
possit diruere aut innumerabilis
annorum series et fuga temporum.
Più immortale del bronzo ho lasciato un ricordo
che s'alza più delle piramidi reali,
e non potrà distruggerlo morso di pioggia,
violenza di venti o l'incessante catena
degli anni a venire, il dileguarsi del tempo.
Sara Cordone
Postfazione
Nei tuoi occhi ripongo le mie speranze, nei tuoi silenzi adagio la mia malinconia, perché tu possa trasformarla in musica di vento.
Sul tuo petto spargo gli ultimi petali d'autunno.
Leggo per trasportare lontano la mia solitudine, innamorata compagna di via.
Scrivo per tenerle compagnia.
Amo la poesia, ne respiro la forza sublime e così fragile al tempo stesso.
Ne ascolto il suono a occhi chiusi rapita da versi che si fanno temerari compagni d'arme.
Ne carezzo le parole sussurrandole muta alla mia anima nel tentativo di placare la tempesta di emozioni che mi scuote.
L'inchiostro scorre sul foglio, si fa liquido, caldo, fluido accanto al mio cuore travestito di ghiaccio.
Resto così, in attesa di un sogno che sia anche per me speranza e non mi lasci col cuore spezzato e un ansia intensa di vita.
Cerco di convincermi che nel ritmo suadente e misterico di un altra anima sia più facile orientarsi e scorgere il cancello che ostruisce l 'ntrata del labirinto, mentre gemme stellate dai mille riflessi rischiarano le porte del cielo.
Chiudo il libro lentamente, vorrei restare in questo universo, un mondo parallelo almeno in apparenza, cullata nell'eco di sentimenti profondi che mi sfiorano la pelle come ali di rugiada.
Vi sono penetrata timidamente, percepito le indicazioni, ma decisa a navigare seguendo solo le mie sensazioni.
Il vento custodisce sospiri di notti veglianti, percorse da foglie in un cammino di morte.
Il vento abbraccia il buio malato di nostalgia, vergine di luce, infestato di tenebre.
In un qualsiasi altrove, alla fine di ogni tunnel solo la nostra forza e le mani tese alla notte.
Quando l'oscurità discende sui miei occhi e col suo scialle nero cancella ogni palpito di luce, donami un coriandolo di stella, affinché la mia anima non si smarrisca nei labirinti tracciati dal buio.
Dei suoi stati d'animo, delle sue angosce, dei suoi turbamenti, persino delle sue esperienze più personali Sara ne fa materia di poesia.
Poesia che è pervasa da una straordinaria sensibilità, significati e metafore si fondono e si confondono tra rimorso e tenero rimpianto.
I ricordi si temperano, così come il dolore, nei granelli di una clessidra.
Aggrappata all'uso convenzionale dei vocaboli, alla sintassi, nel tentativo di riuscire a esprimere ciò che sente carezza le parole e le dispone come note su un pentagramma.
La poesia, tecnicamente, su un piano puramente linguistico si può scindere in significante e significato.
Il significante è il ritmo, la musicalità, la metrica ovvero l'insieme delle leggi che governano la composizione e la struttura dei versi.
Il significato è il concetto, il contenuto espresso.
Una lirica è riuscita tanto più vi è perfetta corrispondenza tra questi due elementi.
In alcune delle poesie che compongono questa silloge il contenuto sembra avere un importanza maggiore, in altre è la forma a primeggiare.
Ma in tutte si avverte l'esigenza di abbandonarsi a un flusso quasi onirico, il desiderio di ascoltare messaggi provenienti forse dal subconscio, dall'inconscio o forse chissà.
Spesso decisamente allusivo, il linguaggio diviene talvolta frammentato, costantemente teso alla conquista di una dimensione spirituale assoluta tra pensiero, emozione e musica, coagulato attorno a dettagli concreti, a nuclei di circostanze precise e insistenti.
Senza mai perdere di vista però la propria fragilità.
Unica costante che ci rende davvero ciò che siamo.
Io le ho amate tutte, le ho vissute alla luce dei miei demoni, ho lasciato che assediassero teneramente la mia anima.
Questa è, forse, la vera forza della poesia, significare qualcosa di unico per ciascuno di noi.
Inquietare le nostre inquietudini e abbracciare le nostre lacrime, tacitare nel silenzio la sofferenza dell'abbandono.
Così, nel silenzio complice della notte riprendo il libro, lo appoggio sul comodino.
Nell'attesa di una preghiera che illumini speranze e illusioni, vedo il volo dell'aquila solenne, vedo gli abeti delle foreste vergini, vedo le ombre dei giorni dimenticati non chiedermi chi ero, ciò che mi resta è solo ciò che sarò.
Miranda Biondi
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