Cattedrale di Vienna
Autore: Marilù Giannone
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 12/2006
Edizione corrente: 12/2006
EAN-ISBN: 9788889874172
Pagine: 190
Dimensioni: 21x21 cm
Prezzo di copertina: 20,00
Descrizione
Un saggio sulla Cattedrale di Stefano, analizzato dal punto di vista architettonico, storico, antropologico e alchemico.
L'autrice, attraverso studi e sue illustrazioni personali della Cattedrale di Vienna, riesce a dare e inquadrare le coordinate manifeste e latenti di una delle più belle cattedrali del mondo.
Con una scrittura chiara e familiare l'autrice ci prende per mano in un viaggio fra simbologie e analogie ancestrali.
La prefazione è del noto studioso Celestino Grassi.
Note biografiche
Marilù Giannone è critico d'arte, pittrice, traduttrice e scrittrice.
Fra i suoi libri ricordiamo Lasciami diversa, edizioni Pagine.
.
Romanzo tratto da una storia vera
Autore: Shanti
Editore: Kimerik Edizioni
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788860961723
Pagine: 160
Rilegatura: Copertina su cartoncino con plastificazione lucida
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
Acquistalo subito su Internet Bookshop Italia
Descrizione
Quando nella mia vita è piombata su di me una situazione insostenibile come quella della paraplegia, dopo che la vita già molto si era accanita contro di me, non sono riuscita in un primo momento, se non addirittura in un primo periodo, nemmeno a pensare, se non all'intensità quasi disumana del mio dolore.
Il solo ricordo di quei giorni mi fa rabbrividire e, quando rileggo le pagine scritte, è come se stessi rivivendo tutti i momenti della mia passione: un tunnel terrificante nel quale credevo di non riuscire ad intravedere una luce sul fondo.
Fortunatamente mi sbagliavo, ma il cammino è stato molto duro, pieno di prove che a volte mi hanno provata e sfinita.
Credo che qualche entità spirituale mi abbia veramente sostenuta, altrimenti non sarei qui a raccontarvi la mia storia, in modo così esplicito e sincero, con un intento più che importante: quello di dare una testimonianza di vita e di fede utile a tutti, non solo a coloro che la sofferenza la vivono, ma forse, soprattutto a coloro che la evitano per mille ragioni.
Non c'è stata mai in me nessuna intenzione di offendere o ferire le persone citate nel racconto, ma la volontà ed il coraggio di esprimere il mio disagio e la mia sofferenza, per far comprendere l'importanza di certi valori nella cultura dell'amore.
Il sentimento di rivincita o di vendetta non fa parte della mia natura, e neanche quello dell'invidia o dell'odio, quindi tutto ciò che è espresso è la semplice trasposizione degli eventi, arricchita da sentimenti, sensazioni, opinioni in un contesto a volte anche di grande disperazione, in ogni caso comunque inesprimibile a parole nella sua totalità ed intensità.
Credo che in tutta questa storia ognuno debba imparare qualcosa, ed io sono stata la prima a farlo.
Prima di tutto è una lezione di umiltà per tutti quelli che credono di capire tutto o di non avere responsabilità negli eventi della propria vita ed in quella degli altri; in secondo luogo fa comprendere come nella propria vita tutto si possa ribaltare da un momento all'altro, ma anche che, se esistono solide fondamenta a sostegno della propria personalità, si possa riuscire a superare o perlomeno a convivere con problematiche alquanto pesanti, affrontando la realtà dei fatti giorno dopo giorno, addirittura con grinta, con umiltà e con passione, con creatività e voglia di vivere sempre rinnovata.
Spesso mi sono trovata di fronte a piccoli e grandi problemi di barriere architettoniche, ma non ho mai ceduto di un passo, per affermare il mio diritto umano e civile del rispetto del valore della persona e della sua dignità.
Cose scontate, direte voi: scordatevelo!
A volte, di fronte a certa gente, queste parole che rivestono concetti di un certo livello, mi suonavano un po strane, quasi prive di senso, visto che non venivano in alcun modo considerate nel loro valore profondo.
Più volte mi sono sentita ridicola, non per le domande che facevo, ma per le risposte che ricevevo; un ascolto che non coinvolgeva quasi mai entrambe le parti, ma che risuonava come un vaso di coccio vuoto.
L'isolamento, l'abbandono non sono solo un problema di quelle categorie di cui si parla spesso, solo perché argomento di molti talk-show, o perché tragico epilogo di situazioni limite.
Sono realtà vissute troppo spesso tra le mura di casa in totale silenzio da parte di molti: questa è la vera tragedia.
Spero che molti riflettano seriamente su molte di queste situazioni, per fare in modo che nuovi germogli di speranza possano crescere nella terra del futuro di ognuno di noi e soprattutto in quella delle nuove generazioni.
Far sentire una voce smorzata nel silenzio: questo è l'obiettivo dell'Araba Fenice.
Ascoltatela e vi farà riflettere, portando dentro di voi un messaggio di vita, di speranza e di amore universale.
Ho scelto come pseudonimo il mio nome indiano SHANTI, dal significato molto profondo e positivo sperando che non solo infonda pace dentro di me come già sta facendo, ma che la trasmetta soprattutto a chi leggerà i miei libri.
Note biografiche
L'autrice Shanti è nata a Torino nel dicembre del '57 e lì ha vissuta fino all'adolescenza.
Ha dovuto lasciare la sua amatissima città per motivi familiari e trasferirsi al Sud.
Dopo gli studi ha svolto attività di traduttrice di lingua inglese, francese e tedesca.
Ha vinto un premio di poesia al Primo Concorso Internazionale di Poesia "Aniello Califano" nel 1978.
Ha collaborato successivamente con vari giornali provinciali e pubblicazioni universitarie della zona di residenza, trattando tematiche politiche, problematiche sociali e iniziative culturali.
Sempre molto interessata allo studio della psicologia e della storia delle religioni, ha maturato in sé la volontà di dedicarsi al volontariato collaborando con centri sociali e comunità di accoglienza.
Alla fine del 1999 ha stampato privatamente la sua prima raccolta di poesie, racchiuse nel libro "Anime parallele", dove parla della poesia come trasmissione di sentimenti puri e rappresentazione del sacro.
Nel 2001 è stata colpita da una grave patologia, che non solo l'ha spinta a scrivere il suo secondo libro di poesie "Ogni vita vale l'eternità", ma le ha anche fatto portare avanti un progetto molto importante: la creazione di un centro di psiconcologia e art-therapy, che l'anno successivo si è trasformata nella "Associazione Cassiopea - Una poesia per la vita", il cui scopo resterà sempre principalmente quello di fornire una serie di servizi informativi sulla prevenzione oncologica, e sul supporto psicologico ai pazienti ed ai loro familiari.
Inoltre, in seno a questa iniziativa, ha collaborato con chirurghi ed oncologi importanti come il prof. Francesco Caracciolo, il senologo Carlo Iannace, il prof. Gridelli, specialista di fama europea; con psiconcologi e psicoterapeuti; con associazioni come l'Auser, ed il suo presidente Augusto Della Sala, la Misericordia, che le ha offerto la sede per le riunioni e gli incontri con i soci, nella persona della dott.ssa Rosalba Majorana, quale presidente; con le istituzioni come il Comune, l'Assessorato alla cultura e alle politiche sociali, che le hanno dato spesso il patrocinio per le manifestazioni dell'associazione; con una compagnia teatrale e attori come Oscar Luca D'Amore, che ha recitato in ogni presentazione le sue poesie.
Dopo circa un anno dalla morte prematura del marito, a causa di un carcinoma polmonare, si è trasferita con i due figli a Rieti, dove aveva già vissuto in precedenza e dove aveva trovato un ambiente accogliente e solare.
Qui ha scritto e presentato il suo terzo libro "La Via Celeste", un invito a riflettere su di una realtà superiore che ci appartiene e di cui non possiamo non tenere conto, a seguire un'immaginaria ed al contempo reale via interiore che ci porterà sicuramente dove noi vorremo.
Mentre stava per frequentare il terzo anno di consulenza familiare presso il Consultorio Familiare Sabino di Rieti, dove svolgeva attività di volontariato, è stata colpita da un ischemia midollare, che l'ha costretta, dopo cinque mesi e mezzo di degenza presso l'ospedale e il centro di riabilitazione, sulla sedia a rotelle.
Dopo lo shock iniziale, ha deciso di ritornare a scrivere, ma questa volta una storia vera, la sua storia, che parlerà di vita, di morte interiore, di rinascita: Le scintille di luce e l'Araba Fenice.
Impegnata nel sociale, nella lotta contro l'indifferenza alle problematiche del mondo che ruota intorno all'oncologia e all'handicap, ha tentato di scuotere più volte le coscienze, inviando articoli e lettere aperte al Messaggero, al Tempo, al Corriere di Rieti e alla televisione locale RTR, per non far vincere la cultura dell'assenza su quella dell'amore.
Attualmente partecipa come educatrice volontaria presso il centro diurno socio-riabilitativo di Greccio-Rieti, svolgendo un'attività di scrittura creativa.
Sta per costituire un gruppo di auto-aiuto per persone che hanno vissuto o vivono un esperienza oncologica, grazie al sostegno ed alla collaborazione dell'Associazione Raggio di Sole, e della sua responsabile Donatella Matteocci.
Estratto
RIFLESSIONE INIZIALE
Oggi pensavo a come sia strana la vita e, aggiungerei, a come sia beffardo il destino, considerato il fatto che l'anno scorso, di questi tempi, avevo costituito con mia figlia ed un amica (almeno così sembrava) una cooperativa sociale integrata.
In tutto questo vedevo anche realizzarsi finalmente la possibilità di dare servizi a coloro che ne avevano necessità e fra questi anche i portatori di handicap.
Quest'anno mi trovo io stessa ad aver bisogno di usufruire di questi servizi e ad avere queste necessità.
Buffo, no?
E si comincia
Non c'è spiegazione al dolore.
Non immagino nemmeno perché Dio abbia permesso che mi accadesse tutto ciò, ma anche se non conosco la ragione esatta, potrei formulare delle ipotesi. inutili a questo punto.
Riguardando indietro nel tempo, quanti sono stati i giorni trascorsi felici?
Molto pochi.
Nella mia infanzia quando correvo felice nei prati, contornati da bellissime montagne e cieli azzurri, che ti facevano sentire in Paradiso.
Certo non potevo immaginare che la vita potesse riservarmi tutto ciò.
Poi quei tempi sono finiti e l'era delle incertezze è cominciata presto: sballottata in un mondo ostile e lontano da me mille miglia, avrei scoperto poi a mie spese una realtà gretta e ipocrita, che mai e poi mai avrei potuto accettare.
Poi un giorno ho creduto di trovare l'amore e con lui la persona che avrebbe dovuto rendere felice la mia vita, con la quale condividere tutto.
Invece la mia felicità è durata poco, minata da persone che mai mi avevano, non dico amata, ma nemmeno accettata.
Quando ho realizzato di essere considerata la straniera tra gli indigeni, rifiutata più di una volta, non per motivi legati al mio carattere ma al conto in banca dei miei genitori, ho provato disgusto e un grande dispiacere; dentro di me, però, volevo credere che il compagno della mia vita fosse dalla mia parte ed invece mi sbagliavo.
Rifiutata più di una volta ad ogni mio tentativo di avvicinamento alla famiglia di mio marito; non volevo arrendermi all'idea di poter far ragionare con il cuore le stesse persone che io avevo sempre considerato la mia seconda famiglia.
Invece, in tre contro una, alla fine anche mio marito è passato dalla loro parte o forse c'era sempre stato.
Fino a quando, un bel giorno, anche i nostri figli sono diventati solo i miei figli e la sua famiglia di origine era diventata la sua sola famiglia: noi esclusi, trattati con freddezza e a volte anche con indifferenza, come se non esistessimo affatto.
Nonostante i miei sforzi, è incominciato così l'inizio della fine e ai tempi duri sono seguiti tempi durissimi.
La mia malattia, la sua totale indifferenza e assenza.
Il senso di abbandono non è stato mai così doloroso, e ogni mio tentativo di far comprendere di quanto affetto avessi bisogno era inutile, finiva solo per degenerare in discussioni, a volte anche violente.
I ragazzi, i miei amati figli, soli insieme con me: abbiamo lottato sempre uniti anche a costo di gravi sofferenze.
Le mie amiche, vicine con i loro sentimenti di condivisione, erano l'unico momento di sfogo per me.
Ho vissuto momenti atroci e terribili di solitudine, di annientamento, di non vita.
Ogni giorno mi chiedevo: "Perché tutto questo?".
Non trovavo una motivazione vera, un senso che potesse in qualche modo pareggiare il dolore.
E l'unico mio modo di comunicare tutto era la poesia, scrivere, e poi ancora scrivere.
Poi, dopo circa due anni, ironia della sorte, proprio lui, mio marito, venne colpito da quella stessa malattia che aveva rifiutato di affrontare con me, con la differenza che la sua condizione era ben peggiore e non gli dava nessuna possibilità di scampo.
Ma, a differenza di me, lo aveva reso ancora più ostile nei nostri confronti e, anche se non gli avevo negato la mia vicinanza, al punto da ridurmi in uno stato pietoso, lui in cambio mi aveva detto solo cattiverie, naturalmente insieme alla sua famiglia.
Non hanno avuto neanche rispetto della sofferenza e della morte.
Non sta a me giudicare; a me è bastato comporre l'epitaffio di mio marito, l'unica cosa che mi è stato permessa di fare, per lanciare un messaggio: "Felice è chi sa amare". Non credo abbiano mai capito.
Ciò che ero non sono, ciò che sono non sarò
È passato un anno, ho una ricaduta della mia malattia, anche se molto circoscritta; comunque devo sottopormi ad altre terapie.
Nel frattempo incomincio a scrivere il mio terzo libro.
Decido di comune accordo con i ragazzi di lasciare quella città, che ci ha procurato tanto dolore, e organizziamo il trasferimento a Rieti.
Dopo quasi un anno, ormai tutto sembra un bruttissimo ricordo da continuare a dimenticare.
Organizzo la presentazione del mio libro e, proprio in quei giorni, incomincio ad avere dei dolori alla schiena e alla gamba sinistra.
Vado più volte dal dottore di famiglia, senza risolvere nulla, poiché nella sua totale incompetenza non fa altro che darmi degli antidolorifici, invece di capire la causa di tanta sofferenza.
Poi la situazione si aggrava, anche dopo aver scoperto che, in concomitanza con questi dolori, ho in atto anche un herpes zoster sul fianco sinistro, che mi procura dei bruciori e delle fitte atroci.
Faccio una cura specifica consigliata da un neurologo, ma la situazione sembra peggiorare al punto che non riesco più a camminare, e i dolori si allargano anche alla gamba destra.
Non riesco nemmeno a dormire più nel letto e le mie nottate sul divano mi permettono di dormire al massimo un paio di ore a notte.
Sola con mio figlio, che è l'unico che sembra preoccuparsi, fino il giorno in cui arrivano a casa mia le mie amiche, Santina e Paola, che mi costringono ad un ricovero d'urgenza in ospedale.
Non voglio assolutamente andarci, anche se mi rendo conto che la situazione è molto seria.
Arrivata al pronto soccorso, dopo aver atteso con Christopher, mio figlio, due ore e mezza, forse tre, mi visita un neurologo.
Aspettiamo ancora un ora, poi finalmente mi danno un letto al terzo piano, nel reparto di Medicina, dove sarò seguita dal dottor Capparella.
Qualche passo indietro
Entrando in ospedale a Rieti, già incapace di stare in piedi da sola, la mia mente elaborava mille idee e congetture, tra le quali il 90% catastrofica, anche se mai avrei potuto immaginare il triste epilogo: costretta quasi con la forza al ricovero da Paola e Santina, che avevano visto le condizioni nelle quali mi trovavo.
Dopo aver chiamato il 118, in effetti, era accaduto anche un fatto singolare e un po' tragicomico: poiché non c'erano a disposizione normali ambulanze, era arrivata l'ambulanza dei pompieri, i quali, come da manuale, mi avevano prelevata portandomi su di una sedia speciale giù per le scale (ah, dimenticavo! Io abito al quarto piano di un palazzo senza ascensore, ma per me bellissimo e un giorno, se avrete pazienza, vi spiegherò perché ).
Christopher mi accompagnava con il mio borsone pieno, oltre che di pigiami e pashmina, anche di tanta speranza, indispensabile per la degenza ospedaliera.
Giunti in ospedale, dopo una lunga, interminabile attesa, un medico mi aveva visitato enigmatico, non so se per circostanza o incompetenza, e mi aveva fatta ricoverare; salivo finalmente in camera, al terzo piano, reparto Medicina donne 2.
Non esistono parole per esprimere il dolore fisico che dovevo sopportare, inimmaginabile, indescrivibile, tale da farmi scendere in un baratro profondo e scuro dove c'era solo un inferno privo di uscita.
Solo la capacità e la volontà, mista ad istinto di sopravvivenza, di aggrapparsi con le unghie a quel muro, poteva darmi qualche possibilità di risalire.
Erano stati giorni terribili in cui c'era stata una dura lotta tra me e un degno rappresentante dell'inferno: un duello all'ultimo sangue.
Poi un bel giorno, anzi un terribile giorno, mi sono risvegliata sentendo un blocco alle gambe che non rispondevano più e, come se non bastasse, anche al bacino era toccata la stessa sorte.
A peggiorare le cose si aggiunse anche il fatto che mi ritrovai tutta bagnata nel letto.
Shock tremendo, credevo d'impazzire, ma sperai con tutta me stessa che fosse una situazione temporanea, era troppo assurda per essere realmente vera.
L'inferno
Qui era cominciato il vero inferno, ed io, ignara di tutto ma attenta al mio sesto senso, percepivo che per me non si stava profilando una situazione semplicemente risolvibile.
E così, dopo aver già fatto una tac e una puntura lombare nei giorni precedenti, il medico mi comunicò che era necessario farne un altra per fare altre ricerche.
Inoltre mi disse che era quasi tassativo fare una risonanza magnetica: non volevo assolutamente sentirne parlare a causa della mia claustrofobia.
Il giorno successivo passarono in corsia e nelle stanze dei ragazzi e delle ragazze, annunciando l'arrivo della statuina della Madonnina di Fatima.
Quando finalmente arrivò la Madonnina, sentii un brivido lungo la schiena e un emozione fortissima; mi rivolsi a lei con tutta l'umiltà e la fede di cui sono capace, invocando la grazia per poter camminare di nuovo per l'amore dei miei figli.
Una ragazza mi donò un rosario blu benedetto.
Stranamente mi venne l'istinto di metterlo al collo.
L'indomani mattina, quando ripassò il dottore per il giro delle visite, mi rivolse nuovamente, quasi arreso, la domanda: "Allora, ci ha pensato bene, non la vuoi proprio fare la risonanza magnetica?".
Al che io risposi: "Va bene, la faccio".
Il dottore guardandomi un po' stupito disse: "Sicura? Va bene".
La mattina successiva a digiuno fui portata al piano terra per eseguire l'esame, che doveva durare, a detta dei medici, una ventina di minuti.
Invece durò un'ora e mezza.
Chiusi gli occhi e incominciai a pregare, pregare e poi ancora fino a quando non uscii da quel macchinario infernale...
Qualche giorno e avrei saputo l'esito dell'esame.
E così fu.
Una mattina il dottor Capparella mi comunicò che era stata riscontrata una forte infiammazione al midollo spinale..
Mi assicurò però, come pure era apparso da una precedente elettromiografia, che la mia condizione era reversibile, con l'aiuto di una lunga e professionale fisioterapia in un centro specializzato.
Nel frattempo il dottore si era attivato per prendere contatti con la fondazione Santa Lucia a Roma per la riabilitazione, specializzata in questo tipo di neuropatie.
Era Ferragosto passato e ogni giorno pregavo perché mi potessero trasferire al centro di riabilitazione; intanto durante la mia degenza accaddero anche altre cose non meno importanti per me e credo per tutti.
Conobbi molti pazienti e infermieri e, com'è sempre nella mia natura, nonostante il grande dolore, provai a stabilire con ognuno di loro un contatto umano.
Pensieri
Ora non so nemmeno perché sia qui a raccontarvi la mia storia, e non posso che presumere che vi possa interessare, ma qualcosa mi spinge a farlo.
Nel momento in cui le mie gambe si sono immobilizzate e il mio bacino le ha seguite a ruota, facendomi trovare bagnata nel letto, incapace di controllare i miei reni e la mia vescica, ho provato terrore misto ad umiliazione e non so bene cos'altro.
Mi è sembrato di impazzire e, rivolgendomi a Dio, ho creduto di vivere un incubo dal quale mi sarei risvegliata presto.
Una cosa è certa: mai nella mia vita ho sentito tanto dolore fisico e psicologico così concentrato da mozzare il fiato, da non poter formulare un ragionevole pensiero.
Ho sperato che questo dolore si attenuasse o sparisse, senza che ciò volesse dare un messaggio negativo per la situazione delle mie gambe e del mio bacino.
Che senso ha tutto ciò che sta accadendo?
Sfido chiunque a trovarne uno valido.
Sono esausta e disperata, ma di una disperazione silenziosa.
Ora voglio rinchiudermi in un guscio, che mi dia almeno una qualche sensazione di sicurezza, di accoglienza e mi infonda un senso di protezione e di pace.
Non desidero parlare con nessuno ora, non sono in grado di farlo.
Ma anche questo nessuno l'ha capito, compresa mia figlia, che se n'è andata lasciandomi sola a combattere.
Ma ora sono un guerriero stanco di combattere delle battaglie inutili, non ho più la forza e l'energia per poterlo fare.
Quale futuro si affaccia all'orizzonte per me?
Una vita spezzata, un dolore sempre presente, nulla di quello che avrei immaginato per me.
Che amarezza profonda, che tristezza infinita!
Ogni giorno trascorso qui in ospedale appare senza un senso ben definito.
La mia mente è come se fosse sospesa in aria ed il mio corpo trattenuto a terra da un macigno, che è piombato nella mia vita senza chiedermi nulla.
Non riesco a seguire un idea seppur labile da seguire.
.
![]()
Autore: Nicolò D'Amico
Editore: Editing Edizioni
Prima edizione: 10/2007
Edizione corrente: 10/2007
EAN-ISBN: 8860940605
Pagine: 143
Dimensioni: 12x21 cm
Prezzo di copertina: 11,50 Euro
Descrizione
Le tre storie di questo libro sono variabili sullo stesso tema, quello della parola.
Stampata, scritta, spedita.
Un'ossessione che porta alla morte e alla distruzione, nell'incubo di chi vorrebbe cambiare la propria esistenza, dandole un senso.
Soggetto, predicato, complemento.
Tre racconti gialli, tre favole nere, tre vite grigie.
E un commissario che, tra le righe, con le parole provoca, gioca e denuncia.
Note biografiche
Nicolò D Amico vive e lavora a Treviso.
È commissario di polizia dal 1990.
Tre figli e un gatto.
Nel 2004 ha pubblicato Parola di sbirro. Storia del Commissario di polizia nel cinema italiano.
Collaboratore della "Tribuna di Treviso", scrive di cinema per la rubrica "Appuntamento al buio" quando ne ha voglia.
Delitti di carta è il suo primo libro di narrativa.
.
Autore: Massimiliano Bonacchi, Luca Menicacci
Editore: RIREA
Prima edizione: 07/2008
Edizione corrente: 07/2008
EAN-ISBN: 9788885333901
Pagine: 48
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Descrizione
Quaderno Monografico Rirea - n. 68
L'Italia è il Paese europeo con il più alto numero di stabilimenti termali; secondo Federterme, gli stabilimenti funzionanti sono 379, ripartiti in 170 Comuni.
Solo Campania e Veneto ne contano 224, gli altri sono perlopiù in Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna.
Al netto dei ricavi derivanti da attività alberghiera, si stima che il fatturato abbia sfiorato nel 2007 i 734 milioni di euro.
Risulta ormai superata la fase nella quale gli stabilimenti termali erano visti semplicemente come luoghi di cura ed i soggetti gestori alla stregua di enti meramente assistenziali.
Da alcuni anni, infatti, il sistema termale è entrato in una vera e propria ottica di mercato, uscendo dall'orbita pubblica ed orientandosi, oltre che alle cure, anche ai servizi benessere ed ampliando l'offerta di ricettività.
Tale transizione ha richiesto nuovi orientamenti strategici da parte delle aziende, nelle quali si stanno sempre più diffondendo logiche manageriali.
Nonostante la sua rilevanza in termini di volumi d'affari e la sua strategicità per l'economia del paese, il sistema termale ha ricevuto scarsa attenzione da parte degli studi di Economia Aziendale.
A tal fine, ci è parso utile inquadrare le caratteristiche del settore e fornire una chiave di lettura delle prestazioni delle aziende che vi operano.
Questa analisi ha fornito i fondamenti teorici per l'esame dei risultati di bilancio di un campione di società di capitali rappresentativo del settore, per poi approfondire l'indagine sulle prime cinque aziende per quota di mercato.
I dati contabili hanno confermato la presenza di due distinti gruppi di imprese: le aziende in crescita e capaci di innovare attraverso un forte orientamento al benessere e quelle in declino, ancora legate alle strategie del termalismo tradizionale.
Indice
1. L'analisi delle performance in ottica strategica
2. L'ambiente competitivo; le fasi evolutive del settore, le forze competitive
3. La catena del valore nelle aziende termali
4. Le dinamiche competitive lette attraverso i dati di bilancio
5. Conclusioni
Note biografiche
Massimiliano Bonacchi è professore associato di Economia Aziendale presso l'Università degli Studi di Napoli "Parthenope" dove insegna Economia Aziendale e Strumenti di Analisi per il Rating.
È, inoltre, docente di Analisi di Bilancio presso l'Università degli Studi di Firenze.
Luca Menicacci è dottore in Economia Aziendale e dottore magistrale in Libera Professione e Consulenza Aziendale.
Svolge attività di consulente d'azienda, in particolare, di analisi economico-finanziaria e benchmarking per aziende termali ed alberghiere.
.
Autore: Domenica Ciotoli
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 12/2005
Edizione corrente: 12/2005
EAN-ISBN: 9788889874031
Pagine: 268
Dimensioni: 21x29 cm
Prezzo di copertina: 23,00 Euro
Descrizione
Il saggio, diviso in venti capitoli, più un utile appendice, segue lo sviluppo psico-bio-fisiologico dell'uomo; partendo da fondamentali considerazioni e analisi in merito al concepimento fino ad arrivare a descrivere la sterilità fra disagio, fisiologia e risoluzioni.
Il Pensiero positivo è cambiare noi stessi per mutare in meglio la realtà che ci circonda.
Liberarsi da schemi mentali negativi, per aprirsi alla vita con un approccio ottimistico, significa servirsi del pensiero positivo come strumento indispensabile per vivere felici, all'insegna dell'amore e della pace.
Le tematiche trattate interessano ormai un pubblico vasto proveniente da varie fasce d età.
Interessante soprattutto per coloro che intendono cominciare ad orientarsi nel vasto panorama di informazioni che offre attualmente il settore della medicina olistica.
Offre un compendio di informazioni utili per un primo approccio a tale materia.
È un libro pensato e scritto per accompagnarci verso una ricerca che ci metta in grado di approfondire la conoscenza del Sé e degli altri.
Un'opera, che si colloca come stile fra il saggio e il bel racconto; è un testo scritto a difesa della vita, inno alla felicità e alla fragilità umana.
Note biografiche
Domenica Ciotoli è infermiera professionale e psichiatra. Ostetrica. Consulente Educatore per lo Stress e lo Sviluppo Personale. Terapista cranio sacrale. Naturopata.
Ha approfondito variamente le sue capacità attraverso Chakraterapia, Pranoterapia, Polarità corporea. Erborista, operatrice in tecniche solistiche "Tocco Gentile", Touch for Health della kinesiologia e acupressione.
Corso di IV livello Kinesiologia emozionale "One Brain System" riconosciuto dall'istituto Three In One Concepts di Burbank in California.
Ha pubblicato: "Dopo Selene", Ed. Circolo Culturale Pagine Lepine, Supino, Frosinone; Noi siamo il risultato di ciò che creiamo, M.I.R. Edizioni, Firenze; Noi e la Spiritualità, M.I.R. Edizioni, Firenze.
.