Il pianeta degli scorreggioni

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Autore: Samuele Saleri

Editore: Kimerik Edizioni

Prima edizione: 10/2008

Edizione corrente: 10/2008

EAN-ISBN: 9788860962720

Pagine: 170

Rilegatura: Carta avorio 100g - Copertina cartoncino con plastificazione esterna opaca

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione
In un tempo indefinito in cui regna il buio totale, ciò che resta della specie umana è costretta a vivere sotto terra, vicino al nuovo sole, vicino al nucleo.

Su questo mondo manifatturato, congeniato, di stortura e di adattamento, incombe il pericolo che il nucleo si spenga e tutto intorno a esso scompaia.

Ma il dottore scienziato, Passo Del Pordoi Cima Coppi, ha in tasca lo scopo di tutti gli esseri viventi: continuare a vivere.

Ha la chiave per il proseguo della specie: lo Scarigas, localizzatore di flatulenza.

La nuova energia prodotta dagli esseri viventi, fornirà l'eternità alla specie umana, diventando così parte inscindibile dell'universo.

Tutti si dovranno impegnare per rigenerare il nucleo e la gente dovrà capire che l'unico modo per salvarsi è unirsi allo sforzo rigenerativo.

Il deus ex machina però dovrà fare i conti prima con lo scetticismo generale che la nuova rivelazione produrrà tra le persone e poi con il Divino Beltrami che occuperà con il terrore e saldamente, il centro del palcoscenico della vita.

È un libro surreale.

Una lettura esilarante ma a tratti feroce, dove l'intento di ridere e far ridere, quando l'argomento potrebbe e dovrebbe far piangere, costituisce un connotato forte.


Indice
Prefazione
Sono testimone dei fatti avvenuti...
La conferenza
La conferenza - Parte seconda
N.3

Dalla fecondazione alla fabbrica
La fabbrica
Il tritatutto
Uno che dorme
Ribelli

Storie
Il funerale
L'informatore
La missione


Note biografiche
Samuele Saleri è nato a Brescia il 27/12/1979.

Frequenta il terzo anno della facoltà di Scienze Umanistiche a Bergamo.

Dal Gennaio del 2002 al gennaio 2005 ha lavorato in Uganda nella regione del Karamoja come volontario espatriato tramite un O.N.G di Brescia, lo SVI (servizio volontario internazionale) per un progetto di sviluppo rurale e agricolo.

Durante questo soggiorno ha scritto Il pianeta degli scorreggioni.

Attualmente lavora per una cooperativa sociale che segue i disabili.


Estratto
Sono testimone dei fatti avvenuti, non c'è bisogno di dire altro.

La trippa è stomaco di bovino macellato che, ridotto in strisce sottili e preparato in vari modi, costituisce una vivanda squisita e sugosa.

Il tipico sapore di interiora piaceva a tal punto da racchiudere il significato di un'epoca: l'epoca della trippa.

L'epoca della trippa è finita, è passata.

Così come sono passati gli esseri venuti dallo spazio, conosciuti come gli alieni politici che cercarono di conquistare il mondo.

Una guerra di scarso interesse fra uomini ha poi prodotto delle macchine intelligenti che in tre occasioni tentarono di sostituirsi agli umani.

È mancato proprio un pelo.

Tutte le volte, grazie a dio, o a chi per esso, usciva sempre un Harrison o uno Steven che alle macchine glielo metteva in... chiaro!

L'epoca delle lacrime di coccodrillo ha anticipato solo di poco quello che sarebbe poi successo durante l'epopea delle risate dei mandrilli.

Una glaciazione totale, una parziale, tre meteoriti sventati, uno atterrato, e quattro eruzioni di tutti i vulcani del mondo hanno tenuto occupati per un po' gli abitanti del pianeta.

Quando poi c'è stato tempo per guardare il sole, con gli uccellini che cinguettavano e i fiori che crescevano liberi nei prati, è arrivata una guerra totale fra uomini che ha fatto esplodere tutto.

Il sole se né è andato, la luna lo ha seguito e il buio è arrivato.

L'aria è diventa una radiazione irrespirabile e l'acqua così acida che la soda caustica a confronto sembrava succo di pera preparato al momento.

Cosa darei ora per farmi una pera o una papera; dipende dalle esigenze!

Purtroppo io non ho mai visto una pera, ma so della sua esistenza grazie ai dati, che raccolti in grandi faldoni, ci hanno raccontato il passato come un grande sogno mai esistito.

Eppure c'era.

Eppure ci siamo ancora.

Nonostante tutto, il genere umano non ha lasciato questo mondo.

Ci siamo solo trasferiti un po' più in basso, mille e non più mille chilometri sotto terra.

Vicini al nuovo sole, vicini al nucleo.

È da lì che prendiamo tutta l'energia per mandare avanti ciò che resta del pianeta e dei suoi abitanti.

Tutto quello che serve in quest'epoca ultra moderna viene da lì.

No, non ci siamo fermati.

Abbiamo continuato l'evoluzione della specie, solo con alcune varianti: non si mangia più, ci si alimenta con sintesi chimiche in pastiglie e strani miscugli transgenici di vegetali e molluschi.

I vermi prosperavano non essendoci più pesci.

Aria e acqua arrivano tramite un semplice ma complicato sistema di filtraggio.

Naturalmente non mancano case, strade, bar, industrie, televisioni, radio, droghe, puttane... abbiamo portato tutto l'essenziale da sopra a sotto.

Se poi arriva uno e ti chiede: quanti anni hai? si potrebbe rispondere con placida timidezza centocinquanta, dato che la longevità media di un essere comune è di circa centottatatré anni, dati ricavati della sempre nostra commoventissima Istat.

Ma, se non si crepa mai, uno ha anche il diritto di chiedersi dove li metti tutti questi pensionati.

Non c è problema, perché è il problema che ti dà la soluzione: fra tre mesi esatti il nucleo si spegnerà e con esso tutto quello che gli ruota intorno.

Per esempio l'uomo.

Il presidente del mondo l'anno scorso ha indetto una iperconferenza nella quale ha fatto l'annuncio: Esseri umani, di ogni specie umana, guardatevi intorno.

Lasciate andare la mente e sognate, perché tutto questo un giorno finirà.

Quel giorno è fra sette anni a partire da ora.

Tutti ascoltarono increduli, incapaci di razionalizzare le parole di quel proclamo con velleità poetiche.

Il genere umano apprendeva così, da un dottore senza cura, il tumore maligno.

La cosa era stata programmata prima di essere diffusa: il tal giorno tutti avrebbero deglutito la pastiglietta che uccide.

Il dolore di una fine lenta lo avremmo saltato; nell''aldilà con simpatia grazie all'eutanasia.

Ovviamente c'era chi non credeva a questa storia e diceva che era tutta uninvenzione, ma le pilloline erano già esaurite.

La vita di ognuno accelerava verso la fine, il normale corso si era trasformato in un normale corso di sbattimento di palle.

Parecchi erano i gesti di follia di massa, linciaggi, appropriazioni indebite, violenze d ogni genere.

Il delirio saliva al potere, forse c'era sempre stato, il resto non aveva più senso.

Sapevamo tutti d'essere animali in via d'estinzione e non volevamo accettarlo.

Infatti, nonostante tutto... non si sa mai.

Magari c'era qualche forma d'energia alternativa sconosciuta che avrebbe potuto cambiare le cose, salvare il mondo, salvare l'uomo.

Gli scienziati come mosche bianche erano intoccabili, rappresentavano l'unica speranza.

Dire scienziato o chemioterapia era la stessa cosa.

Riconoscibili dal tipico vestito a lenzuolo gironzolavano con in mano dei "localizzatori" nella speranza di localizzare una qualsiasi energia utile, una minima forza per trasformare la fine dei giochi in una nuova generazione in grado di abitare la terra.

E fu proprio in uno di quei pazzi giorni che gli sentii dire: «Dobbiamo ripetere di nuovo tutto da capo, c'è qualcosa che non torna, tu mi hai detto tutto quello che ricordi?»

«Sììì, tutto! Sai che è più di un anno che quando restiamo soli tu mi fai la stessa domanda... mi aspetti anche fuori dei cessi dei bar!»

«Allora forse non ti rendi conto... e poi che volgarità!»

«?»

«Sei una donna, prova a dire toilette!»

«Che palle. Un cesso è un cesso. Comunque, mi rendo conto benissimo. Ho la situazione ben chiara in testa. Se così non fosse ti avrei risparmiato l'imminente tragedia di vedere la fine».

«Cosa intendi?»

«Ti facevo fuori prima! Ne ho le caviglie piene; non potremo fare anche noi come tutti e godercela? Forse tu non capisci bene la situazione, è più di un anno che».

Aveva ragione lei, infatti, erano passati due anni da quella volta che li vidi per strada: il dottor scienziato Passo Del Pordoi Cima Coppi conosciuto da tutti come Del e sua moglie Gran Premiata Di Monza (ora in Cima Coppi) chiamata da tutti per circostanze poco deduttive Premiata1.

Erano circa le due di notte e non mi ricordo la data.

Camminavano con i loro bei localizzatori in mano, quando Del a un tratto cominciò prima a urlare di gioia, poi a piangere disperato.

Aveva localizzato qualcosa che gli era sfuggito in pochi secondi.

Un segnale energetico forte, sconosciuto; un fenomeno evoluzionistico mai considerato prima.

Ancora oggi, ed è effettivamente passato un anno, o forse due, lo scienziato cerca di risalire alla fonte di quel segnale, tormentando la povera moglie che pur non potendone più, svogliatamente, lo asseconda.


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Dove sei padre.

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Autore: Manuela Faella

Editore: Terre sommerse

Prima edizione: 05/2007

Edizione corrente: 05/2007

EAN-ISBN: 9788889874202

Pagine: 48

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

Argomento: Poesia


Descrizione
L'autrice, molto giovane e dotata di una naturale e forte sensibilità poetica, ci regala, infatti, una scrittura tutta tesa a ripulire i versi da ogni sovrastruttura lessicale, priva di aggettivazioni ornamentali, di indulgenze sentimentali e/o accattivanti sonorità.

Una poesia che evoca la voce straziata e straziante di Silvia Plath, la complicità di disarmata e disarmante verità di Amelia Rosselli o la struggente intensità di Maria Marchesi.

Ma, sia chiaro, Manuela Faella non rifà il verso a nessuno.

La sua parola poetica è autentica ed originale, vibra scarna ed essenziale in un continuum ritmato rock, senza soluzione di continuità tra pelle, sangue e il bianco buio delle ossa .


Note biografiche
Manuela Faella vive e lavora a Roma.

Laureata in Scienze Politiche, attualmente ricopre l'incarico di Tecnologo di redazione presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Ha da sempre coltivato interessi letterari e vanta una lunga esperienza in campo editoriale.

Collabora con la rivista "Poeti e Poesia", curando la rubrica Voci Nascoste, e con la rivista "Equipeco" come autrice di articoli riguardanti la poesia contemporanea.

Ha lavorato inoltre nelle redazioni delle riviste "Firma" e "Nova Historica", ha scritto testi per la prestigiosa "Officina Rambaldi", ed è stata redattrice fino al 2004 per la casa editrice Pagine, per la quale ha curato numerose antologie poetiche e alcune raccolte di poesie dei premi letterari "Pagine" e "Laurentum", tra gli altri.

Si dedica attivamente all'organizzazione di letture pubbliche, che ospitano e danno spazio soprattutto a giovani talenti poetici.

Finora ha pubblicato saltuariamente le sue poesie su antologie e riviste letterarie.

Questa è la sua prima raccolta di poesie, le più significative composte nell'arco di quindici anni.


Estratto
Quiete
contrasto
dolore.

Represso il grido
e il desiderio
compresso.

Ripiegata in dentro
si deforma l'idea.


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La Morale di Pietra

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Archivio NuoviLibri.It

Autore: Monica Caira Monticelli

Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore

Prima edizione: 11/2007

Edizione corrente: 11/2007

EAN-ISBN: 9788862110556

Pagine: 138

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

Argomento: Narrativa Italiana

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Descrizione
Pietra è nata e cresciuta in una famiglia poverissima, nella bassa Ciociaria.

La sua vita scorre tranquilla, tra lavori domestici, amicizie e primi amori.

La seconda guerra mondiale irrompe nella valle spazzando via ogni sicurezza, ma è una tragedia familiare che incide in maniera determinante sulla protagonista.

Mentre il mondo si sta faticosamente rimettendo in piedi, Pietra è costretta ad abbandonare il luogo in cui è cresciuta e si trova da sola a dover ricostruire la propria esistenza.

Il desiderio di riscatto la porta a prendere una strada sconosciuta ma pericolosa, facendole scoprire lati di sé che non avrebbe mai immaginato.

L'autrice esplora il rapporto che ci può essere tra una persona ed un evento che modifica improvvisamente ed irrimediabilmente il tranquillo scorrere dei propri giorni.

L'istinto di sopravvivenza porta inesorabilmente a un adattamento, ma a che prezzo?

Cosa è giusto sacrificare?

Se non concedi nulla, nulla avrai in cambio.

Nessuna attenuante per le cause.

Sullo sfondo, il ritratto del paese, fiero delle proprie tradizioni, con i propri personaggi tipici e le inevitabili contraddizioni.

Una piccola parte di mondo sconvolta e trasformata dal conflitto.


Note biografiche
Monica Caira Monticelli nasce nel 1966.

Vive ad Atina, piccola cittadina della Ciociaria, dove ha scelto di rientrare dopo interessanti e prestigiose esperienze lavorative avute a Napoli e a Roma.

È sposata ed ha due figli.

Avvocato, è attualmente alle dipendenze di una struttura pubblica.

La morale di Pietra è il suo primo romanzo.


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Lockwood

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Autore: Nicole Fincato, Marco Guidara

Editore: Kimerik Edizioni

Prima edizione: 10/2008

Edizione corrente: 10/2008

EAN-ISBN: 9788860962645

Pagine: 128

Rilegatura: Carta avorio 100gr - Copertina cartoncino con plastificazione esterna lucida

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 10,00 Euro

Argomento: Fantascienza e Fantasy

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Descrizione
Un fantasy originale e surreale, un mondo immaginario vivificato da esseri "magici e fatati"che sfidano le forze della natura, una natura selvaggia e inesplorata, pur di portare a compimento la loro missione.

Il ritmo è incalzante: queste piccole creature (fate, ninfe, driadi...) hanno un importante incarico e una enorme responsabilità: salvare la loro terra, Lockwood, dalle minacce esterne, da una natura che sembra essersi ribellata a se stessa, sovvertendo l'ordine originario del pianeta.

Non sarà facile ripristinare l'equilibrio naturale, molti saranno i nemici da affrontare e combattere, molti gli amici che purtroppo, troveranno la morte lungo il cammino, ma la salvezza della propria terra è l'unica cosa che davvero conti.

La descrizione dei paesaggi e dei piccoli protagonisti, è curata nei dettagli, la prosa energica ed accurata fa sì che questa trasposizione fantastica assuma connotati umani e morali: queste creature soffrono, gioiscono, amano e lottano per affermare la propria unicità e per portare avanti gli ideali in cui credono.

Purtroppo, come spesso accade nella quotidianità, l'apparenza è ingannevole e i buoni propositi soccombono all'impatto con la dura realtà.

Non è una fiaba, non c'è un lieto fine per i nostri eroi, c'è solo l'amarezza di una Natura che deve scendere a compromessi pur di rimanere in vita, che è costretta a soccombere al nuovo equilibrio generato dalle continue e insistenti pressioni del mondo esterno.


Note biografiche
Nicole Fincato nasce a Mestre nell'aprile del 1979.

Accanita lettrice di romanzi gotici e fantasy, scrive il primo libro all'età di 14 anni ma il suo esordio nell'ambiente letterario, si ha solo nel 2007 con la pubblicazione di Inno all'abuso (Edito dalla Uni service).


Marco Guidara nasce a Genova nell'ottobre del 1982.

Laureando in Scienze psicologiche della personalità e delle reazioni interpersonali, è appassionato e ideatore di ambientazioni fantastiche, giochi di ruolo e di strategia.

Si sono conosciuti alla facoltà di psicologia di Padova e i loro comuni interessi, li hanno portati ad una prolifica produzione di trame e racconti.

Lockwood rappresenta la loro prima pubblicazione.


Estratto
Enki era nuovamente sgattaiolato fuori dalla colonia per aggirarsi sulla superficie.

Mancava poco al tramonto anche se su Lockwood il buio non scendeva mai completamente; durante la notte, quando il più piccolo e luminoso dei due soli lasciava il cielo, una tenue luce rossastra colorava la foresta.

Quello era il momento migliore per uscire allo scoperto ed aggirarsi furtivo fra le fronde senza che la luce accecante del giorno, gli ferisse gli occhi.

Enki apparteneva alla razza degli Elfi e viveva sottoterra perciò era abituato all'oscurità nella quale si sentiva perfettamente a suo agio.

Il suo aspetto era feroce, aveva lucidi e profondissimi occhi interamente neri, lunghi capelli intrecciati dello stesso colore e scaglie argentate che gli decoravano la pelle grigio azzurra.

Indossava un corto gonnellino fatto di sottili scaglie metalliche e portava una spada che lo identificava come appartenente alla casta dei Guerrieri.

Mentre si muoveva guardingo fra le fronde evitando accuratamente le insidie della selva, gli parve di vedere un luccichio fra gli alberi.

Si acquattò fra i cespugli e rimase immobile, in attesa, scrutando la vegetazione davanti a sé finché non fu certo che il pericolo, di qualunque cosa si fosse trattato, fosse svanito e solo allora si azzardò a muoversi restando carponi sul terreno muschioso.

Girò lentamente attorno al tronco di un enorme albero nodoso poi improvvisamente qualcosa lo colpì.

Enki si gettò a terra, rotolò sull'erba nuovamente al riparo dell'albero per allontanarsi dal pericolo ed avere così il tempo di impugnare la spada.

Scattò in piedi e rimase attonito a guardare la figuretta colorata che galleggiava a mezz'aria: si era scontrato con una fata dei boschi.

La fata era più piccola della sua mano, aveva capelli azzurri, occhi verdi luminosissimi ed un vestitino fatto di petali e foglie intrecciate.

Le sue ali avevano tutte le sfumature dell'azzurro, dal blu intenso, al verde, passando per il turchese ed i colori parevano muoversi e vibrare fin quasi a mescolarsi fra loro.

Non era certo la prima volta che Enki vedeva una fata, le aveva guardate spesso svolazzare fra i fiori o aggirarsi fra i rami quando durante il suo turno usciva con la squadra a raccogliere cibo, ma non ne aveva mai osservata una così da vicino.

Solitamente quegli esserini colorati avevano timore della sua gente e fuggivano non appena ci si avvicinava loro; questa invece non sembrava avere alcuna paura di lui, anzi gli sorrideva.

Enki tese la mano lentamente perché la fata vi si posasse e lei, dopo averci pensato un attimo, atterrò dolcemente sul suo palmo.

"Sono Ryll" disse con una vocetta squillante, poi aggiunse "Dove andavi così di soppiatto?"

"Mi chiamo Enki" rispose l'elfo "Stavo andando alla pozza a vedere le acquatiche..." poi arrossì e la sua pelle assunse un colore violetto che fece ridere la fata.

"Mi era sembrato di vedere qualcosa di strano fra i rami" riprese "per questo mi ero acquattato e non ti ho visto arrivare..."

"Cos'hai visto?" chiese Ryll allarmata facendosi improvvisamente molto seria, ma durò solo un istante, poi tornò a sorridere non appena Enki rispose che non lo sapeva, che forse si era ingannato.

"Ti accompagno alla pozza" disse la fata.

Insieme proseguirono fra la vegetazione fino ad un'ampia radura dove sovrastato da rocce tondeggianti e circondato da un tappeto di muschio odoroso, si trovava il laghetto.

Era lo stesso laghetto dove la colonia di Enki andava a procurarsi l'acqua ma gli elfi si muovevano di notte e quasi sempre in gruppo cosicché le ninfe, anche qualora non fossero state addormentate si sarebbero nascoste al loro arrivo.

Enki si celò dietro un cespuglio, chiuse la mano a sei dita intorno alla fata senza tuttavia stringere troppo perché svolazzando non rivelasse la loro posizione.

Ryll protestò debolmente ed Enki si portò un dito alle labbra per indicarle di fare silenzio, poi se la posò su una spalla.

La fata ripiegò le ali ed appoggiò entrambe le mani sulle scaglie d'argento.

Sembravano petali di fiori metallici, erano coriacee eppure flessibili e così lucide che Ryll poteva vederci il proprio riflesso.

Osservò meglio il suo nuovo amico mentre costui era impegnato a guardare le ninfe.

Una fila di placchette metalliche era disposta sopra le sue spalle, altre gli decoravano il petto ed il centro della schiena come una sottile corazza che proteggeva la colonna vertebrale.

File di scaglie erano disposte sopra le nocche, sul dorso delle mani, lungo i piedi e sul viso dove formavano un arco sottile sotto gli occhi, lì dove iniziavano le guance.

Davanti a loro, inginocchiata sulla riva del lago, stava un'unica ninfa con i lunghi capelli biondi che le spiovevano tutto intorno.

Contemplava l'acqua sotto di sé, come se fissasse la propria immagine, voltando loro le spalle.

La ninfa rimase immobile per parecchio tempo poi improvvisamente si lasciò sfuggire un gemito e rabbrividì come per un'improvvisa folata di vento benché l'aria fosse calda e ferma.

Un attimo dopo si lasciò scivolare nell'acqua e scomparve alla vista.

Ryll ed Enki attesero ma la ninfa non ricomparve.

"Ho una brutta sensazione" disse Ryll dopo un po'.


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La luna storta.

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Autore: Italo Evangelisti

Editore: Terre sommerse

Prima edizione: 12/2007

Edizione corrente: 12/2007

EAN-ISBN: 9788889874141

Pagine: 164

Dimensioni: 15x21

Prezzo di copertina: 15,00 Euro

Argomento: Poesia


Descrizione
C'è sempre qualcuno
in riva al mare d'inverno
con la luna storta.

Oggi però
sono una moltitudine
come i dannati all'inferno
ma a raddrizzarli un po'
non ci pensa nessuno

Un percorso poetico che vuole ritrovare la forza delle immagini che diventano parole.


Note biografiche
Italo Evangelisti poeta e critico, è nato a Roma dove vive e lavora svolgendo parallelamente attività poetico-letteraria e quella di critico d'arte in una sinergica "fusion" che caratterizza la sua scrittura e la sua creatività.

Come critico d'arte è autore di saggi e interventi, in particolare, sulla "scuola romana e l'astratto-espressionismo"; presentazioni al catalogo e interventi critici sull'opera di alcuni tra i più importanti artisti italiani.

Come poeta e critico letterario, nel 1985 ha fondato e diretto la collana di poesia delle "Edizioni del Giano"; ha fatto parte delle giurie di numerosi Premi letterari con Alberto Moravia, Dario Bellezza, Elio Pecora, Vito Riviello, Valerio Magrelli , curando anche la prefazione al volume antologico del Premio "Rebibbia 87", "Il turbine segreto del vociare" nonché autore, insieme al poeta Plinio Perilli, dei saggi introduttivi all'antologia di testi poetici frutto dei laboratori condotti nel carcere romano di Rebibbia nel triennio 2004-2006.

Nel 2007 ha assunto la direzione della collana "Nuova poesia -La luna storta" per l' Editrice Terre sommerse.

L'intreccio tra il pathos poetico e la crudezza del vivere nasce dall'incontro con Pier Paolo Pasolini, personaggio significativo nella sua vita intellettuale e artistica.


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