Autore: Tamara Deroma
Editore: Edizioni Sabinae
Prima edizione: 02/2009
Edizione corrente: 02/2009
EAN-ISBN: 9788896105160
Pagine: 450
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 14,8x21,0 cm
Prezzo di copertina: 16,00 Euro
Argomento: Fantascienza e Fantasy
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Descrizione
Una ragazza normale, come tante altre.
O almeno questo era ciò che Eileen credeva di essere, prima di scoprire di far parte del clan più potente dell'Inferno e di essere rinata in veste mortale nel Purgatorio, a causa di una dura condanna imposta da Lucifero.
All'oscuro dei ricordi appartenenti alla sua vita passata, Eileen cercherà in ogni modo di sfuggire al suo destino, ma a darle la caccia, oltre i suoi stessi fratelli, ci saranno anche i demoni al servizio del terribile e potente Gujrhah, pronto a tutto per mettere la parola fine al dominio dei Sette, all'Inferno.
Una storia avvincente ed imprevedibile che esalterà il lato più nascosto dei sentimenti umani ed inconsapevolmente, anche il giusto senso della distinzione fra Bene e Male...
Note biografiche
Tamara Deroma nasce a Torino la notte del 9 Marzo del 1979.
Dopo essersi diplomata in ragioneria amministrativa, ottiene la qualifica di programmatore, esercitando la sua professione per un breve periodo.
Saranno gli anni dell'adolescenza ad essere i più significativi dal punto di vista della sua formazione letteraria: mentre la sorella Francesca, infatti, si specializza nel disegno ed in particolare nell'arte del fumetto, contaminando positivamente anche la sua fantasia, lei passa il tempo fra letture di genere, scoprendo le grandi opere di Terry Brooks che insieme al libro "Vampire$" di John Steakley, contribuiranno a far germogliare la sua salda vena horror-fantasy.
I 7 Demoni Reggenti è il primo libro tratto dalla saga omonima ed è tuttora in fase di realizzazione il seguito nei suoi volumi successivi.
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Autore: Sante Di Renzo
Editore: Di Renzo Editore
Prima edizione: 11/2008
Edizione corrente: 11/2008
EAN-ISBN: 9788883232121
Pagine: 85
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Società, Politica e Comunicazione
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Descrizione
La centesima pagina di Sante Di Renzo è un libro che dà la ragione di un itinerario intellettuale prima che professionale, segnato non da fredde considerazioni tecniche, ma da una passione conoscitiva che ha convinto questo autore-editore ad indagare sui nodi centrali della più viva cultura contemporanea e sulle motivazioni di quanti hanno intrapreso, spesso con successi consacrati da premi Nobel o da riconoscimenti ufficiali, percorsi nuovi, fecondi studi e stimolanti indagini.
La sua collana "I Dialoghi", un'organica serie di agevoli volumi nati appunto dalle interviste personali dell'Autore con i grandi protagonisti della moderna cultura umanistica e scientifica, fiancheggia altre collane (Arcobaleno, Università, Psiche, Teatro, Narrativa, Scuola, Arte e Guide, Sanità e Normativa, Periodici), ma è quella che maggiormente caratterizza un impegno editoriale di notevolissimo spessore.
Nel panorama della cultura contemporanea questo libro ci fa comprendere, se mai ve ne fosse bisogno, come un editore, per essere in sintonia con gli indirizzi dei tempi e le richieste dei lettori, non può limitarsi alla pura e nuda funzione dello stampatore, ma deve essere e dimostrarsi capace di operare scelte con sensibilità, equilibrio, cognizione di causa.
E, aggiungerei, con una buona dose di audacia, considerando la situazione generale.
Il discorso sui tempi e sui lettori ci porterebbe molto lontano, perciò è sconsigliabile persino aprirlo semplicemente; d'altro canto non è possibile tacere che, se già dal lontano 1976 Giulia Barone e Armando Petrucci nel succinto e interessante libro "Primo: non leggere" tracciavano un quadro tutt'altro che lusinghiero dello stato attuale delle cose, si deve purtroppo riconoscere che nei trentadue anni successivi non si sono registrati grandi progressi in merito.
Anzi!... In Italia scrivevano non più di due anni fa Tullio De Mauro e Saverio Avveduto nella Relazione al ministro Fioroni - : ( ) oltre il 66% della popolazione, pari a 36 milioni di unità, è oggi privo delle conoscenze minime di base per vivere consapevolmente e produrre efficacemente nel nostro tempo: sono italiani di fatto analfabeti o analfabeti di ritorno (UNLA UCSA, Rapporto di attività Anno 2006, IPS edit., Roma, 2007).
Queste preoccupanti circostanze frenano drasticamente le aspettative di eventuali exploit da conseguirsi con qualificate iniziative librarie, dal momento che sono ben pochi i lettori italiani che si collocano in posizioni poco dignitose nel quadro statistico comparativo con altre nazioni europee.
Pertanto, essere oggi editore vuol dire compiere un atto quanto mai coraggioso, e lo è tanto più qualora si scelga una corsia preferenziale non in linea con certi gusti predominanti.
Va premesso, tuttavia, che Di Renzo non intende essere né un "editore di nicchia" né un semplice divulgatore e, anche quando persegue intenti divulgativi, le sue scelte sono in ogni caso improntate armoniosamente sia al rigore tecnico sia all'inderogabile criterio che la forma espositiva della materia risulti sempre e comunque accessibile anche al pubblico dei "non addetti ai lavori".
Le materie della sua editoria spaziano dagli argomenti scientifici, particolarmente ampi, a quelli economici, dall'economia all'arte, dalla storiografia alla letteratura, dal documento filosofico, religioso o antropologico alle testimonianze biografiche di cattedratici e d'astronauti.
Tutto questo in omaggio a una linea culturale orientata sul versante dell'attualità, ma consapevole che gli antecedenti delle conquiste moderne muovono dall'universalismo culturale umanistico all'enciclopedismo settecentesco, dalla disputa sulle "due culture", accesasi nella seconda metà dello scorso secolo, alle aperture interdisciplinari dei nostri giorni.
Ma perché si diventa editori?
In questa scelta gioca senz'altro un ruolo basilare l'entusiasmo, anche se riuscire a trasformare una passione in una professione è certamente un privilegio di pochi.
E a questa domanda che apre il libro l'Autore risponde specificando che si tratta di una scelta fatta per passione di lettore, prima ancora che per spirito imprenditoriale .
Di tale natura è, o dovrebbe essere, com'egli aggiunge con più che giustificata cautela, il tratto che accomuna ogni editore; ma in lui c'è qualcosa di più, e non si tratta di cosa di poco conto.
Dire che il suo catalogo comprende i nomi più prestigiosi della cultura nazionale e internazionale è dire una sola parte di verità.
Quello che maggiormente sorprende è il fatto che i suoi libri, per una esplicita presa di decisione, sono nati esclusivamente da contatti diretti, a quattr'occhi, con gli autori tra cui vanno annoverate non poche personalità insignite del premio Nobel.
In particolare, la fortunata (la fortuna è, comunque, di molto inferiore ai meriti) collana I Dialoghi nasce appunto da queste acute e puntuali conversazioni, debitamente registrate.
Nella pubblicazione è stato eliminato, per così dire, il fastidioso e cancelleresco "a domanda risponde" e in tal modo il dialogo ha assunto la forma di un'esposizione piana e lineare, anche nella complessità delle tematiche, che in ogni testo si svolgono partendo da una testimonianza autobiografica del personaggio intervistato e continuando con l'esposizione di argomenti specifici affrontati per linee diacroniche e sincroniche.
L'incontro non avviene in base a schemi precostituiti, a pregiudiziali ideologiche, a progetti finalizzati, ma è posto in essere dal desiderio di aprirsi al "diverso", all'eventualità di un punto di vista nuovo, all'imprevisto e alle sue variabili.
Significa rimettersi in gioco ogni volta, mostrare se stesso, mettere in campo tutte le proprie capacità intellettive, culturali, di sensibilità.
Significa anche dichiararsi disposti al cambiamento.
Questa lezione, a mio giudizio, non rientra semplicemente nelle forme della dialettica culturale, ma presenta una valenza etica, prima ancora che conoscitiva, di cui la polemica e rissosa società dei nostri giorni pare essersi dimenticata.
Gli incontri dai quali sono nati I Dialoghi non avvengono, come si è detto, nel caso di autori stranieri per interposta persona o con la mediazione di traduttori e interpreti, bensì direttamente, in quanto Di Renzo non solo è brillantemente laureato in chimica e psicologia, ma è anche un eccellente conoscitore di lingue estere.
Ha insomma il tratto dell'intellettuale moderno, privo però di pedanteschi settorialismi: per questa ragione la scienza, la storia, la filosofia, l'arte, l'economia, al di là dello spessore concettuale delle tematiche affrontate, divengono nei testi della collana come racconti avventurosi, avvincenti e vivaci agli occhi del cultore della materia e parimenti del profano.
Un altro titolo di merito è nel fatto che l'Autore non concede nulla al coup de théatre proprio di pubblicazioni clamorose, anche nel caso di personalità di primo piano; e non meno meritevole è l'essere rimasto quanto mai estraneo alla squallida e purtroppo redditizia moda di pubblicare traballanti biografie o autobiografie di attricette, cantanti e calciatori o, peggio ancora, di qualche lacchè televisivo che s'impanca a distorcere vicende storiche e a tracciare agiografie di qualche indecoroso padrone politico.
Per Di Renzo, invece, il successo in nessun caso fa aggio sulla dignità editoriale.
I rapporti dell'Autore con i personaggi intervistati sono stati coronati molto spesso da successo ed hanno suscitato in lui non poche sorprese nel ricevere confessioni ricche di risvolti umani, di curiosità, di particolari interessanti.
Con tutta sincerità egli ama sottolineare la sua gioia nel vedere sciolta la ritrosia d'intellettuali restìi a parlare di sé, immersi nel loro specifico lavoro, e perfino chiusi e solitari: il colloquio, insomma, è come un raggio di sole che occupa spazi interdetti al freddo rapporto accademico e avviva la conversazione.
Forse questa è la parte più intrigante del suo libro che non presenta mai zone d'ombra o momenti di stanchezza, peraltro contraddistinto sia da un assoluta sincerità, come quando si confessano gli insuccessi e le occasioni mancate (poche, in verità, e quasi sempre motivate da difficoltà oggettive) sia dalle più vive preoccupazioni socio-politiche del momento.
Non è, infatti, senza significato il fatto che uno dei paragrafi conclusivi s'intitoli "Il futuro: i giovani e la globalizzazione", il che dà al discorso una connotazione che trascende di molto la tentazione di pieghe settoriali o autobiografiche e spiega a un tempo il successo dei libri della collana presentati ai giovani dei nostri licei e degli istituti superiori.
Chi scrive, avendo avuto il piacere di presentatore alcuni testi, può dare una testimonianza diretta del vivace interesse degli studenti che prendono volentieri e spontaneamente la parola alla fine della lezione, facendo domande a volte ingenue, ma più frequentemente pertinenti e molto stimolanti, che si rivelano frutto di letture non solo puntuali, ma anche entusiastiche.
La centesima pagina riflette nel suggestivo titolo il numero cento dei libri pubblicati nella collana I Dialoghi e non risulta una riflessione limitata a quello che si è fatto e all'innegabile bravura con cui è stato fatto, ma si apre a prospettive intese, con una esplicita dichiarazione d'intenti da parte dell'Autore, a offrire un esempio di quanto sia opportuno per la nostra cultura marciare in sintonia con quanto avviene nel mondo, uscendo dall'angolo di un preoccupante provincialismo:
Ora come ora, se dovessi decidere che cosa farò nell'immediato futuro, ( ) credo che opterei per una serie di testi dedicati agli scienziati cinesi e indiani, per capire dove vogliono andare, perché sono certo che saranno loro a dettare il futuro.
Vorrei anche capire qualcosa di geografia urbana.
Poi vorrei fare una collana con interviste ai sindaci di varie città del mondo, per capire e spiegare come si affronta il quotidiano di una grande metropoli.
Anche questa è scienza, è cultura applicata alla realtà sociale, ai ritmi della vita .
In questo modo l'itinerario intellettuale dell'editore Sante Di Renzo ha seguito una linea in progressione, permettendo l'intreccio delle sue ansie conoscitive con quelle di tutti noi e in particolare del mondo giovanile.
Ma non si tratta di un rivolgersi all'indietro, bensì alla presa di coscienza di ciò che si è fatto per meglio misurare il percorso futuro.
Gabriele Di Giammarino
Note biografiche
Laureatosi in chimica, Sante Di Renzo consegue una seconda laurea in psicologia, dedicandosi poi alla psicoanalisi, pur non abbandonando i suoi pregressi interessi scientifici.
Anzi, proprio per questa innata curiosità, si rafforza in lui il desiderio di conoscere dal vivo un autore le cui opere lo avevano molto colpito.
Stiamo parlando del fisico Giuseppe Arcidiacono, divenuto poi suo grandissimo amico.
Da questo primo incontro e dalla volontà di diffondere le idee e gli insegnamenti dello scienziato italiano, nasce la Di Renzo Editore, fondata nel 1985.
Fra i primi testi pubblicati ci sono anche gli scritti del noto matematico italiano Luigi Fantappié, curati dallo stesso Arcidiacono, che ne era stato allievo.
Ma la vera svolta editoriale arriva con la collana "I Dialoghi": libri di piccolo formato, nati dai singoli incontri fra l'editore e i massimi esponenti mondiali della scienza, della sociologia, della filosofia, dell'economia e così via.
Ogni incontro diventa l'occasione per sondare la vita del personaggio intervistato: la sua infanzia, il modo in cui è giunto alla propria scelta di vita e il racconto del proprio mestiere unito a opinioni e punti di vista che spaziano anche oltre l ambito professionale.
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Autore: Enrichetta Pellegrini
Editore: WLM Edizioni
Prima edizione: 01/2009
Edizione corrente: 01/2009
EAN-ISBN: 9788890259654
Pagine: 82
Rilegatura: brossura
Dimensioni: 13,8x20,0 cm
Prezzo di copertina: 9,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
Descrizione
Ennis Del Mar si sta quasi rassegnando alla solitudine: una tragica fatalità gli ha portato via Jack, il grande amore della sua vita. ma all'improvviso tutto cambia, quando Ennis si ritrova difronte un sosia perfetto dell'amico scomparso.
Enrichetta Pellegrini fa rivivere gli indimenticabili protagonisti di I segreti di Brokeback Mountain, riprendendo il filo narrativo, in apparenza spezzato, grazie a un inatteso colpo di scena.
Con accenti ora teneri e delicati, ora caldi e vibranti di passione, la storia d'amore e di amicizia fra Ennis e Jack non smette ancora di appassionare e di coinvolgere chi già aveva seguito la loro vicenda sia nel romanzo di Annie Proulx che nel film di Ang Lee.
Note biografiche
Enrichetta Pellegrini è nata a Napoli il 20 Agosto 1969.
Dopo il conseguimento dei diplomi di segretaria d'azienda e di perito informatico e alcune esperienze lavorative, si è sposata e ha scelto di prendersi cura dei suoi due figli.
Ora fa la casalinga, ma nei ritagli di tempo si dedica alla sua passione letteraria.
Questo è il primo fra i suoi scritti che viene pubblicato.
Estratto
Capitolo I
Ennis Del Mar guidava piano il suo pickup, un pickup vecchio e malandato, sulla strada malconcia che, verso nord, lo avrebbe portato a Lightning Flat, dopo Gillette a est di Buffalo, sotto il sole cocente di una giornata d'agosto.
Sembrava non accorgersi nemmeno del calore, niente lo faceva patire più del dolore che provava dentro.
Si aggiustò l'inseparabile cappello Stetson che, con la solita camicia a righe larghe, gli usurati jeans e gli stivaloni con la punta, il tacco alto e la suola profonda, faceva di lui un vero «cowboy» dei primi anni '80.
Con gli occhi fissi sulla strada, Ennis si accese una sigaretta e ne aspirò l'aroma acre.
Si sentiva esausto.
Da quando era partito da Riverton, nella riserva indiana di Wind River, aveva percorso senza sosta circa duecentocinquanta miglia.
Era già trascorso un anno da quando vi si era recato a trovare la famiglia di Jack, appena dopo aver saputo della tragedia che gli aveva tolto per sempre il suo amico, strappandogli via il cuore.
Dopo la sua morte era caduto sempre più in basso, oltre ogni limite.
Lavorava, senza grandi risultati né profitti, come mandriano in un ranch vicino casa, il Rafter b, visto che conosceva il proprietario da una vita, e spesso lo aveva aiutato nei momenti critici.
Si occupava del raduno del bestiame, della marchiatura e anche dell'accoppiamento e della vendita dei capi migliori.
La figlia maggiore, Alma jr, si era sposata, mentre la minore, Francine, stufa di sopportare il patrigno, e un poco delusa del fatto che la loro madre dedicasse attenzioni quasi esclusivamente al giovane fratellastro, era andata a vivere dalla sorella e dal cognato.
Ad Alma jr aveva fatto immensamente piacere la presenza di suo padre il giorno delle nozze, anche se a metà della festa lo aveva rimproverato per la sua scarsa partecipazione emotiva e per non aver spiccicato parola per tutto il tempo.
Ennis si era chiuso ancora di più in se stesso, diventando un vero e proprio eremita.
Era divorato dai sensi di colpa e dai rimpianti per aver capito e accettato troppo tardi la realtà dei fatti.
La sua era stata una lenta e inesorabile discesa volontaria verso l'annientamento.
Nel vecchio rimorchio, dove sopravviveva in totale solitudine, c'erano solo puzza di whisky e spazzatura dappertutto, ma nel vecchio armadio era appeso un tesoro per lui inestimabile: una vera e propria ancora di salvezza, quando Jack gli mancava talmente che pensava proprio di non farcela.
In quei momenti prendeva le camicie dall'armadio e le stringeva forte a sé come a voler resuscitare quell'abbraccio che non sarebbe più stato possibile.
In preda al rimorso e al rimpianto, Ennis sperava di addormentarsi e di sognare Jack.
Pensava giorno e notte a lui, al ragazzo che lo aveva amato e assecondato per vent'anni, che aveva capito e rispettato le sue paure e i suoi complessi, che non aveva esitato un attimo a macinare quattordici ore di macchina senza batter ciglio, pur di vederlo.
Il ragazzo che sempre gli chiedeva di mollare tutto e tutti per costruire una vita insieme, e che puntualmente riceveva solo rifiuti per poi tornarsene a casa con le lacrime agli occhi e un nodo alla gola.
Era sempre stato il più consapevole della loro diversità, sopportando a malapena l'astinenza sessuale e proprio per ciò (Ennis ne era certo) aveva perso la vita, nonostante quello che gli avevano voluto far credere riguardo all'incidente.
Ennis si era reso conto che, se gli fosse stato più vicino, Jack non avrebbe cercato altro, e sapeva benissimo che lo aveva fatto soprattutto per tentare di compensare il bisogno che aveva di lui.
«Potendo tornare indietro nel tempo», pensò, «come mi sarei comportato? Forse sarei morto anch'io».
In fondo, il primo a non accettarsi era stato proprio lui.
Un camion lo superò e qualcuno gli bussò forte distraendolo dai suoi pensieri: Togliti da davanti, coglione!
In altri tempi lo avrebbe inseguito e riempito di botte, ma adesso tutto gli scivolava addosso.
«Mica è colpa mia », pensò, «se il camioncino non si muove da terra».
Si guardò nello specchietto retrovisore, e si trovò vecchio e trascurato.
E pensare che era sempre stato un uomo attraente, lui.
Aveva da poco compiuto quarant'anni, ma nello spirito si sentiva decrepito.
Dal suo stato di agitazione intuì che era di nuovo arrivato a destinazione, e stavolta non sarebbe tornato indietro come stava facendo da ore, sarebbe andato fino in fondo.
E, per l'ennesima volta da quando era partito, cercò di capire i reali motivi che lo avevano spinto a tornare lì.
Si sentiva in procinto di scoprire qualcosa di importante, che magari gli era sfuggito l'anno prima, ed era davvero una strana sensazione.
Poi, come assistendo a un film, rivide tutto il percorso di vita che aveva condiviso con Jack.
Lo vide ragazzo, giovane, vivace, poi confuso e appassionato, poi amante instancabile, poi afflitto dalla separazione.
Poi lo rivide più maturo e sicuro, felice e speranzoso, infine deluso e rassegnato.
E lui, praticamente sempre uguale, chiuso a qualsiasi prospettiva di vita che non fosse quella che gli altri si aspettavano da lui.
Povero amico, quanto si era illuso in tutti quegli anni, quanto aveva sperato che, prima o poi, qualcosa per loro cambiasse.
Percorse inquieto il vialetto che lo avrebbe condotto verso casa sua e ritrovò lo stesso scenario di desolazione dell'altra volta, solo rovine e miseria.
Poi, mentre si avvicinava alla proprietà dei genitori di Jack, fu spettatore di una scena irreale che, a sua insaputa, gli avrebbe cambiato di nuovo la vita.
Era ancora abbastanza lontano per essere notato o per poter distinguere un viso, quando la porta di casa Twist si spalancò e un uomo molto somigliante a Jack, ma visibilmente claudicante, uscì di casa sbattendo la porta e urlando:
Papà, non rompere, accidenti a te!
«Ma sembra proprio la voce di Jack», pensò Ennis, «sarà il sole che ho preso in testa!»
Che cosa stava succedendo?
Chi era quell'uomo che tanto gli somigliava?
Forse un fratello segreto di Jack?
Un peccato di gioventù del padre, solo ora rivelato alla moglie?
Stava vivendo un sogno, o forse un incubo?
Nel frattempo lo zoppo si guardò intorno: sembrava che avesse scorto il furgone da distante.
Ennis ebbe tutto il tempo di osservarlo meglio, sia pure da lontano: certo, vestiva proprio come lui, stesso cappello di sempre tipicamente texano, camicia di jeans, stesso tipo di pantaloni e stessi stivali.
Si diede un pizzicotto e sentì dolore: allora era sveglio!
Poi il suo sguardo si posò per la prima volta sul furgone rosso parcheggiato proprio fuori casa, identico a quello di Jack.
«Cosa c'è di strano?», pensò, «lo avranno regalato al padre in ricordo del figlio».
C'era da capire solo chi fosse lo zoppo che tanto somigliava a Jack e che aveva anche la sua voce.
Si stava rodendo il cervello quando, all'improvviso, la figura del padre di Jack si stagliò sulla soglia di casa.
Dove vai, Jack? Torna indietro!
Lo zoppo di nome Jack si diresse strisciando la gamba verso il pickup rosso e vi salì.
Ennis, come inseguito da un fantasma, fece inversione di marcia sgommando paurosamente e alzando nuvole di polvere.
Cercò di raggiungere la massima velocità, e stranamente il furgone parve accelerare più del solito.
«Forse anche lui ha paura dei fantasmi», pensò.
Ennis doveva capire cosa aveva visto: com'era possibile chiamare due figli con lo stesso nome?
Forse non avrebbe dovuto scappare, ma tentare invece di comprendere il significato di quanto stava capitando.
Tutto sommato non era andato apposta lì per saperne di più?
Ecco il perché delle sue strane sensazioni: effettivamente c'era qualcosa che gli era sfuggito.
Lo avrebbe scoperto presto.
Il pickup rosso era dietro di lui, e procedeva più velocemente del suo, poi iniziò a lampeggiare per segnalargli di fermarsi.
Un oscuro timore spingeva Ennis a proseguire la corsa ma il furgone rosso continuò a tallonarlo e lo costrinse a fermarsi sul ciglio della strada.
Poi si affiancò, ed Ennis sentì lo sportello che si apriva e qualcuno che scendeva.
«Sicuramente lo zoppo somigliante a Jack», pensò.
La figura si avvicinò a lui che era ancora al posto di guida: ora lo avrebbe guardato e finalmente si sarebbe reso conto che era stato solo un equivoco o magari un miraggio, ma prima ancora che alzasse lo sguardo verso di lui, lo zoppo parlò:
Ehi, amico, hai bisogno di aiuto?
È tutto a posto?
Ho visto che uscivi dalla mia proprietà.
Non c erano dubbi, era proprio la voce di Jack.
Ennis alzò finalmente gli occhi e lo zoppo si toccò il cappello come solo Jack poteva fare, poi finalmente lo guardò in faccia.
Impossibile, eppure sembrava proprio lui!
Ennis si sentì mancare.
Cosa significava tutto questo?
Si era aspettato certo delle novità ma queste erano cose dell'altro mondo!
Ennis lo guardò meglio, sempre senza dire una parola.
Lo shock era stato talmente forte che continuava a rimanere immobile e silenzioso.
Jack era proprio come lo ricordava: stessi baffetti, solite basette, qualche capello bianco in più che spiccava in mezzo alla sua chioma corvina, e alcune rughe, che prima non c'erano, agli angoli dei meravigliosi occhi blu, e pure il naso, praticamente perfetto, era il suo.
Solo la scarsa adipe che aveva accumulato nel corso degli anni sui fianchi e sullo stomaco era scomparsa: Jack appariva visibilmente dimagrito.
La tieni la lingua, amico?
Sembra che hai visto un fantasma!
«Ma è sicuramente lui!», pensò Ennis, e non sapeva se ritenerlo un miracolo oppure un disegno ben architettato, chissà da chi e perché.
Ora doveva solo capire cosa era successo e perché Jack sembrava non ricordarsi di lui.
Poi Ennis si lasciò sfuggire un «Jack» che aveva un tono di stupore e sollievo.
Ci conosciamo? domandò lui meravigliato.
Sì.
Jack sembrò dispiaciuto di non rammentarsi di lui, ma poi, come se non aspettasse altro che poter narrare a qualcuno la sua storia, si profuse in un racconto preciso e dettagliato dell'accaduto.
Chi sei?
Il fatto è che ho avuto un grave incidente in Texas, dove vivevo prima.
A causa del trauma cranico che ho subito, non ricordo niente, ma i medici dicono che la memoria tornerà all'improvviso, o un po' per volta.
Non ricordo nemmeno la faccia di mia moglie e di mio figlio.
Dopo l'incidente mi hanno mandato qui per la convalescenza: si vede, vero, che sono ridotto male?
Poi indicò la gamba e il braccio sinistro, e solo allora Ennis notò che anche l'arto superiore era un po' rigido.
Infine l'amico si tolse il cappello mostrandogli una grossa cicatrice sulla tempia.
«Povero Jack!», pensò Ennis, convinto ormai che fosse veramente lui.
Cosa gli avevano fatto?
Per questo non lo aveva riconosciuto e sicuramente non rammentava nulla della loro storia.
Ma cosa mi succede?
Raccontare tutto, così, a una persona che nemmeno ricordo.
Non è da me: di solito sono restio a parlarne, ma, non so perché, mi è venuto spontaneo raccontarlo a te, disse,stupito dalle sue stesse rivelazioni improvvise.
Poi fece una smorfia molto familiare per Ennis, muovendo l'angolo della bocca, e lui ebbe uno slancio affettivo verso di lui e gli mise una mano sulla spalla.
Era ancora incredulo di fronte a quanto stava accadendo.
Forse perché non siamo estranei, Jack.
Siamo amici da tanto tempo, molto amici.
Gli occhi di Jack s illuminarono per lo stupore.
Davvero?
E come ti chiami?
Vieni, torniamo a casa mia che ci beviamo due birre e mi racconti tutto.
«Chissà se sentendo il mio nome avrà qualche reazion», pensò Ennis.
Mi chiamo Ennis.
Ennis, Ennis come?
Un cognome non te lo hanno dato?
Ennis non ebbe dubbi, era il suo Jack.
Ennis Del Mar.
Jack meditò per qualche istante, ripassandosi più volte il nome in mente.
Sperava che gli si accendesse una lampadina.
Quel nome aveva un suono familiare, ma non gli ricordava nulla.
No, questo nome non mi dice niente, mi spiace.
Sei di queste parti?
No, sono nato a Sage e ora abito a Riverton.
Avanti, andiamo dentro.
Davvero, amico mio, ora non posso.
Mi sono ricordato di un appuntamento importante.
Ci si vede poi, promesso.
Ennis non poteva rimanere oltre.
Doveva realizzare cosa era successo.
Aveva bisogno di bere, e parecchio anche.
Jack lo guardava con aria sospettosa e incuriosita.
Dì un po , come hai detto che ti chiami? Ennis, vero?
Ma se è vero che siamo tanto amici, perché ti sei fatto vivo solo oggi?
Cosa gli avrebbe risposto adesso?
Beh, sai come vanno certe cose, il lavoro, la famiglia, solo ora ho potuto sganciarmi.
Va bene, se proprio devi andare, vai, però ricordati che mi hai promesso di rifarti vivo presto, ok?
Ci puoi scommettere!, e detto questo Ennis offrì la mano a Jack e montò sul camioncino.
Si fermò qualche chilometro più avanti, si prese il viso fra le mani e meditò a lungo.
Appena si sentì pronto a ripartire, guidò fino a Gillette.
Poi entrò nel primo bar incontrato lungo la strada e bevve whisky fino a stordirsi.
Fece mille ipotesi, ma la verità la potevano sapere solo il padre e la moglie, che un anno prima gli avevano voluto far credere deliberatamente che Jack fosse morto.
E il perché era facilmente intuibile, visto che la prima e unica volta che aveva incontrato suo padre aveva avuto l'impressione che sapesse tutto.
La stessa sensazione l'aveva provata durante un colloquio telefonico con sua moglie: gli era parsa gelida e scostante.
Jack aveva avuto realmente un incidente, visto com'era conciato, e loro avevano approfittato della conseguente amnesia per cancellare la parte della sua vita che non approvavano.
E sua moglie aveva colto l'occasione per levarselo definitivamente dai piedi, visto che a malapena lo sopportava, come Jack gli aveva sempre confidato.
Questa era perlomeno la ricostruzione degli avvenimenti che parve più logica a Ennis.
«Penso proprio che il signor Twist riceverà presto una mia visita», fu la sua riflessione ad alta voce.
La notte, nel suo furgone ai margini della strada, Ennis non riuscì a chiudere occhio.
La gioia di aver ritrovato Jack era incontenibile, paragonabile all'improvviso risveglio da un incubo atroce, in cui...
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Poesie
Audiolibro. CD Audio
Autore: Carlo Vittori
Editore: Alfaudiobook Audiolibri
Prima edizione: 01/2009
Edizione corrente: 01/2009
EAN-ISBN: 9788890336645
Pagine: 4
Durata: --
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Argomento: Poesia
Descrizione
In questo cd: 25 poesie tra cui: "Mattutino", "Se domani", "Incoscienza" e "Cento notti" vincitrici della farfalla d'argento al premio di prosa e poesia 50& Più.
Contiene l'opera "Poesia", menzione speciale della giuria al XXIII Concorso 50& Più, Premio Riva del Garda.
25 componimenti che coprono cinquantasei anni della vita dell'autore, 25 riflessioni poetiche sui temi della nascita, della morte, dell'amore e della speranza.
Parte del ricavato della vendita di questo cd verrà destinata a AIUEF Associazione Italia Uganda Onlus per sostenere le opere di Padre Giovanni Scalabrini a favore dei bambini bisognosi dell'Uganda (www.aiuef.it).
Indice
MATTUTINO a mia madre
SENZA COSCIENZA D ESSERE PER VIA
INCOSCIENZA
INFANZIA
OTTO MARZO alla sorella scomparsa
QUESTA DANZA D'UCCELLI A VOLUTE
LE TUE DITA AD UNA AD UNA
LA MIA MANO
PER UN ALTRO GIORNO
L'ULTIMO PASSO
VORREI
I SASSI ASCOLTANO
GIUGNO 1977 a Michele
PASQUA 1996
COME A MAGGIO I FIORI
SENZA ASCOLTO
CENTO NOTTI
SOLITUDINE
LUNA DI MARZO (sotto il segno dei pesci)
UNA NUVOLA BIANCA
10 AGOSTO
BREVI-HAIKU
SE DOMANI a Ivana
MONASTIR
POESIA
Note biografiche
Carlo Vittori è nato nel 1934 a Limido Comasco, e vive a Pavia.
È stato medico chirurgo e da sempre si dedica alla poesia, questa è la sua prima raccolta in versione audio.
Estratto
MATTUTINO
A mia madre
Benedetto, o Signore, il Mattino tuo,
quando giunge l'ora prima
con l'Ave lontana,
ed alle nostre case dona il risveglio,
e ai cascinali il canto del gallo
e il sonno ad una culla,
il sorriso ad una madre.
Benedetta l'ora prima, o Signore,
quando il vento ci porta la tua voce,
se calpestano la ghiaia del sagrato
tre donne in fila;
quando il sole s'attarda un'ora
dietro le nubi,
se in un angolo di cielo
vede ancora una stella
il viandante
Benedetta la Tua ora, o Signore,
quando con lo stormir delle foglie
giunge il saluto del passero,
se il cinguettio è ancora una voce
e una preghiera;
quando con la Tua benedizione
il nuovo giorno si apre col sole,
se all'ultimo tocco di campana
ritorna il frullo d'ali
degli uccelli migratori.
Limido Comasco 2 Dicembre 1953
INCOSCIENZA
L'infinito mi folgora
come uno strale
conficcato nel cielo di notte
inebriato di luce
E dal suo fremito sale
l'uomo di un'ora
nel tempo eterno perduto
e nel pensiero.
Como 26 Febbraio 1953
SE DOMANI
A Ivana
Se domani,
di sera,
incontrerai qualcuno
e ti chiederà di me,
non dire chi sono,
se sono triste o felice;
non ricordare il mio viso,
nascondi con gli occhi
il tuo sorriso.
Dirai solamente di un uomo
di un uomo solo passato mille volte
sulla tua stessa strada
in cerca di un fiore tra i sassi.
Non dire a nessuno chi sono,
quando troverò quel fiore
mi chinerò in silenzio,
solleverò lo sguardo,
e allora sorriderai
guardandomi negli occhi
e sarò allora
come tu mi vorrai.
Gubbio 27 Maggio 2000
POESIA
Poesia
è la tua mano
che la mia accarezza
lieve sotto il cuscino
prima che il sonno ci avvolga
la sera.
È il primo saluto
che accoglie il mio risveglio
al mattino.
Passo le mie dita
tra i tuoi capelli
sul tuo viso e le tue braccia;
e sorrido al tuo sorriso
dolce sicuro sereno.
E allora so
che felicità
è avere anche cent'anni
e ancora il sorriso negli occhi,
un sogno nuovo nel cassetto
che aprirò domani
CENTO NOTTI
Una siepe di Lauro a occidente
e il sole rosso di tramonto.
Un istante, un istante ancora
prima della notte.
Cento notti
o cento stagioni forse
viaggerò ancora sulla terra,
ma sarà per sempre un sogno il mio,
questo tuo sorriso così grande
queste lacrime sul tuo viso
così arrossato,
questa tua corsa a braccia aperte
sopra un prato di margherite,
incontro alle mie
invano protese.
O forse è solamente il mio ricordo
questa brezza
che mi porta il tuo profumo
ti scompiglia i capelli
ti solleva la veste rossa
mentre nel silenzio attorno
si perde la tua voce
è muto il mio richiamo
come un urlo disperato
in attesa del risveglio.
Pavia 17 Aprile 2008
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Autore: Fernando Balzarro
Editore: Prospettiva editrice
Prima edizione: --/2006
Edizione corrente: --/2006
EAN-ISBN: 9788874184170
Pagine: 188
Rilegatura: Brossura
Dimensioni: 14x21 cm
Prezzo di copertina: 10,00 Euro
Argomento: Narrativa Italiana
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Descrizione
24 febbraio 2003 - 24 gennaio 2004, undici mesi per dar modo ai due protagonisti (un lupo capo branco e un professore in pensione) di raccontare se stessi, attraverso un ideale diario, nello scontro con l'ingrata natura e l'indifferenza universale che la governa.
Sullo sfondo in controluce, le guerre, i massacri, i disastri naturali, le miserie quotidiane, i sentimenti e i sogni, di questo squarcio del XXI secolo.
Note biografiche
Ferdinando Balzarro nasce a Piacenza il 01/01/44 ma da sempre vive a Bologna.
Laureato in scienze motorie, molto famoso in Italia e all'estero quale maestro di arti marziali e recordman mondiale di paracadutismo acrobatico, si è recentemente imposto come scrittore grazie ai suoi romanzi di grande impatto emotivo: dopo l'esordio con l'autobiografico Bagliore (2001), pubblica Il Sangue e l'Anima (premio speciale Fucecchio 2002), il surreale e ipnotico Plenilunio (2003), Il Solista (2003), Sabbia (2004), Punto vitale (Vincitore del premio Carver 2005), Cuore di Diavolo (2007).
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