L'esilio in Lucania di Carlo Levi raccontato attraverso i documenti
Autore: Vito Angelo Colangelo
Editore: Scrittura & Scritture
Prima edizione: --/2008
Edizione corrente: --/2008
EAN-ISBN: 9788889682210
Pagine: 136
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Argomento: Storia e Saggistica
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Descrizione
Carlo Levi è noto ai più come scrittore, pittore e uomo politicamente impegnato, ma in questo libro conosciamo un Carlo Levi forse inedito.
Corredando l'opera con i documenti del periodo dell'esilio politico di Levi in Lucania (atti di Autorità, lettere inviate ad amici e parenti) custoditi presso l'Archivio di Matera e presso l'Archivio Centrale di Stato.
L'autore tratteggia un Levi uomo: la sua spiccata sensibilità umana durante il suo confino prima a Grassano poi ad Aliano, la sua dedizione agli ammalati, flagellati a quel tempo dalla malaria, alla pittura, rivelandoci anche le sue debolezze umane: infatti in un carteggio con i familiari e tra le autorità del luogo scopriamo i motivi che spinsero le Autorità a decidere per il suo trasferimento da Grassano ad Aliano, e conosciamo lo scoramento che colpì Levi in alcuni momenti per l'insopportabile desolazione di quei luoghi, soprattutto di Aliano.
Ma nella sua corrispondenza privata emerge al contempo un carattere forte, la sua volontà di continuare l'attività pittorica (che proprio i paesaggi della Lucania stimolavano) e quella medica osteggiata dai dottori del luogo e poi vietata dalle Autorità.
Durante il confino Levi fu prolifico nella scrittura e nella sua attività pittorica non interrotta né durante la guerra né a causa della sua cecità.
Il confino quindi viene vissuto con sentimenti altalenanti: una fiduciosa aspettativa dovuta alla filosofia di vita di Carlo Levi votato all'ottimismo per temperamento, e momenti di scoraggiamento o di noia ma sarà proprio questa esperienza che lo porterà a compenetrarsi con la civiltà contadina così antitetica con quella urbana, e ad arricchire gli scritti postumi al periodo di confino nei quali Levi si batterà per i problemi della Lucania e del Mezzogiorno così magistralmente descritti nella famosa opera Cristo si è fermato ad Eboli.
Parte integrante del testo è un appendice in cui sono riprodotti i documenti relativi al periodo del confino di Levi in Lucania e da alcune foto dell'epoca.
Note biografiche
Vito Angelo Colangelo è nato a Stigliano nel 1947.
Laureato con lode in lettere antiche presso l'Università Federiciana di Napoli, è docente di ruolo di materie letterarie.
Con "Gente di Garigliano - Ritratti di personaggi leviani" e "Un uomo che ci somiglia", saggio sulla vita e sull'opera di Carlo Levi, ha ricevuto riconoscimenti fuori concorso al premio Letterario Nazionale "Carlo Levi", mentre "Il Maestro di humanitas", saggio dedicato a Vincenzo Cilento è stato giudicato meritevole di segnalazione alla XXXIII Edizione del Premio Letterario Nazionale "Basilicata".
Per Scrittura & Scritture ha pubblicato anche "Migrazioni e migranti".
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Autore: Francesco Petrarca
Curatore: Giuseppe Savoca
Editore: Olschki
Prima edizione: 10/2008
Edizione corrente: 10/2008
EAN-ISBN: 9788822257444
Pagine: 696
Rilegatura: rilegato in seta
Dimensioni: 17x24 cm
Prezzo di copertina: 70,00 Euro
Argomento: Letteratura
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Descrizione
Questa edizione fa registrare, nel confronto con i testi più accreditati, oltre 5200 differenze ortografiche, interpuntorie e sostanziali che interessano quasi la metà dei 7785 versi del Canzoniere.
Nelle note che chiudono per ogni componimento l'apparato, con una rilevante (e inedita anche in campo internazionale) innovazione tecnica e metodologica, vengono riprodotte oltre 900 sezioni e particolari dell'originale che mettono il lettore in grado di verificare la fondatezza delle osservazioni e decisioni ecdotiche dell'editore.
Note biografiche
Giuseppe Savoca professore di Letteratura e di Filologia italiane nell'Università di Catania.
Partito da interessi leopardiani - sempre coltivati negli anni e culminati nella monografia "Giacomo Leopardi" (1998, Marzorati-Editalia) - ha pubblicato studi su Parini, Verga, Tozzi, Gozzano, Svevo, Palazzeschi, Montale, Ungaretti, l'edizione critica (con Paino) delle poesie di Rebora, e altro sull'Otto/Novecento.
L'approfondimento dei problemi ermeneutici in direzione linguistica lo ha portato all'elaborazione di un personale metodo di analisi e lettura concordanziale dei testi (ora applicato alla filologia del Canzoniere petrarchesco), sostenuto da un originale modello lessicografico di concordanza computerizzata.
In quest'ambito, ha pubblicato per Olschki, nella collana "Strumenti di Lessicografia Letteraria Italiana" da lui fondata e diretta, oltre 25 volumi, ai quali si affianca un suo "Vocabolario della poesia italiana del Novecento" (1995, Zanichelli).
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Dal neoclassicismo ai nostri giorni
Autore: Odoardo Piscini
Editore: Edizioni Remo Sandron
Prima edizione: 03/2002
Edizione corrente: 03/2002
EAN-ISBN: 9788886204163
Pagine: 288
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 14,5x20,5 cm
Prezzo di copertina: 13,50 Euro
Argomento: Consultazione, Letteratura
Il libro si può acquistare on-line solo sul sito dell'editore www.sandron.it
Descrizione
Il libro contiene un profilo didattico della letteratura italiana dell'Ottocento e del Novecento, dalla poetica neoclassica ai poeti e narratori del secondo Novecento; la trattazione è articolata in domande e risposte molto sintetiche, con evidenziatura in neretto dei passaggi essenziali, ed è integrata da una serie di complementi, anch'essi molto rapidi, che consentono un buon livello di approfondimento in varie direzioni.
Vari box contengono brevi espansioni della trattazione: schede su altri autori italiani o stranieri, su argomenti letterari, filosofici o linguistici; di ogni autore è proposta una essenziale nota bibliografica; molti brani di illustri critici completano le risposte; di varie opere sono riassunti la trama o i contenuti; sono riportate alcune strofe poetiche particolarmente significative.
Il volume è corredato da una serie di appendici.
La prima appendice illustra tutte le principali riviste letterarie e politiche italiane dei due secoli, dall'ottocentesca "L'antologia" alla tardo-novecentesca "Carte segrete".
Le altre appendici costituiscono materiali di esercitazione per le prove scritte di italiano dell'esame di maturità; in una sono raccolti esempi di analisi testuale della prima prova scritta; nella successiva si trovano esempi di test per la terza prova scritta, di tipo A, B e C; nell'ultima sono presentati alcuni percorsi di letteratura italiana, ossia tracce per tesine.
Infine il volume offre una ricca bibliografia di critica letteraria.
Una guida essenziale alla letteratura italiana contemporanea, utile a studenti superiori e universitari e a chiunque desideri orientarsi rapidamente nella materia.
Indice
Capitolo I - Il neoclassicismo
A. La poetica
B. Il neoclassicismo nelle arti
C. Il neoclassicismo in letteratura
Capitolo II - Vincenzo Monti
Capitolo III - Il romanticismo
A. La poetica e le origini
B. Il romanticismo in Italia
Capitolo IV - Ugo Foscolo
A. La vita
B. La personalità e la poetica
C. Le ultime lettere di Jacopo Ortis
D. I sonetti e le odi
E. Dei Sepolcri
F. Le Grazie
G. Il Foscolo critico e didimeo
Capitolo V - Giacomo Leopardi
A. La vita
B. Il pensiero e la poetica
C. Le canzoni e i primi idilli
D. Le Operette morali
E. I grandi idilli
F. Il ciclo di Aspasia e La ginestra
Capitolo VI - Alessandro Manzoni
A. La vita
B. La personalità e la poetica
C. Gli Inni sacri
D. Le tragedie e le odi
E. I Promessi Sposi
Capitolo VII - Letteratura risorgimentale e tardo-romantica
A. La letteratura romantico-risorgimentale
B. Il romanzo storico
C. Ippolito Nievo
D. Il secondo romanticismo
Capitolo VIII - I poeti dialettali
A. Carlo Porta
B. Giuseppe Gioacchino Belli
C. Giuseppe Giusti
Capitolo IX - La reazione in nome del realismo
A. La scapigliatura
B. Giosue Carducci
Capitolo X - Il verismo
A. Le origini e la poetica
B. Giovanni Verga
C. Altri scrittori veristi
D. Grazia Deledda
Capitolo XI - Il decadentismo
A. Antonio Fogazzaro
B. Genesi e poetica
C. Giovanni Pascoli
D. Gabriele D'Annunzio
Capitolo XII - Tendenze letterarie nell'età giolittiana
A. Il crepuscolarismo
B. Il futurismo
C. Le riviste fiorentine del primo novecento
Capitolo XIII - Luigi Pirandello
A. La vita
B. La poetica
C. La narrativa
D. Il teatro
Capitolo XIV - La poetica dell'inetto
A. Italo Svevo
B. Federico Tozzi
Capitolo XV - La nuova poesia
A. Dino Campana
B. L'ermetismo
C. Giuseppe Ungaretti
D. Eugenio Montale
E. Salvatore Quasimodo
F. Umberto Saba
G. Mario Luzi
H. Attilio Bertolucci
Capitolo XVI - La nuova narrativa
A. Alberto Moravia
B. Italo Calvino
C. Vasco Pratolini
D. Cesare Pavese
E. Carlo Emilio Gadda
F. Pier Paolo Pasolini
Capitolo XVII - Il Paradiso di Dante
A. La struttura del Paradiso
B. I personaggi e gli episodi
Appendici
Le principali riviste letterarie e politiche
Riviste dell'Ottocento
Riviste del primo Novecento
Riviste fra le due guerre
Riviste ufficiali del regime fascista
Il secondo dopoguerra
Prima prova scritta: esempi di analisi testuale
Test per la terza prova scritta
Tipologia A: Trattazione sintetica di argomenti
Tipologia B: Quesiti a risposta singola
Tipologia C: Quesiti a risposta multipla
Percorsi di letteratura italiana
Nota bibliografica
Indice dei nomi
Note biografiche
Laureato in Lettere antiche a Firenze, Odoardo Piscini ha insegnato per molti anni italiano e latino nei Licei statali.
È autore, oltre che di numerosi articoli su periodici, di testi didattici per la scuola media e per i licei: antologie, raccolte di versioni latine e greche, edizioni di classici, pubblicati da vari editori.
Ha anche collaborato, in qualità di redattore, al "Dizionario Sandron della lingua italiana", edito nel 1976.
È socio del Rotary Club di Empoli, di cui è stato Presidente nell'anno rotariano 1997-1998.
Estratto
Capitolo VIII
I poeti dialettali
A. Carlo Porta (Milano, 1775-1821)
La poesia satirica
La poesia satirica trova nella prima metà dell'Ottocento un terreno particolarmente favorevole in Italia, esercitandosi, col dar voce a una folla anonima di umili e derelitti, contro le angherie e i soprusi di padroni forestieri e nostrani, contro le dominazioni straniere, la politica delle grandi potenze e le strutture arcaiche di stati minori ormai in decadenza (Granducato di Toscana, Stato pontificio).
Muovendo all'insegna di quel realismo che è sotteso ad ogni esperienza poetica aperta al confronto con la realtà storica, anziché desiderosa di astrarsi in evasioni ideali o sentimentali, essa fiorisce con caratteri assai diversi da regione a regione, trovando nel dialetto il naturale e più immediato strumento linguistico.
(C. Torchio)
1. Quali furono gli eventi principali della vita del Porta?
Nasce il 15 giugno 1775 da Giuseppe e Violante Gottieri.
Il padre è funzionario della Tesoreria austriaca, benestante anche se non ricco.
A seguito della morte della madre, entra nel 1785 in un collegio di ex-gesuiti a Monza da cui esce nel 1792.
Per necessità deve interrompere gli studi di filosofia ed impiegarsi all'Intendenza di Finanza; nel 1798-99 viene trasferito a Venezia, dove entra in contatto con la grande tradizione teatrale e comica della città, esibendosi anche come attore.
All'arrivo dei Francesi, dà le dimissioni dall'amministrazione e fino al 1804 lavora presso privati
Le sue poesie dovevano già circolare, se nel 1800 viene ammesso all'Accademia Letteraria Milanese.
Nel 1805 è di nuovo impiegato statale, nell'Amministrazione dei fondi del debito pubblico, dove resta fino al 1820.
Nel 1806 sposa la vedova Vincenzina Prevosti, da cui avrà tre figli.
Muore, probabilmente per coma uricemico (soffriva di gotta da molti anni), il 5 gennaio 1821.
Nota bibliografica
Inaffidabili e incomplete le edizioni ottocentesche.
Edizione critica di tutte le poesie , a cura di D. Isella, La Nuova Italia, Firenze 1955 (ristampata da Mondadori, Milano 1975).
Pregevole anche l edizione a cura di C. Guarisco, Feltrinelli, Milano 1964, 2 voll.
2. Quali sono le sue più importanti poesie?
La nomina del cappellan (1819 circa), è un affresco sulla decadenza delle classi aristocratiche e clericali.
Contenuto de "La nomina del cappellan"
Il cappellano privato della marchesa Paola Cambiasi, «vunna [una] di prim damazz di Lombardia», era morto di una polmonite presa nel portare a spasso la Lilla, la cagnetta maltese che, nel palazzo Cambiasi, dopo la marchesa, «l'eva [era] la bestia de maggior riguard».
A questa notizia, si precipita tutta una folla di preti affamati e male in arnese.
Tutti si ritirano però di fronte al discorso che tiene loro un «camerleccaj [cameriere] dolz come un ors», elencando le umilianti e degradanti funzioni che li aspettano.
Alla fine restano in tre, troppo sciagurati per rinunciare, e ad uno di loro la Lilla tributa grandi feste: sarà costui il prescelto: aveva in tasca «tre o quatter fett de salamm de basletta [di scarto]», ed era al loro acuto odore che la cagna faceva festa.
Ninetta del verzee (1815), è il racconto autobiografico tenuto ad un cliente da una prostituta dell'allora malfamato quartiere del Verziere.
In una stanzetta squallida, la ragazza narra, «con la sua voce rauca e il suo cinico gergo da postribolo» (N. Sapegno) la storia di come fu sedotta e poi gettata sulla strada.
La critica marxista ha visto in questi 344 versi il capolavoro portiano: questo racconto, con la sua «violenta e tormentata impudicizia», assurge ad atto di denuncia sociale contro una letteratura disinteressata alla realtà, legata ai fantasmi mitologici (Monti) o al facile sentimentalismo a sfondo virtuoso e consolatorio.
Lament del Marchionn di gamb avert (1816).
Racconta le disavventure amorose di un povero ciabattino sciancato (di gamb avert), che viene circuito da una donna attraente e perfida.
Il ciabattino Melchiorre perde letteralmente la testa per questa donna che, dopo avergli spillato tutti i soldi e averlo tradito con altri uomini, gli fa trovare «netta la ca », la casa vuota di tutto, scappando con un amante giovane.
Il tema delle disavventure, amorose o d'altro genere, ridicole o patetiche, è presente anche ne "I desgrazzi de Giovannin Bongee" (1812): il sarto Giovannin s'imbatte nella ronda che lo libera solo dopo un inutile interrogatorio; salendo le scale di casa sua, trova un soldato francese che lo schernisce a proposito di sua moglie e lo prende a pugni; alla Scala, in un altra occasione, è vittima di un'altra disavventura coniugale.
Il povero sarto, insomma, finisce per avere sempre il danno e la beffa.
"Ona preghiera".
La nobildonna Fabia Fabroni di Fabriano (in dialetto "el fabrian" è il deretano voluminoso) è malamente caduta davanti alla chiesa di S. Gelso, suscitando l'applauso sguaiato degli accattoni sul sagrato.
Ma la religiosa dama li perdona, rivolgendo a Dio una preghiera che, dietro l'apparente umiltà, è un abisso di volgarità e di arroganza: «l'aulico e artificioso sfoggio verbale della damazza svela infatti tutto lo squallore intellettuale e morale» dell'aristocrazia, «grottescamente basata da secoli sull'ipocrisia, la superstizione religiosa, la presunzione» (D. Astengo).
3. Tracciamo un profilo di questo poeta.
Di educazione illuminista, aderì presto al romanticismo, di cui colse pienamente l'esigenza realistica «e di penetrante realismo animò la sua poesia satirica, allegramente beffarda verso le ingiustizie sociali, i pregiudizi e l'egoismo dei nobili, l'ipocrisia e l'ingordigia dei preti»
(F. Desiderio).
Al contrario di quanto avviene per questi parassiti sociali, il basso popolo milanese, pur incolto e rozzo, è visto con un «senso di compatimento fraterno degli umili, temperato nella bonarietà cordiale dell'ambrosiano e del piccolo borghese»
(M. Sansone).
In quest'ottica, il dialetto è l'insostituibile strumento di una espressività immediata, essenziale, priva di schermi retorici.
Forse ingannato da tanta semplicità, Attilio Momigliano (1909) definì il Porta «un popolano di genio», giudizio corretto da Dante Isella in un più probabile «uomo di studi regolari, anche se scolasticamente non conclusi».
Rompendo l'inveterata prevenzione contro tutto ciò che non sia scritto in aulico italiano, Gianfranco Contini ha colto in questo linguaggio, apparentemente ostico e antipoetico, una grande ricchezza espressiva («raffinatezza stilistica [...] non inferiore per esempio a quella d'un Folengo»), sottolineando il gioco fantasioso e spiritoso della rima: Contini segnala ad esempio la rima poetta / tetta ne "La nomina del cappellan"; ma si potrebbe aggiungere (anche solo nella traduzione del canto V dell'inferno di Dante) pedrioron (= baratro; ma propriamente "imbuto") in rima con mincion (minchione), oppure la terna Lanzellot / biott (nudo) / pancott (pappa).
Due giudizi
La forza, la semplicità, la naturalezza, mai fredda imitazione burocratica ecco ciò che colloca così in alto le poesie in vernacolo.
La mediocrità non vi è né tollerata né tollerabile, vantaggio che questa poesia perderebbe ben presto se mai si ricreassero per essa accademia e giornali letterari.
(Stendhal, 12 dicembre 1816)
La qualità fondamentale della sua poesia è la vitalità gagliarda e comunicativa.
Leggendo quelle pagine, dove ogni cosa è chiamata col suo nome, dove non ci sono attenuazioni od eufemismi eleganti, dove tutte le scene sono ritratte con una simpatia così spregiudicata e con una così franca bonomia che "anche quando la materia è satirica" quello che colpisce non è tanto lo sdegno quanto lo spontaneo accostarsi e immedesimarsi del poeta con il suo tema, si ripensa alla tempra sanguigna, cordiale e rumorosa di Rabelais.
(A. Momigliano)
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Autore: Piergiorgio Pulisci
Editore: La Riflessione - Davide Zedda Editore
Prima edizione: 11/2007
Edizione corrente: 11/2007
EAN-ISBN: 9788862110495
Pagine: 250
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Argomento: Gialli, Horror e Noir
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Descrizione
Cosa saresti disposto a fare per salvare la vita di una persona che ami?
Riusciresti a risvegliare i tuoi istinti più oscuri?
Riusciresti a soffocare la tua coscienza?
Riusciresti ad uccidere?
A queste domande devono rispondere sei persone normali, che vengono strappate alle loro vite per partecipare ad un gioco mortale.
Ad ognuno dei sei inconsapevoli giocatori è stata rapita una persona cara, e se il giocatore non sceglierà di giocare in un terrificante reality game, la persona che ama, ed egli stesso, verranno uccisi.
Spiati, ascoltati e ripresi in ogni momento, i sei giocatori dovranno abbandonare qualsiasi remora e combattere, torturare, persino uccidere per salvare la propria vita e quella dei loro cari, scoprendo che anche l'amore ha dei lati oscuri.
Divisi in due squadre da tre elementi ciascuna, i giocatori dovranno darsi la caccia a vicenda, utilizzando qualsiasi risorsa pur di non essere eliminati dal gioco e seguendo le indicazioni dei master, fornite attraverso gli arcani maggiori dei tarocchi.
Mentre i giocatori saranno impegnati a sopravvivere, la loro avventura sarà trasmessa su Internet come uno snuff movie in diretta.
Ad ideare e portare avanti questo gioco mortale c'è la Croce Incarnata, una potente setta satanica che si diverte a trasformare persone normali in demoni affamati di morte.
La Croce sottoporrà i concorrenti a prove terribili, disumane, che metteranno in dubbio il loro amore, il loro istinto di sopravvivenza e il loro senso della vita.
Ambientato a New York in una lunga e terribile notte, questo romanzo sarà una continua corsa contro il tempo, una corsa per la sopravvivenza, perché in questa caccia all'uomo, il vincitore del gioco potrà essere soltanto uno.
Tyler Reiner, Noemi Parks e Thomas Berger, i tre protagonisti della prima squadra, dovranno abbandonare qualsiasi remora e immergersi completamente nella psicologia distruttiva del Gioco, dove l'unica filosofia è: Mors tua vita mea.
Con una narrazione cinematografica, una suspense ansiogena, e un azione spasmodica, Piergiorgio Pulisci fonde le atmosfere cupe di Stephen King con il ritmo adrenalinico di Jeffery Deaver, esplorando le oscure caverne del male e della violenza, mettendoci in mano un survival thriller che ci regalerà notti insonni di puro terrore, e facendoci chiedere: Cosa potremmo arrivare a fare per la nostra sopravvivenza?
Note biografiche
Piergiorgio Pulisci nasce a Cagliari nel 1982.
Nell'autunno 2006 ha pubblicato con La Riflessione il romanzo thriller La Croce Incarnata, primo capitolo di una saga thriller nata con lo scopo di esplorare gli oscuri territori del male, di cui Gioca o Muori è uno dei prequel.
È uno degli autori presenti nell'antologia noir NeroCagliari, per la casa editrice Aìsara.
Con questo nuovo romanzo, l'autore porta per mano il lettore in un'avventura horror-thriller dal ritmo vorticoso che sarà impossibile dimenticare.
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Autore: Elena Maneo
Editore: Kimerik Edizioni
Prima edizione: 10/2008
Edizione corrente: 10/2008
EAN-ISBN: 9788860962546
Pagine: 130
Rilegatura: Carta avorio 100g - Copertina cartoncino con plastificazione opaca
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 8,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
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Descrizione
Elena Maneo è al suo terzo appuntamento editoriale.
In questa nuova serie di racconti si conferma una scrittrice matura e originalissima.
Tra le altre, ritornano le avventure della surreale combriccola capitanata da Sara e dal suo amato ed inquietante Lucius.
Ancora una volta resteremo incollati e divertiti a leggere le vicissitudini di questi personaggi, di cui ci si innamora al primo sguardo, e resteremo inevitabilmente sorpresi dalla facilità con cui l'autrice riesce a svolgere una trama straordinaria e al tempo stesso familiare.
Le sue storie, infatti, ci afferrano e ci trascinano nella loro dimensione, costringendoci ad ammettere di non volere più venirne fuori.
La scrittura è, come sempre, fluida, scorrevolissima, varia e mai monotona.
Una scrittrice che merita assolutamente di essere letta.
Indice
Prefazione
Il mondo di Melì
Sara e la luna magica
Un fiore sull'altare
Thurisaz - La runa magica
Cincittà Leed
Note biografiche
La mia biografia, il parlare di me, che posso dire...
Beh innanzitutto che sono nata a Venezia 35 anni fa il 26 Febbraio del 1971, e adoro la mia città come il pane appena sfornato.
Al contrario del mio amato celebre scrittore Sir Arthur Conan Doyle, il quale ha avuto una vita movimentata, la mia è tranquilla, semplice.
La mia passione per Sherlock Holmes e per Doyle è nata all'età di vent'anni circa.
Avevo appena subito una terribile molestia da parte del mio fidanzato (ormai ex-fidanzato) e, come molte persone in preda a un esaurimento nervoso, pensai a come farla finita: gettandomi sotto un treno in corsa, buttandomi dal quinto piano di un palazzo, o imbottirmi di droga e morire di overdose.
L'unico atto che feci è stato catapultarmi dentro una libreria.
Presi il primo libro che trovai a un prezzo economico. Era 'Il segno dei quattro', di Sir Arthur Conan Doyle.
Quello che mi colpì del personaggio fu una frase: 'Dopo aver eliminato l'impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità'.
Ho un sacco di materiale su Sherlock Holmes: film, apocrifi, riviste, souvenir acquistati allo Sherlock Holmes Museum di Londra e allo Sherlock Holmes memorabilia.
Mi manca solo di visitare la città natale dello scrittore: Edimburgo.
E mi manca l'iscrizione a uno studio di Holmes di Firenze, l'associazione italiana sherlockiana.
So che vi fanno parte persone illustri come: Enrico Solito e Alessandra Calanchi.
Ma lo farò; per amore del mio grande detective di Baker Street, farò queste due cose.
Mi piace viaggiare e andare al cinema.
Mi piace leggere e scrivere, e quando scrivo, lo faccio ascoltando della musica.
La passione per la scrittura mi è venuta da piccola, da quando ho subito un'orribile reprimenda da parte della mia maestra di scuola elementare (noterete la nota nel mio racconto in Adrian, nel volume Piccoli racconti), non avevo risposto a una semplice domanda come: 'Che forma ha L'Italia?'
La mia vergogna nel vedere la maestra togliersi uno stivale e confrontarlo con la carta geografica, davanti a tutta la classe, è stata enorme.
Qualcosa è scattato dentro di me.
Volevo fare qualcosa per sentirmi intelligente.
Così ho scritto dei raccontini infantili su maestre possedute dall'uomo nero, e ho scoperto che mi piace scrivere.
Non ho mai pensato di pubblicare un mio libro, ma l'ho desiderato.
Ho due fratelli, di cui il maggiore è sposato e mi ha dato la gioia di diventare zia: Giulia, di tre mesi.
Ho una fortuna sfacciata nel gioco del lotto e alle slot-machine.
Conduco una vita tranquilla e talvolta noiosa.
A volte vado al Bingo (Beh, lo ammetto, forse il vizio del gioco un po' ce l'ho).
A volte vado a trovare mia nipote e da qualche giorno ho iniziato a scrivere il mio secondo volume.
E spero che, un giorno, anche questo sia destinato alla pubblicazione.
Libri pubblicati:
La creatura non ha lacrime
Piccoli racconti
Il mondo di Melì e altri racconti
Estratto
Lo zio Maurice
La scuola elementare Pian Caval di Cavalletta era come tutte le altre: alta, rettangolare, recintata da un piccolo parco.
Nel giardino c'erano due altalene e uno scivolo vecchio e un po' rugginoso ai lati.
Alcuni escrementi di piccioni ornavano i parapetti delle larghe e alte finestre.
La maggior parte delle finestre erano aperte per far entrare un po' di quell'aria dolce primaverile.
E per i bambini di terza era una giornata speciale.
Sarebbero entrati anche loro, ma solo per rispondere all'appello e per le raccomandazioni del preside Fabiol.
E, ovviamente, tutti erano presenti.
Per la gita lo erano tutti.
In fondo alla strada alberata, un pullman blu attendeva di portarli via da quaderni, penne, campanelle dell'intervallo e dal preside.
Aspettava per accompagnarli in un museo fuori città.
E loro avrebbero goduto della vista d'opere di grandi e famosi pittori e sculture fatte da veri maestri d'arte.
Poi avrebbero scattato fotografi e e mangiato un panino all'aperto.
Selena desiderò di appartenere a quella classe.
Lei frequentava la seconda A e le dispiaceva perché non poteva andare in escursione.
Solo dalla terza in poi organizzavano viaggi per gli allievi.
Solo a loro era permesso di fare scampagnate.
Non era giusto!
Anche quelli di prima e seconda meritavano di fare gite, non erano poi tanto piccoli.
Era appena arrivata col minibus della scuola e già voleva ripartire.
Vedere tutte quelle facce felici e sorrisi splendenti, la rendeva nervosa.
Era così gelosa!
Si afferrò un ricciolo nero e se lo portò alle labbra.
I suoi vestiti di cotone erano chiari e profumavano di lavanda.
Le scarpe sportive la facevano sentire una ballerina di danza classica, e la collana appesa al collo come una regina.
Suonò la campanella, e Selena si avviò verso l'entrata della scuola strascinandosi la cartella di seconda mano che sua nonna aveva acquistato in un negozio dell'usato.
La nonna era tutta la sua famiglia.
I suoi genitori erano morti in un incidente e non aveva fratelli o sorelle.
Per quanto ne sapeva, non aveva nemmeno zii, né zie.
Non aveva nessun altro parente al mondo, nemmeno un cugino.
L'unico parente era nonna Margherita.
Era una donna molto anziana, buona, generosa, gentile e sincera.
Era la nonna migliore del mondo.
Ad esempio, la nonna di Carmen, la sua compagna di banco, era la strega malvagia delle favole.
La sgridava sempre, e non le regalava mai dolci.
E quindi si sentiva fortunata ad avere come nonna una fata.
Oltre che buona, era anche bella, con i capelli argentei e lunghi fino al collo.
Gli occhi verdolini sempre luminosi.
E la pelle del viso, anche se grinzosa, era liscia coma la seta.
Però da qualche giorno la nonna si sentiva stanca e debole.
Si lamentava di dolori al torace e alle gambe.
Si alzava dal letto solo per preparare la colazione e la cena, perché a pranzo Selena mangiava alla mensa della scuola, e solamente il sabato e la domenica consumava il pasto a casa.
Nonna Margherita superava la settantina da un po' e quindi era l'età.
Oppure era solo una forma influenzale.
Non solo i bambini si beccavano la febbre, anche le anziane signore.
Ma la nonna di febbre non ne aveva, e quindi doveva per forza trattarsi dell'età.
A nonna Margherita piaceva cucinare e si sforzava troppo, ecco cos'era!
Aveva forzato troppo il suo vecchio corpo nella cucina e nelle faccende di casa.
A passo lento, camminò con la schiena impettita lungo il corridoio interminabile.
Era lunghissimo, con aule che si affacciavano a destra e a sinistra.
Quelli di prima spesso ascoltavano la loro maestra pensando al cibo in cucina che presto sarebbe diventato un ospite del loro giovane stomaco.
Quelli di seconda chiedevano caramelle alla maestra o al maestro, e quelli di terza, beh, era ancora in seconda, e se fosse stata promossa, il prossimo anno lo avrebbe scoperto.
Nell'entrare in classe, incontrò due sue compagne e le salutò.
Poi prese posto in aula e tirò fuori dalla cartella tutta la sua cancelleria.
Un'altra giornata piena pensò.
Usciva tutti i pomeriggi alle quattro e mezza.
Perché si doveva andare a scuola per cinque giorni di seguito?
Non bastava due volte la settimana?
Fortuna che c'erano ben tre ricreazioni, altrimenti sarebbe morta per lo stress.
All'ora del primo intervallo, uscì in giardino e cercò un angolo tranquillo dove potesse raccogliere fiori nel piccolo prato ben coltivato della scuola.
Il giardiniere doveva essere una gran brava persona.
Una volta l'aveva intravisto attraverso la finestra dell'aula.
Era un uomo pelato, alto, magro, con due braccia forti e muscolose.
E indossava sempre una tuta azzurro chiaro, quando si occupava della flora.
- Ciao!
Selena si girò e vide Martina, una della prima B.
Era più alta e più grassa di lei, anche se aveva un anno in meno.
I capelli castano scuroerano accorciati sui lati, e una treccia le scendeva sulla spalla.
- Ciao - ricambiò Selena.
- Che fai? La solita raccolta di fiori per tua nonna? La maestra è troppo buona a farteli tenere in classe.
Aveva ragione. La sua maestra era la migliore della scuola, e le permetteva di tenere i fiori sotto il banco, perché era al corrente che lei viveva solo con la nonna.
E poi non era il tipo da privare una cosa così romantica.
E Selena sapeva che non era tempo sprecato, perché sua nonna brillava di gioia quando la vedeva tornare da scuola con un mazzolino di fiori.
- Ma che ne sai della mia maestra? Non sei nella mia classe, tu.
Martina alzò le spalle, poi le chiese: - Come sta tua nonna?
- Si sente tanto stanca - rispose Selena.
- Allora muore.
A quelle parole orribili, Selena diede uno spintone all'amica che finì col piangere.
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