LiberaMente in cammino: prossima fermata Russel Square
Autore: Gianluca Lucchese
Illustrazioni: Lorenzo Simonelli
Editore: Edizioni Miele
Prima edizione: 07/2008
Edizione corrente: 07/2008
EAN-ISBN: 9788863320039
Pagine: 144
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 12x20 cm
Prezzo di copertina: 13,70 Euro
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Descrizione
Prefazione di Nello e Mody Acampora
Questo lavoro non è una favola e neppure un romanzo.
È una strada in un giorno di viaggio.
La meta?
La spiaggia perfetta.
La strada?
La chiamano Nina.
Il viaggiatore?
Lucas Ciandri che, circondato da profumi di lavanda e cuoio, limone e tabacco, rosmarino e caramello, percorre la via della consapevolezza.
Una tappa dopo l'altra, con le musiche di Verdi, Mozart, Sinatra, Modugno e Freddie Mercury in sottofondo, l'uomo acquista consapevolezza di se e dei valori ai quali non intende rinunciare, impara a riconoscere e a superare le paure che lo immobilizzano, fissa gli obiettivi da raggiungere e si incammina con passo sicuro verso il successo.
Note biografiche
Gianluca Lucchese esordisce nel 2004 con Buttafuori per caso.
Klaus Davi ne firma la prefazione.
Per il "Book Festival 2007" un suo racconto è in Pisanthology. progetto Italie, Giulio Perrone Editore.
Nel 2008 La spiaggia perfetta si aggiudica il Premio Letterario "Favole, cammini e percorsi", sezione racconti.
Recensioni
"Ho letto il libro tutto d'un fiato.
Un racconto piacevole, suggestivo e surreale che entra nelle pieghe dell'inconscio"
Livio Sgarbi, Personal Coach e Fondatore EKIS Srl
"La spiaggia perfetta" è il luogo ideale dove portare i nostri corpi e le nostre menti: un beach party del cuore.
Da scoprire pagina dopo pagina"
Sonia Rossi, My Life TV- Rossivideo
"Leggere una storia vuol dire entrare in un mondo composto da tanti livelli...
Qui la cosa sorprendente è che oltre ad una storia, ad una metafora, ad un insegnamento, questo è un vero manuale di Programmazione Neuro-Linguistica, con tutte le tecniche di base descritte con estrema precisione, ma celate nella forma-romanzo.
Una spiaggia perfetta, un luogo magico dove trovare la propria identità, i propri valori e la strada che ha un cuore"
Carlo Raffaelli, Licensed Trainer e Coach in PNL
"Finalmente un libro piacevole e utile che unisce la narrativa alla crescita personale.
Leggendolo farai un viaggio a più livelli di crescita, apprendimento e miglioramento"
Francesco Martelli, Trainer e fondatore Intuition Training TM
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Autore: Giorgia Spano
Editore: Kimerik Edizioni
Prima edizione: 12/2007
Edizione corrente: 12/2007
EAN-ISBN: 9788860961464
Pagine: 192
Rilegatura: Copertina su cartoncino con plastificazione opaca
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
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Descrizione
Là dove la ragione sosta, incede determinato e imperturbabile il cuore, le silenti passioni che, nonostante tutto, ancora sopravvivono.
Arcadie distanti ormai, mille e mille passi.
Nicole è una giovane donna, disinibita, autonoma, costretta ad affrontare la tragicità degli eventi che la vita ha posto sul suo cammino.
Ma anche nel buio più profondo può accendersi una luce, la luce di un sogno.
Ritorneranno le emozioni, i desideri, i brividi di un sentimento che non ha confini, che non ha presente né passato, che non può tenere conto di altri se non che di se stesso.
Solo allora Nicole sarà pronta ad aprirsi nuovamente all'amore, quello più grande.
Non crediate di trovarvi di fronte ad semplice e languido romanzo d'amore.
L'autrice riesce anche a trovare spazio per un approfondimento psicologico e a guidare il lettore attraverso una serie di colpi di scena, tenendolo col fiato sospeso fino ad un finale davvero sorprendente.
Note biografiche
Giorgia Spano è nata nel 1971 a San Gavino Monreale, un paese della Sardegna del Medio Campidano.
Dopo essersi laureata in Pedagogia presso l'Università di Scienze della Formazione di Cagliari si è specializzata a Firenze in Pedagogia Clinica.
Attualmente esercita la professione presso il suo studio a Cagliari e lo spazio che nella sua vita occupa la scrittura è molto piccolo, ma essenziale.
Scrive prevalentemente la notte, in perfetta solitudine o nelle mattine in cui gli impegni lavorativi glielo consentono.
Accadde per caso o per destino è il suo primo romanzo.
Estratto
PROLOGO
Nicole guardava l'uomo su quel letto d'ospedale e stentava a riconoscerlo.
Il viso quasi interamente coperto di bende; sulle tempie degli elettrodi erano collegati ad un monitor per il controllo dell'attività celebrale, così sul petto per il controllo cardiaco, mentre il braccio sinistro era collegato alla flebo.
Nella stanza asettica dalle pareti verdi e i soffitti bianchi, il tempo era scandito dal suono freddo delle macchine che controllavano la sua vita.
Alla sinistra del suo letto, un bip che faticosamente segnava il ritmo del suo cuore, accompagnato dall'immagine, in uno schermo, di un cuoricino verde che si accendeva e si spegneva.
A destra delle linee che segnavano i suoi sogni, i suoi pensieri per lo più piatti.
Regnava il silenzio, rotto di tanto in tanto dal passo leggero di qualche infermiera o qualche medico durante le visite di controllo.
Erano passate ormai tre settimane e quel corpo immobile sul letto d'ospedale non aveva mai dato segni di voler continuare a vivere.
«Oh, amore mio, ti prego non lasciarmi, cerca di aprire gli occhi; lo so che mi senti, fai uno sforzo, ti prego non lasciarmi, non posso vivere senza te »
Da giorni continuava a parlare con lui, aveva letto da qualche parte che era utile parlare, stimolare il paziente con i ricordi, con qualche musica o suono che nella sua vita potesse avere un valore particolare.
Nicole gli fece sentire e risentire più volte la loro canzone e spesso tra le lacrime anche lei cantava insieme alla musica.
Gli parlava di ciò che succedeva nel mondo di fuori, del suo lavoro e di quanto gli amici e la famiglia fossero vicini nonostante non potessero entrare nella stanza del reparto di terapia intensiva.
I medici non erano fiduciosi, la loro diagnosi di coma irreversibile si portava dietro una letteratura scientifica che lasciava poche speranze.
Ma Nicole non si arrendeva, si disperava forse, ma non si arrendeva.
E anche lei continuava a perdere forze, non mangiava, non dormiva, in ogni momento stava vicino a lui.
Quel sabato non aveva niente di diverso rispetto agli altri lunghi giorni passati in ospedale.
Il cielo era nuvoloso, ogni tanto pioveva.
Nicole leggeva a voce alta uno dei suoi libri preferiti, quando notò che i bip del suo cuore erano sempre più ravvicinati, fino a quando fecero scattare una sorta di allarme collegato anche alla lucina d'emergenza posta sopra la porta d'ingresso della stanza.
Il libro le cadde dalle mani e si alzò in piedi.
Ponendogli una mano sul petto, e cercando di accarezzarlo come per tranquillizzarlo, fu presa dal panico.
«Cosa sta succedendo amore mio? Cosa c'è? Stai tranquillo »
Lui d improvviso spalancò gli occhi e dopo qualche secondo sembrò mettere a fuoco il viso di Nicole.
Vedendo i suoi occhi aperti, Nicole sentì che l'incubo era ormai passato, sentì la paura dissolversi e allontanarsi dal suo corpo.
Lui cominciò a chiamarla, a ripetere il suo nome.
La sua voce, finalmente, la sua voce!
«Nicole, io non ce la facc t a mo »
Parole sospirate, flebili; la bocca chiusa per tanto tempo sembrava ostacolarle.
Nicole per la prima volta sorrise anche se il suo tono continuava ad essere, nello stesso tempo, angosciato per l'allarme che continuava a suonare, ma anche raggiante per il sentire nuovamente la sua voce e vedere i suoi bellissimi occhi che la guardavano.
«Oh amore mio, come non ce la fai? Sei qui, sei sveglio, mi parli! Oh mio Dio, finalmente! Io sono qui, stai tranquillo, non ti lascerò mai!»
Con uno sforzo che sembrò quasi sovrumano lui cercò di continuare a parlare.
«T merò semp ti regalo sonno».
Le parole, quasi incomprensibili, venivano emesse come fossero rigurgiti di aria e dolore.
«Amore, non parlare, stai tranquillo, sono qui »
La sua risposta, un rumore improvviso di morte, un respiro bloccato in fondo alla gola, un gemito stridulo, la bocca spalancata affamata d'aria.
Gli occhi aperti e spenti fissi su Nicole.
Arrivarono di corsa medici e infermieri.
«È in arresto cardiaco! Defibrillatore!»
Nicole, attonita, guardava da un angolo della stanza quel corpo che si sollevava ad ogni scossa.
Dopo tre scosse senza risultato uno dei medici praticò il massaggio cardiaco, mentre l'altro dava direttive all'infermiera per l'inoculazione dei farmaci specifici previsti per la rianimazione forzata.
«Non c'è niente da fare, proviamo ancora con il defibrillatore!»
Una scossa, due, tre. Niente.
Nicole sentì il suo cuore spaccarsi, frantumarsi, sentì la sua anima andare via con lui.
I Capitolo
Nicole si fermò un secondo, tirò su il polsino del maglione e guardò l'orologio.
Le 15.10, non è possibile!
Sono qui dalle 8.00 di stamattina e non mi sono fermata un attimo e adesso la testa mi sta scoppiando.
Stirandosi la pelle del viso e della fronte, per un attimo Nicole passò nuovamente in rassegna tutti i pazienti visti quella mattina e tutti i suoi dipendenti che, seppure eccellenti, certi giorni sembravano mettersi d impegno per non riuscire in niente e renderle la vita impossibile.
Pensò che per quel giorno potesse bastare e sfregandosi fortemente la fronte con le mani, decise di andare via.
Prese la mela dalla sua borsa, cominciò a morderla e contemporaneamente a raccattare tutti i suoi documenti e le cartelle che avrebbe ricontrollato a casa, giusto per non smettere di farsi del male e continuare a lavorare.
Salutò i colleghi.
Uscì come tante altre volte aveva fatto, quasi in maniera meccanica, accese la macchina e partì.
Un minuto, forse meno era passato da quando Nicole era partita con la testa piena di pensieri.
Arriva allo stop, gira a destra.
Per sei anni, tutti i giorni è arrivata allo stop e ha girato a sinistra, oggi no.
Nicole è stranamente serena, un po' assente e un po' troppo radicata in quei minuti in cui sembra che non sia lei a prendere le decisioni di svoltare, di andare dritta, cambiar marcia, accelerare
Eppure è serena come chi segue una guida fidata e avanza senza dubitare o esitare.
Ascolta la musica e continua a guidare.
Dopo circa mezz'ora arriva davanti alla spiaggia deserta.
Il mare è molto agitato e il cielo autunnale è di un celeste che chiarissimo si fa spazio fra grosse e piccole nuvole grigie, bianche, blu.
Il sole ogni tanto fa capolino e lancia raggi di un calore nostalgico, di un'estate appena passata.
Decide di scendere dalla macchina.
È avvolta nel nulla; finalmente i pensieri non governano più la sua testa, è un dolce non pensare.
Come tornare nel caldo calore del grembo materno, cullati dal rumore del liquido che ti avvolge e scaldati dalla rassicurazione di un posto noto, familiare, dove non può succedere nulla di brutto, si possono chiudere gli occhi e fare lunghi respiri che danno aria ad ogni centimetro del proprio corpo, facendo sentire tutta la grandezza della vita.
Nicole adora il mare.
Seduta, dopo avere camminato pochi passi sulla sabbia, assapora questa magnificenza.
Forse avevo proprio bisogno di un po' di vita
Nicole continuava a inspirare profondamente, come a voler incamerare tutta l'energia di quel mare impetuoso, la grandezza di quel cielo autunnale immenso, bellissimo e minaccioso allo stesso tempo.
Si sciolse i capelli come per liberare anche loro dalla costrizione dell'ordine.
Ricaddero lungo la schiena e ciocche sottili cominciarono ad ondeggiare solleticandole il viso.
Sempre più rilassata, portò indietro le braccia e sollevò il viso con gli occhi chiusi e le morbide labbra distese dalla luce e dal calore sempre più debole del sole.
Una gamba flessa e l'altra stirata in avanti.
Poi aprì gli occhi.
Lui era davanti a lei.
Non aveva sentito arrivare nessuno, eppure quasi non si sorprese, non si mosse.
Rimase a guardarlo.
Stava ad un passo da lei e i loro sguardi si incrociarono senza distogliersi, senza fiatare.
In piedi, fermo, l'uomo si frappose fra lei e il sole.
Era alto, abbronzato o forse dalla carnagione dorata, i capelli scuri e disordinati dal vento.
Le mani in tasca e un sorriso timido appena accennato che faceva intravedere denti candidi.
Lentamente si abbassò sulle ginocchia, poggiandole sulla sabbia, gli occhi tenacemente ancorati sul suo sguardo.
Lei continuava ad osservarlo, dai jeans tesi si disegnavano i muscoli delle sue cosce, le mani poggiate sopra, come in attesa.
Le spalle larghe sotto una camicia celeste, un po' sgualcita, aperta nei primi due bottoni, le maniche ripiegate sui gomiti.
La fossetta alla base del collo tradiva l'apparente tranquillità scandendo il ritmo del suo cuore.
Come pellegrini attraverso i meandri oscuri della mente, del cuore, dell'anima, quegli occhi entrarono in lei, senza che venisse opposta nessuna resistenza e i suoi stessi occhi attraversarono e videro qualcosa mai visto.
Come una farfalla attratta dalla luce, i suoi occhi non riuscivano a staccarsi da quelli di lui.
Ma cos'è questo silenzio?
Dove sono finiti il mare, il vento e il cielo minaccioso?
Tutto si è fermato, non riesco a vedere altro se non lui.
Ma chi sei?
Come mai il mio cuore batte così forte?
Cosa mi sta succedendo.
I suoi occhi sono fuoco in una notte di gelo.
Quelle labbra. Morbidi cuscini di velluto...
Quanto sarebbe dolce assaporare la tua aria
Ma chi sei?
Perché non riesco a parlare, ad alzarmi, ad andare via?
Quale scherzo stupido sta facendo la mia mente.
La mia immaginazione forse?
Lui pose una mano sul suo viso Leggera, dolce e delicata e ancora di più 'invase quel profumo, respirato fino a quel momento, solo quando i capricci del vento diventavano più forti.
Profumo delicato e fresco, rilassante e rassicurante
Nicole chiuse gli occhi.
Esiste, è reale.
L'aria uscì dalle sue labbra come dopo una lunga apnea.
Il contatto di quelle dita sul suo viso non rievocò un immagine, ma uno stato interiore di assoluto benessere e, ancor più strano, una sensazione di familiarità.
Avvicinò quindi la sua mano alle dita poggiate sul suo viso.
È una mano forte, calda, le sue dita lisce e affusolate.
Un pianista.
Non voleva rinunciare a quella sensazione, voleva capire di più e fece una leggera pressione su questa.
Le ho già sentite forse queste dita?
Conosco quest'uomo?
Cosa sta succedendo?
Come mai queste sensazioni sono così familiari?
Perché l'unica cosa che riesco a pensare è il calore delle sue dita sul mio viso?
Perché ho questa paura di perdere qualcosa che non so cosa sia?
Un turbinio di emozioni illeggibili governavano il cuore di Nicole e domande senza risposta risuonavano dentro la sua testa.
L'unica cosa che sembrava chiara era l'incapacità di distogliere lo sguardo da lui e l'immenso desiderio di annullare ancora di più la distanza fra i loro corpi.
Questo le fu chiaro all'improvviso e all'unisono si avvicinarono.
I loro visi erano talmente vicini che il vento faticava a passare tra le loro labbra.
«Come è dolce perdersi nei tuoi occhi »
Dopo tanto silenzio, queste parole uscirono dalle labbra di Nicole, quasi come un lamento.
Lui scostò un filo di capelli castano dorato che agitato dal vento aveva finalmente trovato riposo tra le labbra di Nicole e posò le sue sui suoi occhi, sulle guance, sugli zigomi e infine sulle labbra socchiuse che aspettavano ansiose.
Che poesia, che dolce essenza d'amore.
Dove sei stato fino ad oggi?
Perché ho dovuto vivere una vita senza questo?
Non furono tanti baci ma uno, uno solo.
Come una linea continua, a volte più sottile, altre più marcata, ma comunque senza fine.
In quel bacio c'era la stessa dolcezza di due ragazzi che per la prima volta si scoprono e contemporaneamente l'amore caparbio di due anziani, che sul finire della loro vita non rinunciano a ciò che è stato.
Un incontro di vite che non potranno più separarsi.
Le lingue si accarezzarono e si assaporarono dolcemente.
Le labbra si sfiorarono in una danza in cui i corpi presero il sopravvento.
Una danza che proveniva dal cuore, solo dal cuore.
Una danza, di cui Nicole non aveva idea di conoscere i passi.
Ma improvvisamente la pioggia, come lame taglienti, incominciò a picchettare sui due visi che non ne volevano sapere di andare via, di perdersi.
Insistente però continuava e s'insinuava sulla pelle calda di entrambi.
Ecco adesso torna la ragione.
Torna la realtà.
Si incomincia a sentire il freddo.
Anche se a fatica si controlla il torpore dei corpi e la fame delle labbra reciproche.
«Ti stai bagnando tutto »
«Anche tu »
«Sì »
«Sì »
Il silenzio scandito fino ad allora dai fruscii dei loro corpi aveva finalmente dato spazio al suono delle loro parole.
Ma cosa stavano facendo quelle due persone?
Estranee fino ad un momento prima ora sembravano condividere la grandezza della vita, sembravano essere un'unica cosa, un'unica e maestosa emozione.
Nicole sorrise lievemente facendo intravedere l'unica fossetta accanto alla bocca.
Anche lui sorrise ammaliato dai suoi intensi occhi castani, nei quali sottili pagliuzze dorate, sembravano ipnotizzare i suoi occhi verdi.
Sembrava non ci fosse proprio niente da dire o forse in cuor loro parlavano ma non volevano farsi sentire per paura che tutto potesse finire.
Le lame di pioggia non avevano smesso di colpire i loro visi, i loro corpi.
Ma lui e Nicole erano così presi da quella imponente emozione che sarebbero potuti morire lì, senza dolore, anzi come beatificati in un assenza spazio-tempo.
E le loro mani si cercarono, ma non era come scoprire qualcosa di nuovo!
La cosa strana, pensava Nicole, era proprio questa familiarità.
Come quando, dopo tanti anni, aveva riscoperto e indossato nuovamente il caldo, morbido e logorato maglione che indossava la sera a casa durante tutto il tempo della scuola superiore fino alla laurea.
Il maglione che l'aveva coccolata e vista crescere.
Lui sembrava avere tanto in comune con quella lana consumata, eppure non ricordava di averlo mai visto.
Com'è difficile separarsi!
Nicole non riusciva ad andare via, a fare a meno di quelle labbra, sulle sue, sul suo collo e di quelle mani che dolci accarezzavano i suoi capelli, la sua schiena, il suo seno.
Come si può desiderare tanto una persona che non conosci e che vedi da così poco tempo?
Cosa mi sta succedendo?
Perché il pensiero di andare via mi toglie il fiato?
Devo andare. Devo andare!
«Devo andare».
«No, non andare via».
«Non so come mai, cosa sia successo, cosa sta capitando ma, devo andare via».
«Ma chi sei tu?»
«Ho paura che in questo momento ti potrei dire solo chi ero io, chi sono non lo so più, non lo capisco più, come non so chi sei tu».
«Se tu mi dai il tempo, io ti dirò chi sono, cosa faccio, come mi chiamo, perché sono qui, cosa vorrei.
Ma se non mi vuoi ascoltare, se quell'ombra che ora vedo nei tuoi occhi è paura...
Ti voglio dire solo una cosa e vorrei che tu continuassi a pensarla quando andrai via, quando stanotte chiuderai gli occhi per prendere sonno o domani mattina quando li riaprirai pensando al nuovo giorno: Io sono Lui, perché tu per me sei Lei.
Ti ho cercata tanto e ora finalmente ti ho trovata.
Io sono Lui, mia dolcissima essenza d'amore e tu sei semplicemente Lei».
Nicole improvvisamente governata dalla ragione, dalla coscienza, dalla paura, si alzò in piedi e con respiro affannoso continuava a fissare quell'uomo le cui parole continuavano a risuonarle nella testa.
Le emozioni scatenate dalle sue mani, dalle sue labbra, dalla sua voce da mare calmo e rilassante si stavano trasformando in onde impetuose, insormontabili.
«Oh, ma cosa ? Ma. Devo andare. Mi dispiace »
Ruppe l'incantesimo, distolse lo sguardo e con passi veloci si diresse verso la sua macchina.
Non si fermò, non si voltò mai, ma lo sentiva.
Arrivò alla macchina, salì, girò la chiave e guardò l'immagine davanti a sé.
Quell'uomo, lui, non c'era più.
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Otto percorsi di buona fantascienza
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Autori: Daniele Barbieri, Riccardo Mancini
Prefazione: Valerio Evangelista
Editore: Avverbi
Prima edizione: 11/2006
Edizione corrente: 11/2006
EAN-ISBN: 9788887328554
Pagine: 168
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
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Descrizione
Otto sentieri di buona fantascienza per poter immaginare (e magari conquistare) futuri un po' meno squallidi del presente.
E se domani... i computer diventassero sempre più intelligenti, più sensibili, insomma più umani, come ci comporteremmo noi umani che stiamo diventando sempre più insensibili?
E come saranno le città che abiteremo?
Più caotiche o deserte?
Tra le stelle, sotto gli oceani o addirittura sotto terra?
Come cambierà il rapporto tra i sessi sempre che una qualche differenza sessuale vi sarà ancora?
E come potrebbe cambiare il rapporto con Dio e con la religione, magari se incontrassimo su un altro pianeta un Cristo marziano molto diverso da noi?
Dagli oltre trecento racconti e romanzi citati nel libro si spalanca una galassia di stimoli, suggestioni, ipotesi e scenari sui tanti nostri futuri possibili.
Note biografiche
Daniele Barbieri e Riccardo Mancini sono entrambi giornalisti e autori di singolari libri scolastici di divulgazione letteraria "La Nuova Italia".
Da diversi decenni appassionati lettori di fantascienza, sono convinti che la letteratura del futuro possa essere un valido grimaldello per capire il mondo di oggi e provare a immaginare quello di domani.
Estratto
Cerchiamo viottoli, non autostrade; ragionamenti a zig-zag; cristalli sognanti; penultime verità; metalli urlanti; visioni pericolose e ambigue utopie.
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Autore: Marco Cardinale
Editore: Terre sommerse
Prima edizione: 01/2008
Edizione corrente: 01/2008
EAN-ISBN: 9788889874301
Pagine: 256
Dimensioni: 17x21 cm
Prezzo di copertina: 18,00 Euro
Descrizione
Un libro dove il cristianesimo riesce, finalmente, ad uscire dagli "studi riservati" e la figura del Profeta di Nazareth perde definitivamente il pericoloso alone di "mito" in cui oltre duemila anni di esegesi cattolica hanno finito per collocarla e farle perdere di valore e significato.
Profondo conoscitore di lingua e letteratura degli antichi popoli mediterranei, dell'Egitto, del Vicino Oriente Antico e dell'area semitica, l'autore si è dedicato a questo libro non fidandosi mai delle trascrizioni delle fonti arcaiche, bensì verificandole di persona e nell'ambiente in cui esse ebbero origine.
Ne è scaturito un libro mediato fino allo spasimo, ove nulla è lasciato al caso o all'approssimazione, dove l' autore si muove con padronanza unica nei diversi periodi storici, tra testi, lingue, usi, tradizioni, mentalità e aspettative; dove letteratura, filologia, storia, teologia, filosofia, non appaiono più mondi separati, ma aspetti inscindibili dell'unica realtà umana.
Note biografiche
Marco Cardinale è nato nel 1955 a Roma, dove vive e lavora.
Formatosi a La Sapienza e alla Pontificia Università Lateranense, per quindici anni è stato impegnato nella vita accademica e, per circa venti, nelle consultazioni per la Santa Sede, presso la Congregazione del Culto Divino.
Ha pubblicato numerosi contributi scientifici di storia della Chiesa, metodologia storica, filologia giuridica medievale.
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Autore: Lenci Giulia
Editore: Kimerik Edizioni
Prima edizione: 05/2007
Edizione corrente: 05/2007
EAN-ISBN: 9788860960764
Pagine: 168
Rilegatura: Copertina plastificata
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 14,00 Euro
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Descrizione
Raffinatezza, bravura e garbo: questi gli elementi principali di un libro che sorprenderà e affascinerà fino all'ultima pagina.
Lo stile di Giulia Lenci è brillante e ricercato, studiato e originale.
Seduce e sorprende attraverso un linguaggio immediato e fresco, ma ricco di allusioni e rimandi a situazioni non esplicitate, non spiegate, ma che risulteranno chiare proseguendo con la lettura.
La trama è articolata in una serie di riprese e riferimenti.
Momenti diversi si intrecciano drammaticamente.
La protagonista si districa in due situazioni lontane tra loro, ma profondamente legate: la sua vita in famiglia, ricca, circondata dal lusso e dal superfluo, accanto ad un marito mai sazio di questo lusso e ostentazione; e le frequenti visite alla sorella, che vive nella loro casa paterna insieme al suo compagno, entrambi indigenti e nullafacenti, sopravvivono con mezzi di fortuna e un tetto sopra la testa, un tetto che appartiene alla sorella della protagonista solo per metà e di cui Gioele, suo marito, vuole privarla per ottenere ancora più denaro.
La Casa in vendita è il cardine intorno al quale si sviluppa il romanzo, è l'oggetto della contesa.
In realtà non è altro che uno spunto per mettere a confronto due mondi distanti e antitetici, per raccontare il rapporto difficile tra due sorelle, il loro delicato equilibrio psicofisico, la lotta perenne tra amore e concretezza, tra affetti e beni materiali.
Giulia Lenci condurrà il lettore ad un finale che turberà e inviterà a riflettere su ognuna delle singole parole di questa straordinaria scrittrice.
Originale la costruzione dell'intero romanzo: il narratore parla alla protagonista come se le stesse raccontando una storia che lei ha volutamente rimosso.
Evidente la suddivisione in sezioni della vicenda: sezioni apparentemente slegate tra loro, ma che condividono diversi aspetti e situazioni, sono l'una la causa e l'effetto dell'altra, dove ogni gesto compiuto nell'una si riflette inesorabilmente e spesso drammaticamente nell'altra.
Casa in vendita è un romanzo che mostrerà al lettore tutta la sua carica innovativa a partire dalla struttura narrativa, passando dal linguaggio meditato, fino ad arrivare ad uno sviluppo dei contenuti capace.
Giulia Lenci: una vera rivelazione.
Note biografiche
Giulia Lenci è un apicoltore di Torino.
Casa in vendita è il suo primo romanzo.
Estratto
Capitolo 1
Mentre ti avvolgi nella pelliccia di visone e ti chiedi come abbia fatto a sopravvivere all'inverno, lei accende una candela.
Ti guardi intorno e ti accorgi che manca il frigorifero.
L'ho venduto, tanto, a che mi serve? dice, seguendo i tuoi occhi.
Sui vetri sporchi è disegnato un cuore, riempito con la punta delle dita.
Le sue impronte digitali.
I tuoi stivaletti Dior ticchettano nelle stanze.
Lei ti scivola dietro con le ciabatte di panno e chiede: Come sta Liz? Come sta Gioele?
Sali la scala che va al piano di sopra.
Anche lì manca il frigorifero e non chiedi niente.
Tanto, a che serve?
Dal terrazzo guardi giù.
Il giardino è ancora molto indietro.
Ha fatto troppo freddo.
Gli altri anni, era già tutto in fiore.
Adesso spuntano a malapena i crochi e le primule.
Da sotto grida: Lo vuoi il caffè?
Ti sporgi dal mancorrente in legno.
Come fai, se non c'è il gas?
Ci ha pensato Pietro.
Appoggiato su di un gradino c'è il vassoio con le tazzine e la ciotola dello zucchero.
Lei fa tintinnare il cucchiaino, rimestando tranquilla.
Scendi, ti siedi sul gradino di marmo freddo e, quando hai bevuto il caffè, dici: Te ne devi andare.
Gliel'hai detto?
Certo.
E lei?
Sai com'è... lei.
Sì, lo so, ma voglio sapere cos'ha detto.
Non ha detto niente.
Gioele accende un sigaro "Juan Lòpez Selecciòn N.1" e tu ti alzi per sparecchiare.
Qualche istante, poi dice: Non c'è Inèz per questi lavori?
Era per muovermi. rispondi.
Voglio sapere cos'ha detto. insiste.
Niente. Proprio niente.
Batte un pugno sul tavolo e Inèz accorre.
Stava bevendo vino dalla bottiglia e ha paura che lui l'abbia capito.
Impila piatti e bicchieri e torna in cucina.
Allora? dice lui.
Inèz raccoglie le briciole dalla tovaglia, ammucchia i tovaglioli e porta tutto di là.
Niente. ripeti.
Inèz è di nuovo di qua, mette il centrotavola d'argento e sorride.
Serve qualcosa?
Che te ne vai. risponde Gioele.
Lei sparisce.
Dimmi cos'ha detto. sospira un po' rauco.
Ti alzi e ti piazzi di fronte a lui.
Prendi l'orlo della gonna e lo arrotoli sul davanti.
Arrotoli arrotoli arrotoli, finché arrivi alla vita.
Lo pizzichi dietro la cintura.
Lui ti guarda le gambe.
Scosti le mutandine di pizzo nero, poco poco, giusto per mettere allo scoperto la voglia.
Ecco! dici.
Ecco, che? chiede lui.
Ha fatto così.
Lei ha fatto così?
Con il polpastrello dell'indice strofini piano piano la piccola voglia color fragola.
Quand'era incinta, tua madre una notte aveva voglia di fragole e, per non svegliare tuo padre, se l'è tenuta.
Te l'ha raccontato almeno cento volte, soprattutto negli ultimi tempi che era fuori di testa.
E perché ha fatto così? domanda lui.
Le prudeva.
Lui alza la voce.
Le hai detto di sloggiare e lei si è menata la fica?
Non è la fica. puntualizzi.
Lui scruta il tuo dito.
Perché non la smetti?
Perché mi piace.
Ancora batte un pugno sul tavolo. Ancora arriva Inèz.
Chiede: Vuole che faccia io, signora?
Le sorridi.
No, grazie, faccio da sola.
Inèz guarda Gioele.
Non voglio nessun massaggio. grugnisce lui.
Inèz scompare.
Rilassa, perché è in linea diretta con l'inconscio. Mia madre cominci a spiegare.
Tua madre! sbraita lui .
Tua madre era una grande porca.
Per due volte è stata incinta e due volte si è sfregata la fica
Non è la fica. lo interrompi.
Detesta essere interrotto.
Stavolta batte un pugno da far tremare il tavolo. Inèz non appare.
Se quella è la sua risposta, andrò io a parlarle! urla, gettando a terra il sigaro.
Quella è casa mia.
Allora fai la padrona di casa! grida più forte.
Sono sicura che se ne va.
Entrando, ti abbracci nella cappa di zibellino.
Il freddo è insopportabile.
Pietro ha portato un dolce. dice lei.
Finalmente conosci Pietro.
Ha la barba di qualche settimana.
I capelli sporchi di qualche mese.
I denti trascurati da troppi anni.
Ti chiedi da quanto non si lavi.
Vuole favorire, signora? domanda con un inchino.
In terra, davanti al caminetto acceso, c'è una torta su di un foglio di giornale.
Stavamo per tagliarla
Prende dalla tasca del giaccone un coltello serramanico.
Mentre taglia il dolce, osservi le sue mani e ti chiedi da quanto tempo non le insaponi.
Le unghie sono nere.
Ti porge la prima fetta sul palmo lercio.
Prego, signora.
La prendi in equilibrio sulla punta delle dita.
Tua sorella sta già mangiando la sua parte e Pietro sorride, mormorandole: Buona, eh?
In un batter d'occhio lei ingolla un'altra fetta e lui divora la sua.
Signora, non le piace? chiede premuroso.
Sono a dieta.
Stavi scrutando nel suo orecchio.
Un senso di nausea si è impadronito del tuo stomaco e ora sta salendo lento lento, ma inesorabile.
Deglutisci.
Ancora una, è troppo buona. dice tua sorella.
Lui è contento e taglia un'altra fetta.
Come come l'ha fatta, Pietro? chiedi, tirando giù un groppo di saliva.
Oh semplicissima, signora.
L'ho mica fatta io.
Il mio amico panettiere mescola gli avanzi di giornata e quel che viene, viene.
La nausea ti rotea in gola, ma stai pensando che ormai lo stomaco dovrebbe essere vuoto.
Quindi, anche se vomiti, non sarà un disastro.
Ma non vuoi vomitare lì.
Pietro riprende: Stamattina non aveva niente per me.
Ha detto che ieri aveva finito tutto tutto.
È un negozio che lavora molto.
Allora sono andato nel bidone dell'immondizia.
Adesso è facile, con la raccolta differenziata.
Vai a colpo sicuro, non devi scartare un granché.
Si ferma, fissandoti.
Signora ma sta bene?
Stai sudando e sai di essere impallidita.
Bene, bene. Solo che. non è una giornata
Hai le tue cose? domanda tua sorella.
Sì. dici, deglutendo due volte.
Dicevo. continua Pietro, porgendo un altra fetta a lei
Ho dovuto aprire pochi sacchetti, per fortuna.
Un mucchietto di farina di qua, una manciata di semola di là.
Insomma, un po' di questo, un po' di quello e la torta è venuta fuori.
Il mio amico è gentile.
Di suo fornisce un pizzico di lievito e un cucchiaio di zucchero, e la mette in forno.
Un profumo, là dentro
Non la mangi? chiede tua sorella.
Hai le dita rattrappite.
La tua fetta di torta è ancora lì, intatta.
Gliela dai e lei la ingurgita ad occhi chiusi, facendo hmmm.
Pietro ride, appallottola il foglio di giornale e lo getta nel fuoco.
Ti vengono le lacrime agli occhi.
Signora? dice lui.
È il fumo rispondi, bloccando le palpebre con due dita.
C'è silenzio, interrotto soltanto dal crepitare delle fiamme.
Apri gli occhi.
Ti stanno osservando con volti partecipi, preoccupati per te.
Chiami all'appello la tua rabbia, e dici: Non so più come ripeterlo.
Sei costretta a tacere, perché le lacrime ti hanno ammorbidito la voce in un tremore che non devi avere.
Fissi tua sorella e sussurri: Devi andartene.
Il bagliore del fuoco le accende la pelle chiara.
Gli occhi luccicano, belli e misteriosi.
I capelli hanno varie sfumature dorate.
Un incanto.
Le labbra, morbide, piene e rosee, si muovono con grazia.
Tu pensi ti risponda.
Sorride, annuendo piano, e una ciocca leggera si posa sulla sua guancia, come una lacrima.
La mano di Pietro, delicata, la scosta e scivola in una carezza.
Tu scatti in piedi e corri via.
Capitolo 2
Come fa a entrare sopra?
Gira la chiave nella toppa e spinge. rispondi.
Smette di mangiare.
Resta persino a bocca aperta.
Le labbra sono unte di olio.
Liz lo guarda, un po' disgustata.
Poi infilza i tuoi occhi con il rimprovero dei suoi.
È colpa tua, se suo padre è a bocca aperta.
Lui riprende a masticare e deglutisce.
Come fai a darmi delle risposte del genere
Mi basta muovere la bocca.
Lui guarda Liz.
Liz sospira piano, appoggia coltello e forchetta sull'orlo del piatto e ti fissa con aria scocciata.
Ogni volta che vai da tua sorella, c' è una discussione. sussurra.
Mia sorella è tua zia. dici.
Gioele insiste: Perché ha la chiave di sopra?
Perché non dovrebbe averla?
Arriva il primo pugno sul tavolo.
Inèz accorre.
Sul labbro superiore ha una linea violacea.
Sembra trucco permanente mal riuscito.
È vino tracannato dalla bottiglia.
Porto la torta, signora?
Prima pulisciti la bocca, santo cielo dice Liz.
Inèz passa veloce il dorso della mano sulle labbra.
Che torta è? chiede Liz.
Ananas e mango, signorina.
Ma che abbinamenti ci combini, santo cielo
Inèz fa spallucce.
L'altra non le è piaciuta, signorina.
Già, ma era papaia e avocado
Porta la torta, Inèz, grazie. intervieni tu.
Anche il vino dolce, signora?
Se non l'hai finito, sì grazie. dice Gioele.
Oh, no. risponde Inèz.
A me il vino dolce non piace.
Io vado di barbera.
Mentre Inèz esce dalla sala, Liz alza gli occhi al cielo.
Non dovrebbe avere la chiave di sopra. dice Gioele.
E perché no? È suo diritto.
Il secondo pugno si abbatte quasi al centro del tavolo, perché lui si è alzato.
È paonazzo.
Inèz arriva caracollando.
In equilibrio sulla mano sinistra ci sono i piattini, su quella destra un ciuffo di foglie verdi attira l'attenzione.
Santo cielo cos'è. bisbiglia Liz.
L'ho abbellita un attimo con le foglie dell'ananas, signorina. risponde Inèz.
Svelta svelta serve le fette sui piatti, le distribuisce e torna in cucina.
Non ha nessun diritto. dice Gioele.
Ha gli stessi miei diritti.
Adesso batte tutti e due i pugni proprio ai lati del piatto.
E allora perché non vai anche tu ad abitare in quella casa? urla.
Perché io una casa ce l'ho.
Inèz entra col vassoio.
I bicchieri ondeggiano e la bottiglia ha un brutto movimento.
Liz sospira.
Ma Inèz ce la fa e appoggia il vassoio sul tavolo.
Vai a fare il caffè! grida Gioele.
Inèz fugge.
Sia ben chiara una cosa. dice lui a bassa voce.
Non ti permetterò di gettare alle ortiche un milione di euro.
Poi prende un sigaro "Partagàs Serie D N. 4" e lo accende, senza più guardarti.
Vieni a vedere. e ti porta su, dove non dovrebbe entrare.
Ha aperto il mobile grande in salone. Ci sono mucchi di fotografie.
Guarda.
È in bianco e nero.
Sai che sei tu, ancora bambina, sette anni, ti pare.
In braccio hai un fagottino da cui spunta una piccola guancia rotonda.
È quella che preferisco. dice.
Lei sa di essere stata quel fagottino.
Mi ricordo il tuo profumo.
Non puoi. rispondi.
Eri appena nata. Non lo ricordo nemmeno io.
Io lo ricordo. Sapeva di violette e di erba
Sta impazzendo, pensi.
Continui a scorrere le fotografie.
Voi due bambine, lei appesa alla tua mano, lei che parla coi fiori, tu con il gatto nero, lei che affonda il viso nel pelo di un coniglio, lei in braccio a te.
Con un gesto secco le restituisci le foto.
Non dovresti salire qua sopra. dici.
Perché? domanda lei.
Ti viene un sorriso. Non lo so.
Vuoi la chiave? chiede.
La osservi.
In fondo non è cambiata molto, da quand'era bambina.
I capelli hanno il biondo dorato acquistato dopo i sei anni.
Prima, ricordi? erano talmente chiari che spazzolandoli ti divertivi a sollevarli adagio adagio e lasciarli ricadere, finissimi, quasi bianchi, come la spuma di un'onda.
E lei si addormentava.
E tu ancora la spazzolavi, piano pianissimo, poi smettevi e restavi a guardarla, senza sapere perché.
La pelle è splendida, compatta e levigata come porcellana.
Ha solo un colorito più roseo e i lineamenti si sono riempiti.
Gli occhi hanno conservato la meraviglia incantata di chi vive in una fiaba.
Azzurri, con le ciglia lunghe, arcuate.
La bocca è raccolta e gonfia, come un frutto maturo, succoso, e si apre in quei sorrisi che illuminano tutto intorno.
Sembra truccata, tanto è bella.
E tu sai che a malapena si lava la faccia.
Scuoti la testa. No, non voglio la chiave. È tua. Io ce l'ho, la mia.
Perché ridi?
Non te ne sei accorta.
Davvero, stai ridendo.
Solo adesso, pensandoci, sai che stai pensando a Gioele.
Allora ridi forte, di cuore, come da tanto tempo non ti succede.
Non è mai stata a posto, tua sorella.
Sono anni, che lo dico.
Con calma accende il sigaro "El Rey del Mundo Taìnos" e Inèz rovescia il rum sul tavolino di cristallo.
Casso bisbiglia lanciandoti un occhiata di scusa.
Si dice cazzo, Inèz.
Non ti preoccupare. dici.
Sì, non ti preoccupare. s'intromette lui acido. È solo un vecchio rum martinicano
Inèz corre a prendere un rotolo di carta da cucina.
Torna e srotola, srotola, srotola.
Il ripiano di cristallo è lindo e pulito e lei ti guarda soddisfatta.
Grazie, Inèz. dici.
Grazie, Inèz? tuona Gioele.
Nessuno le ha detto di servire il rum, ne ha sciupato mezza bottiglia, ha consumato un rotolo intero di carta
Grazie un cazzo!
Inèz raccoglie il grosso gomitolo di carta appiccicaticcia, lesta lesta si dirige alla porta del salone.
Si ferma di botto e si gira.
Non ho sciupato mezza bottiglia.
Invece sì! grida lui.
Invece no. mormora lei.
Mi contraddici?
Dico la verità.
Ah, sì?
Oh, sì. Ne avevo bevuto due belle golate, prima di portarla in salone, quindi non è metà che...
Sparisci! urla Gioele rosso rosso quasi viola.
Inèz se ne va col broncio.
Dovresti essere più preciso, con lei. commenti calma.
Ti metti anche tu?
No, a me il rum non piace.
Lui sospira. Dunque, tua sorella.
Sì, dice che ricorda benissimo il profumo di violette e di erba.
Gioele sghignazza. È andata
Lo fissi un attimo. Ti ricordi che profumo avevo quando ci siamo sposati?
Abbassa le sopracciglia in quel modo minaccioso che sa lui.
No. risponde. Però ricordo le tue mutande bianche.
E si mette a ridere, tossicchiando e sputando goccioline di saliva, finché gli viene il singhiozzo.
Scrolli il capo. Era tuberosa.
Ma non ti sente. Si sta contorcendo tra risate e singhiozzo.
Ti alzi adagio e vai su, in soffitta, dove tieni quello stupido baule zeppo di cose scordate.
Rovisti sgarbata, gettando all'aria fogli, quaderni, libri, stoffe, nastri, e finalmente lo trovi, il vecchio flacone alla tuberosa.
Annusi: non ti piace più.
Poi, giù in un angolo, vedi il boccettino.
È vuoto. Solo una goccia rappresa sul fondo.
Lo prendi nel palmo.
Sollevi il tappo e chiudi gli occhi.
Lo accosti al naso.
Il profumo delle violette nell'erba ti sale alla testa e scende, fermandosi nel cuore, riempiendolo di qualcosa di lontano e dimenticato, che lo fa battere forte.
Apri gli occhi e le lacrime colano sulle guance.
Scaraventi il boccettino da qualche parte, chiudi il baule e ti appoggi sopra.
E piangi.
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